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    Predefinito Re: Da agnostico quale sono mi accingo a.....

    L’eresia di Marcione

    L’ultimo capitolo di questo libro (ancora su Gesù) si apre con questa frase “Come sappiamo tutti, altre religioni, e non solo quella ebraica dalla quale ufficialmente si dice sia nato il Cristianesimo…” e queste parole meritano un momento di riflessione.
    Circa cento anni dopo la morte di Gesù Cristo un vescovo greco di nome Marcione, propose una lettura diversa su Gesù e qui è il caso di accennare alla sua tesi perché il suo Vangelo, composto da una ventina di capitoli ma arrivato a noi solo in parte (cinque capitoli), non vedeva Gesù come figlio dell’Antico Testamento ma, al contrario, venuto sulla Terra proprio per portare un messaggio diverso da quello che si legge nella Bibbia ebraica.
    Vedo di spiegarmi meglio.

    Innanzi tutto Marcione non ammette alcuna continuità tra l’AT e il Nuovo Testamento, anzi lui, Marcione, nega che l’AT sia una prefigurazione sistematica del Nuovo Testamento. Seguendo la linea paolina dei due regimi dell’esistenza- la Legge e la Fede, la maledizione e la benedizione- Marcione afferma che in questa opposizione è racchiusa tutta la storia del mondo e dell’uomo, dalle origini fino al suo termine.

    Marcione pone l’AT sotto il segno della maledizione (della Legge) e il nuovo sotto il segno della Fede (della benedizione ). Come scrive von Harnack “La maledictio che non è nettamente cattiva ma che proviene da una concezione particolare della giustizia divina e umana, è una costante dell’Antico Testamento e del suo dio di vendetta. In questo senso l’Antico Testamento è, secondo Marcione, un documento storico ineccepibile perché ci presenta un Demiurgo del mondo che si comporta come il più capriccioso dei tiranni e che proclama la legge dell’odio tra i suoi sudditi: occhio per occhio, dente per dente. Questo Demiurgo ha tutte le caratteristiche di un essere inferiore, ed egli le ha trasmesse al mondo e all’uomo, sua creatura.
    Il mondo intero è stato costruito dal Demiurgo con la Materia. Sempre secondo Harnack che interpreta il pensiero marcionita, la Materia non è cattiva ma in realtà essa è soltanto inferiore, cattiva quindi è solo la sua “qualità”. L’atto più abominevole della tragedia cosmica non è però la creazione del mondo quanto piuttosto la creazione dell’uomo, plasmato dal demiurgo a sua propria immagine e fatto di una sostanza caduca, questa “carne infarcita di escrmenti” che lo rende schiavo della procreazione. Poiché nella cosmogonia marcionita la materia è sorta ex nihilo il dramma dell’umanità si compie attraverso l’intervento di un nuovo personaggio: il Maligno, Lucifero, l’angelo caduto del Demiurgo, precipitato nella materia. Nella più disperata delle antropologie Marcione sceglie quindi di fare dell’uomo la povera creatura di un demiurgo debole, corrotto dal Maligno, e respinto, in quanto ignorante, dal suo stesso creatore che a sua volta è un essere inferiore. Ma improvvisamente a quest’uomo miserevole, rifiutato nella sua totalità salvo che un piccolo nucleo di nomadi sottoposti alla sua legge, alle sue vendette, alle sue ire, si presenta sfavillante la buona novella rivolta a TUTTI gli uomini di buona volontà: è il Dio buono , un dono perfettamente gratuito e immeritato, annunciato e portato da Cristo. Ciò che caratterizza il Dio buono è la sua totale estraneità al mondo. Egli è del tutto estraneo al genere umano che a sua volta gli è estraneo.L’effetto di questa estraneità è il fatto che il Dio buono non si manifesta in questo mondo: egli è naturaliter ignotus.
    Mentre il Demiurgo, il dio inferiore, risiede nel “primo cielo”, il Dio buono ha sede nel terzo cielo. Egli merita il titolo di Padre non perché è legato al genere umano da un rapporto di paternità, seppure immacolata, ma perché egli è Padre (Creatore) di un mondo immateriale e inaccessibile. Questo Dio che regna alla sommità dell’universo è separato da una distanza infinita dal cielo inferiore in cui ha sede il Demiurgo, e non potrebbe essere diverso, perché solo nel cielo inferiore, dimora del Demiurgo, sarebbe potuto nascere un angelo ribelle come Lucifero, perché nel cielo del Dio Padre questo sarebbe stato impossibile. Mentre la caratteristica principale del dio inferiore è la giustizia, il Dio superiore è soltanto buono e lo è gratuitamente: egli non giudica. Ed è stato per compassione verso il genere umano che Lui ha voluto manifestarsi inviando Cristo sulla terra e ponendo così fine alla schiavitù della Legge. Ed ecco allora che la figura di Gesù viene ad assumere un significato diverso, perché Lui, Gesù, altro non è, sempre secondo il pensiero di Marcione, che l’Incarnazione dello Spirito del Dio buono. E perfino la morte sulla croce del Cristo rientrava nei piani del Dio buono che, in tal maniera e attraverso di lui, voleva provare i dolori della carne.

    Il demiurgo, per Platone, «artefice e padre dell'universo», è una forza ordinatrice, imitatrice, plasmatrice, che trasforma e forma, ma non crea. Secondo il filosofo il Demiurgo in qualche misura vivifica la materia, dandole forma e ordine, e la rende anima del cosmo.
    Cinquecento anni prima di Marcione il grande filosofo ateniese, Platone, propose la figura del demiurgo come colui che ha creato il cosmo attraverso la materia, o meglio come colui che ha “ordinato” la materia. Come sappiamo questa idea si esprime nel famoso dialogo del Timeo, incredibile importante opera filosofica, che viene così descritta da Wikipedia in rete.

