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  1. #41
    ALTRA FACCIA DELLA MONETA
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    Comunque mi pare sentimento diffuso che il problema vero sia la smania di "occupare" il servizio pubblico e di piazzare i propri.
    Personalmente non credo che questo si risolverebbe con il tecnocratismo, ma con un'etica (politica) del rappresentare e portare gli interessi di tutti.

  2. #42
    repubblicano nella sinistra
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    dice bene Lucio, in questi anni abbiamo assistito a due fenomeni, da un parte una sempre maggiore liberalizzazione degli accessi al settore privato: salvo ( per ora) le discriminazioni sessuali , razziali... un datore di lavoro privato assume chi vuole , ufficialmente esercitando l' " intuitu personae" per scegliere la persona giusta al posto giusto.
    Nella Pubblica amminsitrazione invece si è sempre più ristretto il campo della discrezionalità, per paura delle clientele poltiche.
    Così ora per assumere un nuovo collaboratore nella struttura che dirigo si tratterà di scegliere fra 982 candidati ( per un posto) con successive selezioni semiautomatiche ( in primo luogo quiz a risposta multipla).
    Ovviamnte il giudizio se sia una persona che si integra bene nella squadra già esistente non è ammissibile.
    Poi dicono che la PA è meno produttiva

  3. #43
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    Se nel ns/ forum esistono i fedelissimi di Prodi (Vedi Brunik)
    Nel mondo dei media esistono gli Emilio Fido.
    Perchè non deve esistere un mentore di Luciana Sbarbati?


    "Ritengo che la bagarre a cui assistiamo questi giorni sulla questione delle nomine RAI sia dequalificante". Prima affermazione. E poi: "Il problema RAI non deve focalizzarsi sulla scelta dei nomi, ma sulla scelta delle professionalità più adatte affinché queste siano rispondenti alle necessità aziendali e al ruolo di servizio pubblico a cui essa è chiamata". Puntualizzazione importante. Conclusione: "La Rai è una grande Azienda, patrimonio comune dell'intera Nazione". Ma... "Se non è in grado dotarsi autonomamente di professionalità capaci di ritrovare e rispettare il mandato previsto nel contratto di servizio pubblico siglato con lo Stato e quindi garantire ai cittadini una informazione corretta e pluralista, svincolandosi dalla logica delle nomine dettate da sentimenti revanscisti, è dovere del Governo intervenire con gli strumenti di cui dispone per ricondurre l'azienda al rispetto del contratto di servizio". Queste dichiarazioni sono di Luciana Sbarbati.

    Grazie. Bisogna ringraziare il Segretario nazionale dei Repubblicani Europei per queste parole chiare, concise e determinate nel chiedere per le nomine Rai un impegno straordinario delle forze di governo, e non solo, a fare tutto ciò che è in loro potere e necessario per dare luogo a nomine di garanzia.

    Analizziamo le cose che sostiene la Sbarbati. "Ritengo che la bagarre a cui assistiamo in questi giorni sulle nomine Rai sia dequalificante". Dequalificante, usa questo termine la leader dell'Unione, perchè non si sta svolgendo un dibattito - sia pure vivace, anche con toni duri - sui nomi per una Rai della modernità e dello sviluppo. Come sarebbe nella missione della Rai innanzitutto e poi del governo di centrosinistra. No. Si sta svolgendo la solita bagarre sull'accapparramento e l'occupazione delle poltrone. Un po' di qua e un po' di là. Questa "bagarre", cioè i litigi, le accuse che volano tra maggioranza e opposizione, ma anche le manovre sotto banco, la girandola dei poteri al lavoro, l'esercizio reiterato delle pressioni, non fa onore "a un'Azienda che è patrimonio comune della Nazione". A noi,onorevole Sbarbati, questa sua definizione piace molto. Ha ragione davvero. La Rai è un'Azienda in quanto è oggi una realtà multimediale che compete sul mercato interno ed internazionale, però è anche "un patrimonio" come dice lei. E credo alluda non solo all'aspetto valoriale dei contenuti che diffonde, ma anche al fatto che noi paghiamo il canone. Quindi la Rai è un nostro patrimonio. Di noi Nazione. Questa nazione, che lei scrive con "N" maiuscola. E dice bene. La Rai è un patrimonio italiano poichè è anche il fulcro della democrazia diffusa attraverso i canali dell'informazione, dell'intrattenimento, della tv di servizio. Quindi la scelta delle professionalità "più adatte affinché queste siano rispondenti alle necessità aziendali e al ruolo di servizio pubblico a cui essa è chiamata", come lei scrive, è fondamentale per il futuro servizio pubblico. E' così tanto fondamentale questa garanzia di professionalità alta, indipendente, rispondente ai requisiti necessari per "rispettare il mandato previsto nel contratto di servizio pubblico siglato con lo Stato e quindi garantire ai cittadini una informazione corretta e pluralista, svincolandosi dalla logica delle nomine dettate da sentimenti revanscisti", che il Governo - come lei sottolinea - deve intervenire con gli strumenti di cui dispone se questo non si rende attuabile. Intervenire. Ha una, mille ragioni. E questo discorso, cara Luciana, così in questi termini chiari per i cittadini non la aveva fatto nessuno. La Rai, dopo tutto quello che è accaduto durante gli ultimi cinque anni non solo di Berlusconi, come scriverebbe L'Unità, ma dopo cinque anni di naufragio dei valori della civiltà, dell'indipendenza e della qualità per l'una e per l'altra parte ha bisogno di ritrovare un rigore, un rispetto e una trasparenza. "Svincolandosi dalla logica delle nomine dettate da sentimenti revanscisti", lei dice. Significa che non si tratta di mettere al posto di quelli di centrodestra quelli di centrosinistra? Perché se è questo che intende condividiamo l'impostazione . Ma cosa si può e deve fare per di ristabilire gli obiettivi che la Rai deve raggiungere e poi farli rispettare? Il governo, come lei sottolinea, ha il dovere di intervenire. Come? Lei, come politico e cittadina, cosa si aspetta della tv di Stato?

