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Discussione: Max Stirner

  1. #91
    Barbudo
    Ospite

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    L'anarchismo non è possibile a troppe interpretazioni a mio avviso.
    E non si può ridurre l'anarchismo solo alla lotta contro stato e autorità. L'anarchismo, come ho detto sempre, è più prassi che ideologia, è l'atteggiamento con cui affrontare la realtà. Io non riesco, e me ne scuso se non la pensi come me, a leggere il pensiero di Stirner e contestualizzarlo alla realizzazione di una possibile società anarchica. Lo stirnerianismo è il mezzo con cui arrivo al mio fine: la nuova società.

    ''In questo forum, sembra che tutti pensino alla società anarchica come ad un modello monolitico, corrispondente solo alla loro ideologia''

  2. #92
    Contro ogni fede
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    Citazione Originariamente Scritto da RenzoAudisio Visualizza Messaggio
    Ma quello che dici, è una ovvietà lapalissiana.
    Morto lo Stato, non c'è più il capitalismo di Stato, e nemmeno il comunismo di Stato, o la proprietà nell'accezione definita dalle leggi dello Stato.
    Ma se tu usi l'espressione "capitalismo di Stato" o "comunismo di Stato" devi ammettere che possa esistere anche un capitalismo ed un comunismo non statuali.
    Così è chiaro che "l'anarco-Capitalismo" non è e non può essere paragonato al Capitalismo Statuale, tantopiù se, come risaputo, gli anarco-capitalisti sono tra i più acerrimi nemici dello Stato, uno per tutti cito il libro digitale (su CD) di Enclave: "Sia Maledetto lo Stato" (AA.VV.).
    Se il cosiddetto capitalismo senza stato non sarebbe più caratterizzato dalla divisione tra proprietari e proletari, la domanda è: perchè continuare a chiamarlo capitalismo?
    Non si rischia di ingenerare inutili incomprensioni, tenuto conto del fatto che la critica al capitalismo reale generalmente nasce proprio da tale caratteristica?
    Non sarebbe più logico ed opportuno chiamarlo, ad esempio, anarchia di mercato?
    Inoltre, se davvero gli anarco-capitalisti intendono, abolendo lo stato, abolire anche quella divisione in classi, perchè essi elogiano e sottolineano gli aspetti anti-egualitari del capitalismo?

    Bisogna poi notare come la gran parte degli anarco-capitalisti fondano la loro dottrina sul diritto di proprietà negando la possibilità da parte di qualsiasi individuo di violare o contestare tale diritto. In altre parole il diritto di proprietà degli anarco-capitalisti è sacro, ben lungi dall'essere il risultato dell'interazione dinamica degli individui.
    Un diritto di proprietà sacro ed inviolabile sarebbe oggettivamente incompatibile con l'anarchia, poichè in tale contesto tutti sarebbero legittimati a mettere in discussione ed a contrattare la proprietà.
    In particolare non si capisce come, in assenza di un monopolio (o pseudomonopolio) della forza, il rispetto di un diritto di proprietà possa essere garantito a prescindere dal sia pur tacito consenso della gran parte degli individui interessati dalla conseguente privazione.

    Per quanto riguarda il comunismo, esso è definito tale solo se inteso in senso totale, ovvero se ogni bene viene messo in comune (per le forme di collettivizzazione parziale, si parla invece più propriamente di socialismo). Tuttavia ciò è in contraddizione con le deroghe ammesse dal cosiddetto comunismo volontario.
    Se il comunismo ammettesse eccezioni o secessioni, infatti, esso costituirebbe un' opzione volontaria in un contesto di libero mercato e quindi finirebbe per ammettere la libera concorrenza e negare sè stesso.


    Citazione Originariamente Scritto da RenzoAudisio Visualizza Messaggio
    Se la "proprietà territoriale privata" secondo Stirner potesse essere assoluta, senza linitazioni Statuali, il proprietario ne sarebbe "sovrano" ovvero sarebbe lui la legge su quel territorio, di conseguenza un eventuale individuo non-proprietario ne diventerebbe "suddito" se non addirittura "schiavo".
    Questa interpretazione mi sembra estranea a Stirner, che anzi ammette chiaramente che la libertà illimitata, e quindi la proprietà assoluta, sono dei concetti utopistici perchè, quand'anche non limitate dallo stato, esse sono limitate dalle analoghe pretese di libertà e di proprietà degli altri individui.
    In altre parole, in una situazione anarchica le pretese di libertà e di proprietà degli individui si limiterebbero, equilibrandosi, a vicenda.

    Nel caso del tuo esempio, l'individuo che tu chiami "non-proprietario" potrebbe benissimo contendere al "proprietario" la proprietà e quindi la sovranità di quel territorio (possibilità che gli anarco-capitalisti alla Rothbard vorrebbero negargli, ma in assenza di un apparato di coercizione statale non si capisce come ciò possa avvenire, considerato, tra l'altro, che entrambi i contendenti potrebbero ricorrere a polizie private).
    Tralasciando i casi particolari, non vi sarebbe alcun motivo strutturale perchè un individuo debba prevalere nettamente su un altro in una contesa del genere, cosicchè l'esito più probabile, in media, dovrebbe portare ad una sorta di compromesso equilibrato, preso atto anche del fatto che una contesa eccessivamente lunga e costosa sarebbe svantaggiosa per entrambi i contendenti.

  3. #93
    RenzoAudisio
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da Antistato Visualizza Messaggio
    e il cosiddetto capitalismo senza stato non sarebbe più caratterizzato dalla divisione tra proprietari e proletari, la domanda è: perchè continuare a chiamarlo capitalismo?
    Non si rischia di ingenerare inutili incomprensioni, tenuto conto del fatto che la critica al capitalismo reale generalmente nasce proprio da tale caratteristica?
    Non sarebbe più logico ed opportuno chiamarlo, ad esempio, anarchia di mercato?
    Infatti l'originaria espressione americana è: "free-market anarchist".
    Tradotta così malamente in italiano, non ho mai ben capito da chi... forse dai nostri critici.
    Ma la lingua è fatta così... spesso ti becchi una etichetta e te la tieni. Un po' come rispose il Bertoldo al Re Alboino nel romanzo di Cesare Croce: "Io non mi chiamo... sono gli altri che mi chiamano".
    Molti "anarco-capitalisti" preferiscono etichettarsi "libertari" (mal tradotto da "libertarians") ed anche questa etichetta è scorretta, perchè troppo generica, e ingenera altri equivoci ed incomprensioni.

    Citazione Originariamente Scritto da Antistato Visualizza Messaggio
    Inoltre, se davvero gli anarco-capitalisti intendono, abolendo lo stato, abolire anche quella divisione in classi, perchè essi elogiano e sottolineano gli aspetti anti-egualitari del capitalismo?
    L'abolizione delle classi mi pare una storia concettualmente obsoleta, in buona parte superata persino nello stesso Capitalismo di Stato... con l'abolizione dello Stato vedrei piuttosto "l'abolizione dei privilegi", che non sono più classisti ma di diffuse bande clientelari... lobby... grandi famiglie... oligarchie.
    Riguardo all'egualianza, io penso che gli individui sono diversi per natura, per gusti, per aspirazioni etc., bada... non dico migliori o peggiori (quello sarebbe un giudizio morale) semplicemente diversi.
    L'egualitarismo (economico) risulta, per me, quindi una insensata forzatura, attuabile (universalmente) solo da una forza "archica", la quale non può che andare contro la volontà e la libertà di ciascun individuo di essere se stesso.
    Cioè se ci sono individui che vogliono realizzare (tra loro) una società di "uguali", io non ho nulla in contrario, lo facciano pure... rientra in quella "diversità" rispetto a chi come me lo interpreta come una situazione insensata ed economicamente dannosa.
    Perchè dico che l'egualianza economica è insensata? Perchè se io e te siamo diversi, diamo un valore diverso alle cose... quindi non può esistere un metro per stabilire che siamo economicamente eguali o diversi.
    Che sia dannosa poi... è solo un mio giudizio relativo ai miei valori, del quale ne sono certo sia sotto il profilo sperimentale (facendo i debitri paragoni), sia sotto il profilo teorico seguendo le tesi di quegli economisti (di scuola Austriaca) che mi convincono maggiormente.
    Per concludere, non so dove gli anarco-capitalisti "elogiano e sottolineano gli aspetti anti-egualitari del capitalismo", almeno non mi sembra che sia quello lo scopo... se mai è il naturale risultato delle condizioni di libertà.

    Citazione Originariamente Scritto da Antistato Visualizza Messaggio
    Bisogna poi notare come la gran parte degli anarco-capitalisti fondano la loro dottrina sul diritto di proprietà negando la possibilità da parte di qualsiasi individuo di violare o contestare tale diritto. In altre parole il diritto di proprietà degli anarco-capitalisti è sacro, ben lungi dall'essere il risultato dell'interazione dinamica degli individui.
    Un diritto di proprietà sacro ed inviolabile sarebbe oggettivamente incompatibile con l'anarchia, poichè in tale contesto tutti sarebbero legittimati a mettere in discussione ed a contrattare la proprietà.
    In particolare non si capisce come, in assenza di un monopolio (o pseudomonopolio) della forza, il rispetto di un diritto di proprietà possa essere garantito a prescindere dal sia pur tacito consenso della gran parte degli individui interessati dalla conseguente privazione.
    Innanzitutto, come ho già accennato, io penso che l'aspetto giusnaturalista, derivi da una condizione di "immaturità" delle più diffuse tesi anarco-capitaliste.
    Secondo me, la proprietà è inviolabile solo tra gli anarco-capitalisti, che accetteranno liberamente le regole che danno forma a questo concetto.
    Naturalmente questo non significa che chiunque altro "non-anarco-capitalista" si potrebbe permettere di andare ad infrangere quelle regole vigenti nella comunità anarco-capitalista, almeno senza andare a turbare e violare la "condizione generale di Libertà".
    Per me potrebbe esistere anche la "libera comunità dei ladri" che si rubano a vicenda le proprietà, dove, come nel "paese degli acchiappacitrulli", vengono messe in galera solo le persone oneste . Ma al di fuori di quell'ambito... di quel "soggetto", di quella "comunità", nessuno si potrebbe mai permettere di infrangere le regole altrui (liberamente scelte per se stessi), imponendogli conseguentemente le proprie regole (il furto legittimo ad esempio), altrimenti infrangerebbe l'Anarchia ovvero ne turberebbe la generale condizione di libertà, compresa la sovranità del Paese degli acchiappacitrulli.
    Ora mi pare evidente che o l'anarchia c'è... oppure non c'è...
    Oggi non c'è, perchè non abbiamo preso coscienza della nostra e dalla altrui Sovranità... ma se ne prendessimo coscienza, avremmo tutto l'interesse a rispettare quella altrui ed a farla rispettare, senza nessuna esigenza di "monopoli della forza" da parte di terzi o peggio di eventuali Kapi ed arbitri.

