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Discussione: Che Guevara

  1. #151
    Forumista assiduo
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    O Hitler a Mosca, o Stalin a Lisbona! Fuori gli yankee!!
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    sopra!
    Onore al Comandante!

  2. #152
    TRUCIDO
    Ospite

    Predefinito Scopriamo insieme chi è stato il mito Guevara, il leader comunista


    Scopriamo insieme chi è stato il mito Guevara, il leader comunista cubano da sempre amato da tutte le generazioni.

    Questo documento è tratto dal capitolo " L'America Latina alla prova" pag. 608 dell'opera: "Il Libro Nero del Comunismo"
    1998 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. Milano


    Di buona famiglia, nasce a Buenos Aires nel 1928, Ernesto Guevara De La Serna detto "CHE".Appassionato di viaggi in motocicletta, gira in lungo e in largo per l'America Latina, conosce luoghi e realtà diverse. E' affetto da asma cronica, ma ciò non gli impedisce di laurearsi in medicina agli inizi degli anni '50. In Guatemala viene a conoscenza delle precarie condizioni di fame e miseria delle popolazioni sottoposte al Regime di Dittatura Comunista di Jacobo Arbenz. A causa dei forti interessi economici degli Stati Uniti in Guatemala, viene inviato un contingente militare statunitense a rovesciare il dittatore. Comincia così un odio smisurato da parte del "CHE" verso gli Stati Uniti. Inuna notte del 1955, Guevara incontra in Messico un giovane avvocato cubano in esilio che si prepara a rientrare a Cuba, Fidel Castro. Subito entrano in sintonia, condividendo gli ideali, il culto dei "guerriglieri" e la volontà di espropriare il dittatore Batista dal territorio cubano. Il CHE sbarcherà a Cuba insieme a Fidel e altri guerriglieri in esilio. Nel 1956, autonominatosi comandante di una colonna di partigiani, si fa notare per la sua crudeltà e determinazione. Un ragazzo non ancora ventenne, un guerrigliero della sua unità, rubò per fame un pezzo di pane ad un compagno. Senza processo o interrogatorio, Guevara lo fece legare ad un palo e giustiziare mediante fucilazione. Nel 1958 riporta la prima "vittoria" sui miliziani del regime di Batista a SANTA CLARA. Un treno carico d'armi viene intercettato e bloccato dalla sua unità armata, facendo prigionieri una cinquantina di soldati; in seguito a questa operazione, il dittatore Batista fugge sconfitto e Guevara fu nominato "procuratore" (boia) della prigione della CABANA. La popolazione cubana era in festa, non sapevano che i successori di Batista avrebbero portato molto più morti e disperazione che la speranza di una vita migliore! L'ufficio in cui esercita Guevara, diventa teatro di torture e omicidi tra i più efferati. Secondo alcune stime, sarebbero stati uccisi oltre 20.000 persone, per lo più ex compagni d'armi che si rifiutavano di obbedire e che si conservavano, al contrario del "CHE", democratici e non violenti. Nel 1960 il
    "pacifista" GUEVARA, istituisce un "campo di concentramento" sulla penisola di GUANAHA,dove trovarono la morte oltre 50.000 persone colpevoli soltanto di non condividere i suoi ideali di "PACE E FRATELLANZA"!! Ma non sarà il solo campo, altri ne sorgeranno come a Santiago di LasVegas dove c'è il campo Arco Iris, nel sud'est dell'isola sorge il campo Nueva Vida, nella zona di Palos si istituisce il campo Capitolo, quest'ultimo è un campo speciale per bambini sotto i 10 anni! Se una persona si era resa colpevole di reato a sfondo politico veniva arrestata insieme a tutta la famiglia. La maggior parte degli internati veniva lasciata con indosso le sole mutande, le celle non erano mai pulite, si lasciavano a marcire per anni nei propri escrementi in attesa di fucilazione o torture indicibili.Successivamente gli fu conferito l'incarico di Ministro dell'Industria e presidente del BANCO NACIONAL, la Banca centrale di Cuba.