    Voglio dire qualcosa di lei sincero e immediato a coloro che ci leggono. Luciana Sbarbati, al di là del fatto che molti di voi la conosceranno meglio di me, è quella bella donna con carisma e timbro etico. L'ho sentita diverse volte parlare e ne ho apprezzato le doti umane inserite in un impianto logico, che ha radici salde nella storia e carismatico (in politico occorre saper esercitare la leadership) tant'è che è il segretario nazionale dei Repubblicani Europei. Unica donna segretario di un partito e di un partito dell'Unione. Luciana Sbarbati ha molto senso della "Nazione", delle responsabilità di ruolo e non esita a far valere la sua posizione anche energicamente quando è necessario. Mai per destrutturate, raramente pro domo sua. Lo fa con vigore per passione. Penso perché ci crede.

    Vogliamo credere anche noi nel suo impegno per una Rai che rispetti i cittadini. E per un Paese che dia a tutti l'opportunità di vivere il più serenamente possibile, contribuendo con il proprio lavoro allo sviluppo e a un benessere sostanziale. Però il Paese ha attraversato un periodo scuro e difficile. La notte della democrazia non è ancora finita. Si può ricominciare nello sviluppo e nell'innovazione se non usciamo da questo buio? Un buio che dura da oltre cinquant'anni tanti quanto sono gli anni delle stragi impunite. E se ci sono stragi impunite, io dico che c'è ancora nello Stato chi di quelle impunità porta le gravi e peggiori responsabilità.

    Cara Luciana, le voglio dire pubblicamente, da qui, una cosa. Come molti italiani che in questi anni hanno perso il lavoro, ho conosciuto molte difficoltà anche personali. Quelle sere leggevo spesso "Il mio paese inventato" di Isabella Allende per consolare la nostalgia di un'Italia civile e che reagisce. Ho creduto tanto nell'Unione e nel suo programma. Ho paura di un nuovo fallimento. In fondo il governo D'Alema prima e Amato poi, che pure stimo moltissimo, sono i governi che hanno però portato all'avvento dell'Italia di quel centrodestra. Con tutto ciò che ne è conseguito. Passando per una bolla speculativa che ha fatto piangere molti italiani. Poi ci sono stati i giorni in cui Fassino in Parlamento urlava a Fini implorandolo "poni fine a questa agonia" di fronte alla sopraffazione delle regole. E il Presidente Ciampi era costretto a intervenire per raccomandare a tutti, giornalisti compresi, di non smarrire il senso della Nazione. Ma lei sa certamente più di me e di noi quanto il Paese abbia oscillato sul baratro delle illibertà. L'informazione soprattutto ha conosciuto un degrado valoriale e dei profili professionali di cui la Rai degli scandali sessuali è solo la facciata. Ezio Mauro, direttore di uno dei principali quotidiani italiani, La Repubblica, in occasione della vicenda Sismi ha scritto un editoriale che avrebbe dovuto sferzare le nostre coscienze di fronte alla prova di una gestione deviata delle informazioni da parte di alcune schegge dei servizi segreti, che invece sono i custodi della nostra sicurezza. Nessuno ha detto una parola, né a Mauro né sulla necessità di una riforma del sistema informativo italiano. Al contrario i giornalisti di Repubblica illecitamente spiati e controllati sono finiti indagati. Con Cossiga che denuncia tutti. Cossiga, sempre Cossiga. Luciana, ma chi è Cossiga?