    Termina qui la parte propriamente dialogica dell'opera, per dare inizio ad una lunga e complessa trattazione ad opera del solo Timeo. Nella prima parte Platone si sofferma sulle verità eterne della realtà increata, e su come questa abbia dato origine al cosmo del divenire. Data l'esigenza di sciogliere il dualismo fra mondo delle Idee e mondo delle cose, viene introdotto un terzo termine mediatore, il Demiurgo, ovvero il "divino artefice", una figura che successivamente è stata paragonata a quella del Dio cristiano. Compito del Demiurgo è quello di "plasmare", ordinare la materia preesistente, puro caos e necessità (αναγκη), ad immagine e somiglianza delle Idee. Per fare questo l'Artefice utilizza il numero, mediatore tra la realtà mutevole e quella eterna, ed in questo modo dà vita al cosmo attraverso un'anima del mondo. Quindi crea il tempo, immagine mobile dell'eternità, e gli astri, che sono dèi visibili. A queste divinità create attribuisce il compito di forgiare quello che resta del mondo, ovvero i corpi delle creature mortali; in questo modo il cosmo è compiuto in maniera completa e bella, la migliore possibile per un mondo in divenire. Viene fornita quindi una breve descrizione dei sensi umani e della loro finalità, a cui segue la seconda parte del dialogo.

    Nel Vangelo di Giuda, un testo gnostico di cui si erano perse le tracce salvo poi ritrovarne una parte, così come recitò un giornale dell’epoca (fine anni ’70)
    Scritto su papiro e legato da un laccio di pelle il codice è stato redatto in copto - la lingua in uso allora in Egitto - intorno al 300 dopo Cristo; ritrovato negli anni Settanta nel deserto presso El Minya, in Egitto finì nelle mani di mercanti di antichità, lasciò l'Egitto per giungere prima in Europa e poi negli Stati Uniti dove rimase in una cassetta di sicurezza a Long Island, New York, per 16 anni prima di venire acquistato dall'antiquaria di Zurigo Frieda Nussberger-Tchacos nel 2000.
    si legge come la figura di Giuda non sia quella riportata dai Vangeli canonici, che Marcione ha comunque squalificato accusandoli di non essere, salvo quello di Luca, veritieri, ma diventa l’unico discepolo ad aver capito la figura e la missione di Gesù, come si evince appunto da questo Vangelo.
    Nel documento - in cui non si fa alcun cenno alla crocifissione nè alla resurrezione - fin dalla prima scena Gesù ride dei suoi discepoli che pregano il loro Dio, il "dio minore" del Vecchio Testamento che ha creato il mondo. Li esorta a guardarlo e a comprendere cosa egli sia davvero, ma questi non lo fanno e non capiscono. Il passaggio fondamentale arriva quando Gesù dice a Giuda: "... tu supererai tutti loro. Perché tu farai sì che venga sacrificato l'uomo entro cui io sono". Aiutando Gesù a liberarsi del suo corpo terreno, Giuda lo aiuterà a liberare la sua entità spirituale, la sua essenza divina.
    Forse Marcione aveva letto questo Vangelo andato poi disperso, o altri ugualmente gnostici in cui comunque la figura del dio dell’AT veniva sempre ridotta a quella che poi Marcione ha descritto: un dio inferiore, preda di sentimenti umani.
    Per concludere questo capitolo devo citare l’opera di von Harnack su Marcione ma anche, se non specialmente, quella di Joseph Hoffmann dalle quali si trae il giudizio su Marcione che può essere espresso così:-
    -Marcione è stato un teologo biblico che, rifiutando di applicare alla Bibbia un sistema di interpretazione allegorica, coglie in essa le numerose contraddizioni per giungere alla conclusione che i messaggi rispettivi del Nuovo Testamento e dell’Antico Testamento sono tra loro incompatibili e che, di conseguenza, essi non possono provenire da un solo e unico dio. Il sistema di Marcione è fondato sul dualismo tra il Dio buono e il Demiurgo inferiore, che è giusto ma non è buono.

    (continua)
    se fai le cose come gli altri poi diventi come gli altri - Charles Bukowsky

  2. #42
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    Predefinito Re: Da agnostico quale sono mi accingo a.....

    Conclusione


    “Crediamo di sapere e non sappiamo niente. Siamo così occupati a fare esperimenti con la materia da essere convinti che solo questa conti. Non sappiamo chi o cosa siamo, cosa facciamo qui, quali forze ci guidano, dove andremo. Però vogliamo spiegare tutto con i nostri piccoli esprimenti sulla materia. Quando ci troviamo di fronte a fenomeni per i quali non si ha pronta una spiegazione materialistica si suppone che trovarla è solo questione di tempo. A volte penso sinceramente che siamo le persone più stupide che siano mai esistite”.