    Guevara non perde tempo a mettere in pratica il suo"modello sovietico".Un lusso sfrenato ed abominevole. Alla faccia del proletariato! Elogia l'odio per le proprietà e per lo "sporco" denaro ma sceglie di abitare in una grande e lussuosa casa colonica in un quartiere residenziale a 'AVANA. Impone la povertà forzata alla popolazione mentre lui vive nel lusso più abominevole in cui si possa trovare un COMUNISTA. Pratica sport impensabili per l'economia di Cuba, sia allora che oggi. La vita "comoda" e l'ozio ammorbidiscono il guerrigliero Guevara; mette su qualche chilo e passa il tempo tra un party e le gare di tiro a volo, ma non disdegna la caccia grossa e la pesca d'altura.In omaggio a Lenin, chiama il suo primogenito Vladimir. Nel suo testamento, da buon allievo della scuola Maoista-Leninista del Terrore, scrive:

    "AMO L'ODIO, BISOGNA CREAREL'ODIO E L'INTOLLERANZA TRA GLI UOMINI, PERCHE' QUESTO RENDE GLI UOMINI FREDDI, SELETTIVI E LI TRASFORMA IN UNA PERFETTA MACCHINA PER UCCIDERE".

    Queste parole vengono dall'uomo che per oltre 30 anni è stato falsamente mitizzato come simbolo di pace e uguaglianza, di amore per il prossimo e di fratellanza. Guevara si adopera a diffondere sistematicamente la guerriglia in giro per il mondo, il suo motto: "Creare due, tre, mille Vietnam!" .Nel 1963 è in Algeria dove si unisce a Dèsirè Kabila, un marxista, grande sterminatore di popolazioni civili. Il suo continuo desiderio di diffusione per la lotta armata, lo porta del 1967 in Bolivia dove si allea col Partito Comunista Boliviano ma non riceve alcun appoggio da parte della popolazione locale, nessuno di loro si unisce alla sua unità di guerriglieri.Isolato e braccato, ErnestoGuevara De La Serna detto"CHE", venne catturato dai miliziani locali boliviani e giustiziato il 9 ottobre 1967.

    Molti lati di questa vicenda non furono mai chiariti come non si saprà mai quali responsabilità ha avuto Fidel Castro nella morte del "CHE". La cattura in Bolivia

    Dopo la sua morte, Fidel Castro ricopriva la carica di massima autorità al governo di Cuba ancora vigente ai giorni nostri. Di tutto questo orrore sopra descritto non si è mai saputo niente di ufficiale fino alla grande fuga del popolo cubano del 1980. Milioni di cubani si riversarono nella locale Ambasciata del Perù chiedendo asilo politico per la vita durissima imposta loro dal Regime Dittatoriale Comunista. Castro concesse a solo 125.000 persone il permesso di lasciare l'isola, permesso dato solo a chi conveniva a lui... Fu concesso l'asilo politico agli internati dei manicomi criminali, ai peggiori individui, ai mutilati, ai delinquenti comuni, ai poveri senza fissa dimora, ai barboni, a gente che Castro non considerava esseri umani, a gente a cui diceva di interessarsi molto! Castro approfittò della situazione per liberarsi definitivamente di questi rifiuti umani (diceva lui) scaricandoli alla tanto odiata America.

    Oggi, tutto questo orrore continua indisturbato, prima con il "CHE" e ora con Fidel.Le torture, i campi di sterminio, le fughe in massa da CUBA, sono all'ordine del giorno! A Cuba si giustiziano con la fucilazione persone indiziate di reato senza un regolare processo!

  3. #153
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  4. #154
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    Citazione Originariamente Scritto da TRUCIDO Visualizza Messaggio

    Scopriamo insieme chi è stato il mito Guevara, il leader comunista cubano da sempre amato da tutte le generazioni.

