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Discussione: Maggio Mese Mariano…

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    Lightbulb Re: Maggio Mese Mariano…

    Oggi domenica 31 maggio 2015: Ultimo giorno di MAGGIO MESE MARIANO e FESTA DELLA SANTISSIMA TRINITÀ…



    “Battezzate tutti i popoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. - Vangelo Mt 28,16-20.
    Dal Vangelo secondo Matteo.
    In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono.
    Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Parola del Signore.”

    Santissima Trinità

    Santissima Trinità
    “Santissima Trinità 31 maggio (celebrazione mobile)
    La solennità della Santissima Trinità ricorre ogni anno la domenica dopo Pentecoste, quindi come festa del Signore. Si colloca pertanto come riflessione su tutto il mistero che negli altri tempi è celebrato nei suoi diversi momenti e aspetti. Fu introdotta soltanto nel 1334 da papa Giovanni XXII, mentre l'antica liturgia romana non la conosceva. Propone uno sguardo riconoscente al compimento del mistero della salvezza realizzato dal Padre, per mezzo del Figlio, nello Spirito Santo. La messa inizia con l'esaltazione del Dio Trinità "perché grande è il suo amore per noi".
    Martirologio Romano: Solennità della santissima e indivisa Trinità, in cui professiamo e veneriamo Dio uno e trino e la Trinità nell’unità.”


    Santo del giorno - Santo del giorno
    “Domenica 31 Maggio 2015 Vivere, per Dio e l'uomo, è essere in comunione Santissima Trinità, a cura di Ermes Ronchi."


    https://www.facebook.com/rrradiospad...760526220282:0
    http://radiospada.org

    “31 maggio 2015: FESTA DELLA SANTISSIMA TRINITÀ (con memoria della prima domenica dopo Pentecoste)
    Ragioni della festa e della sua tarda istituzione.
    Abbiamo visto gli Apostoli nel giorno della Pentecoste ricevere lo Spirito Santo e, fedeli all'ordine del Maestro (Mt 28,19) partire subito per andare ad ammaestrare tutte le genti, e battezzare gli uomini nel nome della Santissima Trinità. Era dunque giusto che la solennità che ha per scopo di onorare il Dio unico in tre persone seguisse immediatamente quella della Pentecoste alla quale è unita da un misterioso legame. Tuttavia, solo dopo lunghi secoli essa è venuta a prender posto nell'Anno liturgico, che si va completando nel corso del tempo.
    Tutti gli omaggi che la Liturgia rende a Dio hanno per oggetto la divina Trinità. I tempi sono per essa così come l'eternità; essa è l'ultimo termine di tutta la nostra religione. Ogni giorno ed ogni ora le appartengono. Le feste istituite per commemorare i misteri della nostra salvezza finiscono sempre ad essa. Quelle della Santissima Vergine e dei Santi sono altrettanti mezzi che ci guidano alla glorificazione del Signore unico nell'essenza e triplice nelle persone; quanto all'Ufficio divino della Domenica in particolare, esso offre ogni settimana l'espressione formulata in modo particolare, dell'adorazione e dell'omaggio verso questo mistero, fondamento di tutti gli altri e sorgente di ogni grazia.
    Si comprende così perché la Chiesa abbia tardato tanto ad istituire una festa speciale in onore della Santissima Trinità. Mancava del tutto la ragione ordinaria che motiva l'istituzione delle feste. Una festa è la fissazione di un fatto che è avvenuto nel tempo e di cui è giusto perpetuare il ricordo e la risonanza: ora, da tutta l'eternità, prima di qualsiasi creazione, Dio vive e regna, Padre, Figliuolo e Spirito Santo. Questa istituzione non poteva dunque consistere se non nel fissare sul Calendario un giorno particolare in cui i cristiani si sarebbero uniti in un modo per così dire più diretto nella solenne glorificazione del mistero dell'Unità e della Trinità in una stessa natura divina.
    Storia della festa.
    Il pensiero si presentò dapprima ad alcune di quelle anime pie e raccolte che ricevono dall'alto il presentimento delle cose che lo Spirito Santo compirà più tardi nella Chiesa. Fin dal secolo VIII, il dotto monaco Alcuino, ripieno dello spirito della Liturgia, credette giunto il momento di redigere una Messa votiva in onore del mistero della Santissima Trinità. Sembra pure che vi sia stato spinto da un desiderio dell'apostolo della Germania, san Bonifacio. La Messa costituiva semplicemente un aiuto alla pietà privata, e nulla lasciava prevedere che ne sarebbe derivata un giorno l'istituzione di una festa. Tuttavia la devozione a questa Messa si estese a poco a poco, e la vediamo accettata in Germania dal Concilio di Seligenstadt, nel 1022.
    Ma a quell'epoca in una chiesa del Belgio era già in uso una festa propriamente detta della Santissima Trinità. Stefano, vescovo di Liegi, aveva istituito solennemente la festa della Santissima Trinità nella sua Chiesa nel 920, e fatto comporre un Ufficio completo in onore del mistero. A quei tempi non esisteva ancora la disposizione del diritto comune che riserva alla Santa Sede l'istituzione delle nuove feste, e Richiero, successore di Stefano nella sede di Liegi, tenne in piedi l'opera del suo predecessore.
    Essa si estese a poco a poco, e pare che l'Ordine monastico le sia stato subito favorevole; vediamo infatti fin dai primi anni del secolo XI, Bernone, abate di Reichenau, occuparsi della sua propagazione. A Cluny, la festa si stabilì abbastanza presto nel corso dello stesso secolo, come si può vedere dall'Ordinario di quel monastero redatto nel 1091, in cui essa si trova menzionata come istituita già da un certo tempo.
    Sotto il pontificato di Alessandro II (1061-1073), la Chiesa Romana, che ha spesso sanzionato, adottandoli, gli usi delle chiese particolari, dovette esprimere un giudizio su questa nuova festa. Il Pontefice, in una delle sue decretali, pur costatando che la festa è già diffusa in molti luoghi, dichiara che la Chiesa Romana non l'ha accettata per il fatto che ogni giorno l'adorabile Trinità è senza posa invocata con la ripetizione delle parole: Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto, e in tante altre formule di lode.
    Tuttavia la festa continuava a diffondersi, come attesta il Micrologio; e nella prima parte del secolo XII, l'abate Ruperto affermava già la convenienza di quella istituzione, esprimendosi al riguardo come faremmo oggi noi: "Subito dopo aver celebrato la solennità della venuta dello Spirito Santo, cantiamo la gloria della Santissima Trinità nell'Ufficio della Domenica che segue, e questa disposizione è molto appropriata poiché subito dopo la discesa di quel divino Spirito cominciarono la predicazione e la fede e, nel battesimo, la fede, la confessione del nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo" (Dei divini Uffici, l. xii, c. i).
    In Inghilterra l'istituzione della festa della Santissima Trinità ebbe come autore principale il martire san Tommaso di Cantorbery. Fu nel 1162 che egli la istituì nella sua Chiesa, in ricordo della sua consacrazione episcopale che aveva avuto luogo la prima Domenica dopo la Pentecoste. Per la Francia troviamo nel 1260 un concilio di Arles presieduto dall'arcivescovo Florentin, che nel suo sesto canone inaugura solennemente la festa aggiungendovi il privilegio d'una Ottava. Fin dal 1230 l'ordine dei Cistercensi, diffuso nell'intera Europa, l'aveva istituita per tutte le sue case; e Durando di Mende, nel suo Razionale, lascia concludere che il maggior numero delle Chiese latine, durante il secolo XIII usava già la celebrazione di questa festa. Fra tali Chiese ve ne erano alcune che la ponevano non alla prima bensì all'ultima Domenica dopo la Pentecoste e altre che la celebravano due volte: una prima all'inizio della serie delle Domeniche che seguono la solennità di Pentecoste, e una seconda volta alla Domenica che precede immediatamente l'Avvento. Questo uso era mantenuto in modo particolare dalle Chiese di Narbona, di Le-Mans e di Auxerre.
    Si poteva sin d'allora prevedere che la Santa Sede avrebbe finito per sanzionare una istituzione che la cristianità desiderava di vedere stabilita dappertutto. Giovanni XXII, che occupò la cattedra di san Pietro fino al 1334, completò l'opera con un decreto nel quale la Chiesa Romana accettava la festa della Santissima Trinità e la estendeva a tutte le Chiese.
    Se si cerca ora il motivo che ha portato la Chiesa, guidata in tutto dallo Spirito Santo, ad assegnare così un giorno speciale nell'anno per rendere un solenne omaggio alla divina Trinità, quando tutte le nostre adorazioni, tutti i nostri ringraziamenti, tutti i nostri voti salgono in ogni tempo verso di essa, lo si troverà nella modificazione che si andava introducendo allora nel calendario liturgico. Fin verso il 1000, le feste dei santi universalmente onorati erano molto rare. Da quell'epoca appaiono in maggior numero, ed era da prevedere che si sarebbero moltiplicate sempre di più. Sarebbe giunto il tempo - e sarebbe durato per secoli - in cui l'Ufficio della Domenica che è consacrata in modo speciale alla Santissima Trinità, avrebbe ceduto spesso il posto a quello dei Santi riportati dal corso dell'anno. Si rendeva dunque necessario, per legittimare in qualche modo questo culto dei servi nel giorno consacrato alla suprema Maestà, che almeno una volta nell'anno la Domenica offrisse l'espressione piena e diretta di quella religione profonda che l'intero culto della santa Chiesa professa verso il sommo Signore, che si è degnato di rivelarsi agli uomini nella sua unità ineffabile e nella sua eterna Trinità.
    L'essenza della fede.
    L'essenza della fede cristiana consiste nella conoscenza e nell'adorazione di Dio unico in tre persone. Da questo mistero scaturiscono tutti gli altri, e se la nostra fede se ne nutre quaggiù come del suo supremo alimento, aspettando che la sua visione eterna ci rapisca in una beatitudine senza fine, è perché è piaciuto al sommo Signore di dichiararsi quale egli è al nostro umile intelletto, pur restando nella sua "luce inaccessibile" (1Tm 6,16). La ragione umana può arrivare a conoscere l'esistenza di Dio come creatore di tutti gli esseri, può farsi un'idea delle sue perfezioni contemplando le sue opere, ma la nozione dell'intima essenza di Dio non poteva giungere a noi se non attraverso la rivelazione che egli si è degnato di farcene.
    Ora, volendo il Signore manifestarci misericordiosamente la sua essenza onde unirci più strettamente a sé e prepararci in qualche modo alla visione che deve offrirci di se stesso faccia a faccia nell'eternità, ci ha guidati successivamente di luce in luce, fin quando fossimo abbastanza illuminati per adorare l'Unità nella Trinità e la Trinità nell'Unità. Nel corso dei secoli che precedono l'Incarnazione del Verbo eterno, Dio sembra preoccupato soprattutto di inculcare agli uomini l'idea della sua unità, poiché il politeismo diventa sempre più il male del genere umano, e la nozione stessa della causa spirituale e unica di tutte le cose si sarebbe spenta sulla terra se la Somma Bontà non avesse operato costantemente per conservarla.
    Il Figlio rivela il Padre.
    Bisognava che giungesse la pienezza dei tempi; allora Dio avrebbe mandato in questo mondo il suo Figlio unigenito generato da lui fin dall'eternità. Egli ha realizzato questo disegno della sua munificenza, "e il Verbo fatto carne ha abitato in mezzo a noi" (Gv 1,14). Vedendo la sua gloria, che è quella del Figlio unigenito del Padre (ibidem), abbiamo conosciuto che in Dio vi è Padre e Figlio. La missione del Figlio sulla terra, nel rivelarci se stesso, ci insegnava che Dio è eternamente Padre, poiché tutto ciò che è in Dio è eterno. Senza questa rivelazione che è per noi un anticipo della luce che attendiamo dopo questa vita, la nostra conoscenza di Dio sarebbe rimasta molto imperfetta. Bisognava che vi fosse infine relazione fra la luce della fede e quella della visione che ci è riservata, e non bastava più all'uomo sapere che Dio è uno.
    Ora noi conosciamo il Padre, dal quale, come ci dice l'Apostolo, deriva ogni paternità anche sulla terra (Ef 3,15). Per noi il Padre non è più soltanto il potere creatore che produce gli esseri al di fuori di sé; il nostro occhio, guidato dalla fede, penetra fin nel seno della divina essenza, ed ivi contempliamo il Padre che genera un Figlio simile a sé. Ma, per insegnarcelo, il Figlio è disceso fino a noi. Egli lo dice espressamente: "Nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale piace al Figlio rivelarlo" (Mt 11,27). Gloria dunque al Figlio che si è degnato di manifestarci il Padre, e gloria al Padre che il Figlio ci ha rivelato!
    Così la scienza intima di Dio ci è venuta dal Figlio che il Padre nel suo amore ci ha donato (Gv 3,16); e onde elevare i nostri pensieri fino alla sua natura divina, questo Figlio di Dio che si è rivestito della nostra natura umana nella sua Incarnazione, ci ha insegnato che il Padre e lui sono uno (ivi 17,22), che sono una stessa essenza nella distinzione delle persone. L'uno genera, l'altro è generato; l'uno si afferma potenza, l'altro sapienza e intelletto.
    La potenza non può essere senza l'intelletto, né l'intelletto senza la potenza, nell'essere sommamente perfetto; ma l'uno e l'altro richiedono un terzo termine.
    Il Padre e il Figlio mandano lo Spirito Santo.
    Il Figlio, che è stato mandato dal Padre, è salito al cielo con la natura umana che ha unita a sé per l'eternità, ed ecco che il Padre e il Figlio mandano agli uomini lo Spirito che procede dall'uno e dall'altro. Con questo nuovo dono, l'uomo giunge a conoscere che il Signore Iddio è in tre persone. Lo Spirito, legame eterno dei primi due, è la volontà, l'amore, nella divina essenza. In Dio dunque è la pienezza dell'essere, senza principio, senza successione e senza progressi, poiché nulla gli manca. In questi tre termini eterni della sua sostanza increata egli è l'atto puro e infinito.
    La Liturgia, lode della Trinità.
    La sacra Liturgia, che ha per oggetto la glorificazione di Dio e la commemorazione delle sue opere, segue ogni anno le fasi di queste manifestazioni nelle quali il sommo Signore si è dichiarato interamente a dei semplici mortali. Sotto i colori scuri dell'Avvento, abbiamo attraversato il periodo di attesa durante il quale il radioso triangolo lasciava appena penetrare alcuni raggi attraverso le nubi. Il mondo implorava il liberatore, un Messia; e lo stesso Figlio di Dio doveva essere questo liberatore, questo Messia. Perché comprendessimo a fondo gli oracoli che ce lo annunciavano, era necessario che egli venisse. Ci è nato un pargolo (Is 9,6) e abbiamo avuto la chiave delle profezie. Adorando il Figlio, abbiamo adorato anche il Padre che ce lo mandava nella carne e al quale è consostanziale. Quel Verbo di vita che abbiamo visto, che abbiamo sentito, che le nostre mani hanno toccato (1Gv 1,1) nell'umanità, che si era degnato di assumere, ci ha convinti che è veramente una persona, che è distinta dal Padre, poiché l'uno manda e l'altro è mandato. Nella seconda persona divina abbiamo trovato il mediatore che ha riunito la creazione al suo autore, il redentore dei nostri peccati, la luce delle nostre anime, lo Sposo che esse sospirano.
    Terminata la serie dei misteri che le sono propri, abbiamo celebrato la venuta dello Spirito santificatore, annunciato come Colui che doveva venire a perfezionare l'opera del Figlio di Dio. L'abbiamo adorato e riconosciuto distinto dal Padre e dal Figlio, che ce lo mandavano con la missione di restare con noi (Gv 14,16). Si è manifestato nelle operazioni divine che gli sono proprie, poiché sono l'oggetto della sua venuta. Esso è l'anima della santa Chiesa, e la conserva nella verità che il Figlio le ha insegnata. È il principio della santificazione delle anime nostre, in cui vuoi porre la sua dimora. In una parola, il mistero della Santissima Trinità è diventato per noi non solo un dogma imposto al nostro pensiero dalla rivelazione, ma una verità praticamente conosciuta da noi per la ineffabile munificenza delle tre divine persone, adottati come siamo dal Padre, fratelli e coeredi del Figlio, mossi e abitati dallo Spirito Santo.
    MESSA
    Per quanto il sacrificio della Messa sia sempre celebrato in onore della Santissima Trinità, oggi la Chiesa, nei suoi canti, nelle sue preghiere e nelle sue letture, glorifica in modo più preciso il grande mistero che costituisce il fondamento della fede cristiana. Si fa tuttavia la commemorazione della prima Domenica dopo la Pentecoste, per non interrompere l'ordine della Liturgia. La Chiesa usa in questa solennità il colore bianco in segno di letizia e per esprimere la semplicità della purezza dell'essenza divina.
    EPISTOLA (Rm 11,33-36). - O profondità delle ricchezze della sapienza e della scienza di Dio! Quanto sono incomprensibili i suoi giudizi ed imperscrutabili le sue vie! Chi ha conosciuto il pensiero del Signore? E chi gli è stato consigliere? Chi gli ha dato per il primo, per averne da ricevere il contraccambio? Da lui e per lui e in lui son tutte le cose. A lui gloria nei secoli. Così sia.
    I disegni di Dio.
    Non possiamo fermare il nostro pensiero sui consigli divini senza provare una specie di vertigine. L'eterno e l'infinito confondono la nostra debole ragione, e questa ragione nello stesso tempo li riconosce e li confessa. Ora, se i disegni di Dio sulle creature già sorpassano il nostro intelletto, come potrà esserci nota l'intima natura di quell'essere supremo? Tuttavia noi distinguiamo e glorifichiamo in questa essenza increata il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Il Padre ha rivelato se stesso mandandoci il suo Figlio, oggetto della eterna compiacenza; il Figlio ci ha manifestato la sua personalità assumendo la nostra carne che il Padre e lo Spirito Santo non hanno assunta insieme con lui; lo Spirito Santo, mandato dal Padre e dal Figlio, è venuto a compiere in noi la missione da essi ricevuta. Il nostro occhio si immerge in queste sacre profondità e il nostro cuore si intenerisce pensando che, se conosciamo Dio, è appunto con i suoi benefici che egli ha formato in noi la nozione di ciò che è. Custodiamo con amore questa fede, e attendiamo con fiducia il momento in cui essa cesserà per far posto alla visione eterna di quello che avremo creduto quaggiù.
    VANGELO (Mt 28,18-20). - In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: Mi è stato dato ogni potere, in cielo e in terra. Andate dunque ad ammaestrare tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte le cose che vi ho comandate. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo.
    La fede nella Trinità.
    Il mistero della Santissima Trinità manifestato dalla missione del Figlio di Dio in questo mondo e dalla promessa del prossimo invio dello Spirito Santo, è dichiarato agli uomini nelle solenni parole che Gesù pronuncia prima di salire al cielo. Egli dice: "Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo" (Mc 16,17); ma aggiunge che il battesimo sarà dato nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. D'ora in poi è necessario che l'uomo non solo confessi l'unità di Dio abiurando il politeismo, ma che adori la Trinità delle persone nell'unità dell'essenza. Il grande segreto del cielo è una verità divulgata ora per tutta la terra.
    Ringraziamento.
    Ma se confessiamo umilmente Dio conosciuto quale è in se stesso, dobbiamo anche rendere l'omaggio d'una eterna riconoscenza alla gloriosa Trinità. Essa non si è solo degnata di imprimere le sue divine sembianze sulla nostra anima, facendola a sua immagine; ma, nell'ordine soprannaturale, si è impossessata del nostro essere e l'ha elevato ad una incommensurabile grandezza. Il Padre ci ha adottati nel suo Figlio incarnato; il Verbo illumina il nostro intelletto con la sua luce; lo Spirito Santo ci ha eletti per sua abitazione: e appunto questo esprime la forma del santo battesimo. Con quelle parole pronunciate su di noi insieme con l'infusione dell'acqua, tutta la Trinità ha preso possesso della sua creatura. Noi ricordiamo tale miracolo ogni qualvolta invochiamo le tre divine persone facendoci il segno della croce. Quando le nostre spoglie mortali saranno portate nella casa di Dio per ricevervi le ultime benedizioni e gli addii della Chiesa terrena, il sacerdote supplicherà il Signore di non entrare in giudizio con il suo servo; e per attirare su quel cristiano già entrato nella sua eternità gli sguardi della misericordia divina, egli mostrerà al supremo Giudice che quel membro del genere umano "fu segnato durante la vita con il sigillo della S. Trinità". Veneriamo in noi quell'augusta impronta che sarà eterna. La riprovazione stessa non la cancellerà. Sia dunque essa la nostra speranza, il nostro nobile titolo, e viviamo a gloria del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
    Amen.
    Lode alla Santissima Trinità.
    Unità indivisibile, Trinità distinta in una sola natura, sommo Dio, che ti sei rivelato agli uomini, degnati di sopportare che noi osiamo esprimere alla tua presenza le nostre adorazioni, ed effondere il ringraziamento che trabocca dai nostri cuori, quando ci sentiamo inondati dai tuoi ineffabili lumi. Unità divina, Trinità divina, noi non ti abbiamo ancora contemplata, ma sappiamo che tu sei poiché ti sei degnata di manifestarti. Questa terra che noi abitiamo sente ogni giorno affermare chiaramente l'augusto mistero la cui visione costituisce il principio della beatitudine degli esseri glorificati nel tuo seno. La stirpe umana ha dovuto aspettare per lunghi secoli prima che la divina formula le fosse pienamente rivelata; ma la generazione alla quale apparteniamo ne è in possesso, e confessa con slancio l'Unità e la Trinità nella tua essenza infinita. Una volta la parola dello Scrittore sacro, simile al lampo che solca le nubi e lascia dietro di sé l'oscurità più profonda, attraversava l'orizzonte del pensiero. Egli diceva: "Ignoro la vera Sapienza, non possiedo la scienza di ciò che è santo. Chi mai è salito al cielo e ne è ridisceso? Chi è colui che tiene nelle mani la tempesta? Chi trattiene le acque come in un involucro? Chi ha fissato i confini della terra? Sai tu quale è il suo nome? Conosci il nome del figlio suo?" (Pr 30,2-4).
    Signore Iddio, grazie alla tua infinita misericordia noi conosciamo oggi il tuo nome: tu ti chiami il Padre, e colui che eternamente generi si chiama il Verbo, la Sapienza. Sappiamo anche che dal Padre e dal Figlio procede lo Spirito d'amore. Il Figlio, rivestito della nostra carne, ha abitato questa terra ed è vissuto in mezzo agli uomini; quindi è disceso lo Spirito, che rimane con noi fino alla consumazione dei destini della famiglia umana quaggiù. Ecco perché osiamo confessare l'Unità e la Trinità; poiché avendo inteso la testimonianza divina abbiamo creduto; e "poiché abbiamo creduto, parliamo con tutta sicurezza" (Sal 115,10; 2Cor 4,13). I tuoi Serafini, o Dio, sono stati intesi dal Profeta cantare: "Santo, Santo, Santo è il Signore degli eserciti" (Is 4,3). Noi non siamo che uomini mortali, ma più fortunati di Isaia, senza essere profeti come lui, possiamo pronunciare le parole angeliche e dire: "Santo è il Padre, Santo è il Figlio, Santo è lo Spirito". Essi si sostenevano in volo con due delle ali che possedevano; con altre due si velavano rispettosamente il volto e le ultime due coprivano loro i piedi. Anche noi, fortificati dallo Spirito divino che ci è stato dato, cerchiamo di sollevare sulle ali del desiderio il peso della nostra mortalità; copriamo con il pentimento la responsabilità delle nostre colpe, e velando sotto la nube della fede il debole occhio del nostro intelletto, riceviamo nell'intimo la luce che ci è infusa. Docili alle parole rivelate, ci conformiamo a ciò che esse ci insegnano; essi ci apportano la nozione, non solo distinta ma luminosa, del mistero che costituisce la sorgente e il centro di tutti gli altri. Gli Angeli e i Santi ti contemplano in cielo, con quella ineffabile timidezza che il profeta ci ha descritta mostrandoci il loro sguardo velato sotto le loro ali. Noi non vediamo ancora, non potremmo vedere, ma sappiamo, e questa scienza illumina i nostri passi e ci stabilisce nella verità. Ci guardiamo dallo "scrutare la maestà", per paura "di essere schiacciati sotto la gloria" (Pr 25,27); ma ripensando umilmente a ciò che il cielo si è degnato di rivelarci dei suoi segreti, osiamo dire:
    Lode all'unico Dio.
    Gloria a te, ESSENZA unica, atto puro, essere necessario, infinito senza divisione, indipendente, completo da tutta l'eternità, tranquillo e sommamente beato. In te noi riconosciamo insieme con l'inviolabile Unità, fondamento di tutte le grandezze, tre persone che sussistono distintamente ma nella loro produzione e nella loro distinzione hanno in comune la stessa natura, in modo che la sussistenza personale che costituisce ciascuna di esse e le distingue l'una dall'altra non apporta fra loro alcuna disuguaglianza. O beatitudine infinita in questa società delle tre persone che contemplano in se stesse le ineffabili perfezioni dell'essenza che le riunisce, e la proprietà di ciascuna delle tre che anima divinamente quella natura che nulla potrebbe limitare o turbare! O miracolo di quella essenza infinita allorché si degna di agire fuori di se stessa, creando altri esseri nella sua potenza e nella sua bontà, operando le tre persone d'accordo, in modo che quella che interviene in una maniera che le è propria, lo fa in virtù di una volontà comune! Un amore speciale sia dunque mostrato alla divina persona che, nell'azione comune alle tre, si degna di rivelarsi in modo speciale alle creature; e nello stesso tempo siano rese grazie alle altre due che si uniscono in una medesima volontà, quella che si manifesta in nostro favore!
    Lode al Padre.
    Gloria a te, o PADRE, Antico dei giorni (Dn 7,9), innascibile, senza principio ma che comunichi essenzialmente e necessariamente al Figlio e allo Spirito Santo la divinità che risiede in te! Tu sei Dio e sei Padre. Chi ti conosce come Dio e ti ignora come Padre, non ti conosce quale tu sei. Produci, generi, ma è nel tuo seno che sei generatore, poiché nulla di quanto è fuori di te è Dio. Tu sei l'essere, la potenza; ma non sei stato mai senza un Figlio. Tu dici a te stesso tutto quello che sei, ti traduci, e il frutto della fecondità del tuo pensiero, uguale a te, è una seconda persona che esce da te: è il tuo Figliuolo, il tuo Verbo, la tua parola increata. Una volta hai parlato, e la tua parola è eterna come te, come il tuo pensiero di cui è l'espressione infinita. Così lo splendore che brilla ai nostri occhi non è mai stato senza il suo splendore. Questo splendore è da lui, è con lui; emana da lui senza diminuirlo, così come non si isola da lui. Perdona, o Padre, al nostro debole intelletto di cogliere un paragone dagli esseri che tu hai creati. E se consideriamo noi stessi che siamo stati creati da te a tua immagine, non sentiamo forse che il nostro stesso pensiero, per essere distinto nella nostra mente, ha bisogno del termine che lo fissa e lo determina?
    O Padre, noi ti abbiamo conosciuto mediante quel Figlio che tu eternamente generi, e che si è degnato di rivelarsi a noi. Egli ci ha insegnato che tu sei Padre e che egli è Figlio, e nello stesso tempo tu sei con lui una stessa cosa (Gv 10,30). Se un Apostolo esclama: "Signore, mostraci il Padre", egli risponde: "Chi vede me, vede il Padre mio" (Gv 14,8-9). O Unità della natura divina, in cui il Figlio, distinto dal Padre, non è tuttavia da meno del Padre! O compiacenza del Padre nel Figlio, mediante il quale egli ha coscien*za di se stesso; compiacenza d'amore intimo che egli dichiara alle nostre orecchie mortali sulle rive del Giordano e sulla vetta del Tabor (Mt 3,17; 2Pt 1,17).
    O Padre, noi ti adoriamo, ma ti amiamo pure: poiché un Padre deve essere amato dai suoi figli, e noi siamo appunto tuoi figli. Un Apostolo non ci insegna forse che ogni paternità procede da te, non solo in cielo, ma anche in terra (Ef 3,15)? Nessuno è padre, nessuno ha l'autorità paterna nella famiglia, nello Stato, nella Chiesa, se non da te, in te e ad imitazione di te. Di più, tu hai voluto che "fossimo non soltanto chiamati tuoi figli, ma che tale qualità fosse reale in noi" (Gv 3,1); non per generazione come è del tuo unico Verbo, ma per una adozione che ci rende suoi "coeredi" (Rm 8,17). Il tuo divin Figlio dice parlando di te: "Io onoro il Padre mio" (Gv 8,49); anche noi ti onoriamo, o sommo Padre, Padre d'immensa maestà, e dal profondo del nostro nulla, nell'attesa dell'eternità, ti glorifichiamo insieme con i santi Angeli e i Beati della nostra stirpe. Che il tuo occhio paterno ci protegga, che si degni di compiacersi anche in quei figli che tu hai previsti, che hai eletti, che hai chiamati alla fede e che osano insieme con l'Apostolo chiamarti "il Padre delle misericordie e il Dio di ogni consolazione" (2Cor 1,3).
    Lode al Figlio.
    Gloria a te, o FIGLIO, o Verbo, o Sapienza del Padre! Emanato dalla sua essenza divina, il Padre ti ha dato nascita "prima dell'aurora" (Sal 109,3); egli ti ha detto: "Oggi ti ho generato" (Sal 2,7), e quel giorno che non ha né vigilia né domani è l'eternità. Tu sei Figlio e Figlio unigenito, e questo nome esprime una stessa natura con colui che ti produce; esclude la creazione, e ti mostra consustanziale al Padre, dal quale esci con una perfetta somiglianza. Tu esci dal Padre senza uscire dall'essenza divina, essendo coeterno al tuo principio, poiché in Dio nulla vi è di nuovo e nulla di temporale. In te, la filiazione non è una dipendenza, poiché il Padre non può essere senza il Figlio come il Figlio senza il Padre. Se è nobile per il Padre produrre il Figlio, non è meno nobile per il Figlio esaurire e terminare in sé stesso con la sua filiazione la potenza generatrice del Padre.
    O Figlio di Dio, tu sei il Verbo del Padre. Parola increata, tu gli sei intimo come il suo pensiero, che è il suo stesso essere. In te quell'essere si traduce interamente nella sua infinità, in te si conosce. Tu sei il frutto immateriale prodotto dall'intelletto divino del Padre, l'espressione di tutto ciò che egli è sia che ti custodisca misteriosamente "nel suo seno" (Gv 1,18), sia che ti produca al di fuori. Quali termini potremo usare per definirti nella tua magnificenza, o Figlio di Dio?! Lo Spirito Santo si degna di venirci in aiuto nei libri che ha ispirato ed osiamo perciò dire col linguaggio che ci suggerisce: "Tu sei lo splendore della gloria del Padre, la forma della sua sostanza (Ebr 1,3). Tu sei lo splendore dell'eterna luce, lo specchio senza imperfezione della maestà di Dio, la rifrazione della sua eterna bontà" (Sap 7,26). Con la santa Chiesa riunita a Nicea, osiamo dirti ancora: "Tu sei Dio da Dio, lume da lume, Dio vero da Dio vero". Con i Padri e i Dottori aggiungiamo: "Tu sei la lampada eternamente accesa alla lampada eterna. La tua luce non diminuisce affatto quella che si comunica a te, e in te essa non ha nulla di inferiore a quella che l'ha prodotta".
    Ma quando questa ineffabile fecondità che dà un Figlio eterno al Padre, al Padre e al Figlio un terzo termine, ha voluto manifestarsi al di fuori della divina essenza, e non potendo produrre più nulla che le fosse uguale si è degnata di chiamare dal nulla la natura intellettuale e ragionevole, come quella che più si avvicinava al suo principio, e la natura materiale come la meno lontana dal nulla, la produzione intima della tua persona nel seno del Padre, o Figlio unigenito di Dio, si è rivelata al mondo nell'atto creatore. Il Padre ha fatto tutte le cose, ma "le ha fatte nella sua Sapienza" cioè è in te che "le ha fatte" (Sal 103,24). Questa missione di operare che hai ricevuta dal Padre, deriva dalla generazione eterna con la quale egli ti produce da se stesso. Tu sei stato lanciato dal tuo misterioso riposo, e le creature visibili e invisibili sono uscite dal nulla dietro il tuo comando. Agendo in un intimo accordo con il Padre, hai diffuso sui mondi, creandoli, qualcosa di quella bellezza e di quell'armonia di cui sei il riflesso nell'essenza divina. Ma la tua missione non era esaurita dalla creazione. L'angelo e l'uomo, esseri intelligenti e liberi, erano chiamati a vedere e a possedere Dio in eterno. Per essi, l'ordine naturale non era sufficiente; bisognava che venisse aperta una via soprannaturale per condurli al loro fine. Questa via, eri tu stesso, o Figlio unigenito di Dio. Assumendo in te la natura umana, tu ti univi all'opera tua, risollevavi fino a Dio l'angelo e l'uomo, e nella tua natura finita apparivi come il tipo supremo della creazione che il Padre aveva compiuta per mezzo tuo. O mistero ineffabile! Tu sei il Verbo increato, e insieme "il primogenito di ogni creatura" (Col 1,15) che doveva essere manifestato a suo tempo, ma che avevi preceduto nell'intenzione divina tutti gli esseri che sono stati creati perché fossero i suoi sudditi.
    La stirpe umana, chiamata a possederti nel suo seno come il divino intermediario, la ruppe con Dio: il peccato la precipitò nella morte. Chi poteva ormai risollevarla e restituirla al suo sublime destino? Ancora soltanto tu, o Figlio unigenito del Padre! Non avremmo mai osato sperarlo; ma "il Padre ha tanto amato il mondo che ha dato il suo Figlio unigenito" (Gv 3,16), non più soltanto come mediatore, ma come redentore di noi tutti. O nostro fratello maggiore, tu gli chiedevi "che ti restituisse la tua eredità" (Sal 16,5), e questa eredità hai dovuto riscattarla. Il Padre allora ti affidò la missione di Salvatore per la nostra razza perduta. Il tuo sangue sulla croce fu il prezzo del nostro riscatto, e siamo rinati a Dio e ai nostri onori d'un tempo; per questo ci facciamo vanto, noi tuoi redenti, o Figlio di Dio, di chiamarti NOSTRO SIGNORE.
    Liberati dalla morte, purificati dal peccato, ti sei degnato di restituirci tutte le nostre grandezze. Tu infatti sei ormai il CAPO, e noi siamo le tue membra. Tu sei il RE, e noi siamo i tuoi fortunati sudditi. Tu sei il PASTORE, e noi siamo le pecore del tuo unico ovile. Tu sei lo SPOSO, e la Chiesa madre nostra è la tua sposa. Tu sei il PANE vivo disceso dal cielo, e noi siamo i tuoi invitati. O Figlio di Dio, o Emmanuele, o figlio dell'uomo, benedetto il Padre che ti ha mandato; ma benedetto con lui anche tu, che hai adempiuto la sua missione, e che ti sei degnato di dirci che "le tue delizie sono nello stare con i figli degli uomini" (Pr 8,31)!
    Lode allo Spirito Santo.
    Gloria, a te, o SPIRITO SANTO, che emani per sempre dal Padre e dal Figlio nell'unità della divina sostanza! L'atto eterno con il quale il Padre conosce se stesso produce il Figlio che è l'immagine infinita del Padre, e il Padre è preso d'amore per quello splendore uscito da lui da prima dei secoli. Il Figlio, contemplando il principio da cui emana eternamente, concepisce per tale principio un amore uguale a quello di cui è l'oggetto. Chi potrebbe mai descrivere questo ardore, questa mutua aspirazione che è l'attrazione e il moto d'una persona verso l'altra, nell'immobilità eterna dell'essenza?! Tu sei quell'amore, o Spirito divino, che esci dal Padre e dal Figlio come da uno stesso principio, distinto dall'uno e dall'altro, ma che forma il legame che li unisce nelle ineffabili delizie della divinità: Amore vivo, personale, che procede dal Padre attraverso il Figlio, termine estremo che completa la natura divina e definisce eternamente la Trinità. Nel seno impenetrabile del gran Dio, la personalità ti deriva insieme dal Padre di cui sei l'espressione con un nuovo modo di produzione (Gv 15,26) e dal Figlio che, ricevendo dal Padre, ti dà da se stesso (Gv 16,14-15), poiché l'amore infinito che li unisce eternamente è dei due e non di uno solo. Mai il Padre fu senza il Figlio, mai il Figlio fu senza il Padre; ma neppure mai il Padre e il Figlio sono stati senza di te, o Spirito Santo! Eternamente essi si sono amati, e tu sei l'amore infinito che regna in essi, e al quale essi comunicano la loro divinità. La tua processione dall'uno e dall'altro esaurisce la virtù produttiva dell'essenza increata, e così le divine persone realizzano il numero tre; al di fuori di esse, non vi è che il creato.
    Era necessario che nella divina essenza vi fosse non solo la potenza e l'intelletto, ma anche il volere dal quale procede l'azione. Il volere e l'amore sono una sola e medesima cosa, e tu sei, o divino Spirito, quel volere e quell'amore. Quando la gloriosa Trinità opera al di fuori di se stessa, l'atto concepito dal Padre, espresso dal Figlio, si compie per tuo mezzo. Pure per tuo mezzo l'amore che il Padre e il Figlio hanno l'uno per l'altro, e che si personifica in te, si estende agli esseri che saranno creati. Mediante il suo Verbo il Padre li conosce; mediante te, o Spirito amore, li ama, sicché tutta la creazione procede dalla bontà divina.
    Emanando dal Padre e dal Figlio, senza perdere l'uguaglianza che hai eternamente con essi, sei mandato dall'uno e dall'altro verso la creatura. Il Figlio, mandato dal Padre, riveste per l'eternità la natura umana, e la sua persona, con le operazioni che le sono proprie, ci appare distinta da quella del Padre. Così pure, o Spirito Santo, noi ti riconosciamo distinto dal Padre e dal Figlio, quando discendi per compiere su di noi la missione che ti è stata assegnata dall'uno e dall'altro. Tu ispiri i profeti (2Pt 1,21), intervieni in Maria nella divina Incarnazione (Lc 1,35), ti posi sul fiore di Iesse (Is 9,2), conduci Gesù al deserto (Lc 4,1), lo glorifichi con i miracoli (Mt 12,28). La sua Sposa, la santa Chiesa, ti riceve anch'essa e tu l'ammaestri in ogni verità (Gv 16, 13), e rimani in lei, come suo amico, fino all'ultimo giorno del mondo (Mt 28,20). Le anime nostre sono segnate del tuo sigillo (Ef 1,13; 4,30), tu le animi della vita soprannaturale (Gal 5,25); abiti finanche nei nostri corpi, che diventano il tuo tempio (1Cor 6,19); e infine sei per noi il dono di Dio (Inno della Pentecoste), la fonte che zampilla sino alla vita eterna (Gv 4, 14; 7,39). Ti siano dunque rese distinte grazie, o Spirito divino, per le distinte operazioni che compi in nostro favore!
    Ringraziamento alla Santissima Trinità.
    Ed ora, dopo aver adorato l'una dopo l'altra le divine persone, passando in rassegna i loro benefici sul mondo, osiamo ancora elevare il nostro occhio mortale verso quella triplice Maestà che risplende nell'unità della tua essenza, o sommo Signore, e confessiamo ancora una volta, insieme con sant'Agostino, quello che abbiamo saputo da te su te stesso. "Tre è il loro numero: uno che ama colui che è da lui, uno che ama colui che è, e infine lo stesso amore" [1]. Ma dobbiamo ancora compiere un dovere di riconoscenza, celebrando l'ineffabile modo con cui ti sei degnato di imprimere in noi l'immagine di te stesso. Avendo risolto fin dall'eternità di farci compartecipi tuoi, (1Gv 1,3), ci hai preparati secondo un'immagine tolta dal tuo essere divino (Gen 1,27). Tre facoltà nella nostra unica anima rendono testimonianza della nostra origine che è da te; ma questo fragile specchio del tuo essere, che è la gloria della nostra natura, non era che un preludio ai disegni del tuo amore. Dopo averci dato l'essere naturale, avevi risolto nel tuo consiglio, o divina Trinità, di comunicarci anche l'essere soprannaturale. Nella pienezza dei tempi, il Padre ci manda il suo Figlio, e questo Verbo increato reca la luce al nostro intelletto; il Padre e il Figlio ci mandano lo Spirito, e lo Spirito reca l'amore alla nostra volontà; e il Padre che non può essere mandato viene da se stesso, e si dà all'anima nostra di cui trasforma la potenza. È nel santo Battesimo, nel nome del Padre, del Figliolo e dello Spirito Santo, che si compie nel cristiano questa produzione delle tre divine persone, in corrispondenza ineffabile con le facoltà elargite all'anima nostra, come l'abbozzo del capolavoro che solo l'azione soprannaturale di Dio può portare a termine.
    O unione mediante la quale Dio è nell'uomo e l'uomo è in Dio! Unione mediante la quale giungiamo all'adozione del Padre, alla fraternità con il Figlio, all'eredità eterna. Ma questa abitazione di Dio nella creatura è stato l'amore eterno a formarla gratuitamente, e si mantiene fino a quando l'amore di reciprocità non viene a mancare nell'uomo. Il peccato mortale avrebbe la forza di distruggerla; la presenza delle divine persone che avevano fissato la loro dimora nell'anima (Gv 14,23) e che vorrebbero restare unite ad essa, cesserebbe nell'istante stesso in cui si spegnesse la grazia santificante. Dio allora non sarebbe più nell'anima se non per la sua immensità, e l'anima non lo possederebbe più. Allora Satana ristabilirebbe in essa il regno della sua odiosa trinità: "la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita" (1Gv 2,16). Guai a chiunque osasse sfidare Dio con una rottura così sanguinosa, e sostituire in questo modo il male al sommo bene! È la gelosia del Signore disprezzato, espulso, che ha spalancato gli abissi dell'inferno e acceso le fiamme eterne.
    Ma questa rottura è dunque senza più possibile riconciliazione? Sì, se si tratta dell'uomo peccatore, incapace di riallacciare con la Santissima Trinità le relazioni che una gratuita previdenza aveva preparate e che una incomprensibile bontà aveva portate a termine. Ma la misericordia di Dio, che è, come ci insegna la Chiesa nella sacra Liturgia (Colletta della X domenica dopo la Pentecoste), l'attributo più alto della sua potenza, può operare un tale prodigio, e lo opera ogni qualvolta un peccatore si converte. A questa operazione della augusta Trinità che si degna così di discendere nuovamente nel cuore del peccatore pentito, un gaudio immenso, ci dice il Vangelo, si impossessa degli Angeli e dei Santi fin nelle altezze dei cieli (Lc 15,10), poiché il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo hanno reso manifesto il loro amore e cercato la loro gloria rendendo giusto colui che era stato peccatore, e venendo ad abitare in quella pecorella or ora smarrita, in quel prodigo che il giorno prima faceva il guardiano dei porci, in quel ladrone che poco fa, sulla croce, insultava ancora insieme con il suo compagno l'innocente crocifisso.
    Adorazione e amore a voi, dunque, o Padre, Figlio e Spirito Santo, Trinità perfetta che ti sei degnata di rivelarti ai mortali, Unità eterna e incommensurabile che hai liberato i padri nostri dal giogo dei falsi dèi. Gloria a te, come era nel principio, prima di tutti gli esseri creati; come è adesso, in quest'ora in cui attendiamo la vera vita che consiste nel contemplarti faccia a faccia; come sarà nei secoli dei secoli, quando l'eternità beata ci avrà riuniti nel tuo seno infinito. Amen.
    PREGHIAMO
    O Dio onnipotente ed eterno, che per mezzo della vera fede hai concesso di conoscere la gloria dell'eterna tua Trinità e di adorare la grandezza della tua Unità, fa' che questa fede fermissima ci faccia forti in tutte le avversità della vita.
    [1] Non amplius quam tria sunt: unus diligens eum qui de illo est, et unus diligens eum de quo est, et ipsa dilectio (De Trin. l. vi c. vii).
    da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste, trad. it. L. Roberti, P. Graziani e P. Suffia, Alba, 1959, p. 352-368.”



