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Discussione: Chi sa cos'è il TTIP?

  1. #181
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    Predefinito Re: Chi sa cos'è il TTIP?

    Citazione Originariamente Scritto da Conte Oliver Visualizza Messaggio
    dai FS, L'articolo dice chiaramente che le cose sarebbe andate meglio se non fossero intervenute questioni interne messicane
    Il Trattato di Libero Commercio dell’America del Nord, TLCAN o NAFTA nel suo acronimo anglosassone, coinvolge due paesi fortemente sviluppati, USA e Canada, e uno considerato in via di sviluppo, il Messico: può essere quindi considerato l’esempio tipico di accordi di libero scambio Nord-Sud. Secondo la teoria classica gli accordi Nord-Sud dovrebbero realizzare processi di convergenza, come conseguenza del trasferimento di capitale verso le zone in cui è scarso, quindi più produttivo e redditizio, convergenza sia dei prezzi che dei salari. Tuttavia l’evidenza empirica ci dimostra che la creazione di zone di libero scambio tra Paesi con diverse condizioni di partenza non assicura necessariamente un processo di convergenza. Esiste, infatti, il rischio di aumentare le disparità interne se non vi sono compensazione da parte dell’operatore pubblico con investimenti in grado di aumentare la competitività di quei settori che subiscono maggiormente la concorrenza straniera, rappresentato nel caso messicano dall’agricoltura.
    Il settore agricolo messicano è sempre stato caratterizzato da bassa produttività causata da diversi fattori. La concentrazione della terra è un problema endemico nei paesi latinoamericani, retaggio del periodo coloniale. Il latifondo è deleterio sia per quanto riguarda il meccanismo di incentivi individuali, perché il padrone si appropria del lavoro dei braccianti (peones), sia per quanto riguarda le economie di scala (all’aumentare della produzione si riducono i costi), che nel caso del latifondo non producono necessariamente vantaggi dal momento che può prevalere l’effetto di una mancanza di controllo sull’impegno lavoratori, elevando i costi di produzione (di controllo in questo caso) generando così diseconomie di scala.
    In seguito alla rivoluzione messicana del 1910 si diede avvio a un processo di riforma agraria, che beneficiò tre milioni di famiglie. I tre quarti delle terre furono affidate alla gestione comunitaria (ejidos), tuttavia l’85% della terra distribuita non era coltivabile, per limiti fisici (aridità della terra) e infrastrutturali (mancanza di sistemi d’irrigazione e trasporto). Un altro grande problema è la mancanza di accesso al credito per la grande maggioranza di piccoli proprietari terrieri che sono relegati alla coltivazione di alimenti basici di sussistenza, come mais e fagioli, per il consumo famigliare. Non si tengono qui in considerazione le diverse cause “soggiacenti”, riferite cioè all’ambiente sociale, istituzionale e culturale presente.
    Dagli anni ’50, seguendo politiche d’industrializzazione basata sulla sostituzione delle importazioni (ISI), lo Stato messicano scelse una politica economica interventista anche nel settore agricolo (sviluppo stabilizzatore) che fu protetto con barriere doganali, quali dazi e contingentamenti, e sostenuto con meccanismi di sostegno dei prezzi e trasferimenti pubblici. Tuttavia gli investimenti pubblici non furono trasformati in progetti produttivi, ma usati soprattutto per spese private (acqua ed elettricità), sottraendo risorse per una crescita di lungo periodo. Il sostegno governativo assumeva diverse forme: prestiti con tassi d’interesse inferiori a quelli di mercato, assistenza tecnica e servizi assicurativi a basso prezzo.
    Nonostante i risultati non fossero esaltanti, negli anni ’60 si raggiunse l’autosufficienza alimentare, la produttività agricola crebbe del 3% annuale e il PIL crebbe a una tasso del 6.9%, crescita sostenuta soprattutto dal settore manifatturiero urbano che era il maggior beneficiario delle politiche protezioniste statali, caratterizzate da autoritarismo benevolo e patrimonialista.
    Negli anni ’70 si cercarono di unire gli sforzi privati a quelli pubblici con una politica denominata “sviluppo condiviso”. L’esperimento non diede frutti positivi: gli investitori privati beneficiarono delle opere pubbliche, come la creazione di sistemi d’irrigazione e vie di comunicazione, rifiutandosi però di effettuare investimenti rischiosi in associazione con lo Stato. Durante il periodo dello sviluppo condiviso non mancarono inoltre duri conflitti tra lo Stato e le elite imprenditrici, soprattutto i gruppi finanziari del nord.
    La crisi del debito del 1982 segnò l’inizio del periodo neoliberista. Viene imposto il cosiddetto aggiustamento strutturale come condizione per contrarre nuovi prestiti da parte delle istituzioni finanziarie internazionali (Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale in primis). La stipulazione del TLCAN è solo l’ultimo passo di un processo decennale (link articolo Messico e NAFTA: chi semina vento raccoglie tempesta. Alle radici dell’accordo), nel quale il Messico si avvicina sempre più agli USA, politicamente ed economicamente.
    Avviene un cambio strutturale: privatizzazione delle imprese agricole pubbliche, deregolamentazione dei prezzi, che vengono mantenuti bassi per controllare l’inflazione, orientamento del mercato verso l’esportazione con annessa apertura alla concorrenza internazionale, eliminazione dei sussidi pubblici.
