WIRED NEWS
Un totem per l'energia in Australia
di STEPHEN LEAHY
LA CROCIATA per una nuova forma di energia verde ha fatto un significativo passo avanti con l’acquisto di una fattoria da 25 mila acri nell’entroterra australiano. Non si tratta, come qualcuno potrebbe pensare, di ricavare energia dal letame: il progetto prevede in quell’area la costruzione di una mastodontica stazione termica di un chilometro d’altezza denominata Solar Tower. Annunciata già parecchi anni fa, la centrale rappresenta uno dei progetti di energia alternativa più ambiziosi del pianeta: un impianto per la produzione di energia rinnovabile in grado di generare la stessa potenza di un piccolo reattore nucleare, ma allo stesso tempo completamente sicuro. Una volta costruita, la torre sarebbe alta circa il doppio della struttura più alta della Terra, la canadese CN Tower. Si tratta di una costruzione cava all’interno come un camino. Alla base c’è un collettore solare, una specie di fascia circolare trasparente che racchiude un’area di appunto 25 mila acri. L’aria sotto al collettore viene riscaldata dal sole e sospinta su per il camino per un processo di convezione (il fenomeno per cui l’aria calda tende a salire). Via via che sale, l’aria accelera fino a una velocità di 70 chilometri orari, alimentando 32 turbine eoliche posizionate all’interno della torre che generano elettricità allo stesso modo di comuni “wind farm”. Ma rispetto a una “wind farm” o a una centrale solare tradizionali, la Solar Tower presenta un indiscutibile vantaggio: funziona anche in assenza di vento, e 24 ore al giorno. Grazie a un sistema di celle solari, immagazzina calore durante il giorno, potendo così produrre elettricità ininterrottamente.
Originariamente la struttura avrebbe dovuto essere operativa già da quest’anno, invece ora sembra che i lavori di costruzione non inizino prima del 2006, spiega Roger Davey, presidente dell’ EnviroMission Limited di Melbourne, Australia, azienda responsabile del progetto. Ma l’acquisto della fattoria nei pressi di Mildura (Victoria), costata un milione di dollari, è “un importante passo” in prospettiva dell’effettiva realizzazione della centrale.
Finora, il maggior ostacolo alla costruzione della torre è stato il costo, stimato tra i 500 e i 750 milioni di dollari. Davey non ha dichiarato quanto il progetto verrà alla fine effettivamente a costare ma ha precisato che l’azienda sta prendendo in considerazione due nuove soluzioni ingegneristiche che dovrebbero
abbattere il prezzo e migliorare l’efficienza. “Il progetto ne risulterà economicamente totalmente trasformato”, aggiunge. L’iniziativa non potrebbe capitare in un momento migliore. Il prezzo del petrolio tocca ormai i 50 dollari a barile, e molti paesi stanno quindi puntando a fonti di energia più convenienti e alla riduzione delle emissioni di gas serra. “È il periodo giusto”, continua Davey. “Il mondo è alla ricerca di una nuova grande fonte rinnovabile”.
Secondo i calcoli, la Solar Tower genererà 200 megawatt di elettricità, abbastanza da alimentare 200 mila abitazioni, con una riduzione annuale di gas serra nell’atmosfera pari a 830 mila tonnellate. “I camini/torri solari recentemente sono diventati un interessantissimo ambito di ricerca”, commenta S.A. Sherif, professore di Ingegneria meccanica e aerospaziale della University of Florida, autore all’inizio degli anni Novanta di parecchi saggi sull’argomento e responsabile tecnico della rivista Solar Energy. Malgrado siano particolarmente costose da costruire, spiega Sherif, le torri solari “producono energia sostanzialmente gratis”. In più, è stato dimostrato che la tecnologia funziona: a Manzanares, in Spagna, nel 1981 gli ingegneri tedeschi Schlaich Bergermann and Partner hanno realizzato una struttura alta circa 200 metri, che è rimasta operativa per sette anni, producendo elettricità per 50 kilowatt. Solo che siccome a metà degli anni Ottanta il prezzo del petrolio era ancora fermo a 15 dollari al barile, non c’era interesse a costruire una centrale più grande. E quando si parla di torri solari, le dimensioni contano. “Più alta è la struttura, maggiore è l’efficienza”, spiega Sherif. Nonostante l’immensa portata simbolica del progetto australiano,
i possibili finanziatori potrebbero sentirsi frenati dal fatto che dovrebbero volerci almeno dieci anni, se non di più, per vedere un ritorno degli investimenti fatti. “Per la realizzazione ci sarà sicuramente bisogno di un finanziamento governativo”, puntualizza Sherif.
Lo stesso, del resto, è avvenuto con il nucleare, una tecnologia molto più complessa e pericolosa, i cui rischi non hanno però impedito alle istituzioni statunitensi di
investire somme enormi nelle ricerche volte ad ottenere energia dall’atomo. Secondo Sherif, peraltro, non si è trattato di un investimento saggio. “L’energia ricavata dalle centrali nucleari è molto costosa, e poi c’è il grosso problema delle scorie”, osserva. E anche se sembra che nel mondo si stia ridestando l’interesse per questa forma di energia resta il fatto che le scorte di uranio sono limitate mentre il calore del sole no.
L’EnviroMission ha siglato una joint-venture agreement con un’azienda cinese che prossimamente costruirà varie torri solari nella Repubblica Popolare. “La Cina ha un enorme bisogno di energia per il futuro. Per questo si è posta fortemente il target delle rinnovabili”, spiega Davey. Altre aree – come l’Asia meridionale, il Medioriente e gli Stati Uniti sud-occidentali – hanno a loro disposizione abbastanza esposizione solare per essere siti eccellenti per la realizzazione di centrali del genere. Secondo Brad Collins, direttore esecutivo dell’ American Solar Energy Society, il solare è attualmente nella sua fase di Massimo sviluppo. “L’intenzione, nel prossimo futuro, è quella di generare almeno mille megawatt di elettricità da questa fonte”, dichiara Collins. “
Le torri solari sono un ottimo affare per le compagnie energetiche, perché funzionano 24 ore su 24, sette giorni su sette, generando un massimo di energia proprio durante le ore più calde della giornata quando tutti tengono i condizionatori accesi”. Eppure malgrado questi innegabili vantaggi, specialmente a lungo termine, è improbabile che negli Stati Uniti venga costruito un impianto del genere. Il governo federale sta puntando soprattutto sull’idrogeno come nuova fonte di energia, e comunque continua a ipersfruttare i combustibili fossili. “Tra non molti anni dovremo scegliere se utilizzare il petrolio come fonte energetica, per la plastica o come fertilizzante”, continua Collins. Ma nel frattempo, è importante che gli australiani costruiscano la loro torre. “
Non c’è niente che faccia altrettanto effetto su politici e investitori come far loro vedere una meraviglia del genere e costringerli a mangiarsi le mani”.
http://magazine.enel.it/boiler/articolisett/articolisett0033.asp