Continuiamo nella nostra analisi sui filosofi e Dio.
Platone è vissuto circa quattrocento anni prima di Gesù, e deve essere considerato uno dei più grandi pensatori dell’umanità. E’ stato fra i primi filosofi dell’era conosciuta ad affrontare in maniera organica il problema di Dio, e su questo ha scritto cose che hanno originato scuole e correnti di pensiero ancora esistenti e vive ai nostri tempi.
Secondo gli studiosi però, il primo riferimento a qualcosa di simile a Dio sembra essere venuto da Parmenide, filosofo greco, nato a Elea intorno al 540 a.C. Nel suo poema “Sulla natura”, di cui si hanno decine di frammenti scritti, egli, nel proemio, fa parlare una dea che apre dicendo che la verità alla quale egli (Parmenide) è giunto è situata lontano dal cammino degli uomini, quindi è estremamente difficile da capire, e prosegue dichiarando che “l’immutabile nucleo della verità perfettamente sferica” che viene contrapposta “alle opinioni dei mortali, alle quali opinioni non inerisce nessuna vera persuasività né valore” non può essere compresa dall’uomo perchè essa non può abitare se non una regione lontana da quella dove abita l’uomo.
E se la Verità, continua Parmenide, abita in un ambiente “non umano e quindi non mortale”, significa che abita in un ambiente divino, cioè là dove abita l’ente o essere senza origine, che ha originato il creato, l’ente o essere che non era e non sarà, che non conosce né divenire né morire, per cui la Verità e l’Essere senza origine sono la stessa cosa.
E’ con queste affermazione che Parmenide ipotizza la presenza di Dio, anche se mai lo nomina. Parte da questo filosofo, nato 2500 anno or sono, quel lungo filo di pensiero che è passato poi per Platone fino a Kant, per concludersi con Heidegger.
Eraclito da Efeso, qualche anno dopo, si spinge ancora più avanti nella ricerca di Dio, un dio vicino all’uomo, a differenza di quello di Parmenide che abbiamo visto lontano dal reale e dal finito, assolutamente trascendente.
Il Dio immaginato da Eraclito è invece un dio immanente, vicino all’uomo in ogni momento.
Per questo filosofo Dio non è il puro separato, come in Parmenide, ma è “colui che ha in mano le leggi dell’infinito” per cui “tutte le leggi si nutrono dell’unica legge divina, quella di Dio”. Ne discende che Dio è tutto “il giorno, la notte, l’inverno e l’estate, la guerra e la pace, la fame e la sazietà, perché egli è l’armonia generale”.
E finalmente siamo a Socrate, questa figura straordinaria nel campo del pensiero umano, che vede in Dio “colui che nel medesimo tempo vede tutto e ascolta tutto, è presente dappertutto e si prende cura di tutto”. Sembrerebbe, a prima vista che Socrate, accetti tutta la filosofia a lui precedente, specialmente quella di Eraclito, che vede nella divinità qualcosa di immanente all’uomo e alla natura. Ma non è così, perché Socrate deve proseguire e andare oltre la filosofia dei sofisti, oltre la figura di un dio mescolato al reale dell’esistenza. Ad esempio, là dove Protagora afferma “sugli dei io non posso sapere né se essi sono, né se non sono, né se hanno forma, giacché molto è ciò che ostacola il conoscere: il mistero dell’argomento e la brevità della vita dell’uomo”, Socrate trova invece la via della certezza, seppur in un modo del tutto nuovo.
Intanto egli sa che il non sapere, cioè la certezza di sapere di non sapere, è la condizione definitiva e costante dell’uomo, tuttavia alcune condizioni gli danno la sicurezza di sapere di avere un punto di partenza giusto e queste sono: il desiderio di verità, il bisogno di conoscere, il primato della vita retta(meglio subire un’ingiustizia piuttosto che farla).
Queste certezze fondamentali sono bagaglio innato dell’uomo e si originano nelle sue interiorità, e questo per Socrate è il punto certo da cui far partire la ricerca. In questo modo Socrate rappresenta la svolta, mettendo Dio ‘dentro’ ciascun uomo, e non al di fuori come voleva Eraclito e nemmeno lontano come pensava Parmenide.