    Questa frase l’ha pronunciata un grande scienziato inglese, ed è chiaramente rivolta ai suoi colleghi scienziati ‘scettici’ o increduli.
    Lo scettico fa quello che può, del resto. Abbiamo già visto che Dio dovrebbe tenere conto del fatto che questa ragione è stato Lui a crearla e quindi non ci potrà condannare per averla usata. Usiamo quello che abbiamo. E quello che abbiamo ci può anche fare’ scettici’. Analizzando con attenzione le risposte degli scettici, o degli atei, ma anche dei credenti, vediamo innanzi tutto che i giudizi degli uomini dipendono più dal loro temperamento che non dalla loro intelligenza. Come ha detto Jones, discepolo di Freud, l’intelligenza non è che l’umile ancella del temperamento. Essa usa le proprie risorse, piccole o grandi che siano, nella ricerca di giustificazioni ‘razionali’ per inclinazioni e impulsi che affiorano dal profondo e che, spesso, di razionale hanno ben poco. Lo scettico quindi potrebbe essere uno che ‘ha vergogna’ di mostrare di credere per una sorta di infantilismo mai superato completamente che, credendo in un Dio così lontano e non-vedibile, lo porterebbe, nella sua ancora puerile visione della maturità intellettuale, a sembrare un bambino che crede alla strega e al lupo del bosco. L’inconscio rimuove allora ciò che disturba la mente e la obbliga a prendere la posizione di scetticismo che, alla luce delle motivazioni descritte, gli sembra più ‘adulta’, quindi meno esposta al ridicolo. Normalmente lo scetticismo è solo insicurezza nelle proprie idee. Non a caso sono le persone più coltivate culturalmente a nuotare nel mare dello scetticismo….
    Purtroppo questo modo inconscio di essere davanti all’esistenza di realtà ultraterrene sta portando gli uomini alla rovina. Mai come ora la gente è corrucciata e malevola. Nessuno ha più un sorriso. Oggi si glorifica solo la violenza, si eleva il mito del forte fisicamente e si elimina quello che ha la vera forza della mente e del cuore. Perché, da dove viene tutto questo ‘male’?
    La storia ha sempre avuto crudeltà a non finire: l’uomo è un essere per sua natura dualisticamente composto, è buono e malvagio alla stesso tempo. In città come New York e Washington la polizia si è dichiarata impotente davanti alla criminalità giovanile, età media 19 anni. Oggi gli abitanti vivono nelle città americane come in territorio nemico. Sangue, stupri, aborti, violenze sui minori, sugli emarginati, sugli handicappati e chi più ne ha più ne metta: un momento storico per la bestialità nel mondo. Ma tutto deve prima avvenire, non vi è nulla di nascosto che prima non debba essere svelato, dice il Vangelo di Matteo. E’ forse giunto quel tempo annunciato?
    Sembra veramente l’epoca in cui la forza del Separatore si è decuplicata, mentre la mente dell’uomo è sempre più confusa. Intanto si diradano le foreste, avanzano i deserti, diminuiscono le specie animali, l’aria e l’acqua sono avvelenate, e gli alimenti anche. Perfino il sole ci è diventato nemico. L’uomo corteggia la morte, sua e della terra, ormai, bisogna dirlo….
    Ho già detto che un’antichissima profezia Maya vedeva nel 23 dicembre 2013 la fine di ogni tempo.
    La profezia di Gesù (mille e non più mille), calcolando l’anno vero della sua nascita, porta quella data una decina di anni dopo..
    Daniele, Isaia, hanno dato uguali indicazioni.
    E così Giovanni di Patmos.
    E Nostradamus. Don Bosco. Malachia e la sua teoria di papi. Il Ragno Nero. E i calcoli sulla base della Grande Piramide, che non dovrebbero far sorridere perché molti scienziati li hanno presi sul serio.
    Ma c’è anche uno scienziato, il premio Nobel per la fisica Wolfgang Pauli che ha evidenziato questa teoria.
    Esiste una legge di casualità che regge l’intero edificio della scienza. Ma ne esiste un’altra, meno appariscente, che prescinde dal rapporto causa-effetto e tende a raggruppare insieme, nel tempo e nello spazio, accadimenti tra loro simili. La sua validità è stata verificata nei fatti. Certi eventi del mondo subatomico si possono spiegare solo su questa base. Sembra possibile portare questa teoria sul comportamento attuale dell’uomo e sullo stato della natura. Un problema che rasenta l’escatologia che la scienza accademica ha voluto affrontare.
    C’è un campo scientifico che è rimasto colpito dal parallelismo che si riscontra tra l’addensarsi di minacce interplanetarie e il ritmo sempre più serrato con il quale si susseguono le scoperte scientifiche. Secondo lo scienziato che ha tracciato sugli assi cartesiani la curva del progresso tecnico, essa corrisponde al ramo di una iperbole equilatera racchiusa nel quadrante superiore sinistro, tra l’asse delle ascisse-ove sono segnati i tempi in secoli-e l’asse verticale delle ordinate, ove sono riportati i valori via crescenti del progresso tecnico. Man mano che quest’ultimo va crescendo, il ramo della curva si scosta in maniera sempre più accentuata dall’asse orizzontale, per poi impennarsi bruscamente-com’è proprio dell’iperbole-a partire dai secoli XVIII e XIX; da allora in poi la curva del progresso tecnico si avvicina sempre più-indefinitamente-all’asintoto invalicabile, che cade proprio in corrispondenza dell’anno duemila circa, qualche decennio dopo..
    Significa qualcosa? Lo vogliamo legare a quanto detto sopra?
    Il Club di Roma ha fatto studi sui ‘limiti di sviluppo’. Sembra che l’aumento vertiginoso del progresso tecnico abbia un suo punto critico, oltre il quale l’Ignoto minaccia l’umanità in vari modi. E così la scienza comincia suo malgrado a sfiorare l’escatologia, e quindi entra anche in una dimensione teologica.
    La mia personale riflessione sull’argomento mi ha portato a una considerazione basata sulla geometria analitica, la quale insegna che al ramo superiore dell’iperbole equilatera ne corrisponde un’altro esattamente speculare nel quadrante inferiore, ove i valori, ordinate e ascisse, sono negativi. E’ difficile resistere alla suggestione di sottolineare che alla svettante curva del progresso tecnico corrisponde in maniera speculare la caduta dei valori sui quali si è retta per secoli e millenni la società umana. E bisogna osservare che ENTRAMBE corrono, come conclusione, ad un asintoto comune che ‘non può essere’ valicato dall’iperbole: il periodo che va dal duemila a l duemila cinquanta circa.
    Non voglio usare questa matematica applicata all’escatologia come mezzo per annunciare a mia volta profezie funeste, ma certo che questo risultato, messo insieme alle diverse profezie che parlano di questa scadenza in termini pessimistici, fa quantomeno pensare.

    Del resto René Guenon, e con lui molti altri pensatori, è categorico quando afferma che il progresso, inteso come aumento del benessere materiale, e il decadimento spirituale, sono direttamente correlati, e purtroppo sembra aver del tutto ragione.
    Non sembra infatti essere questo quel momento ‘dove non ci sarà più fede’ annunciato dai Vangeli come condizione per il ritorno di Gesù sulla terra a segnare la fine dei tempi?
    Ma io non voglio concludere con una summa delle varie profezie funeste: sarà quello che dovrà essere, se così è scritto nel grande libro.
    Personalmente però non credo che si sia vicini alla fine dei tempi. Certo una grande trasformazione nell’umanità dovrà forzatamente verificarsi perché così è impossibile che possa avere un futuro, a meno di non pensare che fra 50-100 anni, qualche miliardo di uomini sia in grado di abbandonare una Terra agonizzante (per nostra colpa) per andare a distruggere un’altro pianeta in qualche altra parte dell’universo.
    Però non è questo l’argomento di cui voglio giungere a una conclusione. Sul futuro dell’uomo si potrebbe scrivere molto altro. La mia conclusione vuole tirare una riga sotto tutto quanto detto sull’esistenza di Dio e fare una somma perché voglio avere un risultato. Era questo il mio intendimento iniziale: capire se devo, posso, mi debbo sforzare di essere, un credente, oppure un ateo a tutti gli effetti.. Capire se la mia piccola ragione ‘può accettare’ la fede, con qualche motivazione razionale in più che non l’assunzione dell’ateismo o dello scetticismo.
    Capisco benissimo che è quasi sacrilego arrivare a una conclusione come questa, sul credere o meno all’esistenza di Dio. Certo che meglio sarebbe stato avere fede, credere, senza farsi tanti problemi di ragione. Ma io questa fortuna non l’ho mai avuta, sono sempre stato costretto a ‘capire’ quello che stavo facendo, in ogni momento della mia esistenza. Cosa avrei potuto fare d’altro che non cercare di capire anche questo problema così grande, come il credere o no in Dio?
    Per questo la conclusione logica è quella che ho adottato: tirare una riga e fare la somma degli argomenti in favore in favore e quella delle ragioni contrarie, quindi confrontare le due cifre e ottenere un risultato dalla differenza.
    Come un salumiere con il conto della spesa, esattamente

    (continua)
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  3. #43
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    Predefinito Re: Da agnostico quale sono mi accingo a.....

