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Discussione: Andrea’s Version

  1. #31
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    E’ giusto dar loro atto, hanno sempre guardato avanti.
    Non sempre saranno stati simpatici, non sempre saranno stati alleati affidabili, nella Casa delle libertà, ma occorre riconoscere che Fini e Casini hanno sempre saputo guardare in avanti. Sempre.
    Lo hanno fatto in momenti cruciali e lo hanno sempre, e più che giustamente, rivendicato con orgoglio.
    Guardare in avanti è d’altronde il grande pregio del politico di razza.
    Non è che siano uguali, Fini e Casini, ma la capacità di saper guardare al di là del proprio naso non è mai venuta meno, né all’uno né all’altro.
    Ancora di recente.
    Avvisando l’Amor nostro che non bastava la propaganda, ci voleva la politica, essi hanno di nuovo mostrato di saper vedere la prospettiva, di poter scorgere con vista acuta ciò che stava loro dirimpetto.
    Non si può dire, come Gianfranco ieri: “Quella del dialogo è la strada che a Berlusconi avevo già indicato io”, se non si è stati abituati a guardare l’orizzonte.
    Non si può dire, come Casini: “Io l’avevo previsto”, se se non si sa guardare avanti, avanti, costantemente ancora avanti.
    Anche molto avanti, talora.
    Peccato, solo, che nel culo lo si prenda per lo più da dietro.

    www.ilfoglio.it del 20 nov 07

    saluti

  2. #32
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    Si è trattato di una coincidenza.
    Questo senz’altro.
    Ma è capitata la cosa seguente. Che uscito l’Amor nostro dall’angolo, e volendo incontrare il Walter loro, è capitato che la Repubblica ripubblicasse.
    E ripubblicasse che cosa?
    Un’intercettazione.
    Va là?
    Una robina così:
    “Alleanza segreta tra Rai e Mediaset. Nell’indagine sulla Hdc di Crespi le prove dell’informazione pilotata a favore dell’ex premier”.
    Due pagine.
    Essendo questo il clima, e per pararci il culo in nome del popolo, o del partito, o del circolo, o di qualsiasi cazzo si possa spendere nel nome della Libertà, vorremmo fin d’ora rendere pubblico il testo della telefonata che faremo a Ezio Mauro nella giornata di domani.

    “Pronto?”
    “Sì”
    “Ezio?”
    “Si”
    “Mauro?”
    “Sì”
    “Scusi”
    “Prego”
    “M’ha chiamato la Bergamini”
    “Mbè?”
    “Dice che il direttore generale Cattaneo, mentre arrivavano i dati del voto, raccontava che Follini rompeva i coglioni”
    “Mbè?”
    “E che intanto Del Noce telefonava a Debora”
    “Ah!”
    “E, sempre la Bergamini, sosteneva che servivano programmi per dare alla gente un senso di normalità”
    “Ciao”.
    Fine.

    Beh, non vi viene da ridere?
    Lo supponevo.
    Ma che volete da me?

    www.ilfoglio.it di oggi

    saluti

  3. #33
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    Mai, mai chiudere il cuore alla speranza.
    Un altro paese è possibile, un modo migliore di vivere insieme può essere intravisto.
    Quando si sentono frasi come: bisogna restituirle l’onore,
    quando si vedono persone di un certo peso, di una certa influenza e di non poca consistenza, oppure, diciamo meglio, rotte a tutte le esperienze, che si dispiacciono e dicono: ha subito uno sfregio intollerabile;
    quando l’indignazione monta, e monta in quella parte di classe dirigente che veniva considerata la più pelosa, riferendosi allo stomaco;
    e quando l’innocenza, vale a dire quell’innocenza che noi della società civile davamo per perduta, sembra invece rifarsi strada in loro, e pare ritrovare nuova luce nella difesa non tanto della professione, ma della sua dignità;
    e quando poi, infine, ma questo solo per essere del tutto espliciti, vecchi e riconosciuti donnaioli come Mauro, Gentiloni, Fini, Veltroni, Cappon e perfino il giornalista Maurizio Losa, sul quale varrebbe la pena stendere un velo pietoso;
    quando insomma puttanieri del genere parlano dell’onore violato di quella bagasciona della Rai come se fosse una tredicenne rumena, a sentimentali come noi si spalanca il cuore.