    Questo documento è tratto dal capitolo " L'America Latina alla prova" pag. 608 dell'opera: "Il Libro Nero del Comunismo"
    1998 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. Milano


    Di buona famiglia, nasce a Buenos Aires nel 1928, Ernesto Guevara De La Serna detto "CHE".Appassionato di viaggi in motocicletta, gira in lungo e in largo per l'America Latina, conosce luoghi e realtà diverse. E' affetto da asma cronica, ma ciò non gli impedisce di laurearsi in medicina agli inizi degli anni '50. In Guatemala viene a conoscenza delle precarie condizioni di fame e miseria delle popolazioni sottoposte al Regime di Dittatura Comunista di Jacobo Arbenz. A causa dei forti interessi economici degli Stati Uniti in Guatemala, viene inviato un contingente militare statunitense a rovesciare il dittatore. Comincia così un odio smisurato da parte del "CHE" verso gli Stati Uniti. Inuna notte del 1955, Guevara incontra in Messico un giovane avvocato cubano in esilio che si prepara a rientrare a Cuba, Fidel Castro. Subito entrano in sintonia, condividendo gli ideali, il culto dei "guerriglieri" e la volontà di espropriare il dittatore Batista dal territorio cubano. Il CHE sbarcherà a Cuba insieme a Fidel e altri guerriglieri in esilio. Nel 1956, autonominatosi comandante di una colonna di partigiani, si fa notare per la sua crudeltà e determinazione. Un ragazzo non ancora ventenne, un guerrigliero della sua unità, rubò per fame un pezzo di pane ad un compagno. Senza processo o interrogatorio, Guevara lo fece legare ad un palo e giustiziare mediante fucilazione. Nel 1958 riporta la prima "vittoria" sui miliziani del regime di Batista a SANTA CLARA. Un treno carico d'armi viene intercettato e bloccato dalla sua unità armata, facendo prigionieri una cinquantina di soldati; in seguito a questa operazione, il dittatore Batista fugge sconfitto e Guevara fu nominato "procuratore" (boia) della prigione della CABANA. La popolazione cubana era in festa, non sapevano che i successori di Batista avrebbero portato molto più morti e disperazione che la speranza di una vita migliore! L'ufficio in cui esercita Guevara, diventa teatro di torture e omicidi tra i più efferati. Secondo alcune stime, sarebbero stati uccisi oltre 20.000 persone, per lo più ex compagni d'armi che si rifiutavano di obbedire e che si conservavano, al contrario del "CHE", democratici e non violenti. Nel 1960 il
    "pacifista" GUEVARA, istituisce un "campo di concentramento" sulla penisola di GUANAHA,dove trovarono la morte oltre 50.000 persone colpevoli soltanto di non condividere i suoi ideali di "PACE E FRATELLANZA"!! Ma non sarà il solo campo, altri ne sorgeranno come a Santiago di LasVegas dove c'è il campo Arco Iris, nel sud'est dell'isola sorge il campo Nueva Vida, nella zona di Palos si istituisce il campo Capitolo, quest'ultimo è un campo speciale per bambini sotto i 10 anni! Se una persona si era resa colpevole di reato a sfondo politico veniva arrestata insieme a tutta la famiglia. La maggior parte degli internati veniva lasciata con indosso le sole mutande, le celle non erano mai pulite, si lasciavano a marcire per anni nei propri escrementi in attesa di fucilazione o torture indicibili.Successivamente gli fu conferito l'incarico di Ministro dell'Industria e presidente del BANCO NACIONAL, la Banca centrale di Cuba.

