anche se l'emissione di CO2 non è la causa diretta dell'aumento di temperatura, non si può negare che l'aria delle città sia irrespirabile e che cmq sono necessari interventi di riduzione dell'inquinamento atmosferico.


anche se l'emissione di CO2 non è la causa diretta dell'aumento di temperatura, non si può negare che l'aria delle città sia irrespirabile e che cmq sono necessari interventi di riduzione dell'inquinamento atmosferico.
Non ho alcun problema a riconoscere che alcune zone urbane siano obiettivamente opprimenti dal punto di vista dell'inquinamento, anche se è singolare che si dia la caccia ai SUV catalizzati e dai consumi contenuti mentre la 500 del '72 circola ancora tranquillamente senza preoccupare più di tanto i cocomeri (quelli verdi fuori e rossi dentro, per intenderci).
Non parliamo poi di alcuni tratti costieri, fluviali e lacustri decismente lurdi, anche se in questo caso un discorsetto sulla "proprietà pubblica" (cioè di nessuno) andrebbe fatto. Quel che è intollerabile (e che si ravvisa anche nel tuo richiamo ad "interventi necessari") è l'imposizione di costrizioni a tutti indistintamente, economicamente esose e la cui efficacia è tutta da dimostrare, a fronte di una "minaccia" molto, molto discutibile sul piano scientifico.
Tenendo sempre ben stampato nella capoccia che stiamo parlando di ordini di grandezza decisamente incompatibili: la riduzione dell'inquinamento di New York o di Nuova Delhi ha effetti sul clima globale del tutto insignificanti.






Ecco la mia casa se avessi una proprietà privata sovrana....sarebbe il massimo...altro che le orribili case popolari-lager a blocchi in cemento armato costruite dallo Stato.
Nascono le case viventi fatte di alberi
il progetto da un allievo di Frank Gehry
di GAIA GIULIANI
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ROMA - L'ecologia in casa, di casa. Letteralmente. Niente più mattoni e cemento, la nuova tendenza dell'architettura è costruire con il legno. Ma che abbia le radici. E così arrivano le case progettate con gli alberi, complete di sculture arboree e tutto quanto si possa desiderare a tema. C'è chi le chiama arbo-architettura e arbo-scultura, e forse prima o poi verranno praticate su larga scala. Per ora l'architetto Mitchell Joachim, americano, progetta e cerca di migliorare sempre più i suoi prototipi come quello della "Free tree hab", una casa che si "pianta" e che, con una serie di accurati accorgimenti tecnici, segue il ciclo vitale delle piante.
Secondo Joachim, laureato al Mit (Massachussets Institute of Technology) ed ex allievo di Frank O. Gehry, si tratta di vere case viventi, che non solo potrebbero contribuire a purificare l'aria e renderci più sensibili all'ambiente, ma che riuscirebbero anche alimentarsi attraverso le risorse naturali. Ad esempio grazie ad un sistema di fitodepurazione, l'acqua piovana verrebbe raccolta e inviata verso una sorta di piccolo laghetto dove piante e batteri funzionerebbero da filtro biologico galleggiante, pulendo l'acqua e rendendola potabile. Una tecnica messa a punto negli anni Settanta nei paesi nordeuropei che fa lavorare le piante al posto delle macchine.
Lo scopo è creare una dimora che sia anche ecosistema, con un suo eco-impianto di ventilazione e accumulo termico dei raggi solari per provvedere al riscaldamento di acqua e ambienti. E i progetti di Joachim, e dello studio in cui lavora sono tanti, tutti da piantare naturalmente. O da guidare come il prototipo di un'automobile a energia solare che l'architetto ha progettato con la supervisione del suo celebre maestro Frank O. Gehry. A cui si aggiungono palestre galleggianti nell'Hudson o megaimpiati di ventilazione a pale nel quartiere di Battery Park, sulla punta di Manhattan, già sede del World Trade Center ma famoso anche per i suoi grattacieli ecologici.
E il trend eco-arboreo coinvolge anche la scultura con splendide creazioni, sempre e rigorosamente ben radicate e stagionali. Che vengono realizzate dall'arbo-scultore americano Richard Reames, che ha coniato il termine qualche anno fa, o dal tedesco Konstantin Kirsch per fare solo un paio di nomi. Destinate a parchi e abitazioni come il set di tavolino e seggiole annesse - ovviamente da esterni - o i gazebo in piccoli tronchi intrecciati e tetto di foglie. Reames ricorda sul suo sito che la prima sedia vivente di cui si abbia traccia è del 1908 ed è stata "piantata" nel Wisconsin facendo proseliti anche in Thailandia e Cina. Per le sue opere usa anche la definizione di "sculture cinetiche", esaltandone la docilità quando le manipola per creare nuovi intrecci nel corso della crescita e delle stagioni. Un'arte e un'architettura senz'altro da coltivare.
(4 luglio 2007)
L'uso di questo termine "privati"... non mi piace molto... premette sempre ad un concetto di "pubblico".
Se ad esempio al "pubblico" si sostituissero, come capita in tante concessioni di monopoli (dette privatizzazioni) delle società che gestiscono il suolo pubblico, a mio avviso sarebbe uno schifo più oppressivo, più liberticida di prima.
Avrei preferito se avessi scritto: "se le Strade di Milano fossero in mano ai Milanesi" (intesi pure come singoli individui)... e beh ti dirò che non so se sarebbero più o meno inquinate di prima, anche perchè l'inquinamento può essere preferito da alcuni all'aria pura, altrimenti non si spiegherebbe perchè mai numerosissimi individui hanno spopolato monti e valli per confluire stabilmente nella sempre più inquinata metropoli. Forse sarebbero egualmente inquinate, ma di certo sarebbero esattamente come le vorrebbero i milanesi.
E' però vero un'altro aspetto che se l'individuo è reso responsabile del proprio territorio, dalla sovranità, più ancora che dalla proprietà, rispetterà (sempre secondo un proprio criterio individuale) meglio il suo ambiente.
Perchè dico che la proprietà non garantisce altrettanto? Perchè la proprietà uno la compra.. la vende.., non è detto che la viva con un intimo e diretto legame. Può trovarsi al lato opposto della terra... e chi se ne frega se la uso come discarica altamente tossica... tanto non ne sentirò in lontananza neppure la puzza. Se poi tra acquisto e vendita ci coltivo sottaciutamente al suo interno una eco-bomba ad altissimo rischio per il futuro pollo che me la comprerà e tutti i suoi vicini... meglio ancora! Se poi ancora lo farò a titolo di azionista di una multinazionale controllata da una trafila di Società controllate da altre società. Mi sentirò addirittura totalmente estraneo all'infame eco-truffa... Ti pare?
Vedi che la proprietà non garantisce proprio nulla?
Non parlo solo dell'inquinamento, che come già rilevato da Steppen, oltre che da me, è un concetto soggettivo (come qualsiasi altra opinione), ma parlo soprattutto della Libertà, che invece non è soggettiva, se non nel proprio contenuto individuale.
La proprietà non garantisce la Libertà, nè tantomeno la conservazione dell'ambiente.


