Si - quello che Lei dice mi sembra corretto. L'ultimo problema pero' si risolve
se si considera che la porzione di neuroni che osserva non debba necessariamente
essere statica, ma possa mutare, ridimensionarsi in termini di espansione e
coinvolgimento di distretti neuronali. La parte di rete neurale che osserva e
quella che viene osservata non vanno pensate come fisse.
Il cervello e' una matassa inestricabile di neuroni in autointerazione, che
formano gruppi di neuroni in autointerazione, gruppi di gruppi...
Non e' irragionevole pensare che temporanemente possano formarsi regioni
attive distinte che possono "parlarsi" .. per poi "riassorbirsi" nella percezione
di un Io-unico.
Espressioni comuni come "ad un certo punto mi sono detto.." o "mi rimprovero il fatto che.."
e molte altre simili tradiscono, secondo me, questa naturale scissione del senso del se'.
Va anche osservato come non vi sia affatto una distinzione netta fra malattia
e stato di salute mentale. Ci sono persone che non manifestano sintomi, altre che
potrebbero essere definite inclini alla schizofrenia (personalita' variamente schizoidi)
fino ad arrivare agli schizofrenici gravi con personalita' sdoppiate o multiple,
che odono chiaramente voci provenienti da se stessi, commettono azioni contrarie alla
volonta' del momento...
..forse gli schizofrenici sono persone normali che sviluppano un eccesso di autocoscienza,
che causa la scissione definitiva di porzioni di attivita' neurale.
E viceversa le persone normalmente autocoscienti lo sono in virtu del fatto di
possedere un moderato grado di schizofrenia.
Non so se e' un punto di vista giusto. Ma mi fa piacere che Lei non lo trovi
del tutto insensato.
Si - anche qui mi sento d'accordo, ma in un senso particolare. Faccio ilIl mondo psichico, emotivo, è certamente immateriale e a mio avviso
eccedente il livello fisico, ma è - per modo di dire - uno splendore
che ha bisogno di un livello materiale per potersi mostrare
classico esempio del software di un computer. Esso in fondo non e' altro
che un particolare insieme di stati binari on/off di un hardware che e' sempre
lo stesso. In questo senso il software e' immateriale, e l'unico modo che ha
per proiettarsi nella realta' fisica e' in una sua particolare rappresentazione
su un circuito fisico fatto di transistor.
Il software eccede la particolare configurazione hardware (puo' infatti girare
su architetture e sistemi diversi), ma non eccede il mondo fisico immanente.
Non è neppure detto che il carattere dell’autocoscienza debba limitarsi ai sistemi biologici
fondati sulla chimica del Carbonio. Potrebbe benissimo accadere che un giorno sapremo
sviluppare calcolatori così sofisticati da riprodurre stati di autocoscienza simili a quelli percepiti da un Homo sapiens.
Le implicazioni sarebbero enormi. Probabilmente non sarebbe più considerato moralmente
accettabile modificare il programma di quel computer o spegnerlo
senza il suo stesso consenso informato!
Diventerebbe, dal nostro punto di vista, un nuovo essere senziente fondato sulla chimica del Silicio.
Non lo accolgo veramente - almeno il mio senso logico mi direbbe di non farlo.mi sorprende invece che lei accolga l'obiezione del libero arbitrio.
Lei saprà che i neuroscienziati comunemente - e con solidissimi
argomenti - lo negano
Coltivo la segreta speranza di sbagliarmi.
Saluti
ps; girovagando ho trovato questo link che mi sembra una rassegna
interessante di vari punti di vista nel merito.
http://www.thymos.com/lastampa/inte.html





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