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Discussione: Celibato: ipocrisia?

  1. #21
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    codino, ti prego.....
    pio XII ha usato sicuramente la parola laicismo.

    ma fino all'altro ieri in italia la usavano in tre.
    -il cugino di pio XII
    -il mio barbiere
    -un pescatore di mazara del vallo.

    poi da qualche (pochi) anno a questa parte, più o meno da quando c'è zapatero in spagna, è diventata come il prezzemolo.

    per cui evitiamo sofismi.

  2. #22
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    Citazione Originariamente Scritto da Abaelardus Visualizza Messaggio
    si vede che i tuoi parenti vivono ancora nel medioevo
    Scherzi, tempo addietro la vita da single era vista con molto più sospetto di quanto non si faccia oggi (fatta "eccezione" per il caso dei religiosi e dei preti, in quanto venivano e tutt'ora vengono cosiderati sposati con la Chiesa).Nel passato si chiedeva con maggior forza all'uomo e alla donna di essere sposati; il non esserlo risultava quasi manchevole.

  3. #23
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    Citazione Originariamente Scritto da Aganto Visualizza Messaggio
    A parte "si riposa sei giorni per lavorare il settimo", che non è vero, questa che scrivi è una preoccupazione anche della Chiesa.
    Due riflessioni:

    1) Se la Chiesa avesse degli uomini in grado di discernimento spirituale, l'aumento dei candidati preti non sarebbe un problema; chi ha una vocazione reale verrebbe guidato al sacerdozio, chi non ce l'ha verrebbe invece indirizzato verso altre scelte. Oggi chiunque decida di farsi prete viene accettato come manna dal cielo e mandato allo sbaraglio da solo. I pessimi risultati di questo modo di fare sono sotto gli occhi di tutti.

    2) Molti preti si danno da fare e utilizzano bene il privilegio che hanno di non poter lavorare. Altri no. Tempo fa ebbi a chiedere ad un sacerdote (di 40 anni, non di 80) quando potevo contattarlo e lui mi rispose: "basta che telefoni o passi in canonica qualsiasi giorno, ma non prima delle 4 e mezza o 5, perché fino a quell'ora sono in camera a riposarmi".

  4. #24
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    Preti e polli, mai satolli, commentavano amaramente i contadini della mia Toscana. Io me istessissimo ho potuto udire una anziana contadina riferirsi al Parroco come il sor padrone. Senza alcuna ironia, lo diceva.

    Per me il celibato dei preti è un diamante di eccezionale luminosità collocato al centro della corona della Chiesa d'occidente, e sarebbe una giornata veramente buia - pur sapendo bene e benissimo che non si tratta di una norma di diritto divino etc. etc. etc. - quella in cui venisse abolito.

    Quattro motivazioni: storica, teologica, esistenziale e sociologica.

    Storica: c'è nella Chiesa d'occidente una tendenza a interpretare i suoi preti come celibi. Non dico che sia sempre stato così, dico che è innegabile riconoscere storicamente un vettore di senso che tende in quella direzione. Un vettore di senso ha per definizione un senso che deve essere compreso, ascoltato, forse accolto.

    Teologica: la Chiesa d'occidente vede nel ministero dell'altare qualcosa di non solamente ministeriale o funzionale. Esso per essere svolto esige una consacrazione. Non si fa il prete ma ci si fa prete. Essa riconosce l'inscindibilità dell'aspetto funzionale e dell'aspetto consacrativo. Per consacrare, il prete deve consacrarsi. Azzardo qualcosa di cui non sono sicuro - se sbaglio mi corigerete :- ) - ma forse c'entra qualcosa col fatto che il presbitero della Chiesa d'oriente supplica lo Spirito Santo di consacrare le Sacre Specie (in questo è un mediatore orante tra cielo e terra) mentre il presbitero della Chiesa d'occidente consacra in persona Christi, e quindi è lui la prima Ostia.

