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Discussione: Adamo ed eva

  1. #311
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    Predefinito Re: Adamo ed eva

    Detto Il Caserta, dalla provincia nella quale la famiglia, ricca e nobile, possedeva grandi estensioni di terre, Gian Francesco era figlio di Aloisio Alois e di Ippolita Caracciolo e sposò un'altra esponente della nobile famiglia Caracciolo, Isabella. Dedito alle lettere, fu amico di molti umanisti, quali Galeazzo Florimonte, Paolo Manuzio, Ludovico Dolce, Paolo Giovio. Scipione Ammirato lo rese protagonista del suo dialogo Il Rota, ovvero delle imprese, ed egli stesso fu autore di poesie, pubblicate in Rime di diversi Signori Napoletani, Venezia 1552 e in Rime di diversi nobilissimi et eccellentissimi autori in morte della Signora Irene di Spilimbergo, Venezia 1561.
    Fu tra i primi discepoli di Juan de Valdés, l'evangelico nicodemita spagnolo che tanta parte ebbe nella diffusione a Napoli delle idee riformate, insieme con Marcantonio Flaminio - il coautore con Benedetto Fontanini del Beneficio di Cristo - che l'Alois ospitò nel 1539 nella sua villa di Piedimonte e ne fu ringraziato nei Carmina dell'umanista friulano. Nella villa di Piedimonte ospitò anche il frate agostiniano e allievo del Valdés Lorenzo Romano, perché vi tenesse scuola: questi fu scoperto nel 1551, fuggì ma poi, presentatosi spontaneamente a Roma, abiurò.
    Vide il fratello Giambattista morire durante le proteste, avvenute a Napoli nel 1547, contro l'Inquisizione, e favorì la conversione alla Riforma del cugino, il marchese di Vico Gian Galeazzo Caracciolo che, quando prese la decisione di riparare in Svizzera, nel 1551, invano gli chiese di seguirlo. Fu presto coinvolto nella repressione inquisitoriale condotta da Giulio Antonio Santori dell'eresia valdesiana: ricercato dapprima nel suo feudo di Piedimonte, nel settembre del 1552 si trasferirà con la moglie a Napoli, dove fu arrestato.
    L'11 ottobre fu trasferito con altri arrestati a Roma, per mare, e rinchiuso nelle carceri dell'Inquisizione a Santa Maria sopra Minerva. Grazie all'intercessione di uno dei cardinali inquisitori, Girolamo Verallo, in cui fratello Matteo era suo amico, e alla pubblica abiura, fu rilasciato il 23 dicembre dietro cauzione e poté ritornare a Napoli. Era stata un'abiura di convenienza e l'Alois riprese le sue abituali frequentazioni, mentre la sua famiglia, particolarmente irritata contro l'inquisitore Santori, a detta di quest'ultimo non esitò a minacciarlo di morte.
    La morte, nell'agosto del 1559, di papa Paolo IV, violento repressore di ogni dissenso religioso, fu accolta con manifestazioni di giubilo sia a Roma che altrove: «gli heretici di Napoli e di Caserta et di altre parti fecero moltissimi pasquini volgari e latini contra lui, per l'odio che gli portavano», annotò l'inquisitore Santori. e l'Alois dirà un giorno che «mentre visse Paulo Quarto noi andavamo assi ritenuti nelli ragionamenti di queste cose, ma dipoi, che se intese de la brusata di Ripetta et che era morto Papa Paulo quarto, noi altri, che eravamo di queste oppinioni alargamo la mano, et si ragionava a pieno di queste oppinioni lutherane».
    L'illusione di ottenere una qualche tolleranza durerà poco; intanto, l'Alois poteva permettersi di frequentare noti personaggi già sospetti d'eresia, come Giulia Gonzaga e Pietro Carnesecchi. Ma un fatto nuovo venne a turbare definitivamente l'esistenza dell'Alois: Juan de Soto, notabile spagnolo e segretario vice-reale, nel 1562 si era visto rifiutare dal barone Consalvo Bernaudo - già costretto all'abiura anni prima ed amicissimo dell'Alois - la mano della figlia Cornelia, malgrado offerte, lusinghe e anche minacce. Come estrema risorsa, il de Soto fece arrestare dall'Inquisizione, a Napoli, l'Alois, con l'intenzione di usare la sua liberazione come merce di scambio con la mano di Cornelia Bernaudo. Il ricatto ebbe successo e il de Soto poté sposare la figlia del barone, ma l'Alois non fu liberato e nell'ottobre del 1562 venne tradotto, insieme con altri inquisiti, tra i quali il nobile di Aversa Bernardino Gargano, nelle carceri del Sant'Uffizio a Roma, per il timore che la sua detenzione a Napoli scatenasse reazioni violente da parte della influente famiglia degli Alois e di quelle a loro vicine.
    L'inchiesta a carico dell'Alois proseguì a Napoli: il teste Giovan Battista Sasso, suo parente e amico, affermò il 13 settembre 1563 che Gian Francesco Alois gli aveva confidato anni prima di aver abiurato «per forza, et per non perdere la vita, perché quando era stato in mano de' preti bisognava che avesse detto come volevano loro [...] però tutte quelle oppinioni, che esso Giovan Francesco haveva insegnate al modo lutherano et tenute, diceva che erano vere et che le teneva per vere, così come le teneva et credeva prima». Queste opinioni consistevano nel ritenere che «il Papa non haveva autorità alcuna, eccetto di predicare l'Evangelio [...] diceva gran male di Papa Paolo quarto [...] la Fede sola senza le opere nostre buone era sufficienta a giustificar l'huomo, et che bastava per soddisfatione de' nostri peccati lo sangue et la Passione di Giesù Christo [...] chi era predestinato necessariamente doveva andare in Paradiso, et che la vera Chiesa era delli Eletti et Predestinati». Inoltre, il purgatorio non esisteva e le indulgenze richieste e i giubilei indetti dalla Chiesa erano solo «burle et inventioni per trovar denaro».
    L'Alois e il Gargano furono riportati a Napoli per ascoltare la sentenza di morte, emessa il 3 gennaio 1564 ma il 10 gennaio vennero sottoposti a tortura per strappar loro i nomi dei seguaci. Entrambi confessarono e il 1º marzo fu emessa la «nuova e definitiva sentenza declaratoria»: dichiarati eretici impenitenti, pertinaci e relassi, furono consegnati al braccio secolare per l'esecuzione della condanna, avvenuta il 4 marzo per decapitazione e rogo dei cadaveri in piazza del Mercato.

