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Discussione: Dico e Pacs

  1. #21
    laico progressista
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    Ottimo l'intervento di La Malfa, comunque.

  2. #22
    repubblicano nella sinistra
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    se ho capito bene cosa ha fatto La Malfa, a me sembra molto una posizione da para -diciamo- vento, si vota come comanda la coalizione, cioè contro l' unica mozione che, sia pure tra moltissime contraddizioni, aveva la possibilità di dare un segnale verso una società meno teocratica, e poi si fa sfoggio di laicismo.
    Mastella dopo la votazione ha dichiarato "dove sono i teo dem ?". Con lui contro quella mozione ha votato La Malfa non i Teo Dem ( anzi forse mastella si è astenuto)

  3. #23
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    A me la posizione di Giorgio La Malfa sembra chiara ed impeccabile, mentre la mozione Franceschini mi sembra un compromesso insipido.

    La Malfa ha votato a favore delle mozioni che chiedevano un riconoscimento esplicito dei diritti delle coppie di fatto. Di questo si parla: fatto salvo il principio del favore legislativo per la famiglia legittima, cioè fondata sul matrimonio, si riconosce che l'esistenza di coppie di fatto dà luogo ad interessi che devono essere protetti, che lo Stato non debba far finta di niente; e trovo che sia giusto così. La posizione di La Malfa mi pare coerente in sé e coerente con le motivazioni che sono state espresse. Sebbene io non condivida la linea politica del PRI da diversi anni a questa parte, questo non può e non deve impedirmi di riconoscere che, in questo caso, Giorgio La Malfa, come rappresentante del PRI, ha preso una posizione giusta e anche coraggiosa, considerato che il PRI dipende elettoralmente da Berlusconi.

    Trovo anche che sia una posizione saggia. L'elettorato di centrodestra non è necessariamente tutto su posizioni clericali. I "non clericali" sono tanti, sono pochi? Non si sa: di certo sono più dello 0,1 per cento ottenuto dal PRI alle ultime elezioni. Con posizione come queste il PRI si candida a rappresentare questa fascia di elettorato e pone le basi di una possibile convergenza con gli altri partitini del centrodestra su posizioni simili (Nuovo PSI, Riformatori Liberali, persino la Nuova DC di Rotondi, che sulla questione ha dimostrato di essere più aperta della Margherita). E' un mattoncino su cui si può tentare, anche se con fatica, di costruirsi un proprio spazio politico, magari piccolo ma autonomo. Da questo punto di vista non capisco perché alle politiche il PRI si sia presentato con Forza Italia invece che con il Nuovo PSI e con la Nuova DC. A mio parere sarebbe stata un'opzione preferibile.

    Paolo: mettiamoci dal punto di vista degli omosessuali. Se è tanto difficile approvare una legge che tuteli gli interessi delle coppie dello stesso sesso persino all'interno di una normativa che riguardi anche le coppie di fatto formate da un uomo e da una donna, quante probabilità di passare avrebbe una legge che riguardasse esclusivamente le coppie dello stesso sesso?
    La tua osservazione mi sembra poco realistica.

  4. #24
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    Di Pietro docet:
    Centinaia di migliaia di coppie vivono insieme in Italia senza essere sposate. Molte hanno dei figli. Nessuna ha dei diritti pensionistici o previdenziali. Parliamo di famiglie vere che si trovano nella impossibilità di fare operazioni quotidiane consentite solo a chi ha contratto matrimonio.
    In Italia si regolarizza tutto, di fatto anche il crimine con l’ultimo indulto. Le sanatorie e i condoni si sono succeduti grazie al centro destra negli ultimi anni. In questa situazione non regolarizzare le famiglie di fatto è incomprensibile.
    La famiglia tradizionale sta cambiando, ci si sposa di rado sia con rito civile che religioso e di questo si deve prendere semplicemente atto. Non è osteggiando i Pacs che si cambiano le dinamiche sociali. Ma senza l’estensione di alcuni diritti fondamentali delle coppie sposate alle coppie di fatto si crea disuguaglianza sociale, in particolare per le fasce di reddito più basse. Il programma dell’Unione prevede l’estensione di alcuni diritti alle coppie di fatto, tutti i partiti della coalizione lo hanno sottoscritto. I Pacs non sono contro la Chiesa, ma a favore delle famiglie e dei loro diritti. Tutte le famiglie devono essere al centro della politica con pari diritti e doveri, secondo principi di equità e solidarietà.

