
Originariamente Scritto da
Florian
In quanto europei? Arriviamo a conclusioni diverse in quanto partiamo da posizioni diverse. Io avrei detto: "in quanto controrivoluzionari", oppure "in quanto destri", se non proprio "in quanto conservatori"... tu invece dici "in quanto europei", come se l'Europa - o meglio l'Idea di Europa che hai fatto tua - fosse l'alfa e l'omega del nostro impegno politico.
Io mi reputo certamente europeo perchè sono nato sul suolo europeo. Ma è solo la geografia a legarmi all'Europa e nulla più. Nasco infatti nel 1967 e il panorama che ho subito di fronte nulla ha più in comune con i ricordi di Schmitt. Quando ero bambino potevo respirare la differenza che c'era tra una famiglia, come la mia, "occidentale", e altre famiglie di tipo "comunista". Noi occidentali venivamo battezzati e osservavamo il catechismo, ma allo stesso tempo potevamo guardare la tv e giocare con bambolotti di plastica. Chi nasceva in una famiglia comunista era diverso da me: Dio non faceva parte della sua vita, andava alle manifestazioni politiche col suo papà, nella sua casa si ascoltavano i cantautori impegnati oppure le canzoni di protesta e in genere lo stile di vita con cui era a contatto era più spartano del mio. Tu queste cose non puoi saperle, ma io che nel 1977 avevo dieci anni posso affermare che allora non si era tutti "uguali" come oggi. C'era chi non sapeva "chi fosse" Pippo Baudo, chi non comprava le Barbie alle figlie, chi non andava al catechismo, chi non comprava il quotidiano della sua città. Chi nasceva in una famiglia comunista si trovava forzatamente a condividere le scelte di chi era più grande di lui: l'ascolto degli Inti-Illimani, il gioco degli scacchi, il sacco a pelo, giornali come Il Manifesto e Paese Sera. Noi giocavamo ai cowboys, loro ai partigiani; noi impugnavamo le colt, loro il mitra. Dov'era l'Europa in quei giorni? E chi l'ha vista mai? La mia generazione non ha conosciuto l'Europa, ma un muro: un muro che divideva l'Ovest dall'Est, e le anime stesse dei popoli occidentali.
Quando nell'89 quel muro cadde restituendo la libertà ai tedeschi, chi era cresciuto come me con Derrick e Rummenigge ne fu felicissimo, ma ancora non sapeva cos'era l'Europa. Iniziò ad impararlo immediatamente dopo, grazie al Trattato di Maastricht e ne ebbe conferma al tempo dell'euro. Non era un granchè quest'Europa: dovunque si guardasse, il cambiamento era avvenuto in peggio, non in meglio. Di colpo non c'erano più nemici, ci trovavamo ad essere tutti uguali, ma questa uguaglianza aveva un prezzo: ad imporre i valori comuni non eravamo stati noi, che pure avevamo vinto, ma i nostri avversari.
Che ne puoi sapere tu di tutto ciò, che sei nato (non so se dire "fortunatamente") nel 1991? Che ne sai tu di quella società spaccata in due parti, rossi e bianchi, che nel 1974 visse lo scontro calcistico tra Beckenbauer e Sparwasser (e poi tra Beckenbauer e Cruijff) come una guerra civile? Dov'era l'Europa, allora? Con chi stava l'Europa?
Non c'era l'Europa allora e non c'è oggi. Il mondo di Schmitt non esiste più nè tornerà, così come in Francia non tornerà più il Re e gli occidentali un domani non avranno più la pelle bianca. Siamo tutti tenuti a fare i conti con la realtà che ci circonda, per quanto spiacevole possa essere.