    Per me sarà un conto valido, al quale mi atterrò sperando di poter un giorno incontrare anche la fede ‘autentica’ quella che non chiede ragionamenti e operazioni di dare-avere perché, come diceva sempre una mia nonna “avere fede in un Dio che ci aspetta è un grande sostegno nella vita”
    Posso però già dire che io queste due somme le ho già fatte, e la differenza che si è determinata è un lievissimo favore all’esistenza di Dio. E a questo punto un minimo di spiegazione devo darla.
    Fra tutte quante le cose dette, quelle che hanno fatto pendere di più il piatto della bilancia in favore del mio credere ‘ragionato’, il fatto importante che mi sembra vada sottolineato, come possibile testimonianza dell’esistenza di Dio, è la ‘straordinaria’ serie di miracoli avvenuti dalla morte di Gesù in avanti. Li ho già descritti, questi miracoli, ma vorrei rimarcarli.
    Se dopo la morte del Maestro, per esempio, i suoi discepoli, indifesi e impauriti, sono riusciti ad andare alla conquista del mondo pagano significa che un miracolo che possiamo chiamare di Resurrezione è sicuramente avvenuto. Un altro miracolo del resto è anche stato vedere questi pochi uomini restare ancora uniti nella parola del Maestro morto crocifisso, malgrado il pericolo che correvano, mentre avrebbero potuto, ritenendo conclusa l’esperienza con Gesù, tornare alle loro case, dalle loro famiglie e considerare chiuusa quell’avventura.
    E ancora un miracolo è stato quando questi pochi discepoli dispersi, uomini semplici se si eccettuano Luca e Giovanni, hanno deciso di ‘stravolgere’ la loro vita, anzi di metterla addirittura a repentaglio, per portare la parola del Maestro anche fuori d’Israele, fra popoli che adoravano divinità terrene, dei semi-umani, collerici, voluttuosi, bugiardi, adulteri, vendicativi, invadenti, per parlar loro di un dio lontano, invisibile, assolutamente trascendente, un dio d’amore e di perdono, ed essere ‘ascoltati’.
    Per dare un’idea della grandezza di questi miracoli accaduti dopo la morte di Gesù mi sembra giusto riportare un’altra pagina di Schurè, uno scritto che sicuramente meglio delle mie parole riesce a dare l’esatta dimensione della tragedia e dello sbandamento che ne era conseguito fra i discepoli del Maestro.

    “E’ veramente compiuto il dramma? E’ finita la lotta formidabile e silenziosa fra il divino Amore e la Morte, che si è accanita su di lui assieme alle potenze dominatrici della terra? Chi è il vincitore? sarebbero forse quei sacerdoti, che scendono dal Calvario, contenti di se stessi, sicuri del fatto loro, poiché hanno visto il profeta spirare; o non è piuttosto il pallido crocifisso, già diventato livido?
    Per quelle donne fedeli, che i legionari romani hanno lasciato avvicinare, e che singhiozzano ai piedi della croce, pei discepoli costernati, che si sono rifugiati in una grotta della valle di Giosafat, tutto è veramente finito? Il messia, che doveva assidersi sul trono di Gerusalemme, è perito miseramente nel supplizio infame della croce. Il maestro è sparito, e con lui ogni speranza. Un cupo silenzio, una profonda disperazione pesano sulla piccola comunità: Pietro e Giovanni sono essi pure accasciati: tutto è ormai buio intorno, non un raggio di luce splende ormai nella loro anima. Frattanto, come nei misteri di Eleusi subentrava una luce abbagliante a fugare le tenebre profonde, così negli Evangelisti a quella profonda disperazione succede all’improvviso una subita gioia, istantanea, prodigiosa.
    Essa scoppia, fa irruzione come la luce al levar del sole, e questo grido fremente di gioia si propaga per tutta la Giudea: il maestro è resuscitato!
    E per prima Maria Maddalena, errante nei dintorni della tomba, nell’eccesso del suo dolore ha visto il maestro e lo ha riconosciuto dalla voce che pronunciava il nome di lei: Maria! Folle di gioia ella si è precipitata ai suoi piedi: ha visto ancora Gesù, guardarla, farle un segno, come per impedirle di toccarlo; poi l’apparizione svanisce bruscamente, lasciando intorno a Maddalena una calda atmosfera e l’ebbrezza di una reale presenza. Poco dopo le sante donne hanno incontrato Gesù che ha detto loro queste parole:-Andate e dite ai miei fratelli di andare in Galilea, che là mi vedranno. La sera stessa gli undici apostoli erano riuniti ed a porte chiuse essi videro entrare Gesù. Egli prese posto fra di loro, parlò loro dolcemente, rimproverandoli per la loro incredulità, poi disse: Andatevene per tutto il mondo e predicate il vangelo a tutte le creature umane.
    Cosa strana mentre l’ascoltavano pareva loro di sognare ed avevano completamente dimenticato la sua morte; lo credevano vivente ed erano persuasi che il maestro non li avrebbe più lasciati, ma nell’istante in cui stavano per parlare, l’avevano visto sparire come luce che si spegne. L’eco della sua voce vibrava ancora nelle loro orecchie e gli apostoli stupiti cercarono il suo posto rimasto vuoto: una luce vaga vi ondeggiava, che subitamente scomparve.
    Secondo Matteo e Marco, Gesù riapparve poco dopo su una montagna, davanti a cinquecento fedeli riuniti dagli apostoli, e poi ancora una volta davanti agli undici. Poi le apparizioni cessarono.
    Ma qui nacque il miracolo: la fede era creata, l’impulso era dato, il cristianesimo viveva. Gli apostoli presi da furore sacro guarivano gli ammalati e predicavano il vangelo del maestro.
    Tre anni dopo un giovane fariseo di nome Saul, animato da odio verso la nuova religione, perseguitava i cristiani con ardore giovanile. Egli con molti compagni si stava recando a Damasco quando sulla via fu subitamente abbagliato da una luce così sfolgorante che cadde a terra e tutto tremante gridò: Chi sei tu?- E una voce disse: Io sono Gesù, colui che perseguiti. I suoi compagni, spaventati quanto lui, lo rialzarono, essi avevano udito la voce senza nulla vedere, e il giovane fariseo, accecato dal fulgore, non ricuperò la vista che dopo tre giorni. E si accostò alla fede del Cristo e divenne Paolo, l’apostolo dei gentili, e tutti convennero che senza quella conversione il cristianesimo, confinato in Giudea, forse non avrebbe mai conquistato il mondo.”