    Ave Maria!


    Luca, Sursum Corda!

    Ultima modifica di Holuxar; 31-05-15 alle 16:26
    ADDIO GIUSEPPE, amico mio, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    «Réquiem aetérnam dona ei, Dómine, et lux perpétua lúceat ei. Requiéscat in pace. Amen.»

    SURSUM CORDA - HABEMUS AD DOMINUM!!! A.M.D.G.!!!

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    Lightbulb Re: Maggio Mese Mariano…

    Visitazione della Beata Vergine Maria e vari Santi ricordati e festeggiati il 31 maggio:



    Visitazione della Beata Vergine Maria
    “Visitazione della Beata Vergine Maria 31 maggio
    Festa del 'Magnificat', la Visitazione prolunga ed espande la gioia messianica della salvezza. Maria, arca della nuova alleanza, è 'teofora' e viene salutata da Elisabetta come Madre del Signore. La Visitazione è l'incontro fra la giovane madre, Maria, l'ancella del Signore, e l'anziana Elisabetta simbolo degli aspettanti di Israele. La premura affettuosa di Maria, con il suo cammino frettoloso, esprime insieme al gesto di carità anche l'annunzio che i tempi si sono compiuti. Giovanni che sussulta nel grembo materno inizia già la sua missione di Precursore. Il calendario liturgico tiene conto della narrazione evangelica che colloca la Visitazione entro i tre mesi fra l'Annunciazione e al nascita del Battista. (Mess. Rom.) Martirologio Romano: Festa della Visitazione della Beata Vergine Maria, quando venne da Elisabetta sua parente, che nella vecchiaia aveva concepito un figlio, e la salutò. Nel gioioso incontro tra le due future madri, il Redentore che veniva santificò il suo precursore già nel grembo e Maria, rispondendo al saluto di Elisabetta ed esultando nello Spirito, magnificò il Signore con il cantico di lode.
    Dopo l'annuncio dell'Angelo, Maria si mette in viaggio frettolosamente" dice S. Luca) per far visita alla cugina Elisabetta e prestarle servizio. Aggregandosi probabilmente ad una carovana di pellegrini che si recano a Gerusalemme, attraversa la Samaria e raggiunge Ain-Karim, in Giudea, dove abita la famiglia di Zaccaria. E’ facile immaginare quali sentimenti pervadano il suo animo alla meditazione del mistero annunciatole dall'angelo. Sono sentimenti di umile riconoscenza verso la grandezza e la bontà di Dio, che Maria esprimerà alla presenza della cugina con l'inno del Magnificat, l'espressione "dell'amore gioioso che canta e loda l'amato" (S. Bernardino da Siena): "La mia anima esalta il Signore, e trasale di gioia il mio spirito...".
    La presenza del Verbo incarnato in Maria è causa di grazia per Elisabetta che, ispirata, avverte i grandi misteri operanti nella giovane cugina, la sua dignità di Madre di Dio, la sua fede nella parola divina e la santificazione del precursore, che esulta di gioia nel seno della madre. Maria rimane presso Elisabetta fino alla nascita di Giovanni Battista, attendendo probabilmente altri otto giorni per il rito dell'imposizione del nome. Accettando questo computo del periodo trascorso presso la cugina Elisabetta, la festa della Visitazione, di origine francescana (i frati minori la celebravano già nel 1263), veniva celebrata il 2 luglio, cioè al termine della visita di Maria. Sarebbe stato più logico collocarne la memoria dopo il 25 marzo, festa dell'Annunciazione, ma si volle evitare che cadesse nel periodo quaresimale.
    La festa venne poi estesa a,tutta la Chiesa latina da papa Urbano VI per propiziare con la intercessione di Maria la pace e l'unità dei cristiani divisi dal grande scisma di Occidente. Il sinodo di Basilea, nella sessione del 10 luglio 1441, confermò la festività della Visitazione, dapprima non accettata dagli Stati che parteggiavano per l'antipapa.
    L'attuale calendario liturgico, non tenendo conto della cronologia suggerita dall'episodio evangelico, ha abbandonato la data tradizionale del 2 luglio (anticamente la Visitazione veniva commemorata anche in altre date) per fissarne la memoria all'ultimo giorno di maggio, quale coronamento del mese che la devozione popolare consacra al culto particolare della Vergine.
    "Nell'Incarnazione - commentava S. Francesco di Sales - Maria si umilia confessando di essere la serva del Signore... Ma Maria non si indugia ad umiliarsi davanti a Dio perchè sa che carità e umiltà non sono perfette se non passano da Dio al prossimo. Non è possibile amare Dio che non vediamo, se non amiamo gli uomini che vediamo. Questa parte si compie nella Visitazione. Autore: Piero Bargellini.”

    Santi, beati e testimoni
    “Santa Battista (Camilla) Varano Clarissa Francescana 31 maggio
    Santi Canzio, Canziano e Canzianilla Martiri 31 maggio
    Sant' Ermia di Comana Martire 31 maggio
    San Felice da Nicosia Religioso Cappuccino 31 maggio.”




    Segnalo e riporto, dai vari siti e blog citati, altre importanti ricorrenze e i santi dei giorni precedenti:



    Radio Spada - Tagliente ma puntuale.

    “30 maggio 2015: Sabato delle Quattro tempora di Pentecoste - Fine del tempo Pasquale.”
    “30 maggio 2015 Felice I, papa, santo, Romano (5 gennaio 269 - 30 dicembre 274), fu sepolto nella Cripta dei Papi, nel Cimitero di Callisto. Sue reliquie insigni sono in S. Sisto a Via Appia in un cofanetto murato nella parete sinistra .
    M.R.: 30 maggio - San Felice primo, Papa e Martire, il cui giorno natalizio è ricordato il 30 dicembre, il quale, governò la Chiesa al tempo del Principe Aureliano.
    [ Tratto dall'opera «Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma» di Giovanni Sicari ]”


    “29 maggio 2015: Venerdì delle Quattro Tempora di Pentecoste.”
    “Il 29 maggio 1724 Benedetto XIII Orsini viene esaltato al Sommo Pontificato.”
    “29 maggio 2015: Santa Maria Maddalena de'Pazzi, vergine
    Appartiene alla casata de’ Pazzi, potenti (e violenti) per generazioni in Firenze, e ancora autorevoli alla sua epoca. Battezzata con il nome di Caterina, a 16 anni entra nel monastero carmelitano di Santa Maria degli Angeli in Firenze e come novizia prende il nome di Maria Maddalena."


    Santo del giorno - Santo del giorno
    “Venerdì 29 Maggio 2015 Santi martiri Sisinio, Martirio e Alessandro Dal Martirologio
    In Val di Non nel Trentino, santi martiri Sisinio, diacono, Martirio, lettore, e Alessandro, ostiario: cappadoci di origine, fondarono in questa regione una chiesa e introdussero l’uso dei cantici di lode al Signore, finendo poi uccisi da alcuni pagani che stavano offrendo sacrifici di purificazione.”

    28 maggio 2015: Giovedì di Pentecoste.

    27 maggio 2015…


    Radio Spada - Tagliente ma puntuale.
    “27 maggio 2015: Mercoledì delle Quattro tempora di Pentecoste.”
    “27 maggio 2015: San Giovanni I, Papa e martire
    Giovanni I, papa, santo, martire, della Tuscia, 13 agosto 523 - 18 maggio 526. Morì a Ravenna e dopo quattro anni fu traslato a Roma e sepolto, il 27 maggio, nel pavimento della basilica di S. Pietro in Vaticano.
    M.R.: 18 maggio - A Ravenna il natale di san Giovanni primo, Papa e Martire, che dall’Ariano Re d’Italia Teodorico fu colà chiamato con inganno, e dove, a lungo torturato nel carcere per la fede ortodossa, finì di vivere. La sua festa si celebra il ventisette di questo mese, giorno nel quale il suo sacro corpo, trasportato a Roma, fu sepolto nella Basilica di san Pietro, Principe degli Apostoli.
    27 maggio - San Giovanni primo, Papa e Martire, il cui giorno natalizio si commemora il diciotto di questo mese, ma la sua festa si celebra specialmente in questo giorno, per la traslazione del suo corpo.
    [ Tratto dall'opera «Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma» di Giovanni Sicari ]”
    “27 maggio 2015: San Beda il Venerabile Monkton in Jarrow (Inghilterra) 672-673 - Jarrow, 25 maggio 735
    Fu seguace di San Benedetto Biscop e di S. Ceolfrido, dedicandosi solo alla preghiera, allo studio e all'insegnamento del monastero di Jarrow. Fu anche amanuense e il Codex Amiatinus, uno dei più preziosi e antichi codici della Volgata, conservato nella biblioteca Laurenziana di Firenze, sarebbe stato eseguito sotto la sua guida. Della sua vasta produzione letteraria restano opere esegetiche, ascetiche, scientifiche e storiche. Tra queste c'è L'Historia Ecclesiastica Gentis Anglorum, un monumento letterario universalmente riconosciuto da cui emerge la Romanità (universalità) della Chiesa. Studioso di tempra eccezionale e gran lavoratore, ha lasciato nei suoi scritti l'impronta del suo spirito umile sincero, del suo discernimento sicuro e della sua saggezza.”

    26 maggio 2015: San Filippo Neri…

    “Il 26 maggio 1595 moriva San Filippo Neri, confessore (la cui memoria liturgica tace quest'anno per la concomitanza dell'Ottava di Pentecoste).”







    Ancora sulle Profezie di Fatima, vari articoli essenziali da “Radio Spada” ed “Agere Contra”:



    Crociata del Santo Rosario in riparazione ai peccati contro la Fede - Radio Spada
    “Nè Suor Lucia, nè Giovanni Paolo II, hanno mai detto pubblicamente che gli atti di consacrazione del mondo (13 maggio 1982 e 25 marzo 1984), avessero soddisfatto la richiesta di Fatima.
    Questa confusione viene alimentata da una politica dell'informazione vaticana, molto ambigua.
    Il Cardinale Sodano disse, in una conferenza stampa del 26 giugno dell'anno 2000, che la Russia "fu già consacrata nel 1981, consacrazione confermata nel 1982 e in seguito ratificata nel 1984."
    E noi potremmo pensare che, se fossero stati validi gli atti del 1981 e del 1982, non sarebbe stato necessario farlo un'altra volta nel 1984.
    Alla fine di questo scritto, leggiamo:
    «Suor Lucia confermò personalmente che questo atto solenne e universale di consacrazione ha corrisposto ai desideri della Madonna: "Sim, està feita, tal como Nossa Senhora a pediu, desde o dia 25 de Março de 1984"» - lettera dell'8 novembre 1989.
    Suor Lucia avrebbe confermato la validità di questo "atto universale" con una lettera dell'8 novembre 1989. Ma non lo fece personalmente.
    E non viene detto che la consacrazione della Russia (come era stato richiesto) era stata realizzata, ma che fu realizzato un "atto solenne e universale".
    A dire il vero è molto ambiguo, non chiarisce niente. Non si afferma, in nessun modo, che la consacrazione della Russia sia stata fatta (che era quanto si chiedeva), ma che fu realizzato un "atto solenne e universale".
    A Fatima non venne chiesto un "atto solenne e universale" (valido per tutto, potremmo pensare).
    Nel 1917, e confermato nel 1929 a Tuy, si chiese la consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria, da realizzare dal Papa assieme a tutti i vescovi del mondo.
    E questo, lo sappiamo tutti, non è ancora stato fatto. Si sa anche con certezza, da molto tempo, che queste lettere alle quali allude il Cardinale Sodano, suppostamente firmate da Suor Lucia, sono false.
    E' veramente una grande confusione: Se Suor Lucia avesse pensato che la richiesta di Fatima fosse già stata realizzata, l'avremmo visto e sentito alla televisione. Invece si cita una lettera di oscura provenienza, della quale oggi si sa, con assoluta certezza, che non la scrisse lei.
    E Suor Lucia, aveva già dichiarato nel 1987, al giornalista Enrico Romero: "L'atto di consacrazione del mondo, del 25 marzo 1984, non ha corrisposto alla richiesta della Madonna."”