    Attraverso il libero mercato e il libero commercio si pensava di stimolare il settore agricolo messicano a diventare maggiormente competitivo, passando da colture tradizionali e poco produttive, come il mais, a produzioni rivolte all’esportazione, come quella ortofrutticola.
    In realtà avvenne una liberalizzazione unilaterale così, mentre l’intervento statale messicano viene meno, quello statunitense prosegue creando un’asimmetria permanente. La WTO non adotta sanzioni verso gli USA, perché non reputa i sussidi come forma di dumping dal momento che vengono effettuati in base all’area coltivata e al prodotto passato piuttosto che quello corrente. È evidente che un sussidio basato sul prodotto passato influisce sulla capacità d’investimento presente e futura creando forti distorsioni.
    Altro meccanismo perverso è il sostegno al prezzo del frumento: anche in questo caso gli USA riescono a camuffare tale politica sostenendo che il sussidio viene erogato solamente se il prezzo internazionale è inferiore a 3.86$ per bushel (circa 27kg), senza considerare che il prezzo medio nei 15 anni precedenti l’elaborazione di tale legge è stato di 3.22$ per bushel.
    Le principali beneficiarie dei sussidi agricoli USA sono due grandi corporation statunitensi, la Cargill e la Archer Daniels Midlands, che controllano il 70% delle esportazioni di mais. Negli anni tali corporation hanno rafforzato la propria posizione monopolistica attraverso acquisizioni e joint venture con le aziende sussidiarie del settore (pesticidi, fertilizzanti e altri input), in Messico hanno stretto legami con il Grupo Industrial Maseca, principale produttore e distributore di frumento.
    Ancora una volta, attraverso la teoria della libera concorrenza, si sviluppano mercati oligopolistici o monopolistici.
    Dal 1996 al 2001 i finanziamenti messicani pro-capite sono diminuiti da 1.000 a 710 pesos, l’ammontare dei prestiti agricoli ha subito un calo del 76% (dal 1994 al 2000), tendenza in linea con la diminuzione del 58% dei prestiti per l’intera economia, a causa della stretta monetaria e creditizia volta a controllare l’inflazione. Anche le spese per le infrastrutture sono stagnate.
    In sintesi si può affermare che gli investimenti in agricoltura hanno subito una sensibile riduzione durante gli anni ’90, periodo in cui il settore agricolo aveva maggiormente bisogno di essere sostenuto, per affrontare la liberalizzazione commerciale ed il relativo calo dei prezzi.
    Durante gli anni ’90 si è registrata una bilancia commerciale agricola negativa, per cui le importazioni alimentari hanno superato le esportazioni (eccezion fatta per il ’95) ed una diminuzione dell’occupazione nel settore agricolo, con la perdita di 2 milioni di posti di lavoro a fronte dei solamente 700 mila impieghi creati dall’industria.
    La teoria economica sostiene che il libero scambio porta alla fuoriuscita dal mercato delle imprese inefficienti, stimolando la forza lavoro a riallocarsi in quei settori maggiormente produttivi. L’esperienza del TLCAN ha dimostrato invece che la scomparsa di alcune attività produttive può provocare disoccupazione o occupazioni nel settore informale ed illegale (link all’articolo Messico e NAFTA: libero mercato narcotraffico e violenza). Si è accentuato anche il fenomeno della migrazione verso le zone urbane e verso mete straniere (aumento del 452% dal 1994 al 2006).
    Il settore maggiormente colpito è stato quello del mais: già dal 1994 il governo messicano approvò importazioni dagli USA per un ammontare superiore alle quote previste dal TLCAN. Nemmeno i consumatori messicani beneficiarono della riduzione dei prezzi. Infatti, nonostante il costo del bene primario rappresenti l’80% del costo totale, il prezzo della tortilla ha subito forti aumenti, a causa di un mercato assai poco concorrenziale, con forti speculazioni.
    Le altre colture hanno avuto una forte variabilità di prezzo per cui cambiare coltivazione è rischioso, mentre il mais provvede al fabbisogno alimentare a prescindere dal prezzo di vendita. Inoltre, è un elemento fondamentale nella cultura originaria messicana: per i maya i primi, i saggi, erano gli uomini e le donne del mais.
    Possiamo concludere che il TLCAN ha portato a uno sviluppo diseguale a livello territoriale per cui la povertà, estrema e moderata, è persistita nelle zone rurali.
    Le esportazioni, al contrario, hanno avuto un netto incremento in seguito all’accordo di libero scambio, dovuto soprattutto a quella parte del settore manifatturiero composto dalle multinazionali più che dalle medie-piccole imprese messicane. A ciò non è corrisposto un altrettanto sostenuta crescita economica, il PIL è cresciuto in misura inferiore rispetto agli anni della ISI.
    Anche la distribuzione dei redditi non è migliorata rispetto al periodo precedente il 1982, anzi l’indice di Gini è aumentato durante il ventennio liberista, mentre si era assistito a un netto calo fino a quella data.
    L’analisi di crescita e diseguaglianza ci fa capire il perché della persistenza della povertà in Messico in generale e soprattutto nelle zone rurali, le più colpite dall’avvento del neoliberismo.
    La possibilità di privatizzare le terre comunitarie può inoltre portare all’eliminazione di legami sociali solidari in seno alle comunità rurali, aprendo la strada a una forte instabilità politica, già presente. È chiaro che è necessario un cambiamento radicale di rotta, chissà se nell’anno delle ricorrenze rivoluzionarie questo possa avvenire.

