Il Trattato di Libero Commercio dell’America del Nord, TLCAN o NAFTA nel suo acronimo anglosassone, coinvolge due paesi fortemente sviluppati, USA e Canada, e uno considerato in via di sviluppo, il Messico: può essere quindi considerato l’esempio tipico di accordi di libero scambio Nord-Sud. Secondo la teoria classica gli accordi Nord-Sud dovrebbero realizzare processi di convergenza, come conseguenza del trasferimento di capitale verso le zone in cui è scarso, quindi più produttivo e redditizio, convergenza sia dei prezzi che dei salari. Tuttavia l’evidenza empirica ci dimostra che la creazione di zone di libero scambio tra Paesi con diverse condizioni di partenza non assicura necessariamente un processo di convergenza. Esiste, infatti, il rischio di aumentare le disparità interne se non vi sono compensazione da parte dell’operatore pubblico con investimenti in grado di aumentare la competitività di quei settori che subiscono maggiormente la concorrenza straniera, rappresentato nel caso messicano dall’agricoltura.
Il settore agricolo messicano è sempre stato caratterizzato da bassa produttività causata da diversi fattori. La concentrazione della terra è un problema endemico nei paesi latinoamericani, retaggio del periodo coloniale. Il latifondo è deleterio sia per quanto riguarda il meccanismo di incentivi individuali, perché il padrone si appropria del lavoro dei braccianti (peones), sia per quanto riguarda le economie di scala (all’aumentare della produzione si riducono i costi), che nel caso del latifondo non producono necessariamente vantaggi dal momento che può prevalere l’effetto di una mancanza di controllo sull’impegno lavoratori, elevando i costi di produzione (di controllo in questo caso) generando così diseconomie di scala.
In seguito alla rivoluzione messicana del 1910 si diede avvio a un processo di riforma agraria, che beneficiò tre milioni di famiglie. I tre quarti delle terre furono affidate alla gestione comunitaria (ejidos), tuttavia l’85% della terra distribuita non era coltivabile, per limiti fisici (aridità della terra) e infrastrutturali (mancanza di sistemi d’irrigazione e trasporto). Un altro grande problema è la mancanza di accesso al credito per la grande maggioranza di piccoli proprietari terrieri che sono relegati alla coltivazione di alimenti basici di sussistenza, come mais e fagioli, per il consumo famigliare. Non si tengono qui in considerazione le diverse cause “soggiacenti”, riferite cioè all’ambiente sociale, istituzionale e culturale presente.
Dagli anni ’50, seguendo politiche d’industrializzazione basata sulla sostituzione delle importazioni (ISI), lo Stato messicano scelse una politica economica interventista anche nel settore agricolo (sviluppo stabilizzatore) che fu protetto con barriere doganali, quali dazi e contingentamenti, e sostenuto con meccanismi di sostegno dei prezzi e trasferimenti pubblici. Tuttavia gli investimenti pubblici non furono trasformati in progetti produttivi, ma usati soprattutto per spese private (acqua ed elettricità), sottraendo risorse per una crescita di lungo periodo. Il sostegno governativo assumeva diverse forme: prestiti con tassi d’interesse inferiori a quelli di mercato, assistenza tecnica e servizi assicurativi a basso prezzo.
Nonostante i risultati non fossero esaltanti, negli anni ’60 si raggiunse l’autosufficienza alimentare, la produttività agricola crebbe del 3% annuale e il PIL crebbe a una tasso del 6.9%, crescita sostenuta soprattutto dal settore manifatturiero urbano che era il maggior beneficiario delle politiche protezioniste statali, caratterizzate da autoritarismo benevolo e patrimonialista.
Negli anni ’70 si cercarono di unire gli sforzi privati a quelli pubblici con una politica denominata “sviluppo condiviso”. L’esperimento non diede frutti positivi: gli investitori privati beneficiarono delle opere pubbliche, come la creazione di sistemi d’irrigazione e vie di comunicazione, rifiutandosi però di effettuare investimenti rischiosi in associazione con lo Stato. Durante il periodo dello sviluppo condiviso non mancarono inoltre duri conflitti tra lo Stato e le elite imprenditrici, soprattutto i gruppi finanziari del nord.
La crisi del debito del 1982 segnò l’inizio del periodo neoliberista. Viene imposto il cosiddetto aggiustamento strutturale come condizione per contrarre nuovi prestiti da parte delle istituzioni finanziarie internazionali (Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale in primis). La stipulazione del TLCAN è solo l’ultimo passo di un processo decennale (link articolo Messico e NAFTA: chi semina vento raccoglie tempesta. Alle radici dell’accordo), nel quale il Messico si avvicina sempre più agli USA, politicamente ed economicamente.
Avviene un cambio strutturale: privatizzazione delle imprese agricole pubbliche, deregolamentazione dei prezzi, che vengono mantenuti bassi per controllare l’inflazione, orientamento del mercato verso l’esportazione con annessa apertura alla concorrenza internazionale, eliminazione dei sussidi pubblici.
Attraverso il libero mercato e il libero commercio si pensava di stimolare il settore agricolo messicano a diventare maggiormente competitivo, passando da colture tradizionali e poco produttive, come il mais, a produzioni rivolte all’esportazione, come quella ortofrutticola.
