La censura:
Dal Velo di Maya al... Velo sui Maya!![]()


La censura:
Dal Velo di Maya al... Velo sui Maya!![]()


L'ho proposto a titolo di documentazione. Comunque, io ancora non ho capito se è una cazzata il film - che ancora non ho visto - o se sono cazzate le recensioni che si leggono... Tu, Paul, hai visto il film? Lo vedrai?
Sì, l'ho visto. E mi pare che di razzismo non ce ne sia per niente.
Il problema è un altro, e il film di Gibson non è che un semplice episodio di questo problema che ci trasciniamo dietro da decenni: secondo la vulgata, gli europei sono kattivi, i selvaggi buoni. Chi cerca di sparigliare le carte viene bollato nel solito modo. Oggi è toccato a Gibson, che ha osato presentare i Maya fuori dai consueti bozzetti idilliaci...
giovedì, gennaio 11, 2007
"Apocalypto": L'occhio antropologico di Mel Gibson
Le polemiche su “Apocalypto” sono importanti per scoprire l’ ipocrisia di certa sinistra al caviale, ma anche per fare luce, come dire, sull’ “occhio antropologico” di Gibson. Come vedremo, il suo non è un approccio comune, soprattutto nell’ambito del cinema hollywoodiano, che di solito punta su una specie di “violenza democratica”, di largo consumo, e tutto sommato normalizzante. Gibson invece va in un'altra direzione.
Ma cominciamo dalla sinistra del bon ton morale.
Ora, si tratta di un sinistra, per un verso pronta a condannare verbalmente ogni forma di violenza. Si pensi alla stantia retorica sul bullismo che legioni di opinionisti “liberal” combattono, senza alcuna paura del ridicolo, come una forma di pericolosa “criptopropensione” al totalitarismo che può svilupparsi nell’adolescente. E per l’altro disposta a giustificare anche la morte violenta dei nemici (presuntivi) del sistema, come Saddam. Basti ricordare le contraddittorie prese di posizione di alcuni noti “umanitaristi” laici, come Mieli e Scalfari, contrari all’impiccagione dell’ex rais, ma favorevoli a forme di giustizia popolare a “caldo”.
A queste due inconsistenti posizioni “teoriche” va sommata la violenza mediatica, che quotidianamente penetra nelle case attraverso la televisione, favorendo passivamente negli stessi bambini e adolescenti, di cui però si teme il bullismo di ritorno, l’ accettazione della violenza, spesso più feroce, come normale componente dei rapporti sociali.
In tale contesto, a dir poco schizofrenico, “Apocalypto” di Gibson è stato attaccato da tutte le parti, e in modo particolare, da certa sinistra buonista, che pur odiando a parole la violenza, non si sarebbe dispiaciuta di una fine stile Piazzale Loreto per Saddam… Ma c’è dell’altro: questa sinistra “libertaria”, non era fino a poco tempo fa contraria a ogni forma di censura? O ha cambiato idea appena è uscito il film di Mel Gibson?
Propendiamo per la seconda ipotesi. Infatti, all’attore e cineasta americano la cultura “liberal” mondiale non ha ancora perdonato il successo di un film integralista, come "The Passion" . E perciò alla prima occasione ha chiesto a gran voce, come sta avvenendo in Italia, l’intervento della censura cinematografica.
Si tratta di una posizione che brilla per la sua ipocrisia. Vediamo perché
In primo luogo, libertà vuole, che sia lo stesso spettatore a decidere, e per il minore, i genitori. Se ci si batte per la libertà individuale, e si ritiene l’individuo libero di scegliere, la libertà deve valere per tutti e sempre. Non può essere condizionata dalle simpatie o antipatie culturali. E ciò la dice lunga sulla vera natura dello spirito libertario di cui certi “progressisti” si sono nominati depositari.
In secondo luogo, invocare il ruolo decisivo della censura cinematografica, significa fare un passo indietro. Vuol dire reintrodurre una specie di tutorato pubblico, e perciò anteporre, nel caso dei minori, una specie di Stato-Padrone alle famiglie. Il che fa dubitare sull’autenticità del liberalismo che anima la sinistra al caviale.
In terzo luogo, la violenza, che come abbiamo notato, viene veicolata quotidianamente dai media, e in particolare dalla televisione (perfino nei cartoni animati…), non può essere esorcizzata a colpi di divieti. Andrebbe invece studiata in rapporto al contesto in cui la si rappresenta: il vero punto della questione è costituito dal pericolo di rappresentarla - magari nelle sue forme estreme e sadiche - come una componente normale dei rapporti sociali. L’esempio classico è quello dell’incoraggiamento a farsi giustizia da soli per futili motivi… Un “approccio” che caratterizza in larga parte la cinematografia hollywoodiana, popolata appunto di serial killer, giustizieri della notte, eroi negativi, quasi sempre guardati con occhio benevolo, se non del tutto compiaciuto. Tutti film per i quali, i “liberal” delle due sponde dell’Oceano, difficilmente hanno invocato divieti.
Nel film di Gibson la violenza è contestualizzata nel quadro di una società, come quella Maya, dove come mostrano gli studi antropologici, la violenza più efferata, come totale monopolio delle classi dominanti, vi svolgeva un ruolo pari a quello che la “forza pubblica” (che non è altro che “violenza istituzionalizzata, o legale) svolge nelle nostre società. Insomma, Gibson descrive la “violenza dei Maya in modo esattamente contrario, a come in genere viene rappresentata la violenza dell’antieroe pulp. Nel caso dei Maya, la violenza scende dall’alto, e come tale viene contestualizzata visto che si tratta di una società castale. Mentre in certe truculente pellicole hollywoodiane, dove invece la violenza sale dal basso, l’omicidio finisce per acquisire una sua pericolosa “normalità democratica”…
Tuttavia la diversità non è solo nelle due società, ma anche nello sguardo del regista. Quello di Gibson, pur indulgendo su certi cliché del cinema americano, non è mai benevolo. Il suo è l’occhio dell’antropologo che fissa, senza ipocrisie, il Leviatano Maya. Come in precedenza ha fissato, senza assolverlo, quello di Roma antica.
posted by Carlo Gambescia | 80 AM | 3 comments
http://carlogambesciametapolitics.blogspot.com/








APOCALYPTO promette di essere un film molto interessante , come testimoniano tutte le varie polemiche scatenate recentemente ; sembra proprio che Mel Gibson , da tempo nell’occhio del ciclone e criminalizzato da comunità ebraiche e servi affini anche per sue frasi da ubriaco eppure veritiere (in vino veritas!) , abbia fatto di nuovo centro…Quante storie e critiche insensate gli vengono rivolte , come se di film violenti non ce ne fossero in abbondanza e non venissero passati anche in prima serata televisiva!! Che ipocrisia volgare , è ovvio che il motivo reale della protesta deve essere un altro : non ha caso qualcuno gli ha già mosso l’accusa di razzismo eurocentrico…Questa è forse la giusta chiave di lettura : la sua colpa sarebbe quella di aver mostrato in maniera nuda e cruda la società maya , intrinsecamente violenta , e quindi di aver presentato un quadro realistico della situazione storica dell’epoca. Ovviamente per i buonisti e terzomondisti che idealizzano i selvaggi extraeuropei questo è un affronto , un delitto ed un oltraggio contro le popolazioni di quel tipo ; loro avrebbero preferito che fossero state presentate in un’ottica del tutto diversa , idealizzata , idilliaca , mostrando una società pacifica con costumi evoluti e perfino migliori dei nostri. Anche se ciò non corrispondeva a verità , chi se ne frega , l’importante è glorificare tutto ciò che non è europeo!! Conviene dimenticarsi dei sanguinari sacrifici umani a cui erano dediti , per rimarcare le colpe degli spietati conquistadores spagnoli intolleranti e sterminatori di quei popoli mansueti ed incapaci di compiere violenze. Le solite balle di chi mira a far credere che la crudeltà sia tipica degli europei e della razza bianca , presentando le altre razze come povere vittime dei progetti bianchi di schiavismo e sterminio. Dimenticandosi della realtà , ossia che le violenze le hanno praticati tutti e non solo alcuni , che le tribù locali stesse si schiavizzavano e massacravano fra di loro per prime e che in confronto gli europei erano pacifici...
Come ha ben scritto Paul Atreides poco sopra :
"Il problema è un altro, e il film di Gibson non è che un semplice episodio di questo problema che ci trasciniamo dietro da decenni: secondo la vulgata, gli europei sono kattivi, i selvaggi buoni. Chi cerca di sparigliare le carte viene bollato nel solito modo. Oggi è toccato a Gibson, che ha osato presentare i Maya fuori dai consueti bozzetti idilliaci..."
