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    Citazione Originariamente Scritto da Egemonia Visualizza Messaggio
    Non voglio entrare nel merito delle case editrici "usate" da Preve. A parte il fatto che ha pubblicato anche con la "Città del sole" (che mi risulta siano compagni senza ombra di dubbio), si potrebbe citare il fatto che un editore fascista aveva offerto a Gramsci di pubblicare una raccolta dei suoi articoli sull'"Ordine nuovo", senza modifiche o introduzioni o postille polemiche. Gramsci non accettò, ma anni dopo pensò che forse avrebbe dovuto. Questo fa di Gramsci un fascista?

    La critica a Preve dovrebbe essere innanzi tutto politica. Io ho letto, in diversi anni, quasi tutti gli articoli di Costanzo Preve che si possono trovare su Internet, all'inizio con interesse, poi con crescente perplessità. La sua svolta "comunitarista" ha confermato molte riserve che avevo già dall'inizio sul suo pensiero.

    Sono giunto alla conclusione che l'ideologia propagandata da Preve rappresenti una liquidazione (non una "evoluzione" o un "ripensamento", come sostenuto da chi lo segue) del pensiero marxista e comunista, e del percorso storico di emancipazione del movimento dei lavoratori.

    Le sue "opere" sono permeate da un qualunquismo non dissimile da quello che si può rilevare, tanto per dire, sul blog di Beppe Grillo - con l'unica differenza che il concetto di "è tutto un magna-magna" viene nobilitato a suon di esegesi filosofiche in un "superamento della dicotomia destra-sinistra".

    Dietro questo qualunquismo nei toni e nella sostanza, in grado di far presa sulle persone politicamente meno preparate (di destra o di sinistra), c'è l'opera di demolizione dell'esperienza del movimento dei lavoratori - peraltro funzionale e necessaria alla liquidazione del termine "sinistra".

    Preve essenzialmente identifica il "comunismo storico novecentesco" con l'operaismo. Nel fare questo fa esattamente la stessa operazione che lui rimprovera a certe correnti del comunismo vetero-ossificato: basarsi sui "testi sacri" presi direttamente dal 1848 e ignorare completamente l'evoluzione del mondo (e del pensiero comunista) nel corso del '900. Questa identificazione comunismo=operaismo non è accidentale, ma indispensabile per il sostegno di tutta la sua opera di liquidazione.

    In particolare, Preve introduce il concetto di "comunità" (non dissimile da quello di nazione) ignorandone i tratti sovrastrutturali e dandole uno status di forma "naturale" di aggregazione umana. A questo si aggancia la critica verso il comunismo storico novecentesco, colpevole di essersi limitato al già citato "operaismo" senza considerare l'individuo-comunità-nazione su cui andava a costruirsi. Questo è esattamente un tipo di critica che si sarebbe potuto fare a partire dalle opere teoriche di Marx e Engels (o, più tardi, di Luxemburg o Trotsky) che di fatto ignoravano le questioni nazionali. Sembra però strano che un "esperto di marxismo" come Preve ignori che la prima esperienza pratica di socialismo novecentesco, nata dalla rivoluzione d'ottobre, sia stata proprio multinazionale, e abbia fatto i conti con la questione nazionale in tutta la sua storia (dall'analisi scientifica del concetto di nazione, opera di Stalin, alla differenziazione della normativa sovietica in base agli effetti sulle comunità nazionali locali).

    Preve inoltre rimarca diverse volte come la classe operaia "non sia naturalmente rivoluzionaria". Questo ragionamento si basa sulla fallacia di considerare "naturale" qualcosa che, come ogni aspetto di una società, è determinato storicamente e sicuramente non immutabile. In particolare, la modifica dei metodi di produzione ha sicuramente alterato la percezione di sé della classe operaia: da artigiani intruppati in una produzione di massa, che vedevano materialmente il loro prodotto e il suo furto da parte del padrone (l'operaio della prima rivoluzione industriale e dei tempi di Marx) all'operaio in catena di montaggio privo di una chiara padronanza del processo produttivo e del suo ruolo in esso (l'operaio sempre più meccanizzato dei tempi di Lenin). Questo portò all'esigenza sempre più pressante di portare la coscienza di classe "dal di fuori", un'opera fattibile solo da un partito di quadri e "rivoluzionari di professione" che inevitabilmente sarebbero stati, inizialmente, principalmente borghesi (l'unica classe che, all'epoca, non era tendenzialmente reazionaria ed aveva i mezzi per istruirsi). Tutte queste contraddizioni da superare sono state ampiamente analizzate da Lenin, in diverse opere. Preve si limita a citarle con l'intento di negare la possibilità di una rivoluzione proletaria, ignorando (o fingendo di ignorare) l'annoso dibattito sul superamento della "grigia lotta quotidiana", sulle alleanze di classe e sulla forma del partito (aspetti che striderebbero con l'"operaismo", bersaglio molto più facile da attaccare).

