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Discussione: Centri Sociali

  1. #21
    Gianicolo, 1849
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    Luoghi di aggregazione politica, come le logge, le sagrestie, i circoli...
    Danno fastidio quando si ergono a braccio armato del volere popolare e ci mostrano in televisione il volto feroce della RIVOLUZIONE svegliando dal loro torpore i buoni borghesi e regalando brividi bolscevichi del tutto virtuali.

  2. #22
    roberto m
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    un covo di violenti facinorosi rossi

  3. #23
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    Citazione Originariamente Scritto da Grifo Visualizza Messaggio
    Luoghi di aggregazione politica, come le logge, le sagrestie, i circoli...
    Danno fastidio quando si ergono a braccio armato del volere popolare e ci mostrano in televisione il volto feroce della RIVOLUZIONE svegliando dal loro torpore i buoni borghesi e regalando brividi bolscevichi del tutto virtuali.
    E' vero, ogni tanto bisognerà pur tirare fuori una minaccia.
    Comunque sono dei poveri imbecilli, qua non fanno altro che ammazzarsi di canne.

  4. #24
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    Potrebbero avere un ruolo sociale se non avessero un ruolo politico... adesso come adesso la socialità del luogo si perde nelle pessime persone che frequentandolo ne caratterizzano l'immagine...

    ovvero...

    ci sarà anche qualche brava persona che li frequenta... ma i mezzi criminali, i facinorosi, e i politicizzati rovinano tutto...

  5. #25
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    La politica non c'entra e non deve c'entrare. Anzi i centri sociali non dovrebbero esistere, perchè il fatto che esistano dei "centri sociali" presuppongono l'esistenza di una periferia, in sostanza, asociale.

    Lo Stato, e NON i partiti, o chi per loro dovrebbe prendersi cura dell'Educazione. Magari con iniziative sostenute dalla Corona (in uno stato monarchico), o dalla Presidenza della Repubblica (in una Repubblica).
    Sono molto favorevole ad esperienze come quella Wandervogel della Germania d'anteguerra.
    Ripropongo qui un topic che scrissi qualche settimana fa su un altro forum:


    Ho riflettuto a lungo in questi giorni su quello che può essere il sentire di un figlio dell'era moderna nei confronti delle Forze Naturali e dei disagi da esse causati. Salvo rari casi ravviso nei miei coetanei, ma anche in persone più avanti con gli anni, il continuo disprezzo (timore?) per quello che è il contatto con la natura al di fuori di un solito campeggio o di un wild village a Cancun. Considerazioni morali (etiche?) a parte mi sono domandato se tutto ciò non porti ad un impoverimento spirituale, ad una incapacità totale di sentirsi rappresentati nell'ecosistema, alla continua inadattabilità nei confronti del più piccolo fenomeno fuori programma. Indipendentemente dal sentire religioso, che può prevedere più o meno attaccamento alla Terra, la mia opinione è che questo alienarsi dal contesto naturale porti ad una dissoluzione senza appello della psiche umana destinata a diventare una poltiglia di materia grigia di vermi in grado di concepire solo burocrazia, astrazioni simboliche, calcoli matematici ecc ecc. L'uomo moderno tragicamente sfruttando da sè stesso abbandona la Terra, ma non in favore del Cielo, ma in favore di un non-Ade, un limbo chimico ed elettronico senza significato e senza scopo preciso in una indefinita e insensata corsa futuristica ad un dio misterioso esigente soltanto i più alti tributi di sangue in cambio di un benessere imprecisato e volubile celato dietro un velo di Maya di luci condite da squallore. In un mio post di tre anni fa, che ho riproposto poco prima di partire per la Svezia, rimarcai il concetto dell'uomo, del giovane, del guerriero in potenza, inghiottito dall' ingranaggio mostruoso della società post-bellica, che è il pericolo più immediato per chi è nato da poco e per chi nasce ora (per coloro che nasceranno lascio un inquetante beneficio di dubbio). E qui veniamo al punto focale del quesito che intendevo porvi. E' ancora pensabile, e soprattutto auspicabile, un'Educazione, o meglio, un ADDESTRAMENTO, dei figli di queste società a quelle che sono le asperità che la Natura ci offre (che ci offre, non che ci rifila)? Chiaramente non sto riproponendo la rinascita dell'agogeo lacedemone, ma di un'educazione comunque FERREA (questo aggettivo non è a caso), di generazioni che mi paiono sempre più votate ad una inquietante decadenza psicofisica. Chiaramente non mi chiamo fuori da questo odioso trend, ho avuto la fortuna di fare qualche esperienza di questo genere, ma faccio fatica io stesso a sfuggire dalla macchina. Desidero anticipare coloro che intendono parlarmi di boyscout e affini esprimendomi al riguardo: non credo che l'approccio alla Natura tenuto dal movimento scoutista sia consono al fine che io pensavo quando ho editato questo thread, appunto perchè non abbastanza ricco di quelle cosidette asperità in grado di forgiare davvero un Uomo (per le Donne c'è un discorso a parte). Mentre nello scoutismo ravviso una forte componente religiosa (che di per sè non è un male) e una forte impronta votata alla solidarietà, alla bontà ecc ecc, l'Educazione di cui io parlo ora si proporrebbe della riscoperta di valori quali:

    - Solidarietà tra i membri del gruppo

    - Addestramento al Silenzio da tenersi nei confronti della sofferenza

    - perfezionamento della forma fisica

    tutto ciò lontano da ogni possibile gusto sadico, ma al fine di rieducare i potenziali uomini al fine di promuoverne una maggiore versatilità anche in contesti in cui i benefici della nostra opulenza potessero venire a mancare. Le esperienze di questo tipo che ho vissuto, che a suo tempo detestavo e mi facevano piangere, le guardo ora con orgoglio e ne riconosco l'alto valore che allora non comprendevo. Ritenete possibile una rinascita di una simile concezione educativa adattabile al nostro contesto moderno?

    Non ultima cosa, riconosco ad esperienze di questo tipo la capacità di elevare spiritualmente la giovane mente, la capacità di sentirsi parte di un Tutto che oggi pare sempre più alieno, la capacità di ritrovarsi e di tendersi verso il cielo fino a diventare una netta e splendente Algiz...


    Cosa ne pensate?

  6. #26
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    Citazione Originariamente Scritto da are(a)zione Visualizza Messaggio
    Quello delle parrocchie?

    La mia parrocchia era un alcova di farabutti e piccoli spacciatori quando io andavo alle scuole medie.

    Piuttosto, meglio starsene a casa da soli. Come facevo io a quel tempo.
    con la differenza che PUO' ESSERCI qualche parrocchia dove gira droga
    ma NON PUO' ESSERCI un centro sociale dove NON gira droga

  7. #27
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    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    Nidi di zecche, covi di squadristi rossi, covi di malfattori, fannulloni, figli di papà, mantenuti, falliti, utili idioti.
    Hai dimenticato la cosa più importante e cioè che sono luoghi da abolire.
    Saluti!
    NOI SIAMO LA VERA ITALIA !
    RICOSTRUIAMO LA NOSTRA PATRIA !

  8. #28
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    Citazione Originariamente Scritto da Kranzler Visualizza Messaggio
    La politica non c'entra e non deve c'entrare. Anzi i centri sociali non dovrebbero esistere, perchè il fatto che esistano dei "centri sociali" presuppongono l'esistenza di una periferia, in sostanza, asociale.

    Lo Stato, e NON i partiti, o chi per loro dovrebbe prendersi cura dell'Educazione. Magari con iniziative sostenute dalla Corona (in uno stato monarchico), o dalla Presidenza della Repubblica (in una Repubblica).
    Sono molto favorevole ad esperienze come quella Wandervogel della Germania d'anteguerra.
    Ripropongo qui un topic che scrissi qualche settimana fa su un altro forum:


    Ho riflettuto a lungo in questi giorni su quello che può essere il sentire di un figlio dell'era moderna nei confronti delle Forze Naturali e dei disagi da esse causati. Salvo rari casi ravviso nei miei coetanei, ma anche in persone più avanti con gli anni, il continuo disprezzo (timore?) per quello che è il contatto con la natura al di fuori di un solito campeggio o di un wild village a Cancun. Considerazioni morali (etiche?) a parte mi sono domandato se tutto ciò non porti ad un impoverimento spirituale, ad una incapacità totale di sentirsi rappresentati nell'ecosistema, alla continua inadattabilità nei confronti del più piccolo fenomeno fuori programma. Indipendentemente dal sentire religioso, che può prevedere più o meno attaccamento alla Terra, la mia opinione è che questo alienarsi dal contesto naturale porti ad una dissoluzione senza appello della psiche umana destinata a diventare una poltiglia di materia grigia di vermi in grado di concepire solo burocrazia, astrazioni simboliche, calcoli matematici ecc ecc. L'uomo moderno tragicamente sfruttando da sè stesso abbandona la Terra, ma non in favore del Cielo, ma in favore di un non-Ade, un limbo chimico ed elettronico senza significato e senza scopo preciso in una indefinita e insensata corsa futuristica ad un dio misterioso esigente soltanto i più alti tributi di sangue in cambio di un benessere imprecisato e volubile celato dietro un velo di Maya di luci condite da squallore. In un mio post di tre anni fa, che ho riproposto poco prima di partire per la Svezia, rimarcai il concetto dell'uomo, del giovane, del guerriero in potenza, inghiottito dall' ingranaggio mostruoso della società post-bellica, che è il pericolo più immediato per chi è nato da poco e per chi nasce ora (per coloro che nasceranno lascio un inquetante beneficio di dubbio). E qui veniamo al punto focale del quesito che intendevo porvi. E' ancora pensabile, e soprattutto auspicabile, un'Educazione, o meglio, un ADDESTRAMENTO, dei figli di queste società a quelle che sono le asperità che la Natura ci offre (che ci offre, non che ci rifila)? Chiaramente non sto riproponendo la rinascita dell'agogeo lacedemone, ma di un'educazione comunque FERREA (questo aggettivo non è a caso), di generazioni che mi paiono sempre più votate ad una inquietante decadenza psicofisica. Chiaramente non mi chiamo fuori da questo odioso trend, ho avuto la fortuna di fare qualche esperienza di questo genere, ma faccio fatica io stesso a sfuggire dalla macchina. Desidero anticipare coloro che intendono parlarmi di boyscout e affini esprimendomi al riguardo: non credo che l'approccio alla Natura tenuto dal movimento scoutista sia consono al fine che io pensavo quando ho editato questo thread, appunto perchè non abbastanza ricco di quelle cosidette asperità in grado di forgiare davvero un Uomo (per le Donne c'è un discorso a parte). Mentre nello scoutismo ravviso una forte componente religiosa (che di per sè non è un male) e una forte impronta votata alla solidarietà, alla bontà ecc ecc, l'Educazione di cui io parlo ora si proporrebbe della riscoperta di valori quali:

    - Solidarietà tra i membri del gruppo

    - Addestramento al Silenzio da tenersi nei confronti della sofferenza

    - perfezionamento della forma fisica

    tutto ciò lontano da ogni possibile gusto sadico, ma al fine di rieducare i potenziali uomini al fine di promuoverne una maggiore versatilità anche in contesti in cui i benefici della nostra opulenza potessero venire a mancare. Le esperienze di questo tipo che ho vissuto, che a suo tempo detestavo e mi facevano piangere, le guardo ora con orgoglio e ne riconosco l'alto valore che allora non comprendevo. Ritenete possibile una rinascita di una simile concezione educativa adattabile al nostro contesto moderno?

    Non ultima cosa, riconosco ad esperienze di questo tipo la capacità di elevare spiritualmente la giovane mente, la capacità di sentirsi parte di un Tutto che oggi pare sempre più alieno, la capacità di ritrovarsi e di tendersi verso il cielo fino a diventare una netta e splendente Algiz...


    Cosa ne pensate?
    penso che hai offerto numerosi spunti di riflessione, ma che non ci vedo proprio un napolitano, uno scalfaro, un ciampi, un pertini a svolgere azioni oneste di questo tipo...
    NOI SIAMO LA VERA ITALIA !
    RICOSTRUIAMO LA NOSTRA PATRIA !

  9. #29
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    Citazione Originariamente Scritto da RibelleDiVandea Visualizza Messaggio
    con la differenza che PUO' ESSERCI qualche parrocchia dove gira droga
    ma NON PUO' ESSERCI un centro sociale dove NON gira droga
    Non è un discriminante che mi interessa.

    Ognuno è libero di fare ciò che ritiene più giusto per se stesso.

    L'importante è che non me lo imponga. Cosa che mai mi è successa in un centro sociale.
    In una parrocchia od oratorio non so. Ma il parroco del quartiere, quando ero piccolino, faceva pressioni sui miei genitori per farmi entrare nella sua congrega.

    Grazie a Zeus i miei genitori preferirono evitare.

  10. #30
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    Citazione Originariamente Scritto da Kowalsky Visualizza Messaggio
    personalmente penso che sia assurdo parlare di "centri sociali" come di un fenomeno unico. i son ocentri sociali che fanno cose egrege, ce ne sono che fanno cose che non condivido, ce ne sono che mi stanno ampiamente sui maroni

    ma in generale penso che i centri sociali siano una buona cosa. la cazzate sulla droga poi, andrebbero dette solo dopo essersi documentati, magari dopo aver conosciuto la storia di fausto e iaio, dopo aver visto che in molti quartieri urbani degradati i centri sociali sono argine al potere degli spacciatori di coca.
    Quei due o tre centri sociali che frequentavo saltuariamente da piccolo erano un luogo dove fumare era facile.

    Tanto facile come al muretto del quartiere, come a scuola, come in qualunque altro posto.

    Non ho mai visto particolari differenze in questo.
    Forse, la differenza era che in un centro sociale si fumava bene ed a poco prezzo.

    Ripeto, mia esclusiva esperienza personale. Non voglio generalizzare, e neanche mi interessa farlo, perchè come detto, non me ne potrebbe fregare di meno se si fumi in quei luoghi in percentuale più marjuana che nel resto della società.

    Cosa per altro non vera, almeno usando Torino come metro di giudizio. Città dove si fuma e pippa con una facilità disarmante, anche alla fermata del tram.

 

 
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