    Dopo i primi miracoli, quelli appena raccontati, un’altro ancora deve essere considerato la Chiesa di Cristo, edificata nel cuore del mondo pagano, malgrado persecuzioni e martiri. E un’altro ancora è stato mantenerla nei secoli, specialmente quelli bui, quando le parole di Gesù, amore e perdono, sembravano non avere più significato, e ancora miracoloso è stato far vivere la sua Chiesa nonostante i suoi preti. E i miracoli si sono poi ancora succeduti, per consentire oggi a questa chiesa di rappresentare l’unico ideale spirituale in un mondo disperatamente materialista ed edonista, che ha perso ogni valore che non sia palpabile, e per mantenere in questa società ‘distratta’ una finestra aperta sui poveri, gli emarginati, gli oppressi.
    E dobbiamo accettare queste verità miracolose che io ho appena esposto, perché sono ormai duemila anni che dalle parole di un uomo, alla fine della sua vita deriso dalla gente e inchiodato su una croce, con una dileggiante corona di spine sulla testa, questi che io definisco miracoli ‘incontrovertibilmente’ nascono, e quindi volerli discutere, o addirittura negarli significherebbe respingere la realtà.
    Oppure vogliamo che sia stato un ‘caso’ anche la figura di Gesù di Nazareth?

    La straordinaria figura di quest’uomo venuto fra noi per portare un messaggio che nessuno aveva mai udito prima qualcuno può sinceramente, caparbiamente pensare che sia stato solo un caso o magari addirittura un’invenzione? Un messaggio di cose semplici, ma rivoluzionarie, detto con parole semplici perché fossero capite dalle persone semplici alle quali era rivolto: perdonare chi ci offende, amare tutti come si ama noi stessi ami, amare i poveri perché saranno i primi ad essere ascoltati da Dio, amare i deboli perché saranno i primi ad essere accolti in cielo. Vogliamo che sia stato per caso, per un colpo di incredibile fortuna che Isaia, 800 anni prima della venuta di Gesù, sia stato in grado di descriverne l’arrivo e la vita breve e intensa, la morte da sentenza ingiusta, deriso e trafitto? Oppure vogliamo pensare che la profezia di Isaia sia stata scritta DOPO la vita e la morte di Gesù?

    E sarà stato sempre per caso che Davide, 300 anni prima dell’apparizione del Cristo, ha scritto ‘con esattezza’ le parole che quest’uomo ha poi gridato sulla croce al momento della sua morte (Padre, Padre perché mi hai abbandonato?), e abbia con esattezza anche descritto la sua morte ‘bucate mani e piedi, deriso e dileggiato da una muta di cani, fattosi carico dei peccati degli uomini di fronte a Dio?’
    Chi mi spiega questa profezia? Quale scienza può aprirmi il nodo del dubbio?
    Eserciti interi di soldati e armi non sono mai riusciti a conquistare, in tutta la storia dell’umanità, nemmeno un decimo degli uomini e dei territori che Gesù di Nazareth ha conquistato senza un arma, senza usare forza, senza costrizione alcuna. Non Alessandro Magno né Napoleone né Cesare. Lui è stato il vero, grande conquistatore di uomini di tutta la storia umana.
    Due miliardi di cristiani nel mondo pregano oggi il Crocifisso. Due miliardi di uomini credono nel Dio d’amore che Gesù ha predicato. E’ anche in questo dato il miracolo dell’esattezza della profezia di Isaia (e dopo morto io gli darò in premio le moltitudini) si è compiuto.
    Da duemila anni questa è la figura più grande che l’umanità abbia mai prodotto, perché il Figlio dell’Uomo non è solo il Cristo inviato da Dio ma anche il nostro grande fratello. Niente ha potuto offuscare la Sua figura né tanto meno cancellarla. Gesù è sempre là, da duemila anni inchiodato sulla croce, per la salvezza degli uomini che lui ha tanto amato nella poca vita che il Padre gli ha concesso di vivere.

    E’ lui quindi il più grande di tutti i miracoli, quello che potrebbe cancellare ogni dubbio sull’esistenza di Dio, quello che dovrebbe convincere anche il più scettico, perché nessuno può dare motivazioni diverse alla vita di Gesù se non quelle descritte da Isaia, da Davide e da Gesù medesimo..
    E’ stato Lu, Gesù,i ha darmi la cifra importante che ha fatto vincere, nella mia somma delle diverse possibilità, il risultato che mi suggerisce che Dio dovrebbe esistere.
    Ed ora io, con questa affermazione, credo di aver quasi esaurito il compito che mi sono dato da svolgere.

    (continua)
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  4. #44
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    Predefinito Re: Da agnostico quale sono mi accingo a.....

    Non so se sono riuscito nell’intento di spiegare anche ad altri quello che a me ho invece spiegato benissimo. O forse, per quanto mi riguarda, sono stati davvero quei passi sulla tomba di San Giovanni che mi hanno aiutato, perché la mia anima non è mai stata serena come è in questo momento che sono riuscito a far traballare il mio agnosticismo, che prima era solo istintivo, con delle argomentazioni che mi sembrano anche solide.
    Un poco mi dispiace di lasciare letture, autori e argomenti che mi hanno appassionato e aiutato in questi giorni, ma quello che dovevo fare l’ho fatto e quindi ricomincio la mia ‘vita normale’. Continuerò a ‘frequentarli’ lo stesso, autori e letture, come sempre ho fatto del resto, solo che adesso oltre al piacere della lettura sentirò dentro di me una sorta di subbuglio che vorrebbe essere il prodromo a quella pace interiore che ho sempre rincorso e che fino ad oggi solo attraverso l’ascolto della grande musica sono riuscito qualche volta ad ottenere.