    DERISIONE E INELUTTABILITÀ DEGLI ORACOLI SULL’ORA PRESENTE
    DERISIONE E INELUTTABILITÀ DEGLI ORACOLI SULL?ORA PRESENTE « www.agerecontra.it
    L’EDITORIALE DEL VENERDI di Arai Daniele
    Molti sono rimasti impressionati dalle parole dell’esorcista Padre Amorth al Rv. Gruner, morto non molto dopo, lasciando una «lettera testamento» sull’ora presente. Vediamo. -Scrive un lettore: “girano ultimamente in internet, a seguito della morte di P. Nicolas Gruner di Fatima Tv, notizie circa il fatto che lo stesso abbia scritto in data 12/3 u.s. una lettera ai propri fedeli e amici dal contenuto a dir poco apocalittico! Ovviamente la prudenza vorrebbe non dare seguito a certe notizie se non in presenza di fonti certe… e pertanto non avendo nessun tipo di fonte “certa”, ricorro a voi nella speranza di ricevere una conferma o una smentita appunto …!!! la lettera in questione è del seguente tenore:
    “IMPORTANTE Notizia -Padre Nicholas Gruner, è morto improvvisamente il 29 aprile 2015… Ha trascorso 38 anni della sua vita di sacerdote… ha sempre tenuto in grande considerazione i messaggi della S. Vergine a Fatima, specialmente la terza parte del messaggio di Fatima e la consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria. Segue l’ultima lettera inviata da P. Nicholas Gruner poco prima di morire ai suoi fedeli.
    LA PUNIZIONE è alle porte! “Giovedi, 12 Marzo, 2015. Festa di San Gregorio Magno
    Cari amici, Io vengo da Roma, dove mi sono recato per assistere alla elezione dei nuovi cardinali nel mese di febbraio. Ma mentre ero lì, qualcosa di inaspettato – qualcosa che ha scosso la mia anima! – C’è qualcosa che non mi aspettavo! Ho parlato con padre Gabriele Amorth, il più famoso esorcista del mondo. Le sue parole mi scossero come poche cose non hanno mai fatto prima! Padre Amorth mi ha detto che rimane pochissimo tempo per la realizzazione delle catastrofi tremende predette dalla Madonna di Fatima, QUANTO TEMPO? Meno di 8 mesi! Padre Gabriele Amorth ha detto che se non viene effettuata la consacrazione della Russia – come ha chiesto la Madonna! – Alla fine di ottobre 2015, le oscure profezie di Fatima potrebbero accadere presto!
    Perché Padre Gabriel Amorth l’ha detto? Affinché l’Apostolato della Madonna possa far sentire la sua voce come mai prima e possa essere gridato il Messaggio di Fatima, sui tetti! E per fare questo, dobbiamo stare insieme. Dobbiamo mobilitare tutte le nostre risorse, tutte le nostre forze, e risvegliare il mondo dal sonnambulismo che conduce alla perdizione! Non esiste il caso: Tutto è Provvidenza! Amorth ha 85 anni,ed è ancora l’esorcista capo di Roma. Ha diretto decine di migliaia di esorcismi e scrisse diversi libri sull’argomento. E’ il successore di Padre Candido, il suo famoso santo predecessore ed egli stesso aveva doni spirituali speciali. Padre Amorth sa che siamo nella battaglia finale con Satana e il tempo è breve. Ho incontrato e parlato con Padre Amorth molte volte nel corso degli anni. Questa è la prima volta in cui si è espresso in un linguaggio semplice e chiaro nell’ affermare che il tempo che rimane è pochissimo per la punizione di tutto il mondo Nel suo amore misericordioso, nostro Signore ha dato alla nostra generazione molte possibilità di allontanarsi dal male e la menzogna, PRIMA della punizione, Nostro Signore ci ha sempre avvertito attraverso i profeti. Nel deserto spirituale del nostro tempo, il nostro Signore ci ha donato – PIU ‘ATTENZIONE PER AVVISARCI – Qualcuno addirittura superiore nella gerarchia del Cielo: Giovanni Battista! Qual è l’importanza del Messaggio di Fatima? Riflettendo sui fatti tremendi che stanno accadendo nel mondo si comprende facilmente il Messaggio che la Madre di Nostro Signore Gesù Cristo, ci ha detto a Fatima! Nostro Signore ha inviato Sua Madre a noi per avvisarci in tempo e salvarci dalla catastrofe; ma Lui è contento di come il suo messaggio è stato ricevuto dalla Sua Chiesa? dai suoi ministri? Immaginate come vi sentireste se la vostra madre è stata disonorata, disprezzata e anche insultata!!!
    L’ira del Signore è in crescita!!! le parole della Madonna sono state ignorate e il castigo è sempre più vicino e sarà terribile al di là di tutto ciò che non si può immaginare! In realtà, i dirigenti della Chiesa, non riuscendo a obbedire alla Madonna e consacrare la Russia al suo Cuore Immacolato, stanno mettendo il mondo – e miliardi di anime! – In pericolo! DOBBIAMO avvertire il mondo! Le parole di padre Amorth dovrebbero risuonare nei nostri cuori. Dobbiamo agire ora. Il tempo è breve! Vostro in Gesù, Maria e Giuseppe, Padre Nicholas Gruner Centro di Fatima ” *
    L’allerta è novità nell’apostolato apocalittico di Gruner?
    No. Da quando è cominciato, per chiamare gli americani all’importanza di Fatima, parlava del pericolo dell’invasione dell’America da parte della Russia comunista.
    E la manaccia di questo pericolo è stato il suo argomento fino a poco tempo fa.
    Comunque, il suo merito è di sempre aver parlato della richiesta della consacrazione della Russia all’Immacolato Cuore di Maria. Che il suo dialogo con Padre Amorth abbia versato su questa necessità per salvare il mondo oggi, può dirlo solo quell’Esorcista.
    Il fatto è che io ho ripetuto più volte al Rev. Gruner che il “deserto” di cui parla è in relazione alla Fede, del cui recupero dipende l’accettazione del Messaggio di consacrazione e di conversione della Russia, a seguito del ritorno e non prima.
    Il commento del Rev. Kramer alla sua morte e poi anche alla sua lettera dice tutto: – da questo Bergoglio in Vaticano può venire qualcosa di buono? Qualche ritorno? Forse le parole di Nostra Signora non indicavano la causa del futuro castigo: Subito dopo – dice suor Lucia – “ho sentito lo spirito inondato da un mistero di luce che è Dio e in Lui ho visto e udito: la punta della lancia come fiamma che si stacca, tocca l’asse della terra ed essa trema: montagne, città, paesi e villaggi con i loro abitanti sono sepolti. Il mare, i fiumi e le nubi escono dai limiti, traboccano, inondano e trascinano con sé in un turbine, case e persone in un numero che non si può contare, è la purificazione del mondo dal peccato nel quale sta immerso. L’odio, l’ambizione, provocano la guerra distruttrice. Dopo ho sentito nel palpitare accelerato del cuore e nel mio spirito una voce leggera che diceva: Nel tempo, una sola Fede, un solo Battesimo, una Chiesa, Santa, Cattolica, Apostolica. In eternità, il Cielo! (Dalle Memorie di Suor Lucia – Carmelo di Coimbra).
    Sono parole che indicano il male: la chiesa ecumenista conciliare che osteggia ogni apostolato di conversione all’Unica Religione. Come può consacrare la Russia, allora? Nella corruzione dell’immoralità ecumenista conciliare? Per questo Putin baciando la icône della Madonna di Kazan davanti a Bergoglio è come se dicesse: conversione qui? No grazie! Siamo più cristiani di voi!
    Perciò, anche sugli esorcismi, ho scritto più volte che il più urgente è proprio quello riguardante lo stesso Vaticano attuale, conosciuto da Padre Amorth, che sa e dice dove regna il più denso fumo! E ci risiamo alla questione del Papa sostituito da anticristi!
    Chi conosce la storia di Fatima sa della disgrazia del regno di Francia, cent’anni esatti dopo l’accantonamento della richiesta di consacrazione al Re del 1689. Il Paragone per Fatima indica il 2017. Una cosa è certa: il cattolico dev’essere sempre preparato; distrarsi su ciò in questi tempi può essere letale per la sua anima. Ma qui ciascuno deve ricordare le due guerre in cui è coinvolto, quella personale contro le proprie tentazioni carnali e quella nella società in cui vive, che è riassunta nella «questione del Papa» del Messaggio di Fatima.
    Se qualcuno intende dire qualcosa di serio secondo il sì, sì, no, no, che definisce i campi in cui uno deve situarsi per difendere la verità, per affrontare degnamente gravi problemi di fede, deve rifarsi sempre al Magistero dei Papi nella Storia della Chiesa.
    Per esempio nel caso di Papa Pasquale II, che ha lasciato scendere un’ombra sull’autorità pontificale, che è quella divina di Gesù Cristo, cedendo nella questione delle investiture, ha trovato la resistenza di santi vescovi. San Bruno de Segni, Goffredo di Amiens, Ugo di Grenoble e Guido di Vienne, futuro Papa Calisto II, arrivarono a convocare un sinodo senza il Papa, accusato di allontanare i fedeli dalla comunione nell’ubbidienza al Signore, e perciò di allontanare loro dalla sua ubbidienza papale, per fedeltà a Cristo. Papa Pasquale capi, riconoscendo il torto e che, caso contrario, avrebbe perso l’autorità papale. Sul caso abbiamo il Decretum di S. Ivo di Chartres: “Huius (i.e. papae) culpas istic redarguere praesumit mortalium nullus, quia cunctos ipse iudicaturus a nemine est iudicandus, nisi deprehendatur a fide devius” (Dublanchy, Dictionnaire de théologie catholique – (Nessun mortale può giudicare un papa… salvo se questo devia in questione di Fede).
    Si pensi, era una questione che solo indirettamente incideva sulla Fede, nella questione della natura dell’Autorità pontificia.
    Nei nostri tempi, siamo nel caso in cui s’incide direttamente sulla Fede, nella Dottrina e nella Liturgia, e qui è il caso di sentire l’accusa del dotto e coraggioso teologo che soffrì ogni genere di espulsioni proprio per il suo ardente amore alla Chiesa, quale fu mons. Guérard del Lauriers. Ma considerare temerario andare contro una sua tesi clericale non è argomento è vano sentimento!
    La coerenza dottrinale richiedeva la testimonianza che chi operava contro la Fede «era già giudicato e decaduto». Un vero cattolico non vive di scuse mercenarie, come quelle condite ad uso conciliare da un Roberto de Mattei; cerca la parola di un vero Pontefice. Ebbene, nel caso di Pasquale II, vi è stato il suo riconoscimento che avrebbe perso la carica se cedesse su quanto non era suo, ma di cui aveva soltanto la rappresentazione: l’Autorità di Cristo, e riprendendosi ha riportato l’ordine nella Chiesa.
    Per la situazione presente la parola d’ordine fu definita da Papa Paolo IV; si tratta di risalire all’errore del conclave che ha eletto un deviato nella Fede, per riconoscerlo nullo.
    Ecco quanto andava fatto da allora. Purtroppo una «tesi» con pretese accademiche ha operato il contrario: No. Il conclave era canonico, anche se affidando un’apparente autorità a un demolitore della Fede! E questo avrebbe una successione legale anche compiendo opere da anticristo! Esso sarà detto da noi tesisti solo «materialiter» perché non vuol fare il bene della Chiesa; «formaliter» solo se decide si risvegliarsi cattolico!
    Ecco un sofisticato eufemismo davvero invertito poiché il deviato in questione, che poi ha avuto successori sempre più deviati, riteneva «bene della Chiesa» massonizzarla e aggiornarla al modernismo aperto ad ogni nuova teologia e ideologia; fatto inerente al suo/loro «curriculum». Quindi erano promossi per fare «il male della Cristianità e della Chiesa»! Altro fatto, previsto dai Papi, e assodato storicamente alla luce del Magistero, che ha condannato massoneria e modernismo per le opere secondo i loro piani perversi.
    Concludiamo perciò qui parlando dei conclavi della Santa Chiesa.
    I «papabili», cioè la «materia umana» per essere papa non esclude alcun uomo cattolico lucido di mente, perciò anche se sospeso per questioni disciplinari non contrarie alla fede (mai eretico). Per facilità pratica questa scelta si è limitata al Clero romano e poi ai Cardinali, una «elezione primaria» con regola e conseguenze ecclesiastiche.
    La Legge divina, però, anche se sembra invisibile, è quella per cui l’Autorità del Papa è accordata, non dagli elettori, cardinali, o dalla Chiesa, ma immediatamente dal potere di Dio. E poiché questa realtà è invisibile, e la Cristianità non può poggiarsi su incertezze, si assume che l’eletto accolto da tutta la Chiesa, dopo il suo sì all’incarico, è quello che ha ricevuto l’Autorità da Dio. Lo spiega bene il Card. Journet nel suo «l’Église du Verbe Incarné».
    Tutto risolto? Affatto, perché ciò presuppone che l’eletto sia un cattolico e non uno sviato che può essere perfino incosciente di dove porteranno le sue deviazioni, come fu il caso del card. protestantizzante Morone. Ma ancora di più se si tratta di un furbo, malizioso deviato modernista che ha speso la vita in una carriera clericale d’inganno e di spergiuri, come Roncalli. Non lo sapeva, o non ha voluto approfondirlo nemmeno il Cardinale Ottaviani? Sì, ma presto l’ha saputo dalle opere del nuovo «papa». Era tardi? Qui l’errore che il mondo cattolico paga, forse per troppo rispetto degli ordinamenti clericali sul conclave interpretati anche senza mettere la Fede come priorità.
    Molto sopra di queste regole rimane il giudizio divino sul malfatto, perché si preferì dire che il conclave, riunione di uomini, fosse «canonico» e non poteva errare. E, quindi, poiché errore vi fu e spaventoso per la Chiesa, che passò a essere governata da deviati che la portano all’orlo del baratro, l’errore è tacitamente attribuito a Dio che, ignorando le intenzioni nei cuori infedeli di tali eletti, avrebbe attribuito immediatamente a loro il potere per corrompere la Fede!
    Ecco come si deridono gli oracoli sulle devianze della presente ora in cui Roma perse la Fede e divenne sede dell’anticristo.
    Dire che Dio lo permette, è semplicemente falsare la grave questione, poiché se è vero che il Papa dev’essere un fedele proposto dagli uomini, è ancora più vero che è inviato direttamente dal Padre per il vero bene, o, per un papa scarso, almeno per evitare il male della corruzione della Fede per cui è morto in croce il Suo Figlio, adorabile Salvatore. Tra un cattivo papa e uno falso c’è di mezzo proprio la Verità!
    Scusare la spaventosa svista degli uomini di Chiesa nei conclavi dei nostri tempi di perdizione è accusare il Signore di aver più che permesso tali papi, averli promossi.
    Che Dio abbia pietà della nostra generazione di ciechi guidati da ciechi!
    * 12 March, 2015 Letter::
    ‘I recently returned from Rome, where I went to attend the February installation of the new cardinals. But while I was there, something happened- something soul-shaking! that I did not expect! I spoke to Father Gabriel Amorth, the world’s most famous living exorcist. His words shook me a few things ever have! Fr. Amorth told me that we have but a short time left before the chastisements predicted by Our Lady of Fatima begin to rip our world apart in ways we can hardly imagine! How long? Less than 8 months! Fr. Amorth told me that unless the consecration of Russia is performed – as our Lady Asked! – by the end of October, 2015, the dark prophecies of Fatima may well come to pass any day after that! Why did Father Gabriel Amorth tell this to me? So that our Lady’s Apostolate will raise its voice – as never before- to shout the message of Fatima from the Rooftops! And to do this, we must stand together. We must marshal all of our resources, all of our strength and – Wake the world from sleepwalking to its doom! There is no accidents. All is Providence! Fr. Amarth is at 85, still the chief exorcist of Rome. He has performed tens of thousands of exorcisms and written several books on the subject. He was the handpicked successor of Father Candido, his famed saintly predecessor who himself had special spiritual gifts. Father Amorth knows we are in the final battle with satan and the time is short. I have met and spoken to Father Amorth many times over the years. This is the first time he has ever told me in plain language how much time we have left – exactly – before the manifest chastisements of the world could begin!’”

    IL «SEGRETO DI FATIMA» NEL VICOLO DEI MIRACOLI DI RETE 4
    IL «SEGRETO DI FATIMA» NEL VICOLO DEI MIRACOLI DI RETE 4 « www.agerecontra.it
    L’EDITORIALE DEL VENERDI di Arai Daniele
    Tale trasmissione avrebbe potuto essere di grande interesse per la presenza dello scrittore e giornalista Carlo Maria di Pietro, che è partito dalla sua casa, 7 ore di viaggio, per ricordare la cosa principale sul «Terzo Segreto» sul Papa: “… prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i Vescovi Sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni …”. L’assalto più potente mai sferrato da Satana alla Chiesa. Dal ‘Pontefice’ fino all’ultimo dei laici, Satana induce alla sovversione del dogma. L’attacco non è ai corpi, ma alla Chiesa militante. Difatti la lettura antropocentrico wojtyliana del segreto risulta quantomeno di fantasia. Questo messaggio della Madonna di Fatima già nel 1957 rendeva noto in Vaticano quello che sarebbe accaduto poco dopo e che oggi chiamiamo:
    PROBLEMA DELL’AUTORITÀ NELLA CHIESA (dalle elezioni non canoniche a tutto il resto).
    Purtroppo in quel programma si è perso tempo con tante futilità, ma almeno alla fine Di Pietro è riuscito a dire l’ultima parola sulla perdita di spiritualità nella Chiesa; è essa in pericolo. Era invitato in vista del suo studio sul problema sollevato riguardo all’identità di Suor Lucia, sia per il suo aspetto sia per la calligrafia disuguale. Sì, ma la questione principale era sapere perché questo sospetto diffuso proprio nei mezzi più interessati a Fatima? Quale il problema di Suor Lucia? Perché si è contraddetta su quanto aveva rivelato prima, sulla data e sugli avvisi portati dalla Madre di Dio? Perché ha negato l’intervista a Padre Fuentes nel dicembre 1957, pochi mesi prima della morte di Pio XII? Come mai su una questione tanto centrale del Segreto non se ne parla?
    In trasmissione era presente un uomo dello spettacolo, Cecchi Paone, nel ruolo dello scettico, avvocato del diavolo, che però serve a ratificare certe esagerazioni. Fatima autentica, come si può dimostrare, non teme confronti perché è confermata nella realtà. Dice il Paone che il futuro non può essere descritto perché non esiste. Infatti, le profezie di Fatima sono per lo più condizionali e perciò restarono «segrete» poiché quanto previsto è come se il Signore dicesse: se continuate a fare così va a finire certamente male. E nel caso dei Papi di Fatima, Lucia ha scritto: “Per mezzo di una comunicazione intima il Signore mi disse, lamentandoSI: “Non vollero soddisfare la Mia richiesta… come il Re di Francia, si pentiranno e lo faranno, ma sarà tardi. La Russia avrà già sparso i suoi errori per il mondo, provocando guerre e persecuzioni alla Chiesa: Il Santo Padre avrà molto da patire”. Era la conferma di quella comunicazione intima che Lucia aveva riferito al suo Vescovo nell’agosto 1931: “Fa sapere ai Miei ministri che siccome essi hanno seguito l’esempio del Re di Francia nel ritardare l’esecuzione della Mia domanda, lo seguiranno nella disgrazia.”
    Chi sono questi “ministri”? Certamente il Suo Vicario: il Papa, probabilmente pure i vescovi cattolici. Ma dal Papa dipendeva il compimento della domanda. Di fronte a una richiesta-aiuto, di cui si riconosce l’origine divina, tergiversare indica crisi di percezione riguardo ai segni della volontà del Signore, che essi rappresentano con “tutto il potere nel Cielo e nella Terra”. Ancor peggio, indica crisi di fede nel potere della preghiera e della penitenza per ottenere un intervento divino nella Storia, di cui Gesù Cristo è il Signore. Si può allora dire che la crisi nella visione spirituale causa pure sviste nei veri problemi terreni.
    Per quanto riguarda Pio XI, nome risultante nel «Segreto», è inevitabile concludere che egli, non accogliendo l’aiuto soprannaturale di Fatima, non arrivò ad applicare giudizi politici nel segno del principio di Cristo Re, di cui fu il dotto relatore. Quindi, cadde in certe contraddizione nella sua politica dei concordati a oltranza, nell’illusione di risolvere qualcosa nei “dialoghi democratici” coi nemici di Dio. Perciò non ha capito il sostegno dovuto alla lotta dei Cristeros in Messico, come in Francia, con la condanna dell’Action Française, dimostratasi deleteria, e attribuendo troppo valore ai concordati “civilizzatori” in Italia e Germania. In speciale, si è illuso nel tentativo, durato 15 anni (1922-1937), di trattare con un sistema alla fine dichiarato intrinsecamente perverso, con cui ogni collaborazione è impossibile. Tutto ciò riguarda carenza nella fiducia all’aiuto miracoloso ottenibile se gli uomini rendessero gloria a Dio dando ascolto alla richiesta di consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria.
    In quel periodo, pare che l’illusione dell’efficacia della propria azione diplomatica abbia distolto Pio XI di aderire a quest’offerta. Infatti, in occasione della cerimonia di protesta del 19 marzo 1930 a Roma, contro le malefatte comuniste, il Papa, pur conoscendo già l’offerta, evitò di citare e meno ancora ricorrere alla domanda del Messaggio di Fatima.
    Ecco che sette anni dopo, la situazione europea si dimostrò senza uscita umana. I tentacoli del comunismo erano estesi ovunque, soprattutto in Spagna. Molti concordati non erano più rispettati. L’Ucraina cattolica nel 1933 era vittima della “fame programmata” dai sovietici. In Messico la repressione anticattolica era istituzionalizzata dal governo rivoluzionario. Gli orientamenti venuti da Roma erano cambiati, ma ormai inapplicabili; concetti da impartire a vittime, come quelli i Vescovi messicani nel 1937.
    Nel mio libro, di prossima edizione, descrivo la «politica diplomatica» della Santa Sede successiva a San Pio X, che in modo vellutato ha sminuito la sua opera di difesa della Chiesa nella sua Dottrina, anche «politica». L’obiettivo spirituale di una «politica cattolica» non può essere un «optional», ma lo è diventato quando i Papi hanno ignorato l’importanza del segno divino offerto a Fatima.
    E il disastro per il papato è venuto a galoppo con l’avvento dei «papi conciliari», «anticristi in Vaticano», come ha testimoniato Mgr Lefebvre in contatto con la Roma del Vaticano 2. Ed ecco avverati così gli eventi profetizzati da San Paulo (II Tes) sulla scalata del potere nemico al Luogo Santo.
    SULL’AUTENTICITÀ DEL «SEGRETO» PUBBLICATO NEL 2000
    Di fronte alle iniziative, commenti e interpretazioni del Vaticano attuale, concernenti alla terza parte del Segreto di Fatima, vi è un ampio consenso che esse denotano gravi contraddizioni o anche inganni. Comunque, già dall’ignobile trattamento dispensato al Messaggio portato da Maria Santissima, si può desumere la gravità del suo contenuto.
    Molti cattolici lo percepiscono e lo descrivono sollevando pesanti dubbi sull’onestà di tale Roma verso Fatima, dal tempo di Giovanni 23. Costui s’impegnò ad aggiornare la Chiesa, prendendo le distanze dalle profezie di sventure, di modo a preferire i suoi segni dei tempi, che sono quelli amati dal mondo presente. Invece il Messaggio, dopo aver profetizzato guerra e rivoluzione – avvenute, e all’annientamento di varie nazioni, indica la preservazione del «dogma della Fede», come se rimanesse solo in Portogallo. Ciò starebbe a indicare un’apostasia diffusa nel resto del mondo, senza escludere lo stesso Vaticano.
    C’è un evidente rapporto tra gli aggiornamenti dei «papi conciliari» e gli occultamenti del Segreto, che è profezia su questi tempi. L’evidenza di questo rapporto segue l’ordine cronologico. Infatti, tutto ciò è cominciato a manifestarsi con forza poco prima del 1960, tempo in cui la terza parte del Segreto di Fatima andava svelata «perché più chiara». Ora, il dato cronologico di una realtà legata a questa terza parte del Segreto porta i fedeli a mettere nel presente l’avviso precedente di La Salette: «Roma perde la Fede e diventa la sede dell’Anticristo». I Papi recenti prevedevano quest’ora tragica per la Chiesa. A Fatima Nostra Signora consegna ai fedeli la profezia per tale data? Infatti, essa è legata al «Terzo Segreto».
    Giovanni 23 cominciò per censurare il Segno che riconosceva d’origine divina, e i suoi successori lo hanno continuato fino a quando Giovanni Paolo 2º si è appropriato del Segreto di Fatima, a favore del suo culto di vittima nell’attentato della visione. Intanto il mondo clericale è divenuto sempre più indifferente, non solo al Magistero dei Papi, ma agli avvisi divini, come è nell’intervista a P. Fuentes.
    Da tutto ciò spuntano due ipotesi riguardanti la responsabilità del Vaticano attuale riguardo alla visione della 3ª parte del Segreto, del virtuale massacro del papa con tutto il suo seguito:
    1ª- Il testo pubblicato nel 2000 fu falsificato o mutilato in Vaticano, per sostituirlo, e pure suor Lucia con un’altra, che confermasse il falso.
    2ª- Il testo è vero e, infatti, il papa cattolico, guardiano della Verità e della Fede, per confermarla nel mondo, fu virtualmente «eliminato» col suo intero seguito.
    Le due ipotesi puntano al Vaticano: o là ci sono falsari, o là fu «eliminato» il vigilante che impedisce falsità religiose: cioè il papa cattolico col suo seguito fedele. Solo così la Santa Sede poteva aver pubblicato lettere false proposte come visioni trasmesse da Maria Santissima.
    Ad ogni modo, tanto se tale testo è falso – come alcuni pensano – tanto se è autentico – come crediamo, ciò sembra in tal modo macabro, che molti preferirono, da allora, sorvolare sul caso, accusando la falsità, non degli autori dell’eventuale pubblicazione contraffatta del Segreto di Fatima, ma dello stesso testo pubblicato nel 2000, con l’approvazione di Suor Lucia.
    I fatto è che, da molto, questo Vaticano è accusato proprio di contraffazioni dottrinali! Vi sarà un legame tra le due questioni? Naturalmente chi conosce la prima può ritenere possibile anche la seconda. Così si è verificato che proprio negli ambienti tradizionali più legati a Fatima è sorto il sospetto sulla falsità del messaggio pubblicato e perfino della sostituzione della Suora, trovata in contraddizioni.
    L’aiuto per far riconoscere l’autenticità del testo pubblicato e dare una sua spiegazione non può certamente venire in modo diretto dai capi del Vaticano attuale, implicati come sono nella vicenda, ma si manifesta indirettamente nel loro comportamento di fronte al Segreto pubblicato, che non per questo va ritenuto falso. Potrebbero costoro aver mobilitato una squadra di tecnici per falsificare quei fogli e un’altra per sostituire Suor Lucia? Sarebbe troppo! Comunque se l’avessero fatto, avrebbero realizzato un testo e un lavoro più credibile. Invece, si vede che del Segreto ne capiscono poco o niente.
    A questo punto si può pensare che il testo autentico fu rivelato per disegno della divina Provvidenza, che si serve anche della superbia dei potenti per offrire la verità agli uomini di buona volontà, che devono, però applicarsi alla sua decifrazione di quanto pare misterioso secondo la luce della fede, trovando risposte per le seguenti questioni semplici:
    1 – Nella terza parte del Segreto vi sono parole di Maria Vergine?
    Risposta: certamente.
    2 – Seguono la frase “in Portogallo si conserverà sempre il dogma della fede, ecc.”?
    Risposta: sì, perche ciò si dimostra perfettamente logico e fu confermato dalla Suora.
    3 – Qualcosa della terza parte del Segreto era già in quanto pubblicato riguardo alla sua 1ª e 2ª parte?
    Risposta: sì, poiché queste parole essendo le ultime, appartengono necessariamente alla terza parte e concludevano con la promessa del messaggio.
    4 – Ma se tutta questa terza parte doveva rimanere segreta, perché fu allora pubblicata la sua ultima parte insieme alle prime due da Suor Lucia, per diffonderle?
    Risposta: perché Gesù ha fatto sapere alla Suora nel 17 dicembre del 1927 che era da pubblicare tutto quanto si riferiva alla devozione all’Immacolato Cuore di Maria, e ciò è anche chiaramente in quest’ultima parte.
    5 – Se dopo la visione dell’Inferno, la Madonna consolò i pastorelli spaventati di tanto orrore, non avrebbe fatto lo stesso dopo la visione del «massacro papale»?
    Risposta: in verità, le parole finali del Segreto sono di consolazione; sono quelle della sua terza parte che da molti anni si conoscono e sono ripetute per consolarci.
    6 – Alla luce di queste risposte, cosa aiuta a far conoscere l’intera terza parte del Segreto, dalla visione alla sua promessa finale?
    Risposta: la terza parte del Segreto è solo comprensibile collocando la frase sulla fedeltà in Portogallo nel suo posto giusto: essa è la chiave per risolvere le confusioni.
    Ecco che allora tutta la questione risale sui problemi che hanno condizionato e perfino alterato la testimonianza di suor Lucia, che può essere vista, prima come una «sindrome di segretezza» di un’anima semplice e ubbidiente, e poi come trasferimento compulsivo dell’ubbidienza ai superiori e ai «papi conciliari». Ciò a causa del peso di un ambiente religioso conformista di fronte agli aggiornamenti dall’«alto», che non escludeva una certa ingannevole attenzione concessa a Fatima da quei «papi».
    Infatti, perfino Paolo 6º, il cui pensiero seguiva il negazionismo riguardo al «Segreto», secondo il Gesuita Edouard Dhanis (da lui onorato e promosso), è andato a Fatima nel 1967 per commemorare i 50 anni delle apparizioni. Ci andava dopo essere stato all’ONU per anticipare la dichiarazione della «libertà religiosa». Ma che poteva capire Lucia di questi gravi problemi? Capiva solo che Fatima era celebrata dalla massima autorità di Roma.
    E molto di più si dica di quanto ha operato Giovanni Paolo 2 per promuovere il messaggio che ha poi incamerato per indicare il culto al suo personale «martirio».
    Senza decifrare perciò questi condizionamenti della prima testimone di Fatima, Lucia, non si possono dissipare completamente le ombre attorno al «Terzo Segreto» e la realtà attuale. Perché in verità la Suora passò a rappresentare non più che una tipica credente conciliare, né tanto perplessa. È l’orrido effetto sulle anime delle abominazioni irradiate dal Vaticano. Ecco l’importanza di andare a fondo sul mistero della derisione clericale della Profezia della Madonna di Fatima. È ciò che mi propongo fare, per amore alla verità, avendo accumulato elementi adatti a svolgere tale compito.
    Tutto perché Fatima, racchiudendo un inestimabile disegno della Provvidenza per il nostro tempo, è il primo bersaglio del gran nemico di Dio e degli uomini. Se rimane tuttora incompresa e sospesa ciò dipende da questa generazione confusa.”

