non vedo come possa essere auspicabile il collegamento fra partiti liberali e URSS.
Gobetti non si ispirò mai al comunismo,ma da liberale riconobbe la necessità dei diritti sociali e di quelle che sono anche denominate "libertà positive",cioè quelle garantite e riconosciute dallo Stato e mediante la sua azione.
in tutta Europa i movimenti liberali giunsero ad una grande critica dinnanzi al decadimento degli stati liberali-borghesi in stati autoritari,ad esempio l'Italia (penso alla DC cattoliberale di De Gasperi).
tutto ciò indipendentemente dall'esistenza dell'URSS,infatti gli Stati Sociali europei adottarono un ordinamento molto diverso da quello dei paesi a ispirazione comunista,in modo particolare si evidenziano le relazioni fra diritti individuali e sociali,e i limiti che ha lo Stato di agire sulle libertà dei singoli e viceversa.
il Titolo III sui rapporti economici sancito dalla Costituzione italiana è tutt'altro che di stampo sovietico.
non è neppure liberale ottocentesco,ma ciò non vuol dire che sia stato imposto a favore di un modello collettivista,bensì che si sia giunti attraverso un processo di mediazione e mediante la critica al vecchio regime giolittiano.
tale critica fu fatta anche dai liberali e dai cattolici.
ignorare il peso della DC è un gravissimo errore,considerando che a guerra finita fu il più grande partito di massa della penisola,facendo le veci in modo particolare delle masse contadine e dei piccoli proprietari terrieri.
ricordo che il movimento operaio rappresentò una minoranza all'interno di una società ancora prevalentemente agricola e rurale.
senza nulla togliere all'apporto del PCI nella costituzione dello Stato Sociale,anche piuttosto evidente,ma lontano da qualsiasi ispirazione reale al modello sovietico per cause di forza maggiore dovute ad esempio alla leicità del pluralismo tipico dei lavori costituenti occidentali.
in ogni modo Lei rinnega l'operato di qualsiasi partito socialdemocratico in Europa,che indipendentemente dall'URSS,riconobbero i diritti sociali dei lavoratori e diedero spazio all'interventismo dello Stato in economia al di là della dittatura del proletariato e della lotta di classe.
pensiamo alla Costituzione di Weimar o agli ordinamenti del Paesi Scandinavi,tra l'altro stati che respinsero anche in modo violento qualsiasi tentativo di rivoluzione socialista.
ps: mi meraviglio di uno studioso come Lei osservando la sua ultima frase.
abbia l'onestà intellettuale di riconoscerne i meriti nel perseguire uno stato democratico tenendo conto dei diversi contesti storici e dell'evoluzione in senso sociale dei movimenti liberali.





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