    Il resto della dottrina di Preve vien da sé: una volta rimosso il percorso storico del movimento comunista, si può negare il suo ruolo nella situazione attuale, e costruire una teoria fondamentalmente idealistica e opportunistica incentrata sull'essere "contro" l'americanizzazione-imborghesimento della società. E questo approccio lo rende un autore apprezzato anche a destra.

    Per concludere: Costanzo Preve è un compagno? Non nel senso inteso da un marxista e comunista. Poi ci sono "compagni" di vari tipi (anche i radicali di Pannella si chiamano "compagni" tra loro), quindi immagino che qualcuno che lo consideri tale si possa sempre trovare.

    C'è ancora chi ragiona. Complimenti vivissimi proletario.
    Non un passo indietro!

  2. #52
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    Citazione Originariamente Scritto da Egemonia Visualizza Messaggio
    Non voglio entrare nel merito delle case editrici "usate" da Preve. A parte il fatto che ha pubblicato anche con la "Città del sole" (che mi risulta siano compagni senza ombra di dubbio), si potrebbe citare il fatto che un editore fascista aveva offerto a Gramsci di pubblicare una raccolta dei suoi articoli sull'"Ordine nuovo", senza modifiche o introduzioni o postille polemiche. Gramsci non accettò, ma anni dopo pensò che forse avrebbe dovuto. Questo fa di Gramsci un fascista?
    Fin qui, nulla da ridire.

    La critica a Preve dovrebbe essere innanzi tutto politica. Io ho letto, in diversi anni, quasi tutti gli articoli di Costanzo Preve che si possono trovare su Internet, all'inizio con interesse, poi con crescente perplessità. La sua svolta "comunitarista" ha confermato molte riserve che avevo già dall'inizio sul suo pensiero.
    Posso sapere quali articoli hai letto e dove?

    Sono giunto alla conclusione che l'ideologia propagandata da Preve rappresenti una liquidazione (non una "evoluzione" o un "ripensamento", come sostenuto da chi lo segue) del pensiero marxista e comunista, e del percorso storico di emancipazione del movimento dei lavoratori.
    Preve non è un ideologo e non propaganda nulla. Semmai parla di filosofia e di politica, pur non essendo un militante di alcun partito, gruppo o gruppuscolo.

    Per quel che concerne la cosiddetta "liquidazione" del pensiero marxista e comunista, mi fa specie che tu dica una cosa del genere, vistoche lo stesso Preve si spende praticamente tutti i giorni per ridare un senso alla parola "comunismo" e per analizzare il marxismo - su cui ha scritto pure un ottimo testo ultimamente! -. Semmai si stacca dalla corrente operaista italiana, ma non vedo come si possa dire quello che hai scritto tu. Mi piacerebbe leggere dei riferimenti bibliografici precisi che ti hanno fatto venire queste strane idee.

    Le sue "opere" sono permeate da un qualunquismo non dissimile da quello che si può rilevare, tanto per dire, sul blog di Beppe Grillo - con l'unica differenza che il concetto di "è tutto un magna-magna" viene nobilitato a suon di esegesi filosofiche in un "superamento della dicotomia destra-sinistra".
    Pensi che scrivendo "opere" - tra virgolette - cambi il discorso? Pensi davvero che la tua "critica" estetica cambi qualcosa del contenuto? Perché non analizza il contenuto invece di fermarti alla forma?

    Poi è risibile il fatto che lo chiami "qualunquista"... Mi sa che non lo hai letto per niente...

    Dietro questo qualunquismo nei toni e nella sostanza, in grado di far presa sulle persone politicamente meno preparate (di destra o di sinistra), c'è l'opera di demolizione dell'esperienza del movimento dei lavoratori - peraltro funzionale e necessaria alla liquidazione del termine "sinistra".
    Andiamo bene!!! Complimenti per la profondità della critica! Tu sì che non sei un qualunquista!!!