    Messico e NAFTA: l'’impatto sull'’agricoltura messicana di un accordo asimmetrico | Altitude
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  2. #182
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    Predefinito Re: Chi sa cos'è il TTIP?

    Citazione Originariamente Scritto da Fuori_schema Visualizza Messaggio
    Trapanatevi una buona volta nella testa che avere uno stipendio piu' alto della media della Cambogia, il diritto all'assistenza sanitaria e alla scuola NON E' UN "INEFFICIENZA E/O PRIVILEGIO" ma un segno distintivo di civiltà, che differenzia appunto i paesi sviluppati da quelli che NON LO SONO.

    Ma quando mai il Conte Oliver, io, Contediculagna, Pedro (forse Hermes sì ) e altri che qui stanno scrivendo a favore del TTIP, abbiamo sostenuto che la scuola pubblica e l'assistenza sanitaria sono "inefficenze e/o privilegi"? Oppure che vogliamo avere stipendi al livello cambogiano?

    Mi sembra che ti stai comportando con noi esattamente così come ti comporti col sito della Commissione UE:
    - quello che sta scritto sul sito cozza con la propaganda anti-TTIP, QUINDI quel sito deve essere per forza in mano alle lobbies malvage;
    - quello che diciamo noi cozza con la propaganda anti-TTIP, QUINDI noi siamo parte di un complotto per distruggere ogni forma di attenzione sociale.

    Ma dai, su...
    Ultima modifica di TEBELARUS; 02-05-14 alle 13:46
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  3. #183
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    Predefinito Re: Chi sa cos'è il TTIP?

    Citazione Originariamente Scritto da SEPTIMUS Visualizza Messaggio

    Ma quando mai il Conte Oliver, io, Contediculagna, Pedro (forse Hermes sì ) e altri che qui stanno scrivendo a favore del TTIP, abbiamo sostenuto che la scuola pubblica e l'assistenza sanitaria sono "inefficenze e/o privilegi"? Oppure che vogliamo avere stipendi al livello cambogiano?

    Mi sembra che ti stai comportando con noi esattamente così come ti comporti col sito della Commissione UE:
    - quello che sta scritto sul sito cozza con la propaganda anti-TTIP, QUINDI quel sito deve essere per forza in mano alle lobbies malvage;
    - quello che diciamo noi cozza con la propaganda anti-TTIP, QUINDI noi siamo parte di un complotto per distruggere ogni forma di attenzione sociale.

    Ma dai, su...
    Ripeto anche a te quanto ho detto al Conte

    Allora vogliamo dire una buona volta che cosa "verte" in questo accordo?

    In questo accordo l'obiettivo di riferimento è "aprire" a investimenti statunitensi l'Est dell'Europa per quanto attiene a "attività produttive" e il mercato dell'Ovest dell'Europa per quanto riguarda la vendita di prodotti agricoli e o di manifattura americani o messicani (o peggio ancora cinesi rimarchiati americani) prodotti appunto nell'Est Europa o NON comuque nelle aree sviluppate, tipo IT, FR o DE.

