Mieli imita LCdM e offre cene d’endorsement per W
Al tavolo Bertinotti, Mauro e pure il Fondatore. Ma Riotta rovina tutto
Broccoletti a colazione (senza aglio), ossia:terzismi a tavola.
Saranno buoni i pranzetti da Luca, ma ancora meglio le cenette da Paolo.
LCdM, presidente di Confindustria, per fondare la Cosa bianca invita a pranzo Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini ma Paolo Mieli, il direttore del Corriere della Sera, da par suo, apparecchia cenette a lume di candela per preparare l’endorsement a Walter Veltroni.
Altro che Fini e Casini, selezionatissimi gli invitati del Corriere.
Broccoletti a colazione. La presentabilità sociale innanzitutto, solo i giornalisti di sinistra sono chiamati al desco del Corriere. E se Pigi Battista, il vicedirettore con sbandamenti antipatizzanti verso il centrosinistra viene spedito in cucina, per l’occasione Mieli chiama al suo fianco Dario Di Vico, il vicedirettore con salde entrature a sinistra, e poi l’altro comico, l’irresistibile Beppe Severgnini.
Per bilanciare il tavolo troppo maschile, Mieli vuole intorno a sé Maria Laura Brambillà, vulcano d’invenzione e ilarità.
Broccoletti a colazione.
In vista dell’agognato endorsement, per dare una mano a Walter, sempre attorniato dalla crema del suo giornale, il direttore del Corriere invita il Fondatore in persona. Lo fa sedere a capotavola e per agevolare il dibattito gli mette alla sua destra, ops, alla sua sinistra, il presidente della Camera Fausto Bertinotti.
Mieli strappa ad Eugenio Scalfari la promessa di non fare più editoriali contro Bertinotti e Walter, per tramite del Corriere, s’impegna a far fare un passo indietro a Goffredo Bettini e far inaugurare il festival cinematografico di Roma al fratello di Fidel Castro.
Broccoletti a colazione.
L’eletta compagnia di Mieli e dei suoi ottimati accoglie gli ospiti chiave per il buon esito dell’endorsement:Massimo D’Alema e Piero Fassino. Un’occasione costruita per incontrare Ezio Mauro. La pace è fatta e il direttore della Repubblica, sotto lo sguardo paterno di Mieli, fa la solenne promessa: “Non si parlerà più d’intercettazioni”. D’Alema in cambio, offrirà ai fratelli D’Avanzov, la presidenza del festival Barocco di Gallipoli: “Faranno meglio dei fratelli Taviani”. Più modestamente Fassino cercherà di offrire la presidenza di una banca: “Massimo, ne è rimasta qualcuna?”.
Broccoletti a colazione.
Un nuovo ospite entra nella Sala Albertini adibita a foresteria per consumare il banchetto: è Massimo Mucchetti, il vicedirettore ad bacum (satira). Terreo in volto, indispettito per l’allegria del convivio, dice a Mieli: “Aggiungi un posto a tavola ché Bazoli viene giù”. Mieli, spietato, bacchetta la satira: “Qui è come Casa Mughini, o si è puntuali, o si resta fuori”.
Broccoletti a colazione.
Anche Giulio Andreotti varca la soglia di via Solferino e si accomoda a tavola. La sua presenza provoca non pochi imbarazzi presso l’eletta schiera ma Mieli è fin troppo chiaro con loro: “Giulio garantisce la cupola dei senatori a vita”.
Chiaro anche con l’ospite: “Adagio con i baci” gli dice ma la precauzione non rassicura la Brambillà che si alza e se ne va.
Broccoletti a colazione, certo, ma anche le ficodindia non scherzano.
Mentre Mieli prepara la sua trama a favore di Walter, non sa che c’è lo “schiticchio”.
Il suo successore Gianni & Riotto detto Johnny, infatti, appronta un sontuoso banchetto per Romano Prodi. Al confronto con Saxa Rubra, Sala Albertini risulta una taverna di quart’ordine.
Con voce garibaldina, quale picciotto di Calatafimi, Johnny dice a Prodi:
“Caro Romano, qui o fottiamo Walter o si muore. L’intero granaio siciliano dei voti moderati viene a te”.
Entra Totò Cuffaro con la coppola e dice:
“Caro presidente, obbedisco. Questo picciotto di nome Johnny l’ho fatto studiare a Detroit. E se lui mi comanda, le cene con la Rodotà a Mieli gli finiranno tutte con l’acidità”
www.ilfoglio.it del 8 dic 07
saluti




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