    Certo non sono riuscito a trovare sicurezza alcuna, i pro e i contro si sono elusi a vicenda e io sono rimasto un po’ meno perplesso ma comunque sempre sempre inquieto: sono perciò costretto ad accettare serenamente questa agitazione intellettuale. Però, voglio ripeterlo, oggi ho conquistato una maggiore tranquillità di spirito: so che nessun uomo, fedele o ateo che sia, può essere assolutamente certo e convinto della sua posizione, del resto anche i grandi santi hanno avuto le tentazioni e le crisi d’animo… Però adesso ho almeno capito che posso vincere molti dubbi che mi tormentavano, perché ho imparato, da quello che ho letto e scritto, una verità importante, anzi essenziale: che è impossibile che non esista qualcosa, qualcuno, sopra questo breve attimo che noi chiamiamo vita, universo, cose, perché tutto dice che questo ‘qualcosa’ esiste, deve esistere, anche per una ragione prettamente scientifica , quella che vuole che non ci sia effettoi senza una causa. Fossimo solo uno stupidissimo conglomerato di materia deperibile, sarebbe assolutamente inutile esistere e tutto non avrebbe senso, e questo non può evidentemente essere.

    Dio quindi probabilmente esiste perché non può fare a meno di esistere, perché è logicamente obbligato ad esistere. E in questo sono d’accordo con Tommaso d’Aquino. e con Agostino: Dio c’è perché non può non esserci.
    Come sia, cosa sia, io non lo so. Se è luce, o amore materializzato, o un uomo con una grande barba bianca e la testa maestosa. Magari è solo una voce, o un pensiero. Oppure la somma delle 22 lettere dell’alfabeto ebraico che secondo la tradizione degli ebrei forma la PAROLA, la Torah. Non lo so. E non mi importa niente, per adesso, di saperlo. Quello che so è che fra una scelta, esiste o no, io adesso rispondo che esiste, aggiungendoci però un forse. Credo che esista. Ho fiducia che esista, che è un gran passo avanti.
    Ma soprattutto ho fiducia nella figura dell’Uomo Gesù, forse perché è stato così vicino a noi uomini che mi riesce più facile pensarlo, concretizzarlo nella mia mente. O forse perché sono affascinato dal suo messaggio, e da come lo ha portato agli uomini, e dalla sua vita incredibile, dalla sua morte ‘cercata’ per la salvezza di noi tutti.
    Ecco, oggi sono contento di essere ‘quasi’ un Cristiano, nel senso di seguace del messaggio dell’ebreo Gesù. E non è certo perché, come qualche buontempone dalla battuta infelice ha detto, invecchiando si sente il bisogno di avvicinarsi a Dio, ma perché io penso davvero, e qui non sono affatto agnostico, che Gesù sia stata una persona straordinaria, fuori d al normale.
    E voglio anche dire che continuerò ad essere un uomo di sinistra. Io non posso tradire la mia fede di sempre in una migliore giustizia per i deboli e i poveri, e considerato che non credo assolutamente né all’altruismo dei ricchi né alla giustizia sociale del capitalismo, non mi è possibile, coerentemente, avere una idea differente. Sarò ancora un marxista, del resto gioco in casa: Marx era ebreo, Gesù era ebreo…... Ma bando alle etichette, le etichette si mettono sulle bottiglie di vino e sulle scatole di conserva, e servono principalmente agli ingenui, quelli che anziché guardare al contenuto si fermano all’apparenza, come la nostra storia recente ci ha insegnato che accade.
    Sarò quindi qui a lottare come sempre per un mondo migliore e più giusto, e sarò contemporaneamente abbastanza convinto che Dio, in qualche parte del cielo, ci deve essere, per dare un senso a tutta questa giostra.

    (continua)
    se fai le cose come gli altri poi diventi come gli altri - Charles Bukowsky

  5. #45
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    Predefinito Re: Da agnostico quale sono mi accingo a.....

    ESSERE AGNOSTICI



    Alla fine di questa mia ricerca volta a superare il guado dove mi trovo, lontano dalla sponda di destra e ugualmente lontano da quella di sinistra, devo dire di non essere riuscito a migliorare la mia condizione di agnostico.
    Forse, istintivamente, sarei più per la presenza di Dio, un Dio impossibile da decifrare, da raffigurare ma che comunque darebbe un senso a un’esistenza, non solo mia ma dell’intero Universo, ma poi mi si affacciano alla mente delle domande impertinenti, maliziose e tutto ritorna tra le due sponde.
    Per esempio: dov’era Dio prima di creare il Tutto e cosa faceva? Domande imbarazzanti perché la Bibbia, cioè la voce di Dio, non da risposte. Oddio, risposte ci sarebbero, per esempio la scienza aiuterebbe laddove ci insegna che il tempo è nato con lo spazio quindi con l’Universo. E comunque una buona risposta l’ha data il pastore Paolo Castellina. Ecco qua:
    Questa domanda, per altro, è priva di significato. Non importa, infatti, di quanto si vada indietro nel tempo, si avrebbe comunque una quantità infinita di tempo prima che Dio avesse cominciato a creare. Anche se l’universo fosse vecchio miliardi o triliardi di anni, ci si potrebbe porre la stessa domanda.


    Di fatto, il tempo stesso è stato creato con l’universo. Il tempo è un’entità creata. Il primo versetto della Bibbia dice: “Nel principio Dio creò i cieli e la terra” (Genesi 1:1). Se analizziamo questo versetto vediamo come Dio abbia creato il tempo, lo spazio e la materia il primo giorno della settimana della Creazione. Nessuna di queste realtà avrebbe un’esistenza significativa senza l’altra. Dio ha creato l’universo spazio-massa-temporale. Lo spazio e la materia devono esistere nel tempo, ed il tempo esige, presuppone lo spazio e la materia. Il tempo ha significato solo se esistono entità fisiche e degli eventi accadono nel tempo. “Nel principio” è quando è cominciato il tempo! Il tempo non esisteva prima che fosse creato!


