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Discussione: L'emisfero occidentale

  1. #21
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    Predefinito Rif: L'emisfero occidentale

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    In quanto europei? Arriviamo a conclusioni diverse in quanto partiamo da posizioni diverse. Io avrei detto: "in quanto controrivoluzionari", oppure "in quanto destri", se non proprio "in quanto conservatori"... tu invece dici "in quanto europei", come se l'Europa - o meglio l'Idea di Europa che hai fatto tua - fosse l'alfa e l'omega del nostro impegno politico.
    Esatto!

    Io mi reputo certamente europeo perchè sono nato sul suolo europeo.
    Mi pare di sentire un sinistroide cosmopolita... :mmm:

    Ma è solo la geografia a legarmi all'Europa e nulla più. Nasco infatti nel 1967 e il panorama che ho subito di fronte nulla ha più in comune con i ricordi di Schmitt. Quando ero bambino potevo respirare la differenza che c'era tra una famiglia, come la mia, "occidentale", e altre famiglie di tipo "comunista". Noi occidentali venivamo battezzati e osservavamo il catechismo, ma allo stesso tempo potevamo guardare la tv e giocare con bambolotti di plastica. Chi nasceva in una famiglia comunista era diverso da me: Dio non faceva parte della sua vita, andava alle manifestazioni politiche col suo papà, nella sua casa si ascoltavano i cantautori impegnati oppure le canzoni di protesta e in genere lo stile di vita con cui era a contatto era più spartano del mio. Tu queste cose non puoi saperle, ma io che nel 1977 avevo dieci anni posso affermare che allora non si era tutti "uguali" come oggi. C'era chi non sapeva "chi fosse" Pippo Baudo, chi non comprava le Barbie alle figlie, chi non andava al catechismo, chi non comprava il quotidiano della sua città. Chi nasceva in una famiglia comunista si trovava forzatamente a condividere le scelte di chi era più grande di lui: l'ascolto degli Inti-Illimani, il gioco degli scacchi, il sacco a pelo, giornali come Il Manifesto e Paese Sera. Noi giocavamo ai cowboys, loro ai partigiani; noi impugnavamo le colt, loro il mitra. Dov'era l'Europa in quei giorni? E chi l'ha vista mai? La mia generazione non ha conosciuto l'Europa, ma un muro: un muro che divideva l'Ovest dall'Est, e le anime stesse dei popoli occidentali.
    Mi dispiace per te, ma fondare un discorso politico su dei ricordi di infanzia o sull'assolutizzazione del proprio stile di vita non è assolutamente condivisibile...
    Ultima modifica di José Frasquelo; 09-02-10 alle 11:05

  2. #22
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    Predefinito Rif: L'emisfero occidentale

    Citazione Originariamente Scritto da JnanaTapas Visualizza Messaggio

    Mi dispiace per te, ma fondare un discorso politico su dei ricordi di infanzia o sull'assolutizzazione del proprio stile di vita non è assolutamente condivisibile...

    Precisamente.
    Peraltro il discorso di Florian mi pare stereotipato e stilizzato.
    L'arte di essere P.A.

  3. #23
    Bello e dannato
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    Predefinito Rif: L'emisfero occidentale

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Il mondo di Schmitt non esiste più nè tornerà, così come in Francia non tornerà più il Re e gli occidentali un domani non avranno più la pelle bianca. Siamo tutti tenuti a fare i conti con la realtà che ci circonda, per quanto spiacevole possa essere.
    Scusa, ma la stessa identica obiezione si potrebbe rivolgere a te.
    Anche il mondo che hai evocato tu non esiste più.
    L'arte di essere P.A.

  4. #24
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    Predefinito Rif: L'emisfero occidentale

    Citazione Originariamente Scritto da JnanaTapas Visualizza Messaggio
    Mi pare di sentire un sinistroide cosmopolita... :mmm:
    Ma perchè dài delle risposte così, a cazzo (scusa, eh), senza riflettere un momento su quanto è scritto? Mai stato un cosmopolita, anzi, un amante dei muri...