Torniamo ora a Platone. Su quanto affermato da Socrate, egli costruisce una prima teologia filosofica, che gli studiosi indicano non come “una filosofia attraversata dalla religione” ma una cosa sola con la religione stessa”.
Abbiamo fatto, in meno di duecento anni, passi da gigante sulla strada della ricerca di Dio, e mancano ancora più di trecento anni prima che sulla terra compaia la figura straordinaria di Gesù di Nazaret.
Ora io vorrei fare una piccola osservazione, prima di continuare il discorso sulla filosofia.
Molti uomini di oggi sono convinti di esseri atei, o quanto meno agnostici, come sono io, o altrimenti indifferenti, che è la condizione peggiore.
Guardano il cielo, vedono le stelle e il sole, forse sanno anche che di sistemi solari come quello in cui vive la terra ce ne sono miliardi, in un universo infinito che la mente non riesce nemmeno a costruire per immaginazione, sanno che tutto è regolato con un ordine certamente superiore e non pensano, non si fanno domande, per esempio: ma chi ha originato tutto ciò, e perché?
Vagamente alcuni pensano che è la scienza a saperlo, e questo pare bastare per mettere a dormire la curiosità che invece dovrebbero avere. Altri nemmeno se lo chiedono, problemi distanti pensano, che non hanno niente a che fare con quello che succede tutti i giorni. Altri ancora forse non vedono nemmeno le stelle perché guardano solo per terra, e sono tanti.
Alcuni conoscono la coscienza, sanno cos’è il rimorso, hanno magari un innato sentimento che vorrebbe che non vengano commesse cattive azioni, e non pensano, non si chiedono da dove vengono loro questi sentimenti.
Magari hanno sentito nominare, o addirittura conoscono, certe grandi figure storiche, Eraclito, Parmenide, Socrate, Aristotele, Platone, Agostino, Tommaso ecc., e non pensano, non si chiedono, ma perché questi uomini hanno dedicato la loro vita, la loro sapienza, per qualcosa a cui io non credo, o non mi interessa?
E nemmeno si domandano come hanno potuto, nella loro piccola mente, decidere ciò che le più grandi menti del passato hanno impiegato vite intere magari per non riuscire a decidere?
Io sono certo che la superbia e l’arroganza sono fra i più grandi difetti dell’uomo, difetti direttamente connessi con il Male, ma in questo caso sono convinto che sia più colpevole l’indifferenza o peggio, la superficialità.
Nascere, vivere, morire, senza nemmeno tentare di avvicinare il grande tema dell’esistenza di Dio. Nascere, vivere, morire alla stessa maniera degli animali: senza scopo, senza fine, senza domande? Può anche non interessare chi legge ma io è da una vita che mi pongo domande sulla mia esistenza, sull’Universo, sull’esistenza di Dio, e non riesco a capacitarmi di come gran
parte dell’umanità sia invece assolutmente disinteressata a questi problemi…
Torniamo alla filosofia di Platone.
Egli scorge, innanzi tutto, l’errore umano che vorrebbe il cielo e la terra, il fuoco, l’aria e l’acqua e tutto quanto da questi elementi deriva, animali e vegetali, uomini o minerali, come nati dal caso.
Platone è il primo fra tutte le grandi menti umane a rifiutare l’ipotesi del ‘caso’ creatore.
Egli dice “se tutto ciò (pianeti, stelle ecc.) nasce dal caso, la nostra anima è di conseguenza posteriore ad essi, per cui ciò che è la causa prima del divenire e del corrompersi di tutto, essi (i fautori del caso creatore) dicono che non è realtà prima, ma successiva. E qui sta l’errore perché l’anima nasce prima del corpo, perché non potrebbe essere altrimenti, essendo il corpo l’involucro mortale dell’anima immortale”.
Ora per il materialista, o per il positivista o semplicemente per lo scettico, accettare il pensiero di Platone quando dice che il corpo è l’involucro dell’anima, diventa difficile perché il corpo è visibile e l’anima è solo una supposizione, quindi nessuno può dimostrare allo scettico o al positivista che dentro il corpo ci sta un’anima.