    https://it.wikipedia.org/wiki/Gian_Francesco_Alois

    E siamo a dodici.
    "I carnefici hanno bisogno di urlare per imporre le proprie menzogne!
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  2. #312
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    Predefinito Re: Adamo ed eva

    l'hai citato il povero Menocchio?

  3. #313
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    Predefinito Re: Adamo ed eva

    Citazione Originariamente Scritto da fiume sand creek Visualizza Messaggio
    Non conosco alcun caso che si è concluso con una sentenza di assoluzione.
    alcune. Mi viene in mente Torquato Tasso, che si autodenunciò per troppo zelo religioso e venne assolto

  4. #314
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    Predefinito Re: Adamo ed eva

    Il processo accusatorio, previsto dal diritto romano, consisteva nel pubblico confronto orale fra accusatore e accusato, al quale assisteva il giudice: l'onere della prova ricadeva sull'accusatore, che se non dimostrava le proprie accuse, era condannato dal giudice alla pena che avrebbe dovuto subire l'accusato in caso di riconosciuta colpevolezza. Il tribunale dell'Inquisizione adottò invece la procedura del processo inquisitorio – dal latino inquisitio, indagine – nel quale il giudice è anche accusatore: sulla base di una denuncia anche generica, egli è tenuto a raccogliere le prove della colpevolezza dell'imputato, conducendo indagini segrete e dirigendo il processo al quale, secondo quanto stabilito nel 1205 dalla decretale Si adversus vos di Innocenzo III, il pubblico non può assistere né è ammessa la presenza di un avvocato difensore; le testimonianze e le dichiarazioni dell'imputato sono verbalizzate. Per giungere alla condanna è sufficiente la testimonianza concorde di almeno due testimoni o la confessione dell'imputato, il quale viene detenuto in carcere durante lo svolgimento del processo, che non ha una durata predefinita e le cui udienze – i costituti - si svolgono a discrezione dello stesso giudice.
    Se la prova della colpevolezza non viene raggiunta e allo scopo di sciogliere le eventuali contraddizioni presenti nelle sue deposizioni, l'imputato è sottoposto a tortura - mezzo di coercizione legittimato dalla giurisprudenza fino al XVIII secolo - generalmente consistente nella corda: legate le braccia dietro la schiena, l'imputato, nudo, viene sollevato da terra dalla corda che scorre su una carrucola fissata al soffitto. Egli è tenuto in quella condizione per non più di mezz'ora, perché una durata superiore può comportare gravi conseguenze, dalle lesioni agli arti superiori fino al collasso cardiocircolatorio, ma spesso la tortura della corda avviene in altro modo: la corda viene lasciata e poi bloccata all'improvviso, in modo da provocare strappi muscolari e slogature delle spalle oppure direttamente si danno allo stesso scopo violenti strattoni alla corda con il torturato ancora a terra; talvolta all'imputato sospeso in alto si avvicinavano torce o candele alle gambe provocando forti ustioni. La tortura poteva essere reiterata più volte nel corso del processo, anche per cercare torture più efficaci ed invasive.
