Per la dottrina, per il catechismo, per il magistero si è in peccato, per la coscienza indivudale sovente il peccato è solo un decreto scritturale intimamente incomprensibile. Per la Chiesa è indispensabile un'assoluzione valida; per la coscienza, quando l'evento non collide col suo 'consiglio', l'assoluzione non è indispensabile.
Ma Dio - mi domando - preferirebbe abitare fra le righe di uno scritto o fra gli echi di un detto, oppure trova albergo piàù confortevole nelle profondità insondabili della coscienza umana?




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