    Ma, dimmi un po', dove hai letto la "demolizione dell'esperienza del movimento dei lavoratori"? Ma, soprattutto, non credi che il termine sinistra oggi non abbia più senso?!

    Preve essenzialmente identifica il "comunismo storico novecentesco" con l'operaismo.
    Ma dove l'hai letto?!

    Nel fare questo fa esattamente la stessa operazione che lui rimprovera a certe correnti del comunismo vetero-ossificato: basarsi sui "testi sacri" presi direttamente dal 1848 e ignorare completamente l'evoluzione del mondo (e del pensiero comunista) nel corso del '900. Questa identificazione comunismo=operaismo non è accidentale, ma indispensabile per il sostegno di tutta la sua opera di liquidazione.
    Semmai Preve ha analizato, criticato e smontato l'operaismo italiano post-sessantottino, ma non certo il comunismo, né, tantomeno, il comunismo! Ha scritto pagine e pagine di critica su Stalin e sul comunismo storico novecentesco, ma non mi sembra che tu abbia colto appieno il senso.

    In particolare, Preve introduce il concetto di "comunità" (non dissimile da quello di nazione) ignorandone i tratti sovrastrutturali e dandole uno status di forma "naturale" di aggregazione umana.
    Preve non ha introdotto niente. L'ha ripreso da Marx e, prima di lui, da altri filosofi, da Aristotele a Socrate, etc. Mi sa che tu l'hai proprio letto male... Per esempio, in Elogio del Comunitarismo ne ha parlato e l'ha spiegato egregiamente.

    Comunità, poi, non ha il senso di nazione, anche e soprattutto perché altrimenti si rischia di cadere in una delle patologie del comunitarismo, il nazionalismo, cioè una comunità chiusa.

    Lo spirito comunitario cui fa cenno Preve - e che tu non hai colto - mi sembra innegabile nello spirito umano, ma qui entriamo nel campo filosofico e non so se sia il caso.

    A questo si aggancia la critica verso il comunismo storico novecentesco, colpevole di essersi limitato al già citato "operaismo" senza considerare l'individuo-comunità-nazione su cui andava a costruirsi.
    Ma da dove trai questa conclusione, scusa?! Tra tutte le critiche che Preve muove al comunismo storico novecentesco questa dell'operaismo proprio non l'ho letta... Dov'è?

    Questo è esattamente un tipo di critica che si sarebbe potuto fare a partire dalle opere teoriche di Marx e Engels (o, più tardi, di Luxemburg o Trotsky) che di fatto ignoravano le questioni nazionali. Sembra però strano che un "esperto di marxismo" come Preve ignori che la prima esperienza pratica di socialismo novecentesco, nata dalla rivoluzione d'ottobre, sia stata proprio multinazionale, e abbia fatto i conti con la questione nazionale in tutta la sua storia (dall'analisi scientifica del concetto di nazione, opera di Stalin, alla differenziazione della normativa sovietica in base agli effetti sulle comunità nazionali locali).
    Preve è innegabilmente un filosofo esperto anche di marxismo.

    Per quel che riguarda l'esperienza socialista russa, Preve analizza sia il primo periodo con Lenin, sia il secondo con Stalin e ne parla sempre con cognizione di causa. Non vedo come tu possa difendere l'esperienza totalitaria stalinista...

    Preve inoltre rimarca diverse volte come la classe operaia "non sia naturalmente rivoluzionaria". Questo ragionamento si basa sulla fallacia di considerare "naturale" qualcosa che, come ogni aspetto di una società, è determinato storicamente e sicuramente non immutabile.
    Infatti lo ha analizzato, facendo capire al lettore attento che la "classe operaia" non ha mai portato avanti alcuna rivoluzione.