    Non esiste alcun “prima” che Dio avesse creato. Non esisteva neppure il “nulla”: c’era Dio che abitava l’eternità. Tutto questo noi, come umani, creature limitate, non lo possiamo veramente comprendere. Ecco perché la Bibbia mette in chiaro come vi sia sempre un aspetto di “fede” nella nostra comprensione di Dio.
    Nel Salmo 90:2 leggiamo: “Prima che i monti fossero nati e che tu avessi formato la terra e l'universo, anzi, da eternità in eternità, tu sei Dio”. Che cosa c’era, dunque, in QUEL “prima” della creazione? Dio, che “è” di eternità in eternità – perché Dio abita l’eternità.

    E’ evidente che la spiegazione di Castellina risente del suo essere un credente, ma a ben pensarci non ci potrbbero essere, malgrado il Genesi spieghi altro, risposte differenti.

    Ma ho spesso sostenuto che il Dio Creatore non può essere lo stesso Dio che si è incarnato in Gesù Cristo, troppo diversi i messaggi, troppo distanti le azioni. Rifacciamoci alla Qabbala per cercare una risposta alla Creazione e magari anche uno spiraglio di luce nell’oscurità che il tema dei due diversi Dii propone. Su questa strada troveremo, per quanto riguarda la Creazione, l’autolimitazione del Dio infinito. Anche se interpretata come espressione dell’onnipotenza di Dio mi sembra una rappresentazione un po’ rude: il fatto che Dio debba ritirarsi per fare spazio alla Materia mi sembra defraudi Dio della sua infinitezza, eternità e perfezione ma potrebbe essere accettato laddove si accettasse l’idea dei due Dii differenti. In questo caso il Dio buono, quello superiore, ritirandosi, contraendosi, avrebbe lasciato uno spazio in cui il Dio inferiore, il Demiurgo, avrebbe usato la materia per dare vita alla Creazione.
    E’ per questa ragione che la teologia ebraica, che ovviamente non può riconoscere in YHWH il Demiurgo dio inferiore, in quanto per la sua fede Lui, YHWH, è il dio di Abramo, di Mosè, il Dio dell’Arca dell’Alleanza, dell’Esodo ecc., prende le distanze dalla Qabbala e rifiuta rigorosamente l’idea di un Dio inferiore e limitato davanti al Male.
    C’è la teodicea, ovvero la giustificazione di Dio davanti ai mali di questo mondo: se Dio esiste come si può comprendere Auschwitz, Hiroshima, l’Arcipelago Gulag? Siamo forse davanti a un Dio acosmico, distaccato, apatico perfino crudele?
    Oppure Dio è segretamente presente, misericordioso e partecipe alla storia umana?
    Non so prendere una posizione: se Dio esiste dovrebbe essere teocratico, autoritario, quasi un despota come appare nei Libri del VT oppure un Dio assente, quasi disgustato dalla Creazione dove la Materia è intrisa di Male? Oppure la Creazione non è nata intrisa di Male ma è stata buona prima di diventare il cattivo dominio di demoni malvagi?
    Nel dopoguerra un teologo di nome Dietrich Bonhoeffer ha ipotizzato un Dio sofferente. Dio sarebbe impotente e debole nel mondo ed è proprio in questo modo che sarebbe vicino all’Uomo. In Resistenza e Resa scrive:-
    -"Qui sta la differenza decisiva rispetto a qualsiasi religione. La religiosità umana rinvia l'uomo nella sua tribolazione alla potenza di Dio nel mondo, Dio è il deus ex machina. La Bibbia rinvia l'uomo all'impotenza e alla sofferenza di Dio; solo il Dio sofferente può aiutare. In questo senso si può dire che la descritta evoluzione verso la maggiore età del mondo, con la quale si fa piazza pulita di una falsa immagine di Dio, apra lo sguardo verso il Dio della Bibbia, che ottiene potenza e spazio nel mondo grazie alla sua impotenza. Qui dovrà appunto inserirsi l'interpretazione mondana"
    Ho pensato e ripensato molte volte a questo periodo: un Dio impotente e sofferente che può aiutare l’uomo a superare il difficile momento della “maggiore età” della sua evoluzione: ma come? Forse l’aiuto sarà realizzare le profezie dell’AT che parlano della Fine dei Tempi? La Parusia, il ritorno del Cristo, la Battaglia di Armageddon e la sconfitta finale del Male con la risurrezione dei morti? Perché la fine dei tempi, così come noi esseri umani abbiamo ridotto la Terra non può non arrivare….
    Mi accorgo di aver saltato di palo in frasca ma la sostanza del mio ragionamento rimane sempre la stessa: non posso non essere agnostico, non ci arrivo a non essere ateo, perchè non riesco a credere che il dio creatore di tutto quello che esiste sia il Caso, e non riesco a credere forse perché, come mi ha scritto un amico “sono bloccato da preconcetti umani”, e qui però mi sfugge qualcosa: io sono un umano e quindi genero pensieri da umano che forse possono anche essere preconcetti ma chi me lo può dimostrare?

    Vabbè, chiudo così, con questo punto interrogativo.

    (continua)
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  6. #46
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    Predefinito Re: Da agnostico quale sono mi accingo a.....