    Confido personalmente in persone come lei. Politicamente eredi di grandi tradizioni democratiche, ma con lo spessore e lo slancio di chi guarda a un futuro nuovo sempre più ampio per chi crede nei valori cristiani e democratici. E confido che questo "governo di tutti i cittadini" come è nelle raccomandazioni del Presidente Giorgio Napolitano veda l'alba di un giorno nuovo.
    Ciceruacchio

  4. #44
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    Non c'è dubbio, Luciana Sbarbati si colloca su di una posizione molto rispettabile e dignitosa.
    Però io torno a dire che mi sarei augurato qualcosa di più coraggioso, qualcosa che potesse -almeno sotto un profilo dialettico e morale- scardinare le logiche attuali di lobbysmo ammantato di efficientismo.
    Insomma, a me non entusiasma l'espressione "Il problema Rai non deve focalizzarsi sulla scelta dei nomi ma sulla scelta delle professionalita' piu' adatte affinche' queste siano rispondenti alle necessita' aziendali e al ruolo di servizio pubblico a cui essa e' chiamata", avrei preferito "Il problema Rai deve focalizzarsi sulla scelta dei nomi piu' adatti a garantire la pluralità e trasparenza del servizio pubblico a cui essa e' chiamata".
    Il richiamo all'efficienza ed ai tecnici mi ricorda tanto il ben noto "non disturbate il manovratore".

  5. #45
    ALTRA FACCIA DELLA MONETA
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    Qui il link al testo dell'intervista di Donatella Papi a Luciana Sbarbati:
    http://www.comincialitalia.net/inter...d_articolo=715

  6. #46
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    Predefinito Servizio pubblico e dintorni

    Salve

    piombo nel vs. forum dopo una lettura zapping tra i post e messaggi di vario genere su questo come su altri forum (si chiamano così vero?). Leggo messaggi, ironici, seri, polemici, inutili, sbrodolanti parole e sintetici all'inverosimile... la dialettica non vi manca mai.

    Quindi Vi butto sulla tastiera del Vs. PC una provocazione: "cosa significa oggi servizio pubblico radio televisivo per un repubblicano d.o.c. ???"

    Concentriamoci su questo tema ... please e mi raccomando Sintesi !!!


  7. #47
    ALTRA FACCIA DELLA MONETA
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    Benvenuto (a).
    Ma forse una volta bastava.
    Ci penso .

  8. #48
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    Si ostacola la scuola araba. E intanto piovono soldi sulle private

    A Milano è partita la prima scuola privata di cultura araba, con insegnamenti parificati e docenti italiani e madrelingua. E' una scuola autofinanziata, che rispetta tutte le normative vigenti in materia, e che risponde ad un'esigenza diversa di integrazione culturale. Non possiamo evitare che alcune comunità preferiscano un modello di convivenza mediato, più graduale, che non li stacchi completamente dal proprio mondo. Possiamo sperare nella commistione nella scuola pubblica, e ciò in gran parte avviene, ma non lo possiamo pretendere.
    La neonata scuola è a norma di legge, ma il proveditorato milanese, da mesi cerca un motivo valido per impedire il suo decollo. Non lo ha trovato, e ha tenuto bloccata la situazione. I timori sono che questa scuola "allevi piccoli terroristi islamici". Una paura becera e a sfondo terribilmente razzista.

    Per contro, la nuova finanziaria, su indicazione del ministro Fioroni, aumenta i fondi per la scuola privata di ben 100 milioni di euro, riducendo invece gli stanziamenti complessivi per quella pubblica. Ricordo che la legge sulla parità scolastica, che ha aperto il rubinetto delle sovvenzioni statali alle scuole private, e a cui continua a fare riferimento la finanziaria, è quella del governo D'Alema e del suo vulcanico ministro Berlinguer...

    Mi pare che ci sia materiale in abbondanza per alzare la voce.


    ART. 68 comma 12 della Legge Finanziaria 2007
    12. Al fine di dare il necessario sostegno alla funzione pubblica svolta dalle scuole paritarie nell'ambito del sistema nazionale di istruzione, a decorrere dall'anno 2007, gli stanziamenti, iscritti nelle unità previsionali di base denominate "scuole non statali" dello stato di previsione del Ministero della pubblica istruzione, sono incrementati complessivamente di euro 100 milioni, da destinarsi prioritariamente alle scuole dell'infanzia.

