

The weak crumble, are slaughtered and are erased from history while the strong, for good or for ill, survive. The strong are respected, and alliances are made with the strong, and in the end peace is made with the strong.


The weak crumble, are slaughtered and are erased from history while the strong, for good or for ill, survive. The strong are respected, and alliances are made with the strong, and in the end peace is made with the strong.




Sarebbe il massimo, perché il costo del lavoro non incide più di tanto, verrebbero pagati cari prodotti di qualità frutti di tradizione e ricerca, roba che qualsiasi altro paese emergente non potrebbe fare.
Sarebbe un settore (quello del lusso e dell'alta qualità) ad altissima produttività nonostante il sistema italiano.
Ultima modifica di WalterA; 28-01-14 alle 17:24


proseguendo il tuo ragionamento, si arriverebbe a poter comprare solo prodotti fabbricati in Italia. quindi se avessi bisogno una lavatrice, che potrei comprare online in polonia pagandola 100 + spedizione, sarei obbligato a comprarla in Italia pagandola 1000, visto che a causa del costo del lavoro ecc...ecc...ecc...lo stesso prodotto da noi costerebbe molto più che in polonia.
quindi io consumatore me la prendo nel culo ma posso sorridere mentre me lo spingono perchè in questo modo favorisco l' occupazione in Italia


Tutto. Abbiamo la seconda industria manifatturiera d'europa, dopo la Germania. Quindi basta guardare un po' di tabelle e vedere che esportiamo TUTTO, dalla bulloneria all'alta moda, dagli alimentari alle macchine sportive, dallo zucchero all'olio di oliva (che importiamo, lavoriamo ed esportiamo) dal vino alle calze ecc.....
Quindi se esportiamo, ripeto ancora, vuol dire che siamo competitivi.
E poichè, ripeto ancora, l'81 % del nostro prodotto manifatturiero finisce sul mercato interno ed il 20 all'estero, SI E' CONTRATTO L' 80 % CHE VA SUL MERCATO INTERNO PERCHE' LA GENTE NON HA SOLDI.
Quindi : nel 2008 si vendeva l'84% in Italia e il 16% all'estero.
Da quando è scoppiata la crisi si vende il 60% (che prima era l' 80) in Italia e il 21 % all'estero, aumentato negli ultimi tre anni....,
QUINDI ora che la gente non ha soldi si vende il 60 % circa,
che significa una perdita secca del 20 % di acquisti
e quindi produzione
e quindi vendita in Italia
e quindi di disoccupazione in piu'
SOLO SUL MERCATO INTERNO.
Manco si capisce ?....
Allora non è vero che l'Italia non è competitiva, e non sono esatte le storielle del libro dei ciucci che parlano di offerta, domanda, mercato ecc.....La Electrolux sta cercando, come scritto ieri su questa stessa discussione, di creare un principio politico ; minaccia per ottenere danaro, mercati privilegiati, contratti di lavoro fuori regola.
E spara lontano (metà stipendio) per accontentarsi di un 20 % in meno ed un po' di contributi statali sotto forma di finanziamenti a 30 anni a zero interesse o energia a prezzo amichevole.
Altro che le scempiaggini sul mercato, sulla domanda, offerta ed altre barzellettine per bimbi di seconda elementare.
Pero' io non capisco niente di economia : ho perso il libro.
Ultima modifica di mad; 28-01-14 alle 17:36
Per mia scelta di vita non rispondo a persone idiote, in mala fede, ottuse o volgari, omminicchi e provocatori, presuntuosi e gente senza palle, bugiardi, millantatori, incapaci e psicolabili.


in realtà non è proprio cosi...intendo dire che gli esempi che hai portato non sono i più azzeccati. parte di quello che Ikea vende in italia è prodotto qui (ci sono centinaia di artigiani italiani che producono mobili e accessori per ikea). Analogamente mac donald's in Italia si rifornisce di carne da cremonini (quello che aveva creato la catena burghy, che ha poi venduto a mac donald anni fa quando gli americani sono arrivati in Italia)
in termini generali cmq quanto affermi è per me condivisibile




Ho unito queste risposte, perché hanno una cosa in comune, a cui vorrei rispondere:
ma non vi rendete conto che la famosa libera concorrenza a cui la globalizzazione delle multinazionali ci ha condannati, prevede che per i lavoratori non ci siano più né tutele, né previdenze, e nemmeno un salario minimo di sopravvivenza...?
E' questo il "libero mercato" a cui vi riferite e a cui aspirate?
Forse vi siete persi qualche passaggio storico.
Ultima modifica di Roberto il Guiscardo; 28-01-14 alle 17:53


L'imprenditore, caro Hermes, per me può fare quello che vuole. basta che lasci lì dove sono capannone e macchinari. In quanto ai lavoratori, prendendo la responsabilità in prima persona dell'azienda, decideranno loro come rispondere alla concorrenza estera, secondo il principio che ognuno si assume la responsabilità di quello che può fare e decidere. in quanto alle competenze, come credi che vadano avanti le aziende? Con quali competenze, se non quelle acquisite dalle persone che vi lavorano?
Posso anche dirlo in altre parole: se si vuole che i lavoratori facciano sacrifici notevoli per adeguarsi alla concorrenza estera, per me la condizione necessaria è che questo sacrificio non sia vampirizzato da nessuno, tanto meno dai proprietari dell'azienda. Di conseguenza, dovranno essere i lavoratori stessi, assumendone la piena proprietà, a decidere se valga la pena di fare o meno di fare questi sacrifici.
Un esempio di pratica applicazione di questo principio potrebbe essere proprio lo stabilimento FIAT di Termini Imerese.
Ultima modifica di Roberto il Guiscardo; 28-01-14 alle 18:02