    MI SPIEGHI UNA BUONA VOLTA DOVE SAREBBE IL GUADAGNO PER L'ITALIA?
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  4. #184
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    Predefinito Re: Chi sa cos'è il TTIP?

    Citazione Originariamente Scritto da Fuori_schema Visualizza Messaggio
    MI SPIEGHI UNA BUONA VOLTA DOVE SAREBBE IL GUADAGNO PER L'ITALIA?
    Perché abbiamo avviato i negoziati per un accordo UE-USA su commercio e investimenti?

    La decisione di avviare i negoziati è stata in gran parte dovuta al persistere della crisi economica e allo stallo dei negoziati commerciali multilaterali nell'ambito dell'Organizzazione mondiale del commercio - la cosiddetta agenda di Doha per lo sviluppo. Inoltre, la riforma della politica agricola comune UE e i prezzi elevati delle materie prime hanno predisposto entrambe le parti a discutere dell'agricoltura e a negoziare l'apertura dei propri mercati.

    Un accordo su commercio e investimenti tra le due maggiori economie al mondo offre l'opportunità di dare impulso alla crescita e all'occupazione su entrambe le sponde dell'Atlantico.

    E all'UE cosa ne viene?

    Come sempre, prima di decidere di negoziare un accordo commerciale, l'UE ha effettuato una valutazione d'impatto dei potenziali effetti dell'accordo. Tale valutazione non si è limitata ad esaminare l'impatto economico, ma anche le potenziali ripercussioni sociali e ambientali. Sono state prese in considerazione le possibili situazioni risultanti da diversi gradi di liberalizzazione tra UE e USA. In tutti i casi l'effetto complessivo per l'UE si è rivelato positivo, ma è emerso in maniera chiara che esso sarebbe tanto più positivo quanto più elevato il grado di liberalizzazione.
    Uno degli studi su cui si è basata la valutazione d'impatto della Commissione è una relazione indipendente commissionata dall'UE al Centro di ricerca per la politica economica (CEPR) di Londra. Lo studio, intitolato Reducing barriers to Transatlantic Trade ("ridurre gli ostacoli agli scambi transatlantici"), delinea gli effetti economici di un TTIP sia per l'UE che per gli USA.
    Esso suggerisce che il beneficio per l'economia dell'UE potrebbe ammontare a 119 miliardi di EUR l'anno — equivalente a un importo supplementare pari a 545 EUR per una famiglia media dell'UE. Secondo lo studio, l'economia statunitense potrebbe ricavarne un utile supplementare di 95 miliardi di EUR l'anno, pari a 655 EUR per famiglia americana. Questi benefici avrebbero un costo esiguo perché deriverebbero dall'eliminazione delle tariffe doganali e dalla soppressione delle norme inutili e delle lungaggini amministrative che rendono difficile acquistare e vendere oltreoceano. La crescita economica supplementare che dovrebbe derivare dal TTIP sarà vantaggiosa per tutti. Rilanciare il commercio è un buon modo di dare impulso alle nostre economie creando una maggiore domanda e offerta senza dover aumentare la spesa o l'indebitamento pubblici. Il TTIP sarebbe il più economico pacchetto di stimolo che si possa immaginare.
    Benché le tariffe tra l'UE e gli Stati Uniti siano già basse (attestandosi in media al 4%), le dimensioni sia delle economie dell'Unione europea e degli USA che dei loro scambi commerciali indicano che uno smantellamento tariffario sarebbe vantaggioso sul piano della crescita e dell'occupazione. L'area in cui tali negoziati potrebbero realizzare un notevole risparmio per le imprese, creare occupazione e garantire maggiori vantaggi per i consumatori è quella che prevede l'eliminazione di norme e disposizioni inutili — i cosiddetti ostacoli non tariffari. Gli ostacoli non tariffari sono causati dalle differenze nelle disposizioni e nelle norme. Eliminarli può rivelarsi complicato in quanto, sebbene sia l'UE che gli USA abbiano sistemi altamente sviluppati in grado di garantire la sicurezza e la tutela dei consumatori, spesso adottano approcci diversi per conseguire lo stesso obiettivo. Dover rispettare due normative distinte può costare tempo e denaro.
    I costi causati dalla burocrazia inutile possono maggiorare i prezzi dei beni per un importo equivalente a tariffe del 10-20%, costo supplementare a carico del consumatore. In effetti, in base ai calcoli effettuati da uno studio indipendente del Centro di ricerca per la politica economica (CEPR) di Londra, intitolato Reducing barriers to Transatlantic Trade ("ridurre gli ostacoli agli scambi transatlantici"), circa l'80 % dei vantaggi economici del TTIP deriverebbero dalla riduzione dei costi imposti dalla burocrazia e dalle disposizioni normative, nonché da una liberalizzazione degli scambi di servizi e delle gare d'appalto pubbliche. Alcuni esempi pratici:

