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  1. #31
    Amore vince la morte
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    capisco. no, il meccanismo in questione è quello che in altri termini noi chiamiamo "sacro", o meglio, il generatore del sacro, della trascendenza, ed è una realtà che riguarda il fenomeno religioso in generale e non nello specifico il cristianesimo. Conoscerà, credo, meglio di me la funzione del sacrificio sia nella tradizione religiosa greco-romana che in quella indiana (i "Brahmana" sono i testi più rilevatori dell'ossessione del sacrificio e della funzione che assume nella tradizione vedica). in amicizia

  2. #32
    Amore vince la morte
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    "la motivazione degli antichi sacrifici di sangue era da ricercarsi nella convinzione che il sangue, liquido del tutto particolare, nella sua controparte sottile, andava a nutrire le divinità alle quali si sacrificava, fosse a scopo espiatorio o per ingraziarsene i favori e propiziare eventi giudicati desiderabili". Questo è vero sul piano delle credenze, ma non sottovaluti gli effetti catartici che il sacrificio porta con se. Semplificando al massimo, sono i bisogni a determinare le credenze; insomma, è il rito ad aver partorito il mito e non viceversa. Quale bisogno? Ritorno all'ordine, uscita dalle crisi che periodicamente si verificano in ogni contesto sociale, come nel più semplice così in quello complesso. No, il meccanismo in questione non è un'invenzione del cristianesimo, per niente.

  3. #33
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    Se mi è concesso d'intervenire riguardo al sacrificio, direi che a giustificare operazioni religiose invocando 'bisogni' sociali/psicologici si scade in un approccio puramente profano alla ritualita'. Personalmente trovo le spiegazioni di Girard (così come quelle di tutti gli antropologi) aberranti; non perchè magari non siano 'razionalmente' convincenti - anche se quelle di Girard, a mio avviso, non lo sono -, ma perchè a voler interpretare profanamente cio' che per sua natura appartiene ad un livello 'altro' e superiore si prende un abbaglio.

    Insomma: sul sacrificio meglio Saluzio che Girard.

  4. #34
    Amore vince la morte
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    o Chaoss quanto tempo! contento di "rivederti". Ma dimmi un pò, nello specifico, cosa non trovi di convincente nell'analisi sul sacrificio di Girard. Presuppongo che la conosci bene la sua teoria. Ciao! ps. forse sarebbe meglio aprire un nuovo 3d se ti va, ma che sia sul sacrificio come fenomeno religioso, e non su un uomo di tal dei tali che non capisce questo e quello, parliamo dei contenuti.

  5. #35
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    Citazione Originariamente Scritto da giovannipresbit Visualizza Messaggio
    Dio non sa fermare la morte e forse -dico forse- la fermerà all'ultimo atto al momento della parousia del Risorto.Ed io ci credo e glielo urlo nel salmo 69 Signore non tardare... L'unica cosa allora che io sempre chiedo al Mio Signore-debole,incapace,fallimentare e fallito,-è allora il riconoscimento definitivo in questo eone delle sue sconfitte e quindi di non perdere tempo,di farsi da parte appena arriva la morte ,di non tentare alcuna forma di opposizione e di resistenza.
    mi permetta Padre Giovanni di porgerle alcune osservazioni:
    - mi sembra che nell'escatologia cristiana non si intenda "morte" come decesso dell'individuo, ma nel senso di "peccato", di "male", e meglio ancora riassunto in "morte dell'anima"..come quando Cristo ha detto <<io ho vinto la morte>>, non credo intendesse la morte come evento naturale.
    - se ritiene il Signore debole, incapace e fallito, su quale criterio si basa il suo sacerdozio cristiano?
    - di certo Dio non si oppone alla morte terrena (casomai permette la vita), e comunque nel drammatico caso di cui ci ha narrato, sono stati i medici a voler tenere in vita quella creatura.

    Citazione Originariamente Scritto da giovannipresbit Visualizza Messaggio
    Come diceva la mia santa nonna di cui parlo spesso e alla quale (insieme con mio padre- stranamente la mamma era la laica di famiglia) debbo la trasmissione dell'annuncio di fede ..."morti ca ma dari dammila subitu"(traduco morte che mi devi dare,dammela subito e facciamola finita).
    complimenti a suo padre che è riuscito a crescerla nella fede cristiana a tal punto, pur sposando una donna "laica"!

    Citazione Originariamente Scritto da giovannipresbit Visualizza Messaggio
    Chi mandare agli Inferi?
    nessuno sarebbe da mandare agli inferi.