Esatto!! Lodevole pure il 3d da te aperto : "CONTRORICORDO"
http://www.politicaonline.net/forum/showthread.php?t=158362
http://www.politicaonline.net/forum/showthread.php?t=313778&page=3
Per dogma laico si stabilisce che le ragioni stanno tutte dalla parte dei c.d. popoli di colore...(oltre che del c.d. popolo eletto per antonomasia in primis...di cui si tace su questo : "Gli EBREI TRAFFICANTI di SCHIAVI NEGRI" http://forum.giovani.it/t20645-gli-e...avi-negri.html
ECCO GLI SCHIAVISTI EBREI : JEW WATCH
http://www.jewwatch.com/jew-atrociti...ip-owners.html
http://www.jewwatch.com/jew-atrocities-slaves.html
http://www.radioislam.org/crime/slaves/
http://www.blacksandjews.com/books.html
Molti ebrei e rabbini in particolare avevano un gran numero di schiavi negri , in proporzione maggiore degli altri , mentre invece tanti euro-americani ne erano privi.
Ma per qualche ‘strano’ motivo (leggi : potere di ricatto morale e di falsificazione storica giudaica) ciò non viene quasi mai precisato nei libri ‘ufficiali’ sul tema…Si nominano schiavisti europei (portoghesi , spagnoli , olandesi , inglesi , ecc.) , arabi e africani , ma sugli schiavisti ebrei si tace pudicamente e vilmente per evitare accuse ideologiche e stereotipate di “antisemitismo” , con tutto quel che ne consegue solitamente ovvero la “maledizione” e la “demonizzazione” nei confronti di chi osa proclamare la realtà dei fatti…V. qui per altri dettagli :
"Il volto nascosto della schiavitù"
http://www.uomo-libero.com/articolo.php?id=328
Ottimo articolo di Gianantonio Valli che documenta l'importante e quasi preponderante ruolo svolto dall'ebraismo nella schiavitù degli afro-americani.
Perché non ne parli su "controricordo" Paul? Anche il libro "La tratta degli schiavi" di cui fai una breve recensione , tace su questo punto fondamentale...) e chi osa contraddire la vulgata passa per odiatore razziale!!
Consiglio fra l'altro la lettura di questo libro di Giorgio Bianco :
http://web.venet.net/libridelponte/det-libro.asp?ID=275
"Particolarmente interessante è il capitolo dedicato alla confutazione di un mito della correttezza politica: quello del buon selvaggio. Dati storici alla mano, Bianco spiega che l’idea secondo cui prima dell’incontro con gli europei le popolazioni indigene fossero pacifiche, leali, generose, tolleranti, spiritualiste ed ecologiste è una mistificazione intellettuale bella e buona. Lungi dal mostrare un “sacrale” rispetto per gli altri uomini, la terra, animali e per la natura, le popolazioni precolombiane del Nord, del Centro e del Sud dell’America (dai pellerossa agli Aztechi ai Maya agli Incas) furono tra le più crudeli, bellicose e antiecologiche che la storia ricordi. Inoltre è scorretto pure definirle come “native”, perché esse non furono altro che le penultime tra le tante popolazioni che migrarono in quel continente scacciando o sterminando le popolazioni precedenti."
Esatto...ma su questo si preferisce sorvolare...
Perché mai se quei selvaggi si uccidono fra loro va bene , ma se qualcuno poi li tocca allora loro sono vittime ed i conquistatori carnefici?! Inoltre , come è stato ampiamente confermato da studi storici seri , quello dello sterminio dei popoli precolombiani del centro-sud america e pure del nord-america è uno pseudomito menzognero frutto della propaganda antieuropea esattamente come il presunto olocausto giudaico durante la 2 guerra mondiale. Sono tutte leggende nere senza fondamento storico. In realtà , senza comunque negare certe violenze che ci furono ma in ogni caso reciproche , la decimazione di quelle popolazioni fu dovuto a malattie e virus importati dagli spagnoli e non da premeditati progetti di sterminio ; gli stessi spagnoli morirono a migliaia per gli stessi motivi.
Ormai le denunce di Las Casas (un giudeo che soffriva di certe patologie mentali) non sono più considerate attendibili.
Su Nord America , pellerossa e cowboys v.qui : http://forum.giovani.it/t2534-p4-ingiustizie-e-indiani-damerica.html
http://web.venet.net/libridelponte/d...colo.asp?ID=77
Inoltre Paul ha scritto che :
"se è giusto demolire il mito del ''buon selvaggio'', credo che allora se ciò vale per le civiltà mesoamericane e andine vale ancora di più per i pellerossa, che rispetto a Maya, Incas e Aztechi erano indietro di qualche millennio..."
Si , hai ragione in parte anche qui , però c'è da dire che io preferisco i pellerossa perché quelle schifezze di sacrifici umani reiterati non le facevano e , seppur estremamente 'arretrati' tecnologicamente , erano culturalmente degni di assai miglior stima. Erano si selvaggi , ma liberi e nobili come li definiva pure Calhoun. Invece Maya , Aztechi e Incas avevano dei sistemi totalitari e dispotici quasi comunistici ed il fatto che presentassero caratteri tecnici più 'evoluti' é sicuramente dovuto ad un influsso estraneo portato loro probabilmente da popoli di razza bianca che prima di estinguersi o decadere ne costituivano l'aristocrazia (gli Incas ad es.). V. me sotto.
Riguardo alla violenza del film , ma vi pare possibile fare un film sui maya senza mostrare gli atti di violenza pandemici in quella società?! Facevano sacrifici umani con la stessa facilità con cui noi facciamo colazione la mattina e forse Gibson doveva sorvolare su tutto ciò?!
Caspita , certo che no ; ha fatto bene a sottolineare i metodi sanguinari e disgustosi di queste popolazioni per smentire una volta per tutte la boiata pazzesca del buon selvaggio (concetto erroneamente messo in bocca a Rousseau , ma che a ben vedere è una interpretazione successiva , poiché perfino quel caso clinico di ginevrino non osò idealizzare troppo i selvaggi). Sembra incredibile , eppure ancora oggi c’è chi crede (fra i bianchi degenerati e rimbecilliti , mica fra i non-bianchi che ben sanno come stanno le cose e ci invidiano , invadono e scimmiottano per complesso di inferiorità!!) che gli unici cattivi , sterminatori e violenti siano gli appartenenti alla razza bianca e che i popoli di colore sono sempre stati arretrati solo perché sfruttati e sottomessi dagli altri...o che il razzismo sia vizio odioso dei soli bianchi…V. qui :
http://forum.giovani.it/t64395-tvfictionfilm-e-propaganda-antibianca.html
"Interessante ricerca sull'odio razziale negli USA"
http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=310131
Ovviamente gli ignorantoni non sanno che il razzismo (o meglio l'etnocentrismo) esiste da sempre e tutti l'hanno praticato , oltre al fatto che il colonialismo europeo tanto criticato è un retaggio degli ultimi pochi secoli e che se avessero avuto elevate capacità qualitative quei popoli avrebbero avuto i millenni precedenti per dimostrarle , cosa che mai fecero se non quando si trovarono un po’ in relazione con popoli di cultura superiore con cui si trovarono saltuariamente in contatto!! Ormai è stato infatti anche documentato che potrebbe esserci stata la razza bianca pure alle origini di certe realizzazioni storiche dell’America precolombiana , gli Inca soprattutto…il mito degli Dei bianchi parla chiaro e le ricerche di Edmund Kiss , De Mahieu , Serrano , ecc. sono giunte a conclusioni storicamente interessanti , non-conformiste e rivoluzionarie. Comunque questa ipotesi fu già avanzata da De Gobineau ed altri nell’800 ; quel che allora era intuito ora è quasi provato con certezza. Sarebbe il caso di approfondire la storia nascosta dell’America precolombiana…come io ho provato a riassumere in questo mio vecchio 3d ed altri :
"L'AMERICA PRECOLOMBIANA e la Falsa Scoperta!!
12 OTTOBRE 1492 : il GIORNO dell’INGANNO!!"
http://forum.studenti.it/t406296-lamerica-precolombiana-e-la-falsa-scoperta.html
http://www.politicaonline.net/forum/showthread.php?p=4840206
VE LO RIPORTO TUTTO QUI :
"12 OTTOBRE 1492 : il GIORNO dell’INGANNO!! C.Colombo , ennesimo pseudoeroe mitizzato da occidentalisti e filostatunitensi , non scoprì proprio nulla!! Fra le tante falsificazioni storiche perpetrate dal sistema occidental-sionista e giudaico-massonico ai danni dei suoi ingenui (per non dire stupidi…) sudditi e per occultare la pericolosa (per i potentati stessi) verità nemica dei suoi interessi , c’è anche quella della presunta e falsissima scoperta del continente americano. Qui , io Holux , mi propongo di portare un po’ di documentazione riguardo anche a questo argomento , purtroppo semi-sconosciuto , per farvi riflettere ancora su tutte quelle falsità che ci vogliono far credere essere realtà indiscutibili.
