.
.
Ancora a proposito di scientismo, direi che scientista e tecnocratica è decisamente la mentalità degli ambientalisti e degli ambienti "politico-burocratico-scientifici" di Kyoto, che vorrebbero dettare al Mondo regole calate dall'alto di un ente che sfugge alle volontà democratiche e tantomeno individuali, nel nome di una Scienza Ufficiale. Insomma il tentativo di una Dittatura Internazionalista a carattere spiccatamente Scientista (nella sua accezione più deteriore).
Lo Scientismo, di origine positivista, è la sintesi di due assunti assolutamente falsi.
Il primo tipicamente Totalitario, Dittatoriale, secondo il quale esista un unico "Bene" per tutti gli individui.
Il secondo addirittura fideistico, trascendentale, e dunque antiscientifico, che pone nelle mani della scienza la Verità. Di modo che la Scienza sembra perdere la modestia di Socrate che "sa di non Sapere" ed acquisire le sembianze di una deità in possesso di tutte le chiavi e tutti i dati per poter interpretare e modificare i fenomeni naturali.
Emblematico il seguente passaggio di canefantasma:
La presunzione è proprio quella di supporre di avere tutti i dati a disposizione, per poter dare spiegazioni scientifiche valide al riscaldamento terrestre degli ultimi 30 anni, e del supposto trend futuro, quando non siamo in grado di modellizzare (dunque motivare razionalmente) neppure gli andamenti climatici, ben più macroscopici e ben noti della storia terrestre (anche solo negli ultimi 300 anni) che sfuggono ai modelli proposti dai "sedicenti cervelloni di kyoto".


Il Mercato è per voi un Assoluto.
La libertà è per voi solo un MEZZO per l'affermazione di quest'ultimo.
Nella realtà, quindi nella società, lo è invece la Tecnica ed il suo potenziamento.
Date un occhiata al mio sito o alle lezioni di Severino e Galimberti se vi interessa la questione.
La nozione di libertà è antinomica, si fonda sopra enormi ambiguità, che possono essere esemplificate nell'assioma "la mia libertà finisce dove inizia quella degli altri".
Dove è la mia? Dove è quella dell'"altro"?
Questa è però una concezione prettamente pratica della libertà.
Ne esistono, altre, forse di maggiore profondità.
Per Heidegger la "libertà" coincideva con la "verità", e la ricerca della verità era il pre-requisito per essere liberi.
In Agostino la "libertà" non è nelle limitazioni materiali, nella costrizione fisica, economica, o reale, ma nella comprensione profonda di noi stessi.
La verità è in noi stessi: non all'esterno, non nelle relazioni con l' "altro".
Diceva Agostino: "Noli foras ire, in te ipsum redi".
Poi ci siete voi, simpatici frequentatori di questo Forum, che ritenete la libertè, forse pure la verità, come l'assoluta affermazione del "Mercato".
La vostra libertà è subordinata al Mercato.
Non so perchè prima citi le mie parole, come se volessi replicare al mio intervento e poi non tieni per nulla in considerazione il contenuto.
Prima sembri rispondere a me e poi usi il plurale, come se io fossi un gruppo di individui.
Ripeto che, al contrario di quanto tu affermi, il Libero Mercato può essere uno strumento per affermare la propria libertà (per alcuni), altri potrebbero usare altri strumenti per affermare liberamente le loro diverse aspirazioni culturali (Heidegger... Sant'Agostino o chi vuoi tu), ma che la Libertà è un valore assoluto.
L'ambiguità è solo in chi non vuole accettare la Libertà degli altri, per poter affermare ancora il proprio potere su di loro.


Ho usato le tue parole per chiarire/rti che non è vero che il mercato è buon "mezzo" ad uso dell'affermazione della libertà.
In realtà il mercato non è mezzo, strumento, ma il "fine" stesso del vostro riflettere e del vostro agire, e la "Libertà" diventa mezzo, variabile dipendente, del libero sviluppo del Mercato.


Per me vale l'individuo, la sua vita, la sua libertà e la sua proprietà. Tutto il resto sono cose che vengono da se. Mercato incluso. Comunque tu, in una realtà Anarcocapitalista potresti benissimo comprarti una bella foresta, e all'interno della tua proprietà potresti benissimo vivere da ecologista senza imporre con la forza il tuo credo e isolarti se vuoi dalle altre proprietà rinunciando agli scambi comerciali. Nessuno ti obbligherebbe a comerciare. Però quando ti brontola lo stomaco dalla fame, mangiati l'ecologia, senza invadere la proprietà altrui. Capisci?


Questo è davvero un insulto alla intelligenza.
Ma che razza di ragionamento è?
A parte che non c'entra un piffero col discorso che hai citato.
Si parlava della inversione del rapporto di mezzo e fine, tra mercato e libertà.
In ogni caso la tua considerazione è talmente idiota da essere surreale.
Cosi se io tenessi le file del tuo ragionamento potrei comprare un appezzamento di terreno (foresta?) e vivere come nella Contea degli Hobbit ignorando il mondo in cui vivo e le relazioni tra me, gli altri, e la società?
Cosi se si decidesse di radere al suolo il mio stato basterebbe il mio spicchio di foresta a tutelarmi e a fare della mia vita un oasi felice?
Chiuso nel mio eremo (pardon, proprietà privata, possedimento) potrei felicemente ignorare il divenire di ogni cosa e qualsiasi relazione con il mondo. Fantastico.
Questo individualismo, totalmente astratto, ciecamente dimentico di ogni logica basilare, ignorante perfino della concezione stessa di realtà, in quanto interconnessione del tutto, sia a livello di enti che di essere, capace di ridurre il concetto di società in una "somma disconnessa di parti" (proprietà?), è tra le forme più basse di cultura che si siano mai viste.


L'uomo è un animale sociale che vive in società con gli altri poichè collabora con gli altri esseri umani, ma collaborare vuol dire scambiarsi beni, servizi, idee in una parola: il mercato. E' illusorio parlare di società al di fuori delle azioni dei singoli individui che interagiscono tra di loro.


Appunto. Interagiscono, la conferma a quello che ho scritto.
Pensare che le azioni umane, la vita, si risolva nel mercato, nello scambio di beni e competenze, come hai scritto, è pura apologetica. Sai benissimo che non è cosi, nessuno può davvero credere ad una riduzione del genere, ma è necessaria nel affermare, nel giustificare, l'Assoluto che propugni.
In ogni caso dovreste pure voi replicare alle sciocchezza di Pollock, altrimenti non riuscirete mai a portare le vostre idee in ambiti che non siano la vostra conventicola.


Chi Ha Letto Questa Discussione negli Ultimi 365 Giorni: 0