    In particolare, la modifica dei metodi di produzione ha sicuramente alterato la percezione di sé della classe operaia: da artigiani intruppati in una produzione di massa, che vedevano materialmente il loro prodotto e il suo furto da parte del padrone (l'operaio della prima rivoluzione industriale e dei tempi di Marx) all'operaio in catena di montaggio privo di una chiara padronanza del processo produttivo e del suo ruolo in esso (l'operaio sempre più meccanizzato dei tempi di Lenin). Questo portò all'esigenza sempre più pressante di portare la coscienza di classe "dal di fuori", un'opera fattibile solo da un partito di quadri e "rivoluzionari di professione" che inevitabilmente sarebbero stati, inizialmente, principalmente borghesi (l'unica classe che, all'epoca, non era tendenzialmente reazionaria ed aveva i mezzi per istruirsi). Tutte queste contraddizioni da superare sono state ampiamente analizzate da Lenin, in diverse opere.
    Peccato che le avanguardie non siano più proponibili e che non ci sia una classe di riferimento per i comunisti di oggi...

    Preve si limita a citarle con l'intento di negare la possibilità di una rivoluzione proletaria, ignorando (o fingendo di ignorare) l'annoso dibattito sul superamento della "grigia lotta quotidiana", sulle alleanze di classe e sulla forma del partito (aspetti che striderebbero con l'"operaismo", bersaglio molto più facile da attaccare).
    A me sembra che ne parli in ogni articolo... Peccato tu non legga Comunità e Resistenza né Comunitarismo...

    Il resto della dottrina di Preve vien da sé: una volta rimosso il percorso storico del movimento comunista, si può negare il suo ruolo nella situazione attuale, e costruire una teoria fondamentalmente idealistica e opportunistica incentrata sull'essere "contro" l'americanizzazione-imborghesimento della società. E questo approccio lo rende un autore apprezzato anche a destra.
    A prescindere dal fatto che alcuni - pochi - lo apprezzino a destra - pur avendo letto le sue condanne delle ideologie fascista e nazionalsocialista -, direi che quella di Preve non è una dottrina, perché non è sistematizzata né coerentizzata. Diciamo che è un work in progress, cui anche noi stiamo partecipando.

    Per quel che concerne l'essere "contro", direi che questo sia il primo passo da fare per essere anche "per", visto che moltissimi sedicenti comunisti dicono di essere per il comunismo, pur restando alleati di Prodi...

    Per concludere: Costanzo Preve è un compagno? Non nel senso inteso da un marxista e comunista. Poi ci sono "compagni" di vari tipi (anche i radicali di Pannella si chiamano "compagni" tra loro), quindi immagino che qualcuno che lo consideri tale si possa sempre trovare.
    Se non considere Costanzo Preve un comunista marxista, mi sa che o non hai letto i suoi libri o non li hai capiti.

  3. #53
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    Preve, da quel che ho letto (e secondo il mio parere), ha una impostazione reazionaria nei suoi scritti.
    Poi boh, il resto è contorno...

  4. #54
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    Citazione Originariamente Scritto da Antiglobal Visualizza Messaggio
    Sono giorni se non settimane che non mi collego, evito come la peste di scrivere su questo forum di fasci travestiti ed accozzaglia estremista varia e mi rompi ancora i coglioni?

    Mavaffanculo a te e a chi non te lo dice.
    Ti avevamo chiesto di evitare interventi di disturbo su questo forum (ma anche sugli altri). Inutile il messaggio che ti abbiamo quotato, potevi evitarlo.
    O incominci a discutere come fanno gli altri, senza insulti, senza provocazioni inutili oppure evita di entrare in questo forum al solo scopo di creare disturbo e provocare reazioni scomposte.
    Ti ricordiamo che questo è il secondo avviso in pochi giorni e che non ce ne sarà un terzo.

  5. #55
    Omia Patria si bella e perduta
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    Citazione Originariamente Scritto da Ragioniamo! Visualizza Messaggio
    scusa sandokan, Lotta Comunista in che troncone è? O non li consideri perchè se ne stavano per i cazzi loro anche prima del crollo dell'URSS?
    Lotta Comunista la metto nel punto 3) ovvero assieme a quelli che continuano a ripetere una delle ortodossie (o eresie) del comunismo del '900. Se guardi una raccolta di annate del loro giornale non potrai fare a meno di notare come negli ultimi 50 anni sono restati all'interno dello stesso modello teorico.

  6. #56
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    Citazione Originariamente Scritto da vlad84 Visualizza Messaggio
    Preve, da quel che ho letto (e secondo il mio parere), ha una impostazione reazionaria nei suoi scritti.
    Poi boh, il resto è contorno...
    Cosa hai letto e da cosa deduci questa impostazione?