    Guevara non perde tempo a mettere in pratica il suo"modello sovietico".Un lusso sfrenato ed abominevole. Alla faccia del proletariato! Elogia l'odio per le proprietà e per lo "sporco" denaro ma sceglie di abitare in una grande e lussuosa casa colonica in un quartiere residenziale a 'AVANA. Impone la povertà forzata alla popolazione mentre lui vive nel lusso più abominevole in cui si possa trovare un COMUNISTA. Pratica sport impensabili per l'economia di Cuba, sia allora che oggi. La vita "comoda" e l'ozio ammorbidiscono il guerrigliero Guevara; mette su qualche chilo e passa il tempo tra un party e le gare di tiro a volo, ma non disdegna la caccia grossa e la pesca d'altura.In omaggio a Lenin, chiama il suo primogenito Vladimir. Nel suo testamento, da buon allievo della scuola Maoista-Leninista del Terrore, scrive:

    "AMO L'ODIO, BISOGNA CREAREL'ODIO E L'INTOLLERANZA TRA GLI UOMINI, PERCHE' QUESTO RENDE GLI UOMINI FREDDI, SELETTIVI E LI TRASFORMA IN UNA PERFETTA MACCHINA PER UCCIDERE".

    Queste parole vengono dall'uomo che per oltre 30 anni è stato falsamente mitizzato come simbolo di pace e uguaglianza, di amore per il prossimo e di fratellanza. Guevara si adopera a diffondere sistematicamente la guerriglia in giro per il mondo, il suo motto: "Creare due, tre, mille Vietnam!" .Nel 1963 è in Algeria dove si unisce a Dèsirè Kabila, un marxista, grande sterminatore di popolazioni civili. Il suo continuo desiderio di diffusione per la lotta armata, lo porta del 1967 in Bolivia dove si allea col Partito Comunista Boliviano ma non riceve alcun appoggio da parte della popolazione locale, nessuno di loro si unisce alla sua unità di guerriglieri.Isolato e braccato, ErnestoGuevara De La Serna detto"CHE", venne catturato dai miliziani locali boliviani e giustiziato il 9 ottobre 1967.

    Molti lati di questa vicenda non furono mai chiariti come non si saprà mai quali responsabilità ha avuto Fidel Castro nella morte del "CHE". La cattura in Bolivia

    Dopo la sua morte, Fidel Castro ricopriva la carica di massima autorità al governo di Cuba ancora vigente ai giorni nostri. Di tutto questo orrore sopra descritto non si è mai saputo niente di ufficiale fino alla grande fuga del popolo cubano del 1980. Milioni di cubani si riversarono nella locale Ambasciata del Perù chiedendo asilo politico per la vita durissima imposta loro dal Regime Dittatoriale Comunista. Castro concesse a solo 125.000 persone il permesso di lasciare l'isola, permesso dato solo a chi conveniva a lui... Fu concesso l'asilo politico agli internati dei manicomi criminali, ai peggiori individui, ai mutilati, ai delinquenti comuni, ai poveri senza fissa dimora, ai barboni, a gente che Castro non considerava esseri umani, a gente a cui diceva di interessarsi molto! Castro approfittò della situazione per liberarsi definitivamente di questi rifiuti umani (diceva lui) scaricandoli alla tanto odiata America.

    Oggi, tutto questo orrore continua indisturbato, prima con il "CHE" e ora con Fidel.Le torture, i campi di sterminio, le fughe in massa da CUBA, sono all'ordine del giorno! A Cuba si giustiziano con la fucilazione persone indiziate di reato senza un regolare processo!
    questo documento fa ridere, come tutto il libro d'altronde. Parla di tutto e di più senza citare fonti, documenti, niente.

  5. #155
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    Citazione Originariamente Scritto da Palvesario Visualizza Messaggio
    questo documento fa ridere, come tutto il libro d'altronde. Parla di tutto e di più senza citare fonti, documenti, niente.
    osi mettere in dubbio la parola di silvio berlusconi? sarai mica comunista??