    Citazione Originariamente Scritto da Antistato Visualizza Messaggio
    Questa interpretazione mi sembra estranea a Stirner, che anzi ammette chiaramente che la libertà illimitata, e quindi la proprietà assoluta, sono dei concetti utopistici perchè, quand'anche non limitate dallo stato, esse sono limitate dalle analoghe pretese di libertà e di proprietà degli altri individui.
    Scusa, dove... con quali parole fa queste affermazioni? Fammi una citazione...
    Io non posso fartele con precisione perchè non ho l'Unico sotto mano... ma mi riferivo al capitolo della critica ai Liberali.
    Non mi stanco di ripetere che Stirner va letto come "demolitore delle ideologie sociali" quindi non si possono trarre certe conseguenze, e poi affermare che Stirner va in contraddizione... saremmo noi ad andare in contraddizione, non lui.
    Ovunque Stirner rivendica la libertà illimitata ed assoluta dell'individuo, ma non cade in nessuna Contraddittoria Utopia. Anche io la rivendico, e sostengo che la libertà di dell'individuo può essere in linea di Principio illimitata ed assoluta, solo che questa LIbertà non può essere estesa a tutto l'universo (salvo che vi sia un solo individuo in tutto l'universo).
    Si può invece estendere l'azione dell'individuo a tutto l'universo (senza violare il Principio di libertà illimitata ed assoluta), mediando la libertà, ma tale mediazione, in virtù di quella stessa Libertà, dev'essere una Libera mediazione, cioè non dev'essere prodotta da Ideali esterni all'individuo, da Morali esterne, da Forze esterne... etc.
    Citazione Originariamente Scritto da Antistato Visualizza Messaggio
    Nel caso del tuo esempio, l'individuo che tu chiami "non-proprietario" potrebbe benissimo contendere al "proprietario" [B]la proprietà e quindi la sovranità di quel territorio[/B]...
    Ed è qui che nasce l'equivoco!
    Una cosa è la Sovranità, altro è la Proprietà!
    Ho scritto che la Sovranità in Democrazia è del Popolo, mentre in condizioni anarchiche è dell'Individuo, ma non dell'individuo proprietario.
    La sovranità non corrisponde alla "proprietà" come sembra affermare Rothbard nei suoi primi libri, se non che poi corregsse pur malamente il tiro introducendo il concetto di territorio in "Nazioni per consenso".
    Una "Sovranità dei Proprietari" equivarrebbe ad un Sistema oligarchico... se non addirittura ad un Sistema Dittatoriale.
    Piuttosto è la Sovranità a definire le condizioni di proprietà e non viceversa.
    I non-proprietari di una Enclave Anarco-Comunista, non avrebbero proprietà e sicuramente non aspirrerebbero ad avercela, ma avrebbero un territorio su cui essere sovrani e scegliere le regole di convivenza più consone al loro ideale.
    Proprietario o no, l'individuo resta sempre libero in termini di principio e nel momento che che non gli stanno più bene le regole, dovrebbe riscattare la propria fetta di Sovranità e cambiarle.

  4. #94
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    Citazione Originariamente Scritto da RenzoAudisio Visualizza Messaggio
    Infatti l'originaria espressione americana è: "free-market anarchist".
    Tradotta così malamente in italiano, non ho mai ben capito da chi... forse dai nostri critici.
    Ma la lingua è fatta così... spesso ti becchi una etichetta e te la tieni. Un po' come rispose il Bertoldo al Re Alboino nel romanzo di Cesare Croce: "Io non mi chiamo... sono gli altri che mi chiamano".
    Vabbè, in ogni caso se non ti andasse bene potresti sempre rifiutarti di farti chiamare così.
    Quello che voglio dire è che gli anarco-capitalisti sembrano fieri di questo nome e sembrano elogiare il capitalismo per come lo si è inteso storicamente.
    So bene che l'eguaglianza assoluta è una chimera, il mio è un concetto di eguaglianza molto relativo.
    Eravamo già convenuti sul fatto che oggi lo stato impone una certa distribuzione della proprietà, tale che ne risulti una divisione tra proprietari e non-proprietari (o più precisamente tra grandi e piccoli proprietari) implicante uno sfruttamento di questi ultimi da parte dei primi (sfruttamento derivante non tanto dalla divisione in sè, quanto dal fatto che essa viene imposta dallo stato).

    Ora io faccio delle osservazioni:

    a) non si può fare a meno di evidenziare che l'abolizione dello stato implichi l'abolizione di tale sfruttamento e quindi porti ad una situazione in cui l'eguaglianza relativa (ben lungi dall'essere assoluta) sia tutto sommato aumentata;

    b) non mi pare che gli anarco-capitalisti abbiano mai evidenziato l'opportunità di questo relativo incremento dell'uguaglianza, bensì mi sembra il contrario (ma mi piacerebbe se mi dimostrassi che mi sbaglio);

    c) molti tra gli anarco-capitalisti negano lo sfruttamento proprio del capitalismo statuale;

    d) il concetto dei diritti di proprietà stabiliti a priori dai giusnaturalisti (e quindi imposti agli individui, anche se non spiegano come vorrebbero imporli), se potesse essere applicato (ed in realtà ciò risulterebbe impossibile senza uno stato) porterebbe alla perpetuazione di quella divisione e di quello sfruttamento.
    Tu hai affermato che consideri il giusnaturalismo come immaturo, ma non mi sembra che le implicazioni teoriche dei giusnaturalisti siano di poco conto.
    Non sarebbe opportuna una chiara rottura con questa corrente?
    Non sarebbe già un motivo sufficiente per chiamarsi in modo diverso?


    Citazione Originariamente Scritto da RenzoAudisio Visualizza Messaggio
    L'abolizione delle classi mi pare una storia concettualmente obsoleta, in buona parte superata persino nello stesso Capitalismo di Stato...
    Non sostengo l'abolizione delle classi in generale (nel senso, per intenderci, della divisione del lavoro). Intendevo l'abolizione della divisione in classi di sfruttatori e di sfruttati. Anche Albert Jay Nock, figura rispettata negli ambienti libertarian, nel suo "il nostro nemico, lo stato" considera lo stato come uno strumento per lo sfruttamento di classe. Sfruttamento che nella storia ha potuto assumere diverse forme, a seconda delle forme di stato e dei suoi ordinamenti, ma che non è cambiato nel succo: nell'ultima forma che lo stato ha assunto, lo stato di diritto o capitalista, basato sul diritto di proprietà imposto dallo stato, la classe degli sfruttatori si è configurata come classe dei capitalisti e quella degli sfruttati come proletari.
    Ultimamente hanno potuto assumere maggiore importanza altri tipi di sfruttamento, ma il succo non cambia: si tratta pur sempre di classi, nel senso di settori privilegiati o di oligarchie che dir si voglia, che sfruttano altre classi.

    Citazione Originariamente Scritto da RenzoAudisio Visualizza Messaggio
    Secondo me, la proprietà è inviolabile solo tra gli anarco-capitalisti, che accetteranno liberamente le regole che danno forma a questo concetto.

    Ma se quelle regole sono accettate liberamente da un'associazione di individui, esse non sono inviolabili, perchè sono quegli individui i padroni di quelle regole: essi possono decidere in qualsiasi momento di metterle in discussione, cambiarle o di sbarazzarsene. Perciò tali regole sono violabilissime, non sono violate solo finchè vi è la volontà degli associati in tal senso.


    Citazione Originariamente Scritto da RenzoAudisio Visualizza Messaggio
    Naturalmente questo non significa che chiunque altro "non-anarco-capitalista" si potrebbe permettere di andare ad infrangere quelle regole vigenti nella comunità anarco-capitalista, almeno senza andare a turbare e violare la "condizione generale di Libertà".
    Per me potrebbe esistere anche la "libera comunità dei ladri" che si rubano a vicenda le proprietà, dove, come nel "paese degli acchiappacitrulli", vengono messe in galera solo le persone oneste . Ma al di fuori di quell'ambito... di quel "soggetto", di quella "comunità", nessuno si potrebbe mai permettere di infrangere le regole altrui (liberamente scelte per se stessi), imponendogli conseguentemente le proprie regole (il furto legittimo ad esempio), altrimenti infrangerebbe l'Anarchia ovvero ne turberebbe la generale condizione di libertà, compresa la sovranità del Paese degli acchiappacitrulli.

    Non capisco cosa intendi per "condizione generale di Libertà". Forse tu intendi una condizione in cui la libertà e le regole altrui devono essere rispettate? E cosa significa che si "infrangerebbe l'Anarchia"? Forse che l'anarchia si basi su questa etica della libertà?
    Non mi ritrovo in questa definizione etica di anarchia anche perchè essa sarebbe incompatibile con la realtà. Intendo per anarchia semplicemente l'assenza di stato e senza uno stato non si capisce come potrebbe essere imposto a tutti il rispetto dell'altrui libertà e delle altrui regole.
    In parte questo avviene oggi, che c'è lo stato, il quale impone a tutti gli individui di rispettare l'altrui libertà (prima fra tutti la libertà dello stato stesso), salvo poi opprimere lui la libertà degli individui.
    Perciò la condizione in cui tutti debbano rispettare la libertà altrui è utopistica perchè non esiste oggi (lo stato non la rispetta) e non esisterebbe neanche nell'anarchia, dove potrebbero essere gli individui a non rispettarla.

    Per di più chi deciderebbe qual è la libertà legittima di ognuno? Lo deciderebbe il singolo, è chiaro, ma la libertà (ovvero le regole) di un singolo potrebbero entrare in conflitto con la libertà e le regole di un altro. Ad esempio la libertà e le regole del "ladro" potrebbero entrare in conflitto con quelle del "proprietario". E' possibile stabilire a priori se debbano contare di più la libertà e le regole del preteso proprietario o quelle di colui che non riconosce quel diritto proprietario?
    Chiaramente no, ed in ogni caso ciò sarebbe ininfluente perchè in concreto si produrrebbe una libera competizione tra le due libertà in questione e quindi un equilibrio tra le stesse: equilibrio che, si badi bene, originerebbe quindi non già dalla passiva accettazione di libertà e regolamenti altrui, bensì dalla possibilità per chiunque di entrare in conflitto con essi in nome dei propri interessi, delle proprie regole e della propria libertà.
    Se ognuno bada ai propri interessi, ognuno pensa alla propria libertà, non già a rispettare gratuitamente l'altrui libertà. Perciò pretendere il rispetto di regole e libertà non proprie, ma altrui, significa pretendere il sacrificio degli interessi del singolo a quelli societari.
    Se l'egoista decide di rispettare l'altrui libertà lo fa solo se gli conviene, cioè solo se glie ne viene qualcosa in cambio: ecco da dove nascono gli accordi volontari di rispetto reciproco della libertà, non certo dall'obbligo morale del rispetto altrui, bensì dal perseguimento della propria libertà.
    Ciò non toglie che se all’egoista di turno, l'accordo, con le regole che tu pretendi, non conviene, lui non ci pensa due volte a realizzare i suoi interessi e la sua libertà senza alcun riguardo per la tue regole: in quel caso devi essere tu a difendere la tua libertà, non è realistico fare affidamento sull'altrui rispetto se ciò va contro gli altrui interessi.


