Non c’è il minimo dubbio che si tratti di piccola cosa, a fronte del can can che c’è in giro, tra governi che cadono eppure non cadono, presidenti del Consiglio che esigono, magistrati che esternano, altri che tramano, e i D’Avanzo che si pentono col culo degli altri.
Ben pochi l’avranno notata. Però noi sì.
E’ successo ieri l’altro al Senato.
Mentre era in gestazione il bailamme che si sa, si teneva una votazione, considerata “tranquilla”, per eleggere presidente e vicepresidente della commissione Diritti umanitari di Palazzo Madama. Candidato alla vicepresidenza era Furio Colombo.
I senatori votarono, tutto sembrava a posto, quando, contate le schede, non solo la tranquillità se n’è andata a ramengo perché gli uomini del centrosinistra non sono passati, ma risultò una scheda più del dovuto.
Morale, il senatore Colombo viene bocciato.
Amaro destino, per un signore che avrebbe già potuto essere un candidato autorevole alla direzione del Partito democratico e neanche venne ammesso alla candidatura.
Ed ecco che ora capita di nuovo. Bene. Noi protestiamo.
Che Furio Colombo sia madame Verdurin, questo è un fatto, ma guai se diventasse un buon motivo per trombarla a piacimento.
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saluti




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