In precedenza ho già scritto e riportato articoli sugli altri innumerevoli inganni ideologici su cui l’occidente sionista fonda la sua pseudolegittimità e di cui si serve per mantenerci in una condizione di schiavitù mentale (prese per il fondoschiena come : “sovranità popolare” , “stato di diritto” , “libertà democratica” , “progresso civile umano” , “evoluzione della specie” darwiniana o meno , fantasiosa “eguaglianza di tutti gli uomini” , “fratellanza globale” assolutamente utopica , “antirazzismo” aprioristico basato sulla frode dei cialtroni pseudoscienziati secondo cui “le razze non esistono” , “immortali principi dell’89” di giacobina e terroristica memoria , “olocausto nazista di 6 e più milioni ” mai avvenuto , “terrorismo islamico” creato con ‘diabolica’ perizia dagli usa ed israele , ecc.) ; queste balle incredibili ci vengono presentate come “dogmi laici” in cui siamo obbligati per forza a credere , nel nome di una tirannica democrazia massificante. In futurò approfondirò ulteriormente queste faccende ; in particolare riassumerò nei miei prossimi e nuovi articoli le fasi e le strategie della “guerra occulta” sionista per sottometterci al suo “nuovo ordine mondiale”. Attendete , presto li pubblicherò in questo stesso forum. Ma ora , torniamo al tema principale del giorno senza troppo divagare.
Inizio consigliando di leggere questo ottimo articolo tratto da una conferenza sull’America Precolombiana tenuta nel 1992 da M.Serrano ed ispirata anche da altri grandi autori non-conformisti come De Mahieu e Spanuth. Parla del Mito degli DEI BIANCHI dell’AMERICA , dell’ARISTOCRAZIA Vichinga INCA , ecc. sostenendo che le CULTURE PRECOLOMBIANE furono create da élite di RAZZA BIANCA!!! http://www.alchemica.it/nonlocelebriamo.html
"NOI NON LO CELEBRIAMO!
L' arrivo di Colombo nel suo quinto centenario"
(Nota mia : Grazie all'amico Stefano per il suo ottimo sito "ALCHEMICA"!)
Sull’argomento leggersi gli straordinari libri di J.de Mahieu , persona sopra citata (sotto vi riporto un articolo che riassume i risultati delle sue ricerche in 20 ed oltre di indagini a tutto campo). Onore alla sua memoria! Ecco alcuni titolo :
“IL GRANDE VIAGGIO del DIO SOLE” , “I TEMPLARI in AMERICA” (2 opere pubblicate anche in Italia , Ed.Mediterranee la prima , Ed.Piemme l’altra.) , “L’IMPOSTURA di CRISTOFORO COLOMBO” (questo non tradotto) ,ecc.
Venendo a Colombo , inizio svelandovi la sua vera identità ed altre cose sul personaggio , per poi dare spazio ad alcuni articoli di estremo interesse.
Preciso prima di tutto il mio pensiero sul suo conto : riconosco il suo valore come uomo di carattere , amante dell’avventura e con grande forza di volontà…ma , a parte queste buone virtù , resta un mestierante moderno , un lurido opportunista che ha finto di aver scoperto ciò che già era stato scoperto (e lui lo sapeva).
Dunque…Chi era davvero Cristoforo Colombo? Un genovese? No , un giudeo! Per la precisione , era un marrano e soprattutto un impostore che ha usurpato scoperte fatte da altri molto molto prima di lui!!
Certo , ‘ufficialmente’ si dice che fosse genovese , ma c’è anche chi lo riteneva di altre nazionalità e di origine germanica (e da certe descrizioni sulla sua persona che abbiamo e dall’apparenza fisica , in effetti , spiccano caratteri nordici come carnagione chiara , capelli biondi e occhi azzurri). Ad esempio , sul sito americano “Stormfront” ed altrove , si sostiene fosse un discendente dei Longobardi e lo si loda in quanto eroe germanico…anche se ciò fosse eventualmente vero , egli non aveva certo i meriti etici che gli attribuiscono. Tutt’altro. Non è un caso che sia stato eletto a “simbolo della modernità” dall’occidente massonico.
Ma sul fatto che cmq avesse origini ebraiche (del resto , anche fra gli ebrei c’è una componente etnica nordica probabilmente anche parecchio antica ) ciò sembra oggi quasi certo , ed era già stato sostenuto da alcuni all’epoca , grazie a quanto documentato da nuovi autori. Fra l’altro che egli fosse ebreo è sostenuto con entusiasmo anche da alcune note associazioni ebraiche!! colombo era ebreo, se stiamo a quanto scrive S.Wiesenthal in "Operazione Nuovo Mondo", come del resto si insegna nei corsi di sociologia al politecnico di milano!! Ho saputo quest’ultima informazione leggendo quanto scrive “Agape” , una forumista di cui sotto vi riporto alcuni appunti. Non per essere ‘maliziosi’ , ma c’è da credere che ancor oggi venga ripetutamente glorificato dai mass-media proprio in virtù di tali origini…come molti altri “eroi della modernità” nel campo della storia , della scienza , dello spettacolo , del cinema , della moda , dell’arte , della letteratura , ecc.!! Anche a Jew York ieri hanno festeggiato la ricorrenza di questo pseudoevento ; in tv hanno fatto vedere il sindaco giudeo bloomberg insieme a tanti americani (di origine italiana ed altri) che manifestavano la loro gioia con bandiere , striscioni ed altre menate!! Colombo , assurdo vanto degli usa giudaico-massonici , della città di Genova e di gran parte dell’Italia…tanta gloria per un impostore!! E purtroppo era ed è in buona compagnia , gli idoli odierni dell’occidente plutocratico sono ancora peggiori…Colombo era un MARRANO , cioè un ebreo convertito al cristianesimo molto probabilmente per convenienza , originario del Piacentino e al soldo del papa-ebreo genovese Innocenzo VIII.
Le colonie giudaiche o di marrani in Sud America ancora adesso dettano legge in quelle nazioni.
Marrani significa letteralmente: 'maiali'. Si tratta dei falsi conversi dall'ebraismo al cattolicesimo, i quali così scamparono all'espulsione degli Ebrei dalla Spagna, decretata da Isabella la Cattolica nel 1492.
Di utile riferimento sulla presenza di marranos nella politica iberoamericana è la rivista "Temple", di Lima, diretta dall'avv. Gastón Ortiz Acha.
Scrive pure Angela Gregorini nella rivista massonica e filoebraica “Hiram” (Grande Oriente d'Italia - Hiram 2 1999 - Sotto il velo di Ester) :
“…nascita di un mondo nuovo per l’Occidente tutto (e pure, se si vuole, di un Nuovo Mondo: se è dubbia infatti l’origine ebraica di Cristoforo Colombo, certi sono gli apporti marrani alla "scoperta")”
Ecco altre informazioni a proposito di marranos e scoperta dell'america
Sono state riportate dalla Forumista “Agape” su “Politica on line” , sono i suoi appunti di una lezione di sociologia urbana tenuta al politecnico di milano, facoltà di architettura, a.a. 1997/98. Vi cito quello che lei riporta di quella lezione:
“Sono definiti Los Marranos quelli che hanno una religione pubblica e una privata, quelli che l'inquisizione tende a colpire -> dramma interiore: due monoteismi in una sola persona. Ci sono poi i radicali, gli ebrei ortodossi che lasciano la spagna. Uno dei marrani era Cristoforo Colombo, figura emblematica di questo processo. Figlio di Susanna Fontarossa di Pegli, ebreo=> secondo la legge ebraica Colombo è ebreo. Padre ebreo di area francotedesca (di colonia) emigrato prima in portogallo e poi in spagna. Il nome sembra uno pseudonimo molto simbolico; poi da lettere autografe al figlio Diego si vede che nell'intestazione mette un simbolo, la lettere ebraica bet che vuol dire benedizione. Lui era un grande studioso del profeta Isaia (in ebraico!) e più volte, a Valladolid, chiede ad I. di poter partire perchè immagina di buscar l'oriente por el ponente" immaginando la terra come rotonda. (NB: in spagna 1 gruppo di ebrei produce mappe nautiche, astronomi che grazie alle stelle scoprono molte cose. Il padre di Cristoforo era di questo gruppo.) Più volte chiede di partire ma gli dicono sempre di no, finchè il 2.08.1492 parte proprio quando inizia l'inquisizione contro i marrani=>tra i marinai delle tre caravelle -in tutto 80- 35 erano ebrei e neanche un prete ma molti rabbini. L'idea è che facoltosi ebrei di spagna finanzino l'iniziativa per avere il viaggio e lasciare la spagna. In effetti c'erano buoni rapporti tra i rabbini di Spagna e i rabbini Kazari e l'idea era che una parte del convoglio si staccasse e andasse a chiedere asilo ai Kazari=> piccolo finanziamento di I. e grande degli ebrei. Cristoforo essendo un buon conoscitore di entrambe le culture è la persona adatta. Quando arriva a san Salvador scrive delle lettere ai Reali di Spagna che ci dicono cosa pensa del mondo: incipit "In nome della Trinità" =>non ebreo=>coi reali si schiera in un campo diverso da quello in cui si schiera col figlio Diego.[...]Cristoforo Colombo decide di partire e superare le mappe nautiche note perchè si basa su un passo del profeta Isaia da cui deduce l'esistenza di un quarto continente oltre ad Europa Asia ed Africa. L'inizio della modernità è intriso di religione. Quando muore nel 1508 a Valladolid dice di essere il profeta Isaia non riconosciuto. Il marrano vive un doppio monoteismo che non è sopportabile!Cristoforo risolve questa dualità contrapponendo vecchio e nuovo continente. [...]"