    Postscriptum



    Questa avventura probabilmente iniziata sulla tomba dell’Apostolo Giovanni si conclude qui.
    Certamente mi sento più calmo, forse anche più in grado di affrontare il mio tormento esistenziale che comunque non è guarito. Ma dentro di me c’è un grande spazio vuoto. Ho percorso centinaia di pagine di filosofi e di pensatori, di teologi e di scienziati, ma la fede, quella che illumina l’anima, è una ricchezza che ancora non possiedo.
    Voglio credere, nel senso che, fra le due possibilità, quella di credere nell’esistenza di Dio mi sembra la più razionale, la più logica e quindi è a questa scelta che mi sono indirizzato. Ma il ragionamento non conquista la fede. Orienta la mente verso l’accettazione di un pensiero, ma niente altro.
    Se stai cercando Dio vuol dire che lo hai già trovato, ha detto il teologo.
    Io l’ho davvero trovato? Credo di averlo intravisto, mi sembra di averlo sentito vicino in questa avventura che non oso definire letteraria, ma non credo di averlo trovato.
    Dio sta nel mio pensiero e nella mia mente, certo, ma sempre come un problema che vorrei risolvere con il ragionamento, con la cultura, con la deduzione. E questo so che non è possibile, non si trova Dio con un ragionamento, al massimo si può negare, escluderne l’esistenza perché il frutto della mente ‘forzatamente’ matura dalle cose che gli occhi riescono a vedere e le orecchie udire.
    Dio non si vede. Dio non si può udire. Si può intravedere, si può percepire, ma niente di più.
    Prima devi credere, ha detto Agostino, così da predisporre la tua mente a comprendere. Ma credere non dipende da un interruttore, ciak, lo si preme e si accende la fede. Posso io comandare alla mia mente di credere senza fare domande, senza dubbi, senza pensieri?
    Impossibile.
    E allora, dove sono arrivato con questa mia ‘ricerca di Dio’?
    Se non a trovare Dio certamente a sentirlo possibile, forse addirittura probabile, senza però riuscire a raffigurarmelo: se Dio esiste cos’è?
    Ecco questa è oggi la mia posizione.
    Naturalmente la mia ricerca di Dio non si fermerà qui, con la fine di questo scritto. La vita è così bella che, arrivato alla mia età, dove per ovvie ragioni devo anche mettere in preventivo che tutto possa spegnersi da un momento all’altro, oltre a riempirmi ogni giorno gli occhi della bellezza del creato, forse per portare con me questo autentico capolavoro che è la natura, mi sento obbligato a cercare anche una seppur minima sicurezza in quella che sarà la mia vita di ‘dopo’.
    Continuerò quindi ancora questa mia ricerca. Non credo che porterà ad una nuova esperienza scritta, penso che molto probabilmente dedicherò il mio tempo a leggere quello che altri hanno scritto con ben maggiore cognizione e preparazione. No, non credo proprio che scriverò ancora su questo argomento.
    Quindi continuerò la mia ricerca in silenzio, in maniera del tutto privata.
    Perché sono convinto che ognuno di noi dovrebbe condurre questa ricerca sull’esistenza di Dio in un modo o nell’altro. Anche i giovani lo dovrebbero fare. Specialmente quelli che vivono senza rendersi conto di quale meravigliosa avventura stanno vivendo, e sono purtroppo tanti. Sono quelli che vivono ‘lasciandosi vivere’, accettando la natura come una coreografia dovuta, la giovinezza come un momento eterno, la vecchiaia come un’avventura che è solo di altri.
    Perché con queste letture non si va solo alla ricerca di Dio ma si possono trovare anche gli occhi per poter vedere l’incredibile bellezza della vita, che è un attimo, un evento assolutamente effimero, come la stagione delle farfalle. Chiedo ai giovani che per caso leggeranno queste righe di guardare con maggior attenzione ciò che li circonda e di assorbire tutta la bellezza che vedono così come i polmoni fanno con l’ossigeno, perché è ossigeno purissimo per la loro anima. E perché in questa meraviglia potrebbero magari anche avere la fortuna di scorgere Dio.
    Questo non esclude ovviamente che le varie teorie scientifiche debbano essere studiate e considerate, così come quelle dei grandi filosofi e le ipotesi dei teologi, perché alla base di una seria ricerca c’è la cultura che ha lasciato le sue testimonianze con centinaia di scritti di ogni genere, in favore e contro. Non ci si può rinchiudere in una credenza senza basi, anche se questa sarebbe una fortuna. Certo è che al di là di tutte le cognizioni umane si arriverà a capire che il grande testimone della presenza di Dio è proprio il vivere in questo mondo che troppi di noi guardano senza vedere.
    Perché la vita è un dono meraviglioso che un uomo e una donna hanno estratto dal loro amore per donarlo a noi. Dal loro amore è generata la nostra vita, e non dal caso, in questo ripetendo un atto di Dio, che proprio per un atto d’amore ha creato la vita e il mondo, e poi, quando ha visto che gli uomini non capivano il dono che era stato loro fatto e vivevano solo di peccati e crudeltà, ha inviato, con ulteriore atto d’amore, il Suo stesso figlio per caricarsi le malvagità dell’uomo sulle spalle, facendosi inchiodare su una croce.
    Perché è sulla croce che si è consumato il più grande atto d’amore che l’uomo possa immaginare.
    Anche per Gesù la vita era un dono meraviglioso, anche per Lui la natura era stupenda, il cielo, il sole, gli animali, le foreste, il mare. Eppure nel pieno della Sua vita, a trentatre anni, ha accettato di perderla per amore verso i suoi fratelli.
    E’ per questo che soffro quando vedo un giovane gettare questo dono magari abbruttendosi con l’alcool o la droga, o calpestarlo con una vita inutile. Soffro perché so che questo è sempre un giovane che non ha capito, perché non vede oppure non vuol vedere.
    Anche a questi giovani vorrei che la creazione di Dio si rivelasse in tutta la sua grandiosa bellezza, vorrei davvero che Dio aprisse loro gli occhi, perché ne hanno certo più bisogno di me. Affinché non sprechino l’unica occasione che hanno di godere di tanta bellezza.
    Io non credo che esista la reincarnazione, che comunque non sposterebbe di una virgola il danno che essi si fanno tenendo gli occhi chiusi. Perché anche dovesse esistere, la vita che ognuno di noi ha avuto dal padre e dalla madre resterebbe comunque UNICA e neppure mille reincarnazioni potrebbero mai rimpiazzarla.
    E mi rivolgo anche a coloro che si credono infelici, che vedono attraverso lenti scure, che pensano alla vita come a una brutta avventura. Anche per loro Dio esiste, e quindi anche loro lo devono cercare perché è proprio chi è infelice, come ci ha insegnato Simone Weil, che può trovare Dio con maggiore facilità.
    Dio è per tutti il Padre, o meglio deve essere il Padre di tutti, ma specialmente per i più deboli, per quelli che si credono o sono infelici, per i giovani che tengono gli occhi chiusi e per quelli come me che lo cercano da sempre.
    Io vorrei chiudere con la certezza che Dio sia dietro l’angolo della mia casa e io lo possa davvero incontrare in uno giorno che verrà. Perché mi piacerebbe avere anche il grande dono della fede, che chiuderebbe il mio vagare alla ricerca di quello che non posso vedere.
    A questo punto non mi sembra di dover dire altro. Non ho da dire altro. Da oggi parlerò con me stesso e, se mi riesce, qualche volta esprimerò, con la mente, un’invocazione che non sarà una preghiera ma che comunque sarà ugualmente recepita da Dio, poche parole, che non rientrano nel catechismo ufficiale: Dio, se ci sei, aiutami, dammi la grazia di vedere!


    FINE
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