    Mi dispiace per te, ma fondare un discorso politico su dei ricordi di infanzia o sull'assolutizzazione del proprio stile di vita non è assolutamente condivisibile...
    Anche questa è una risposta superficiale che va fuori bersaglio. Non è che uno "fonda" il proprio discorso politico sui ricordi, ma al contrario è l'affermazione che la politica (in primis la politica di destra) si fonda sul reale e non sull'immaginario. Io ho messo in luce come la visione di chi è nato all'inizio del XX secolo non può essere la stessa di chi è nato dopo la guerra e che chi ha vent'anni oggi sarà soggetto a vedere le cose ancora in maniera diversa! Perchè siamo tutti il frutto di esperienze, di un mondo che cambia. Quando si è molto giovani, tuttavia, si tende a colmare un deficit naturale di vissuto con il mito, con la letteratura. E' normale... La maggior parte di coloro che sono "conservatori" a 40 anni e passa è stata su posizioni "radicali" (di destra o sinistra non importa) nel periodo dell'adolescenza.

    Per Giò e per te, che siete ragazzi, l'Occidente non significa nulla, e a ragione perchè non lo avete mai conosciuto. Anche l'inglese, i giocattoli di plastica e la tv vi sembrano tutto sommato insignificanti al tempo di Internet... Il vostro stile di vita, i vostri gusti sono simili a quelli dei vostri avversari, perchè siete nati in un mondo fluido, senza barriere, dove tutto è transitorio, modificabile, a partire da un avatar o un nick. Fate almeno lo sforzo di capire che il vostro mondo, ciò che per voi è realtà "assoluta", per altri è solo l'ultimo paragrafo di un libro...
    Ultima modifica di Florian; 09-02-10 alle 11:28

  5. #25
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    Predefinito Rif: L'emisfero occidentale

    Citazione Originariamente Scritto da Pieralvise Visualizza Messaggio
    Anche il mondo che hai evocato tu non esiste più.
    Non esiste più, ma pesa di più in quanto è stato "vissuto" e non meramente "sognato".
    Ultima modifica di Florian; 09-02-10 alle 11:30

  6. #26
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    Predefinito Rif: L'emisfero occidentale

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Ma perchè dài delle risposte così, a cazzo (scusa, eh), senza riflettere un momento su quanto è scritto? Mai stato un cosmopolita, anzi, un amante dei muri...
    Hai capito bene cosa volevo intendere invece...



    Anche questa è una risposta superficiale che va fuori bersaglio. Non è che uno "fonda" il proprio discorso politico sui ricordi, ma al contrario è l'affermazione che la politica (in primis la politica di destra) si fonda sul reale e non sull'immaginario. Io ho messo in luce come la visione di chi è nato all'inizio del XX secolo non può essere la stessa di chi è nato dopo la guerra e che chi ha vent'anni oggi sarà soggetto a vedere le cose ancora in maniera diversa! Perchè siamo tutti il frutto di esperienze, di un mondo che cambia. Quando si è molto giovani, tuttavia, si tende a colmare un deficit naturale di vissuto con il mito, con la letteratura. E' normale... La maggior parte di coloro che sono "conservatori" a 40 anni e passa è stata su posizioni "radicali" (di destra o sinistra non importa) nel periodo dell'adolescenza.

    Per Giò e per te, che siete ragazzi, l'Occidente non significa nulla, e a ragione perchè non lo avete mai conosciuto. Anche l'inglese, i giocattoli di plastica e la tv vi sembrano tutto sommato insignificanti al tempo di Internet... Il vostro stile di vita, i vostri gusti sono tutto sommato simili a quelli dei vostri avversari, perchè siete nati in un mondo fluido, senza barriere, dove tutto è transitorio, modificabile, a partire da un avatar o un nick. Fate almeno lo sforzo di capire che il vostro mondo, ciò che per voi è realtà "assoluta", per altri è solo l'ultimo paragrafo di un libro...
    Ah, quanto sei lontano dalla verità. Anzi, se fosse come dici tu dovremmo avere tutt'altri miti, ricordati che il mito dell'Occidente e dell'America è stato il mito dei militanti di AN, anche molto giovani, per tutti gli anni 90-00.
    Altra osservazione: essere realisti ha tutt'altro significato da ciò che intendi tu, e in primis significa comprendere cosa è giusto e cosa è vero al di là delle apparenze frutto di uno stile di vita individuale e dunque frutto di una faziosità, di una partigianeria.