Quindi ci sono buoni legami tra marranos e “scoperta dell'america”!! Cito ancora per conferme sull’ebraicità di Colombo , dal sito israeliano HAARETZ.COM , articolo “Coming home By Neri Livneh”…L’articolo parla di Peruviani diventati ebrei!!
:“It turns out that Peru also had an ancient Jewish forefather of its own: "It is known that Christopher Columbus was a Jew," Mandel relates. "And since he was in Peru, many Jews have been born there."
Columbus was Jewish?
Mandel: "They always say that about him in Peru, and he visited many places in Peru and left Jewish blood everywhere. There are also a lot of Christian sects that obey the commandments since then. When we were Christians, we also observed all kinds of commandments, such as Pascha [sic] and Shavuot."
So, in fact, you are of Jewish origin?
"No. In Peru everyone is a mixture of natives and all kinds of conquerors, but there was a great deal of Jewish influence through the Marranos [Jews living during the Spanish Inquisition who secretly kept their faith despite converting to Christianity] and through Columbus.”
Un altro noto marrano attuale in Sudamerica è il notissimo Castro , su cui così scrive S.Lorenzoni in “Stati uniti , IberoAmerica , Sud Africa” :
“Il primo esperimento fu Cuba, dove nel 1959 il marrano Fidel Castro (26) fu istallato al potere dagli americani di contro a un caudillo particolarmente inetto, Fulgencio Batista - il quale tuttavia si era mostrato sufficientemente abile per tenere militarmente in scacco Castro per anni, pure contro un'incredibile barriera di propaganda contraria e di aiuti finanziari e militari dati a piene mani ai partigiani. Da allora Cuba divenne la centrale del guerriglierismo per l'America centrale e meridionale e tale rimase fino a tempi recentissimi, quando, parallelamente alla liquidazione dei "socialismi reali", anche l'uso della guerriglia per fini politici divenne fuori moda. Adesso Fidel Castro va predicando che i tempi sono cambiati, che la 'via verso la democrazia' non è più quella delle armi ma quella delle urne (sua dichiarazione a Rio de Janeiro nell'agosto 1993); egli apre il paese al turismo di lusso e fa la corte al Fondo Monetario Internazionale. Insomma, il marrano Fidel Castro ha fatto fino in fondo il suo servizio al grande capitale internazionale. (…)
Sulla 'marranità' di Fidel Castro (cosa in ogni caso vastamente risaputa in Iberoamerica) cfr., per esempio, Jean Boyer, Los peores enemigos de nuestros pueblos, Ediciones Libertad, Bogotá, 1979.”
Per la cronaca…sempre sul rapporto fra Sudamerica ed i giudei , a proposito della malavita , egli continua :
“Tanto la guerriglia come i narcotrafficanti ricevono le armi in gran parte da Israele. Illuminante in proposito è il libro di Claire Hoy e Victor Ostrovsky (By way of deception, Arrow Books, London, 1990); ma la cosa è da lungo tempo un banale fatto di cronaca. Massiccia è la presenza di 'istruttori' israeliani al servizio della malavita colombiana; qualche dato interessantein riguardo è riportato da Luis Cañón: El Patrón: vida y muerte de Pablo Escobar, Planeta, Bogotá (Colombia), 1994.”
Ma adesso ecco i 2 ARTICOLI :
Sul Sito EPISTEME c’è una recensione di questo libro , di cui riporto alcune parti :
“Un ebreo chiamato Cristoforo Colombo
Vittorio Giunciuglio
(Genova, s.d., ma 1993/1994)
Episteme è lieta di presentare ancora una volta ai suoi lettori un testo "raro", prodotto delle ricerche personali (e anche dello sforzo economico, visto che il libro è stato stampato "in proprio") di uno di quei veri studiosi, appassionati e non-integrati, i quali spesso sanno vederla assai più lunga di legioni di ben pagati accademici eruditi. Il volume (ca. 260 pp.) risulta pubblicato a Genova - città ove è reperibile presso alcune librerie - senza indicazione né di editore né di data. Indizi interni lo collocano però al 1993/1994 (e vi si ringrazia la" gloriosa stamperia Casamara").
L'autore è Vittorio Giunciuglio, un semplice operaio che, una volta andato in pensione, si è dedicato all'hobby della ricerca storica, passando molto del suo tempo libero a consultare archivi e biblioteche. (…) Giunciuglio scopre in tal modo come la "storia" sia purtroppo spesso frutto dei tentativi interessati di svolgere attività politica "al passato", un'impresa cioè a cui si prestano "su commissione" professionisti che poi (e qualche volta esclusivamente per questo motivo) diventano "autorevoli"; una narrazione abbondante di manipolazioni "fantastiche", in cui lo stile letterario rischia di contare più dell'aderenza ai fatti. Per restare in tema colombiano, vediamo in quale maniera si esprime acutamente al riguardo Emilio Michelone (nel suo davvero "originale" Il mito di Cristoforo Colombo, Varani Ed., Milano, 1985, pp. 17-18) (…) Tornando all'autore oggetto della nostra attuale attenzione, questi ha dapprima pubblicato, nel 1991, I sette anni che cambiarono Genova (1097-1104) - libro che presenta le stesse caratteristiche editoriali di cui sopra - e poi il volume che vogliamo adesso recensire; un testo che è al precedente comunque in qualche senso riconducibile, sia perché il centro dell'interesse del Giunciuglio resta in ogni caso comunque la sua città natale, sia perché già nell'opera d'esordio aveva iniziato ad avvicinarsi alla questione colombiana.
Il titolo la dice lunga sull'argomento trattato, e l'impostazione dello studio, ma viepiù eloquenti sono le annotazioni che appaiono sulla prima e sull'ultima di copertina:
"L'America non fu scoperta per Isabella ma per il Papa ebreo genovese Innocenzo VIII - Pertanto il Papa fu avvelenato dal Cardinale Borgia - La 'Casa di Colombo' genovese fu inventata dalla massoneria nel 1812 - La Massoneria rubò il Banco di San Giorgio portandolo a Parigi - La Massoneria sabauda bidonò i genovesi al Congresso di Vienna del 1815 - Storia mondiale della Massoneria - Croce cosmica pastorale di San Giovanni Battista - 1119 Adottata quale simbolo dai cavalieri di Cristo europei - 1418 Fondazione Accademia Navale di Sagres riservata ai cavalieri di Cristo portoghesi - 1419 In occasione del terzo centenario parte la prima missione atlantica patrocinata dalla Santa Sede (le tre caravelle porteranno la croce sulle vele. Una era comandata dal cavalier Bartholomeu Perestrello futuro suocero di Cristoforo Colombo) - 1492 Il cavaliere di Cristo Colombo parte per scoprire il Nuovo Mondo con tre caravelle e relative croci rosse cosmiche".
Bastano le precedenti parole per comprendere che siamo di fronte a un interessante frutto del pensiero umano, non motivato da finalità particolari diverse dalla soddisfazione fornita ogni volta dal raggiungimento di qualche "verità", ma pure che ci sono in questo scritto almeno tutti gli ingredienti (l'ebraicità di Colombo, la presenza sullo sfondo di "gruppi" e società segrete ad orientamento anticattolico, etc.) per una rilettura della storia in una chiave assai più verosimile di quella volutamente "incolore", e implausibile, attualmente in voga (si leggano per esempio in Episteme N. 2 le divertenti pagine di Pier Costanzo Brio dedicate alle "balle colombiane").