    Citazione Originariamente Scritto da RenzoAudisio Visualizza Messaggio
    Scusa, dove... con quali parole fa queste affermazioni? Fammi una citazione...

    Nell'occasione ti faccio alcune citazioni che potrebbero tornare utili alla nostra succulenta conversazione:

    “Ma quale idea ti sei formata dell'egoista? Un uomo, il quale anzichè vivere per un'idea, cioè per qualcosa di spirituale, sacrificandole il proprio vantaggio, serve invece a quest'ultimo."


    "Dunque, io non posso fare ciò che voglio. Ma troverò in un'altra società, quale che essa sia, una smisurata libertà di potere? No di certo ! Dunque, potremmo accontentarci di quella che abbiamo? Nè pure? Altro è che il mio volere, il mio io, si spezzi contro un altro "io", altro che s'infranga contro un popolo [“popolo”, come più avanti “umanità”, "società" ed ovviamente lo Stato sono intesi da Stirner come enti sociali ad appartenenza obbligatoria. Ad essi Stirner contrappone il concetto di associazione ad adesione volontaria]. Nel primo caso io sono un avversario degno del mio nemico, nel secondo sono disprezzato, legato, sotto tutela;
    là stanno di fronte l'uomo contro l'uomo, qui io sono lo scolaretto, impotente contro al suo condiscepolo, perchè questi ha chiamato in soccorso il padre e la madre sotto al cui grembiale egli è corso a nascondersi, mentre io, ragazzaccio mal educato, devo piegarmi e rimanermi dal far valere le mie ragioni;
    là io combatto contro un nemico in carne ed ossa, qui contro l'umanità, cioè contro qualcosa di generale, contro una maestà, contro un fantasma.
    [...] Anzitutto ponetemi di fronte un avversario in carne ed ossa! Dice il poeta: "Oserò sfidare qualunque avversario purchè io lo possa vedere e prender di mira, accendendo al suo il mio coraggio".

    ”L'ideale della "libertà assoluta" ci trae in inganno come ogni assoluto. Secondo l'Hess quella libertà deve attuarsi nella società umana assoluta; poco dopo essa è chiamata destinazione; in fine viene trasformata in moralità: bisogna iniziare il regno della giustizia (eguaglianza) e della moralità (libertà)“

    “Son già purtroppo avvezzo a tollerare che la mia libertà sia limitata nelle più diverse guise, da ognuno ch'è più forte di me, dal mio prossimo in generale; se pur fossi l'autocrate moscovita, non potrei per questo ancor dire di godere di un'assoluta libertà. Ma ciò che mi è proprio, la mia individualità, non tollero che mi venga tolta. E quella appunto è presa di mira dalla società, quella appunto deve soccombere alla sua potenza.
    Un'associazione, invece, alla quale m'ascrivo, mi toglie si alcune libertà, ma altre in cambio me ne concede: e nulla rileva che io stesso mi privi d'una libertà più tosto che d'un altra: ciò che io voglio custodire gelosamente è la mia individualità.
    […]
    Ma in punto a libertà lo Stato e l'associazione non differiscono gran fatto. L'uno e l'altra traggono la ragion della loro vita dalla costrizione della libertà individuale. Certo la limitazione dalla libertà è in qualche guisa inevitabile da per tutto, poichè ci è impossibile renderci liberi da ogni cosa. Noi non possiamo ad esempio, volare come gli uccelli, poichè la nostra volontà non potrebbe mai liberarci dalla legge della gravità; non vivere oltre un certo tempo sotto acqua perche ci bisogna dell'aria e cosi via. Allo stesso modo che la religione (e il Cristianesimo in particolar modo) tormentò l'uomo col pretender da lui che attuasse ciò che è contro la natura e contro lo stesso buon senso, così è da riguardarsi come una conseguenza logica di quella esaltazione religiosa l'ideale della libertà per se stessa, della libertà assoluta. Così il controsenso dell'impossibile doveva diventar palese.
    Certamente l'associazione offrirà maggiore libertà che non lo Stato e sarà riguardata anche come dispensatrice d'una libertà nuova perchè in grazia di essa ci verrà fatto di sfuggire alle costrizioni imposte dallo Stato e dalla vita sociale, se bene anch'essa contenga schiavitù in buon dato. Poichè lo scopo dell'associazione non è già la libertà: questa anzi deve venir
    sacrificata alla individualità.”

    “Nell'associazione tu rechi tutta la tua forza, ogni tuo valore: nella società, in vece si sfrutta il tuo lavoro. Nella prima tu vivi egoisticamente, nella seconda umanamente, cioè religiosamente, e vi rappresenti un "membro del corpo del Signore". Alla società tu sei in debito di ciò che hai, e le devi in tutto esser tenuto, mentre l'associazione tu la sfrutti e l'abbandoni senza obbligo alcuno, quando più non ti giova. Se la società conta più di te, essa ti dominerà: l'associazione non è invece che un tuo strumento, è la spada con la quale tu accresci ed affini la tua forza. L'associazione sussiste per te e per causa tua. La società invece ti incorpora in sè medesima e vive anche senza di te. In breve la società è sacra, l'associazione è una tua proprietà; la società sfrutta te, l'associazione è da te sfruttata.
    Ma ci si obietterà che anche un patto concluso liberamente può riuscir molesto e limitare la nostra libertà. Si dirà che anche così giungeremo alla stessa conseguenza che ognuno sarà obbligato di "sacrificare una parte della sua libertà".
    Fosse pure: il sacrificio non sarebbe consumato per l'amore dell'universale, ma per l'interesse proprio. Quanto poi al sacrificare, al postutto io non sacrifico che quello che non sta in mio potere, cioè non sacrifico in realtà nulla.”

    ”Io non ho nulla da obiettare contro la libertà, ma io auguro a te qualcosa di più che non la sola libertà; tu dovresti non solo esser libero, vale a dire privo, ma anche dovresti possedere quello che tu vuoi: — in una parola — tu dovresti essere non solamente, un " libero ", ma anche un "padrone".


    “Io sono libero dalla cosa di cui mi sono sbarazzato, sono invece proprietario delle cose che io ho in mio potere, o di ciò che posso”.

    “L'esser libero io non posso volerlo veramente, dacchè io non posso nè ottenerlo nè crearlo. Io non posso che desiderarlo: posso aver la tendenza d'esser libero, non altro, ma infine ciò è un ideale, un fantasma.
    Le catene della realtà si serrano intorno ai miei polsi facendone sgorgar il sangue ad ogni momento. Ma io rimango il signore di me stesso.”

    “Ma che avete dunque quando possedete la libertà, o meglio — perchè non intendo parlare delle vostre bricciole — quando possedete la illimitata libertà? Allora voi vi sarete sbarazzati di tutto. Ma di tutto ciò che vi dà fastidio: e credo ci saranno poche cose nella vita che non vi diano molestia. E per amore di chi voi volete sbarazzarvene? Io credo bene per amor vostro, per la ragione che quelle cose vi sono d'ostacolo ! Ma se qualche cosa non vi desse fastidio, anzi, all'opposto, vi fosse gradita come, per es., lo sguardo, dolce si, ma irresistibilmente imperioso della vostra amata, in tal caso voi non desidereste di liberarvene. E perchè? Per amor di voi stessi! Dunque voi prendete quale misura d'ogni cosa voi stessi.
    Voi non fate nessun conto della libertà quando la schiavitù, il “dolce servizio d'amore", vi torna
    gradita; e voi vi ripigliate all'occasione la vostra libertà, quando essa incomincia a piacervi
    nuovamente.
    E perchè mai non sapete avere il coraggio di fare di voi stessi il centro e il punto essenziale d'ogni cosa?

    Perchè adunque, se si aspira alla libertà per amore dell'io, non fare di questo io il principio, il centro, il fine d'ogni cosa? Non valgo io più della libertà?”

    “La mia libertà di fronte agli altri io l'apprezzo nel grado in che essa mi rende padrone del mondo o mi dà modo di conquistarlo...e se sono debole non avrò a mia disposizione che mezzi deboli, ma che pure saranno sufficienti per conquistare una buona parte di mondo.”

    “La mia libertà sarà perfetta solo quando sarà la mia forza; ma in virtù di questa io cesso d'esser un libero e divento un individualista.”

    “La forza è una bella cosa ed è utile a molte cose; poichè con una manciata di forza si va più lontano che con un sacco di diritti. Voi anelate alla libertà? stolti! Procuratevi la forza e la libertà verrà da sè! Guardate un po': quelli che hanno la forza stanno al disopra della legge! Che ne sembra a voi, uomini della "legge"?

    “Della proprietà la sola forza decide, e siccome lo Stato — sia uno Stato di cittadini o di pitocchi — o di uomini senz'altro — è il solo potente, così esso è anche il solo proprietario. Io — l' unico — non ho nulla di mia proprietà, sono soltanto investito d'un possesso, e divento con ciò un vassallo, un servo. Sotto la dominazione dello Stato, per me non esiste la proprietà”.


    Citazione Originariamente Scritto da RenzoAudisio Visualizza Messaggio
    Ed è qui che nasce l'equivoco!
    Una cosa è la Sovranità, altro è la Proprietà!
    Piuttosto è la Sovranità a definire le condizioni di proprietà e non viceversa.
    D'accordo, allora mi correggo:
    Nel caso del tuo esempio, l'individuo che tu chiami "non-proprietario" potrebbe benissimo contendere al "proprietario" la sovranità e quindi la proprietà di quel territorio...


    Citazione Originariamente Scritto da RenzoAudisio Visualizza Messaggio
    I non-proprietari di una Enclave Anarco-Comunista, non avrebbero proprietà e sicuramente non aspirrerebbero ad avercela, ma avrebbero un territorio su cui essere sovrani e scegliere le regole di convivenza più consone al loro ideale..
    Quindi alla fine anch’essi sarebbero proprietari di quel territorio, proprietari in società con altri, ma pur sempre proprietari privati, visto che escluderebbero dalla proprietà di quel territorio i non appartenenti dall'Enclave.



    Citazione Originariamente Scritto da RenzoAudisio Visualizza Messaggio
    Proprietario o no, l'individuo resta sempre libero in termini di principio e nel momento che che non gli stanno più bene le regole, dovrebbe riscattare la propria fetta di Sovranità e cambiarle.
    Sono assolutamente d’accordo, e questo è in linea con quanto ti ho detto a proposito del rispetto delle regole altrui.

    Ciao
    Antistato

  5. #95
    RenzoAudisio
    Ospite

    Predefinito

    Questa settimana ho avuto poco tempo da dedicare al forum, ma ora proverò a trovare il tempo per una risposta.

    Citazione Originariamente Scritto da Antistato Visualizza Messaggio
    Vabbè, in ogni caso se non ti andasse bene potresti sempre rifiutarti di farti chiamare così.
    Si, infatti scrissi tempo fa un articolo, anzi un vero e proprio editoriale per un sito "anarco-capitalista", contro questa discutibile etichetta che ormai lingusticamente ci identifica, portata comunque vezzosamente con ostentazione per spirito provocatorio.