  6. #36
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    Hardenberg: i tuoi messaggi e i miei ultimi con la mia risposta, li ho spostati in questa http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=356822
    discussione che parla di lucifero, Ahriman e Satana, nei loro rapporti reciproci e nelle somiglianze con prometeo

  7. #37
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    Citazione Originariamente Scritto da Chaos88 Visualizza Messaggio
    Se mi è concesso d'intervenire riguardo al sacrificio, direi che a giustificare operazioni religiose invocando 'bisogni' sociali/psicologici si scade in un approccio puramente profano alla ritualita'. Personalmente trovo le spiegazioni di Girard (così come quelle di tutti gli antropologi) aberranti; non perchè magari non siano 'razionalmente' convincenti - anche se quelle di Girard, a mio avviso, non lo sono -, ma perchè a voler interpretare profanamente cio' che per sua natura appartiene ad un livello 'altro' e superiore si prende un abbaglio.

    Insomma: sul sacrificio meglio Saluzio che Girard.
    Tra religione e scienza non vedo poi tanta differenza. Entrambi scaturiscono dallo stesso bisogno dell' uomo. Alcuni aspetti della scienza sono molto religiosi, ed alcuni aspetti di alcune religioni sono molto profani. Mi rifiuto di credere che tutto quello che viene fatto in nome della religione appartenga ad un "altro" livello. Secondo me i rituali religiosi come il sacrificio di animali fanno parte di questi aspetti profani della religione: il desiderio di influenzare in modo quasi meccanistico il mondo metafisico mediante determinate azioni fisiche, applicando il metodo della causalità anche alle alte sfere.

  8. #38
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    Citazione Originariamente Scritto da Patto Visualizza Messaggio
    Tra religione e scienza non vedo poi tanta differenza. Entrambi scaturiscono dallo stesso bisogno dell' uomo. Alcuni aspetti della scienza sono molto religiosi, ed alcuni aspetti di alcune religioni sono molto profani. Mi rifiuto di credere che tutto quello che viene fatto in nome della religione appartenga ad un "altro" livello. Secondo me i rituali religiosi come il sacrificio di animali fanno parte di questi aspetti profani della religione: il desiderio di influenzare in modo quasi meccanistico il mondo metafisico mediante determinate azioni fisiche, applicando il metodo della causalità anche alle alte sfere.

    Il rito sacrificale è tutt'altro che un aspetto profano della religione: anzi, possiamo dire che non esiste religione senza il suo sacrificio rituale. Se non vi è sacrificio, allora non è religione, ma filosofia. Ricordiamo che "sacrificio" deriva da "sacer facere", rendere sacro, e può essere cruento oppure no.
    La corrispondenza tra alto e basso è presente in tutto il sapere tradizionale, ove questi due aspetti sono ritenuti del tutto interdipendenti e reciprocamente influenzantisi.

  9. #39
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    giusto. Poi è ovvio, certe religioni (abramitiche) hanno trasformato il tutto in una farsa, ma il sacrificio, che può essere di vario tipo, è il motore di tutto. Per esempio, nel karma yoga, il sacrificio consiste nell'agire rinunciando ai frutti dell'azione, cioè sia agendo disinteressandosi di usccesso e insuccesso, gloria e biasimo, sia, su un piano più materiale, la rinuncia per la casta guerriera, al bottino, come era in India e anche a sparte, dove i guerrieri vivevano in regime di comunanza di beni

  10. #40
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    Citazione Originariamente Scritto da La Papessa Visualizza Messaggio
    Il rito sacrificale è tutt'altro che un aspetto profano della religione: anzi, possiamo dire che non esiste religione senza il suo sacrificio rituale. Se non vi è sacrificio, allora non è religione, ma filosofia. Ricordiamo che "sacrificio" deriva da "sacer facere", rendere sacro, e può essere cruento oppure no.
    La corrispondenza tra alto e basso è presente in tutto il sapere tradizionale, ove questi due aspetti sono ritenuti del tutto interdipendenti e reciprocamente influenzantisi.
    Allora tutto è sacro, o profano, a seconda dei punti di vista. Anche in questo approccio la visione religiosa e quella scientifica si assomigliano. Di fronte alla corrispondenza tra il materiale e lo spirituale non ci può comunque essere contraddizione tra la scienza e la religione, le due cose devono per forza essere integrabili. Voler sottrarre le forme di culto ai ragionamenti scientifici, ponendole in una supposta sfera superiore, non mi sembra perciò lecito.

 

 
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