
Originariamente Scritto da
Outis
Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza - per il Comunismo (CARC) Via Tanaro, 7 – 20128 Milano – Tel/Fax 02-26306454 e-mail: resistenza@carc.it – sito: www.carc.it
Direzione Nazionale
Comunicato DN del 06.06.2007
Il 15 giugno avrà luogo la prima udienza del processo di appello contro la sentenza a quattro anni di reclusione per avere tentato di impedire che Milano, città medaglia d’oro per la Resistenza, fosse attraversata dalla parata fascista di Fiamma Tricolore che, come tutti ben sappiamo, fu autorizzata dalle autorità cittadine (prefetto, sindaco, questura) e non osteggiata dai dirigenti dell’ANPI e dei partiti della sinistra che solo grazie alla Resistenza, oggi possono ancora utilizzare (per fare i loro porci comodi) gli spazi di democrazia che i gloriosi partigiani conquistarono al prezzo di tantissime vite. Il processo di appello vede ancora una volta sul banco degli imputati gli antifascisti mentre, su quei banchi, sin dall’inizio, avrebbero dovuto trovarsi i fascisti e i loro sostenitori. Sui banchi degli imputati avrebbero dovuto esserci il prefetto, il questore, il sindaco di Milano, il presidente dell’ANPI, i dirigenti dei partiti della sinistra istituzionale che quell’11 marzo, chi per convinzione politica, chi per interessi di bottega, chi per interessi elettorali, fiancheggiarono o non cercarono di contrastare la manifestazione fatta di svastiche, camice nere, inni al Duce e saluti romani che sarebbe sfilata di lì a poco per le vie della città. Per questi personaggi la parola “Costituzione”, di cui si riempiono la bocca ogni volta che devono rapportarsi alle masse popolari e ai propri elettori, non ha significato alcuno. Anche se la Costituzione non è altro che il risultato di un compromesso tra i dirigenti revisionisti del PCI, la borghesia italiana e il Vaticano, essa comunque scaturì da un compromesso fatto quando la classe operaia, in armi, aveva appena vinto la guerra di Liberazione. Nella Costituzione, quindi, vi sono articoli che, in una misura o nell’altra, rappresentano tale forza e che, guarda caso, chiunque sia la compagine politica che assume la guida del nostro paese, vengono accantonati, travisati, interpretati e stravolti poiché essi non sono compatibili con la democrazia borghese. Il divieto della ricostituzione del partito fascista è tra questi e l’apologia del fascismo è un reato previsto dal codice di procedura penale. Ma, all’occasione, politici e magistrati non si limitano a dimenticarsi delle norme della costituzione e infrangendo le proprie stesse leggi o meglio, quelle leggi che dovrebbero fare rispettare, si rendono complici dell’apologia di fascismo autorizzando manifestazioni e parate che si rifanno a quel partito bandito dalla costituzione, criminalizzando gli antifascisti. Il codice penale fascista (codice Rocco) che è ancora in vigore nel nostro paese e che, ad oggi, ha subito solo alcune modifiche, permette a questi signori di riutilizzare leggi ed articoli che, durante il ventennio erano utilizzati contro chiunque osasse ribellarsi a quell’orrenda e infame dittatura. Devastazione e saccheggio (usati durante i bombardamenti per reprimere gli affamati e i poveracci che sotto le bombe avevano perso ogni cosa), il concorso morale (che implica la responsabilità anche se non si tratta di reato effettivamente effettuato ma comprende la mera presenza sul luogo), sino al 270 e 270 bis (l’associazione sovversiva ai fini del sovvertimento violento dello stato) ne sono degli esempi. Credo sia innegabile che la ricostituzione dei tribunali speciali sia in atto nel nostro democratico paese, quei tribunali che si occupavano esclusivamente e in maniera specialistica, di condannare al carcere, al confino o alla pena di morte gli antifascisti. Questi “moderni tribunali speciali” hanno senza dubbio una veste diversa di quelli del periodo fascista, ma proprio per questo sono forse molto più pericolosi. Dietro la difesa delle leggi dello stato democratico, i magistrati al servizio dei politici e dei gruppi economici di turno, mettono in atto la stessa pratica persecutoria e annientante dei loro più famigerati colleghi del ventennio. Trasformano, a suon di accuse infamanti, gli antifascisti in delinquenti della peggior specie e le loro manifestazioni in raduni di barbari e devastatori cinici, senza scrupoli ne morale. I magistrati dei moderni tribunali speciali tentano in questo modo di negare la grande e eroica spinta politica e morale di questi antifascisti che, ancora oggi, a distanza di 60 anni, rappresentano il baluardo contro il ritorno del fascismo e dei veri devastatori, assassini, stupratori che hanno insanguinato il nostro paese macchiandosi, essi sì, dei crimini più efferati. Il processo contro gli antifascisti di corso Buenos Aires ha mostrato a tutti di quali montature sono capaci gli “zelanti servitori della democrazia” pur di non dovere ammette il carattere politico delle loro accuse. Non uno straccio di prova che certificasse responsabilità individuali negli scontri e nei danneggiamenti conseguenti alle cariche della polizia, non un atto accusatorio circostanziato e chiaro, non un testimone che indicasse, tra gli imputati, uno degli autori delle presunte devastazioni. Insomma, niente di niente. E sulle basi di questo niente, 25 antifascisti hanno trascorso 4 mesi sequestrati e rinchiusi tra le mura di un carcere e ancora altri, a distanza di un anno, sono sottoposti agli obblighi di firma e alle limitazioni della libertà personale. Quale dunque il motivo di tale accanimento se non quello squisitamente politico? Il processo di appello deve quindi essere un ulteriore occasione per fare riemergere il carattere politico di tutta la vicenda, per contrastare i tentativi della magistratura al servizio dei padroni di turno, di svilire, denigrare e diffamare l’antifascismo, per ribadire le accuse nei confronti dei veri fiancheggiatori dei fascisti che quell’11 marzo autorizzarono e non contrastarono la manifestazione di Fiamma Tricolore.
Il 15 giungo, alle 9.30, dobbiamo essere presenti in massa di fronte e dentro il tribunale a sancire il nostro atto di accusa contro gli apologeti del fascismo e i loro servi in divisa.
Ora e sempre Resistenza!