    Se ritiene che l'accusa di eresia sia stata provata (anche tramite la confessione estorta dopo ripetute torture), il tribunale chiede all'imputato di abiurare, cioè di rinnegare le proprie convinzioni. Abiurando, se non è recidivo, l'imputato evita la condanna a morte e viene condannato a pene diverse, dalle preghiere ai digiuni, dalla multa alla confisca dei beni, dall'obbligo di indossare, per sempre o per un determinato periodo, l'abitello – una veste gialla con due croci rosse sul petto e sulla schiena che lo identifica pubblicamente come eretico penitente – fino al carcere, anche a vita. Se è recidivo (magari anche solo per aver prima confessato sotto tortura e poi negato), relapso, l'imputato è condannato necessariamente a morte: pentendosi, viene prima strangolato o impiccato e il cadavere viene poi bruciato e le ceneri disperse; se è impenitente, viene bruciato vivo. La pena viene eseguita dall'autorità civile, il cosiddetto braccio secolare – al quale il tribunale dell'Inquisizione rilascia il reo – in quanto gli ecclesiastici non possono «spargere il sangue», come indicato dalla costituzione De iudicio sanguinis et duelli clericis interdictio del Concilio Lateranense IV del 1215; anche all'autorità civile il tribunale raccomanda di eseguire la sentenza evitando di spargere il sangue del condannato e la bruciatura sul rogo, con o senza strangolamento preventivo, evita appunto lo spargimento di sangue.

    https://it.wikipedia.org/wiki/Inquisizione

    Questa è interessante.
    Sono proprio curioso di scoprire come faceva un imputato a conquistare l'assoluzione con un sistema processuale simile.
    "I carnefici hanno bisogno di urlare per imporre le proprie menzogne!
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  5. #315
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    Predefinito Re: Adamo ed eva

    è un po' come il sistema giudiziario italiano, l'assoluzione è assai difficile

  6. #316
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    Predefinito Re: Adamo ed eva

    Citazione Originariamente Scritto da Lars Visualizza Messaggio
    l'hai citato il povero Menocchio?

    Attento a quello che fai.
    Qui tra un po' si fa sul serio.
    "I carnefici hanno bisogno di urlare per imporre le proprie menzogne!
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  7. #317
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    Predefinito Re: Adamo ed eva

    .

  8. #318
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    Predefinito Re: Adamo ed eva

    https://it.wikipedia.org/wiki/Menocchio Domenico Scandella, detto Menocchio, diminutivo popolare di Domenico (Montereale Valcellina, 1532 – Pordenone, 1600 circa), fu un mugnaio friulano, processato e giustiziato per eresia dall’Inquisizione. La sua vicenda è stata resa nota dallo storico Carlo Ginzburg nel saggio Il formaggio e i vermi. Il cosmo di un mugnaio del '500, pubblicato nel 1976.

  9. #319
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    Predefinito Re: Adamo ed eva

    Allora, questi esempi di imputati dell'inquisizione usciti assolti arrivano o no?
    E naturalmente devono essere in numero superiore a quello dei condannati fino a qui esposto.
    "I carnefici hanno bisogno di urlare per imporre le proprie menzogne!
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  10. #320
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    Predefinito Re: Adamo ed eva

    Citazione Originariamente Scritto da Haxel Visualizza Messaggio
    Intervista a Jean Dumont

    Qua si dice addirittura che sono state messe al vaglio molte sentenza molte delle quali risulta l'assoluzione
    C'è anche un esempio

    Mi puoi provare che tutte queste ricerche sono false?

    Quali ricerche?
    Quella da te esposta è una intervista.
    Quali sono le fonti che ha esposto ad avallo delle affermazioni ivi contenute?
    "I carnefici hanno bisogno di urlare per imporre le proprie menzogne!
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