    www.ilfoglio.it di sabato, 24 nov 07

    saluti

  4. #34
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    Se si scherza, si scherza.
    Se si ragiona, si ragiona.
    Facciamo modestamente presente ai furbetti del governino che la data del 14 era virtuale.
    Facciamo modestamente notare che tanto era virtuale, la data del 14, da capitare non a caso il 15. Facciamo di seguito orgogliosamente osservare, ma questo non c’è chi lo neghi, che virtualmente Lambertow sta con noi.
    E se Lambertow, virtualmente, sta con noi, ciò significa che, altrettanto virtualmente, non sta più con voi.
    Bello scacco. Allora non c’è più un governo.
    Virtualmente.
    Perciò, virtualmente finché vi pare, se un governo non c’è, ce ne vuole un altro.
    Se un altro ce ne vuole, solo di due tipi può essere: effettivo, oppure potenziale.
    Virtuale, cioè, o reale.
    Se è virtuale, vabbè.
    Se è reale, esso non può concretamente prescindere da Veltroni.
    Il quale, come segretario reale, da molto potrebbe prescindere, ma se invece è virtuale, da niente. Diciamoci la verità. Ho fatto il Sessantotto e rimpiango l’orgia.
    Mai avrei previsto, però, che prenderlo in quel posto da Lamberto Dini potesse renderci felici in due.

    www.ilfoglio.it del 17 nov 07

    saluti

  5. #35
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    Per favore, qualcuno li plachi.
    Chi?
    Ma come chi? I contatori, i maniaci del conteggio, quelli che i puntini, invece che sulle i, li mettono sui numeri.
    Che s’indignano, che indagano, che calcolano ogni volta la radice quadrata della potenza al cubo del rapporto tra i metri quadri della piazza e la densità dell’affollamento possibile.
    Quelli che, se a votare per le primarie di Veltroni ci va comunque un casino di gente, strepitano che non erano tre milioni e mezzo.
    Quelli che, al referendum sindacale, avranno votato quattro gatti.
    Quelli lì.
    I ragionier Pitagora della politica.
    L’ultimo è Michele Serra.
    Il quale Serra, poveretto, non manda giù i dieci milioni dell’Amor nostro.
    Non li manda giù.
    E conta, e scrive, e riconta, e riscrive, e si indigna, e si riindigna, ed è una settimana che va avanti così tanto che, al posto di sua moglie, gli suggeriremmo amorevolmente di addormentarsi contando le pecore, che è più sano.
    Però lui niente.
    E non sono dieci milioni, e non possono essere dieci milioni, e dieci milioni sono un quinto della popolazione, e allora è una frottola, è una panzana, una bubbola, un imbroglio.
    Dev’essersi montato un po’ la testa, Michele Serra.
    Chi si crede di essere, Mario Giordano?

    www.ilfoglio.it del 23 11 07

    saluti

  6. #36
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    Quando Mastella parla, ogni commento è superfluo.
    Ieri Mastella ha parlato.
    Prima con Veltroni, sulla legge elettorale, e al telefono, poi con l’Unità, alla quale ha dettato parole definitive per fars capire bene, e che infatti adesso noi riproduciamo per voi:
    “Per ora voglio la garanzia che si salvi il dato culturale, poi la formula la vediamo. Mi si deve cioè dimostrare che nella grande prateria il cavallo bianco è intenzionato a lasciarci anche i somarelli. Per questo non mi è piaciuto quello che ha detto Goffredo Bettini sui ‘conati di centro’. Bisogna capire che il Vassallum così com’è non va bene: se cambia la mescola si ragiona, altrimenti non se ne fa niente”.
    E qui Mastella ha voluto aggiungere:
    “Ho molta stima di Veltroni, ritengo che sia una persona per bene per la quale le parole possono assumere il valore della pietrificazione in senso positivo”.
    Alla faccia di chi aveva sempre dubitato che le parole di Veltroni potessero assumere il valore della pietrificazione in un senso così così.