    • Sia l'UE che gli USA hanno norme rigorose in materia di sicurezza dei veicoli. Il TTIP potrebbe fare in modo che l'UE e gli USA riconoscano reciprocamente tali norme per far sì che le automobili dichiarate sicure per la vendita su una sponda dell'Atlantico possano essere vendute nell'altra senza dover passare ulteriori prove o essere adattate per soddisfare specifiche supplementari.
    • Aprire le gare d'appalto pubbliche negli USA a imprese edili europee significherebbe che queste ultime potrebbero competere per i grandi progetti nel settore edile e dei trasporti pubblici negli Stati Uniti.

    Le imprese, i lavoratori e i cittadini europei trarrebbero un enorme vantaggio da una maggiore apertura del mercato statunitense. L'UE dispone di molte imprese altamente competitive che producono prodotti e offrono servizi di qualità eccellente, tra cui rientrano molti leader mondiali e marche di punta. Nel settore agricolo, ad esempio, le disposizioni fitosanitarie statunitensi vietano le mele europee, mentre in base alle loro norme in materia di sicurezza alimentare l'importazione di molti formaggi europei è illegale. L'eliminazione delle tariffe e di altri ostacoli al commercio consentirà ai produttori europei di incrementare le vendite agli americani, fattore positivo sia per le imprese che per l'occupazione. Rimuovere gli ostacoli ai prodotti e agli investimenti originari degli Stati Uniti d'America e dell'UE si traduce in una più ampia scelta e in prezzi inferiori per la popolazione europea. È chiaro che per entrambe le parti un'ulteriore apertura dei propri mercati al commercio e agli investimenti sarà vantaggiosa. Si tratta di una situazione da cui tutti escono vincenti.

    Chi trarrà beneficio dal TTIP?

    I negoziati per il TTIP riguarderanno molti settori economici, compreso quello manifatturiero, dei servizi e dell'agricoltura. L'eliminazione degli ostacoli agli scambi commerciali stimolerà la crescita economica e l'occupazione e ridurrà i prezzi. Uno studio indipendente del Centro di ricerca per la politica economica (CEPR) di Londra suggerisce che il beneficio per l'economia dell'UE potrebbe ammontare a 119 miliardi di EUR l'anno — equivalente a un importo supplementare pari a 545 EUR per una famiglia media dell'UE — e a 95 miliardi di EUR l'anno per gli USA.
    Si prevede un aumento delle esportazioni da tutti i comparti dell'economia, con un conseguente effetto positivo per l'occupazione. In alcuni settori le esportazioni aumenteranno probabilmente più che in altri. Le esportazioni di autoveicoli UE verso gli USA, ad esempio, dovrebbero aumentare del 149%. Questo rispecchia in parte l'importanza di scambi commerciali bidirezionali di parti e componenti e l'ulteriore integrazione prevista dei due settori di attività economica al di qua e al di là dell'Atlantico.
    Non è anticipato solo un aumento degli scambi tra l'UE e gli USA: in seguito alla maggiore domanda di materie prime, componenti e altri fattori di produzione, anche per le esportazioni UE verso altri paesi è prevista una crescita.
    Le esportazioni di prodotti metallici verso il resto del mondo dovrebbero aumentare del 12%, quelle degli alimenti trasformati del 9%, dei prodotti chimici del 9%, di altri prodotti finiti del 6% e di altri mezzi di trasporto del 6%.
    Il TTIP sarà un accordo commerciale al passo con il XXI secolo — l'incremento delle attività commerciali non andrà solo a vantaggio delle imprese multinazionali, ma anche delle piccole e medie imprese, tramite l'esportazione diretta o in quanto fornitori di imprese più grandi.
    La crescita economica e l'aumento della produttività derivanti dall'accordo favoriranno sia i lavoratori dell'UE che degli Stati Uniti, tanto in termini di salari complessivi quanto sotto forma di nuove opportunità di lavoro per i lavoratori sia altamente che scarsamente qualificati.

    Come cambieranno le nostre vite con il TTIP?

