



Confermo il mio interesse per le filosofie e le religioni orientali.
Circa il "Esso è" / "Esso non è" Buddhista o il "neti neti", se si vuole azzardare un acrobatico paragone con le scienze empiriche, si rischia.
Il vuoto, la vacuità di cui si "serve" il Gautama per poter dire che "si è poichè non si è" è il nulla metafisco o il vuoto "empirico" del vaso (in cui stà il senso dell'uso) pieno di particelle osservabili e misurabili?
Io sostengo che scienza empirica e fede siano due magisteri non sovrapponibili: dipende cosa si cerca.
p.s. in ogni caso non mi stuipisce (ed in questo concordo col tuo paragone) che nel più importante laboratorio scientifico delle particelle campeggi la danza di Shiva.
se non ci metterai troppo io ti aspetterò tutta la vita...






in effetti...
124) La Rivelazione confutata
In tutti i luoghi della terra ci assicurano che un Dio si è rivelato. Che ha insegnato agli uomini? Dà ad essi la dimostrazione evidente della propria esistenza? Dice loro dove risiede? Insegna loro chi è, in che consiste la sua essenza? Spiega loro chiaramente le sue intenzioni e il suo progetto? Quel poco che egli dice del suo progetto si accorda con gli effetti che noi scorgiamo? No di certo: egli ci insegna soltanto che «è colui che è», che è un «Dio ascoso», che le sue vie sono ineffabili, che monta in furore se appena si ha la temerità di approfondire i suoi decreti o di consultare la ragione per giudicare su di lui o sulle sue opere.
La condotta di Dio, quale si rivela, corrisponde alle stupende idee che vorrebbero darci della sua sapienza, della sua bontà, della sua giustizia, della sua onnipotenza? Per niente. Ogni volta che si mostra, questa sua condotta denota un essere ingiusto, capriccioso, buono tutt'al più verso un popolo che egli predilige, nemico verso tutti gli altri. Se si degna di mostrarsi ad alcuni uomini, ha cura di tenere tutti gli altri in una invincibile ignoranza delle sue divine intenzioni. Ogni rivelazione particolare non è il contrassegno evidente di un Dio ingiusto, parziale, malvagio?
Le volontà rivelate da un Dio sono tali da colpire per la sublime sapienza o ragionevolezza che esse contengono? Mirano chiaramente alla felicità del popolo al quale la Divinità le annuncia? Esaminando le volontà divine, in ogni paese, io non vi trovo che comandi arbitrari, precetti ridicoli, cerimonie di cui non si indovina in alcun modo lo scopo, pratiche puerili, un cerimoniale non degno del sovrano della natura, offerte, sacrifici, espiazioni utili, senza dubbio, ai ministri della Divinità, ma molto onerose per tutti gli altri cittadini. Trovo, inoltre, che codeste leggi raggiungono spessissimo lo scopo di rendere gli uomini asociali, iracondi, intolleranti, litigiosi, ingiusti, disumani verso tutti coloro che non hanno ricevuto dal Cielo né le stesse loro rivelazioni, né gli stessi comandamenti, né gli stessi favori. (Holbach, op cit)








If we are honest - and scientists have to be - we must admit that religion is a jumble of false assertions. P. Dirac