Non entro qui troppo nel dettaglio, anche perché parte in certo senso "in causa", dappoiché, sulla base degli stessi elementi individuati correttamente dal Giunciuglio, ho elaborato un'interpretazione storiografica alquanto differente degli eventi in parola1, ma sono persuaso con l'autore che la "favola" che oggi ci viene offerta su Colombo e la sua scoperta non sia altro che il prodotto di una grossa mistificazione, rivolta a nascondere significativi "dettagli" capaci di avere rilevanza "politica" ancora ai nostri giorni - e quindi non evidenziati da chi è condizionato da tesi preconcette, o sa bene che non conviene diffondere informazioni che possano contribuire a formare opinioni sgradite ai "potenti" di turno. (…)
INDICE PREMESSA CAPITOLO PRIMO
Maledetta Isabella - Maledetto Colombo
L'America non fu scoperta per Isabella ma per Papa Innocenzo VIII
1479 - Troviamo Colombo a Lisbona!
La colonia piacentina in Portogallo
1480 - Colombo si sposa a Lisbona
Colombo era un patrizio di Piacenza?
1481 - Nasce Don Diego a Lisbona
1485 - Colombo si propone al re del Portogallo
1485 - Si presenta al Doge di Genova
Colombo era registrato nella casa di S. Giorgio
La regina Isabella
L'immacolata Concezione
1490 - Il miracolo della Madonna della Guardia
L'immacolata Concezione genovese
1627 - Il Papa rompe le relazioni coi genovesi!
L'immacolata Concezione parigina
Perchè Colombo andava sovente a Chio?
Ma cos'era la Maona?
1485 - Colombo va dal pontefice?
1486 - Colombo incontra Isabella e Ferdinando
Colombo offrì un'isola per i sefarditi?
Il misterioso Istituto Pontificio della "Usu-Capione"
Anche le "Indie" entravano nell'usucapione vaticana?
Ma re Ferdinando non voleva proprio i genovesi
1486 - Re Ferdinando rimanda il viaggio di Colombo
La guerra del Vietnam del Medio Evo
I De Medici cominciarono da usurai
Anche allora volontari italiani combatterono in Spagna!
Gli italiani facevano parte della "Santa Hermandad"
1486 - Colombo nababbo a Cordoba
1487 - Colombo non era al battesimo di Ferdinando
1487 - Ma dove era invece Colombo?
il cosiddetto "uovo di Colombo" è tutto da ridere!
Ma chi erano i "Saggi di Salamanca"?
Ma chi compilò le "Tavole Alfonsine"?
Il primo "Oceonauta" [sic] fu un genovese
I genovesi volevano raggiungere l'India due secoli prima di Colombo
Colombo a Santa Fé diventa teoricamente l'uomo più potente del mondo!
Ma chi finanziò il più celebre viaggio del mondo?
La versione Geraldini
Il Papa sconosciuto ai genovesi
La casa natale del pontefice mezzo ebreo
Il piccolo Gian Battista visse a Sampierdarena
La chiesa pontificia di San Pier d'Arena
Profanata la chiesa del Papa
Il Papa ebreo-genovese protesse Colombo
(…) segue”
Infine riporto l’articolo “I VICHINGHI nell’AMERICA del SUD?” :
Oggi la presenza dei Vichinghi nell'America del Nord sembrerebbe quasi certa, ed accettata anche dagli accademici, grazie anche alle numerose scoperte archeologiche che hanno permesso di fare più luce su questo argomento (Vedi a questo proposito I Viaggi dei Vichinghi). C'è che, però, ritiene che i viaggi dei Norrmann, marinai esperti e capaci di tutto, si siano spinti ancora più in là fino a raggiungere addirittura le coste dell'America meridionale. A sostenerlo è Jacques de Mahieu, il quale ha cercato di dimostrare che nel 967 d.C. un vichingo, di nome Ullman, incappato in una violenta tempesta sia stato spinto decisamente fuori rotta dal vento e dalle onde oceaniche, fino a raggiungere un bel giorno le coste del Messico. Sicuramente gli Indiani del Panuco, vedendosi di fronte un individuo alto e biondo, del tutto diverso da loro, e delle imbarcazioni imponenti e mai viste, come i drakkar vichinghi, sarebbero rimasti totalmente shockati. E' questa senza dubbio la ragione per cui Ullman entra nella storia messicana sotto il nome di Quetzalcoatl, il "serpente piumato".
Ma i Vichinghi non sarebbero rimasti in quella regione. Respinti dal clima torrido, essi abbandonano le terre basse della costa per andarsi a stabilire sull'altipiano dell'Anahuac. Lì impongono la loro autorità ad una tribù di indiani, di cui Ullman diviene re. Il Vichingo converte gli indiani alla sua religione e insegna loro l'agricoltura e la metallurgia. Venti anni dopo, dice de Mahieu, a dire il vero senza riuscire a spiegarne i motivi, Ullman si trova nello Yucatàn, presso una tribù maya, gli Itza, che traducono l'epiteto di "Serpente Piumato" affibiato a Ullman nella loro lingua: Kukulkan. Egli rimane lì per due anni. Fonda la città di Chichen-Itza. Una rivolta indigena, però, lo costringe a riprendere la via dell'Anahuac. Lì lo attende una sorpresa: alcuni vichinghi, che aveva lasciato sul posto, si erano sposati durante la loro assenza con delle Indiane ed erano già nati molti bambini meticci. Per questo motivo non intendevano più ripartire. Impotente, Ullman riprende il mare con i compagni che gli sono rimasti fedeli.
Le tracce dei Vichinghi le ritroviamo, a questo punto, in Colombia ed in Venezuela.
Essi raggiungono la costa del Pacifico e vanno a fondare più a sud il regno di Quito, e intorno all'XI secolo, l'impero di Tiahuanaco; in tal modo i Vichinghi regnano per un periodo di circa 250 anni sulle regioni che costituiscono oggi la Bolivia ed il Perù. Verso il 1290 vengono attaccati da indigeni venuti dal Cile.. Vinti, perdono la loro capitale Tiahuanaco e si rifugiano nell'Isola del Sole, in mezzo al lago Titicaca.
I superstiti della battaglia fuggono. Alcuni risalgono la costa fino all'Ecuador. Poi, costruite delle zattere, partono verso le isole oceaniche. Altri riescono a rifugiarsi sulla montagna, in seguito scendono fino a Cusco e fondano l'impero degli Inca.
Come è stato possibile ricostruire una storia dei Vichinghi nell'America del Sud che è in netto contrasto con le teorie più accreditate ?
Jacques de Mahieu si è particolarmente interessato alla tribù dei Guayaqui, una delle popolazioni primitive del Paraguay, poichè i suoi membri hanno la pelle bianca. Inoltre le loro credenze e la loro mitologia recano tracce di contatti che avrebbero avuto con i Vichinghi.
Il primo Padre, il Tuono-Lampo, uscì dalle tenebre originarie. Per effetto della sola parola, generò il dio creatore che fece scaturire la luce dal suo petto. A questo mito principale si aggiunge quello dei due folletti: uno è nero ed è il genio del male, il signore della notte e tiene la luce prigioniera in una grande pentola di terra; l'altro è un nano dalla pelle bianca e dai capelli biondi, fischia di continuo, è il signore delle api. Non è cattivo, ma gli piace fare scherzi. Nel nano della pelle scura si può scorgere un'immagine dei nemici dei Guayaqui: gli Amerindi bruni; il nano dalla pelle bianca invece, rappresenta i Guayaqui. Inoltre, è biondo. Questo significa forse che gli antenati dei Guayaqui erano biondi ?
I Gesuiti, che nei secoli XVI e XVII tentarono di evangelizzare alcune tribù indiane, furono indubbiamente sorpresi nel constatare che gli indigeni non erano del tutto incolti in materia. Le loro credenze mostravano indubbie tracce di una cristianizzazzione precedente. Gli Indiani ad esempio hanno già l'idea di un dio che si fa uomo per la salvezza del genere umano: "Una delle loro tradizioni è che una donna..., senza mai essere mai stata con un uomo, concepì un bellissimo bambino che, giunto all'età virile, operò molti prodigi, resuscitò i morti, fece camminare gli zoppi, rese la vista ai ciechi e, avendo un giorno riunito una gran folla, si innalzò nell'aria, trasformato in quel Sole che ci illumina". Questa è la testimonianza di Padre de Charlevoix, un missionario dell'epoca.