    In generale, tutti i cittadini dell'UE dovrebbero poter trarre un vantaggio dal TTIP — pari a circa 545 EUR per una famiglia media dell'UE. Tale vantaggio deriverà da prodotti e servizi più economici. I prezzi caleranno in quanto i dazi all'importazione per i beni statunitensi saranno aboliti e le norme inutili che comportano costi per operazioni di acquisto e di vendita tra l'Unione europea e gli Stati Uniti saranno eliminate. Ma i vantaggi deriveranno anche dal fatto che UE e USA raggiungeranno un accordo per accettare reciprocamente le rispettive norme tecniche in molti settori: in tal modo, anziché dover produrre beni in base a due serie distinte di specifiche, i fabbricanti avranno la possibilità di adeguarsi ad una sola serie di norme sia per l'UE e che per gli USA. Tale riduzione delle formalità burocratiche ridurrà i costi e, di conseguenza, i prezzi.

    ---

    La fonte è sempre quella, il sito della Commisione UE: Questions and answers (TTIP) - Trade - European Commission
    Ultima modifica di TEBELARUS; 02-05-14 alle 13:56
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  5. #185
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    Predefinito Re: Chi sa cos'è il TTIP?

    Citazione Originariamente Scritto da Fuori_schema Visualizza Messaggio
    Ah beh certo, se vuoi diventare come il Messico fammelo sapere
    Prima ti lamenti di un trattato commerciale e poi a riprova della tua tesi porti un testo in cui c'e' scritto che il trattato non ha fatto male a nessuno (i salari dei lavoratori di non so chi non sono scesi) e che non ci sono stati miglioramenti per colpa del legislatore. Io voglio ricordarti cosi'. Poi io posso diventare il Messico o un trans della Togliatti, ma poco importa.

