
Originariamente Scritto da
TheMeroving
1) Sappiamo che l'ipotesi Svizzera era impraticabile soltanto a Posteriori. Dal punto di vista di un uomo sostanzialmente braccato la situazione poteva non apparire così chiara. Tra i motivi della partenza frettolosa di Mussolini tralasci di considerare la testimonianza di Pio Bruni presente all'incontro fra Mussolini e il CLN in arcivescovado. Ad un certo punto durante l'incontro entra nella sala il segretario di Shuster recante la notizia che i tedeschi avevano firmato un'accordo separato con i partigiani. Bruni racconta che Mussolini vistosamente indignato esce dalla stanza inveendo contro i tedeschi che a suo dire l'avevano tradito un'altra volta. L'episodio di Pertini con la pistola è invece assai dubbio, scarsamente credibile e verificabile. E comunque è stato smentito dallo stesso Pertini in numerose interviste negli anni successsivi. Supporre che un leader del CLN si presentasse ad una riunione informale in arcivescovado con la pistola spianata mi sembra assai macchiettistica. Se poi Mussolini avesse voluto realmente dirigersi in Valtellina per combattere nella ridotta avrebbe aspettato Pavolini che stava arrivando a Como, secondo Giorgio Bocca, con un contingente di circa 4.000 5.000 fascisti. Più che sufficienti per sgominare le forze partigiane che in zona contavano poche centinaia di effettivi. Invece lasciò Como in tutta fretta. per quale motivo ? Circa la pista della fuga in Svizzera ci sono alcune fonti che lo testimoniano. Ad esempio ci sono le testimonianze del capo della sua scorta tedesca Fritz Birzer:
"Quando durante la sosta alla prefettura di Como, riuscii a mettermi in contatto telefonico con un aiutante dell’ambasciatore Rahn che si trovava al consolato tedesco di Milano e gli chiesi istruzioni, temendo un tentativo di fuga di Mussolini in Svizzera, la risposta che ricevetti fu: “Qui non c’è più nessuno, non so cosa dirle. Agisca come meglio crede e se Karl Heinz tenta di fuggire, lo uccida”. Karl Heinz era il nome in “codice” usato da noi tedeschi per riferirci a Mussolini. Dopo la telefonata al consolato mi recai dal comandante del presidio militare tedesco di Como e gli dissi: “Signor Ortskommandant, sono qui col Duce e temo che voglia tagliare la corda. Che cosa mi consiglia di fare?” Mi rispose: “Io ho a disposizione trenta uomini, e lei quanti ne ha?” “Una trentina anch’io”, precisai. “Bene’ – osservò il capitano – allora insieme abbiamo sessanta uomini e siamo abbastanza forti per trattenerlo. Lo faccia prigioniero!” Fu a Como che incominciai a capirlo. Per recarsi in Valtellina, da Milano, non si passa da Como, e tanto meno si sceglie la via occidentale del lago. Ma i miei dubbi aumentarono quando Mussolini tentò di partire da Como a mia insaputa, alle 4.40 del 26 aprile. Perché voleva andarsene senza la sua scorta tedesca, da lui tante volte elogiata? E tutti sanno che glielo impedii con i mitra dei miei uomini puntati. A Grandola poi i miei dubbi si fecero più consistenti. Perché Mussolini era salito in quella località, a pochi chilometri dal confine svizzero, abbandonando la litoranea Menaggio-Dongo? E perché aveva mandato Buffarini-Guidi e il ministro Tarchi al confine? Soltanto al ritorno da Grandola verso Menaggio, nella sera del 26, Mussolini mi disse: “Birzer, dica ai suoi uomini di prepararsi, partiamo subito per Merano"
Anche il capitano Otto Kisnat addetto alla sicurezza personale del duce rivela un particolare assai indicativo Tarchi e Buffarini Guidi da parte dei Partigiani. Kisnat riferisce che lo stosso Mussolini gli aveva rivelato che : "Li ho mandati io a trattare con le autorità di confine la possibilità di passare in Svizzera col mio seguito… ma ora ciò non è più possibile. Partiremo domani, presto, per Merano"