Tra l'altro, si distinguono tre dei: il Padre, il Figlio e lo Spirito. Il Padre parla con voce alta e distinta, il Figlio parla col naso e lo Spirito con voce di tuono. In quasi tutta la mitologia amerindia
Accanto a queste credenze "cristianizzanti" si trovano anche elementi pagani che ricordano stranamente la mitologia germanica. Ad esempio, la mitologia amerindia riprende esattamente il mito scandinavo del frassino Yggdrasil: un'aquila, appollaiata sulla cima del frassino (l'albero della vita), rappresenta da un lato la dimora degli eroi e, dall'altro il Sole che i guerrieri caduti in combattimento sono destinati a raggiungere. I miti indiani ricordano anche delle capre che chiamano gdoa: la parola somiglia stranamente a goat, che significa "capra" in antico scandinavo. Ed è il caso di notare che Thor, una delle massime divinità del pantheon nordico, si sposta abitualmente su un carro trainato da due capre.
La misteriosa figura di Thunupa
La tradizione indiana ricorda, poi, un uomo bianco, Pay Zumè. E' un prete taumaturgo che, con un gruppo di discepoli, insegna agli Indiani i precetti di una morale che si è irresistibilmente tentati di qualificare cristiana, aggiungendovi consigli pratici sull'arte dell'agricoltura. Pay Zumè esce miracolosamente dalle acque a Cabo Frio, poi si reca in Brasile, dove non resta a lungo. Seguendo la costa raggiunge la regione situata ad est del Paraguay, Guayara. Lì, presso i Guaranì, Pay Zumè non incontra il favore della gente. Si vede affibiare il nomignolo di Pay Abarè (Padre Finocchio), grave ingiuria presso i Guaranì. Angariato, Pay Zumè deve lasciare il Paraguay e rispunta in Perù sotto il nome di Thunupa. Gli vengono attribuiti anche molti altri nomi, ma Thunupa Tunupa sono i più frequenti. Jacques de Mahieu studia l'origine di quelle parole, nelle quali individua tracce dell'eredità scandinava. Thul ha un significato preciso, ma non in quechua, il dialetto indigeno dell'Altipiano; in danese, invece, significa, prete, superiore di un ordine. Gnupa (gn palatalizzata) è uno dei nomi più comuni della Scandinavia. Thul Gnupa e Thunupa sono molto simili dal punto di vista fonetico. L'apostolo è chiamato anche Thunupa vihinquira: quira significa figlio e vihink è molto vicino a viking. Thunupa vihinquira significherebbe dunque, per de Mahieu, il prete Gnupa, figlio di Viking.
Thunupa percorre il paese predicando l'amore per il prossimo e la carità, guarisce i malati, rende la vista ai ciechi. Gli Indiani lo descrivono come un uomo di razza bianca, alto e sottile: ha occhi azzurri, capelli ondulati e una barba rossa che gli incornicia il volto. Le descrizioni relative all'abbigliamento variano a seconda delle regioni, ma in genere ha un aspetto nobile e autoritario. Gli Indiani lo rappresentano sotto forma di un dio bianco, ora guerriero ora prete. Per taluni, i personaggi sono nettamente distinti.
Altrove quello stesso dio bianco è chiamato Viracocha, appellativo che Jacques de Mahieu, spiega con un'etimologia danese: hvitr, "bianco", e god, "dio". Al tema di Viracocha si riallaccia lo sbarco di "giganti" in Ecuador. "Gli indigeni", scrive de Mahieu, "raccontano, rifacendosi alla tradizione dei loro padri a cui era stata tramandata da lontane generazioni, che certi uomini altissimi... vennero dal mare su zattere di giunchi a foggia di grandi barche". Gli Indiani del Cile tramandano lo stesso episodio e precisano che non si trattava di giganti, ma di uomini bianchi venuti "dallo stretto che chiamiamo Magellano". Chi potevano essere quei navigatori che, prima del XVI secolo sbarcavano in Ecuador dallo stretto di Magellano? Gli unici Europei che in quell'epoca conoscessero quella rotta erano i Danesi, che, secondo de Mahieu avevano appena subito una sconfitta a Tiahuanaco, nel 1290. Questo lascerebbe dunque supporre che si trattase di più gruppi.
Quanto a Thunupa, proseguendo il suo cammino, subisce spesso angherie da parte degli Indiani, ma riesce ogni volta a cavarsela; fino al giorno in cui si avventura sull'isola del Sole, sul lago Titicaca. Allora è la fine- Gli Indiani (o altri Vichinghi?) lo impalano e ne mettono il corpo su una zattera che mandano alla deriva sul lago. Nessuno avrebbe più rivisto l'apostolo bianco.
Per provare ai missionari che non mentivano, gli Indiani mostrarono loro le tracce del passaggio dell'apostolo: le impronte dei suoi piedi. Questo fenomeno è stato rilevato particolarmente in Brasile: all'estremità della spiaggia di Santos, dove Thunupa era sbarcato, si potevano vedere, stampate su una roccia elevata, le impronte dei piedi. Nei dintorni di Asuncion sono state trovate orme di piedi impresse nella roccia. Alcuni geografi scettici che si sono recati in quel luogo affermano che le cosiddette impronte "non assomigliavano nemmeno ad orme umane". Un prete che andava a Calancha potè esaminare a sua volta una di quelle impronte. E nel resoconto che compilò in seguito alla sua scoperta, riportò una copia esatta di ciò che aveva visto. L'impronta del piede è incorporata in un complesso di disegni perfettamente coerenti. Uno scudo, simile agli scudi medievali, fa da cornice. Nel centro è possibile vedere l'impronta di un piede circondato da lettere e segni. La composizione non ha alcun senso per noi, ma si riallaccia certamente ai Danesi di Tiahuanaco, da un lato, data la mescolanza di lettere latine e runiche, e a Thunupa dall'altro, perchè la forma medievale, e più particolarmente francese, dello scudo sembra indicarlo.
Che significato ha la rappresentazione di quel piede?
Jacques de Mahieu dà la sua risposta alla domanda: gli Scandinavi usavano segni del genere per indicare ai loro compatrioti la direzione da seguire.
Forse Thunupa aveva seminato sul suo passaggio altre vestigia: la tradizione infatti riferisce che l'apostolo aveva fabbricato una croce a l'aveva interrata sulle rive del lago Titicaca in occasione di guerre tribali. L'oggetto fu effettivamente ritrovato. Si accennava anche all'esistenza di una tunica senza cuciture di colore cangiante che le ceneri del vulcano di Arequina avevano trasportato fino al porto di Quilca. Che cosa poteva essere quella tunica inconsuntile ed incombustibile? Non poteva trattarsi di una cotta di maglia, che costituiva la fondamentale tenuta da combattimento dei Vichinghi ?
Tiahuanaco, centro politico e religioso dei Danesi
Ma le tracce di Thunupa e dei suoi discepoli compaiono in maniera più evidente nell'impero di Tiahuanaco.
Secondo de Mahieu Tiahuanaco costituiva il centro politico e religioso dei Danesi. Questi ultimi, appunto come Thunupa, si diffusero in tutta la regione e raggiunsero Cusco probabilmente già prima del periodo incaico.
Il territorio degli Inca è tagliato da una via reale che va da 4 a 14 metri di larghezza, lastricata nei tratti pianeggianti e tagliata nella roccia in montagna. Ci sono anche delle gallerie. La strada è costruita così solidamente che la spedizione Von Hage (1952-54) ha potuto seguirla in camion o a cavallo per quasi tutto il tracciato, sebbene dalla conquista in poi fosse stata abbandonata. L'arteria è fornita, circa ogni 3 km, di stazioni di posta, dove i corrieri erano sempre pronti a portare un messaggio fino alla stazione successiva.
Gli Inca si sono limitati a riadattare una rete stradale anteriore realizzata dai Danesi di Tiahuanaco.
Una cosa è certa: la spedizione Von Hagen ha ritrovato nella penisola di Paracas, a nord-ovest di Ica, tracce di una strada che conduceva a certe caverne dove sono state scoperte le mummie bionde degli uomini del Titicaca.
Ma la rete stradale incaica non è l'unica esistente nell'America Meridionale. Passando dal Perù nei territori guaranì, si trovano altre strade costruite dalla mano dell'uomo.
Ma quella rete di strade è davvero opera dei Guaranì? E' lecito dubitarne e per vari motivi. I Guaranì all'epoca della conquista non erano ancora usciti dal periodo neolitico. La loro lingua possedeva i vocaboli per indicare l'oro, l'argento, il rame e il ferro, ma i loro utensili erano di pietra. Pertanto essi conoscevano quei metalli, ma non li utilizzavano. Si può pensare dunque che fossero in contatto con un popolo che invece quei metalli li lavorava. Del resto sembra strano che i Guaranì, sempre preoccupati di isolarsi da vicini pericolosi, avessero costruito grandi vie di comunicazione. Sappiamo tra l'altro, grazie a padre Cataldino, che gli indigeni non percorrevano mai quelle strade. Perchè dunque le avrebbero tracciate?Infine, l'esistenza delle stazioni di posta prova che dovevano esserci dei corrieri, il che presuppone una forma di scrittura, mentre i Guaranì non ne possedevano affatto.