    Riguardo poi alle tue osservazioni:
    a) ritengo che l'aspetto della proprietà Statuale sia solo un marginale e mitigato aspetto dello sfuttamento o meglio ancora del Comando, sia verso i non-proprietari che verso i proprietari (da parte dello Stato).
    In realtà lo sfruttamento ed il comando, è dettato dalla Sovranità dello Stato precostituito, da cui dipendono ovviamente anche tutte le leggi sulla proprietà privata e sulla proprietà pubblica (nei vari regimi capitalisti o comunisti che siano).
    Non ci sarebbe più sfruttamento e comando solo se questa Sovranità passasse nelle mani dell'individuo.
    b) Per tutti gli anarchici (non solo per gli anarco-capitalisti) l'ugualianza è nella Libertà, non tanto nella ricchezza o peggio nella povertà... (concetti oltretuto veramente soggettivi).
    c) ti sbagli... gli anarco capitalisti non negano lo sfruttamento proprio del capitalismo statuale, al massimo puoi dire che alcuni libertarians, esattamente come altrettanti libertari "socialistoidi" (ad esempio un Francesco Saverio Merlino), pensano erratamente di poter ancora affermare la loro ideologia attraverso lo Stato, anzichè attraverso l'anarchia, a costo di imporla a chi non si riconosce in essa, tradendo quindi il loro stesso principio anarchico, e supponendo, con varie congetture ed elucubrazioni, che il loro modello ideologico possa costituire già di per se un sistema anarchico.
    d) Su questo stesso forum scrive un noto anarco-capitalista italiano, Nicosia, che critica aspramente il giusnaturalismo, sebbene in maniera diversa da me. Ebbene ti dirò che per quanto io possa considerare immaturo il giusnaturalismo, personalmente apprezzo come modello sociale (da non imporre a nessuno s'intende) più quello un po' bigotto dei giusnaturalisti "paleo libertari", che ho preso tante volte per i fondelli, che non il libertarianism votato ai "diritti civili" di Nicosia.
    Malgrado questo io non voglio "rompere" proprio con nessuno finchè si dichiara anarchico, nemmeno con gli anarco-comunisti.
    Immaturi sono i tempi dell'anarchia, se non capiamo ancora che la libertà o è di tutti o di nessuno, e che dunque nessuno potrà dirsi veramente anarchico se non saprà dare una risposta alla libertà degli altri, cioè di chi aspira ad un modello sociale diverso dal proprio.

    Citazione Originariamente Scritto da Antistato Visualizza Messaggio
    Anche Albert Jay Nock, figura rispettata negli ambienti libertarian, nel suo "il nostro nemico, lo stato" considera lo stato come uno strumento per lo sfruttamento di classe. Sfruttamento che nella storia ha potuto assumere diverse forme, a seconda delle forme di stato e dei suoi ordinamenti, ma che non è cambiato nel succo: nell'ultima forma che lo stato ha assunto, lo stato di diritto o capitalista, basato sul diritto di proprietà imposto dallo stato, la classe degli sfruttatori si è configurata come classe dei capitalisti e quella degli sfruttati come proletari.
    Ultimamente hanno potuto assumere maggiore importanza altri tipi di sfruttamento, ma il succo non cambia: si tratta pur sempre di classi, nel senso di settori privilegiati o di oligarchie che dir si voglia, che sfruttano altre classi.
    Non mi permetterei mai di contestare Nock, anche perchè alcuni sostengono che io sia Nockiano... non so se e quanto questo corrisponda al vero, ma di certo io penso piuttosto che lo Stato Sfrutta e comanda molto più in generale l'Individuo... mentre le classi sono solo un'astrazione.
    Anzi, osservo che gli individui sciocchi, proprio attraverso queste astrazioni: Classi, Lobby, Sindacati, Chiese, Partiti, Loggie massoniche, Mafie... chiamale come vuoi... pensano di poter usare lo Stato a proprio vantaggio, non accorgendosi invece di moltiplicare quelle Catene di Rousseauviana memoria che tolgono sempre più la loro stessa Libertà.
    Lo sfruttamento dell'Uomo sull'Uomo, (almeno oggi con lo Stato moderno) non è una semplice dicotomia tra sfruttatori (i padroni) e Sfruttati (i proletari), ma un inestricabile ginepraio, una bolgia dantesca di sfruttatori che sfruttano gli sfruttatori e di sfruttati che sfruttano gli sfruttati. Tutto molto democratico... direi... non uguali nella libertà come vorrebbe l'ideale anarchico, ma (nella migliore delle ipotesi) uguali nella coercizione.

    Citazione Originariamente Scritto da Antistato Visualizza Messaggio
    Ma se quelle regole sono accettate liberamente da un'associazione di individui, esse non sono inviolabili, perchè sono quegli individui i padroni di quelle regole: essi possono decidere in qualsiasi momento di metterle in discussione, cambiarle o di sbarazzarsene. Perciò tali regole sono violabilissime, non sono violate solo finchè vi è la volontà degli associati in tal senso.
    Qui mi sorge qualche dubbio sul concetto che hai di "inviolabilità".
    Cambiare le regole non significa violarle!
    Violare le regole significa non rispettarle, non rispettare gli accordi, non rispettare i contratti sottoscritti liberamente, volontariamente.

    Citazione Originariamente Scritto da Antistato Visualizza Messaggio
    Non capisco cosa intendi per "condizione generale di Libertà". Forse tu intendi una condizione in cui la libertà e le regole altrui devono essere rispettate?
    E cosa significa che si "infrangerebbe l'Anarchia"? Forse che l'anarchia si basi su questa etica della libertà?
    No, assolutamente nulla di tutto questo!
    Infatti ho scritto che la libertà viene prima di tutto (Libertè d'abord), prima delle regole, prima dei cosiddetti "diritti", che, se non si poggiano sulla "condizione di libertà", non derivano da liberi contratti, dunque sono clausole capestro, regole obbligate, i "diritti statuali" sono evidentemente degli imbrogli utili solo a calpestare la libertà.
    La "condizione generale di Libertà", è quella in cui ciascun individuo è sovrano assoluto, su di se e (in linea di principio) sul territorio, su cui agisce liberamente cioè senza essere comandato.
    La "condizione generale di Libertà" equivale all'Anarchia, dunque se viene meno questa condizione, automaticamente viene meno la libertà di qualcuno, o meglio vien meno la libertà nel suo complesso, perchè come ho già scritto più volte, o la libertà c'è per tutti o non si può parlare di libertà, dunque viene meno l'Anarchia per definizione.
    Non vedo cosa ci sia di etico.
    Se mai, ben più etico mi pare invece il valore di ugualianza che altri danno all'Anarchia!
    E non mi sto contraddicendo, visto che son stato io a parlare di "Ugualianza nella Libertà", perchè è poi chiaro che, se la libertà di un individuo è assoluta, cioè infinita nella sua intensità, risulta anche chiaro che due o più libertà infinite risulteranno sempre uguali tra esse... è matematico. Ma risultano uguali solo per loro natura, cioè perchè hanno valore infinito, non per altro (tipo questioni economiche, modelli sociali, regole, diritti etc.).

    Citazione Originariamente Scritto da Antistato Visualizza Messaggio
    Non mi ritrovo in questa definizione etica di anarchia anche perchè essa sarebbe incompatibile con la realtà. Intendo per anarchia semplicemente l'assenza di stato e senza uno stato non si capisce come potrebbe essere imposto a tutti il rispetto dell'altrui libertà e delle altrui regole.
    In parte questo avviene oggi, che c'è lo stato, il quale impone a tutti gli individui di rispettare l'altrui libertà (prima fra tutti la libertà dello stato stesso), salvo poi opprimere lui la libertà degli individui.
    Perciò la condizione in cui tutti debbano rispettare la libertà altrui è utopistica perchè non esiste oggi (lo stato non la rispetta) e non esisterebbe neanche nell'anarchia, dove potrebbero essere gli individui a non rispettarla.
    Posto che la definizione di Anarchia è insita nel nome stesso: "an-archè = contro il comando", e posto che le mie sono le conclusioni logiche che ne derivano (opinabili, idealistiche quantovuoi ma logiche!) dunque non etiche, va trattata ed applicata alla realtà in termini di "modello sistemico".

    Come non si può confondere ad esempio un principio scientifico, con l'applicazione tecnologica dei modelli che derivano, così non si può confondere l'ideale di anarchia dalla conseguente applicazione pratica del suo principio.

    Fortunatamente nella realtà, non avrebbe molta importanza che qualche imbecille contravvenisse alla sovranità di un altro individuo (quasi altrettanto imbecille da non cautelarsi), per far crollare nella pratica l'intero sistema... l'importante è che la maggior parte degli individui, indipendentemente dalla loro ideologia, avessero coscienza di se stessi, del valore della loro libertà e del principio su cui essa poggia.
    Questa coscienza, fino ad oggi assente, ha impedito ed impedisce la condizione di anarchia.

    Citazione Originariamente Scritto da Antistato Visualizza Messaggio
    Per di più chi deciderebbe qual è la libertà legittima di ognuno?
    Parlare di "Libertà legittima" non ha proprio senso... me ne hai mai sentito parlare?
    In linea di principio ciascuno sceglie per se le proprie regole, sul proprio territorio sovrano, salvo poi, ovviamente, se stipula liberi accordi con altri individui, per stabilire regole comuni valide sul comune territorio sovrano derivante dal libero accordo.

    Citazione Originariamente Scritto da Antistato Visualizza Messaggio
    Lo deciderebbe il singolo, è chiaro, ma la libertà (ovvero le regole) di un singolo potrebbero entrare in conflitto con la libertà e le regole di un altro.
    NO... La libertà non sono le regole! Le regole sono semai espressione della sovranità.
    La sovranità (che non va confusa con il concetto di proprietà) è necessariamente territoriale, ed il conflitto non si scatena, se c'è rispetto della sovranità.

    Citazione Originariamente Scritto da Antistato Visualizza Messaggio
    Ad esempio la libertà e le regole del "ladro" potrebbero entrare in conflitto con quelle del "proprietario". E' possibile stabilire a priori se debbano contare di più la libertà e le regole del preteso proprietario o quelle di colui che non riconosce quel diritto proprietario?
    Infatti è evidente che regole del Ladro potranno andar bene solo a "casa" del ladro, come le leggi italiane valgono in Italia e quelle Svizzere valgono in Svizzera.
    Al massimo, come mi pare di aver già scritto, il ladro, per non annoiarsi a rubar a se stesso, potrebbe fondare la "libera associazione dei ladri"... dove il furto è legittimo, e tutti si divertono a rubarsi vicendevolmente quel che caspita vogliono, un po' come nel "paese degli acchiappacitrulli" (descritto dal grande Lorenzetti) dove le Leggi mandano in galera i galantuomini come Pinocchio e tengono fuori i mariuoli. Tutto ciò però ovviamente sul loro territorio sovrano, dove i ladri sarebbero totalmente liberi.
    Chiunque intendesse prevaricare l'altrui sovranità esportando coercitivamente le proprie leggi, nel caso il ladro fuori dal proprio territorio, assumerebbe la veste di uno Stato... non ti pare?
    Il primo ladro è lo Stato!