    SU QUESTO SONO D'ACCORDO!!!

    Mi scuso se mi sono scagliato contro l'omosessualità ma per la mia educazione è una cosa più forte di me!
    Ciceruacchio

  5. #25
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    Sicuramente tutti voi saprete che, a causa della sciagurata legge sul divorzio, la famiglia italiana si è già disciolta da decenni e la società si è rovinata e si accoppiano tutti per strada come maiali con più uomini e donne contemporaneamente e i figli senza genitori che nascono da da tutti questi accoppiamenti selvaggi vagano per le strade in bande a caccia di cibo e di sesso e quindi ormai non c'è più nulla da difendere.

  6. #26
    ALTRA FACCIA DELLA MONETA
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    Succede anche da voi eh?

  7. #27
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    eh sì, gli effetti dell'introduzione del divorzio sono stati devastanti pure qua, non esistono più famiglie, se tu hai voglia di sesso entri in una casa qualsiasi e ti fotti la prima che ti capita a tiro, poi esci e vai a dormire a casa tua dove è probabile che trovi qualcuno che sta trombando ma tu ormai non hai più voglia perchè hai appena trombato e vai a dormire, pero' quelli ti rovinano il sonno con i loro schiamazzi e poi il giorno dopo sei stanco e non rendi in ufficio.

  8. #28
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    Questo esempio chiarisce bene come diventerà la società italiana se approvano la legge sui pacs, perlomeno quando torniamo a casa adesso troviamo le coppie che trombano nel nostro letto, un domanni potremmo trovarci una ammucchiata di gay.

  9. #29
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    Citazione Originariamente Scritto da brunik Visualizza Messaggio
    ....



    Citazione Originariamente Scritto da Jan Hus Visualizza Messaggio
    Paolo: mettiamoci dal punto di vista degli omosessuali. Se è tanto difficile approvare una legge che tuteli gli interessi delle coppie dello stesso sesso persino all'interno di una normativa che riguardi anche le coppie di fatto formate da un uomo e da una donna, quante probabilità di passare avrebbe una legge che riguardasse esclusivamente le coppie dello stesso sesso?
    La tua osservazione mi sembra poco realistica.
    Jan hai ragione. Il mio era un discorso troppo in astratto.

  10. #30
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    Predefinito Pacs lo stato non abbia paura

    Pacs lo stato non abbia paura


    • da La Stampa del 31 gennaio 2007, pag. 1

    di Gian Enrisco Rusconi


    Il Presidente della Repubblica ha espresso una preoccupazione dettata da senso di responsabilità politica. A proposito della normativa sui Pacs si è augurato una «sintesi» delle diverse posizioni.

    Gli ha risposto la Confederazione episcopale italiana, contrapponendo artificiosamente se non maliziosamente l’idea di «sintesi» di Napolitano a qualunque ipotesi di «compromesso» o «mediazione». E ha fatto una puntigliosa critica anticipata di ogni forma di legge sulle coppie di fatto, dichiarandola semplicemente «superflua».

    Siamo così nella piena anomalia italiana. L’anomalia non consiste nelle pressioni che la gerarchia ecclesiastica esercita sull’opinione pubblica, sul governo e sulle istituzioni politiche. Questo fa parte del suo ruolo pubblico, che le è ampiamente riconosciuto. L’anomalia sta nella disinvoltura con cui in questa circostanza la Chiesa assurge a partner necessario per la definizione di una legge dello Stato. Le stesse parole del laico Napolitano suonano - involontariamente - come la conferma che la questione tocca i rapporti istituzionali tra Chiesa e Stato. Siamo davvero a questo punto? La Chiesa cioè (nei suoi massimi esponenti) ha individuato oggi nei Pacs una questione che può addirittura incidere sui buoni rapporti tra Chiesa e Stato? O quanto meno introduce un fattore dirompente nella gestione politica? Se fosse così, saremmo di fronte a qualcosa di più serio di una anomalia.

