Concordo con quanto è stato detto sopra: giusto l'adeguamento del registro del linguaggio in base a contesti e situazioni e in base all'ascoltatore (già espresso di Epifanio e Sandinista) ma è altrettanto vero che il lettore o ascoltatore medio che non sente "proprie" le parole "politichesche" e filosofiche che si tirano spesso fuori in un dibattito politico (lo diceva già forse Terraeamore se non erro) viene indirizzato verso la noia e quindi verso l'estraneazione. Con il procedere in questa direzione si avrà un allontanamento e un distaccamento che porta alla dispersione degli elementi udenti, con una minor efficacia anche nel nostro dissertare e con una inevitabile discussione d'elite.
Sono favorevolissima al registo basso, anche per noi scriventi può essere più facile esprimersi o comunque arrivare al "nocciolo" senza doverlo infiocchettare troppo per presentare la pillolina meno amara (perchè assai poco spesso fare politica è godere gioiosi) o dare semplice sfoggio di cultura (che non sempre corrisponde con affidabilità).
Scrivo tutto ciò mettendomi dalla parte dell'ascoltatore/lettore/utente medio-basso (come spesso ho fatto per esperienza personale) avvertendo più di una volta una nota di mio distacco e disinteresse verso argomenti che non mi coinvolgevano direttamente.




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