E ancora sul rifiuto di Platone di considerare “casuale” la nascita del cielo e della terra, degli animali e delle piante, insomma dell’universo, vorrei fare un’altra disgressione, e parlare di scienza e di fede.
Molte persone che si professano atee, si appellano alla scienza, e alle sue scoperte, per confutare i Testi Sacri, la Genesi in particolare, e quindi la creazione dell’universo da parte di Dio: così facendo pretendono di negare l’esistenza di Dio.
Questa era una posizione che nell’Ottocento poteva avere qualche giustificazione, in quanto la scienza sembrava portare a conclusioni contrastanti le idee religiose, ma le ricerche e le scoperte più recenti, specialmente nel campo della fisica, della matematica e della cosmologia, sembrano al contrario avvicinare sempre più la scienza alla religione e all’esistenza di Dio. Infatti essere riusciti a entrare nell’immensità dello spazio cosmico e nella profondità del tempo, nell’ infinitamente grande e nell’ infinitamente piccolo, ha aperto una serie di domande proprio legate alla possibile presenza di Dio, alle quali domande è possibile oggi dare alcune risposte.
I grandi problemi che gli scienziati hanno avuto davanti dall’inizio erano: stabilire se l’universo è un sistema caotico oppure ordinato, o le due cose insieme; stabilire se l’universo è infinito nel tempo, cioè non ha mai avuto inizio, e quindi non avrà mai fine, oppure se ha avuto un’origine, dal nulla, da un punto iniziale che potrebbe riportarci alla Creazione; stabilire se l’universo si evolve casualmente, oppure se segue un progetto e una finalità, un disegno preciso; stabilire il significato della figura dell’uomo rapportata all’universo.
A queste domande la scienza oggi è arrivata a dare risposte sicure.
a) L’universo non è un sistema caotico ma abbastanza ordinato, che si muove su leggi razionali e assolutamente matematiche: infatti ogni teoria che riguarda la cosmologia è poggiata su questa sicurezza.
b) L’universo è finito nel tempo, che vuol dire che c’è stato un momento in cui è nato, in cui si è oppure è stato creato. La famosa teoria del Big Bang dovrebbe dimostrare, con un ampio margine di certezza, il momento di questa creazione. Consideriamo che secondo la Teoria del Big Bang tutta la materia-energia prima della grande esplosione era concentrata in un piccolissimo punto di inimmaginabile densità e di enorme massa, inaccessibile alle cognizioni fisiche in nostro possesso e per questo chiamato dagli scienziati ‘singolarità iniziale’. Questo nostro infinito universo occupava uno spazio più piccolo di un nucleo atomico, praticamente insignificante come misurazione.
c) L’universo si evolve in maniera matematicamente razionale e precisa, anzi addirittura si parla, nella scienza, di ‘creazione continua’: sembra addirittura che esso segua un progetto di evoluzione cosmica, strettamente connesso con quello di evoluzione biologica, che ha come scopo finale la nascita della vita e quindi la comparsa dell’uomo, capace di studiare e di comprendere la struttura dell’Universo e le sue leggi.
d) Per questa ragione l’Uomo appare come la tappa conclusiva di queste evoluzioni, cosmica e biologica, un essere che vive a metà strada tra l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo, essendo lui infinitamente complesso. Basta pensare che il corpo dell’uomo è composto da centomila miliardi di cellule, ognuna delle quali contiene migliaia di miliardi di molecole. Ogni cellula poi funziona come un perfetto, sofisticatissimo laboratorio chimico, che presiede automaticamente alla costruzione e alla regolazione dell’intero organismo. Nel quale organismo la scienza può oggi scorgere le stesse leggi, matematicamente logiche e razionali, che regolano l’intero universo. E’ uno dei grandi motivi che stanno avvicinando la scienza alla religione e che sembrano testimoniare dell’esistenza di un creatore, visto che la casualità sembra essere del tutto assente sia nel sistema universo che nel sistema uomo, e visto anche che sembra esistere una matrice identica, per l’uomo e per le cose, talmente uguale da poter essere definita una matrice comune.
