
Originariamente Scritto da
Kranzler
La politica non c'entra e non deve c'entrare. Anzi i centri sociali non dovrebbero esistere, perchè il fatto che esistano dei "centri sociali" presuppongono l'esistenza di una periferia, in sostanza, asociale.
Lo Stato, e NON i partiti, o chi per loro dovrebbe prendersi cura dell'Educazione. Magari con iniziative sostenute dalla Corona (in uno stato monarchico), o dalla Presidenza della Repubblica (in una Repubblica).
Sono molto favorevole ad esperienze come quella Wandervogel della Germania d'anteguerra.
Ripropongo qui un topic che scrissi qualche settimana fa su un altro forum:
Ho riflettuto a lungo in questi giorni su quello che può essere il sentire di un figlio dell'era moderna nei confronti delle Forze Naturali e dei disagi da esse causati. Salvo rari casi ravviso nei miei coetanei, ma anche in persone più avanti con gli anni, il continuo disprezzo (timore?) per quello che è il contatto con la natura al di fuori di un solito campeggio o di un wild village a Cancun. Considerazioni morali (etiche?) a parte mi sono domandato se tutto ciò non porti ad un impoverimento spirituale, ad una incapacità totale di sentirsi rappresentati nell'ecosistema, alla continua inadattabilità nei confronti del più piccolo fenomeno fuori programma. Indipendentemente dal sentire religioso, che può prevedere più o meno attaccamento alla Terra, la mia opinione è che questo alienarsi dal contesto naturale porti ad una dissoluzione senza appello della psiche umana destinata a diventare una poltiglia di materia grigia di vermi in grado di concepire solo burocrazia, astrazioni simboliche, calcoli matematici ecc ecc. L'uomo moderno tragicamente sfruttando da sè stesso abbandona la Terra, ma non in favore del Cielo, ma in favore di un non-Ade, un limbo chimico ed elettronico senza significato e senza scopo preciso in una indefinita e insensata corsa futuristica ad un dio misterioso esigente soltanto i più alti tributi di sangue in cambio di un benessere imprecisato e volubile celato dietro un velo di Maya di luci condite da squallore. In un mio post di tre anni fa, che ho riproposto poco prima di partire per la Svezia, rimarcai il concetto dell'uomo, del giovane, del guerriero in potenza, inghiottito dall' ingranaggio mostruoso della società post-bellica, che è il pericolo più immediato per chi è nato da poco e per chi nasce ora (per coloro che nasceranno lascio un inquetante beneficio di dubbio). E qui veniamo al punto focale del quesito che intendevo porvi. E' ancora pensabile, e soprattutto auspicabile, un'Educazione, o meglio, un ADDESTRAMENTO, dei figli di queste società a quelle che sono le asperità che la Natura ci offre (che ci offre, non che ci rifila)? Chiaramente non sto riproponendo la rinascita dell'agogeo lacedemone, ma di un'educazione comunque FERREA (questo aggettivo non è a caso), di generazioni che mi paiono sempre più votate ad una inquietante decadenza psicofisica. Chiaramente non mi chiamo fuori da questo odioso trend, ho avuto la fortuna di fare qualche esperienza di questo genere, ma faccio fatica io stesso a sfuggire dalla macchina. Desidero anticipare coloro che intendono parlarmi di boyscout e affini esprimendomi al riguardo: non credo che l'approccio alla Natura tenuto dal movimento scoutista sia consono al fine che io pensavo quando ho editato questo thread, appunto perchè non abbastanza ricco di quelle cosidette asperità in grado di forgiare davvero un Uomo (per le Donne c'è un discorso a parte). Mentre nello scoutismo ravviso una forte componente religiosa (che di per sè non è un male) e una forte impronta votata alla solidarietà, alla bontà ecc ecc, l'Educazione di cui io parlo ora si proporrebbe della riscoperta di valori quali:
- Solidarietà tra i membri del gruppo
- Addestramento al Silenzio da tenersi nei confronti della sofferenza
- perfezionamento della forma fisica
tutto ciò lontano da ogni possibile gusto sadico, ma al fine di rieducare i potenziali uomini al fine di promuoverne una maggiore versatilità anche in contesti in cui i benefici della nostra opulenza potessero venire a mancare. Le esperienze di questo tipo che ho vissuto, che a suo tempo detestavo e mi facevano piangere, le guardo ora con orgoglio e ne riconosco l'alto valore che allora non comprendevo. Ritenete possibile una rinascita di una simile concezione educativa adattabile al nostro contesto moderno?
Non ultima cosa, riconosco ad esperienze di questo tipo la capacità di elevare spiritualmente la giovane mente, la capacità di sentirsi parte di un Tutto che oggi pare sempre più alieno, la capacità di ritrovarsi e di tendersi verso il cielo fino a diventare una netta e splendente Algiz...
Cosa ne pensate?