Da La Stampa
Berlusconi sistema la Giustizia, Bossi il Federalismo e Fini che fa? «Il problema di Fini è come spegnere la luce di casa An senza diventare invisibile dentro il Pdl e garantire ai suoi disperati dirigenti locali la sopravvivenza». Si può sintetizzare così la discussione in un capannello di senatori leghisti mentre in aula si discute del Lodo Alfano. Ogni tanto qualcuno ride e gode per il fatto che An stia perdendo colpi in periferia, soprattutto al Nord. «In effetti - spiega a Montecitorio il piemontese Osvaldo Napoli, vicecapogruppo del Pdl - ci sono due An: quella del Sud che sta bene e quella del Nord che non esiste. Ma Fini ha scelto il ruolo di presidente della Camera e la sua visibilità istituzionale va a discapito di quella politica».
Non c’è dubbio che in periferia la fusione Fi-An farà soffrire più gli uomini dell’ex Msi che dovranno rispettare le quote stabilite a Roma (70 a 30) per la composizione degli organi del futuro Pdl. E che dovranno fare politica dentro un partito dove i congressi sono un optional e i berlusconiani sono il doppio, se non il triplo.
Quel partito inventato da Berlusconi sul predellino sarà tra qualche mese la loro nuova grande casa e il prossimo anno tutti insieme allegramente finiranno nel Ppe.
Insomma, il presidente della Camera non vuole farsi imbalsamare nel suo ruolo istituzionale e lancia a Berlusconi segnali di irritazione per come si stanno muovendo Bossi e Tremonti. Teme che la soluzione dell’Alitalia scarichi i suoi effetti negativi sulla Capitale amministrata da Alemanno, che i tagli del ministro dell’Economia si trasformino in un boomerang elettorale. E che il federalismo di Bossi si pappi i fondi che l’Europa ha messo a disposizione del Sud. Non è un caso che ieri mattina, in una riunione riservata con Tremonti e Calderoli, La Russa abbia detto che sul testo del federalismo dovrà essere coinvolto anche il ministro di An per le Politiche comunitarie, Andrea Ronchi. Nella stessa riunione La Russa ha detto di non essere d’accordo sul passaggio automatico degli immobili dello Stato agli enti locali che «non hanno dimostrato di saperli gestire bene».
Sembra di rivivere il vecchio duello Fini-Tremonti del 2001-2006, quando il ministro dell’Economia fu costretto a dimettersi. E’ vero che molte cose sono cambiate e Fini, dallo scranno più alto della Camera, non ha la stessa libertà di manovra politica. Ma non è disposto a farsi stritolare.
http://www.lastampa.it/redazione/cms...5027girata.asp




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