Caro Renzo, ho l'impressione che il tuo libertarianismo sia inscindibilmente legato al concetto di Patria, Comunità, terra di appartenenza, terra alla quale si è affezionati e ci si vuole vivere possibilmente per il resto dei propri giorni.
Sembra, almeno da quanto ho letto finora, che tu consideri l'esistenza di proprietà non abitate un pericolo per le Comunità, nonché per gli individui (in larga misura) stazionari.


Mi pare di notare, scusami Renzo, che come diceva mimmo, tu tenga comunque a ll'identità locale. Capisco che il tuo sia un orientamento personale, ma la proprietà è la proprietà, a prescindere. Ho dei dubbi sulle porcherie che un privato possa generare sulla sua proprietà. E' tutta una questione di reciproche sensibilità e reciproche decisioni. Non credo che una multiproprietà che inquini si integri con delle proprietà non inquinanti. Non so. Il tuo mi sembra comunque un discorso di parte.
Sei totalmente fuori strada.
Io sono solo legato al concetto di libertà, una libertà totalmente anarchica, assoluta, per ciascun individuo.
Va da se che una tale libertà, ciascun individuo non la potrebbe esercitare su tutto l'universo senza scalfire quella degli altri individui, salvo che possano mai esistere fantascientifiche "realtà parallele".
Allora se questa libertà, questa sovranità individuale, non la si può estendere a tutto l'universo, e non la si vuole ridurre nella sua intensità (ovvero nella sua assolutezza anarchica) la si deve logicamente circoscrivere nella sua estensione, senza per questo sminuirne il valore assoluto, nè incarcerare l'individuo nel suo Territorio sovrano, se non al pari di un Pio IX (prigioniero di se stesso).
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