Il cartello indicatore di Yvytyruzu
Nel Paraguay è stata trovata anche una parete coperta di disegni: si tratta di un tracciato geometrico costituito da un cerchio centrale da cui si dipartono sei linee diritte che terminano con cerchi di dimensioni varie.
Dopo aver escluso diverse ipotesi, Jacques de Mahieu è arrivato alla conclusione che si tratti di un portolano, cioè di una sorta di carta geografica. Il cerchio centrale rappresenterebbe Yvytyruzu: un importante nodo stradale già prima della conquista.
La presenza vichinga in Paraguay sarebbe, inoltre, confermata da una altro documento, una carta geografica. Il cartografo vi ha scritto in latino le indicazioni geografiche generali, mentre i nomi dei luoghi, dei corsi d'acqua e delle tribù sono in guaranì. Ma certi termini non appartengono alle due lingue. Ad esempio, la parola weibigo ha un senso chiarissimo in danese: è un composto di vej, "strada", e vink, "segnale", o vinkel, "angolo".
Un altro termine che figura nella carta, tocanguzir, è tipicamente danese e significa "casa di spedizioni". Infine stroting viene direttamente dal nordico (antico scandinavo) stor, "grande", e thinq, "assemblea". Si noti tra l'altro che il parlamento norvegese si chiama ancora oggi Storting.
La sierra di Yvytyruzu è situata nella regione centrale del Paraguay. Yvytyruzu era un incrocio stradale ed un'importante stazione di posta. Lì si erge una grande roccia alta una trentina di metri, chimata Cerro Polilla o Cerro Pelado. I due lati della roccia sono collegati da una piccola galleria. Le pareti della roccia e del passaggio sono coperte di disegni e di iscrizioni sovrapposte.
L'esame dei segni ha riservato a de Mahieu una sorpresa: quattro drakkar sono disegnati sulla roccia. In mezzo a caratteri runici spicca il disegno di una stele. Si distingue anche una croce, e un albero stilizzato sormontato da un nido e da due serpenti. Secondo de Mahieu l'albero e i serpenti ricordavano il mito scandinavo dell'albero della vita con il nido d'aquila e il Serpente del Mondo.
Ma i Guayaqui, di fronte al disegno, non esitarono un secondo: per loro si trattava di simboli cartografici; l'albero rappresentava la strada principale intersecata da altre cinque strade; i serpenti, sentieri sinuosi. Mostrarono all'esploratore analoghi disegni che loro stessi avevano inciso su alberi. La parete di Cerro Polilla costituiva dunque il cartello indicatore della stazione di posta.
I drakkar erano pieni di segni facilmente traducibili che significavano "ricchezza" in nordico. Le imbarcazioni ricordavano forse quelle che avevano trasportato Thunupa dall'Europa e che erano ripartite cariche di argento estratto dalle miniere di Potosì. Vi sono anche due date: la prima è chiaramente leggibile, 1431; la seconda è incerta, ma sembrerebbe 1433.
Infine sulla croce si distingue l'immagine di un uomo barbuto con in testa l'elmo di Odino, dunque un Vichingo. I tratti del viso sono nettamente nordici, ma il torace sviluppato è quello degli abitanti dell'Altipiano e dei Guayaqui attuali. E' vestito di una tunica o di una cotta di maglia e sembra che abbia i piedi nudi.
Chi è quel guerriero? L'elmo da un lato e l'iscrizione in caratteri runici dall'altro, ci permettono di dare una risposta, forse. Si legge infatti: "Dio del cavallo"; il dio che abitualmente si rappresenta a cavallo è Odino. Lo sembrerebbe confermare del resto l'elmo.
Nella parte superiore della croce troviamo un insieme di caratteri, il cui senso è abbastanza chiaro: "Nella foresta soffocante, il sole e la marea (ci portano) i beni della nostra eredità".
A Cerro Polilla troviamo quindi delle iscrizioni runiche, attribuibili agli antenati vichinghi di Tiahuanaco, datate al X secolo, e altre più recenti, talvolta latinizzate e mescolate a caretteri derivanti dal contatto stabilito con l'Europa del XIII secolo. Dopo la distruzione di Tiahuanaco, i Danesi rifugiatisi nella foresta paraguaiana non furono ingrado di conservare l'eredità ancestrale. La scrittura runica degenrò riducendosi ad un insieme di segni simbolici. I Guayaqui attuali ne adoperano ancora qualcuno.
Jacques de Mahieu trova dapprima uno strumento musicale coperto di segni apparentemente runici, e poi ancora una ceramica di fattura amerindia in cui si distingue delle rune perfettamente tracciate e recenti. I Guayaqui dunque adoperavano i caratteri scandinavi come elementi decorativi e non come lettere. Incuriosito dalla scoperta, de Mahieu vuole tentare un esperimento. Chiede ad alcuni Guayaqui di scrivere; il risultato, a tutta prima deludente, si rivela a un tratto positivo: uno di loro traccia delle iscrizioni autenticamente runiche.
A Cerro Moroti
Nel corso di una spedizione che doveva condurlo ad Asuncion, Jacques de Mahieu approfitta per recarsi a Cerro Moroti. Quel nome infatti destava la curiosità dell'esploratore: cerro significa "monte" in spagnolo, moroti, "bianco" in guaranì, dunque Monte Bianco. Ma sulla sierra di Caagua non nevica mai!
Un giorno, gli portano alcuni frammenti di ceramica che i Guayaqui di un villaggio vicino hanno tratto alla luce dissodando il terreno. Spinto dalla curiosità, de Mahieu si reca sul posto e scopre l'imbocattura di uno scavo. Allargata la cavità, vengono riportati alla luce 144 frammenti di recipienti, si riesce a ricostruire un'urna intera. Come spiegare quel nascondiglio? All'inizio del XVII secolo, incalzati dalle milizie guaranì al servizio delle missioni gesuitiche, i Guayaqui avevano dovuto abbandonare il loro villaggio e rifugiarsi nella foresta. Non avevano potuto quindi portare con sè che lo stretto necessario. Ma quei frammenti ricoperti di iscrizioni runiche, di cui pure non comprendevano più il significato, ai loro occhi dovevano avere un valore sacro. Quel tesoro non doveva cadere nelle mani del nemico e perciò lo nascosero in grandi urne e lo sotterrarono. L'urna ricostruita conteneva 33 frammenti di terracotta coperti di segni runoidi modellati con il pollice o incisi. Quei frammenti erano di fattura assai superiore all'urna che li conteneva.
De Mahieu riuscì a scoprire sui frammenti alcune iscrizioni runiche completamente deformate. Il che si spiega con il fatto che i vichinghi di Tiahuanaco, verso il 1290, erano rimasti tagliati fuori dalla patria per più di trecento anni e i contati sporadici non erano stati sufficienti a far loro conservare la precisione grafica. E' anche possibile che, pur continuando a servirsi della loro lingua, essi adoperassero altre lettere per trascrivere i dialetti indigeni. In particolare si nota una data scritta in cifre arabe, 1305. Le cifre arabe furono introdotte tra i Vichinghi nel X secolo.
Uno dei frammenti è stato particolarmente analizzato; esso reca la raffigurazione di due alberi della vita, sormontati tutti e due dall'aquila. Anche qui troviamo la trasposizione del mito scandivano del frassino Yggrdrasil. Ai piedi di uno degli alberi vediamo il Seroente del Mondo tante volte riprodotto sulle stele e sui monumenti vichinghi. Sopra l'aquila vi sono tre lettere RIP, cioè il Requiescat In Pace dei cimiteri cattolici. I Danesi dell'Altipiano, verso la metà del XIII secolo, avevano ricevuto un apporto cristiano abbastanza profondo da lasciar traccia sui monumenti di Tiahuanaco. Tra il Serpente del Mondo e il piede dell'albero si distingue una serie di segni facilmente traducibili. Uno di essi, Inqukz, significa Inguk, nome proprio tipicamente scandinavo. Un altro frammento esaminato rivela i seguenti segni: uruz, fehu, kaunaz, odala, uruz, ehwaz; tradotti danno "uomo, "donna", "audace", "Odino", "uomo", "cavallo". Per Mahieu dunque la frase è da tradurre: "un uomo ed una donna audaci (hanno incontrato) il messaggero di Odino". L'uomo-cavallo, infatti, nella mitologia scandinava è il messagero di Odino.