  7. #27
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    Predefinito Rif: L'emisfero occidentale

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Il mondo di Schmitt non esiste più nè tornerà, così come in Francia non tornerà più il Re e gli occidentali un domani non avranno più la pelle bianca. Siamo tutti tenuti a fare i conti con la realtà che ci circonda, per quanto spiacevole possa essere.
    Natürlich. Ma infatti Schmitt non prevede un simile ritorno. Prevede l'unità del mondo o i Grossräume.

  8. #28
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    Predefinito Rif: L'emisfero occidentale

    Citazione Originariamente Scritto da JnanaTapas Visualizza Messaggio
    Hai capito bene cosa volevo intendere invece...
    Tu mi hai paragonato a un sinistro "cosmopolita", tutto il contrario di quello che sono. Magari per te ed altri "americano" (o "filoamericano") vuol dire "wilsoniano" e "wilsoniano" eguale a "cittadino del mondo". Ma io se nel tempo presente posso pur dirmi un "filoamericano", non sono mai stato un "wilsoniano", nemmeno in quell'accezione neocon pur assai distante dal wilsonismo vero e proprio, che è quello di matrice liberal. Potrei definirmi invece un "jacksoniano" nell'accezione data da Walter Russell Mead nel suo importante libro di storia della politica estera americana "Il serpente e la colomba" (Garzanti). Ma sulla differenza tra hamiltoniani, jacksoniani, wilsoniani di destra e di sinistra ci tornerò in seguito. Tuttavia faccio notare ancora una volta l'approssimazione con la quale la DR è solita guardare all'America e alla sua politica.

    Ah, quanto sei lontano dalla verità. Anzi, se fosse come dici tu dovremmo avere tutt'altri miti, ricordati che il mito dell'Occidente e dell'America è stato il mito dei militanti di AN, anche molto giovani, per tutti gli anni 90-00.
    Non ho compreso questo passaggio. E dubito fortemente di quanto dici riguardo i giovani di AN.

    Altra osservazione: essere realisti ha tutt'altro significato da ciò che intendi tu, e in primis significa comprendere cosa è giusto e cosa è vero al di là delle apparenze frutto di uno stile di vita individuale e dunque frutto di una faziosità, di una partigianeria.
    Io ho fatto degli esempi, ho cercato attraverso immagini "stilizzate" (per riprendere l'affermazione di Pieralvise) il mondo nel quale sono vissuto. E' senza dubbio una ricostruzione parziale: non tutti i comunisti potevano ascoltare, come mio zio, Dalla e Inti-Illimani, tuttavia posso affermare senza ombra di dubbio che i comunisti allora non vedevano Sanremo; così come non vedevano i western di John Ford perchè "militaristi"; non si esaltavano per il gioco del calcio e così via. Cosicchè era facile accorgersi di chi era "bianco" e chi era "rosso": non solo il voto era diverso, ma anche lo stile di vita. D'altronde basta guardarsi film tipo "Ecce Bombo", di Nanni Moretti, per avere un'idea piuttosto verosimile di quello che era la sinistra degli anni settanta...
    Ultima modifica di Florian; 09-02-10 alle 14:29

  9. #29
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    Predefinito Rif: L'emisfero occidentale