    Devozioni: Fatima, Lourdes, Guadalupe... - Pagine cattoliche






    Ringrazio Miles e gli rispondo…
    Sulla Messa in Latino col rito tradizionale, il nuvus ordo missae, Mons. Lefebvre, il sedevacantismo, ecc. allora continuiamo a discuterne qui dato che hai aperto apposta una nuova discussione già arricchita da interventi dettagliati ed argomentazioni esposte con notevole serietà:

    Riflessioni varie sul sedevacantismo
    https://forum.termometropolitico.it/...acantismo.html

    Sulla Messa in Latino col rito tradizionale e le varie Chiese in cui viene celebrata:

    Messe in Latino in Italia, nella forma straordinaria del R. Romano + Messale del 1962
    https://forum.termometropolitico.it/...el-1962-a.html

    Completamente d’accordo sulla necessità e validità del buon esempio, se iniziamo ad inginocchiarci in Chiesa noi da soli per primi poi altri ci imiteranno prendendo coraggio a loro volta…
    Ma per restare in tema, cosa ne pensi esattamente degli articoli impressionanti di Arai Daniele sulla
    questione di Fatima, in particolare quello che riporta le affermazioni di Padre Amorth che fa tremare letteralmente, da me sopra riportati e delle varie altre apparizioni della Madonna?
    Come si fa a distinguere - poiché ci sono pure un mucchio di allucinati pseudoprofeti che in ogni luogo del mondo ed epoca storica hanno cercato di accreditare ogni sorta di sensazionalismo mirabolante e fantasia visionaria e la confusione è tanto più grande soprattutto in questi tempi - quelle genuinamente autentiche da quelle spurie e false in modo certo?
    Su tutto il resto ho scritto una sorta di poema su Cattolicesimo, Europa, Indogermani, neopaganesimo e Destra radicale in questi giorni per risponderti, ma per non andare troppo oltre per il momento non lo riporto; in un prossimo futuro aprirò nuove discussioni distinte sui vari temi trattati, ho deciso che ti risponderò meglio ed altrove in seguito…
    Per evitare i miei soliti voli pindarici che possono sembrare sconclusionati e troppo dispersivi, aggiungo solo queste considerazioni…
    C’è da sottolineare che l’intelligenza e la cultura, il potere politico, la nobiltà di sangue e rango, la ricchezza economica, il prestigio sociale e via dicendo sono spesso un veicolo di orgoglio smisurato negli esseri umani e quindi più un ostacolo che altro dal punto di vista cristiano-cattolico…
    È molto più facile per lo scemo del villaggio o per il povero straccione, senza offesa per nessuno dei due, manifestare doti di umiltà dato che sono limitati intellettualmente od economicamente e quindi non hanno neppure motivi per vantarsi di fronte a se stessi e agli altri; invece per i belli, per gli intelligenti, per i nobili, per i potenti, per i ricchi e così via è difficile sottrarsi al peccato di superbia e al delirio di onnipotenza tanto più quanto si trovano in posizione intellettuale-culturale oppure politico-sociale-economica elevata…
    Alla fine paradossalmente è forse più fortunato chi nasce con capacità intellettuali assai limitate, ma in fondo l’handicappato mentale che merito ha di essere semplice ed umile e chi è troppo intelligente è davvero colpevole di non mettere a frutto spiritualmente le doti che gli sono state donate dato che tenderà quasi inevitabilmente a sentirsi superiore agli altri?
    Ci sarebbero poi da considerare per ogni singolo essere umano le attenuanti dovute, oltre che alle condizioni socio-ambientali, all’eredità genetica che si trasmette anche in una certa mentalità e nel carattere…
    Secondo me “meriti” e “demeriti” o “colpe” morali sul piano singolare/personale non possono essere negati ma neppure assolutizzati od esagerati come se noi non fossimo anche il prodotto del nostro retaggio genetico e caratteriale extra-individuale; ecco perché è giusto il principio “non giudicare” frettolosamente gli altri, uno a volte può essere e comportarsi in un certo modo per causa maggiore anche a prescindere dalla propria effettiva volontà…
    Libero arbitrio? Si, ma teniamo conto del peccato originale che ci spinge per debolezza o per superbia a fare cose che magari neppure vorremmo fare e dei vari forti condizionamenti esterni ed interni che quotidianamente subiamo…
    Mi sembra che per queste ragioni ad ogni essere umano dovrebbe essere garantita una buona dose di Misericordia da parte di Nostro Signore e della Madonna…
    Certo è vero che in alcuni casi purtroppo il triste epilogo finale (la "seconda morte" dopo la morte terrena, che Dio ce ne scampi e ci doni la gioia eterna!) sembra già segnato (personalmente non lo augurerei neppure ai miei peggiori nemici e non dovrebbe farlo nessun cristiano, bisogna sperare che tutti o quasi si salvino!), soprattutto per coloro che avevano la possibilità di capire e convertirsi in tempo ma erano troppo superbi e troppo poco umili per farlo, ma non c’è certezza né in un senso né nell’altro per cui non dobbiamo rassegnarci a considerarli perduti a priori e confidiamo fino all’ultimo momento (v. la discussione in rilievo:
    Quelle clamorose conversioni, davvero significativa) nella grande misericordia di Dio e della Madonna comunque…

    Ave Maria!

    Luca, Sursum Corda!
    Ultima modifica di Holuxar; 31-05-15 alle 17:17
    ADDIO GIUSEPPE, amico mio, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    «Réquiem aetérnam dona ei, Dómine, et lux perpétua lúceat ei. Requiéscat in pace. Amen.»

    SURSUM CORDA - HABEMUS AD DOMINUM!!! A.M.D.G.!!!

  3. #33
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    Lightbulb Re: Maggio Mese Mariano…

    Domenica 31 maggio 2015: Oggi Santa Messa alla mia vecchia parrocchia del Cristo dove ho fatto la mia Prima Comunione il 29 maggio 1988…
    Sono ritornato là dopo vent’anni circa, un po’ per nostalgia dato che ho guardato le foto della mia Prima Comunione proprio due giorni fa, recandomi alla prima messa domenicale delle ore 80 ed ho rivisto con una certa emozione anche l’ormai anziano Don Ernesto - ben 65 anni di sacerdozio! Il 65esimo anniversario dell'ordinazione sacerdotale lo festeggia proprio quest'anno! - che da bambino e fino alla prima adolescenza è stato il mio sacerdote…
    29 maggio 2015: è stato appunto l’anniversario della mia Prima Comunione, avvenuta il 29 maggio 1988…È trascorso davvero tanto tempo da allora, trattandosi di un evento di ben 27 anni fa, e mi ricordo poco; ero ancora un bambino, in seguito ho attraversato parecchie fasi di vita e di pensiero diverse parallelamente a varie crisi esistenziali adolescenziali e post-adolescenziali che mi hanno allontanato radicalmente dal cattolicesimo, per poi riavvicinarmi recentemente alla tradizione cattolica adesso che inizio ad avere una certa età…
    Posso dire che ho sentito la mancanza della Messa in Latino col rito tradizionale, dopo tre volte di seguito che ci assistevo riabituarsi a quella nuova è difficile e si sente e vede chiaramente la differenza, però almeno mi sono ricordato dei vecchi tempi…

    Oggi domenica 31 maggio 2015: Ultimo giorno di MAGGIO MESE MARIANO e FESTA DELLA SANTISSIMA TRINITÀ…
    Prego per i miei genitori e familiari, i pochi amici, i vari conoscenti, eventuali nemici e per tutti coloro che ne hanno bisogno.
    Preghiamo tutti per i nostri cari, per la conversione dei peccatori e per il dono di ricevere il perdono divino, così sia!!!

















    Ave Maria!

    Luca, Sursum Corda!
    Ultima modifica di Holuxar; 31-05-15 alle 18:30
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  4. #34
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    Lightbulb Re: Maggio Mese Mariano…

    Oggi 1 giugno 2015: Regalitatis Beatae Mariae Virginis...














    In honorem Regalitatis Beatae Mariae Virginis di Piergiorgio Seveso.
    “Nella festa di Santa Maria Regina (1 giugno 2015)
    In honorem Regalitatis Beatae Mariae Virginis…”


    Radio Spada - Tagliente ma puntuale.

    “1 giugno 2015: Santa Maria Regina (traslata da ieri)
    SANTA MARIA MEDIATRICE CORREDENTRICE REGINA
    Queste sono le tre fulgide gemme che rendono sovranamente bella e potente l'Immacolata Madre di Dio. La Medaglia miracolosa, che affrettò la solenne proclamazione di fede dell'Immacolata Concezione, possa far affrettare i tempi anche per la definizione dei dogmi mariani di Maria Mediatrice, Corredentrice e Regina.
    Non a caso la Medaglia fa brillare queste verità. Tocca a noi non trascurare la lezione e il richiamo così dolce e consolante che essa ci dona: la mia Celeste Mamma Immacolata è anche la mia Celeste Mediatrice, Corredentrice e Regina!
    Ogni grazia viene da Lei
    L'Immacolata con le braccia allargate verso il basso e con una miriade di raggi splendenti che partono dalle sue mani rappresenta in modo luminoso Maria SS. come Mediatrice di tutte le grazie.
    La mediazione universale fa parte della missione materna di Maria SS. verso il genere umano. Questa è una verità che fin dai primi tempi della Chiesa è stata riconosciuta alla Madonna e che speriamo di vedere presto proclamata dogma di fede, come ardentemente desiderava San Massimiliano Maria Kolbe.
    L'Immacolata è la Mediatrice di grazia presso Gesù, unico Mediatore fra Dio e l'uomo. Ella, come Madre nostra, intercede sempre in nostro favore, anche quando noi non ricorriamo esplicitamente e direttamente a Lei. Per questo, oltre che Madre nostra, è anche la "Madre della divina grazia" e tutte le grazie che gli uomini ricevono, tutte, senza eccezione, vengono dal suo Cuore, passano per le sue mani.
    Rileggiamo ora qualche punto della seconda apparizione dell'Immacolata a S. Caterina Labouré, e vedremo come la verità della Mediazione mariana appaia certa e luminosa.
    "Ella aveva gli occhi rivolti al cielo, e il suo volto diventò risplendente, mentre presentava il globo a Nostro Signore": ecco una Mamma, bella di una bellezza inesprimibile, che prega e intercede per noi, figli che Ella ama.
    "Tutto ad un tratto le sue dita si ricoprirono di anelli, ornati di pietre preziose... le quali gettavano dei raggi, gli uni più belli degli altri... Mentre io ero intenta a contemplarla, la Santissima Vergine abbassò gli occhi verso di me, ed una voce si fece intendere che mi disse queste parole "Questo globo che vedi rappresenta tutto il mondo... la Francia... e ciascuna persona in particolare". Io qui non so ridire ciò che provai e ciò che vidi, la bellezza e lo splendore dei raggi sfolgoranti ! ... e la Vergine SS. aggiunse "Sono il simbolo delle grazie che io spargo sulle persone che me le domandano", facendomi così comprendere quanto è dolce pregare la SS. Vergine e quanto Ella è generosa con le persone che La pregano; quante grazie Ella accorda alle persone che gliele cercano, quale gioia Ella prova nel concederle...".
    "Chiedimi quanto vuoi..."
    Ci pensiamo mai che ogni momento la Madonna sta in questo atteggiamento di supplica e di dono per noi? Non ricordiamo quello che la Madonna fece a Cana? Lei sola si accorse che era venuto a mancare il vino. E con tanta sollecitudine e dolcezza lo disse a Suo Figlio Gesù; "Non hanno più vino" (Gv 2,3). Gesù guardò in fondo agli occhi di quella Mamma Sua e nostra, sentì la tenerezza di quel Cuore così simile al Suo, e fece il miracolo, il Suo primo miracolo, cambiando l'acqua in vino, in anticipo con l'ora stabilita da Dio! (Gv 2,4). Veramente la Madonna è "Onnipotente per grazia".
    Lei tutto può, perché sta tra Dio e l'uomo, essendo donna ed essendo Madre di Dio. Ah, quale gioia per noi avere una simile Madre!
    Il Papa Pio IX scrisse che la Madonna, con la Sua dignità di Madre e Regina, stando alla destra di Gesù "ottiene ciò che domanda, né può restare inesaudita".
    E il numero sterminato di grazie che la Medaglia miracolosa ha ottenuto agli uomini è la conferma più certa di questa consolantissima verità.
    La nostra Corredentrice
    Ma perché Maria è stata da Dio elevata a questo ufficio di Tesoriera di tutte le grazie?
    Perché Ella con le sue sofferenze è stata da Dio associata a Gesù per salvare gli uomini; Ella cioè è la Corredentrice del genere umano.
    Afferma S. Pio X nell'Enciclica "Ad diem illum" del 2 febbraio 1904 "Da questa comunione di dolori e di volontà tra Cristo e Maria, meritò Ella di divenire degnissimamente la Riparatrice del mondo perduto, e quindi la Dispensatrice di tutti i doni che Gesù ci procurò con la morte e con il sangue".
    Anche questa verità della Corredenzione di Maria SS. La troviamo espressa nella Medaglia miracolosa. Guardiamone il rovescio: la lettera M, monogramma di Maria, sormontata da una croce; al di sotto, il Sacro Cuore di Gesù coronato di spine e il Cuore Immacolato di Maria, trafitto da una spada.
    C'è qui in compendio tutta la dottrina della Corredenzione di Maria.
    Pensiamo al Calvario Gesù sulla Croce, Maria ai piedi della Croce, uniti indissolubilmente nell'offerta del loro sacrificio che ha redento il mondo. Come ad Eva, così a Maria, nuova Eva, Dio disse: "Tu partorirai nel dolore" (Gn 3,6). Nel dolore infatti la Madonna partorì noi alla vita della grazia. Partorì nel dolore del Suo Cuore trafitto dalla spada della Passione e Morte del Figlio.
    Quanto è profondo dunque il significato di quei due Sacri Cuori effigiati sul rovescio della Medaglia!
    "Sono ebreo di razza"
    La Madonna quindi è Corredentrice e perciò stesso Mediatrice universale di tutte le grazie, come insegna San Pio X. E soprattutto per la grazia delle grazie, ossia la salvezza finale, rivolgiamoci alla Divina Corredentrice: Ella sa fare di ogni peccatore un giusto, di ogni redento un Santo.
    Ci conforti il racconto di una della tante conversioni operate dalla Madonna per mezzo della Medaglia miracolosa.
    Riportiamo l'episodio dalla vita di San Massimiliano M. Kolbe.
    Durante la degenza nel sanatorio di Zakopane, egli non pensò certamente di starsene inerte. Proprio lui amava ripetere ai suoi confratelli "Non possiamo dormire fino a quando una sola anima resterà sotto il dominio di satana". Per cui, anche ammalato a Zakopane, si diede da fare.
    Tra l'altro ogni giovedì teneva una conferenza ai giovani studenti atei del sanatorio. Dopo pochi giovedì, quattro di essi si convertirono.
    Soltanto uno, tra i più giovani, pur seguendo attentamente le conferenze del Santo, mostrava di non avere a che fare con lui, allontanandosi immediatamente alla fine di ogni riunione.
    Ma un giovedì si avvicinò e gli disse "Vorrei salutarla, padre; è l'ultima volta che ci vediamo. Le mie condizioni si sono aggravate, non potrò lasciare il letto, è la fine...".
    Poi gli confidò
    -Sono ebreo di razza e di religione.
    -Verrò a trovarti.
    -Impossibile, lei lo sa, è proibito far visita agli ammalati gravi.
    -Verrò lo stesso.
    Ed infatti non solo ci andò, ma lo battezzò, gli diede la S. Comunione, gli impartì l'Unzione degli infermi e poi gli mise al collo la Medaglia miracolosa.
    -Sei contento? ... Dimmi, che cosa ti turba ancora, ragazzo?
    -La mamma... L'arrivo della mamma.
    Sua madre era un'ebrea fanatica.
    -Non temere sarai già in Paradiso quando arriverà.
    Infatti il giovane morì alle 11, mentre la mamma arrivò soltanto a mezzogiorno. E quando venne, fece un gran baccano a causa della conversione del figlio. Immediatamente gli strappò dal petto la Medaglia miracolosa e cacciò in cattivo modo San Massimiliano.
    -Ma, post factum...-, commentava il Santo raccontando l'episodio al fratello fra' Alfonso.
    La nostra Regina
    Un'ultima importante verità ci viene insegnata dalla Medaglia miracolosa la Regalità di Maria Santissima.
    La Madonna, nell'apparizione del 27 novembre 1830 a S. Caterina Labouré, poggia vittoriosamente i suoi piedi sul globo, e sembra dirci anche Ella come Gesù Re Divino "Non abbiate timore, io ho vinto il mondo!" (Gv 16,33).
    Inoltre, l'Immacolata tiene fra le mani un altro globo più piccolo che offre a Dio Padre. Se è vero che si può offrire solo ciò che e proprio, Maria può offrire a Dio il mondo perché esso Le appartiene, essendo stata costituita Regina dell'universo.
    Infine, le dodici stelle impresse sul retro della Medaglia, indicano i Santi e in genere tutte le anime che per effetto della sua materna protezione, circondano ora il Suo trono regale lassù in cielo.
    In particolare, nelle dodici stelle si è voluto vedere simboleggiare i dodici apostoli, ossia le colonne della Chiesa stessa, che glorifica in Maria SS. la sua Divina Madre, la Madre di Cristo Capo e del Corpo mistico di Cristo.
    Guardando la Medaglina, quindi, possiamo richiamare alla mente il "segno prodigioso" della Donna dell'Apocalisse, che S. Giovanni vide avanzarsi vestita di sole, con la luna sotto i piedi e con il capo coronato da dodici stelle (Ap 12,1).
    E quale gioia non deve infondere nei nostri cuori questa sublime verità? Noi siamo i fortunati figli di una Madre onnipotente e misericordiosa, bellissima e gloriosissima, tutta amore e splendore, Madre di Dio e dell'umanità, Regina della terra e del Paradiso.”

    https://www.facebook.com/rrradiospada?fref=nf

    https://www.facebook.com/media/set/?...3061058&type=1



    “Il 1 giugno 1846 muore Papa Gregorio XVI Cappellari, Sommo Pontefice.”

    “1 giugno 2015: Sant'Angela Merici, vergine
    Nacque a Desenzano del Garda verso il 1470. indossò l'abito del Terzo Ordine di San Francesco e radunò intorno a se gruppi di ragazze che educava nelle opere di carità. Nel 1535 fondò a Brescia l'Istituto femminile di sant'Orsola, finalizzato allo scopo di istuire alla vita cristiana le ragazze povere. Morì il 24 gennaio 1540 a Brescia. Fu beatificata nel 1768 da Papa Clemente XIII e canonizzata nel 1807 da Papa Pio VII.
    Dal "Testamento spirituale" di sant'Angela Merici
    Trattiamo con soavità come Dio
    Mie carissime madri e sorelle in Gesù Cristo, sforzatevi, coll'aiuto della grazia, di acquistare e conservare in voi tale intenzione e sentimento buono, da essere mosse alla cura e al governo della Compagnia solo per amore di Dio e per lo zelo della salute delle anime. Se tutte le vostre opere saranno così radicate in questa duplice carità, non potranno portare se non buoni e salutieri frutti. Perciò dice il Salvator nostro: "Un albero buono non può produrre frutti cattivi" (Mt 7, 18) come volesse dire che il cuore, quando è informato alla carità, non può produrre se non buone e sante opere. Onde ancora diceva sant'Agostino: Ama e fà quel che vuoi, come se dicesse chiaramente: La carità non può peccare.
    Vi supplico ancora di voler ricordare e tenere scolpite nella mente e nel cuore tutte le vostre figliuole ad una ad una; e non solo i loro nomi, ma ancora la condizione e indole e stato ed ogni cosa loro. Il che non vi sarà cosa difficile, se le abbraccerete con viva carità. Anche le madri secondo la carne, se avessero mille figliuoli, tutti se li terrebbero nell'animo totalmente fissi ad uno ad uno, perché così opera il vero amore. Anzi pare che, quanti più ne hanno, tanto più cresca l'amore e la cura particolare per ciascuno. Maggiormente le madri secondo lo spirito possono e devono far questo, perché l'amore secondo lo spirito é, senza confronto, molto più potente dell'amore secondo la carne. Dunque, mie carissime madri, se amerete queste nostre figliuole con viva e sviscerata carità, sarà impossibile che non le abbiate tutte particolarmente impresse nella memoria e nel cuore.
    Impegnatevi a tirarle su con amore e con mano soave e dolce, e non imperiosamente né con asprezza; ma in tutto vogliate esser piacevoli. Ascoltate Gesù Cristo che raccomanda: "Imparate da me che sono mite e umile di cuore" (Mt 11, 29); e di Dio si legge che "governa con bontà eccellente ogni cosa" (Sap 8, 1). E ancora Gesù Cristo dice: il mio giogo é dolce e il mio carico leggero" (Mt 11, 30). Ecco perché dovete sforzarvi di usare ogni piacevolezza possibile. Soprattutto guardatevi dal voler ottenere alcuna cosa per forza: poiché Dio ha dato ad ognuno il libero arbitrio e non vuole costringere nessuno, ma solamente propone, invita e consiglia. Non dico però che alle volte non si debba usare qualche riprensione ed asprezza a tempo e luogo secondo l'importanza, la condizione e il bisogno delle persone, ma solamente dobbiamo essere mosse a questo dalla carità e dallo zelo delle anime.”


    Santo del giorno - Santo del giorno
    “Lunedì 1 Giugno 2015 San Giustino Dal Martirologio
    Memoria di san Giustino, martire, che, filosofo, seguì rettamente la vera Sapienza conosciuta nella verità di Cristo: la professò con la sua condotta di vita e quanto professato fece oggetto di insegnamento, lo difese nei suoi scritti e testimoniò con la morte avvenuta a Roma sotto l’imperatore Marco Aurelio Antonino. Infatti, dopo aver presentato all’imperatore la sua Apologia in difesa della religione cristiana, fu consegnato al prefetto Rustico e, dichiaratosi cristiano, fu condannato a morte.”







    I sette dolori e gioie di S. Giuseppe - Radio Spada

    “I sette dolori e gioie di S. Giuseppe.
    1. San Giuseppe, per il dolore e la gioia che provasti in occasione della maternità di Maria Vergine, assistimi paternamente in vita e in morte.
    Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre.
    2. San Giuseppe, per il dolore e la gioia che provasti in occasione della nascita di Gesù Bambino, assistimi paternamente in vita e in morte.
    Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre.
    3. San Giuseppe, per il dolore e la gioia che provasti in occasione della circoncisione di Gesù Bambino, assistimi paternamente in vita e in morte.
    Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre.
    4. San Giuseppe, per il dolore e la gioia che provasti in occasione della profezia di Simeone, assistimi paternamente in vita e in morte.
    Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre.
    5. San Giuseppe, per il dolore e la gioia che provasti in occasione della fuga in Egitto, assistimi paternamente in vita e in morte.
    Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre.
    6. San Giuseppe, per il dolore e la gioia che provasti in occasione del ritorno dall’Egitto, assistimi paternamente in vita e in morte.
    Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre.
    7. San Giuseppe, per il dolore e la gioia che provasti in occasione dello smarrimento e ritrovamento di Gesù nel tempio, assistimi paternamente in vita e in morte.
    Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre."






    Don Leonardo Maria Pompei

    Don Leonardo Maria Pompei: Maria mite e umile di cuore
    Maria mite e umile di cuore
    LA MITEZZA DI MARIA
    La mitezza sorella gemella dell’umiltà.”
    Don Leonardo Maria Pompei: La pazienza ci porta in cielo



    http://3.bp.blogspot.com/-qFBLB4GYDl...ma%2BMaria.jpg
    http://www.agerecontra.it/public/pre...015/05/mbc.jpg
    http://www.lodeate.it/wp-content/upl...-preghiera.jpg
    http://www.telerofrano.com/trepuntoz...atima-rofr.png
    http://www.lasacrafamiglia.it/wp-con...o-di-maria.jpg








    Ave Maria!
    Christus vincit! Christus regnat! Christus imperat! Christus heri, hodie et semper!

    Luca, Sursum Corda!
    Ultima modifica di Holuxar; 01-06-15 alle 20:22
    ADDIO GIUSEPPE, amico mio, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
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  5. #35
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    Lightbulb Re: Maggio Mese Mariano…

    Domenica 14 giugno 2015: oggi sono stato alla Messa tradizionale tridentina in latino insieme ai miei genitori, i quali sono ormai completamente abituati a quella in italiano col nuovo rito; praticamente non vi assistevano più da quando erano bambini ed adolescenti, ma almeno per questa volta hanno voluto venirci per vederla coi loro occhi e sperimentarla di persona dato che io ne faccio gli elogi…
    Mi sento davvero di consigliarne la frequentazione a tutti coloro che hanno la possibilità di recarvisi, per me è l’unica Messa che attraverso i suoi riti e la sua liturgia permette davvero di percepire il senso del sacro ed il Mistero…
    Magnifici anche in questa festa domenicale i canti gregoriani, un’apoteosi della maestosità…
    L’omelia del sacerdote è stata significativa come al solito, ha parlato in generale della pecorella smarrita e della conversione dei peccatori citando niente di meno che il caso personale eclatante di John Wayne, si il celebre attore dei film western e prototipo del Wasp proprio lui…Che un anno prima di morire, grazie all’incontro con una suora, si è fatto battezzare ed è morto da cattolico…Conoscevo già la sua vicenda, l’avevo letta su alcuni siti cattolici tempo fa, ma mi ha emozionato sentirla raccontare dal celebrante…
    Pure domenica scorsa, per il Corpus Domini, sono stato alla messa tradizionale in latino ("Vetus Ordo Missæ") per la solennità del “Corpus Domini”, magnifica cerimonia con fior di canti gregoriani ancora più delle altre volte...
    Mi sono ormai recato diverse volte, le prime due insieme al forumista Miles, alle Messe in Latino in Italia, nella forma straordinaria del R. Romano + Messale del 1962…
    La mia netta preferenza va a questa, la Messa tridentina, latino-gregoriana o di San Pio V che dir si voglia. La messa tradizionale è sobria e solenne al tempo stesso, per cui continuo a consigliarvi di andarci se ne avete la possibilità, ne vale la pena fidatevi...


    Messe in Latino in Italia, nella forma straordinaria del R. Romano + Messale del 1962
    https://forum.termometropolitico.it/...el-1962-a.html

    “Una Vox” segnala tutte le messe tradizionali in rito romano antico o latino/gregoriano:

    La Santa Messa Tradizionale: luoghi e orari
    Libretto: Tutte le SS Messe in Italia
    http://www.unavox.it/PDF/Opuscoli/SS...a_12.08.28.pdf
    SANTE MESSE CELEBRATE IN ITALIA
    SANTE MESSE CELEBRATE IN ITALIA DAI SACERDOTI DELLA Fraternità Sacerdotale San Pio X
    SANTE MESSE CELEBRATE IN ITALIA DAI SACERDOTI DELLO Istituto Mater Boni Consilii
    “Le SS. Messe la cui celebrazione ha avuto inizio prima della pubblicazione del
    Motu Proprio Summorum Pontificum cura non hanno alcun contrassegno;
    Le SS. Messe la cui celebrazione ha avuto inizioni dopo la pubblicazione del
    Motu Proprio Summorum Pontificum cura sono contrassegnate con (SPc).
    Le SS. Messe la cui celebrazione ha avuto inizio nel mese in corso sono contrassegnate con (nuova).”




    Christus heri, hodie et semper!