  7. #57
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    Ora a parte qualche slogan tipo Maoista non ho ancora ricevuto risposte degne di tale nome sui contenuti degli scritti di Preve.Ora io capisco che l'epoca è quella che è e l'arte della dialettica sia in crisi pero' dai denigratori di Preve mi aspetto un pochino di piu' che semplici affermazioni da prima elementare.Su ..uno sforzino...

  8. #58
    Omia Patria si bella e perduta
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    Citazione Originariamente Scritto da Egemonia Visualizza Messaggio
    La fai troppo semplice. Mi risulta che il movimento comunista fosse spaccato già molto prima della fine dell'URSS. Inoltre le tendenze anticomuniste nel PCI si erano sviluppate da tempo, e a mio avviso la "svolta della Bolognina" rappresentò una semplice presa d'atto della situazione.

    Infine, le tue 4 categorie non tengono conto di molte cose. Per esempio del 40% di rifondazione, composto di aree contrarie alla linea di Bertinotti e Giordano, ma disposte a stare nel partito per evitare la frammentazione (e conseguente irrilevanza). Inoltre non consideri i comunisti che, riuniti in vari modi anche al di fuori dei partiti, studiano il "Socialismo del XXI secolo" senza per questo liquidare la propria storia di esperienze, conquiste e sconfitte. E' un patrimonio inestimabile, e liquidarlo (tendenza che peraltro accomuuna Preve, Bertinotti e Fassino) porterebbe solo il vuoto di riferimenti e all'assenza di criteri di valutazione della propria progettualità.
    Mi sono espresso forse in modo troppo sintetico, adesso cercherò di essere un po' più chiaro e preciso.
    Io sono un sostenitore di una visione ciclica della storia dei movimenti marxisti/comunisti (passatemi l'imprecisione). Ogni fase è molto variegata al suo interno, ma ha un codice teorico comune.
    Per me il comunismo ha avuto un ciclo leninista dal 1917 al 1991, in cui tutti i comunisti (o quasi) si sono riconosciuti in un modello che vedeva la centralità della classe operaia/contadina, il partito comunista come strumento per la conquista del potere politico e le nazionalizzazioni come strategia per costruire il socialismo.
    Insomma il modello del socialismo reale che è stato comune sia agli ortodossi che agli eretici. La caduta dell’Urss non è stata la sconfitta solo degli ortodossi, ma di tutti i comunisti perché ha mostrato come la costruzione del socialismo attraverso il partito comunista della classe operaia/contadina fosse non più riproponibile.

    La reazione a questa situazione sono state molteplici, per me in sintesi sono le 4 che ti ho detto (poi si può discuterne).
    Il punto è che la frattura c’è stata, non la si può negare e ora si va per strade diverse. In sintesi le strade sono l’oblio, la liquidazione progressiva, la riproposizione con qualche correzione o la ricerca di un altro modello.
    Io sono un fautore dell’ultima, tu mi sembri uno della penultima. A chi ha scelto le altre vie dico che si può discutere, essere amici ecc., ma non andando nella stessa direzione non siamo compagni e possiamo dircelo tranquillamente senza astio o crisi isterico-antifasciste.