    Esistenziale: la ferita testimonia di più della pienezza (lasciando stare che io non conosco un solo coniugato appagato). L'eunuco è chi accetta di essere esistenzialmente mutilato per versare sangue da questa ferita ed offrire la propria devastazione affettiva e relazionale in sacrificio al Signore. L'affettività e la sessualità (perdonami mio Dxo per aver usato queste parole abusate) del prete bruciano - e bruciando si distruggono - al fuoco di Cristo. Dando luce, ci auguriamo. Ma anche quando altri restano sventuratamente ustionati e perfino muoiono a causa di questa fiamma (penso alle vittime della pedofilia di alcuni sacerdoti) la testimonianza viene esistenzialmenre resa lo stesso (ovviamente a contrario e orrendamente).
    Tutto questo in dissonanza armoniosa con il quod si non se continent nubant: melius est enim nubere quam uri di san Paolo.

    Sociologica: il prete occidentale già somiglia tanto a un operatore sociale sui generis che il celibato è quasi l'unica cosa che lo distingue. Quasi l'unico punto interrogativo che il mondo ha verso il prete è relativo al suo strano stato di celibe. Questo punto interrogativo vale milioni di volte di più di milione di giornate di animazione (brrrr, ho scritto animazione, accidenti, due volte, poi ho scritto quelle due parole sopra che finiscono in -ità). Meno male che la confessione pre-natalizia deve ancora avvenire.

    Barsanufio

  5. #25
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    Citazione Originariamente Scritto da napici Visualizza Messaggio
    Due riflessioni:

    1) Se la Chiesa avesse degli uomini in grado di discernimento spirituale, l'aumento dei candidati preti non sarebbe un problema; chi ha una vocazione reale verrebbe guidato al sacerdozio, chi non ce l'ha verrebbe invece indirizzato verso altre scelte. Oggi chiunque decida di farsi prete viene accettato come manna dal cielo e mandato allo sbaraglio da solo. I pessimi risultati di questo modo di fare sono sotto gli occhi di tutti.
    Embé?

    Citazione Originariamente Scritto da napici Visualizza Messaggio
    2) Molti preti si danno da fare e utilizzano bene il privilegio che hanno di non poter lavorare. Altri no. Tempo fa ebbi a chiedere ad un sacerdote (di 40 anni, non di 80) quando potevo contattarlo e lui mi rispose: "basta che telefoni o passi in canonica qualsiasi giorno, ma non prima delle 4 e mezza o 5, perché fino a quell'ora sono in camera a riposarmi".
    Gli sfaticati ci sono un po' ovunque, parola del Brunetta.

  6. #26
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    Citazione Originariamente Scritto da Aganto Visualizza Messaggio
    Embé?
    A cosa ti riferivi quando hai scritto:

    Citazione Originariamente Scritto da Aganto Visualizza Messaggio
    questa che scrivi è una preoccupazione anche della Chiesa.
    Mi sembrava di aver capito che la preoccupazione fosse quella di avere un numero enorme di candidati qualora si togliesse la regola del celibato. E in riferimento a questo dicevo che basterebbe avere persone nei seminari che sanno discernere le vocazioni e non accettare chi non è adatto. Spiegami meglio se non ho capito il filo del discorso.

    Citazione Originariamente Scritto da Aganto Visualizza Messaggio
    Gli sfaticati ci sono un po' ovunque, parola del Brunetta.
    A riprova che si considera il sacerdozio un lavoro come un altro, ora si tira fuori anche Brunetta

  7. #27
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    Citazione Originariamente Scritto da Barsanufio Visualizza Messaggio
    il prete occidentale già somiglia tanto a un operatore sociale sui generis che il celibato è quasi l'unica cosa che lo distingue. Quasi l'unico punto interrogativo che il mondo ha verso il prete è relativo al suo strano stato di celibe. Questo punto interrogativo vale milioni di volte di più di milione di giornate di animazione (brrrr, ho scritto animazione, accidenti, due volte, poi ho scritto quelle due parole sopra che finiscono in -ità). Meno male che la confessione pre-natalizia deve ancora avvenire.

    Barsanufio
    Ma se il prete vede se stesso come operatore sociale è chiaro che il celibato viene poi vissuto come un pesante ed inutile giogo. A me sembra che il problema sia a monte, ossia nell'educazione spirituale del prete che non lo ha portato ad avere una chiara concezione del suo ministero sacerdotale (sacerdote, cioè colui che dà le cose sacre) ma che lo mette comunque, senza armi spirituali e senza una comunità orante - come hanno i frati - che lo sostenga, a capo di una parrocchia.