  6. #186
    Eroe Faustiano
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    Citazione Originariamente Scritto da Fuori_schema Visualizza Messaggio
    Il Trattato di Libero Commercio dell’America del Nord, TLCAN o NAFTA nel suo acronimo anglosassone, coinvolge due paesi fortemente sviluppati, USA e Canada, e uno considerato in via di sviluppo, il Messico: può essere quindi considerato l’esempio tipico di accordi di libero scambio Nord-Sud. Secondo la teoria classica gli accordi Nord-Sud dovrebbero realizzare processi di convergenza, come conseguenza del trasferimento di capitale verso le zone in cui è scarso, quindi più produttivo e redditizio, convergenza sia dei prezzi che dei salari. Tuttavia l’evidenza empirica ci dimostra che la creazione di zone di libero scambio tra Paesi con diverse condizioni di partenza non assicura necessariamente un processo di convergenza. Esiste, infatti, il rischio di aumentare le disparità interne se non vi sono compensazione da parte dell’operatore pubblico con investimenti in grado di aumentare la competitività di quei settori che subiscono maggiormente la concorrenza straniera, rappresentato nel caso messicano dall’agricoltura.
    Il settore agricolo messicano è sempre stato caratterizzato da bassa produttività causata da diversi fattori. La concentrazione della terra è un problema endemico nei paesi latinoamericani, retaggio del periodo coloniale. Il latifondo è deleterio sia per quanto riguarda il meccanismo di incentivi individuali, perché il padrone si appropria del lavoro dei braccianti (peones), sia per quanto riguarda le economie di scala (all’aumentare della produzione si riducono i costi), che nel caso del latifondo non producono necessariamente vantaggi dal momento che può prevalere l’effetto di una mancanza di controllo sull’impegno lavoratori, elevando i costi di produzione (di controllo in questo caso) generando così diseconomie di scala.
    In seguito alla rivoluzione messicana del 1910 si diede avvio a un processo di riforma agraria, che beneficiò tre milioni di famiglie. I tre quarti delle terre furono affidate alla gestione comunitaria (ejidos), tuttavia l’85% della terra distribuita non era coltivabile, per limiti fisici (aridità della terra) e infrastrutturali (mancanza di sistemi d’irrigazione e trasporto). Un altro grande problema è la mancanza di accesso al credito per la grande maggioranza di piccoli proprietari terrieri che sono relegati alla coltivazione di alimenti basici di sussistenza, come mais e fagioli, per il consumo famigliare. Non si tengono qui in considerazione le diverse cause “soggiacenti”, riferite cioè all’ambiente sociale, istituzionale e culturale presente.
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    Nonostante i risultati non fossero esaltanti, negli anni ’60 si raggiunse l’autosufficienza alimentare, la produttività agricola crebbe del 3% annuale e il PIL crebbe a una tasso del 6.9%, crescita sostenuta soprattutto dal settore manifatturiero urbano che era il maggior beneficiario delle politiche protezioniste statali, caratterizzate da autoritarismo benevolo e patrimonialista.
    Negli anni ’70 si cercarono di unire gli sforzi privati a quelli pubblici con una politica denominata “sviluppo condiviso”. L’esperimento non diede frutti positivi: gli investitori privati beneficiarono delle opere pubbliche, come la creazione di sistemi d’irrigazione e vie di comunicazione, rifiutandosi però di effettuare investimenti rischiosi in associazione con lo Stato. Durante il periodo dello sviluppo condiviso non mancarono inoltre duri conflitti tra lo Stato e le elite imprenditrici, soprattutto i gruppi finanziari del nord.
    La crisi del debito del 1982 segnò l’inizio del periodo neoliberista. Viene imposto il cosiddetto aggiustamento strutturale come condizione per contrarre nuovi prestiti da parte delle istituzioni finanziarie internazionali (Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale in primis). La stipulazione del TLCAN è solo l’ultimo passo di un processo decennale (link articolo Messico e NAFTA: chi semina vento raccoglie tempesta. Alle radici dell’accordo), nel quale il Messico si avvicina sempre più agli USA, politicamente ed economicamente.
    Avviene un cambio strutturale: privatizzazione delle imprese agricole pubbliche, deregolamentazione dei prezzi, che vengono mantenuti bassi per controllare l’inflazione, orientamento del mercato verso l’esportazione con annessa apertura alla concorrenza internazionale, eliminazione dei sussidi pubblici.
    Attraverso il libero mercato e il libero commercio si pensava di stimolare il settore agricolo messicano a diventare maggiormente competitivo, passando da colture tradizionali e poco produttive, come il mais, a produzioni rivolte all’esportazione, come quella ortofrutticola.
    In realtà avvenne una liberalizzazione unilaterale così, mentre l’intervento statale messicano viene meno, quello statunitense prosegue creando un’asimmetria permanente. La WTO non adotta sanzioni verso gli USA, perché non reputa i sussidi come forma di dumping dal momento che vengono effettuati in base all’area coltivata e al prodotto passato piuttosto che quello corrente. È evidente che un sussidio basato sul prodotto passato influisce sulla capacità d’investimento presente e futura creando forti distorsioni.
    Altro meccanismo perverso è il sostegno al prezzo del frumento: anche in questo caso gli USA riescono a camuffare tale politica sostenendo che il sussidio viene erogato solamente se il prezzo internazionale è inferiore a 3.86$ per bushel (circa 27kg), senza considerare che il prezzo medio nei 15 anni precedenti l’elaborazione di tale legge è stato di 3.22$ per bushel.
    Le principali beneficiarie dei sussidi agricoli USA sono due grandi corporation statunitensi, la Cargill e la Archer Daniels Midlands, che controllano il 70% delle esportazioni di mais. Negli anni tali corporation hanno rafforzato la propria posizione monopolistica attraverso acquisizioni e joint venture con le aziende sussidiarie del settore (pesticidi, fertilizzanti e altri input), in Messico hanno stretto legami con il Grupo Industrial Maseca, principale produttore e distributore di frumento.
    Ancora una volta, attraverso la teoria della libera concorrenza, si sviluppano mercati oligopolistici o monopolistici.
    Dal 1996 al 2001 i finanziamenti messicani pro-capite sono diminuiti da 1.000 a 710 pesos, l’ammontare dei prestiti agricoli ha subito un calo del 76% (dal 1994 al 2000), tendenza in linea con la diminuzione del 58% dei prestiti per l’intera economia, a causa della stretta monetaria e creditizia volta a controllare l’inflazione. Anche le spese per le infrastrutture sono stagnate.
    In sintesi si può affermare che gli investimenti in agricoltura hanno subito una sensibile riduzione durante gli anni ’90, periodo in cui il settore agricolo aveva maggiormente bisogno di essere sostenuto, per affrontare la liberalizzazione commerciale ed il relativo calo dei prezzi.
    Durante gli anni ’90 si è registrata una bilancia commerciale agricola negativa, per cui le importazioni alimentari hanno superato le esportazioni (eccezion fatta per il ’95) ed una diminuzione dell’occupazione nel settore agricolo, con la perdita di 2 milioni di posti di lavoro a fronte dei solamente 700 mila impieghi creati dall’industria.
    La teoria economica sostiene che il libero scambio porta alla fuoriuscita dal mercato delle imprese inefficienti, stimolando la forza lavoro a riallocarsi in quei settori maggiormente produttivi. L’esperienza del TLCAN ha dimostrato invece che la scomparsa di alcune attività produttive può provocare disoccupazione o occupazioni nel settore informale ed illegale (link all’articolo Messico e NAFTA: libero mercato narcotraffico e violenza). Si è accentuato anche il fenomeno della migrazione verso le zone urbane e verso mete straniere (aumento del 452% dal 1994 al 2006).
    Il settore maggiormente colpito è stato quello del mais: già dal 1994 il governo messicano approvò importazioni dagli USA per un ammontare superiore alle quote previste dal TLCAN. Nemmeno i consumatori messicani beneficiarono della riduzione dei prezzi. Infatti, nonostante il costo del bene primario rappresenti l’80% del costo totale, il prezzo della tortilla ha subito forti aumenti, a causa di un mercato assai poco concorrenziale, con forti speculazioni.
    Le altre colture hanno avuto una forte variabilità di prezzo per cui cambiare coltivazione è rischioso, mentre il mais provvede al fabbisogno alimentare a prescindere dal prezzo di vendita. Inoltre, è un elemento fondamentale nella cultura originaria messicana: per i maya i primi, i saggi, erano gli uomini e le donne del mais.
    Possiamo concludere che il TLCAN ha portato a uno sviluppo diseguale a livello territoriale per cui la povertà, estrema e moderata, è persistita nelle zone rurali.
    Le esportazioni, al contrario, hanno avuto un netto incremento in seguito all’accordo di libero scambio, dovuto soprattutto a quella parte del settore manifatturiero composto dalle multinazionali più che dalle medie-piccole imprese messicane. A ciò non è corrisposto un altrettanto sostenuta crescita economica, il PIL è cresciuto in misura inferiore rispetto agli anni della ISI.
    Anche la distribuzione dei redditi non è migliorata rispetto al periodo precedente il 1982, anzi l’indice di Gini è aumentato durante il ventennio liberista, mentre si era assistito a un netto calo fino a quella data.
    L’analisi di crescita e diseguaglianza ci fa capire il perché della persistenza della povertà in Messico in generale e soprattutto nelle zone rurali, le più colpite dall’avvento del neoliberismo.
    La possibilità di privatizzare le terre comunitarie può inoltre portare all’eliminazione di legami sociali solidari in seno alle comunità rurali, aprendo la strada a una forte instabilità politica, già presente. È chiaro che è necessario un cambiamento radicale di rotta, chissà se nell’anno delle ricorrenze rivoluzionarie questo possa avvenire.