    Radio Spada - Tagliente ma puntuale
    “14 giugno 2015: Domenica infra l'Ottava del Sacro Cuore (III dopo Pentecoste)
    Nella maggior parte delle chiese di Francia ha luogo oggi la seconda Processione del Santissimo Sacramento, così come la prima si era celebrata nella Domenica precedente. In parecchi luoghi vi è anche l'usanza di cantare in questo stesso giorno la Messa solenne del Sacro Cuore, alla quale molti fedeli non potrebbero assistere il giorno stesso della festa.
    La Messa di questo giorno è precisamente quella della terza Domenica dopo la Pentecoste. Gli ultimi decreti romani l'hanno assegnata, senza possibilità di spostamento, alla Domenica fra l'Ottava del Sacro Cuore.
    Sarà facile notare come i testi di questa Messa della terza Domenica dopo la Pentecoste si adattino con facilità e naturalezza alla memoria della festa del Sacro Cuore di Gesù, al punto da sembrare che siano stati composti per essa.
    MESSA
    L'anima fedele ha visto chiudersi nella sacra Liturgia la successione dei misteri del Salvatore. Lo Spirito Santo è disceso per sostenerla in quest'altra parte del ciclo, nella quale non si svolgerà più davanti ad essa che la feconda semplicità della vita cristiana. Egli la istruisce e la forma sui dati del Maestro divino risalito al cielo. E innanzitutto le insegna a pregare. Poiché la preghiera, diceva il Signore, dev'essere di tutti i giorni e di tutti gli istanti (Lc 18,1), eppure noi non sappiamo né ciò che è necessario chiedere, né come convenga farlo. Ma lo sa Colui che aiuta la nostra debolezza, e chiede in noi e per noi con gemiti inenarrabili (Rm 8, 26).
    EPISTOLA (1Pt 5,6-11). - Carissimi: Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinché egli vi esalti nel tempo della visita; e gettate in lui ogni vostra ansietà, perché Egli ha cura di voi. Siate sobrii e vegliate, perché il diavolo, vostro avversario, come leone ruggente vi gira intorno, cercando chi divorare; resistetegli forti nella fede, sapendo che i vostri fratelli dispersi nel mondo soffrono gli stessi vostri patimenti. Ma il Dio d'ogni grazia, il quale ci ha chiamati in Gesù Cristo all'eterna sua gloria, con un po' di patire vi perfezionerà, vi conforterà, vi confermerà. A lui la gloria e l'impero nei secoli dei secoli. Così sia.
    Le prove e il loro merito.
    Le miserie di questa vita sono la prova che Dio fa subire ai suoi soldati, per giudicarli e classificarli nell'altra secondo il loro valore. Sicché tutti, in questo mondo, hanno la loro parte di sofferenze. La gara è aperta, la battaglia ingaggiata; l'Arbitro guarda e giudica: presto darà la sentenza sui diversi meriti dei combattenti, e li chiamerà dalle fatiche dell'arena al riposo del trono su cui siede egli stesso. Beati allora quelli che, riconoscendo la mano di Dio nella prova, si saranno chinati sotto quella mano potente con amore e con fiducia! Contro queste anime forti nella fede, il leone ruggente non avrà potuto prevalere. Sobri e vigilanti nella vita del loro pellegrinaggio, senza atteggiarsi a vittime, sapendo bene che tutto soffre quaggiù, avranno unito con letizia le loro sofferenze a quelle di Cristo, e trasaliranno nella manifestazione eterna della sua gloria che sarà anche la loro eredità per i secoli senza fine.
    VANGELO (Lc 15,1-10). - In quel tempo: I pubblicani ed i peccatori si accostavano a lui per udirlo, e ne sussurravano i Farisei e gli Scribi col dire: Costui accoglie i peccatori e mangia con essi. Ed egli prese a dir loro questa parabola: Chi di voi se ha cento pecore, e ne perde una, non lascia le altre novantanove nel deserto e non va dietro a quella perduta finché non la ritrovi ? E come l'ha ritrovata, se la mette tutto allegro sulle spalle; e giunto a casa, chiama gli amici e vicini e dice loro: Rallegratevi meco perché ho ritrovato la mia pecorella smarrita ! Così vi dico, si farà più festa in cielo per un peccatore pentito, che per novantanove giusti i quali non han bisogno di penitenza. Or qual donna, se ha dieci dramme e ne perde una, non accende la lucerna e non spazza la casa e non cerca attentamente finché l'abbia trovata? E, trovatala, chiama le amiche e le vicine, dicendo: Rallegratevi meco, ché ho trovato la dramma perduta. Così, vi dico, si fa festa dinanzi agli Angeli di Dio per un peccatore pentito.
    Il premio delle anime.
    La parabola della pecorella ricondotta all'ovile sulle spalle del Pastore era cara ai primi cristiani; la si trova raffigurata dappertutto nei monumenti dei primi secoli. Essa ci ricorda il Signore Gesù che or ora risaliva trionfalmente in cielo portando con sé l'umanità perduta e riacquistata. "Chi è infatti il Pastore della nostra parabola - esclama sant'Ambrogio - se non Cristo che ti porta nel suo corpo e ha preso su di sé i tuoi peccati? Quella pecora è una per il genere, non per il numero. Ricco Pastore, di cui tutti noi formiamo la centesima parte del gregge! Poiché egli ha gli Angeli, gli Arcangeli, le Dominazioni, le Potestà, i Troni e il resto, innumerevoli greggi che ha lasciati sui monti per correre dietro alla pecora smarrita" (Comm. su san Luca, VII).
    La parabola della dracma perduta e ritrovata espone, in una forma ancora più familiare e simpatica, questa stessa dottrina che è veramente al centro dell'insegnamento del Salvatore. È per i peccatori che il Verbo si è incarnato, e per far loro conoscere il suo amore ha voluto un cuore di carne, e ha voluto che si sapesse come uno dei suoi maggiori gaudi consistesse nel ritrovare un'anima perduta. Di questo gaudio egli rende subito partecipi i suoi amici del Cielo: vuole che tutti lo provino. Anche noi su questa terra abbiamo diritto a condividerlo: come potrebbero, quelli che amano il Sacro Cuore e si uniscono a tutti i suoi sentimenti, rimanere estranei a simile felicità? Ma, tornando su noi stessi, uniremo al gaudio e alla lode che essa produce un sentimento di profonda gratitudine, dicendo con san Giovanni Eudes: "Che cosa ti renderò, o mio Salvatore; e che farò per amor tuo, giacché tu mi hai tratto fuori dagli abissi dell'inferno ogni qualvolta vi sono caduto con i miei peccati o vi sarei caduto se la carità del tuo Cuore dolcissimo non me ne avesse preservato!?" [1].
    PREGHIAMO
    O Dio, protettore di coloro che sperano in te e senza il cui aiuto niente è stabile e santo, moltiplica su di noi la tua misericordia, affinché, sotto il tuo governo e la tua guida, passiamo attraverso i beni della terra senza perdere di mira quelli eterni.
    [1] Coeur admirable, l. XII, p. 246.
    da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste, trad. it. L. Roberti, P. Graziani e P. Suffia, Alba, 1959, p.
    420-422.”

    “14 giugno 2015: memoria di San Basilio Magno, vescovo, confessore e dottore della Chiesa.
    S. Basilio nacque nel 330 a Cesarea di Cappadocia da genitori santi. Di buona educazione letteraria e di egregie virtù, prese a condurre vita di eremitica, ma nel 370 fu fatto vescovo della sua città. Il tema che ricorreva più spesso e con più forza era quello della carità, dell’aiuto ai fratelli bisognosi. Lottò contro gli Ariani e scrisse eccellenti opere, specialmente le regole monastiche che ancor oggi sono seguite da moltissimi monaci orientali. Morì povero, come era vissuto, nell’anno 379. Tra i primi e più preziosi amici di S. Basilio, notiamo san Gregorio Nazianzeno: essi si stimolavano a vicenda alla pratica delle virtù e all’acquisto della scienza.”





    Il 13 giugno è stata la festa di sant'Antonio di Padova, in Portogallo noto come António de Lisboa (Fernando Martins de Bulhões, Lisbona, 15 agosto 1195 – Padova, 13 giugno 1231) e patrono della parrocchia di Fatima…
    13 giugno 2015…



    LE APPARIZIONI DELLA VERGINE A FATIMA
    “Seconda apparizione (13 giugno) - È la festa di sant'Antonio, il patrono della parrocchia di Fatima. Dopo la santa Messa i ragazzi accompagnati da una quarantina di persone, che avevano udito delle apparizioni, si dirigono sul luogo di grazia.
    Il testo essenziale di questa apparizione si riferisce alla missione affidata a Lucia:
    «"Cosa desiderate da me?", le domandai (scrive Lucia).
    "Io vorrei che voi il 13 del prossimo mese ritornaste in questo luogo, che tutti i giorni recitiate il santo Rosario. Vi dirò poi più precisamente cosa desidero da voi".
    "Vi prego per la guarigione di un malato". "Se si converte sarà guarito in quest'anno". "Io vorrei pregarvi di prenderci con voi nel Cielo".
    "Sì, verrò presto a prendere Giacinta e Francesco. Ma tu dovrai restare quaggiù più a lungo. Gesù vuole servirsi di te per farmi conoscere e amare. Vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato. A chi la praticherà prometto la salvezza. Queste anime saranno predilette da Dio e come fiori saranno collocate da me dinanzi al suo trono".
    Da quel giorno sentimmo nascere nel nostro cuore un fortissimo amore per il Cuore Immacolato di Maria».
    A casa i veggenti sono trattati dai loro genitori come bugiardi e perfino picchiati. Sulla sua tristezza e amarezza profonda per questo trattamento e per essere considerata a tutti costi come bugiarda, Lucia così scrive:
    «Ricordandomi dei tempi passati mi domandavo: "Dov'è l'amore che la mia famiglia mi mostrava solo poco tempo fa?". La mia unica consolazione erano le lacrime che versavo dinanzi al Signore, Gesù Cristo, quando gli offrivo il mio sacrificio espiatorio. In questo giorno di pro*fonda tristezza vidi la SS. Madre del Cielo che mi disse: "Tu soffri molto? Non perdere il coraggio! Non ti abbandonerò mai. Il mio Cuore Immacolato sarà il tuo rifugio e la via che ti guiderà a Dio".
    Quando Giacinta mi vide piangere mi consolò dicendomi: "Non piangere. Questi sono certamente i sacrifici che Dio ci manda e di cui ci parlò l'Angelo. Tu soffri per adempiere al tuo compito espiatorio e convertire i peccatori"».”


    IL SACRO CUORE DI GESÙ A PARAY-LE-MONIAL ACCANTO ALL’IMMACOLATO CUORE DI MARIA A FATIMA L’EDITORIALE DEL VENERDI di Arai Daniele
    IL SACRO CUORE DI GESÙ A PARAY-LE-MONIAL ACCANTO ALL?IMMACOLATO CUORE DI MARIA A FATIMA « www.agerecontra.it
    Nel campo devozionale c’è un collegamento tra Fatima e Paray-le-Monial. Il Patriarca di Lisbona, cardinale Cerejeira, nel tempo della Chiesa Cattolica, ha ricordato il nesso tra le due grandi devozioni. Dopo aver testimoniato che Fatima rappresentava quella necessaria “esplosione del soprannaturale nella storia”, aggiungeva: “Per me, la missione di Fatima nel mondo è simile a quella di Paray-le-Monial. Quello che Paray-le-Monial è stato per la devozione al Sacro Cuore di Gesù, Fatima sarà per la devozione al Cuore Immacolato di Maria”.




    Radio Spada - Tagliente ma puntuale

    “13 giugno 2015: sabato infra l'Ottava del Sacro Cuore
    Il 13 giugno 1003 Papa Giovanni XVII (o XVIII) viene intronizzato.
    13 giugno 2015: Sant'Antonio da Padova, confessore e dottore della Chiesa
    Il Santo, che ha vissuto in Italia solo alcuni anni della sua vita conclusasi a Padova, è di origine portoghese. Gli ha infatti dato i natali intorno al 1195 Lisbona, in Portogallo. Antonio era figlio di Martino, nobile che la tradizione vuole della famiglia dei Bulhoes y Taveira de Azevedo - da noi chiamati più semplicemente i Buglioni - che annoverava tra i suoi membri il prode Goffredo, condottiero della prima crociata.
    Quindicenne, Fernando (con tale nome era stato battezzato) entrò fra i canonici regolari di sant'Agostino, a Lisbona prima e poi a Coimbra. Di intelligenza acuta e brillante, in pochi anni riuscì a immagazzinare tanta cultura teologica, scientifica e soprattutto biblica da meritarsi in seguito il titolo di "Arca del testamento". Gli studi non riuscirono però ad appagare le aspirazioni del suo animo generoso. Il giovane canonico trova la sua strada il giorno in cui a Lisbona approdarono le salme, di cinque frati francescani martirizzati nel Marocco. Decise allora di seguirne le orme entrando tra i francescani di Coimbra con il nome di frate Antonio.
    Si era recato in Marocco per coronare la propria vita con il martirio, ma misteriose febbri lo obbligarono a tornare in patria. Durante il viaggio una tempesta lo fece naufragare sulle coste della Sicilia, presso Milazzo. Risalì quindi l'Italia, in compagnia di altri frati, diretti ad Assisi dove si svolgeva il Capitolo generale poi detto "delle stuoie". Era il 1221. Nella cittadina umbra Antonio conobbe Francesco, il quale qualche tempo più avanti, ammirato dalla sua profonda dottrina, lo chiamerà "mio vescovo".
    Ad Assisi il frate portoghese venne destinato al convento-romitorio di Montepaolo, vicino a Forlì, dove rimase per qualche tempo alternando preghiere, lavoro e studio. Una predica improvvisata, in occasione di un'ordinazione sacerdotale (era venuto a mancare il predicatore ufficiale), impose all'attenzione di tutti la profonda cultura, la capacità oratoria, e la ricchezza interiore di frate Antonio. All'indomani, lasciato l'eremo di Montepaolo, il frate era già sulle strade polverose dell'Italia settentrionale e della Francia, missionario itinerante e predicatore, ad annunciare il messaggio evangelico e francescano, contro le labili costruzioni degli eretici che avevano infestato quelle regioni. Nella eretica Rimini, che rifiutava di ascoltare la Parola di Dio, egli andò a predicare ai pesci che lo accolsero sulla riva. In altre città eccolo sfidare gli eretici inducendo una mula, tenuta a digiuno per giorni, ad inginocchiarsi di fronte all'ostia consacrata, mentre alle sue froge giungeva invitante il profumo d'un bel mucchio di biada.
    Tornato in Italia, si stabilì a Padova, dove proseguì la sua attività di Predicatore.
    Celebre un suo quaresimale, tenuto a Padova alcuni mesi prima di morire, e un coraggioso quanto sfortunato incontro con il feroce tiranno Ezzelino da Romano, dal quale era andato a perorare la liberazione di alcuni prigionieri tenuti barbaramente segregati nelle celle del suo palazzo.
    Negli ultimi tempi, spossato dalla fatica e dalla malattia (soffriva per le conseguenze delle febbri malariche) accettò l'invito di un amico, il conte Tiso di Camposampiero, a recarsi nel convento di quella cittadina, immerso nella quiete della campagna, per riposarsi. A Camposampiero, Antonio si era fatto costruire dall'amico conte tra i rami fronzuti di un noce una piccola cella, dove si ritirava a pregare. Ma quella solitudine fu infranta dagli ammiratori che, scoperto il nascondiglio segreto, si recavano in massa a chiedergli il conforto della parola.
    Nella tarda primavera del 1231, Antonio fu colto da malore. Deposto su un carro trainato da buoi, venne trasportato a Padova, dove aveva chiesto di poter morire. Giunto però all'Arcella, un borgo della periferia della città, la morte lo colse. Spirò mormorando: "Vedo il mio Signore". Era il 13 giugno. Aveva 36 anni.
    Il Santo venne sepolto a Padova, nella chiesetta di santa Maria Mater Domini, il rifugio spirituale del Santo nei periodi di intensa attività apostolica. Un anno dopo la morte, la fama dei tanti prodigi compiuti convinse Gregorio IX a bruciare le tappe del processo canonico e a proclamarlo santo. La Chiesa ha reso giustizia alla sua dottrina, proclamandolo nel 1946 di «dottore della chiesa universale».”




    12 giugno 2015: Sacro Cuore di Gesù…




    https://forum.termometropolitico.it/672119-corpus-domini.html


    “Venerdì 12 Giugno 2015 San Leone III Dal Martirologio
    A Roma presso san Pietro, san Leone III, papa, che conferì a Carlo Magno, re dei Franchi, la corona del Romano Impero e si adoperò con ogni mezzo per difendere la retta fede e la dignità divina del Figlio di Dio.”


    https://www.facebook.com/rrradiospad...472065249128:0
    “12 giugno 2015: FESTA DEL SACRO CUORE DI GESÙ
    Oggi la Chiesa ci propone di onorare con un culto speciale il Cuore sacratissimo di Gesù di cui il sacramento ci ha già rivelato l'immensa tenerezza. E per stimolarci ad onorare quel Cuore divino con maggior rispetto e devozione, Pio XI ha elevato questa festa al rito di doppio di prima classe e messo la sua Ottava alla pari di quelle di Natale e dell'Ascensione. Il culto del Sacro Cuore - scriveva egli ancora Cardinale - è la quintessenza stessa del cristianesimo, il compendio e il sommario di tutta la religione. Il cristianesimo, opera d'amore nel suo inizio, nei suoi progressi e nel suo compimento non potrebbe essere identificato assolutamente con nessuna altra devozione come con quella del Sacro Cuore [1].
    Oggetto della devozione al Sacro Cuore.
    L'oggetto della devozione al Sacro Cuore è lo stesso Cuore ardente d'amore per Dio e per gli uomini. Dall'Incarnazione infatti Nostro Signor Gesù Cristo è l'oggetto dell'adorazione e dell'amore di ogni creatura, non soltanto come Dio ma come Uomo-Dio. Essendo la divinità e l'umanità unite nell'unica persona del Verbo divino, Egli merita tanto come Uomo che come Dio tutti gli omaggi del nostro culto; e come in Dio tutte le perfezioni sono adorabili, così pure in Cristo tutto è adorabile: il suo corpo, il suo sangue, le sue piaghe, il suo cuore, e per questo la Chiesa ha voluto offrire alla nostra adorazione questi oggetti sacri.
    Il cuore di carne dell'Uomo-Dio.
    In questo giorno essa ci mostra soprattutto il Cuore del Salvatore e ci chiede di onorarlo sia che lo consideriamo in se stesso sia che lo consideriamo come il simbolo vivente della sua carità.
    In se stesso, questo Cuore di Gesù, per quanto sia solo un poco di carne, è già degno del nostro culto. Nella vita naturale del corpo umano, non è forse il cuore l'organo più nobile e più necessario, quello che distribuisce a tutte le membra il sangue che vivifica, che nutre, che rigenera e purifica? Adorare il Cuore di Gesù significa adorare per così dire, nel suo principio, nel suo fulcro, la vita di sacrificio e d'immolazione del nostro Salvatore. Significa adorare il prezioso recettacolo in cui le ultime gocce del sangue divino hanno atteso, per effondersi, che venisse a colpirlo la lancia di Longino. Quel cuore squarciato rimane per sempre come la testimonianza d'una vita che si è data interamente per la salvezza del mondo.
    Nell'ordine morale, il cuore di carne occupa un posto altrettanto importante. Da sempre esso è considerato come la sede della vita affettiva dell'uomo, perché è l'organo che ne risente nella maniera più sensibile tutte le fluttuazioni. Le sue pulsazioni battono al ritmo dei nostri sentimenti, delle nostre emozioni, delle nostre passioni. Il linguaggio ha consacrato questo modo di vedere: è il cuore che ama, che compatisce, che soffre, si sacrifica e si dona. E come la bassezza di cuore genera tutti i vizi, così pure il cuore nobile ed elevato è la sorgente da cui s'irradiano insieme con l'amore tutte le virtù. Gesù, vero uomo, ha parlato così di se stesso. Ha offerto il suo cuore umano alla nostra contemplazione, mostrandolo circondato di fiamme ardenti e dicendo: "Ecco quel Cuore che tanto ha amato gli uomini", che lo ha portato verso tutte le sofferenze e le miserie dell'umanità, che ha avuto pietà dell'immensa moltitudine delle anime, e che Gli ha ispirato non solo di moltiplicare i miracoli, ma di istituire la Santissima Eucaristia, di fondare la Chiesa, di soffrire e di morire per riscattarci.
    Se il cuore è per noi il centro in cui sono raccolte e il focolaio da cui s'irradiano le doti e le virtù, se sappiamo rendere omaggio al cuore delle persone particolarmente benefiche, quanto più non dobbiamo onorare il Cuore di Gesù come l'abisso, il santuario, il tabernacolo di tutte le virtù? Gli Inni dell'Ufficio e le Litanie le descrivono in numerose invocazioni che noi ripeteremo e mediteremo in questi giorni. E onde persuaderci ancor più dell'importanza e dell'utilità della devozione al Sacro Cuore, concludiamo ascoltando quanto scrive un certosino di Treviri morto nel 1461. Le sue parole saranno per noi un'indicazione di quello che dobbiamo fare per entrare nelle intenzioni della Chiesa che sono quelle stesse del suo celeste Sposo: "Se volete completamente e facilmente purificarvi dei vostri peccati, liberarvi delle vostre passioni e arricchirvi di tutti i beni… mettetevi alla scuola dell'eterna carità. Riponete, immergete spesso in ispirito... tutto il vostro cuore e la vostra mente nel Cuore dolcissimo di Nostro Signor Gesù Cristo in croce. Quel Cuore è pieno d'amore... Mediante lui noi abbiamo accesso al Padre nell'unità di spirito; egli abbraccia d'un immenso amore tutti gli eletti... In quel Cuore dolcissimo si trova ogni sorta di virtù, la fonte della vita, la consolazione perfetta, la vera luce che illumina ogni uomo, ma soprattutto chi ha fatto devotamente ricorso a Lui in ogni afflizione e necessità. Tutto il bene che si può desiderare lo si attinge abbondante in lui; ogni salvezza ed ogni grazia ci vengono da quel Cuore dolcissimo, e non da altrove. Esso è il focolare dell'amore divino che brucia sempre del fuoco dello Spirito Santo, che purifica, consuma e trasforma in sé tutti coloro che Gli sono uniti e che desiderano attaccarsi a Lui. Ora come ogni bene ci viene da questo Cuore dolcissimo di Gesù, così pure tutto dovete riferirvi... tutto restituirgli senza nulla attribuire a voi... In quello stesso Cuore confesserete i vostri peccati, domanderete perdono e grazia, loderete e ringrazierete... Per questo bacerete spesso con riconoscenza quel Cuore piissimo di Gesù inseparabilmente unito al Cuore divino, dove sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza di Dio, un'immagine, voglio dire, sia di quel Cuore, sia del Crocifisso. Aspirerete senza posa a contemplarlo faccia a faccia confidandogli le vostre pene; attirerete così nel vostro cuore il suo spirito e il suo amore, le sue grazie e le sue virtù; a Lui ricorrerete nei beni e nei mali, in Lui avrete fiducia, a Lui vi attaccherete, in Lui abiterete, affinché, in cambio, si degni di porre la sua dimora nel vostro cuore; e qui infine dormirete dolcemente e riposerete nella pace. Poiché anche se i cuori di tutti i mortali vi abbandonassero, quel Cuore fedelissimo non vi ingannerà e non vi abbandonerà mai. E non trascurerete di onorare devotamente e di invocare anche la gloriosa Madre di Dio e dolcissima Vergine Maria, perché si degni di impetrarvi dal Cuore dolcissimo del suo Figliolo tutto quanto vi sarà necessario. In cambio, voi offrirete tutto al Cuore di Gesù attraverso le sue mani benedette" [2].
    MESSA
    EPISTOLA (Ef 3,8-19). - Fratelli: A me, il minimo dei santi, è stata concessa questa grazia di evangelizzare tra i Gentili le incomprensibili ricchezze di Cristo, e di illuminare tutti riguardo all'attuazione del mistero ascoso da secoli in Dio, il quale ha creato ogni cosa, affinché dai principati e dalle potestà sia conosciuta per mezzo della Chiesa la multiforme sapienza di Dio, secondo il disegno eterno che egli ha mandato ad effetto per mezzo di Cristo Gesù Signor nostro, in cui abbiamo la fiducia di poterci avvicinare con tutta confidenza a Dio per mezzo della fede in lui. Quindi vi chiedo di non perdervi d'animo a motivo delle tribolazioni ch'io soffro per voi e che sono la vostra gloria. A questo fine piego le mie ginocchia dinanzi al Padre del Signor nostro Gesù Cristo, da cui ogni famiglia e nei cieli e sulla terra prende nome, perché vi conceda, secondo le ricchezze della sua gloria, di essere mediante lo Spirito di lui potentemente corroborati nell'uomo inferiore, in modo che Cristo abiti per la fede nei vostri cuori, e voi, radicati nella fede, fondati nella carità, possiate, con tutti i santi, comprendere quale sia la larghezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità, anzi possiate conoscere ciò che supera ogni scienza, la stessa carità di Cristo, in modo che siate ripieni di tutta la pienezza di Dio.
    Il "Mistero di Cristo".
    È giusto ricordare questa pagina luminosa in cui san Paolo ci svela in termini sublimi l'amore infinito di Dio per la sua creatura. Da tutta l'eternità è stato concepito da Dio un disegno che è come la ragione, la spiegazione, il motivo della creazione, e tale disegno consiste nel chiamare tutta l'umanità a partecipare alla vita di Cristo. Dio ha tanto amato gli uomini che ha dato loro il suo Figliolo unigenito affinché per lui e in lui diventino a loro volta suoi figli per l'eternità. Cristo con i suoi tesori di sapienza e di scienza; Cristo nel quale sono benedette tutte le genti, nel quale gli uomini sono salvati e fatti simili a lui nell'unità del suo corpo mistico; Cristo che abita in noi e ci fa vivere mediante la fede e l'amore, ecco dunque il mistero appena intravisto dai Patriarchi e dai Profeti e che il Nuovo Testamento ci rivela con incomparabile chiarezza. Ma il mistero di Cristo non si completa veramente che in noi e con la nostra cooperazione. Tutte le ricchezze messe così generosamente da Dio a nostra disposizione e di cui Cristo è la fonte, la Chiesa, i sacramenti, l'Eucaristia, non hanno altro fine che la santificazione di ciascuna delle nostre anime individualmente. Per questo l'Apostolo innalza a Dio una preghiera insistente, chiedendogli che le sue intenzioni di misericordia e d'amore non vengano meno davanti alla nostra ostinazione e alla nostra ribellione e che non sia reso vano in noi lo sforzo compiuto sul Calvario. Solenne si fa la sua supplica perché regni completamente in noi quella vita interiore che ci è stata data nel battesimo, l'uomo nuovo, il cristiano, il figlio di Dio, e questo attraverso la fine dell'uomo vecchio, mediante una costante adesione a Dio, una reale comunione di vita che sottometta a lui tutta la nostra attività. Allora la carità crescerà sovrana in noi, e il piano di Dio pienamente realizzato si compirà per noi fino alla beatitudine eterna.
    VANGELO (Gv 19,31-37). - In quel tempo: I Giudei, affinché non restassero in croce i corpi nel sabato (che era Parasceve ed era solenne quel sabato) chiesero a Pilato che fossero ad essi rotte le gambe e fossero tolti via. Andaron quindi i soldati e ruppero le gambe al primo e all'altro che eran con lui crocifissi; ma quando furono a Gesù, come videro che era già morto, non gli ruppero le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli aprì il costato; e subito ne uscì sangue ed acqua. E chi vide lo ha attestato; e la sua testimonianza è vera. Ed egli sa di dire il vero, affinché voi pure crediate. Certamente, questo è avvenuto, affinché s'adempisse la Scrittura: Non gli romperete alcun osso. E un'altra Scrittura dice pure: Volgeranno gli occhi a colui che han trafitto.
    "Volgeranno gli occhi a colui che han trafitto"! Ascoltiamo questo testo misterioso con il commosso raccoglimento della nostra santa madre Chiesa. Osserviamo la via donde essa è uscita. È appunto dal Cuore dell'Uomo-Dio che è nata. Non poteva avere altra origine, poiché è l'opera per eccellenza del suo amore, ed è appunto per questa Sposa che egli ha fatto tutte le altre opere. Eva fu tratta dal fianco di Adamo in un modo figurativo; ma non ne doveva restare traccia, perché fosse chiaro che la donna era stata tratta dall'uomo solo per un sublime mistero, e non vi si vedesse per lei inferiorità di natura. Ma nel Signore era giusto che la gloriosa traccia di quella uscita rimanesse, perché è una realtà. Bisogna che la sua Sposa, fondandosi su tale origine, possa continuamente far ricorso al suo amore, e sia sempre aperto davanti a lei il cammino perché raggiunga con sicurezza e con prontezza il suo Cuore in ogni cosa.
    [1] Opere, II, p. 48.
    [2] Cfr. Etudes, CXXVII, p. 605.
    da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste, trad. it. L. Roberti, P. Graziani e P. Suffia, Alba, 1959, p. 413-417.”



    Celebrazioni Mariane:


    Celebrazioni Mariane



    Ave Maria! Christus vincit! Christus regnat! Christus imperat! Christus heri, hodie et semper!

    Luca, Sursum Corda!
    Ultima modifica di Holuxar; 14-06-15 alle 21:19
    ADDIO GIUSEPPE, amico mio, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    «Réquiem aetérnam dona ei, Dómine, et lux perpétua lúceat ei. Requiéscat in pace. Amen.»

    SURSUM CORDA - HABEMUS AD DOMINUM!!! A.M.D.G.!!!

  6. #36
    de-elmettizzato.
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    Predefinito Re: Maggio Mese Mariano…

    Luca,ottimissimo come sempre.
    Molto bello che tu questo dono della Messa in rito Antico lo voglia estendere a più persone possibili.

    Tradidi enim vobis in primis quod et accepi quoniam

    Come hai saputo per un (bel) po' sarò lontano dal forum.

    Posso chiederti per i prossimi tempi, di aprire tu qualche thread nuovo, visto che spesso inserisci degli spunti belli e profondi, che però un po' si perdono visto che sono tutti nello stesso post?
    Preferisco di no.

  7. #37
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    Lightbulb Re: Maggio Mese Mariano…

    Domenica 1 maggio 2016…Ave Maria!






    Ottobre mese del Santo Rosario…
    https://forum.termometropolitico.it/...o-rosario.html
    https://forum.termometropolitico.it/...l-rosario.html
    https://forum.termometropolitico.it/...quaresima.html
    https://forum.termometropolitico.it/...iracolosa.html
    https://forum.termometropolitico.it/...e-maria-2.html

    “Maggio mese mariano”:
    Maggio Mese Mariano…
    Maggio Mese Mariano…



    Radio Spada | Radio Spada ? Tagliente ma puntuale
    “1 maggio 2016: Santi Filippo e Giacomo apostoli (con memoria della V Domenica dopo Pasqua).
    Filippo e Giacomo, apostoli, santi, i loro resti sono nell’arca marmorea della confessione della basilica oggi dedicata ai Ss. XII Apostoli. Le reliquie furono rinvenute nel VII secolo e deposte sotto l’altare, qui riscoperte il 15 gennaio 1873 e nuovamente ripostevi 9 maggio 1879. Il primo di maggio si svolgeva nella basilica la solenne cerimonia dell’Ostensione delle Reliquie e, tra queste, si veneravano il piede di Filippo e la gamba di Giacomo. I resti di Filippo, già trasferiti da Geropoli a Costantinopoli, furono portati a Roma e affidati alla chiesa dei Ss. XII Apostoli. Al tempo della dedicazione della basilica, operata da Giovanni III, a queste reliquie furono unite parte delle spoglie di Giacomo il Minore, provenienti da Gerusalemme o da Costantinopoli. A S. Maria in Trastevere si venera una reliquia di un braccio di Giacomo. Di essi Filippo dopo aver convertito quasi tutta la Scizia alla fede di Cristo, da ultimo, presso Geropoli, città dell’Asia, confitto in croce ed oppresso con sassi, si riposò con una fine gloriosa; Giacomo poi, il quale è detto anche fratello del Signore e primo Vescovo di Gerusalemme, precipitato dalla sommità del tempio, gli si ruppero le gambe, e percosso in testa con un palo da lavandaio, morì, e fu ivi sepolto, non lontano dal tempio."
    [ Tratto dall'opera «Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma» di Giovanni Sicari ]"

    "Il 1 maggio 1555, dopo brevissimo pontificato, muore Papa Marcello II Cervini, Sommo Pontefice.”
    “Il 1 maggio 1572 muore San Pio V Ghislieri, Sommo Pontefice.”
    “il 1 maggio 1908 nasce Giovannino Guareschi, scrittore.”