    Citazione Originariamente Scritto da Antistato Visualizza Messaggio
    Ciò non toglie che se all’egoista di turno, l'accordo, con le regole che tu pretendi, non conviene, lui non ci pensa due volte a realizzare i suoi interessi e la sua libertà senza alcun riguardo per la tue regole: in quel caso devi essere tu a difendere la tua libertà, non è realistico fare affidamento sull'altrui rispetto se ciò va contro gli altrui interessi.
    L'accordo sulle regole ha la funzione di estendere queste ad un territorio più vasto, con effetto di ridurre la sovranità nella sua intensità per accrescerla nella sua ampiezza, si noti che la sovranità potenziale, ovvero la libertà, rimane comunque invariata se l'accordo è libero.
    E se libero, può essere appunto rifiutato...
    L'egoista, a mio modo di intenderlo, non è un soggetto aggressivo, che prevarica la tua sovranità, ma è solo un soggetto che reclama passivamente la propria indipendente libertà, quindi nulla di paragonabile al Governo... o al Ladro.
    Ad esempio tu vorresti andare a casa sua a scaldarti, come la cicala della fiaba, e lui come la Formica ti chiude la porta in faccia.

    Citazione Originariamente Scritto da Antistato Visualizza Messaggio
    Nell'occasione ti faccio alcune citazioni che potrebbero tornare utili alla nostra succulenta conversazione:
    etc. etc.
    Sono oltre le tre del mattino e mi dispiace rinunciare a commentare ora le tue numerose citazioni di Stirner (oggetto di questo Thread).
    Mi limito a dire che, a prima vista, non vedo cosa ci sia di contraddittorio tra il mio pensiero e quello espresso in quelle frasi, se non chè si tratta di discorsi condotti su due piani diversi.
    Se riesco riprenderò dettagliatamente il commento ad un'ora più felice, ma se solo mi fosse facilitato il compito da riferimenti bibliografici più precisi... infatti non è facile, nemmeno a mente fresca, commentare una frase estrapolandola dal contesto... vorrà dirmi che dovrò andarmi a spulciare frase per frase.

    Concludo col dirti che sto scrivendo un libro che tratta quello che io chiamo "il principio della libertà", probabilmente farò prima a regalartene una copia, piuttosto che scriverlo qui post su post.
    Non credo di utilizzare concetti poi tanto complessi o innovativi, se mai li utilizzo ed applico in forma fino ad oggi innovativa, come il concetto della Sovranità Nazionale applicata agli individui.
    E' certo che però se non ci si sforza ad utilizzare correttamente quei concetti, secnon si può capire neppure leggendo il mio libro.
    Guarda ad esempio qui cosa dici:
    Citazione Originariamente Scritto da Antistato Visualizza Messaggio
    D'accordo, allora mi correggo:
    Nel caso del tuo esempio, l'individuo che tu chiami "non-proprietario" potrebbe benissimo contendere al "proprietario" la sovranità e quindi la proprietà di quel territorio...
    Sempre a quest'ora di notte, non mi risulta chiaro se, dopo esserti corretto, hai afferrato la differenza che c'è tra Sovranità e proprietà, oppure se mischi ancora il concetto di proprietà con quello di Sovranità.
    Si il Sovrano (proprietario o non-proprietario) non contende... legifera, ed al proprietario non sottrae la sovranità ma tuttalpiù gli sottrae la proprietà, attraverso un coambiamento di regole o attraverso esproprii.
    E però è probabile che l'ipotetico Sovrano (chiunque esso sia) che modifica repentinamente le leggi sulla proprietà nel suo terrisorio, o si concede esproprii, in maniera un po' "pazza", mette a repentaglio la propria fiducia... quindi rischierà infelici ripercussioni economiche. Cazzi suoi e di chi, in precedenza, aveva scommesso su di lui investendo nel suo territorio, gli altri investitori saranno messi in guardia.

  6. #96
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    Citazione Originariamente Scritto da RenzoAudisio Visualizza Messaggio
    Non ci sarebbe più sfruttamento e comando solo se questa Sovranità passasse nelle mani dell'individuo.
    Sono d'accordo, ad eccezione del concetto di comando (o coercizione) che è più complesso. Al di là di ogni possibile fraintendimento, ritengo che la differenza sostanziale delle nostre visioni stia nel diverso modo di interpretare l'anarchia.
    Tu, al pari della stragrande maggioranza di coloro che si definiscono anarchici, definisci l'anarchia come assenza di comando, imposizione o coercizione.
    Io, invece, definisco l'anarchia come assenza di obblighi di partecipazione/contribuzione e di mono-oligopoli normativi e della forza.
    Essendo questi ultimi gli aspetti che hanno da sempre caratterizzato lo stato, la mia definizione di anarchia vuole semplicemene l'abolizione dello stato come condizione necessaria e sufficiente.
    Per ottenere la "tua" anarchia, invece, l'abolizione dello stato è si condizione necessaria, ma non sufficiente.
    Infatti non vi è alcuna garanzia che abolito lo stato venga abolita anche la coercizione, poichè questa potrebbe continuare ad essere esercitata reciprocamente dagli individui.
    Perciò nella tua visione anarchica l'abolizione dello stato non basta, perchè bisognerebbe anche che tutti (o, più pragmaticamente, la maggior parte) si impegnino a non imporre ad altri regole che non siano frutto del libero accordo.
    Tale visione implica logicamente che ogni individuo eserciti la propria sovranità su un pezzetto di territorio, nell'ambito del quale possiederebbe, salvo diverso accordo con altri, l'esclusiva di produzione del diritto, e che non possa invece dettare legge in territori sottoposti alla sovranità di altri senza il libero accordo con questi ultimi.
    In altre parole, si riprodurrebbero, con ogni individuo sovrano sul proprio territorio, null'altro che tanti piccoli staterelli con tanto di monopolio normativo territoriale.
    Tuttavia gli stati possiedono una certa concentrazione della forza per sostenere nella pratica il proprio pseudomonopolio normativo (nemmeno gli stati riescono ad ottenere in pratica il completo monopolio normativo).
    Invece gli individui singoli che concentrazione della forza potrebbe mai ottenere, essendo la forza una risorsa naturalmente diffusa in tutti gli individui?
    Nella pratica resterebbe solo la speranza che la stragrande maggioranza degli individui vogliano rispettare il monopolio normativo altrui in territori "esterni" alla propria "giurisdizione". Tale rispetto, che lo voglia o no, potrebbe non coincidere spesso e volentieri con gli interessi degli individui: l'egoista spesso trova vantaggio nell'accordo e nel rispetto reciproco, ma ciò non esclude che in alcuni casi possa trarre maggiori vantaggi dall' "aggressione", ovvero dalla violazione della sovranità territoriale altrui.
    Perciò tale rispetto, per realizzarsi, dovrebbe essere posto "al di sopra" degli interessi egoistici e quindi assumerebbe necessariamente un carattere morale.
    L'osservanza di tale rispetto da parte della maggioranza degli individui, se pur teoricamente possibile, risulterebbe in pratica molto improbabile, proprio in virtù del proprio carattere morale ed anti-egoistico (io parto dal postulato che la stragrande maggioranza degli individui tenda all'egoismo anche se finora, in quanto vittima di paure, inganni e mistificazioni, non vi è mai riuscita completamente).
    Per di più rimane da chiarire come si stabiliscano i confini territoriali della sovranità di ognuno. Per capirci, cosa nel tuo esempio farebbe si che ai "ladri" venga assegnato un certo territorio con estensione X ed ai proprietari onesti un altro territorio con estensione Y?
    Tu mi dirai il libero accordo. Ma generalmente il libero accordo non si trova senza prima un confronto delle forze e delle pretese di ogni parte.
    Perciò evidentemente all'origine di tale suddivisione ci dev'essere stato un confronto-scontro di forze e pretese individuali.
    E non per forza le pretese iniziali di ognuno saranno state interamente soddisfatte dall'esito di tale confronto, anzi è più probabile che tutti siano stati COSTRETTI a rinunciare ad una parte delle proprie pretese. E cos'è questo se non un caso di coercizione reciproca generalizzata?
    E cosa impedisce che la suddivisione territoriale iniziale possa essere successivamente rimessa in discussione da una o più parti?
    Cosa garantisce, ad es., che i ladri non pretendano di estendere il loro territorio oltre i confini prestabili, fino alle case dei proprietari onesti, e vi riescano?
    Tu dirai che questo, se accadesse, costituirebbe coercizione e quindi non sarebbe più anarchia.
    Ma allora non sarebbe coercizione anche l'obbligo dei ladri di rispettare dei confini che non corrispondessero più alle proprie attuali pretese?
    Anche nel caso in cui prima avessere firmato un contratto con il quale si impegnavano a rispettare quei confini, non sarebbe coercizione anche l'obbligo di rispettare accordi condivisi tempo prima, ma che ora non si condividono più?

    Nella mia visione anarchica, invece, non esiste una suddivisione territoriale prestabilita, ognuno è sovrano ovunque, ovvero può, almeno potenzialmente, produrre diritto ovunque si trovi e non si può escludere che, facendo ciò, possa esercitare coercizione verso altri. Solo che, a differenza di una situazione statuale dove esiste monopolio territoriale della coercizione, tutti sarebbero sovrani e quindi il diritto e la coercizione esercitata da ogni individuo entrerebbe in competizione con quella degli altri.
    Il risultato non sarebbe l'abolizione della coercizione ma un equilibrio tra le coercizioni reciproche.
    Tutti sarebbero costretti a subire una limitazione della libertà e tutti avrebbero la possibilità di veder soddisfatte una parte delle proprie pretese.
    Questa visione, con tutto rispetto, mi sembra più pragmatica, oltre che, per quel poco che può contare, più vicina a quella di Stirner.
    Tuttavia riconosco alla tua versione di essere più vicina al senso etimologico di anarchia, ma forse proprio per questo più idealistica e meno pratica.

    Citazione Originariamente Scritto da RenzoAudisio Visualizza Messaggio
    Ebbene ti dirò che per quanto io possa considerare immaturo il giusnaturalismo, personalmente apprezzo come modello sociale (da non imporre a nessuno s'intende) più quello un po' bigotto dei giusnaturalisti "paleo libertari", che ho preso tante volte per i fondelli, che non il libertarianism votato ai "diritti civili" di Nicosia.
    Lascio a Nicosia la difesa dei suoi diritti civili, tuttavia è anche vero che Nicosia, nel suo "Beati Possidentes", espone invece una teoria del diritto molto matura e realista, in quanto vede nei diritti soggettivi delle pretese individuali e nel diritto oggettivo il risultato del confronto-scontro tra tali pretese.