    Messico e NAFTA: l'’impatto sull'’agricoltura messicana di un accordo asimmetrico | Altitude
    Simone Scicchitani Nato a Ponte dell’Olio (PC) nel 1985. Attualmente iscritto al primo anno di Economia dello Sviluppo Avanzata presso l’Università di Firenze.

  7. #187
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    Predefinito Re: Chi sa cos'è il TTIP?

    Citazione Originariamente Scritto da pedro Visualizza Messaggio
    Simone Scicchitani Nato a Ponte dell’Olio (PC) nel 1985. Attualmente iscritto al primo anno di Economia dello Sviluppo Avanzata presso l’Università di Firenze.
    Almeno non è a libro paga di qualcuno per scrivere stronzate.
    Vuoi una soluzione VERA alla Crisi Finanziaria ed al Debito Pubblico?

    NUOVA VERSIONE COMPLETATA :
    http://lukell.altervista.org/Unasolu...risiEsiste.pdf




  8. #188
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    Predefinito Re: Chi sa cos'è il TTIP?

    Citazione Originariamente Scritto da Fuori_schema Visualizza Messaggio
    Almeno non è a libro paga di qualcuno per scrivere stronzate.
    Grande serietà questo commento...
    PROPOSTE POLITICHE
    ► STATI UNITI D'EUROPA, SUBITO! Tutti gli Stati a Ovest della Russia!
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  9. #189
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    Predefinito Re: Chi sa cos'è il TTIP?

    Citazione Originariamente Scritto da Fuori_schema Visualizza Messaggio
    Almeno non è a libro paga di qualcuno per scrivere stronzate.
    Anche il figlio di mio zio non e' a libro paga di nessuno. Copio il suo ultimo tema sulla mamma?

  10. #190
    Eroe Faustiano
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    Predefinito Re: Chi sa cos'è il TTIP?

    Citazione Originariamente Scritto da Fuori_schema Visualizza Messaggio
    Almeno non è a libro paga di qualcuno per scrivere stronzate.
    Comunque col kittipaka siamo arrivati al complottismo grillino isterico.

 

 
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