    Carlo Di Pietro - Giornalista e Scrittore
    “Preghiera al Santo del giorno.
    In nómine Patris
    et Fílii
    et Spíritus Sancti.
    Eterno Padre, intendo onorare i santi Filippo e Giacomo, e Vi rendo grazie per tutte le grazie che Voi avete loro elargito. Vi prego di accrescere la grazia nella mia anima, per i meriti di questi Santi, ed a loro affido la fine della mia vita tramite questa speciale preghiera, così che per virtù della Vostra bontà e promessa, i santi Filippo e Giacomo possano essere miei avvocati e provvedere tutto ciò che è necessario in quell'ora. Così sia.”


    Santi Filippo e Giacomo – V Domenica dopo Pasqua - San Giuseppe artigiano. don Floriano
    https://www.youtube.com/watch?v=YMpyD6m7EbU


    Preghiera a san Giuseppe artigiano
    “PREGHIERA A SAN GIUSEPPE ARTIGIANO Composta da Papa Pio XII.
    O glorioso Patriarca San Giuseppe, umile e giusto artigiano di Nazareth, che hai dato a tutti i cristiani, ma specialmente a noi, l'esempio di una vita perfetta nel lavoro assiduo e nell'ammirabile unione con Maria e con Gesù, assistici nella nostra fatica quotidiana, affinché anche noi, artigiani cattolici, possiamo incontrare in essa il mezzo efficace di glorificare il Signore, di santificarci e di essere utili alla società in cui viviamo, ideale supremo di tutte le nostre azioni.
    Ottienici dal Signore, o nostro protettore amatissimo, l'umiltà e la semplicità di cuore; l'amore al lavoro e a coloro che sono in esso nostri compagni; la conformità ai disegni divini nei travagli inevitabili di questa vita e la gioia per sopportarli; la coscienza delle nostre responsabilità; lo spirito di disciplina e di preghiera; la docilità e il rispetto verso i superiori; la fraternità verso i nostri pari; la carità ed l'indulgenza con i dipendenti. Accompagnaci nei momenti prosperi, quando tutto ci invita a gustare onestamente i frutti delle nostre fatiche; ma sostienici nelle ore tristi, quando sembra che il cielo si chiuda sopra di noi e che perfino gli strumenti del lavoro si ribellino nelle nostre mani.
    Fa' che, a tua imitazione, teniamo fissi gli occhi nella nostra Madre Maria, tua sposa dolcissima, che in un cantuccio della tua modesta bottega filava silenziosa, abbozzando sulle sue labbra il più soave sorriso, e che non allontaniamo mai lo sguardo da Gesù, che si affannava con Te sul tuo banco di carpentiere, affinché possiamo condurre sulla terra una vita pacifica e santa, preludio di quella eternamente felice che speriamo in cielo per tutti i secoli dei secoli. Amen. (3 anni di indulgenza, Pio XII, 11 marzo 1958)”





    Milano 14 novembre: Il Ruolo di Maria Santissima nella difesa della Fede | Radio Spada
    [DA VEDERE] Ipsa conteret: il ruolo di Maria Santissima nella difesa della Fede | Radio Spada
    [DA VEDERE] Ipsa conteret: il ruolo di Maria Santissima nella difesa della Fede | Radio Spada
    “Segnaliamo gli interessanti file audio delle conferenze tenuto il 14 novembre 2015 al XIV convegno di studi albertariani di Milano che certamente si inseriscono con grande autorevolezza nell’attuale dibattito sulla crisi dell’autorità pontificia a partire dal concilio vaticano secondo. La prima conferenza riguarda lo sviluppo omogeneo del dogma mariano, negli anni precedenti e successivi la proclamazione del dogma dell’Assunzione di Maria Santissima, e la violenta battuta d’arresto avvenuta durante il concilio vaticano secondo, vera tomba della mariologia contemporanea. La seconda conferenza tratteggia, con ricchezza contenutista e grande dovizia di particolari (anche inediti) genesi e sviluppo dell’Istituto “Mater boni consilii” dal 1985 (anno di fondazione) ad oggi. Buon ascolto. XIV CONVEGNO DI STUDI ALBERTARIANI
    “Ipsa Conteret “Ella ti schiaccerà il capo” (GN 3, 15) : Il ruolo di Maria Santissima nella difesa della fede.”
    Relatore Don Francesco Ricossa
    Primo Intervento: “Maria antitesi di Satana: lo sviluppo omogeneo del dogma mariano ai tempi di Pio XII (e negli scritti di padre Guerard des Lauriers).”

    "Maria antitesi di Satana: lo sviluppo omogeneo del dogma mariano ai tempi di Pio XII (e negli scritti di padre Guerard des Lauriers)."
    PRIMA PARTE - gloria.tv

    Prima parte: "Maria antitesi di Satana: lo sviluppo omogeneo del dogma mariano ai tempi di Pio XII (e negli scritti di padre Guerard des Lauriers)." PRIMA PARTE - gloria.tv
    " Maria antitesi di Satana: lo sviluppo omogeneo del dogma mariano ai tempi di Pio XII (e negli scritti di padre Guerard des Lauriers)." SECONDA PARTE - gloria.tv
    Seconda parte: " Maria antitesi di Satana: lo sviluppo omogeneo del dogma mariano ai tempi di Pio XII (e negli scritti di padre Guerard des Lauriers)." SECONDA PARTE - gloria.tv
    Secondo Intervento: ” La Mater Boni Consilii: l’ausilio di Maria contro il modernismo, nei 30 anni dell’Istituto.”
    Prima parte: Secondo Intervento: " La Mater Boni Consilii: l?ausilio di Maria contro il modernismo, nei 30 anni dell?Istituto." PRIMA PARTE - gloria.tv
    Seconda parte: " La Mater Boni Consilii: l?ausilio di Maria contro il modernismo, nei 30 anni dell?Istituto." SECONDA PARTE - gloria.tv
    Per richiedere i files audio delle conferenze inviate una mail a questo indirizzo:
    audio.albertario@gmail.com
    Centro Studi Davide Albertario info@davidealbertario.it
    http://www.davidealbertario.it/wp-co...a-guercino.jpg















    Ave Maria!


    Luca, Sursum Corda!
    ADDIO GIUSEPPE, amico mio, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    «Réquiem aetérnam dona ei, Dómine, et lux perpétua lúceat ei. Requiéscat in pace. Amen.»

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  8. #38
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    Thumbs up Re: Maggio Mese Mariano…

    3 maggio 2016…




    Radio Spada | Radio Spada ? Tagliente ma puntuale
    “3 maggio 2016: Ottava della Madonna del Buon Consiglio (l'omaggio di Radio Spada).”




    “3 MAGGIO 2016: INVENZIONE DELLA SANTA CROCE.”
    “3 maggio 2016: SS. Alessandro I, papa, Evezio e Teodulo, martiri, e Giovenale, vescovo.”
    “Il 3 maggio 1758 muore Papa Benedetto XIV Lambertini, Sommo Pontefice.”




    https://www.facebook.com/AmiciIMBC/?ref=py_c
    Invenzione della Santa Croce ? Sodalitium






    Invenzione della Santa Croce, 3 maggio
    Dom Prosper Guéranger, L'Anno Liturgico - 3 maggio. Invenzione della Santa Croce


    https://www.facebook.com/rrradiospad...986070964392:0
    "3 MAGGIO 2016: INVENZIONE DELLA SANTA CROCE.
    Il trionfo della Croce.

    Era conveniente che il nostro Re divino si mostrasse ai nostri sguardi appoggiato allo scettro della sua potenza, affinché nulla mancasse alla maestà del suo impero. Questo scettro è la Croce, ed apparteneva al Tempo pasquale di presentargliene l'omaggio. Una volta la Croce veniva presentata a noi quale oggetto di umiliazione per l'Emmanuele, come il letto di dolore sul quale spirò; ma poi egli non vinse la morte? e cosa è divenuta questa Croce, se non il trofeo della sua vittoria? Che essa, dunque, venga mostrata e si pieghi ogni ginocchio davanti all'augusto legno, per mezzo del quale Gesù conquistò l'onore che noi oggi gli rendiamo. Il giorno di Natale cantavamo con Isaia: "Ci è nato un pargolo e ci fu largito un figlio: ha sopra i suoi omeri il principato" [1]. Poi l'abbiamo visto che portava sulle spalle questa Croce, come Isacco portò la legna per il suo sacrificio; ma oggi, per lui, non è più un peso. Essa brilla di uno splendore che rapisce lo sguardo degli Angeli; e dopo che sarà stata adorata dagli uomini finché durerà questo mondo, apparirà d'un tratto sulle nubi del cielo per assistere, presso il giudice dei vivi e dei morti, alla sentenza favorevole di coloro che l'avranno amata, alla condanna di quelli che l'avranno resa inutile per essi, a causa del loro stesso disprezzo e del loro oblio.
    Durante i quaranta giorni che passò ancora sulla terra, Gesù non giudicò conveniente di glorificare l'istrumento della sua vittoria. La Croce non dovrà apparire che nel giorno in cui, pure essendo rimasta invisibile, avrà conquistato il mondo a colui del quale ripete le meraviglie. Egli riposò tre giorni nella tomba: quella rimarrà seppellita durante tre secoli nella polvere. Ma risusciterà anch'essa; ed è questa ammirabile Risurrezione che oggi celebra la Chiesa. Una volta compiutosi il tempo, Gesù ha voluto accrescere le gioie pasquali, rivelando questo monumento del suo amore per noi. Lo lascerà tra le nostre mani, per nostra consolazione, fino all'ultimo giorno; non è dunque giusto che noi gliene rendiamo omaggio?
    La Croce sepolta e perduta.
    L'orgoglio di Satana non aveva mai subito una disfatta così pungente quanto quella che piombò su lui quando vide lo stesso legno, che era stato l'istrumento della nostra perdizione, divenire quello della nostra salvezza. La sua rabbia impotente si rivolse contro quell'albero salvatore che gli ricordava così crudelmente e la potenza irresistibile del suo vincitore, e la dignità dell'uomo riscattato ad un tale prezzo. Egli avrebbe voluto annientare quella Croce che paventava; ma, sentendo la sua impotenza a realizzare un simile colpevole proposito, tentò almeno di profanare e di nascondere un oggetto per lui così odioso. Spinse quindi gli Ebrei a nascondere vergognosamente quel sacro legno, venerato dal mondo intero. Ai piedi del Calvario, non lontano dal Sepolcro, si apriva una voragine profonda. Fu là dentro che gli uomini della Sinagoga fecero precipitare la Croce del Salvatore, insieme con quelle dei due ladroni.
    I chiodi, la corona di spine, l'iscrizione, staccata dal legno, andarono a raggiungerla in quel baratro che i nemici di Gesù fecero riempire di terra e di detriti. Ed il Sinedrio credette che fosse così scomparso completamente il ricordo di quel Nazareno che si lasciò crocifiggere senza discendere dalla Croce.
    Quarant'anni dopo, Gerusalemme soccombeva sotto il peso della vendetta divina. Ben presto i luoghi della nostra redenzione furono macchiati dalla superstizione pagana; un piccolo tempio a Venere sul Calvario, un altro a Giove sopra il Santo Sepolcro: tali furono le indicazioni per mezzo delle quali, senza volerlo, la derisione pagana conservò il ricordo dei fatti meravigliosi che si erano compiuti su quel sacro suolo. Appena avvenuta la pace di Costantino, i cristiani non ebbero che da rovesciare quei vergognosi monumenti: la terra bagnata dal sangue del Redentore riapparve ai loro occhi, e la gloriosa tomba venne riaperta alla devozione. Ma la Croce non si rivelò ancora, e continuò a riposare nelle viscere della terra.
    Il ritrovamento della Croce.
    La Chiesa non rientrò in possesso dell'istrumento della salvezza degli uomini, che qualche anno dopo il 337, data della morte dell'imperatore Costantino, generoso restauratore degli edifici del Calvario e del Santo Sepolcro [2]. L'Oriente e l'Occidente trasalirono alla notizia di questa scoperta, che, condotta dal cielo, veniva a mettere l'ultimo suggello al trionfo del cristianesimo. Cristo confermava la sua vittoria sul mondo pagano, innalzando così il suo trofeo, non più come figura ma nella realtà: era il legno miracoloso, una volta di scandalo agli Ebrei, follia agli occhi dei pagani, ma di fronte al quale, d'ora in avanti, ogni cristiano avrebbe piegato il ginocchio.
    Nel IV secolo il sacro albero fu venerato in quella basilica che riunì nel suo vasto recinto il glorioso Sepolcro e la collina della crocifissione. Un altro santuario fu innalzato nel luogo ove riposò la Croce durante tre secoli; una scala formata da numerosi gradini, conduce i pellegrini sino al fondo di questo misterioso asilo. Allora cominciò un succedersi di innumerevoli viaggiatori, venuti dalle quattro parti del mondo, per onorare i luoghi nei quali si attuò la redenzione dell'uomo, e per rendere omaggio a quel legno di liberazione. Ma i disegni misericordiosi del cielo non permisero che quel prezioso pegno di amore del Figlio di Dio verso la nostra misera umanità fosse riservato ad un solo santuario, per quanto sacro esso fosse. Una parte considerevole di esso fu destinato a Roma: riposerà nella basilica innalzata nei giardini di Sessorio, e il popolo romano chiamerà, d'ora in poi questo santuario col nome di basilica di Santa Croce in Gerusalemme.
    Le reliquie.
    Ma nel corso del tempo, la santa Croce onorò con la sua presenza molti altri luoghi della terra. Già nel IV secolo San Cirillo di Gerusalemme attestava che i pellegrini che ottenevano per loro qualche piccolo frammento, avevano esteso a tutto il mondo questo divino beneficio [3]. Nel VI secolo santa Redegonda sollecitò ed ottenne dall'imperatore Giustino II il frammento di proporzioni considerevoli che possiede il tesoro imperiale di Costantinopoli. La Gallia non poteva entrare in maniera più nobile a partecipare al privilegio di avere una reliquia dell'istrumento della nostra salvezza, che per mezzo delle mani della sua virtuosa regina; e Venanzio Fortunato compose, per l'arrivo di detta augusta reliquia, quell'inno ammirabile che la Chiesa canterà sino alla fine dei secoli, ogni qual volta vorrà esaltare gli splendori della santa Croce.
    Gerusalemme, dopo l'alternativa della perdita e del ritrovamento, finì di perdere per sempre quell'oggetto divino che formava la sua gloria principale. Costantinopoli ne fu ancora l'erede; e questa città divenne la sorgente di ripetute prodigalità, che specialmente all'epoca delle crociate, servirono ad arricchire la Chiesa d'Occidente. Si fondò una specie di nuovi centri di devozione verso la Santa Croce, nei luoghi dove si conservavano gli insigni frammenti; da ogni dove si desiderava una particella del legno salutare. Il ferro ne divide le parti più considerevoli, ed a poco a poco le nostre regioni se ne trovano riempite. La vera Croce è ormai da per tutto, e non v'è cristiano che, nella sua vita, non abbia avuto possibilità di venerarne qualche frammento. Ma chi potrebbe contare gli atti d'amore e di riconoscenza che la vista di un oggetto così commovente genera nei cuori? e chi non riconoscerebbe in questa successiva profusione uno stratagemma della bontà divina per ravvivare in noi il sentimento della redenzione sul quale riposano le nostre speranze eterne?
    Che sia dunque amato questo giorno in cui la Chiesa unisce il ritorno trionfale della santa Croce alle gioie della Risurrezione di colui che conquistò, con quel mezzo, il trono su cui noi lo vedremo presto ascendere.
    Offriamo atti di riconoscenza per l'insigne beneficio che, con l'aiuto dei prodigi, restituì agli uomini un tesoro, il cui possesso sarebbe mancato al patrimonio della Santa Chiesa. Aspettando il giorno in cui il Figlio dell'uomo dovrà innalzarla sopra le nubi del cielo, la sua Sposa la conserva, perchè lui stesso gliel'ha affidata, quale pegno di questo secondo avvento. In quel giorno egli ne raccoglierà, con la sua potenza, i frammenti sparsi sulla terra, e l'albero della vita si mostrerà in tutta la sua bellezza allo sguardo degli eletti e sotto la sua ombra l'inviterà al riposo eterno [4].
    Lode alla Croce.
    "Cristo crocifisso è potenza e sapienza di Dio" (I Cor. 1, 23). È la celebre parola del tuo Apostolo, o Gesù, e noi oggi ne costatiamo la verità. La Sinagoga volle annientare la tua gloria inchiodandoti su di un patibolo e si dilettava nel pensiero che è scritto nella legge di Mosè: "Un appeso è un oggetto di maledizione divina" (Deut. 21, 23). Ed ecco che questo patibolo, questo legno infame è divenuto il tuo più insigne trofeo. Negli splendori della tua Risurrezione, la Croce, ben lungi dal gettare un'ombra sulla luminosità della tua gloria, fa risaltare di nuovo splendore la magnificenza del tuo trionfo. Tu fosti inchiodato ad un legno, hai preso su di te la maledizione; crocifisso tra due scellerati, sei passato per un vile impostore, ed i tuoi nemici ti hanno insultato nella tua agonia su quel letto di dolore. Se non fossi stato che un uomo, non sarebbe rimasto di te che un ricordo disonorato; la Croce avrebbe divorato per sempre la tua gloria passata, o Figlio di Davide! Ma tu sei il Figlio di Dio, ed è la Croce che ce ne dà la prova. Tutto il mondo si prostra di fronte ad essa e l'adora; è lei che te l'ha conquistato, e gli omaggi che riceve vendicano abbondantemente la tua gloria dell'eclissi passeggera che il tuo amore per noi le impose un giorno.
    Non si adora un patibolo; o, se si adora, è il patibolo di un Dio. Benedetto sia colui che è stato sospeso a quel legno! In cambio degli omaggi che ti rendiamo, o divin Crocifisso, mantieni in nostro favore la promessa che ci facesti: "Ed io quando sarò levato in alto da terra, tutti attirerò a me" (Gv. 12, 32).
    Le reliquie.
    Per attirarci con maggiore efficacia, deponi oggi tra le nostre mani il legno stesso, dall'alto del quale ci tendesti le braccia. Questo monumento della tua vittoria, sul quale ti reggerai nell'ultimo giorno, degnati di affidarcelo sino alla fine dei secoli, affinché noi attingiamo in esso un salutare timore della divina giustizia che ti ha inchiodato a quel legno vendicatore dei nostri delitti, e un amore sempre più tenero verso di te, nostra vittima, che non hai indietreggiato di fronte alla maledizione, affinché noi fossimo benedetti. Tutta la terra oggi ti ringrazia per il dono inestimabile che le hai concesso. La tua Croce, divisa in innumerevoli frammenti, è presente in moltissimi luoghi. Ora in tutto il mondo cristiano non vi è una regione che essa non renda sacra e non protegga.
    La Croce ed il Sepolcro.
    Il Sepolcro ci grida: Egli "è risuscitato, non è più qui"; la Croce ci dice: "Non l'ho trattenuto che per un momento, e poi si è slanciato nella sua gloria". O Croce! O Sepolcro! quanto breve è stata la sua umiliazione; mentre ci è assicurato il regno da Lui conquistato per tuo mezzo! Noi adoriamo in te le vestigia del suo passaggio, e tu rimani sacra per sempre, pcrché si è servito di te per la nostra salvezza. Gloria dunque sia a te, o Croce, oggetto del nostro amore e della nostra ammirazione in questo giorno! Continua a proteggere il mondo che ti possiede; siigli scudo per difenderlo contro il nemico, soccorso sempre presente che conserva il ricordo del sacrificio unito a quello del trionfo; poiché è per mezzo tuo, o Croce, che Cristo ha vinto, regna e impera. CHRISTUS VINCIT, CHRISTUS REGNAT, CHRISTUS IMPERAT.
    [1 Introito della Messa del giorno.
    [2] Questi santuari erano stati consacrati il 13 settembre 335.
    [3] Catechesi, IV, X, XIII.
    [4] Ogni anno, il 14 settembre, aveva luogo a Gerusalemme la cerimonia dell'Esaltazione, od ostensione, della Croce. Quest'uso passò poi a Costantinopoli e più tardi a Roma (cfr. Anno Liturgico 14 settembre). Nella Gallia e nella Spagna si festeggiava la Santa Croce il 3 maggio, data che fu in seguito adottata dalla Liturgia romana, ciò che spiega perché abbiamo due feste della Croce. Noi non conosciamo infatti il giorno esatto dell'Invenzione, cfr. Vincent et Abel, Jérusalem Nouvelle, t. II, Parigi 1914, p. 201 ss.).
    da: P. GUÉRANGER, L'anno liturgico. - II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste, trad. it. L. ROBERTI, P. GRAZIANI e P. SUFFIA, Alba, Edizioni Paoline, 1959, pp. 599-604."







    Carlo Di Pietro - Giornalista e Scrittore

    “Preghiera al Santo del giorno.
    In nómine Patris
    et Fílii
    et Spíritus Sancti.
    Eterno Padre, intendo onorare i santi Alessandro, Evenzio e Teodulo, e Vi rendo grazie per tutte le grazie che Voi avete loro elargito. Vi prego di accrescere la grazia nella mia anima, per i meriti di questi santi, ed a loro affido la fine della mia vita tramite questa speciale preghiera, così che per virtù della Vostra bontà e promessa, i santi Alessandro, Evenzio e Teodulo possano essere miei avvocati e provvedere tutto ciò che è necessario in quell'ora. Così sia.”








    Luca, Sursum Corda!
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  9. #39
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    Predefinito Re: Maggio Mese Mariano…

    5 maggio 2016: Ascensione di NSGC...



    Imbc Amici Simpatizzanti
    https://www.facebook.com/AmiciIMBC/posts/1384521334907094:0
    "Sant'Agostino: L'Ascensione del Signore.
    La glorificazione di Cristo nella risurrezione e nell'ascensione.

    1. La glorificazione del Signore nostro Gesù Cristo è divenuta completa con la risurrezione e l'ascensione al cielo. Abbiamo celebrato la sua risurrezione nella domenica di Pasqua, oggi celebriamo la sua ascensione. Ambedue sono per noi giorni di festa. Infatti Cristo risuscitò per darci la prova della nostra risurrezione, e ascese al cielo per proteggerci dall'alto. Il Signore e salvatore nostro Gesù Cristo dunque prima fu appeso alla croce, ora siede nei cieli. Pagò il nostro riscatto quando fu appeso alla croce; ora che siede nei cieli raduna intorno a sé coloro che ha comperato. Quando avrà radunato tutti quelli che dovrà radunare attraverso i vari secoli, alla fine dei tempi verrà e, come sta scritto, Dio verrà apertamente; non come venne la prima volta, nel nascondimento ma, come è detto, apertamente. Per poter essere giudicato era necessario infatti che venisse nel nascondimento; per giudicare invece verrà apertamente. Se la prima volta fosse venuto apertamente chi avrebbe osato giudicarlo mentre manifestava la sua identità? Dice infatti l'apostolo Paolo: Se lo avessero conosciuto, mai avrebbero crocifisso il Signore della gloria. Ma se lui non fosse stato ucciso, la morte non sarebbe morta. Il diavolo è stato vinto per mezzo del suo stesso trofeo. Esultò infatti il diavolo quando, seducendolo, fece cadere nella morte il primo uomo. Seducendolo uccise il primo uomo: uccidendo invece l'ultimo (Cristo), gli scappò dai lacci il primo.
    La trappola del diavolo fu la croce del Signore.
    2. La vittoria del Signore nostro Gesù Cristo fu completa dunque quando risuscitò e salì al cielo; e si compì ciò che avete ascoltato quando vi è stato letto il libro dell'Apocalisse: Ha vinto il leone della tribù di Giuda. È stato chiamato leone ed è stato chiamato agnello: leone per la sua potenza, agnello per la sua innocenza; leone perché invincibile, agnello perché mansueto. Questo agnello ucciso con la sua morte vinse il leone che si aggira in cerca della preda da divorare. Il diavolo infatti è stato chiamato leone per la ferocia, non per la fortezza. L'apostolo Pietro dice: È necessario che stiamo in guardia contro le tentazioni, perché il vostro avversario, il diavolo, si aggira cercando la preda da divorare. E dice anche come si aggira: come leone ruggente si aggira cercando la preda da divorare. Chi non sarebbe preda dei denti di questo leone, se non lo avesse vinto il leone della tribù di Giuda? Contro un leone il Leone, contro il lupo l'Agnello. Il diavolo esultò quando morì Cristo, ma con la stessa morte di Cristo il diavolo fu sconfitto: ghermì l'esca rimanendovi però intrappolato. Godeva della morte di lui, come principe della morte. Ma proprio con ciò di cui godeva gli fu tesa la trappola. La trappola del diavolo fu la croce del Signore; l'esca per prenderlo fu la morte del Signore. Ed ecco che il Signore nostro Gesù Cristo risuscitò. Dove è più la morte che pendeva dalla croce? Dove son più gli scherni dei Giudei? Dove è più l'arrogante superbia di coloro che scuotevano il capo davanti alla croce e dicevano: Se è Figlio di Dio discenda dalla croce? E Cristo fece anche di più di quanto essi, insultandolo, pretendevano. È più strepitoso infatti risorgere da un sepolcro che scendere da una croce.
    Salga con Cristo anche il nostro cuore.
    3. Quanta è la gloria nel fatto che Cristo ascese al cielo e che siede alla destra del Padre? Ma tutto ciò non possiamo vederlo con questi nostri occhi, come non abbiamo potuto vederlo pendere dalla croce né risorgere dal sepolcro. Tutto questo lo crediamo per fede, lo vediamo con gli occhi del cuore. Siamo stati lodati per il fatto che abbiamo creduto anche senza aver veduto. Infatti anche i Giudei videro Cristo. Non è grande cosa vedere Cristo con gli occhi del corpo, ma è grande cosa credere in Cristo con gli occhi del cuore. Se in questo momento Cristo si presentasse a noi e rimanesse fermo davanti a noi, in silenzio, da dove sapremmo chi è veramente? E se stesse in silenzio, a che ci servirebbe [la sua presenza]? Non è meglio che, benché assente, parli attraverso il Vangelo anziché, pur presente, stia in silenzio? E poi non è neanche assente, se lo conserviamo nel cuore. Credi in lui e lo vedrai; non sta davanti ai tuoi occhi e tuttavia il tuo cuore lo possiede. Se infatti fosse assente da noi, sarebbero menzognere le parole che ora abbiamo ascoltato: Ecco, io sono con voi sino alla fine dei tempi.
    [Discorso 263]"







    Ascensione di Nostro Signore

    Guéranger, L'anno liturgico - Ascensione di Nostro Signore

    https://www.facebook.com/rrradiospada/
    "5 maggio 2016
    ASCENSIONE DI NOSTRO SIGNORE