    Citazione Originariamente Scritto da RenzoAudisio Visualizza Messaggio
    io penso piuttosto che lo Stato Sfrutta e comanda molto più in generale l'Individuo... mentre le classi sono solo un'astrazione.
    Anzi, osservo che gli individui sciocchi, proprio attraverso queste astrazioni: Classi, Lobby, Sindacati, Chiese, Partiti, Loggie massoniche, Mafie... chiamale come vuoi... pensano di poter usare lo Stato a proprio vantaggio, non accorgendosi invece di moltiplicare quelle Catene di Rousseauviana memoria che tolgono sempre più la loro stessa Libertà.
    Certo quelle che citi sono astrazioni se non le si intende come degli insiemi di individui accomunati da alcune caratteristiche.
    Ma anche lo stato in sè è un'astrazione se non lo si intende come una cricca, magari ben celata, di individui: quello che lo stato toglie agli individui dove va a finire? Alla fine a guadagnarci dallo stato sono sempre alcuni privati. Lo stato toglie a molti per dare a pochissimi. Lo stato è un prodotto umano e che ragione ci sarebbe stata a crearlo se nessuno avesse avuto interesse a crearlo?
    Semmai si potrebbe dire che, alla fine, quello che lo stato toglie ai molti è di più di quello che poi riesce a dare ai pochi privilegiati, per effetto della sua connaturata inefficienza e della sua artificiosa creazione di scarsità.


    Citazione Originariamente Scritto da RenzoAudisio Visualizza Messaggio
    Lo sfruttamento dell'Uomo sull'Uomo, (almeno oggi con lo Stato moderno) non è una semplice dicotomia tra sfruttatori (i padroni) e Sfruttati (i proletari), ma un inestricabile ginepraio, una bolgia dantesca di sfruttatori che sfruttano gli sfruttatori e di sfruttati che sfruttano gli sfruttati.
    Sono perfettamente d'accordo, ma ciò non impedisce che, alla fine dei conti, ci sia una stragrande maggioranza che riceva più danni che benefici dallo stato ed una infima minoranza che riceva più benefici che danni.


    Citazione Originariamente Scritto da RenzoAudisio Visualizza Messaggio
    Qui mi sorge qualche dubbio sul concetto che hai di "inviolabilità".
    Cambiare le regole non significa violarle!
    Violare le regole significa non rispettarle, non rispettare gli accordi, non rispettare i contratti sottoscritti liberamente, volontariamente.
    E non rispettare le regole sottoscritte in precedenza non significa forse creare nuovo diritto, nuove regole da sostituire alle precedenti? Ricordati che sono i comportamenti, le azioni a fare in definitiva il diritto. Il diritto reale non è quello enunciato ma quello applicato.

    Citazione Originariamente Scritto da RenzoAudisio Visualizza Messaggio
    La "condizione generale di Libertà", è quella in cui ciascun individuo è sovrano assoluto, su di se e (in linea di principio) sul territorio, su cui agisce liberamente cioè senza essere comandato.
    Forse qui ti sei spiegato male. Ogni individuo è sovrano su quale territorio?
    Su quello in cui agisce senza essere comandato? Ma questa è un'ovvietà: è sempre vero, anche oggi, che dove non si subisce comando si è sovrani, il problema semmai è trovare tali territori.
    Come condizione generale di Libertà e di anarchia mi pare quindi alquanto poco significativa.


    Citazione Originariamente Scritto da RenzoAudisio Visualizza Messaggio
    Se riesco riprenderò dettagliatamente il commento ad un'ora più felice, ma se solo mi fosse facilitato il compito da riferimenti bibliografici più precisi... infatti non è facile, nemmeno a mente fresca, commentare una frase estrapolandola dal contesto... vorrà dirmi che dovrò andarmi a spulciare frase per frase.
    Scusami ma ho preso le citazioni da una versione virtuale del libro di Stirner, con ricerca automatica della parola che volevo cercare (libertà).
    Ovviamente la ricerca nella versione cartacea avrebbe richiesto molto più tempo. Inoltre per postarti tutto il contesto avrei dovuto prendere pagine e pagine.

    Citazione Originariamente Scritto da RenzoAudisio Visualizza Messaggio
    Concludo col dirti che sto scrivendo un libro che tratta quello che io chiamo "il principio della libertà", probabilmente farò prima a regalartene una copia, piuttosto che scriverlo qui post su post.
    Ti ringrazio.

    Citazione Originariamente Scritto da RenzoAudisio Visualizza Messaggio
    Il Sovrano (proprietario o non-proprietario) non contende... legifera, ed al proprietario non sottrae la sovranità ma tuttalpiù gli sottrae la proprietà, attraverso un coambiamento di regole o attraverso esproprii.
    Giusto, ma nella mia visione le leggi di un sovrano possono anche entrare in competizione con le leggi di un altro sovrano su uno stesso territorio.
    Ti ricordo peraltro che il monopolio normativo territoriale è una caratteristica statale, mentre la possibilità di competere su uno stesso territorio è una caratteristica del mercato.

  7. #97
    RenzoAudisio
    Ospite

    Predefinito

    Caro Antistato,
    purtroppo questo discorso diventa anche un po' troppo succulento per le mie disponibilità di tempo, quindi mi limiterò a rispondere alle cose che mi interessano maggiormente.

    Citazione Originariamente Scritto da Antistato Visualizza Messaggio
    Sono d'accordo, ad eccezione del concetto di comando (o coercizione) che è più complesso. Al di là di ogni possibile fraintendimento, ritengo che la differenza sostanziale delle nostre visioni stia nel diverso modo di interpretare l'anarchia.
    Tu, al pari della stragrande maggioranza di coloro che si definiscono anarchici, definisci l'anarchia come assenza di comando, imposizione o coercizione.
    Io, invece, definisco l'anarchia come assenza di obblighi di partecipazione/contribuzione e di mono-oligopoli normativi e della forza.
    Essendo questi ultimi gli aspetti che hanno da sempre caratterizzato lo stato, la mia definizione di anarchia vuole semplicemene l'abolizione dello stato come condizione necessaria e sufficiente.
    Il fatto che la maggioranza di anarchici (e non-anarchici... andrebbe aggiunto) definiscano il termine "anarchia" come assenza di comando, avvalora il corretto uso che faccio del termine.
    Potrei tagliare corto dicendo che se tu sei esclusivamente contro lo Stato allora sarai "Antistatuale".
    In realtà però non ci vedo una differenza così abissale tra l'Anarchia e l'Antistatualità.
    Molto dipende da cosa intendiamo per "Stato".... forse, sul corretto uso di questo termine, ora invece sarò io ad andare in minoranza... ma per me qualsiasi soggetto che si impone arbitrariamente con la forza su un altro soggetto, se non è uno "Stato" si comporta in modo assolutamente identico (come dire: se non è zuppa è pan bagnato).
    Ad esempio la Mafia a mio modo di vedere è un soggetto Statuale, sebbene, e qui sono certo che converrai con me, la malavita in generale non assume tutte quelle false pretese moraliste come fa lo Stato, dunque, almeno sotto questo aspetto, ci potrei lottare alla pari, anche se alla fine probabilmente soccomberei comunque.
    Se ad esempio vengono i mafiosi a chiedermi il pizzo io posso rispondere con il fuoco senza far piagnucolare nessun benpensante, mentre se faccio fuoco sulla G.d.F. quando viene a controllare se sto pagando il "pizzo" allo Stato oppure no, tutti sarebbero pronti ad etichettarmi come evasore assassino delinquente e chissà cos'altro! Ma non è che poi faccia tanta differenza ai fini pratici... dico... se vengo sparato da un mafioso o da uno sbirro. Ti pare?

    Citazione Originariamente Scritto da Antistato Visualizza Messaggio
    Per ottenere la "tua" anarchia, invece, l'abolizione dello stato è si condizione necessaria, ma non sufficiente.
    Infatti non vi è alcuna garanzia che abolito lo stato venga abolita anche la coercizione, poichè questa potrebbe continuare ad essere esercitata reciprocamente dagli individui.
    Perciò nella tua visione anarchica l'abolizione dello stato non basta, perchè bisognerebbe anche che tutti (o, più pragmaticamente, la maggior parte) si impegnino a non imporre ad altri regole che non siano frutto del libero accordo.
    Non esattamente, perchè appunto in realtà bisogna vedere cosa intendiamo per "Abolizione dello Stato", o meglio cosa intendiamo per "Abolizione" e cosa intendiamo per "Stato"...
    Come già detto, se per "Stato" intendiamo lo "Stato moderno" con tutti i suoi crismi, la sola sua abolizione non mi soddisfa: infatti cosa mi frega di abolire lo Stato se poi, una volta abolito, a comandarmi sarà un Mafioso piuttosto che un Feudatario (come vorrebbero magari taluni coglioni "Palleo-libertari"). Io vedo lo Stato, in ogni soggetto che mi vuole imporre il Suo comando, senza il mio consenso.
    Inoltre va anche precisato il significato che diamo al termine "abolizione", che per un anarchico non potrebbe mai assumere un significato autoritario.
    Io intendo l'abolizione dello Stato come la sua trasformazione (rivoluzionaria) in Libera associazione volontaria di individui, che dunque riconosce la Sovranità potenziale degli individui.
    A ben vedere la mia ambiziosa "utopia" è davvero poco pretenzionsa rispetto a tante altre soluzioni utopiche... infondo tutto si ridurrebbe a che ciascun dissidente dallo Stato, potesse rescindere il contratto che lo lega ad esso, assumendo la sua Sovranità.
    Il sistema si reggerebbe eccome... perchè i nuovi soggetti, che prenderebbero forma dalla trasformazione dello Stato, manterrebbero il principio della volontarietà in quanto nati grazie a tale principio.

    Citazione Originariamente Scritto da Antistato Visualizza Messaggio
    In altre parole, si riprodurrebbero, con ogni individuo sovrano sul proprio territorio, null'altro che tanti piccoli staterelli con tanto di monopolio normativo territoriale.
    Questa interpretazione non mi sembra corretta da un punto di vista linguistico (ed ovviamente errato nel contenuto). Semai si genererebbero tante (o poche a seconda dei casi) piccole (o grandi... dipende dalla volontà degli individui!) LIBERE ASSOCIAZIONI VOLONTARIE, costituite nel caso limite da un unico individuo.

    Citazione Originariamente Scritto da Antistato Visualizza Messaggio
    E non rispettare le regole sottoscritte in precedenza non significa forse creare nuovo diritto, nuove regole da sostituire alle precedenti? Ricordati che sono i comportamenti, le azioni a fare in definitiva il diritto. Il diritto reale non è quello enunciato ma quello applicato.
    No mi sembra che questo significa imbrogliare...
    Immaginiamo che io e te ci mettiamo a giocare una partita di scacchi, o di carte... se preferisci... forse rende meglio l'idea! Fissiamo liberamente le regole del gioco prima di iniziare, se insieme decidiamo di cambiare le regole, oppure di cambiare gioco, tutto OK! Si forse creiamo un nuovo diritto... un nuovo contratto... un nuovo gioco! Ma se le cambi tu, a partita iniziata, senza il mio consenso, sarebbe un vero imbroglio! Non in base ad una moralità Superiore, ma in base alle tue stesse regole che avevi stabilito con (aspetto trascurabile) me.