A questo punto Jacques de Mahieu, non dubitando più della presenza dei Vichinghi nell'America del Sud, decide di spingere la ricerca più in là.
I Guayaqui
I Guayaqui costituiscono nell'est paraguaiano una tribù che le popolazioni vicine temono moltissimo. Guayaqui significa "biancastro della pianura". Sulla loro origine sono state formulate varie ipotesi. Ma Jacques de Mahieu, insoddisfatto delle conclusioni che giudica affrettate, intrapende lo studio di 28 individui, uomini e donne.
Dal punto di vista morfologico oil maschio Guayaqui possiede alcune caratteristiche fondamentali: taglia piccola (in media 1,57 metri), testa molto grossa, stretta e lunga, collo praticamente inesistente. Il tronco, molto ampio, si assottiglia nettamente alla vita. Il Guayaqui è dotato di una capacità toracica eccezionale. Ha una apparato genitale sviluppato in misura anormale , ma membra corte.
Comparando questa morfologia con i vari tipi indiani e europei, Jacques de Mahieu conclude che il Guayaqui è assai vicino all'Ariano nordico. Inoltre ha muscoli allungati, una forza fisica fuori del comune e un'estrema agilità.
Infine, particolare interessante, i Guayaqui ridono con grande facilità, con tutto il viso, il che non si verifica nei loro vicini.
Il viso del maschio Guayaqui presenta caratteristiche di meticciamento con netto predominio di tratti fisiognomici ariani. Gli altri indiani del Paraguay sono branchicefali, cioè lunghezza e larghezza del cranio sono quasi equivalenti. I Guayaqui invece sono dolico cefali: il loro cranio è allungato.
I Guayaqui "bianchi" sono pallidi come gli Europei nordici. Ci sono però anche dei Guayaqui "neri"; essi hanno una pelle che varia nelle diversità del bruno, dal chiaro allo scuro. Gli occhi sono marrone chiaro nei bianchi, marrone scuro nei bruni. I capelli sono castano chiaro o castano scuro con riflessi rossastri. Gli uomini hanno la capigliatura abbondante. La fronte, assai scoperta, lascia indovinare gli effetti della calvizie, fenomeno fisico che non si riscontra mai negli altri Amerindi. Due dei soggetti esaminati avevano perfino capelli ondulati del tipo europeo. L'analisi ha permesso anche di stabilire che presentavano le caratteristiche dei capelli della razza bianca: sezione ovoidale, mentre quella degli altri Amerindi è rotonda. Infine, gli uomini hanno una barba abbondante che ricopre il mento, il labbro superiore e le guance, e hanne della pelurie sulle membra, mentre gli altri Amerindi sono generalmente imberbi. L'analisi dattiloscopica, cioè delle impronte digitali, sembrerebbe poi escludere completamente i Guayaqui dalla razza amerindia (nonostante qualche tratto comune) e li collocherebbe nella razza ariana. Le impronte digitali umane hanno infatti creste epidermiche che possono assumere la forma di archi, riccioli o volute. La proporzione delle tre figure varia a seconda delle razze. Negli Europei, i riccioli predominano rispetto alle volute nel rapporto di 2,24 a 1. Negli Amerindi, le volute sono nello stesso rapporto di 2,24 a 1. L'analisi effettuata alla facoltà di medicina di Buenos Aires rivela che nei Guayaqui il rapporto è di 2,66 a 1 per i riccioli.Come risultato delle sue ricerche, de Mahieu trae le seguenti conclusioni: i Guayaqui appartengono ad una razza bianca nordica, leggermente meticciata con elementi amerindi. Questo meticciamento è recente, come prova l'indice cefalometrico: i Guayaqui si discostano troppo dalla media e ciò significa che non hanno avuto ancora il tempo di assimilare gli elementi stranieri. Come indica la loro struttura corporea, questi indigeni sono degenerati dal punto di vista biologico: dapprima erano longilinei come i nordici. Hanno vissuto a lungo sull'Altipiano, il che spiega le caratteristiche brevilinee del tronco, il grande sviluppo del torace e la grande capacità polmonare.
I Guayaqui sono dunque discendenti di un gruppo umano di razza bianca e di biotipo longilineo che è vissuto per secoli sull'Altipiano, dove si è prodotto l'allargamento del tronco. In seguito questo gruppo è sceso nella foresta tropicale e subtropicale e ciò ne ha accelerato la trasformazione fisica. Il contato con le donne amerindie avrebbe finito per apportare al gruppo i geni mongoloidi.
Conclusioni
Come è dunque possibile che non rimanga più alcuna testimonianza diretta delle incursioni vichinghe nell'America del Sud? Jacques de Mahieu lo spiega così: in primo luogo, il commercio d'oltremare era praticato nel Medioevo da gilde molto chiuse ed in forte concorrenza, che custodivano gelosamente il segreto delle loro scoperte. Del resto, più tardi i sovrani delle grandi potenze marittime rivali, Spagna e Portogallo, punivano con la morte la divulgazione delle carte che tracciavano i cartografi ala loro servizio. I banchieri che finanziavano le spedizioni avevano tutto l'interesse di tenere per sè il vantaggio commerciale delle scoperte ed erano in grado di esercitare sugli indiscreti efficaci mezzi di pressione.
Una carta famosa, tracciata da Marti Waldseemuller, dimostra che, all'inizio del XVI secolo, si conoscevano bene non solo il Vinland scandinavo, ma, con sconcertante precisione, i contorni dell'America Meridionale. Questa carta, pubblicata nel 1507 in unatlante di 12 tavole, è anteriore l viaggio di Magellano (1520). Essa presuppone conoscenze che soltanto i Vichinghi di Tiahuanaco potevano aver acquisito. Bisogna poi rilevare un particolare sconcertante: già nel XIII secolo si trovavano in Francia tronchi di legno del Brasile. Sotto san Luigi, Estienne Boileau scrive nel primo testo codificato delle ordinanze delle corporazioni, Le livre des mètiers: "Li barillier puvent fère baris de fus de tamaris et de Brèsil" (I bottai possono fare botti con legno di tamerice e del Brasile).
Dunque, l'esistenza del continente americano era nota ben prima del XVI secolo e quel mondo nonera così nuovo come si volle far credere nel 1492. La carta di Martin Waldseemuller mostra che in Germania si conoscevano dati che non erano stati resi pubblici. Per de Mahieu i Vichinghi organizzavano spedizioni regolari verso l'America. Da parte loro, i loro cugini normanni avevano mantenuto stretti contatti con la Scandinavia ed erano perciò al corrente delle scoperte del Groenland e del Vinland.
Essi appresero anche dell'esistenza dell'America del Sud e raggiunsero il gruppo di Vichinghi che si era stabilito fin dall'XI secolo sull'Altipiano e che si era costruito un immenso impero."
MIO 3d finito...V. PURE QUI :
"Silvio Waldner - Usa Iberoamerica Sud Africa: tre messe a punto" http://utenti.lycos.it/silviowaldner/p0000015.htm
http://utenti.lycos.it/silviowaldner/p0000015.htm
"Sia menzionata qui di sfuggita la teoria dell'archeologo franco-argentino Jacques de Mahieu, secondo il quale tutte le civiltà indigene americane avrebbero avuto la loro origine con l'arrivo di conquistatori vichinghi parecchi secoli prima del 1492 (8). Le argomentazioni del de Mahieu sono senz'altro notevoli e si ricollegano con lo strano fatto che gli Inca non erano un popolo ma un'aristocrazia che forse quattro secoli prima della conquista spagnola, provenendo non è chiaro da dove, si era imposta sul Tihuantisuyu fondandovi un genuino Impero teocratico-socialista non carente di tratti assai suggestivi (9). (...) Il libro più rappresentativo di Jacques de Mahieu è, probabilmente, L'agonie du dieu soleil, Laffont, Paris, 1974. Ma un'ottimo riassunto di tutta la sua opera è stato dato su "Diorama letterario" (Firenze) di dicembre 1992 (sotto la firma di un certo "Arconte")."
Su Waldner/Lorenzoni v. anche qui in dettaglio :
http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=307205
Sulla Storia del Sud America ed il mito locale degli Dei bianchi :
http://www.edicolaweb.net/am_li09a.htm
http://luogocomune.net/site/modules/...ime=1167915477
http://www.isolachenonce-online.it/e...ra/akakor.html
http://www.acam.it/akakor.htm
http://www.white-history.com/hwr48.htm
http://www.white-history.com/hwr6a.htm
http://en.wikipedia.org/wiki/Thor_Heyerdahl
http://www.politicaonline.net/forum/showthread.php?t=313778&page=6
http://www.politicaonline.net/forum/showthread.php?p=5146633&posted=1#post5146633
ottimo come sempre il contributo di HOLUX![]()
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