  9. #49
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    Per me bisogna abolire l'istruzione privata fino all'università senza troppo rammaricarsi

  10. #50
    laico progressista
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    Oggi due articoli interessanti apparsi su Repubblica, uno a firma congiunta di Rita Levi Montalcini e Ignazio Marino, l'altro di Massimo Livi Bacci, hanno offerto qualche spunto di riflessione su due tematiche importanti: la ricerca e la famiglia.
    Mi soffermo solo sul primo, per non dilungarmi, riservandomi di tornare anche sul secondo articolo.

    Il corsivo punta il dito sullo scarso numero di ricercatori in Italia, che è quasi la metà della media Europea e quasi quattro volte inferiore a Stati Uniti e Giappone. Inoltre, ne mette in luce la scarsa qualità, dissanguata dai pochi fondi, imbrigliata dalla burocrazia, vincolata a improbabili risultati immediati, appannaggio di pochi eletti, con un sistema universitario gerontiaco che sacrifica i giovani (spesso menti creative e motivate) a frustranti gavette improduttive. Giovani che nella stragrande maggioranza dei casi espatriano, regalando all'estero il proprio patrimonio di conoscenze acquisite e le proprie potenzialità.
    Per uscire da questa situazione, i due autori propongono un'agenzia di valutazione super partes, formata da esperti italiani e stranieri, di specchiata credibilità, che valuti tutti i progetti di ricerca e decida l'assegnazione dei fondi (ricordiamo che l'Europa ha stanziato parecchi milioni di euro in tal senso). Un'agenzia che possa influire, col suo giudizio, anche sul ringiovanimento dell'università, sul ripensamento delle carriere professionali, sulle responsabilità e i doveri dei ricercatori di maggior talento.

    Si tratta di una proposta che giunge da due autorevoli esponenti del campo della politica, oltre che della medicina. La Montalcini è premio Nobel e senatrice a vita, Marino è chirurgo e presidente della Commissione Igiene e Sanità al Senato (gruppo Ulivo). E' auspicabile che il ministro Mussi ne tenga conto.

    Soprattutto, è ora che il governo passi dalle parole ai fatti, sul tema della ricerca. E capisca sul serio che questo è un settore strategico vitale per il Paese.
    L'Italia è in forte regressione: il costo della vita è aumentato e con esso si è alzata la soglia di povertà; i maggiori gruppi industriali faticano a reggere il peso della concorrenza internazionale e sono a rischio chiusura (Alitalia è solo l'ultimo esempio di una lunga catena); non produciamo energia, che compriamo a prezzi altissimi dagli altri Paesi, innescando anche un complesso di dipendenza che spesso può trasformarsi in ricatto; abbiamo i conti pubblici in grave dissesto, con un debito da risanare; i giovani e meno giovani arrivano a fatica a fine mese, e stanno dando fondo alle scorte della generazione precedente; gran parte del Paese è indebitata con le banche per l'acquisto di beni (casa e non solo), spesso senza reali garanzie sulle coperture effettive; le attività produttive sono polverizzate nelle partite iva, che in genere producono precarietà diffusa; lo Stato ha dismesso gran parte del proprio patrimonio immobiliare, trovandosi da oggi più povero di beni e con più spese da affrontare.
    Se a questo quadro sconfortante si aggiunge il fatto che manca una prospettiva di rilancio vero, per il futuro, la conclusione non potrà essere che l'involuzione cronicizzata. Questa prospettiva può darla soprattutto la ricerca scientifica e tecnologica. Può darlo un sano circolo virtuoso da innescare sia con le università, sia con le aziende che intendono investire in questo settore. Si tratta di un investimento di medio lungo periodo, ma estemamente efficace e promettente, con applicazioni e conseguenze positive in tutti i settori.
    Se oggi l'Italia vivesse questo periodo di crisi sapendo però di aver investito bene nel proprio futuro, il domani potrebbe essere guardato con gli occhi della speranza, come l'inizio della rinascita.
    Purtroppo non è così. Accanto al disastro elencato, dobbiamo aggiungere la rinuncia a scommettere sul futuro.
    Un Paese che va avanti così, domani si ritroverà nel novero di quelli "in via di sviluppo". Con la differenza che mentre gli altri crescono da una situazione di povertà, noi da ricchi che eravamo, continueremo a regredire.

 

 
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