    Faccio un'altra considerazione. Fino agli anni novanta non ho mai avuto la percezione di un conflitto - politico e culturale - tra Europa e Occidente. Se ho detto che da ragazzo sentivo forte il legame "politico" con l'Ovest americano, nondimeno "culturalmente" mi sono sempre sentito europeo. E così anche i miei genitori e ancor di più i miei nonni. Era la sinistra, anche qui, che disconosceva insieme all'Occidente anche l'Europa. Io sono cresciuto nella cultura classica: a casa avevamo pianoforte e violino, oltre ai quadri naturalistici di mio nonno - pittore e scrittore "d'annunziano" oltre che carabiniere; il primo libro illustrato che mi è stato regalato era l'Iliade (ottima edizione, tra l'altro, mica le schifezze che circolano oggi in giro). E la RAI dell'epoca passava l'Odissea, Pinocchio, i Promessi Sposi, mica l'Isola dei Famosi! E' su questa base culturale profondamente europea che si inserirono successivamente i vari Fonzie, Starsky & Hutch e via discorrendo. Noi eravamo europei e perciò occidentali: non c'era contraddizione dei termini. Al contrario era la sinistra che nel suo odio antioccidentale disconosceva la "Vecchia Europa". Anzi, soprattutto la "Vecchia Europa", considerata la patria di tutti i conservatorismi e di tutti i fascismi.

    Il mio è un ragionamento di parte "borghese". Ma sono convinto che anche nelle famiglie più specificamente missine fino agli anni settanta si condivideva la stessa visione delle cose: Italia, Europa, Occidente erano legati insieme tanto dall'anticomunismo politico tanto dal classicismo culturale. E' dagli anni ottanta che il "terzaforzismo" neofascista inizia a permeare di sè anche la destra "ufficiale". E' negli anni ottanta che l'Italiano Toto Cotugno celebra un "partigiano come Presidente" e denuncia "troppa America sui manifesti", tanto che non capisci bene se sta facendo un discorso di sinistra o di destra. Espressione canora di quel "socialismo tricolore" che in quegli anni inizia a pervadere e la sinistra (socialista) e la destra (neofascista). Ma gli anni ottanta sono solo il preludio dei novanta: il comunismo sta morendo, il radicalismo laico si afferma, la globalizzazione incombe, il politically correct è realtà...

    Paradossalmente la vittoria dell'Europa-Occidente sul comunismo asiatico si tramuta nella creazione di un'antiEuropa antiamericana (UE). E l'America, dal canto suo, sancisce questo divorzio politico e culturale negrizzandosi sempre di più e affermando i disvalori di Woodstock. E' l'epoca di Prodi e di Clinton, è l'Ulivo mondiale, è il trionfo dell'euro e della tecnocrazia, del mercatismo e della new age, del girl power e dei tatuaggi... Non esiste più Est nè Ovest, nè destra nè sinistra, solo una civiltà globale consumistica, atea e cosmopolita. Un passo avanti verso l'anarchia.
    Ultima modifica di Florian; 09-02-10 alle 15:37

  10. #30
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    Predefinito Rif: L'emisfero occidentale

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    In quanto europei? Arriviamo a conclusioni diverse in quanto partiamo da posizioni diverse. Io avrei detto: "in quanto controrivoluzionari", oppure "in quanto destri", se non proprio "in quanto conservatori"... tu invece dici "in quanto europei", come se l'Europa - o meglio l'Idea di Europa che hai fatto tua - fosse l'alfa e l'omega del nostro impegno politico.

    Io mi reputo certamente europeo perchè sono nato sul suolo europeo. Ma è solo la geografia a legarmi all'Europa e nulla più. Nasco infatti nel 1967 e il panorama che ho subito di fronte nulla ha più in comune con i ricordi di Schmitt. Quando ero bambino potevo respirare la differenza che c'era tra una famiglia, come la mia, "occidentale", e altre famiglie di tipo "comunista". Noi occidentali venivamo battezzati e osservavamo il catechismo, ma allo stesso tempo potevamo guardare la tv e giocare con bambolotti di plastica. Chi nasceva in una famiglia comunista era diverso da me: Dio non faceva parte della sua vita, andava alle manifestazioni politiche col suo papà, nella sua casa si ascoltavano i cantautori impegnati oppure le canzoni di protesta e in genere lo stile di vita con cui era a contatto era più spartano del mio. Tu queste cose non puoi saperle, ma io che nel 1977 avevo dieci anni posso affermare che allora non si era tutti "uguali" come oggi. C'era chi non sapeva "chi fosse" Pippo Baudo, chi non comprava le Barbie alle figlie, chi non andava al catechismo, chi non comprava il quotidiano della sua città. Chi nasceva in una famiglia comunista si trovava forzatamente a condividere le scelte di chi era più grande di lui: l'ascolto degli Inti-Illimani, il gioco degli scacchi, il sacco a pelo, giornali come Il Manifesto e Paese Sera. Noi giocavamo ai cowboys, loro ai partigiani; noi impugnavamo le colt, loro il mitra. Dov'era l'Europa in quei giorni? E chi l'ha vista mai? La mia generazione non ha conosciuto l'Europa, ma un muro: un muro che divideva l'Ovest dall'Est, e le anime stesse dei popoli occidentali.