    Ma temo che sia difficile sostenere questa tesi senza esporsi ad una delle accuse peggiori di questi tempi: l’accusa cioè di essere inguaribili laicisti. Di voler mettere il bavaglio alle manifestazioni pubbliche della Chiesa, di negare i diritti di «identità» dei cattolici (oltre che essere - nel merito - «sfasciafamiglie»).

    Naturalmente non è così. Nel caso dei Pacs ciò che è in gioco è semplicemente ma essenzialmente l’autonomia della deliberazione politica, affidata ai cittadini, o meglio ai loro rappresentanti, siano essi cattolici o laici. Il punto, caso mai, è perché i cattolici italiani, militanti, o impegnati politicamente e pubblicisticamente, non hanno la capacità di sostenere con efficacia le loro convinzioni presso i loro concittadini (innanzitutto quelli che si dichiarano cattolici). Ma devono ricorrere alla potente supplenza delle istituzioni ecclesiastiche. Ciò che nella giornata di ieri è stato politicamente decisivo, infatti, non è stato la mobilitazione di questa o quella associazione di cittadini cattolici o le dichiarazioni di questo o quel politico, ma il pronunciamento della Conferenza episcopale italiana. Compreso il segnale, ben mimetizzato nei discorsi di principio, di possibili iniziative politiche (un referendum contro un’eventuale legge). In questo caso parlare di anomalia è solo un eufemismo.

    Non ripeteremo qui le ragioni di principio (più volte esposte da più voci anche su questo giornale) a favore di una chiara e ragionevole normativa, giuridicamente ben fondata, del riconoscimento delle unioni di fatto, anche omosessuali. C’è solo da augurarsi che il governo non si lasci intimorire e non faccia pasticci. Ma su questo avremo modo di tornare nelle prossime settimane.

    Rimaniamo alla strategia argomentativa della Chiesa. Il discorso di mons. Giuseppe Betori, segretario della Cei, ha sviluppato con insistenza un argomento ben noto. Il giudizio della Chiesa, che la porta a respingere ogni possibile legge sulle coppie di fatto, in quanto fattore di disgregazione familiare, si basa - dice il prelato - su considerazioni puramente «antropologiche», umano-naturali, cioè non strettamente religiose. Nel contempo però questa concezione (presuntivamente) soltanto umano-naturale è dichiarata qualificante per i cristiani, al punto che in essa mettono in gioco la loro stessa identità. In altre parole, soltanto i cristiani avrebbero del matrimonio una concezione antropologicamente e moralmente sostenibile.

    È chiaro che si tratta di una affermazione assai problematica dal punto di vista storico, scientifico ed etico. Ma qui ci interessa un altro aspetto, che dovrebbe preoccupare (o forse davvero preoccupa) gli uomini di Chiesa. Moltissimi (buoni) cattolici non hanno affatto della vita e della esperienza delle unioni familiari e matrimoniali quella visione, ad un tempo trasfigurata e catastrofica, che hanno molti pastori della Cei. E quindi considerano la normativa dei Pacs (che funziona da anni in tutti i Paesi civili) come una soluzione ragionevole («naturale») di molte situazioni, e non un passo su un piano inclinato verso la dissoluzione di ogni rapporto di responsabilità interpersonale. Una buona (o fortunata) esperienza familiare non dipende affatto dalla sua forma giuridica. E una pluralità di forme di unione può favorire maggiore autenticità dei rapporti.

    Ma non insisteremo oltre su queste riflessioni. Ci chiediamo se dietro l’ansiosa campagna anti-Pacs della Chiesa non ci sia una strategia rischiosa e sbagliata. Pensa di ricuperare la lealtà dei fedeli cattolici tramite affermazioni di principio e irrealistiche prospettive, che sono in contrasto con il vissuto e con l’esperienza di migliaia e migliaia di uomini e di donne che dalla loro Chiesa forse si sarebbero aspettati un atteggiamento diverso. E se qualche uomo di Chiesa si farà (ri)tentare dal referendum, questa volta andrà incontro ad una cocente delusione.

 

 
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