  6. #156
    Kether è Malkuth del NM
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    Citazione Originariamente Scritto da milonga68 Visualizza Messaggio
    osi mettere in dubbio la parola di silvio berlusconi? sarai mica comunista??
    son comunista come Brega, a doppio pugno.

  7. #157
    mormilla
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    Citazione Originariamente Scritto da milonga68 Visualizza Messaggio
    osi mettere in dubbio la parola di silvio berlusconi? sarai mica comunista??
    bravo
    silvio però è un compagno
    il suo vero nome è
    Silioski Pravda

    parola verità

  8. #158
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  9. #159
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    Farò arrabbiare qualcuno, ma abituato coem sonoa dire ssempre ciò che penso, secondo me , ernestino era un frustrato, fallito coem uomo e come pseudo combattente, leggendo la sua VERA biografia vi accorgerete che a parte qualche scaramuccia dove i SUOI UOMINI si distinsero non ha MAI riporato grandi vittorie, dalla sua partecipazione alla lotta armata in africa, fino alle guarattelle sudammericane, quando non servì fu eliminato, più perchè rapprsentava un ostacolo a don fidel, che quanto riconosciuto pericolo politico, un idolo creato ada arte un finto martire, infatti fu FINTA GLORIA , unica nota positiva , manco si aspettava di alimentare così tanto il business con al vendita della sua immagine. Poveretto

  10. #160
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    Tranquillo, non fai arrabbiare proprio nessuno perché qui siamo su DESTRA RADICALE e se qualcuno storce il naso se si parla male di Chesso Guevara si metta il tappo e vada a fare la macchietta e a trovare soddisfazione sul forum di Rifognazione comunista.

    Un guerrigliero spietato, un burattino nelle mani di Castro Parla l'esule cubano Jacobo Machover, autore di una biografia critica