Un Premio Nobel, il fisiologo e filosofo Sir John Eccles, ha detto, in una conferenza: “Quando guardiamo alla meravigliosa immensità del cosmo, vediamo che tutti gli eventi appaiono come un’unica operazione calcolata con estrema precisione. Potremmo anche affermare che tutto questo è avvenuto e avviene per caso, ma sarebbe una spiegazione stupida: io penso che al di sopra di questa immensità non possa esserci altro che Dio”.
Carter, fisico, matematico e cosmologo, ha coniato un ammodernamento della famosa frase di Cartesio “Cogito, ergo sum” ( Penso, quindi esisto) con “Cogito, ergo mundus talis est”. Infatti, lui ha scritto, ogni costante della natura è stato scelto con tale precisione che l’evoluzione cosmica è giunta ai viventi e quindi all’autocoscienza di sé.
Sarebbe bastato una lievissima modificazione al valore di determinate costanti che regolano l’universo, perché la Vita non sarebbe mai potuta nascere. Ad esempio, se la forza di gravitazione fosse stata leggermente superiore a quella che è, l’universo sarebbe collassato in breve tempo; se fosse stata leggermente più debole, il cosmo si sarebbe espanso, ma non si sarebbe potuto avere la condensazione della materia in galassie, stelle, pianeti, e quindi la Vita non sarebbe mai nata, e nemmeno l’universo, che sarebbe rimasto una semplice aggregazione di gas e nubi cosmiche.
Sembra esserci quindi un disegno preciso (e lo vedremo) che non viene nemmeno contraddetto dalla scienza, del resto incapace a spiegarsi ‘le cose che contano’ malgrado le scoperte.
A me sembra che a questo punto anche il più refrattario all’idea di una possibile esistenza di Dio, potrebbe cominciare ad avere, se non altro dei dubbi.
Certo, negare è molto più facile che credere: anzi spesso è solo una posizione di comodo, si evita di pensare. Però ora che siamo riusciti a trovare una serie di argomenti abbastanza suggestivi per poter cominciare a pensare in maniera positiva, sarebbe giusto continuare incrollabilmente a negare senza nemmeno darsi la pena di valutarli?
Certo cercare la fede significa tentare di compiere un salto di qualità: non è facile per l’uomo moderno, tutto preso da compiti che gli impediscano di fermarsi a riflettere, riuscire a trovare anche la fede, ma uno scienziato ha insegnato come trovarla: basta cercarla. Sembra una banalità e invece è una grande verità. Puoi trovare la fede se la cerchi, se non ti fai condizionare dai tuoi problemini insignificanti che tu invece, preso come sei nell’ingranaggio dell’ovvio, vedi come giganteschi. Basterebbe leggere, cercare di capire, riflettere.
Lo ha detto Max Plank, lo scopritore della Teoria dei Quanta, uno dei più grandi fisici e matematici mai esistiti. Egli, guardando “l’ordine della natura” e osservando la “razionalità che guida l’Universo e perfino il piccolo atomo”, “Questo sentire la grandiosità del disegno, l’ordine e l’armonia del creato creano per forza, in molti di noi, la fede dello scienziato” ha sentito il bisogno di capire, e per capire ha dovuto, come fa sempre uno scienziato, cercare. Chissà com’è che per molte persone invece tutto è già saputo, conosciuto per cui è inutile ‘cercare’?
Bisogna dire che la fisica quantistica, di cui Max Plank è stato un pioniere, si applica normalmente al microcosmo costituito dagli atomi e dai loro componenti, però in linea generale la fisica quantistica si applica anche alla cosmologia, all’astronomia.
Oggi sembra essere diventato di moda, fra gli scienziati, applicare questa ‘quantistica’ anche per indagare l’universo. Naturalmente si tratta di tentativi, praticamente degli esperimenti scientifici, che però contengono possibilità fortemente stimolanti. Per pura ipotesi, non sarebbe nemmeno assurdo che domani si riuscisse a dimostrare che l’universo si è generato spontaneamente come risultato di un processo quantistico, ipotesi che comunque non sposterebbe di una virgola il problema della creazione in quanto nascerebbero le solite domande su chi dovrebbe aver innescato il processo di auto-generazione del mondo ecc.