  8. #28
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    Citazione Originariamente Scritto da Alex Bottero Visualizza Messaggio
    quindi mio padre, nato nel 1920, fascisdta convinto, che andò nel 1940 volontario in africa, che nel 1942 cadde prigioniero degli inglesi che non giurò al nuovo esercito repubblicano, che tornò in italia nel 1947 dopo essere stato cinqaue anni in un campo di prigionia, che votò sempre MSI, che mi diceva sempre che secondo lui il concilio vaticano II aveva tolto alla chiesa tutta la possanza, e l'importanza che la chiesa doveva avere, e che quindi era un errore, è un LAICISTA (categoria nata l'altro ieri, e mio padre è morto nel 1984), solo perchè lui, d'istinto, non era soddisfatto che suo figlio minore diventasse frate?

    Ma ti rileggi quando scrivi, o vai in automatico?

    e dimmi, quando poi , passando gli anni, mio padre alla fine aveva accettato il fatto, ed era sereno sulla scelta di mio fratello...a quel punto non era più "laicista"? e quand'è che scatta la distinzione?

    comunque ok, abbiamo scoperto che esistono anche i laicisti ante litteram, ossia tutti quelli che non fanno cosa TU ritieni giusto.
    Mi sembra ingenuo che tu cada nel tranello di codino... ormai dovresti aver capito, come tutti qui dentro, che egli scrive solamente con il fine ultimo di far degenerare le discussioni...

  9. #29
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    Oggi chiunque decida di farsi prete viene accettato come manna dal cielo e mandato allo sbaraglio da solo.
    non è vero.
    sarà detta in buiona fede, ma è una bugia. o meglio una cosa non vera.

    si accede al saxcerdozio in due modi
    -attraverso il cammino di preparazione di un ordine religioso
    -attraverso i vari seminari diocesani.

    in entrambi i casi il cammino di preparazione dura da un minimo di 5 a un massimo di 9 anni.

    esempio pratico: mio fratello francescano ha fatto
    DUE ANNI di seminario come fase iniziale di postulante
    UN ANNO di puro e semplice discernimento all'interno della spiritualità francescana.
    altri TRE ANNI come novizio.

    poi si è fermato ed è rimasto, per sua scelta, semplice frate.

    se avesse voluto continuare e diventare sacerdote sarebbero passati altri DUE ANNI.

    per i primi DUE ANNI, una volta al mese andava a colloquio con un padre spirituale/psicologo, che lo invitava a chiarirsi PERCHE' voleva diventare francescano.

    la percentuale di persone che entro i primi tre anni RINUNCIA o viene SCONSIGLIATA a diventare frate/sacerdote è elevata.

    lo stesso iter accade, da quel che so' , negli altri ordini religiosi.

    per quel che riguarda i seminari DIOCESANI, non legati ad ordini religiosi, anche qui c'è un periodo di esame, in cui chi richiede l'ammissione al sacerdozio viene ESAMINATO, tramite colloqui, in cui lo si invita a chiarirsi.

    non è affatto vero che "chiunque chiede di diventare prete lo imbarchiamo".

    Secondo punto (e anche qui esperienza diretta):
    tu NON diventi frate francescano se hai
    -problemi pendenti con la giustizia
    -problemi debitori
    -situazioni poco chiare

    mio fratello (e non vedo perché mi dovrebbe dire stronzate), mi ha sempre detto che chi diceva di volersi fare frate, e poi si scopriva che magari
    -aveva dei debiti
    -aveva degli "impicci"
    -c'era qualcosa di poco chiaro

    a TUTTI gli si diceva "prima risolvi le cose, e poi torni."

    questo perché il sacerdozio NON è la fuga dai casini della vita.