    Citazione Originariamente Scritto da Antistato Visualizza Messaggio
    Forse qui ti sei spiegato male. Ogni individuo è sovrano su quale territorio?
    Su quello in cui agisce senza essere comandato? Ma questa è un'ovvietà: è sempre vero, anche oggi, che dove non si subisce comando si è sovrani, il problema semmai è trovare tali territori.
    Come condizione generale di Libertà e di anarchia mi pare quindi alquanto poco significativa.
    No, la mia proposta di rivoluzione parte dallo "status quo"... come è sempre avvenuto per ogni rivoluzione o cambiamento di Sistema nel corso della Storia, e com'è logico che sia.
    Dunque, per non cadere in una situazione antistorica, che costituirebbe una inutile enpasse, parto dal concetto che nello status quo, nostro malgrado, siamo Sovrani (anche grazie alle rivoluzioni precedenti).
    Solo che purtroppo lo siamo come membri del Popolo, e non in qualità di individui!
    La nostra Sovranità del Popolo, derivata dalle Monarchie e dalle Dittature precedenti, è restata la Stessa... è restata proprio territoriale attraverso le rivoluzioni, come è logico che sia... altrimenti neppure il "popolo" potrebbe mai dirsi libero, per le stesse ragioni riscontrate per l'Individuo...
    Dunque il territorio libero... Sovrano... esiste già e ci appartiene!
    Cosa deve cambiare sono i concetti di "Popolo" e di "Nazione".
    Già prima di me Rothbard ha parlato di "Nazioni per Consenso", ecco che basterebbe passare dal concetto di Popolo come generatore dell'individuo, al concetto di Individuo generatore del Popolo, per conferire all'individuo (almeno a livello di Principio) il territorio Sovrano su cui coltivare la propria Libertà.

    Citazione Originariamente Scritto da Antistato Visualizza Messaggio
    Giusto, ma nella mia visione le leggi di un sovrano possono anche entrare in competizione con le leggi di un altro sovrano su uno stesso territorio.
    Se le leggi di un soggetto sovrano entrano in competizione, nel senso che acquistano consensi presso altri soggetti che le adottano volontariamente, direi che questo accade pure nella mia ottica anarchica.
    Se invece la competizione consiste nell'imposizione con la forza (contro la volontà), ovviamente no...

    Citazione Originariamente Scritto da Antistato Visualizza Messaggio
    Ti ricordo peraltro che il monopolio normativo territoriale è una caratteristica statale, mentre la possibilità di competere su uno stesso territorio è una caratteristica del mercato.
    Che c'entra?
    Se ciascun individuo è libero di scegliere le proprie reole, dov'è il monopolio normativo?

  8. #98
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    Citazione Originariamente Scritto da RenzoAudisio Visualizza Messaggio
    per me qualsiasi soggetto che si impone arbitrariamente con la forza su un altro soggetto, se non è uno "Stato" si comporta in modo assolutamente identico
    Ma questa è solo una delle caratteristiche dello stato e, peraltro, se intesa in modo così generico, neanche peculiare.
    Le interazione tra semplici individui possono avvenire a volte con il libero accordo, ma altre volte si può produrre una contrapposizione di volontà che può anche sfociare in un conflitto, il quale è sempre confronto di forze, anche quando (e ciò avviene nella maggioranza dei casi) esse non vengono direttamente esercitate, ma solo stimate.
    Nel caso di conflitti, anche se taciti ed indolori, tra volontà contrapposte ed inconciliabili, chiaramente nessun esito potrà soddisfare contemporaneamente e completamente entrambe e quindi si esplicherà inevitabilmente un’imposizione di una volontà sull’altra o, più frequentemente, un’imposizione parziale e reciproca di ognuna sull’altra, con varie proporzioni tra le due.
    Del resto la forza è una proprietà naturale degli individui ed è naturale che questi la usino per avvantaggiarsene. Giusto o sbagliato che sia, ciò è inevitabile e ragionevolmente non si può far altro che conseguire, per dirla con un’espressione che va tanto di moda, una “riduzione del danno”.
    A tal proposito, se è inevitabile l’uso o minaccia della forza in sé, quel che si potrebbe evitare è che questa forza, anziché venire usata, com’è naturale, da ognuno per fini egoistici, venga messa al servizio di un organismo a partecipazione obbligatoria, monopolista o preteso tale, che si alimenta sistematicamente della forza e delle risorse di tutti gli individui su un dato territorio per produrre livelli di coercizione e di distruzione (pensa alle guerre) impensabili per un singolo individuo o per una libera associazione di individui.
    In altre parole, fenomeni come la forza, la coercizione, la violenza sono di per sé inevitabili perché fanno parte delle facoltà di ogni essere animato. Casomai bisogna cercare di ridurle al minimo abolendo lo stato, perchè queste stesse facoltà, nelle sue mani, assumono livelli inauditi e infinitamente più dannosi dell’uso della forza naturalmente diffusa tra gli individui.

    Dice Stirner:
    Altro è che il mio volere, il mio io, si spezzi contro un altro "io", altro che s'infranga contro un popolo [inteso come Stato]. Nel primo caso io sono un avversario degno del mio nemico, nel secondo sono disprezzato, legato, sotto tutela;
    là stanno di fronte l'uomo contro l'uomo, qui io sono lo scolaretto, impotente contro al suo condiscepolo, perchè questi ha chiamato in soccorso il padre e la madre sotto al cui grembiale egli è corso a nascondersi, mentre io, ragazzaccio mal educato, devo piegarmi e rimanermi dal far valere le mie ragioni;
    là io combatto contro un nemico in carne ed ossa, qui contro l'umanità, cioè contro qualcosa di generale, contro una maestà, contro un fantasma.
    [...] Anzitutto ponetemi di fronte un avversario in carne ed ossa! Dice il poeta: "Oserò sfidare qualunque avversario purchè io lo possa vedere e prender di mira, accendendo al suo il mio coraggio".


    Citazione Originariamente Scritto da RenzoAudisio Visualizza Messaggio
    Ad esempio la Mafia a mio modo di vedere è un soggetto Statuale
    La mafia è un soggetto statuale (o parastatuale, perché non gode di vita propria, ma dipende dall’esistenza dello stato) non tanto perché è coercitiva in sé, ma perché volge tale coercizione ad obiettivi tipici degli stati: la contribuzione obbligatoria ed il monopolio normativo e coercitivo su un dato territorio.
    Tuttavia dico che la mafia senza lo stato non potrebbe esistere perché verrebbe messa in minoranza. Venendo meno la repressione da parte dello stato sulla facoltà di ogni individuo di esercitare la forza, l’insieme dei cittadini a cui la mafia oggi si può permettere di chiedere il pizzo diventerebbe più forte della mafia stessa.
    La mafia è un prodotto del proibizionismo di stato: siccome l’efficacia di quest’ultimo non può mai essere totale (appunto perchè la forza è una risorsa naturalmente troppo diffusa per poterla monopolizzare completamente), accade che tale proibizionismo riesca ad essere applicato “solo” sulla maggioranza degli individui, favorendo, suo malgrado, la selezione di "ceppi" minoritari che prendono il sopravvento. Se tale proibizionismo non ci fosse gli appartenenti alla mafia non avrebbero alcuna facoltà in più rispetto agli altri individui, perché chiunque potrebbe esercitare la forza.


    Citazione Originariamente Scritto da RenzoAudisio Visualizza Messaggio
    Io vedo lo Stato in ogni soggetto che mi vuole imporre il Suo comando, senza il mio consenso.
    Io direi meglio: “io vedo un nemico da combattere in ogni soggetto che mi vuole imporre il Suo comando, senza il mio consenso”.
    Ma mentre l’esistenza di nemici individuali, per quanto io li combatta, sarà purtroppo inevitabile e ci debba convivere cercando di ottenere compromessi il più possibile favorevoli, il nemico più grande, lo stato, può essere abolito, proprio perché nemico comune della stragrande maggioranza degli individui.


    Citazione Originariamente Scritto da RenzoAudisio Visualizza Messaggio
    Io intendo l'abolizione dello Stato come la sua trasformazione (rivoluzionaria) in Libera associazione volontaria di individui, che dunque riconosce la Sovranità potenziale degli individui.
    Su questo sono perfettamente d’accordo.


    Scritto in origine da Antistato:
    In altre parole, si riprodurrebbero, con ogni individuo sovrano sul proprio territorio, null'altro che tanti piccoli staterelli con tanto di monopolio normativo territoriale.

    RenzoAudisio:
    Questa interpretazione non mi sembra corretta da un punto di vista linguistico (ed ovviamente errato nel contenuto). Semmai si genererebbero tante (o poche a seconda dei casi) piccole (o grandi... dipende dalla volontà degli individui!) LIBERE ASSOCIAZIONI VOLONTARIE, costituite nel caso limite da un unico individuo.
    Detta così è diversa, ma io mi riferivo alle tue dichiarazioni sul “territorio sovrano” di ogni individuo.
    Non proponi forse che ogni individuo (o libera associazione) diventi unico (e quindi monopolista) sovrano (ovvero legiferatore) di un non meglio precisato territorio?
    E se tanto mi da tanto, questo non equivale a dire che ogni individuo (o libera associazione di individui) otterrebbe un monopolio normativo su un dato territorio?
    E poi non hai risposto alle mie domande:
    - chi e come stabilisce qual è (e con quale estensione) il territorio entro cui ognuno è sovrano?
    - Se tu rivendichi la sovranità su un certo territorio e pretendi di dettarvi le tue regole ed io faccio altrettanto come si fa a venirne fuori?


    Scritto in origine da Antistato:
    E non rispettare le regole sottoscritte in precedenza non significa forse creare nuovo diritto, nuove regole da sostituire alle precedenti? Ricordati che sono i comportamenti, le azioni a fare in definitiva il diritto. Il diritto reale non è quello enunciato ma quello applicato.

    RenzoAudisio:
    No mi sembra che questo significa imbrogliare...
    Chiamalo pure imbroglio, ma è sempre il frutto di una decisione individuale (le decisioni possono cambiare nel tempo) che produce un’azione, accade, esiste, è il diritto reale. Ho contravvenuto alle regole precedenti e le ho sostituite con altre regole: dammi pure dell'imbroglione, ma io non ho fatto altro che applicare la mia volontà, le mie regole.

    Scritto in origine da Antistato:
    Giusto, ma nella mia visione le leggi di un sovrano possono anche entrare in competizione con le leggi di un altro sovrano su uno stesso territorio.

    RenzoAudisio:
    Se le leggi di un soggetto sovrano entrano in competizione, nel senso che acquistano consensi presso altri soggetti che le adottano volontariamente, direi che questo accade pure nella mia ottica anarchica.
    Se invece la competizione consiste nell'imposizione con la forza (contro la volontà), ovviamente no...
    Ovviamente? In natura la prima competizione a comparire è stata proprio quella della forza. Vorresti vietare tale tipo di competizione? E come faresti? E quando dici che non accetti che chicchessia pretendi di importi la sua volontà, come potresti cercare di impedirglielo se non contrapponendogli a tua volta la tua forza (o quella della tua associazione o agenzia di protezione)?