    L'ineffabile successione dei misteri dell'Uomo-Dio è sul punto di ricevere l'ultimo complemento. Ma l'allegrezza della terra è salita fino al cielo; le angeliche gerarchie si preparano a ricevere il capo già promesso, mentre i loro principi sono vigili alle porte, pronti ad aprirle, quando risuonerà il segnale del divino Trionfatore. Le sante anime, lib
    erate dal limbo già da quaranta giorni, attendono il felice momento in cui la via del cielo, chiusa per il peccato, si aprirà improvvisamente, ed essi potranno percorrerla al seguito del loro Redentore. L'ora incalza, ed è tempo ormai che il divin Risorto venga a mostrarsi, ed a ricevere l'addio di coloro che l'attendono di minuto in minuto, e che deve lasciare ora in questa valle di lacrime.
    Al Cenacolo.
    Tutto ad un tratto egli appare in mezzo al Cenacolo. Trasalisce il cuore di Maria; i discepoli e le pie donne adorano con emozione colui che si mostra quaggiù per l'ultima volta. Gesù si degna prendere posto a tavola con loro; accondiscende a dividere ancora una volta il pasto, non più con lo scopo di renderli sicuri della sua Risurrezione - sa che non ne dubitano, ormai - ma tiene a dar loro questo segno affettuoso della sua divina familiarità, nel momento di andare ad assidersi alla destra del Padre. Quale pasto ineffabile è questo in cui Maria gusta per l'ultima volta sulla terra l'incanto di essere seduta vicino al Figliolo; in cui la santa Chiesa, rappresentata dai discepoli e dalle pie donne, è ancora visibilmente presieduta dal suo Capo e suo Sposo!
    Chi potrebbe esprimere il rispetto, il raccoglimento, l'attenzione dei convitati; riprodurre gli sguardi posati con affetto così intenso sul Maestro tanto amato? Essi aspirano ad ascoltare ancora una volta la sua parola; parola tanto cara in questo momento della separazione! Finalmente Gesù schiude le sue labbra; ma il suo accento è più grave che tenero. Comincia col ricordare loro l'incredulità con la quale accolsero la notizia della sua Risurrezione (Mc 16,14). Al momento di affidare la missione più imponente che sia mai stata trasmessa agli uomini, egli vuole richiamarli all'umiltà. Tra pochi giorni dovranno essere gli oracoli del mondo, e il mondo dovrà credere la loro parola, credere ciò che non ha visto, ma quello che essi soli hanno veduto. È la fede che mette gli uomini in comunicazione con Dio; e questa fede essi stessi, in principio, non l'ebbero: Gesù vuole ricevere un'ultima riparazione di quella incredulità passata, per fondare il loro apostolato sull'umiltà.
    L'evangelizzazione del mondo.
    Prendendo poi quel tono di autorità che conviene a lui solo, disse loro: "Andate per tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crede e sarà battezzato si salverà; chi non crede sarà condannato" (Mc 16,15-16). Come compiranno essi questa missione di predicare il Vangelo nel mondo intero? Con quali mezzi riusciranno ad accreditare la loro parola? Gesù lo indica: "Or questi sono i miracoli che accompagneranno i credenti: nel nome mio scacceranno demoni; parleranno lingue nuove; prenderanno in mano serpenti, e se berranno qualche veleno mortifero non ne avranno danno; imporranno le mani agli ammalati e guariranno" (ivi 16,17-18)". Egli vuole che il miracolo sia il fondamento della sua Chiesa, come l'aveva scelto quale argomento della sua missione divina. La sospensione della legge della natura annunzia agli uomini che l'autore di questa stessa natura sta per pronunciarsi: ad essi, allora, il dovere di ascoltare e credere umilmente.
    Ecco dunque questi uomini sconosciuti dal mondo, sprovvisti di ogni mezzo umano, eccoli investiti della missione di conquistar la terra e di farvi regnare Gesù Cristo. Il mondo ignora anche la loro esistenza; assiso sul trono, Tiberio, che vive nel terrore delle congiure, non suppone affatto tale spedizione di nuovo genere che si sta iniziando, dalla quale l'impero romano sarà conquistato. A questi guerrieri, occorre un'armatura ma di tempra divina, e Gesù annuncia che stanno per riceverla. "Voi però rimanete in città, finché siate dall'alto investiti di vigoria" (Lc 24,49). Ma quale sarà quest'armatura? Gesù lo spiegherà, ricordando la promessa del Padre, "la promessa che avete udito dalla mia bocca. Perché Giovanni battezzò nell'acqua, ma voi sarete battezzati nello Spirito Santo di qui a non molti giorni" (At 1).
    Verso il Monte degli Ulivi.
    Ma l'ora della separazione è giunta. Gesù si alza, e tutti i presenti, al completo, si dispongono a seguire i suoi passi. Centoventi persone si trovano là riunite, insieme con la Madre del Trionfatore che il cielo reclamava. Il Cenacolo era situato sulla montagna di Sion, una delle due colline situate entro le mura di Gerusalemme; il corteo traversa una parte della città, dirigendosi verso la porta orientale che si apre sulla vallata di Giosafat. È l'ultima volta che Gesù percorre le strade della città reproba. Invisibile ormai agli occhi del popolo che l'ha rinnegato, avanza alla testa dei suoi, come un tempo la colonna luminosa che dirigeva i passi degli Israeliti. Quanto è bello ed imponente questo incedere di Maria, dei discepoli, e delle pie donne, al seguito di Gesù, che non dovrà più fermarsi che in cielo alla destra del Padre! La devozione nel medio evo lo ricordava con una processione solenne che precedeva la messa di questo grande giorno. Secoli felici, i cui cristiani amavano seguire tutte le orme del Redentore, e non si contentavano, come noi, di qualche vaga nozione che non può suscitare che una pietà altrettanto vaga!
    La gioia di Maria.
    Allora si meditava sui sentimenti che dovevano avere invaso il cuore di Maria durante questi ultimi istanti in cui godeva la presenza del suo figliolo. Ci si domandava se in questo cuore materno era superiore la tristezza di non vedere più Gesù, oppure la felicità di sapere che Egli entrava finalmente nella gloria che gli era dovuta. Nel pensiero di questi veri cristiani la risposta era immediata ed ora la rivolgeremo a noi stessi. Gesù aveva detto ai suoi discepoli: "Se mi amaste, vi rallegrereste che io vada al Padre" (Gv 14,28). Ora, chi amò Gesù quanto Maria? Il cuore della Madre era dunque nell'allegrezza al momento di questo ineffabile addio. Ella non poteva pensare a se stessa, trattandosi del trionfo del suo Figliolo e del suo Dio! Dopo gli orrori del calvario, poteva essa aspirare ad altro che a veder glorificato finalmente colui che sapeva essere il sommo Signore di tutte le cose, colui che aveva visto, pochi giorni prima, rinnegato, bestemmiato, spirare in mezzo alle torture?
    Il corteo ha attraversato la valle di Giosafat, ha passato il torrente Cedron, e si dirige verso il pendio del monte degli Ulivi. Quanti ricordi si affollano nella mente! Questo torrente, di cui il Messia nella sua umiliazione aveva bevuta l'acqua fangosa, oggi è divenuto per lui il cammino della gloria, secondo quanto aveva annunciato David (Sal 109,7). Si lascia a sinistra l'orto che fu testimone dell'Agonia, la grotta in cui il calice per l'espiazione del mondo fu presentato a Gesù e da lui accettato. Dopo aver superato una distanza che san Luca stima essere press'a poco quella che permettevano gli Ebrei di percorrere in giorno di sabato, si arriva nel territorio di Betania, il villaggio in cui Gesù chiedeva ospitalità a Lazzaro e alle sue sorelle. Da tale punto della montagna degli Ulivi si godeva la vista di Gerusalemme, che appariva magnifica col suo Tempio e i suoi palazzi. Questo spettacolo commuove i discepoli. La patria terrestre fa battere ancora il cuore di questi uomini; per un momento essi dimenticano la maledizione pronunciata sull'ingrata città di Davide, e sembrano non ricordarsi più che Gesù li ha fatti poco prima cittadini e conquistatori di tutto il mondo. Il sogno della grandezza umana di Gerusalemme li ha sedotti improvvisamente ed essi osano indirizzare questa domanda al Maestro: "Signore, lo ricostituirai il regno d'Israele?" Gesù risponde a questa richiesta indiscreta: "Non sta a voi di sapere i tempi e i momenti che il Padre si è riservato in suo potere". Queste parole non toglievano la speranza che Gerusalemme fosse un giorno riedificata dallo stesso Israele divenuto cristiano; ma la restaurazione della città di Davide non dovrà aver luogo che verso la fine dei tempi. Non era dunque conveniente che il Salvatore facesse conoscere allora questo segreto divino. La conversione del mondo pagano e la fondazione della Chiesa: ecco ciò che doveva adesso preoccupare i discepoli. Gesù li riporta subito alla missione che aveva loro affidato poco prima, esclamando: "Riceverete la virtù dello Spirito Santo che verrà sopra di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea, e nella Samaria, e sino all'estremità del mondo" (At 1,6-8).
    L'Ascensione al cielo.
    Secondo una tradizione che rimonta ai primi secoli del cristianesimo [1], si era sull'ora del mezzogiorno, l'ora stessa in cui Gesù era stato alzato in croce. Ed ecco che, volgendo sugli astanti uno sguardo di tenerezza, che dovette arrestarsi su Maria con speciale compiacenza filiale, elevò le mani e li benedisse tutti. In quel momento i suoi piedi si staccarono dalla terra, e cominciò ad innalzarsi verso il cielo (Lc 24,51). I presenti lo seguivano con lo sguardo; ma presto egli entrò in una nube che lo nascose ai loro occhi (At 1,9).
    I discepoli guardavano ancora il cielo, quando improvvisamente due Angeli bianco vestiti si presentarono dicendo: "Uomini di Galilea, che state a guardare il Cielo? Quel Gesù che, tolto a voi, è asceso al Cielo, verrà come l'avete visto andare in cielo" (At 1, 10-11). Ora il Signore è risalito al cielo, da dove un giorno ne ridiscenderà a giudicare: tutto il destino della Chiesa è compreso tra questi due termini. Noi viviamo dunque presentemente sotto il regime del Salvatore, poiché egli ci ha detto che "Dio non ha mandato il Figlio suo nel mondo per condannare il mondo, ma affinché il mondo sia salvato per opera di lui" (Gv 3,17). Ed è per questo fine misterioso che i discepoli hanno ricevuto poc'anzi la missione di andare per tutta la terra ed invitare gli uomini alla salvezza, mentre v'è ancora tempo.
    Quale compito immenso Gesù ha loro affidato! e, nel momento in cui si tratta d'iniziarlo, egli li lascia! Soli, dovranno scendere dal monte degli Ulivi, dal quale egli è partito per il cielo! Eppure il loro cuore non è triste; hanno con sé Maria, e la generosità di questa Madre incomparabile, si comunica alle loro anime. Amano il Maestro: d'ora in avanti la felicità sarà quella di pensare che è entrato nel riposo. I discepoli tornarono a Gerusalemme, "pieni di gioia", ci dice san Luca (Lc 24,52), esprimendo con questa sola parola una delle caratteristiche della festa dell'Ascensione, improntata ad una dolce malinconia, ma nella quale si respira, allo stesso tempo e più che in qualunque altra, la gioia ed il trionfo. Durante la sua Ottava, cercheremo di penetrarne i misteri e di mostrarla in tutta la sua magnificenza; per oggi ci limiteremo a dire che questa solennità è il complemento di tutti i misteri del nostro Redentore, e che essa ha reso per sempre sacro il giovedì di ogni settimana, giorno già così degno di rispetto per l'istituzione della santa Eucarestia.
    Antichi Riti.
    Abbiamo parlato della processione solenne con la quale si celebrava nel medio evo il cammino di Gesù e dei suoi discepoli verso il monte degli Ulivi; dobbiamo ricordare pure che, in quel giorno, si benediceva solennemente il pane ed alcuni frutti novelli, in memoria dell'ultimo pasto che il Salvatore aveva fatto nel Cenacolo. Imitiamo la pietà di quei tempi, in cui i cristiani avevano a cuore di raccogliere anche i minimi episodi dell'Uomo-Dio, e di farli propri, per così dire, riproducendo nella loro vita attuale tutte le circostanze rivelate dal santo Vangelo. Gesù Cristo, in quei tempi, era veramente amato e adorato; e gli uomini si ricordavano senza tregua che è l'onnipotente Signore. Ai nostri giorni, è l'uomo che regna, a suo rischio e pericolo; Gesù Cristo è confinato nel più intimo della vita privata. Ma egli è in diritto di essere la nostra preoccupazione di tutti i giorni e di tutte le ore! Gli Angeli dissero agli Apostoli: "verrà come l'avete visto andare in Cielo". Ci sia dato il potere di amarlo, servirlo con tanto zelo, durante la sua assenza, in modo da poter osare di sostenere il suo sguardo quando egli apparirà!
    MESSA
    La Chiesa Romana ci indica oggi, come chiesa stazionale, la Basilica di S. Pietro. È stata una bella idea, quella di riunire in questo giorno la comunità dei fedeli intorno alla tomba di uno dei principali testimoni dell'Ascensione del Maestro. In questa Basilica, come nella chiesa più umile della cristianità, il simbolo liturgico di questa festa è il Cero pasquale, che vedemmo accendere durante la notte della Risurrezione, e che era destinato, per mezzo della sua luce, lungo i quaranta giorni, a raffigurare la durata del soggiorno del Signore risorto tra coloro che egli si era degnato chiamare fratelli. Gli sguardi dei fedeli radunati insieme, si fermano con compiacenza sulla sua fiamma, che sembra brillare di più vivo splendore, man mano che si avvicina l'istante in cui dovrà soccombere. Benediciamo la santa Madre Chiesa, alla quale lo Spirito Santo ha ispirato l'arte d'istruirci e di commuoverci con l'aiuto di tanti simboli; e rendiamo gloria al Figlio di Dio che ci dice: "Io sono la luce del mondo" (Gv 8,12).
    EPISTOLA (At 1,1-11). - Nel primo libro parlai, o Teofilo, di tutto quello che Gesù fece ed insegnò dal principio fino al giorno in cui, dati, per mezzo dello Spirito Santo, i suoi ordini agli Apostoli, che aveva eletti, ascese al cielo; ai quali si fece anche vedere vivo, dopo la sua passione, con molte riprove, apparendo ad essi per quaranta giorni e ragionando del regno di Dio. Ed essendo insieme a mensa, comandò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di aspettare la promessa del Padre, la quale avete udita (disse) dalla mia bocca, perché Giovanni battezzò con l'acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo, di qui a non molti giorni. Ma i convenuti gli domandavano: Signore, lo ricostituirai ora il regno d'Israele? Rispose loro : non sta a voi di sapere i tempi e i momenti che il Padre si è riservato in suo potere; ma voi riceverete la virtù dello Spirito Santo che verrà sopra di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme e in tutta la Giudea, e nella Samaria e fino all'estremità della terra. E detto questo, mentre essi lo guardavano, si levò in alto; ed una nuvola lo tolse agli occhi loro. E mentre stavano a mirarlo ascendere al cielo, ecco due personaggi in bianche vesti presentarsi loro e dire: uomini di Galilea, perché guardate il cielo? Questo Gesù, che, tolto a voi, è asceso al cielo, verrà come l'avete visto andare in cielo.
    Gesù risale in cielo.
    Abbiamo assistito, leggendo questa narrazione, alla dipartita dell'Emmanuele per il cielo. Può esservi qualcosa di più commovente di quello sguardo dei discepoli, fisso sul Maestro che improvvisamente s'innalza benedicendoli? Ma una nube viene ad interporsi fra Gesù ed essi, e i loro occhi bagnati di lacrime hanno perduto la traccia del suo passaggio. Ormai sono soli sulla montagna; Gesù li ha privati della sua presenza visibile. Nel deserto di questo mondo quale sarebbe la loro pena, se la grazia non li sostenesse, se lo Spirito divino non fosse prossimo a discendere su di essi, creandovi un nuovo essere? Non è più che in cielo, dunque, che rivedranno colui il quale, pure essendo Dio, si degnò di essere loro Maestro durante tre anni e di chiamarli amici suoi, nell'ultima Cena! Ma tale lutto non esiste solamente per loro. Questa terra che riceveva, fremendo di felicità, l'impronta delle orme del Figlio di Dio, non sarà calpestata più dai suoi sacri piedi. Ha perduto quella gloria attesa da sì lungo tempo, la gloria, ossia, di servire d'abitazione al suo Creatore. Le nazioni vivono nell'attesa di un Liberatore; però, all'infuori, della Giudea e della Galilea, gli uomini ignorano che egli è venuto e che è risalito al cielo. Ma l'opera di Gesù non si fermerà qui. Il genere umano conoscerà la sua venuta; e, in quanto all'Ascensione al cielo avvenuta in questo giorno, ascoltate la voce della Chiesa, che risuona nelle cinque parti del mondo, proclamando il trionfo dell'Emmanuele. Diciannove secoli sono trascorsi dalla sua dipartita, e il nostro addio, pieno di rispetto e d'amore, si unisce ancora a quello che gl'indirizzarono i discepoli, mentre s'innalzava al cielo. Noi pure piangiamo la sua assenza ma siamo felici di vederlo glorificato, incoronato, assise alla destra del Padre. Tu sei entrato nel riposo, Signore; ti adoriamo ai piedi del trono, noi che siamo oggetto del tuo riscatto e della tua conquista. Degnati benedirci, attirarci a te e fa' che la tua ultima venuta, sia per noi speranza e non timore.
    VANGELO (Mc 16,14-20). - In quel tempo: Gesù apparve agli undici mentre erano a tavola, e li rimproverò della loro incredulità e durezza di cuore, per non aver creduto a quelli che l'avevano visto risuscitato. E disse loro: Andate per tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo; chi poi non avrà creduto sarà condannato. Or questi sono i segni che accompagneranno coloro che avranno creduto: In nome mio scacceranno i demoni, parleranno nuove lingue, maneggeranno i serpenti e, se avranno bevuto qualche veleno, non farà loro male; imporranno le mani agli infermi ed essi guariranno. E il Signore Gesù dopo aver loro parlato, ascese al cielo e siede alla destra di Dio. Quelli poi andarono a predicare da per tutto, con la cooperazione del Signore, il quale confermava la parola coi prodigi che l'accompagnavano.
    Desiderare Gesù Cristo.
    Appena il diacono ha pronunciato queste parole, un accolito sale l'ambone e spegno il Cero che ci ricordava la presenza di Gesù risorto. Questo rito espressivo annuncia il principio della vedovanza della Santa Chiesa, e avverte le anime nostre che d'ora in avanti, per contemplare il nostro Salvatore devono aspirare al cielo dove egli risiede. Come è passato rapidamente il suo soggiorno quaggiù! Quante generazioni si sono succedute, quante ne seguiranno ancora, prima che egli si mostri di nuovo!
    Lontano da lui, la Santa Chiesa prova i languori dell'esilio; nondimeno persevera ad abitare in questa valle di lacrime, poiché è qui che ella deve allevare quei figli dei quali lo Sposo divino l'ha resa Madre, per mezzo del suo Spirito; ma la vista di Gesù le manca, e, se siamo cristiani, essa deve mancare anche a noi. Oh! quando verrà quel giorno in cui, nuovamente rivestiti della nostra carne, "saremo rapiti sulle nubi in aria incontro al Signore, e così saremo sempre col Signore?" (1Ts 4,16). Allora, e solamente allora, avremo raggiunto il fine per il quale fummo creati.
    Tutti i misteri del Verbo incarnato che noi abbiamo visto svolgersi fin qui, dovevano concludersi con la sua Ascensione; tutte le grazie che noi riceviamo, giorno per giorno, avranno termine con la nostra. "Passa l'apparenza di questo mondo" (1Cor 7,31) e noi siamo in cammino per andare a raggiungere il nostro Capo. In lui è la nostra vita, la nostra felicità; sarebbe vano volerlo cercare altrove. Per noi è buono tutto ciò che ci riavvicina a Gesù; mentre quello che ne allontana è cattivo e funesto. Il mistero dell'Ascensione è l'ultimo bagliore che Dio fa splendere ai nostri sguardi per mostrarci la via. Se il nostro cuore aspira a ritrovare Gesù, è segno che vive della vera vita; ma se resta concentrato nelle cose create, in modo che non senta più l'attrazione di quel celeste amante che è Gesù, vuoi dire che esso è morto. Alziamo dunque gli occhi come i discepoli e seguiamo, col desiderio, colui che oggi risale al cielo per prepararci un posto. In alto i cuori! Sursum corda! È il grido di addio che ci mandano i nostri fratelli che vi salgono al seguito del divin Trionfatore; è il grido dei santi Angeli che accorsero incontro all'Emmanuele e che c'invitano ad andare ad accrescere le loro file.
    MEZZOGIORNO
    Una tradizione venutaci dai primi secoli e confermata dalla rivelazione dei santi, c'informa che l'ora dell'Ascensione del Salvatore fu quella del mezzogiorno. Le Carmelitane della riforma di santa Teresa onorano con un culto particolare questo pio ricordo. All'ora in cui siamo esse sono riunite in coro, assorte nella contemplazione dell'ultimo dei misteri di Gesù, seguendo col pensiero e col cuore l'Emmanuele, lassù in alto dove il suo volo divino lo condusse!
    Seguiamolo anche noi; ma prima di fissare lo sguardo su questo radioso meriggio che illumina il suo trionfo, torniamo un momento col pensiero al punto di partenza. Egli apparve nella stalla di Betlemme, a mezzanotte, nel più fitto delle tenebre. Quell'ora notturna e silenziosa conveniva all'inizio della sua missione. Tutta la sua opera era davanti a lui; per compierla dovevano esservi impiegati trentatré anni. Questa missione doveva svolgersi anno per anno, giorno per giorno, e stava andando alla fine, quando gli uomini, nella loro malizia, s'impadronirono di lui e l'inchiodarono su di una croce. Si era nel mezzo della giornata, allorché egli vi fu innalzato; ma il Padre suo non volle che il sole illuminasse ciò che era una umiliazione e non un trionfo. Dense tenebre coprirono tutta la terra; il mezzodì non rifulse in questa giornata. Quando il sole riapparve, era già l'ora Nona. Tre giorni dopo, Gesù usciva dal sepolcro alle prime luci dell'aurora. Oggi la sua opera è compiuta. Egli ha pagato col suo sangue il riscatto dei nostri peccati, ha vinto la morte risuscitando gloriosamente; non ha, allora, il diritto di scegliere per la sua dipartita l'ora in cui il sole, immagine sua, riversa tutti i suoi raggi infuocati e inonda di luce tutta questa terra che il suo Redentore lascerà per andare in cielo? Salve, dunque, ora del mezzodì due volte sacra, poiché tu torni a parlarci ogni giorno della misericordia e della vittoria dell'Emmanuele! Gloria a te per la doppia aureola che porti: la salvezza degli uomini per mezzo della croce, e l'entrata dell'uomo nei regni dei cieli!
    Ma non sei forse tu stesso la piena luce delle anime nostre, o Gesù, Sole di giustizia? E questa medesima pienezza di luce alla quale noi aspiriamo, questo ardore dell'amore eterno che solo può renderci felici, dove trovarlo se non in te che sei venuto sulla terra per rischiarare le nostre tenebre e fonderne il ghiaccio? Con questa speranza, ascoltiamo la parole melodiose di Geltrude, tua Sposa fedele, e sollecitiamo la grazia di poterle un giorno ripetere insieme con lei: "Oh! amore, oh! meriggio dall'ardore così dolce, tu sei l'ora del riposo sacro; e la pace completa che si gode in te forma la nostra delizia. Oh! amato mio Bene, eletto e scelto al disopra di tutte le creature, fammi conoscere, mostrami il luogo dove pasci il tuo gregge, dove prendi il tuo riposo nell'ora del mezzogiorno. Il mio cuore s'infiamma al pensiero di questi dolci momenti. Oh! se mi fosse dato di avvicinarmi a te, non soltanto per esserti vicina, ma per restare in te! Sotto la tua influenza, o sole di giustizia, tutti i fiori delle virtù spunterebbero in me che sono soltanto cenere e polvere.
    Fecondata dai tuoi raggi, o mio Maestro e mio Sposo, l'anima mia produrrebbe nobili frutti di ogni perfezione. Rapita da questa misera valle, ammessa a contemplare la tua immagine tanto desiderata, la mia felicità eterna consisterebbe nel pensare che tu, specchio senza macchia, non avevi disdegnato di unirti ad una peccatrice quale sono io" [2].
    SERA
    Preghiera.
    O nostro Emmanuele! sei giunto finalmente al termine della tua opera ed oggi stesso ti vediamo entrare nel celeste riposo. Al principio del mondo, impiegasti sei giorni per lo sviluppo di tutte le parti dell'universo create dalla tua potenza; dopo di che ti riposasti. Più tardi, quando volesti risollevare la tua opera decaduta per la malizia dell'Angelo ribelle, il tuo amore, durante il corso di trentatré anni, ti fece passare attraverso una successione sublime di opere, per mezzo delle quali si compì la nostra redenzione, ristabilendoci così in quel grado di santità e di gloria che avevamo perduto. Nulla hai dimenticato, o Gesù, di quanto eternamente era stato deciso dai voleri della Trinità, di quanto i Profeti avevano annunciato. La tua Ascensione mette il suggello a quella missione che compisti nella tua misericordia. Per la seconda volta, torni nel riposo; ma vi entri con la natura umana innalzata, d'ora in avanti, agli onori divini. I giusti della nostra stirpe che liberasti dal limbo prendono posto nelle fila dei cori angelici, e tu ci dicesti nel lasciarci: "Io vado a preparare un posto per voi" (Gv 14,2).
    Fiduciosi nella tua parola, risoluti a seguirti in tutti i misteri che non furono compiuti che per noi, ad accompagnarti nell'umiltà di Betlemme, nella partecipazione dei dolori del Calvario, nella Risurrezione della Pasqua, aspiriamo ad imitarti anche, quando l'ora sarà venuta, nella tua trionfale Ascensione. In questa attesa noi ci uniamo al coro degli Apostoli ed al loro saluto, ai nostri Padri, la cui moltitudine ti accompagna e ti segue,
    Volgi i tuoi sguardi sopra di noi, o divino Pastore! il momento della riunione non è ancora giunto. Proteggi le tue pecorelle, e veglia affinché neppure una si perda e manchi all'incontro. Istruiti, d'ora in avanti, sulla nostra fine, saldi nell'amore e nella meditazione dei misteri che ci hanno condotti a quello di oggi, noi l'adottiamo in questo stesso giorno, quale oggetto di nostra attesa e meta dei nostri desideri. È stato lo scopo della tua venuta in questo mondo, discendendo così fino alla bassezza nostra, per elevarci, poi, alla gloria, facendoti uomo per far di noi degli dèi.
    Ma finché venga quel momento che ci riunirà a te, cosa faremmo quaggiù se la Virtù dell'Altissimo, che ci hai promesso, non scenderà presto sopra di noi, se non verrà a portarci la pazienza nell'esilio, la fedeltà nell'assenza, l'amore che solo può sostenere un cuore che sospira per il possesso? Vieni dunque, o divino Spirito! Non ci lasciare languire, affinché il nostro sguardo resti fisso nel cielo, ove regna e ci attende il nostro Salvatore, e non permettere che questo nostro occhio umano sia tentato, nella sua stanchezza, di abbassarsi su di un mondo terrestre, dove Gesù non si lascerà più vedere.
    PREGHIAMO
    O Dio onnipotente, te ne preghiamo, concedi a noi che crediamo nell'Ascensione al cielo del tuo Unigenito, nostro Redentore, di vivere sempre con la mente in cielo.
    [1] Costit. Apost., l. v, c. xix.
    [2] Esercizi di santa Geltrude, V giorno.
    da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste, trad. it. L. Roberti, P. Graziani e P. Suffia, Alba, 1959, p. 213-223."









    http://www.radiospada.org/2016/05/ma...ellascensione/
    "Non si riesce a comprendere appieno il significato della solennità odierna dell’Ascensione senza risalire, per un attimo, al repertorio dell’Incarnazione, ovvero all’Avvento e al Natale.
    Questo a partire dall’introito Viri Galilaei («Uomini di Galilea, perché rimanete a guardare verso il cielo?, alleluia. Come lo avete visto salire al cielo, così ritornerà, alleluia, alleluia, alleluia») in cui si annuncia la seconda venuta di Cristo, quella finale nel giorno del Giudizio. La stessa venuta ultima che, secondo l’esegesi cattolica, contraddistingue precipuamente l’attesa dell’Avvento che non è solamente l’attesa della nascita terrena di Cristo.
    Ecco spiegata, in una tale ottica, la presenza di una medesima piccola linea melodica identica nel Viri Galilaei e nel communio delle ultime ferie d’Avvento Ecce Dominus veniet: in entrambi i brani, in corrispondenza delle parole che annunciano la seconda venuta di Nostro Signore, sono poste le medesime note proprio con l’intento retorico e teologico di instaurare un ponte tra le due ricorrenze, apparentemente distanti, ma teologicamente vicine.
    Un simile intento pervade anche l’offertorio dell’Ascensione: «Ascendit Deus in jubilatione, Dominus in voce tubae, alleluia» (Ascende Dio tra le acclamazioni, il Signore tra suoni di tromba, alleluia).
    Con l’Ascensione, ovvero con l’ascesa al Cielo del Figlio di Dio, si celebra l’avvenimento opposto del Natale, ovvero la discesa sulla terra del Figlio di Dio. Ecco, allora, che il canto gregoriano si premura di ricordarlo nell’antifona offertoriale quando per ben due volte il compositore inserisce lo stesso intervallo melodico di quinta che aveva posto su «puer» di Puer natus, l’introito della Messa del giorno di Natale. E, per di più, la seconda volta lo fa sulla parola «Dominus»: il «puer» che è divenuto «Dominus», è la stessa Persona, prima bambino indifeso poi glorioso trionfatore sulla morte, che viene caratterizzata da un medesimo segnale melodico.
    Mattia Rossi"










    Luca, Sursum Corda!




    ADDIO GIUSEPPE, amico mio, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    «Réquiem aetérnam dona ei, Dómine, et lux perpétua lúceat ei. Requiéscat in pace. Amen.»

    SURSUM CORDA - HABEMUS AD DOMINUM!!! A.M.D.G.!!!

  10. #40
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    Lightbulb Re: Maggio Mese Mariano…

    5 maggio 2016: Ascensione di NSGC nonchè festa in ricordo ed onore di San Pio V, il Papa della Santa Messa e della battaglia di Lepanto (1504-1572)...



    https://forum.termometropolitico.it/...rosario-2.html
    Ottobre mese del Santo Rosario…


    San Pio V. Il Papa della S. Messa e di Lepanto - e-commerce di Sodalitium
    “don Ugolino Giugni, San Pio V. Il Papa della S. Messa e di Lepanto (100 pag.)
    La vita del grande papa domenicano della controriforma, S. Pio V, che guidò i cristiani alla vittoria di Lepanto e codificò la Messa cattolica che da lui prende il nome, presentata in un libretto storico e divulgativo.”






    https://www.facebook.com/AmiciIMBC/?ref=py_c






    Radio Spada | Radio Spada ? Tagliente ma puntuale
    "5 maggio 2016: Festa di San Pio V. Papa e confessore (quest'anno liturgicamente soppressa per la concomitante festa dell'Ascensione)"





    "Il 5 maggio 1045 Papa Gregorio VI Graziani viene esaltato al Sommo Pontificato."