    TERZO
    i sacerdoti non lavorano?
    io ho sempre conosciuto sacerdoti che si facevano un mazzo tanto, da mane a sera.
    certo...se un sacerdote di 60 anni mi dice "guarda, in effetti il pomeriggio faccio un riposino", non mi straccio certo le vesti.

    ma vediamo bene questo "non fare un cazzo"

    i sacerdoti NON sono stipendiati dallo stato, tranne i parroci, che in base al concordato hanno uno stipendio pari a un funzionario pubblico, visto che gestiscono registri e documenti pubblici, riconosciuti dallo stato.
    ogni parrocchia ha un ufficio parrocchiale, con un orario, dove la gente va e richiede i documenti che gli servono, relativi alla sua vita nella chiesa.

    e questo è un servizio PUBBLICO.


    i sacerdoti religiosi vengono mantenuti dall'ordine, in base ai soldi che l'ordine è in grado di dare, e sulla base delle offerte che la popolazione della parrocchia da liberamente.

    i sacerdoti diocesani, se non sono parroci, non hanno altra fonte di sussistenza se non quello che le varie diocesi riescono a dare loro. per cui quasi tutti hanno necessità di avere un lavoro, esattamente come qualsiasi altro cittadino italiano.

    altro fatto:
    spesso i sacerdoti diocesani, che magari aiutano in un parrocchia, non ABITANO nella parrocchia, e vivono da soli. e si devono pagare, come TUTTI i cittadini italiani, affitto e utenze.
    ecco perché (che scandalo!!!!!!) lavorano, come tutti gli altri cittadini.

    ma vediamo cosa fa un sacerdote in parrocchia

    -celebra le messe ( sarà una fesserie per i non credenti, ma per i credenti è una cosa basilare, e quindi va rispettata), secondo orari e con una frequenza che garantisca a tutti l'accesso. quasi sempre ci sono DUE messe al giorno. una la mattina e una la sera.
    -confessa (anche qui, per i non credenti è una cazzata. per i credenti è una cosa seria.)
    -gestisce in prima persona, o coordina l'uffiico parrocchiale, dove ricevere le persone per parlare con loro o dare i certificati.
    -spesso è occupato i pomeriggi con i vari gruppi parrocchiali.
    -spesso la domenica è occupato tutto il pomeriggio per le attività

    quando ero ragazzo il mio viceparroco aveva TUTTI i pomeriggi dal lunedì al venerdì , dalle 16 alle 21, gruppi parrocchiali. comunioni, cresime, ragazzi e adulti.
    ossia OGNI GIORNO, per cinque giorni alla settimana, si faceva la mattina insegnava religione al liceo e poi il pomeriggio dalle 16 alle 22 circa altre SEI ore di incontri.

    chiamarlo "fannullone" mi pare un po' eccessivo, no?

    ora, questo sarà pure un esmpio estremo, ma a roma, su 320 parrocchie, sacerdoti che si fanno un mazzo tanto ce ne sono eccome.

    dire che "il mestiere del sacerdote è bello, perché non fai nulla tutto il giorno", è sbagliato.
    come è sbagliato dire che chiunque chiede di diventare sacerdote lo accettano.

    possibilmente, se propria bisogna aprire bocca, diciamo cose sensate, grazie.

  10. #30
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    Tutte cose sensate e condivisibili ma gradirei commentare un passo in particolare:

    Citazione Originariamente Scritto da Alex Bottero Visualizza Messaggio
    i sacerdoti religiosi vengono mantenuti dall'ordine, in base ai soldi che l'ordine è in grado di dare, e sulla base delle offerte che la popolazione della parrocchia da liberamente.
    Non voglio dilungarmi troppo, ma non credo sia il caso di piangere miseria. I sacerdoti sono ben retribuiti, a prescindere da dove derivino queste retribuzioni (stato, donazioni, vaticano, etc...).

    In una città con qualche migliaio di abitanti una chiesa è in grado di fare migliaia di euro di "incassi" (per lo più esentasse...). Non hanno una famiglia da mantenere (ovviamente) e non hanno bisogno di affittarsi/comprarsi una casa nella maggior parte dei casi.
    Io non discuto la quantità di denaro, ma come esso viene gestito. Tanto per intenderci il prete della chiesa vicino a casa mia (che sono sicvuro è un esempio raro...) va in giro non in bicicletta ma bensì con una mercedes che io farei molta fatica a comprarmi dato il mutuo, le bollette e compagnia andante...

 

 
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