    www.ilfoglio.it del 4 dic 07

    saluti

  7. #37
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    Indovinello esclusivo per maniaci incalliti. Astenersi altrui.
    Perciò.
    Inchiesta sul G8 di Genova.
    Protagonisti. Il capo di gabinetto di Amato.
    Che sarebbe poi l’ex capo della polizia, Gianni De Gennaro.
    Il capo attuale della polizia, Antonio Manganelli.
    Che sarebbe poi l’ex vicecapo dell’ex capo della polizia, De Gennaro.
    Il capo del capo di gabinetto, ex vice di Craxi, vale a dire Amato, il quale è stato ex vice pure di D’Alema, poi di molti altri, ora forse, si spera, ex vice di Prodi, di Veltroni e poi basta.
    Mi seguite, maniaci?
    C’entra poi di straforo l’ex questore di Genova, un tal Colucci.
    E le intercettazioni tra i due. Vale a dire tra De Gennaro e Colucci. O meglio, tra i tre.
    Contando pure Manganelli.
    Che sempre c’è, e non compare mai.
    Stiamo parlando di cosa?
    Delle botte tra Bolzaneto e la Diaz.
    Dei pestaggi genovesi.
    E relative-successive-porcate.
    L’una, dell’ex in quanto ex, l’altra, dell’ex in quanto erede, l’una e l’altra con Amato, in quanto ex. Attenzione.
    L’indignato Manifesto ha scritto:
    “Esiste, su Genova, una regia tesa a difendere il sistema costruito da Gianni De Gennaro”.
    Indovinello allora, riservato ai patiti: secondo voi (e Andreotti a parte) è stato unico o solamente raro, il sistema De Gennaro?

    www.ilfoglio.it del 1 dic 07

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  8. #38
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    Volete cancellare la falce e il martello?
    E va bene, cancellateli.
    Volete cambiare?
    E cambiate, è meraviglioso cambiare.
    Ma discutetene un momento, accidenti. In pubblico, magari.
    Sapete com’è, la Russia, e noi faremo come la Russia, poi la Cina, e noi faremo come la Cina, insomma, roba grossa.
    Metteteteci un minimo di slancio, madonnina santa, un grano di entusiasmo, qualcosa che sembri anche lontanamente autentico, sofferto, vagamente lacerato.
    Una specie di strappo, per capirci.
    Un dispiacere, una consapevolezza.
    Non quella cosetta modernamente astuta, che pare uscita dallo studio Testa, dove Diliberto guata Pecoraro Scanio con la faccia da bullo striminzito, Mussi sbircia Giordano con l’aria del pidocchioso diffidente, la senatrice Palermi ancora si stupisce che qualcuno l’abbia eletta, nessuno di voi sembra felice e date l’impressione di andare a cercare insieme, altro che un nuovo sol dell’avvenire, il treno per Lourdes.
    Su, che c’è ancora tempo.
    Fate qualcosa di meno sparagnino, forza, di meno tirchio, di un po’ meno spilorcio.
    Vi avviso.
    State passando alla storia come quelli che dissero: contrordine, taccagni!

    www.ilfoglio.it del 7 dic 07

    saluti

  9. #39
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    Predefinito

    Ho saputo che al Foglio è partito uno sciopero contro Veronica Lario (vedi a pagina due).
    Mi dissocio. Non è soltanto la nostra editrice. E’ un amore più Nostro che Suo. Sciopero?
    Non comprendo. Cosa accidenti volevate?
    Le avete chiesto Cisnetto. Vi ha dato Cisnetto.
    Diaco? Vi ha dato Diaco.
    Di negare un aumento a Marcenaro (Andrea, per lei)? E lei gliel’ha negato.
    E voi lo stesso scioperate? Perché?
    Perché sarebbe troppo di sinistra? Femminista? Emancipata?
    Perché sarebbe lei, Veronica, il vostro Gramsci tradito? Rovesciato?
    L’Icsmarg della destra, come lo chiamebbero i genitori di Rosa, vale a dire di Asor?
    Una specie di Angelucci della parte di qua?
    Vi dico due cose.
    Primo: lei non è così. Non è Angelucci. Ragiona con la testa e col cuore, si appassiona, non interferisce, rispetta, lascia fare, apprezza, ammira, non chiede a Casotto di organizzargli un appuntamento con Veltroni per aprire una televisione nuova a Roma sud, svolge il suo ruolo di editrice con estrema dignità.
    Secondo: a me piacerebbe da morire poter diventare il suo senatore Randazzo.