    San Pio V papa e confessore
    Dom Guéranger, L'anno liturgico - San Pio V, papa e confessore
    "5 MAGGIO SAN PIO V, PAPA E CONFESSORE

    Lotta contro l'eresia.
    Tutta la vita di Pio V è stata una lotta. Nei tempi agitati in cui ebbe a reggere la Chiesa, l'errore aveva invaso una grande porzione della cristianità e ne minacciava il resto. Astuto e accomodante nei luoghi ove non poteva sviluppare la sua audacia, esso agognava all'Italia; la sua ambizione sacrilega era di rovesciare la cattedra apostolica, e di trascinare senza scampo tutto il mondo cristiano nelle tenebre dell'eresia. Pio difese tutta la penisola minacciata con una dedizione inviolabile. Anche prima di essere innalzato agli onori del supremo Pontificato, espose spesso la sua vita per strappare le città alla seduzione. Imitatore fedele di Pietro Martire, non lo si vide mai indietreggiare di fronte al pericolo; e gli emissari dell'eresia ovunque fuggirono al suo avvicinarsi.Elevato alla cattedra di san Pietro, seppe infondere nei novatori un terrore salutare, risollevò il coraggio dei sovrani dell'Italia e, con moderato rigore, riuscì a rigettare al di là delle Alpi il flagello che avrebbe trascinato l'Europa alla distruzione del cristianesimo, se gli Stati del Mezzogiorno non vi avessero opposto una barriera invincibile. L'eresia si arrestò. Da allora il protestantesimo, ridotto a logorar se stesso, dette spettacolo di quella anarchia di dottrine che avrebbe portato alla desolazione il mondo intero, senza la vigilanza del Pastore che, sostenendo con indomabile zelo i difensori della verità in tutti gli stati ove essa regnava ancora, si oppose, come una parete di bronzo, al dilagarsi dell'errore nelle contrade ove comandava da padrone.
    ... contro l'Islam.
    Un altro nemico, approfittando delle divisioni religiose dell'Occidente, minaccia l'Europa in quei medesimi giorni; e l'Italia era destinata ad essere la prima preda. Uscita dal Bosforo, la flotta ottomana, si dirige contro la cristianità; sarebbe la fine, se l'energico Pontefice non vegliasse sulla salvezza di tutti. Getta l'allarme, chiama alle armi iprìncipi cristiani. L'Impero e la Francia, lacerate dalle fazioni che l'eresia vi ha generato, odono l'appello, ma restano immobili; la Spagna sola, con Venezia e la piccola flotta papale, rispondono alle istanze del Pontefice, e, ben presto la Croce e la mezzaluna si trovano di fronte nel golfo di Lepanto. La preghiera di Pio decide la vittoria in favore dei cristiani, le cui forze sono di molto inferiori a quelle dei Turchi. Noi ritroviamo questa felice memoria in ottobre, per la festa della Madonna del Rosario. Ma oggi bisogna ricordare la rivelazione fatta dal Santo Pontefice, la sera della grande giornata del 7 ottobre 1571. Dalle sei del mattino, fino all'approssimarsi della notte, la battaglia si svolse tra la flotta cristiana e quella musulmana. Improvvisamente, il Pontefice, spinto da un divino impulso, guarda fisso il cielo, resta in silenzio qualche istante, poi, volgendosi verso le persone presenti, dice loro: "Ringraziamo Iddio: la vittoria è dei cristiani". Ben presto la notizia giunse a Roma, ed in tutta la cristianità non si tardò a conoscere che ancora una volta il Papa aveva salvato l'Europa. La disfatta di Lepanto portò alla potenza ottomana un terribile colpo, dal quale non si risollevò mai più: l'era della sua decadenza data da quel giorno famoso.
    Il riformatore.
    L'opera di san Pio V per la rigenerazione del costume cristiano, per fissare la disciplina del concilio di Trento, per la pubblicazione del Breviario e del Messale sottoposti a riforma, ha fatto del suo pontificato, durato sei anni, una delle epoche maggiormente feconde della storia della Chiesa. Più d'una volta i protestanti si sono inchinati con ammirazione di fronte a questo avversario della loro pretesa riforma. "Mi meraviglio, diceva Bacone, che la Chiesa Romana non abbia ancora canonizzato quest'uomo illustre". Ed effettivamente Pio V non fu annoverato nel numero dei Santi che circa centotrent'anni dopo la sua morte, ciò che dimostra quanto sia grande l'imparzialità della Chiesa Romana nel rendere gli onori dell'apoteosi anche quando si tratta dei suoi capi maggiormente venerati.

    I miracoli.
    La gloria dei miracoli incoronò fin da questo mondo il santo Pontefice; ricorderemo qui due dei suoi prodigi più popolari. Un giorno, traversando insieme all'ambasciatore di Polonia la piazza del Vaticano, che si estende su quell'area dove una volta fu il circo di Nerone, si sente preso di entusiasmo per la gloria ed il coraggio dei martiri che ebbero a soffrire in quello stesso luogo, durante la prima persecuzione. Egli allora si china e raccoglie un pugno di polvere da quel campo di tormenti, calpestato da tante generazioni di fedeli, dopo la pace di Costantino. Versa quella polvere in una bianca tela che gli presenta l'ambasciatore; ma quando questo, rientrato a casa sua, fa per aprirlo, lo trova impregnato di un sangue vermiglio, che si sarebbe detto essere stato versato in quello stesso istante: la polvere era sparita. La fede del Pontefice aveva evocato il sangue dei martiri, e questo riappariva al suo richiamo per attestare, di fronte all'eresia, che la Chiesa Romana, nel XVI secolo, era sempre la stessa, per la quale quegli eroi, al tempo di Nerone, avevano dato la loro vita.La perfidia degli eretici tentò più di una volta di metter fine ad una vita che lasciava senza speranza di successo i loro progetti per la conquista dell'Italia. Con uno stratagemma, tanto vile quanto sacrilego, assecondati da un odioso tradimento, essi impregnarono di un sottile veleno i piedi del Crocifisso che il santo Pontefice aveva nel suo oratorio, e sul quale spesso poggiava le sue labbra. Pio V, nel fervore della preghiera, si apprestava a dare questo segno di amore, per mezzo della sua sacra immagine, al Salvatore degli uomini; ma d'un tratto, o prodigio! i piedi del Crocifisso si staccarono dalla croce e sembravano sfuggire ai rispettosi baci del vegliardo. Pio V comprese, allora, che la malvagità dei nemici aveva voluto trasformare per lui in strumento di morte anche quel legno che ci aveva reso la vita.Un ultimo avvenimento incoraggiò i fedeli, secondo l'esempio del grande Pontefice, a coltivare la santa Liturgia durante il tempo dell'anno in cui siamo. Sul letto di morte, gettando un estremo sguardo verso la Chiesa della terra, che abbandonava per quella del cielo, e volendo implorare ancora, per l'ultima volta, la bontà divina in favore di quel gregge che lasciava esposto a tanti pericoli, recitò con voce quasi spenta, questa strofa degli inni del tempo pasquale: "Creatore degli uomini, degnatevi in questi giorni colmi delle gioie della Pasqua, preservare il vostro popolo dagli assalti della morte". Terminate queste parole, si addormentò placidamente.
    VITA. - Michele Ghislieri nacque nel 1504, nella diocesi di Tortona. Entrato a 14 anni nell'Ordine dei Predicatori, fu mandato all'Università di Bologna per studiarvi la Teologia, che dopo insegnò per sedici anni. Poi fu nominato Inquisitore e Commissario generale del Santo Uffizio, nel 1551:mansione che gli valse molte persecuzioni, ma gli permise anche di ricondurre numerosi eretici alla verità cattolica. Le sue virtù lo designarono pure presso Paolo IV, che lo scelse per la sede episcopale di Nepi e di Sutri, poi per il Cardinalato. Tali onori non modificarono in nulla l'austerità della sua vita, ed il 7 gennaio 1566 divenne Papa, prendendo il nome di Pio V. Egli doveva illustrare la cattedra di san Pietro per il suo zelo nella propagazione della fede, il ristabilimento della disciplina ecclesiastica e la bellezza del culto divino, come per la sua devozione alla Madonna e la carità verso i poveri. Contro i Turchi allestì la flotta, che riportò la vittoria di Lepanto; stava preparando una nuova spedizione, quando morì nel 1572. Il suo corpo fu sepolto a S. Maria Maggiore.

    Lode.
    Pontefice del Dio vivo, tu sei stato sulla terra "il muro di bronzo, la colonna di ferro" (Ger 1,18) di cui parla il Profeta; e la tua indomabile costanza ha preservato dalla violenza e dalle insidie dei suoi numerosi nemici il gregge che ti era stato affidato. Ben lungi dal disperare, alla vista dei pericoli il tuo coraggio s'innalzava come una diga che si costruisce sempre più alta a misura che le acque dell'inondazione arrivano più minacciose. Per mezzo tuo gl'invadenti flutti dell'eresia si sono arrestati, l'invasione musulmana è stata respinta, e abbassato l'orgoglio della Mezzaluna. Il Signore ti fece l'onore di sceglierti per rivendicare la sua gloria ed essere il liberatore del popolo cristiano; ricevi, insieme al nostro atto di riconoscenza, l'omaggio delle nostre umili felicitazioni. Pure per tuo mezzo la Chiesa, che usciva da una terribile crisi, ritrovò la sua bellezza. La vera riforma, quella che si compie attraverso l'autorità, fu applicata senza debolezze dalle tue mani, altrettanto ferme che pure. Il culto divino, rinnovato dalla pubblicazione di libri Liturgici, ti deve il suo progresso, e la sua restaurazione; e nei sei anni del tuo breve ma laborioso pontificato, molte opere assai feconde furono compiute.
    Preghiera.
    Adesso, Pontefice santo, ascolta i voti della Chiesa militante, i cui destini furono, per qualche tempo, affidati alle tue mani. Anche morendo, implorasti per lei, in nome del Salvatore risuscitato, la protezione contro i pericoli, ai quali era ancora esposta. Vedi come ai nostri giorni in quale stato ha ridotto quasi l'intera cristianità il dilagare dell'errore. Per far fronte a tutti i nemici che l'assediano, la Chiesa non ha più che le promesse del suo divin fondatore; gli appoggi visibili le mancano tutti assieme; non le restano più che i616meriti della sofferenza e le risorse della preghiera. Unisci le tue suppliche alle sue, dimostrandoci, così, che sèguiti sempre ad amare il gregge del Maestro. Proteggi a Roma la cattedra del tuo successore, esposta agli attacchi più violenti ed astuti. Prìncipi e popoli cospirano contro il Signore e contro il suo Cristo. Allontana i flagelli che minacciano l'Europa, così ingrata verso la Madre sua, così indifferente agli attentati commessi contro colei a cui tutto deve. Illumina i ciechi, confondi i perversi; ottieni che la fede illumini finalmente tante intelligenze smarrite, che scambiano l'errore per la verità, le tenebre per la luce.In mezzo a questa notte così buia e così minacciosa, i nostri sguardi, o santo Pontefice, discernono le pecorelle fedeli: benedicile, sostienile e ne accresci il loro numero. Uniscile al tronco dell'albero che non può perire, affinché esse non siano disperse dalla tempesta. Rendile sempre più fedeli verso la fede e le tradizioni della santa Chiesa che è la loro unica forza, in mezzo a questo dilagare dell'errore che minaccia di tutto asportare. Conserva alla Chiesa il sacro Ordine nel quale tu fosti elevato a così alti destini; moltiplica nel suo seno quelle generazioni di uomini potenti in opere e parole, pieni di zelo per la fede e per la santificazione delle anime, quali noi ammiriamo nei suoi Annali, quali noi veneriamo sugli altari. Finalmente ricordati, o Pio, che sei stato il Padre del popolo cristiano, e seguita ad esercitare ancora questa prerogativa sulla terra, per mezzo della tua potente intercessione, fino a che sia completo il numero degli eletti.
    da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste, trad. it. L. Roberti, P. Graziani e P. Suffia, Alba, 1959, p. 612-616."






    Papa Pio V - Cathopedia, l'enciclopedia cattolica

    San Pio V (Antonio Ghislieri)
    “San Pio V (Antonio Ghislieri) Papa
    Papa Bosco Marengo, Alessandria, 27 gennaio 1504 - Roma, 1 maggio 1572
    (Papa dal 17/01/1566 al 01/05/1572)
    Antonio Michele Ghislieri, religioso domenicano, creato vescovo e cardinale, svolse compiti di alta responsabilità nella Chiesa. Divenuto papa col nome di Pio V, operò per la riforma della Chiesa in ogni settore, sulle linee tracciate dal Concilio tridentino. Pubblicò i nuovi testi del Messale (1570), del Breviario (1568) e del catechismo romano. (Mess. Rom.)
    Etimologia: Pio = devoto, religioso, pietoso (signif. Intuitivo)
    Emblema: Tiara, Camauro, Bastone Pastorale
    Martirologio Romano: San Pio V, papa, che, elevato dall’Ordine dei Predicatori alla cattedra di Pietro, rinnovò, secondo i decreti del Concilio di Trento, con grande pietà e apostolico vigore il culto divino, la dottrina cristiana e la disciplina ecclesistica e promosse la propagazione della fede. Il primo di maggio a Roma si addormentò nel Signore.”
    “San Pio V, al secolo Antonio (in religione Michele) Ghislieri (Bosco Marengo, 27 gennaio 1504 - Roma, 1º maggio 1572), è il Papa della Controriforma, della battaglia di Lepanto, del catechismo romano, del breviario romano riformato e del messale romano.”

    San Pio V - ORDINE DEI PREDICATORI
    “Pio V fu beatificato a 100 anni esatti dalla morte, il 1° maggio 1672, da papa Clemente X e dichiarato santo da papa Clemente XI il 22 maggio 1712.”

    Papa Pio V - Cathopedia, l'enciclopedia cattolica

    San Pio V - ORDINE DEI PREDICATORI
    “Pio V fu beatificato a 100 anni esatti dalla morte, il 1° maggio 1672, da papa Clemente X e dichiarato santo da papa Clemente XI il 22 maggio 1712.”



    LEPANTO / Madonna della Vittoria o del Santo Rosario (Mario MORRA SDB) /
    Lepanto, la Crociata di San Pio V
    “LEPANTO, LA CROCIATA DI SAN PIO V
    LEPANTO 1571: LA BATTAGLIA CHE SALVÒ L’EUROPA di Alessandro Ortezi
    Fonte: la Padania del 7 ottobre 2004 Segnalato da: Centro Studi G. Federici”



    Carlo Di Pietro - Giornalista e Scrittore
    “Preghiera al Santo del giorno.
    In nómine Patris
    et Fílii
    et Spíritus Sancti.
    Amen.
    Eterno Padre, intendo onorare san Pio V, e Vi rendo grazie per tutte le grazie che Voi gli avete elargito. Vi prego di accrescere la grazia nella mia anima, per i meriti di questo santo, ed a lui affido la fine della mia vita tramite questa speciale preghiera, così che per virtù della Vostra bontà e promessa, san Pio V possa essere mio avvocato e provvedere tutto ciò che è necessario in quell'ora. Così sia.”











    "4 MAGGIO 2016: SANTA MONICA, VEDOVA - Mercoledì delle Rogazioni
    Maria e Salome.
    Nel gruppo di persone che fu vicino a Gesù risorto, due donne, due mamme, attireranno oggi la nostra attenzione: Maria, madre di Giacomo il Minore e Taddeo; e Salome, madre di Giacomo il Maggiore e di Giovanni, il prediletto del Signore. Si sono recate al sepolcro con la Maddalena, al mattino della Risurrezione, portando gli aromi; hanno ascoltato la parola degli Angeli e, mentre tornano, Gesù si è improvvisamente presentato ad esse, le ha salutate, e si è degnato dar loro a baciare i suoi sacri piedi. Adesso ricompensa il loro amore, manifestandosi ad esse frequentemente fino a che venga quel giorno, e sarà presto, in cui dovrà dar il suo addio sul monte degli Ulivi, ove si troveranno insieme con Maria e con gli Apostoli.
    Onoriamo queste due fedeli compagne della Maddalena, modelli d'amore verso il divino Risuscitato, e glorifichiamole per aver dato alla Santa Chiesa quattro Apostoli.
    Santa Monica.
    Ecco che ora, a fianco di Maria e di Salome, ci viene presentata un'altra donna, un'altra madre, pure presa dall'amore di Gesù, che offre alla Chiesa il figlio delle sue lacrime, un Dottore, un Pontefice, uno dei santi più illustri che siano stati generati dalla nuova legge. Questa donna, questa madre, è Monica, due volte mamma di Agostino. La grazia ha largito questo capolavoro alla terra d'Africa; e gli uomini l'avrebbero ignorata fino all'ultimo dei giorni, se la penna del grande Vescovo d'Ippona, guidata dal suo cuore santamente filiale, non avesse rivelato ai secoli futuri questa donna, la cui vita non fu che umiltà ed amore, e che, d'ora in avanti, immortale anche quaggiù, sarà proclamata il modello e la protettrice delle madri cristiane.
    Le lacrime di Monica.
    Una delle attrattive principali del libro delle Confessioni è quella che sorge dall'effusione di Agostino sulle virtù e la dedizione di Monica. Durante tutto lo sviluppo dello scritto, con quale tenera riconoscenza egli esalta la costanza di questa madre che, testimone dei traviamenti del figlio, "lo piangeva, più che non piangono le altre madri la morte corporale dei loro figliuoli" (Confess. l. iii, c. 91).
    Il Signore che, di tanto in tanto, lascia splendere un raggio di speranza nelle anime che prova, mostrò a Monica con una visione la riunione futura del figlio con la madre; e sant'Ambrogio aveva autorevolmente affermato alla medesima che il figlio di tante lacrime non poteva perire. Ma le tristi realtà del presente opprimevano il suo cuore, e l'amore materno si univa alla fede per turbarla nei riguardi di quel figliolo che la sfuggiva, e che vedeva allontanarsi, infedele tanto a Dio quanto alla sua tenerezza. Nondimeno le amarezze di questo cuore così devoto formavano una base di espiazione che doveva più tardi essere applicata al colpevole; la preghiera ardente e continua, unita alla sofferenza, preparava la seconda nascita di Agostino. Egli stesso ci dice "con quanto più affanno lo partorisse allo spirito che non aveva fatto alla carne "(Confess. l. v, c. 9).
    Dopo lunghi anni d'angoscia, la madre ha potuto finalmente ritrovare a Milano quel figlio che l'aveva così duramente ingannata nel giorno in cui era fuggito lontano da lei per andarsene a Roma, alla ventura. Essa lo trova tuttora nell'incertezza sulla fede del cristianesimo, ma già disgustato degli errori che l'avevano sedotto. Agostino aveva fatto un passo verso la verità, pur non riconoscendola ancora. "Da allora - egli ci dice - l'anima di mia madre non portava più il lutto per un figlio perduto senza speranza; ma il suo pianto seguitava a sgorgare per ottenere da Dio la sua Risurrezione. Se non avevo ancora trovato il vero, mi ero almeno liberato dal falso. Anzi, o mio Dio, perché era certa che le avresti compiuto la grazia che le avevi promessa intera, dolcissimamente e con tutta fidanza mi rispose: "Credo in Cristo che prima ch'io chiuda quest'occhi, ti veda fedele cattolico" (Confess. l. vi, c. 1).
    La conversione di Agostino.
    Monica aveva incontrato a Milano sant'Ambrogio, del quale Dio voleva servirsi per completare il ritorno del figlio. "Ella voleva bene al Santo Vescovo - ci dice ancora Agostino - per l'obbligo che egli aveva della mia salute; ed egli pure le aveva posto affetto nel vederla di vita sì pia, sì assidua alle buone opere e alla Chiesa: e così quando mi vedeva, usciva a dirne gran bene, rallegrandosi con me di tal madre" (Confess. l. vi, c. 2). Finalmente giunse l'ora della grazia: Agostino, ispirato dalla luce della fede, pensò ad arruolarsi nella Chiesa cristiana; però lo stimolo dei sensi, al quale aveva ceduto per tanto tempo, lo tratteneva ancora sulle sponde del fonte battesimale. Le preghiere e le lacrime di Monica ottennero dalla divina misericordia quest'ultimo tocco che abbatté le ultime resistenze del figlio.
    Dio non lasciava tuttavia imperfetta la sua opera. Trafitto da quel dardo vittorioso, Agostino si risollevava, aspirando non più soltanto alla professione della fede cristiana, ma alla virtù della continenza. Il mondo con le sue attrattive non contava più nulla per quell'anima oggetto di un intervento così potente. Nei giorni passati, Monica si occupava ancora con sollecitudine a preparare una sposa per il suo figliolo, sperando, così, evitarne l'incostanza; e invece, improvvisamente, questo figlio si presenta a lei, accompagnato dal suo amico Alipio, per dichiararle che, nel suo slancio verso il supremo bene, egli si vota, d'ora in poi, alla ricerca di ciò che è più perfetto. Ma ascoltiamo ancora lo stesso Agostino: "Andiamo di filato a dire il fatto a mia madre, che ne prende allegrezza; le raccontiamo come la cosa era andata; n'esulta e trionfa; ed esce in benedizioni a Te che sei potente ad esaudire oltre le nostre domande, oltre i nostri pensieri! Poiché nel fatto mio Tu le avevi conceduto più che non osava chiedere nei suoi gemiti e pietosi lamenti, e cambiasti il pianto di lei in allegrezza assai più abbondante che non aveva sperato e molto più cara e più casta che non si riprometteva dai figlioli della mia carne" (Confess. l. viii, c. 12). Trascorsero pochi giorni, e ben presto uno spettacolo sublime si offrì all'ammirazione degli Angeli e degli uomini nella Chiesa di Milano: Ambrogio battezzava Agostino sotto gli occhi di Monica.
    L'estasi di Ostia.
    La pia donna aveva compiuto la sua missione; il suo figliolo era rinato alla società ed alla santità, ed ella aveva arricchito la Chiesa del più illustre dei suoi Dottori. Si avvicinava il momento in cui, dopo il lavoro di una lunga giornata, doveva essere chiamata a godere del riposo eterno in colui, per l'amore del quale si era tanto affaticata ed aveva tanto sofferto. Il figlio e la madre, prossimi ad imbarcarsi per l'Africa, si trovavano ad Ostia, aspettando la nave che doveva trasportare entrambi. "Noi eravamo soli, lei e me - dice Agostino - appoggiati ad una finestra, che godeva la vista del giardino della casa, parlavamo con ineffabile dolcezza, nell'oblio del passato, tuffandoci negli orizzonti dell'avvenire, e cercavamo, tra noi due di capire, quale sarà per i santi questa vita eterna che l'occhio non ha mai visto, che l'orecchio non ha mai udito, e dove non giunge il cuore dell'uomo. E parlando cosi, nel nostro slancio verso quella vita, noi la toccammo un istante, con un balzo del nostro cuore; ma ben presto sospirammo, lasciandovi incatenate le primizie dello spirito e ridiscendemmo nel brusio della voce, nella parola che comincia e che finisce. Allora ella mi disse: 'Figliolo mio, per me nessuna cosa più ormai mi diletta quaggiù! Che cosa mi faccia io qui e perché io ci sia non so. Non ho più nulla a sperare nel mondo. Una sola cosa era che mi faceva desiderare di vivere ancora un poco, vederti cristiano cattolico prima di morire. Dio m'ha fatto più e meglio, dacché ti vedo disprezzare la felicità terrena e servire a lui. Che faccio io qui?'" (Confess. l. ix, c. 10). Il richiamo di un'anima così santa non doveva tardare; essa esalò l'ultimo respiro, quale celeste profumo, pochi giorni dopo, lasciando un ricordo incancellabile nel cuore del figlio, una cara memoria nella Chiesa, un modello perfetto dell'amore materno, in ciò che vi ha di più puro, alle madri cristiane.
    VITA. - Monica nacque nel 332 nell'Africa del Nord. Data in matrimonio ad un pagano di Tagaste, lo convertì al cristianesimo con la sua dolcezza e le sue virtù. Morto il marito nel 371, si consacrò all'educazione della figliuola e dei due figli, soprattutto del preferito, Agostino. Ma questo, fin dall'età di quindici anni, si era sviato negli errori del manicheismo e nella bassezza delle passioni. Per evitare i consigli della madre, partì segretamente per Roma e Milano. Monica ve lo raggiunse e, dopo molte sofferenze, preghiere e lacrime, ebbe la gioia, nella Pasqua del 387, di assistere al suo Battesimo. Mentre si preparava a ritornare con lui in Africa, morì ad Ostia, qualche mese dopo. Il suo corpo vi restò fino al 1162. Un canonico regolare di Arouaise, nel passo di Calais, lo trafugò, e poi, lo trasportò nel suo monastero. Siccome
    non si conosceva la data del trapasso di Monica, i canonici di Arouaise, che festeggiavano il 5 maggio la conversione di Agostino, celebrarono nella vigilia la festa di colei di cui avevano avuto le reliquie.
    La missione di una madre.
    O madre illustre tra tutte le altre, la cristianità onora in te uno dei tipi più perfetti dell'umanità rigenerata da Cristo. Prima del Vangelo, durante i lunghi secoli in cui la donna fu tenuta nell'avvilimento, la maternità non poté avere che un'azione timida, e assai spesso volgare, sull'uomo: la sua missione ordinariamente si limitava alle cure fisiche; e se il nome di qualche madre ha trionfato dall'oblio, è unicamente perché esse avevano saputo preparare i loro figli per la gloria passeggera di questo mondo. Non s'incontrano, in quegli antichi tempi profani, mamme che si siano assunto il compito d'indirizzare al bene i figlioli; che li abbiano seguiti nei loro passi, per sostenerli nella lotta contro l'errore e le passioni, per risollevarsi dalle cadute; non se ne trovano che si siano votate alla preghiera e alle lacrime continue, per ottenere il loro ritorno alla verità e alla virtù. Solamente il cristianesimo ha rivelato alla madre e la sua missione e il suo potere.
    Le lacrime.
    Come hai saputo dimenticar te stessa, o Monica, in questa ricerca incessante della salvezza di un figlio! È per lui che vivi, dopo Dio; vivere in quel modo per il tuo figliuolo, non è vivere anche per il Signore, che si è degnato volere il tuo aiuto per salvarlo? Che t'importa la gloria e il successo di Agostino nel mondo, quando pensi ai pericoli eterni che egli corre, quando tremi di vederlo eternamente separato da Dio e da te? Allora non c'è sacrificio, non c'è dedizione di cui non sia capace questo cuore di madre, verso la rigorosa giustizia di cui la tua generosità non intende frustrare i diritti. Durante lunghi giorni e lunghe notti, aspetti pazientemente l'ora del Signore; l'ardore della tua preghiera si raddoppia; sperando contro ogni speranza, arrivi a sentire, nel fondo del cuore, l'umile e solida fiducia che il figlio di tante lacrime, non perirà. Ed è allora che il Signore "preso da compassione" per te, come lo fu per l'addolorata Madre di Naim, fa sentir la sua voce, alla quale nulla resiste. "Giovinetto, te lo dico io, alzati!" (Lc 7,13), e rende, pieno di vita, a sua madre quello di cui essa piangeva il trapasso, ma dal quale non aveva voluto separarsi.
    La ricompensa.
    Quale ricompensa per il tuo cuore materno, o Monica! Il Signore non si è accontentato di renderti Agostino pieno di vita; dal fondo degli abissi degli errori e delle passioni, ecco che lo eleva, senza vie intermedie, fino al bene più perfetto. La tua richiesta era che divenisse cristiano e cattolico, che spezzasse finalmente i vincoli umilianti e funesti; ed ora la grazia l'ha condotto fino alla serena regione dei consigli evangelici. La tua missione è oltremodo compiuta, Madre felice! Sali adesso al cielo: è là che, attendendo la riunione eterna, d'ora in poi contemplerai la santità e l'azione di questo figlio la cui salvezza è opera tua e la cui gloria, così radiosa e così pura, circonda fin da quaggiù il tuo nome di una dolce aureola.
    Preghiera.
    Dalla felicità di cui godi, insieme con quel figlio che ti deve la vita del tempo e dell'eternità, volgi uno sguardo, o Monica, su tante madri cristiane che stanno compiendo in questo momento, sulla terra, la dura e nobile missione che tu stessa assolvesti. Anche i loro figlioli sono morti, della morte che porta il peccato, ed esse vorrebbero, a forza d'amore, rendere loro la sola vera vita. Dopo la Madre della misericordia, è a te che si rivolgono, o Monica; a te, le cui preghiere e lacrime furono così potenti e feconde. Prendi la loro causa tra le tue mani; un cuore così tenero e pieno di dedizione, non può mancare di compatire quelle angoscio di cui esso stesso provò per tanto tempo tutto il rigore. Degnati aggiungere la tua intercessione ai loro voti; adotta questi nuovi figli che esse ti presentano, e saranno rassicurate.
    Sostieni il loro coraggio, insegna loro a sperare; fortificale nei sacrifici a prezzo dei quali Dio concede il ritorno di quelle anime care. Esse, allora, capiranno che la conversione di un'anima è un miracolo di ordine più elevato di quello della risurrezione di un morto; esse sentiranno che la divina giustizia, per rinunziare ai suoi diritti, esige un compenso, e che questo sta a loro di fornirglielo. Il cuore si spoglierà di quel segreto egoismo che si nasconde, così spesso, anche nei sentimenti in apparenza più puri. Che esse domandino a se stesse, se si rallegrerebbero quanto te, o Monica, vedendo i figli tornati al bene, sfuggir ancora una volta per darsi al Signore. Se così fosse, che esse non abbiano timore, poiché sono potenti davanti al cuore di Dio: presto o tardi la grazia tanto desiderata discenderà dal cielo sul figliol prodigo, ed egli ritornerà a Dio ed alla madre sua.
    da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste, trad. it. L. Roberti, P. Graziani e P. Suffia, Alba, 1959, p. 616-619."












    "Consolatrix afflictorum, ora pro nobis"









    Luca, Sursum Corda!
    ADDIO GIUSEPPE, amico mio, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    «Réquiem aetérnam dona ei, Dómine, et lux perpétua lúceat ei. Requiéscat in pace. Amen.»

    SURSUM CORDA - HABEMUS AD DOMINUM!!! A.M.D.G.!!!

 

 
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