In realtà avvenne una liberalizzazione unilaterale così, mentre l’intervento statale messicano viene meno, quello statunitense prosegue creando un’asimmetria permanente. La WTO non adotta sanzioni verso gli USA, perché non reputa i sussidi come forma di dumping dal momento che vengono effettuati in base all’area coltivata e al prodotto passato piuttosto che quello corrente. È evidente che un sussidio basato sul prodotto passato influisce sulla capacità d’investimento presente e futura creando forti distorsioni.
Altro meccanismo perverso è il sostegno al prezzo del frumento: anche in questo caso gli USA riescono a camuffare tale politica sostenendo che il sussidio viene erogato solamente se il prezzo internazionale è inferiore a 3.86$ per bushel (circa 27kg), senza considerare che il prezzo medio nei 15 anni precedenti l’elaborazione di tale legge è stato di 3.22$ per bushel.
Le principali beneficiarie dei sussidi agricoli USA sono due grandi corporation statunitensi, la Cargill e la Archer Daniels Midlands, che controllano il 70% delle esportazioni di mais. Negli anni tali corporation hanno rafforzato la propria posizione monopolistica attraverso acquisizioni e joint venture con le aziende sussidiarie del settore (pesticidi, fertilizzanti e altri input), in Messico hanno stretto legami con il Grupo Industrial Maseca, principale produttore e distributore di frumento.
Ancora una volta, attraverso la teoria della libera concorrenza, si sviluppano mercati oligopolistici o monopolistici.
Dal 1996 al 2001 i finanziamenti messicani pro-capite sono diminuiti da 1.000 a 710 pesos, l’ammontare dei prestiti agricoli ha subito un calo del 76% (dal 1994 al 2000), tendenza in linea con la diminuzione del 58% dei prestiti per l’intera economia, a causa della stretta monetaria e creditizia volta a controllare l’inflazione. Anche le spese per le infrastrutture sono stagnate.
In sintesi si può affermare che gli investimenti in agricoltura hanno subito una sensibile riduzione durante gli anni ’90, periodo in cui il settore agricolo aveva maggiormente bisogno di essere sostenuto, per affrontare la liberalizzazione commerciale ed il relativo calo dei prezzi.
Durante gli anni ’90 si è registrata una bilancia commerciale agricola negativa, per cui le importazioni alimentari hanno superato le esportazioni (eccezion fatta per il ’95) ed una diminuzione dell’occupazione nel settore agricolo, con la perdita di 2 milioni di posti di lavoro a fronte dei solamente 700 mila impieghi creati dall’industria.
La teoria economica sostiene che il libero scambio porta alla fuoriuscita dal mercato delle imprese inefficienti, stimolando la forza lavoro a riallocarsi in quei settori maggiormente produttivi. L’esperienza del TLCAN ha dimostrato invece che la scomparsa di alcune attività produttive può provocare disoccupazione o occupazioni nel settore informale ed illegale (link all’articolo Messico e NAFTA: libero mercato narcotraffico e violenza). Si è accentuato anche il fenomeno della migrazione verso le zone urbane e verso mete straniere (aumento del 452% dal 1994 al 2006).
Il settore maggiormente colpito è stato quello del mais: già dal 1994 il governo messicano approvò importazioni dagli USA per un ammontare superiore alle quote previste dal TLCAN. Nemmeno i consumatori messicani beneficiarono della riduzione dei prezzi. Infatti, nonostante il costo del bene primario rappresenti l’80% del costo totale, il prezzo della tortilla ha subito forti aumenti, a causa di un mercato assai poco concorrenziale, con forti speculazioni.
Le altre colture hanno avuto una forte variabilità di prezzo per cui cambiare coltivazione è rischioso, mentre il mais provvede al fabbisogno alimentare a prescindere dal prezzo di vendita. Inoltre, è un elemento fondamentale nella cultura originaria messicana: per i maya i primi, i saggi, erano gli uomini e le donne del mais.
Possiamo concludere che il TLCAN ha portato a uno sviluppo diseguale a livello territoriale per cui la povertà, estrema e moderata, è persistita nelle zone rurali.
Le esportazioni, al contrario, hanno avuto un netto incremento in seguito all’accordo di libero scambio, dovuto soprattutto a quella parte del settore manifatturiero composto dalle multinazionali più che dalle medie-piccole imprese messicane. A ciò non è corrisposto un altrettanto sostenuta crescita economica, il PIL è cresciuto in misura inferiore rispetto agli anni della ISI.
Anche la distribuzione dei redditi non è migliorata rispetto al periodo precedente il 1982, anzi l’indice di Gini è aumentato durante il ventennio liberista, mentre si era assistito a un netto calo fino a quella data.
L’analisi di crescita e diseguaglianza ci fa capire il perché della persistenza della povertà in Messico in generale e soprattutto nelle zone rurali, le più colpite dall’avvento del neoliberismo.
La possibilità di privatizzare le terre comunitarie può inoltre portare all’eliminazione di legami sociali solidari in seno alle comunità rurali, aprendo la strada a una forte instabilità politica, già presente. È chiaro che è necessario un cambiamento radicale di rotta, chissà se nell’anno delle ricorrenze rivoluzionarie questo possa avvenire.
Messico e NAFTA: l'’impatto sull'’agricoltura messicana di un accordo asimmetrico | Altitude





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) e altri che qui stanno scrivendo a favore del TTIP, abbiamo sostenuto che la scuola pubblica e l'assistenza sanitaria sono "inefficenze e/o privilegi"? Oppure che vogliamo avere stipendi al livello cambogiano?
