
Originariamente Scritto da
Lev Davidovic
Sì questo articolo è interessante perchè illumina, oltre ai punti di contatto, le differenze fondamentali che sussistono tra marxismo e anarchismo, differenze per le quali io continuo a schierarmi senza esitazione nel campo marxista: le questioni del partito, del potere e dello Stato.
La superiorità del marxismo sta, a mio avviso, nel fatto che affronta senza reticenze nè ipocrisie un problema che l'anarchismo, tutto proteso verso la realizzazione della nuova società e della nuova umanità, elude completamente: la transizione dal vecchio al nuovo e la permanenza inevitabile di elementi del vecchio nel nuovo.
Nel vecchio, nella società capitalistica, esistono le gerarchie, esiste una classe dominante? Bene, anche la transizione dal capitalismo al comunismo dovrà fare i conti con queste gerarchie e avrà la sua classe dominante, prima che si arrivi alla fine della divisione della società in classi; si tratterà di nuove gerarchie e di una nuova classe dominante: il proletariato.
Nel capitalismo che ruolo ha lo Stato? Di difendere gli interessi della classe dominante. Nel socialismo lo Stato o semi-Stato, Stato in estinzione, avrà il compito di difendere i nuovi intertessi della nuova classe dominante. Quale sarà la caratteristica di questo Stato? Di essere composto da membri armati del proletariato e da funzionari eleggibili e revocabili in qualsiasi momento, retribuiti come gli altri lavoratori, e sopratutto di contemperare il potere centrale dell'esecutivo con quello decentrato dei consigli, dei soviet. La sovranità dello Stato deriva dal potere consigliare, dalla democraiza operaia.
Passiamo al partito. Chi guida la lotta di classe e in ultima istanza la rivoluzione? Tutte le guerre hanno indubbiamente bisogno di un esercito e di ufficiali, specie quelle contro un avversario ben armato e ben preparato come la borghesia. Gli anarchici parlano di auto-organizzazione dei lavoratori. Bene. Ma gli stessi anarchici, almeno i più intelligenti, ammettono che non tutti i lavoratori sono uguali, che ce ne sono alcuni più coscienti di altri, più talentuosi, più preparati, più carismatici, più esperti.
Il partito non è altro che la somma di questi elementi, l'organizzazione della parte più cosciente della classe. Non si sostituisce alla classe -come, per esempio, i disobbedienti-, è la classe! In più il partito è l'organizzatore di massa, l'educatore di massa, lo stratega collettivo. E' la guida del movimento non per imposizione del fucile ma per scelta della classe stessa. Esso si conquista storicamente questo ruolo: i lavoratori seguono la guida di cui si fidano, specialmente se questa guida ha i loro stessi interessi e partecipa dello stesso status sociale.
Insomma col vecchio mondo bisogna fare i conti. E per trasformare il vecchio nel nuovo, o meglio per far emergere il nuovo che esiste in latenza nel vecchio, non si possono tagliare i ponti col passato da un giorno all'altro nè ridurre il tutto ad una questione di aspirazioni e desideri.