    Quando nell'89 quel muro cadde restituendo la libertà ai tedeschi, chi era cresciuto come me con Derrick e Rummenigge ne fu felicissimo, ma ancora non sapeva cos'era l'Europa. Iniziò ad impararlo immediatamente dopo, grazie al Trattato di Maastricht e ne ebbe conferma al tempo dell'euro. Non era un granchè quest'Europa: dovunque si guardasse, il cambiamento era avvenuto in peggio, non in meglio. Di colpo non c'erano più nemici, ci trovavamo ad essere tutti uguali, ma questa uguaglianza aveva un prezzo: ad imporre i valori comuni non eravamo stati noi, che pure avevamo vinto, ma i nostri avversari.
    Che ne puoi sapere tu di tutto ciò, che sei nato (non so se dire "fortunatamente") nel 1991? Che ne sai tu di quella società spaccata in due parti, rossi e bianchi, che nel 1974 visse lo scontro calcistico tra Beckenbauer e Sparwasser (e poi tra Beckenbauer e Cruijff) come una guerra civile? Dov'era l'Europa, allora? Con chi stava l'Europa?
    Non c'era l'Europa allora e non c'è oggi. Il mondo di Schmitt non esiste più nè tornerà, così come in Francia non tornerà più il Re e gli occidentali un domani non avranno più la pelle bianca. Siamo tutti tenuti a fare i conti con la realtà che ci circonda, per quanto spiacevole possa essere.
    Ti si potrebbe chiedere allora come tu possa dirti - orgogliosamente - filo-americano, dato che negli Stati Uniti non c'hai mai messo piede, a differenza del sottoscritto
    Quello che però tu fai è un discorso meramente esistenziale, che non mi interessa.
    Stiamo parlando di questioni 'politiche' e rilevanti sul piano giuridico internazionale. Non stiamo parlando dei bambolotti della Mattel o delle canzoni di De Andrè, ma di un qualcosa che sulla realtà concreta ha inciso, incide e inciderà molto di più.
    Perchè dico in quanto 'Europei'? Perchè noi siamo bianchi, europei e italiani nonchè cattolici ed in quanto tali dobbiamo ragionare.
    L'essere di Destra implica necessariamente l'essere 'identitari', cioè il sentirsi parte di una comunità, di una collettività, di una nazione e - in definitiva - di una civiltà.
    Se tu consideri te stesso 'americano' che posso dirti? Fai come credi.
    Ma la tua è un'aspirazione. Si tratta di un sogno, di un'astrazione della tua mente. Non è ciò che sei concretamente.

    Ecco fra l'altro un altro grande difetto della modernità: la mancanza di concretezza nel pensiero, che si vede scollato dalla realtà.

    Posso permettermi una domanda: hai mai letto Schmitt? E se sì, che cosa?

    Schmitt è uno dei pensatori più attuali, tant'è che non a caso tutti i tuoi 'amati' neo-conservatori americani ne hanno più o meno ripreso le teorie, adattandole alle loro istanze.
    Samuel Huntington e Leo Strauss sono partiti da Carl Schmitt nel formulare le loro tesi. Poi, per carità, è vero che han dato giudizi di valore diversi, sotto certi aspetti, da quelli schmittiani.
    L'attualità di Schmitt trova conferma nel fatto che ancora oggi ci si interroga sul messaggio trasmessoci da lui e sul contenuto dei suoi scritti.

 

 
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