    Citazione Originariamente Scritto da RenzoAudisio Visualizza Messaggio
    Che c'entra?
    Se ciascun individuo è libero di scegliere le proprie reole, dov'è il monopolio normativo?
    Come ho già detto, il monopolio normativo sta nel tuo concetto di sovranità territoriale (ereditato da Rothbard) che vorrebbe che ogni individuo avesse un territorio entro cui essere l’unico a poter produrre norme. Se la lingua italiana ha ancora un valore, ciò equivale a dire che ogni individuo avrebbe il monopolio della produzione normativa (conseguito e garantito non si sa come) entro i confini del territorio assegnatogli (non si sa da chi).
    Se poi tale individuo è libero di scegliere le proprie regole per quel territorio il discorso non cambia, perché in ogni caso vorresti che ogni individuo restasse l’unico a poter decidere che regole adottare entro quel dato territorio.

  9. #99
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    Citazione Originariamente Scritto da rakkapriccio Visualizza Messaggio
    Ciao a tutti mi presento mi chiamo alessandro e sono di genova.

    Girando per sitiweb e cercando informazioni ho trovato qualcosa riguardo Max Stirner e leggendo qualche punto mi sono ritrovato molto nel suo pensiero.
    C'è qualcuno che sa darmi qualche info in più a riguardo?
    Potrei consigliare l'agile lettura dell'opuscolo INTRODUZIONE A MARX STIRNER di Vincenzo Cialini.

    I capitoli comprendono:
    1) MAX STIRNER. LA VITA.
    2) L'UNICO E LA SUA PROPRIETA'.
    3) STIRNER PER LA SINISTRA, STIRNER PER LA DESTRA.

    Per qualsiasi informazione circa l'opuscolo, scrivere all'indirizzo: cccp.libri@libero.it

  10. #100
    RenzoAudisio
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    Già che ci sono, sia pur a notevole distanza di tempo rispondo.
    Citazione Originariamente Scritto da Antistato Visualizza Messaggio
    Ma questa è solo una delle caratteristiche dello stato e, peraltro, se intesa in modo così generico, neanche peculiare.
    Non sarà peculiare dello Stato, ma lo è della "archia", dunque è questa la caratteristica del "nemico" che gli anarchici dovrebbero avversare, ed è per questa caratteristica che di conseguenza essi avversano lo Stato.

    Citazione Originariamente Scritto da Antistato Visualizza Messaggio
    Le interazione tra semplici individui possono avvenire a volte con il libero accordo, ma altre volte si può produrre una contrapposizione di volontà che può anche sfociare in un conflitto... etc.
    Il conflitto notoriamente avviene anche tra gli Stati Sovrani, coinvolgendo peraltro molti individui (anche tra gli aggressori) che non si sognerebbero mai di entrare in conflitto se non gli venisse comandato con la stessa forza delle armi.
    Ma è dimostrato, specie negli ultimi decenni, che se tra i Sovrani (siano essi dei Monarchi, dei Dittatori oppure dei democratici rappresentanti dei "Popoli") si instaura il valore dell'intangibilità della sovranità territoriale, questi conflitti vengono drasticamente meno, indipendentemente dalle fedi politiche o religiose. Abbiamo visto come quindici anni fa', a fronte dell'invasione del Quwait, quasi tutti i sovrani (indipendentemente dall'ideologia o dalla fede) condannarono Saddam e molti inviarono le loro truppe per ristabilire la Sovranità di quella Nazione.
    La Sovranità territoriale, lo vedremo ancora in seguito, serve proprio a stabilire i confini dove essere liberi in forma assoluta senza mediazione, teorica condizione di partenza per stringere liberi accordi. Chi non accetta il ricorso ai liberi accordi, ovviamente vuole imporre la propria Sovranità ad altri individui contro la loro Volontà, dunque è "Archico", opera contro la condizione generale di libertà ovvero è contro l'ordine Anarchico e di conseguenza subirebbe le logiche conseguenze.
    Come le subisce di fatto uno Stato quando subisce le logiche conseguenze della propria natura archica.... (leggi: bombe, attentati anarchici etc.)
    Purtroppo questa improba guerra tra l'individuo e lo Stato non riesce ancora a mettere in discussione la Sovranità Statuale, anche perchè non si è ancora stabilita una coscienza della Sovranità individuale, e quindi semplicemente l'ordine anarchico dunque è ancora lungi dallo stabilirsi.

    Citazione Originariamente Scritto da Antistato Visualizza Messaggio
    Del resto la forza è una proprietà naturale degli individui ed è naturale che questi la usino per avvantaggiarsene.
    Non mi dire che sei diventato Giusnaturalista! (questa è solo una battuta ironica)
    Che mi frega che l'uso della forza sia naturale? Anche il virus dell'influenza è un elemento naturale, ma non per questo non lo dobbiamo combattere.
    Comunque va precisato che qui la Forza è da intendersi come l'aggressiva oppressione dell'altrui libertà, non come Difesa della propria libertà ovvero come violazione dell'ordine anarchico.
    Come scrisse il famoso pubblicista e filosofo stirneriano John Henry Mackey nel suo libro "The anarchists": ogni uomo serio deve dichiararsi o per il Socialismo e quindi per la Forza contro la Libertà, o per l'Anarchia ovvero per la libertà contro la Forza!

    Citazione Originariamente Scritto da Antistato Visualizza Messaggio
    Giusto o sbagliato che sia, ciò è inevitabile e ragionevolmente non si può far altro che conseguire, per dirla con un’espressione che va tanto di moda, una “riduzione del danno”.
    Questa “riduzione del danno” è un concetto "utilitarista" molto statuale e si addice poco a Stirner.
    Stirner non era certo un "Utilitarista", nel senso che la filosofia utilitarista va proprio in soccorso della "Ragion di Stato" che invece opprime l'Ego.
    In realtà anch'io sono a modo mio un "utilitarista", ma di un utilitarismo che va in soccorso di questa micronazione rappresentata dall'individuo, diciamo che io sono per un Utilitarismo della Libertà: Il sistema anarchico per me regge in quanto è utile alla libertà degli individui ed alla loro realizzazione, di qualunque tendenza ideologica essa sia! Nessuna esclusa.

    Citazione Originariamente Scritto da Antistato Visualizza Messaggio
    A tal proposito, se è inevitabile l’uso o minaccia della forza in sé, quel che si potrebbe evitare è che questa forza, anziché venire usata, com’è naturale, da ognuno per fini egoistici, venga messa al servizio di un organismo a partecipazione obbligatoria, monopolista o preteso tale, che si alimenta sistematicamente della forza e delle risorse di tutti gli individui su un dato territorio per produrre livelli di coercizione e di distruzione (pensa alle guerre) impensabili per un singolo individuo o per una libera associazione di individui.
    Non ho capito se secondo te questo sia un proposito Stirneriano... "quel che si potrebbe evitare è che questa forza, anziché venire usata, com’è naturale, da ognuno per fini egoistici" innanzitutto "evitare" dove? E perchè negare ancora all'individuo i fini egoistici? Proprio in nome di Stirner che li ha esaltati poi! Secondo me gli "egosisti" non aggrediscono nessuno... perciò non agiscono "archicamente" sugli altri, al massimo non si "concedono"... difendono loro "proprietà"... il loro lavoro... le loro abitudini... il loro modo di vivere... la loro cultura!
    Mi piacerebbe poi sapere qual'è secondo te la differenza tra "guerra" e "conflitto".
    Citazione Originariamente Scritto da Antistato Visualizza Messaggio
    In altre parole, fenomeni come la forza, la coercizione, la violenza sono di per sé inevitabili perché fanno parte delle facoltà di ogni essere animato. Casomai bisogna cercare di ridurle al minimo abolendo lo stato, perchè queste stesse facoltà, nelle sue mani, assumono livelli inauditi e infinitamente più dannosi dell’uso della forza naturalmente diffusa tra gli individui.
    Come già detto, che l'Uso della Forza o che la Coercizione "archica" mi venga imposta da uno Stato o da un individuo o da un gruppo (più o meno ampio) di individui mi è totalmente indifferente ai fini pratici... perciò faccio poca differenza tra "Padroni", "Mafiosi" o "Stati"
    Facciamo un esempio diverso:
    Se pensiamo ad Alquaeda come una "libera associazione di individui" o a Bin Laden come Libero Sovrano di se stesso e di chi liberamente vuole essere suo suddito, vediamo effettivamente che essa o egli è in grado di scatenare "guerre" (pari ad uno Stato), che tra l'altro vanno a colpire obiettivi quasi esclusivamente civili.
    Ma se fosse riconosciuto a Binladen un suo "libero Sultanato", nel quale lui ed i suoi "amici" fossero liberi di applicare a loro stessi la Sharia, si delineerebbe una linea di confine (non tanto tra Stati quanto tra individui e loro associazioni libere ed indipendenti) che stabilirebbe la nostra e la loro libertà, ed identificherebbe ogni ulteriore pretesa archica al loro interno ed al loro esterno ai trasgressori del principio di sovranità dell'individuo.
    Cioè se egli continuasse a imporre con attentati ninacce verso l'esterno del suo Sultanato, esternamente tutti coloro che ci terrebbero all'ordine anarchico, sarebbero legittimati ad aggredirlo e saprebbero dove colpirlo (bombardando a tappeto il suo sultanato), mentre se non rispettasse il "principio di sovranità individuale" all'interno del Sultanato (la cosa già ci riguarda di meno ma analizziamola comunque) è ben probabile che vi sarebbe una rivolta dall'interno per violazione del fondante principio di libera adesione al Sultanato.
    Citazione Originariamente Scritto da Antistato Visualizza Messaggio
    Dice Stirner:
    Altro è che il mio volere, il mio io, si spezzi contro un altro "io", altro che s'infranga contro un popolo [inteso come Stato]. Nel primo caso io sono un avversario degno del mio nemico, nel secondo sono disprezzato, legato, sotto tutela;
    là stanno di fronte l'uomo contro l'uomo, qui io sono lo scolaretto, impotente contro al suo condiscepolo, perchè questi ha chiamato in soccorso il padre e la madre sotto al cui grembiale egli è corso a nascondersi, mentre io, ragazzaccio mal educato, devo piegarmi e rimanermi dal far valere le mie ragioni;
    là io combatto contro un nemico in carne ed ossa, qui contro l'umanità, cioè contro qualcosa di generale, contro una maestà, contro un fantasma.
    [...] Anzitutto ponetemi di fronte un avversario in carne ed ossa! Dice il poeta: "Oserò sfidare qualunque avversario purchè io lo possa vedere e prender di mira, accendendo al suo il mio coraggio".
    "Individuare l'avversario" certo... ma è proprio quello che io faccio con la mia concezione di sovranità dell'individuo, non abbassando tutti al basso rango di "individui" (nella concezione vecchia) ma elevando ciascuno al rango di "Sovrano". In più di Stirner cerco di costruire... di immaginare... un "ordine anarchico" di pace e di libertà, ispirandomi parallelamente all'attuale ordine internazionale.

    al resto risponderò quando e se ne avrò voglia e tempo.

 

 
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