    www.ilfoglio.it del 15 dic 07

    saluti

  10. #40
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    IL COMUNICATO NUMERO 1 DEL COMITATO DI REDAZIONE

    Per cinque settimane il Foglio non sarà in edicola. Sciopero.
    Da troppi anni l’assetto proprietario di questo giornale, nato da una costola della ex sinistra democratica, ma nella destra democratica, e concepito per la destra democratica stessa, si trova in mani che questo Cdr giudica inaffidabili, quando non incompatibili. L’abituale corrispondenza della signora Veronica Lario in Berlusconi con il quotidiano Repubblica, la di lei simpatia per le posizioni pacifiste, la sua nota benevolenza nei confronti del metodo educativo steineriano, la frequentazione intensa della signora Maria Latella, la disponibilità manifestata nei confronti della fecondazione assistita, o forse peggio, la sua stessa predisposizione, accompagnata talora da dichiarazioni pubbliche, a considerare con preoccupato interesse i cosiddetti mutamenti climatici planetari, per non parlare delle pecorellein giardino, tutto questo e altro ancora, ha contribuito alla creazione di attriti tra proprietà e corpo redazionale tali da rendere difficile un sereno lavoro giornalistico e culturale sulla scorta della propria ragion d’essere.
    Le giornaliste e i giornalisti del Foglio, anzi, siamo infine di destra, i giornalisti e le giornaliste, con voto a maggioranza (seppur risicata), chiedono con forza che si esperisca ogni tentativo per giungere a un’articolazione azionaria diversa dall’attuale.
    La condizione per cui la signora Lario, estimatrice tra l’altro della signora Bonino, mantenga il controllo quasi assoluto della nostra testata, ha creato inquietudine e preoccupazione.
    Servono ora garanzie precise a difesa dell’autonomia e dell’indipendenza di questo giornale.
    Il Foglio va sempre più in mare aperto.
    Se il Polo della libertà era un immenso lago, il Popolo della libertà è diventato un oceano.
    E se l’armatore non soffia, la vela non gonfia.
    Ma si potrebbe anche citare Menenio Agrippa.
    Per questo occorre definire strumenti a tutela della collocazione, della storia e del radicamento della nostra testata nella realtà democratica di una destra italiana, facciamo pure di un centrodestra, che sufficienti rogne deve già grattarsi con Fini e con Casini.
    Indipendentemente dagli assetti editoriali futuri, il Cdr del Foglio non accoglierebbe con favore l’ingresso nella compagine azionaria di personaggi facoltosi, ma facoltosi e basta.
    Tipo gli Angelucci. No.
    Editori, chiediamo, uomini cresciuti nel mondo della libera stampa, imprenditori i quali già abbiano dato prova di saper mettere insieme il diavolo e l’acqua laica, la Repubblica e il cavalierato, caraccioli e montatori, il fondatore e il venditore.
    Un nome per tutti spicca: Giuseppe Ciarrapico.
    Chiediamo comunque con forza l’istituzione di un Comitato dei garanti di alto profilo in grado di definire una Carta dei valori e dei diritti che costituisca la rotta del percorso futuro di questa testata.
    Forse il senatore Randazzo, ma ora vediamo, certamente la signora Brambilla, un parente dell’onorevole Borghezio, Elio Vito, Claudio Petruccioli e il solito Giovanardi andrebbero piùche bene.
    E’ la lotta, non la gnagnera, è la lotta che decide.
    Siamo consapevoli che cinque settimane di sciopero non sono una quisquilia.
    Siamo determinati nell’attesa di investimenti diversi.

    Siamo grati a Veronica Lario in Berlusconi per tutto quanto creda di aver fatto.
    Con tutto il rispetto per il marito dell’editrice, ciò non può significare che le logiche del mercato – senza opportune garanzie – snaturino il ruolo e l’identità di questo giornale.
    Il Foglio è il Foglio, mica la Standa.
    Mica è l’Unità.
    Il Comitato di redazione

    Su www.ilfoglioi.it del 15 dic 07

    saluti

 

 
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