  9. #59
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    Intervengo in questa discussione una sola volta perchè le polemiche e le diatribe troppo lunghe e ripetute dopo un pò mi stancano e una volta capito che oltre ad un certo limite non si può andare le trovo pure ridicole e infruttuose.
    Detto questo intervengo perchè come comunista nazionalitario e interno al "gruppo" che ruota attorno alla rivista "Comunità e Resistenza" credo di essere uno dei pochi qui dentro che ha letto un pò di Preve e dunque di poterne dare una valutazione politica.
    I miei punti di accordo con Preve ruotano soprattutto su quelli che sono i punti cardine del pensiero di Preve ovvero la fine in Italia ed in Europa Occidentale (e non nel resto del mondo come sempre si afferma Preve dica) di una reale differenziazione ideologico-politica della destra e della sinistra che ripetiamo per l'ennesima volta è diametralmente opposto a dire "cerchiamo un alleanza con il neofascismo". La prima infatti è una denuncia della assenza di un qualche cosa che prima c'era (e che Preve giudica positivamente) e che ora non c'è, la seconda è una stronzata che altri portano avanti.
    Il secondo punto di accordo è quello di un approfondimento dell'atteggiamento nefasto per il comunismo italiano degli aspetti antropologico-politici del piccismo storico.
    Inoltre supporto con tutte le titubanze dello stesso Preve e i suoi dubbi il discorso sulla decrescita.
    Detto questo non sono d'accordo con Preve su altri argomenti, come ad esempio la sua concezione della questione dell'immigrazione e l'eccessivo accanimento contro le logiche gruppettare (criticabili ma con cui Preve pare non voglia a volte nemmeno confrontarsi) del comunismo extraparlamentare.
    Inoltre a Preve critico una certa leggerezza (o forse una sua voglia di dimostrare una coerenza estrema con quanto dice e afferma nei suoi scritti) nel pubblicare con case editrici di estrema destra (ma come ha ricordato qualcuno qui dentro non solo con quelle ma anche con case editrici marxiste che mai nessuno o quasi ricorda) che come detto più volte a mio parere tendono a strumentalizzare lo stesso Preve per connotarsi di un certo intellettualismo contestatario che non hanno in realtà e per mostrare lo stesso Preve (con un passato comunque di indiscusso pensatore marxista della scuola italiana althusseriana e in DP) come "trofeo di caccia" proprio agli isterici in cerca di infiltraggi e di collaboratori con il nemico (che potevano tra l'altro avere un senso tattico quando il comunismo extraparlamentare era una forza di massa e non come siamo oggi una compagnia che più dell'anello sembra quella di Gassman dell'Armata Brancaleone).
    Infine a Preve rimprovero a volte un eccessivo insistere quasi ossessivo in alcuni passaggi su una vena polemica troppo aspra che talora scade nell'insulto rancoroso contro chi lo critica cosa che di certo non facilita la lettura proprio a chi lo critica, rimanendo così troppo una lettura di nicchia e quasi da "iniziati".
    Rispondendo a chi giudica Preve dedito ad un certo qualunquismo posso dire che questo tipo di critica può essere fatta a chiunque dato che qualunquismo vuol dire tutto e nulla e potrebbe essere appioppata proprio a chi il qualunquismo lo denuncia come controqualunquismo.
    Questo il mio pensiero sul pensiero di Preve e non sulla persona di Preve che come giudizio è etico e dunque soggetto a categorie di giudizio non universalizzabili e dunque senza valore se non soggettivo (cosa che qui dentro POL molti hanno dimenticato o nemmeno sapevano probabilmente).
    Non è questo mio intervento un tentativo di ampliare una discussione a cui dopo quanto scritto non intendo più partecipare per i motivi riportati poco sopra, voglio solo aggiungere (e tengo a sottolineare non certo per prendere le distanze da Preve) che il "gruppo" di comunisti nazionalitari (filosoficamente comunitaristi) che ruota attorno a COmunità e Resistenza non è solo Preve e non è tantomeno la "setta degli adoratori di Preve". Preve come La Grassa, come Massari, come Pasquinelli, come Bontempelli, come Marx, come Lenin e anche come tutti i compagni e le compagne senza nome più o meno illustre è un punto di partenza e di discussione per quello che andrebbe definito un laboratorio marxista.
    Questo lo aggiungo solo perchè dato che non vengo dalla montagna del sapone e credo di capire un pò come ragiona a volte la gente dentro POL sono convinto che molti esprimano giudizi o critiche (poco spesso politiche, troppe volte alla cazzo di cane) su Preve qui dentro per parlare di noi CN e credo sia piuttosto riduttivo e anche un pò offensivo verso le capacità politiche e di rielaborazione teorico-scientifica marxista di noi comunisti nazionalitari che tra l'altro non siamo a nostra volta una unica identità indistinta (cosa che molti compagni e compagne pare facciano fatica a capire inseriti nell'ottica del "verbo ufficiale di partito") ma una comunità di libere individualità che discutono e si trovano anche in disaccordo. Noi la chiamiamo dialettica marxista.


    Chiuso il mio intervento. Come detto su questo argomento non interverrò più ed ora vi saluto che vado a sgozzare una capra in onore di Preve.

    A luta continua

  10. #60
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    se tali studi e dialettica del prof . Preve debbono portare al dialogo con i negazionisti nazisti e con gentaglia simile e a tradire il proletariato, meglio l'ignoranza! Ne facciamo a meno di tali laboratorii....

 

 
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