    Che montatura sul Che

    «Feroce con i suoi stessi uomini, è sempre stato sottomesso a Fidel. Il quale, dopo la sua morte, fu abilissimo a costruire il mito del comunista buono»
    Da Parigi Daniele Zappalà
    «Ho scritto per fare i conti con un'illusione che io stesso ho coltivato da giovane. Ma pure per un dovere di memoria e verità verso le vittime del Che, noto ancor oggi a Cuba anche come «il macellaio della Cabaña», dal nome del carcere in cui fece fucilare almeno 180 persone in 6 mesi. Molti conoscono la verità, ma quasi nessuno vuole guardarla in faccia». Per Jacobo Machover, uno degli intellettuali più noti della diaspora cubana in Europa, l'immagine eroica e «romantica» che tanti continuano a tramandare di Ernesto Guevara è il frutto di un'abile montatura inizialmente orchestrata dal regime dell'Avana. Machover è giunto a questa conclusione dopo aver conversato con alcuni dei compagni di ventura del Che ancor oggi in vita e sulla base di una lettura analitica di tutti gli scritti consultabili del guerrigliero. La face cachée du Che («Il volto nascosto del Che»), appena pubblicato in Francia da Buchet Chastel, sta già sollevando Oltralpe un vivo dibattito. Di Machover, docente di studi iberici all'Università di Avignone, è attualmente in uscita in Italia, per i tipi di Ipermedium, Cuba. Totalitarismo tropicale.
    Lei sostiene che Guevara fu una figura subordinata, contrariamente all'immagine di ribelle spesso divulgata. Perché?
    «Fin dall'inizio, fu un comandante della rivoluzione cubana agli ordini di un capo supremo, Fidel Castro. Ed è stato soprattutto quest'ultimo a costruire nel tempo l'immagine ribelle del Che. Del compagno di battaglia capace di condurre azioni autonome. Ma in realtà l'unica azione autonoma possibile era il sacrificio per Fidel. Guevara lo rivela ad esempio nei suoi taccuini personali scritti in Congo, quando sottolinea di non aver osato chiedere ai propri uomini il sacrificio supremo e di dover espiare per questo la propria colpa nei confronti di Castro».
    Si può parlare comunque di una reciproca influenza fra i due uomini?
    «No, il Che non influì mai su Castro. Credo solo che Castro abbia sviluppato col tempo un senso di colpa nei confr onti di Guevara, o quanto meno l'impressione di averlo inviato al martirio».
    Come risponde a chi la accusa di un ritratto «selettivo» di Guevara al solo scopo di provocare?
    «Ho cercato di considerare tutti gli aspetti del personaggio, da quelli per così dire buoni fino ai più spietati. E ho cercato di chiarire soprattutto alcune fasi della sua vita che mostrano il carattere in fondo ordinario e fragile di questa persona che ha certamente subìto un'evoluzione. In Bolivia, poco prima di essere giustiziato, Guevara ad esempio non fucilava più i suoi stessi uomini, come fece a Cuba. In Congo, invece, aveva impiegato punizioni molto dure».
    Qual è il periodo nella vita di Guevara che resta meno noto?
    «È quello compreso fra il 1959 e il 1965, il periodo in cui si trovò al potere a Cuba. Non è stato molto analizzato innanzitutto per via delle esecuzioni che il Che ordinò personalmente al carcere della Cabaña, ma anche per il ruolo imbarazzante come direttore della Banca nazionale. Fu un autentico disastro. Si tratta della fase direi più sinistra, perché il Che esercitò il proprio potere in modo implacabile su un popolo che gli era straniero». Che uomo era, invece, quello giunto in Bolivia per combattere e qui scomparso nel 1967?
    «Assomigliava a un avventuriero perduto, non più capace di fare un bilancio del proprio percorso. Per me, si tratta del lato positivo, più umano, del personaggio. È in Bolivia che si rese conto del proprio fallimento e in una certa misura di essere stato raggirato».
    Com'è nato il mito del Che?
    «Castro comprese molto presto quanto poteva ottenere dall'immagine del Che. Lui era morto il 9 ottobre e già qualche giorno più tardi la veglia funebre orchestrata dall'Avana fu un capolavoro di astuzia sul registro dell'emozione. Castro raccontò fra l'altro che il Che non si era arreso ai militari boliviani, il che non era vero».
    Il mito ha però scavalcato di gran lunga le frontiere cubane. Com'è stato possibile?
    «Grazie a una catena di falsificazio ni. La stessa foto del Che divenuta celebre è totalmente ritoccata, costruita eliminando i personaggi e il contesto circostanti. L'operazione, nel suo complesso, ricorda tanti altri falsi eroi creati dai regimi di stampo staliniano».
    Guevara resta soprattutto un simbolo del rivoluzionario. Come giudica questa fama?
    «Sul piano ideologico, Guevara aveva idee abbastanza confuse. Non aderì mai pienamente alla dottrina marxista-leninista e prese in prestito certi concetti senza però maneggiarli agevolmente. Negli ultimi scritti, cercò egli stesso di contribuire al proprio mito per la posterità».
    Che bilancio complessivo darebbe del personaggio?
    «È possibile definirlo come un ruolo secondario in un grande film storico. Ma di questo ruolo secondario si è fatto un simbolo, anzi quasi un feticcio, che giova ancora a tanti. Non solo a Castro, ma anche a molti altri che cercano di giustificare i propri ideali. Una giustificazione anche per dire che non ci si è sbagliati del tutto e che accanto a Stalin ci furono comunque figure integre».
    Una specie di nostalgia?
    «Credo di sì. Vi è inoltre l'aspetto del sogno visionario. Certi giovani, dopo aver letto le mie opere, mi accusano di voler distruggere i loro sogni. Ma per noi cubani, per tutti quelli che hanno conosciuto la prigione, per tutti i bambini cubani ancor oggi costretti ogni giorno a recitare a comando il nome del Che, più che di un sogno, si tratta di un incubo».
    2010:

 

 
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