

La storia insegna.... che grande
La storia insegna che la violenza dei mossos contro i catalani rivolti contro il governo catalano ha servito, e guarda quando ha servito che subito è stata dimenticata per chi sono stati manganellati dai mossos, e anche per chi li difende adesso
La storia insegna, inoltre, che i catalani pochi anni fa hanno deciso di non pagare in catalogna ad aziende soci dal governo catalano, e subito il governo catalano ha agito senza dubitare con quella forma di repressione violenta, che secondo te potrebbe portare una popolazione alla rivolta fiscale... ma no, i catalani l'hanno finita, il governo catalano ha vinto, e subito tutti si sono dimenticati, i catalani violentati, e chi li difendono.
Grande la storia. Infatti ci insegna tante cose
Mai discutere con un idiota, ti trascina al suo livello e ti batte con l'esperienza.


La Catalogna apre al dialogo - TicinonewsLa Catalogna apre al dialogo
Si apre una partita a scacchi tra Madrid e Barcellona dopo la sospensione della proclamazione dell’indipendenza catalana
Carles Puigdemont crede veramente che sia possibile l’apertura di una trattativa con Barcellona oppure la sospensione degli effetti della dichiarazione di indipendenza della Catalogna è semplicemente una mossa tattica per consolidare l’appoggio degli indipendentisti catalani e per dimostrare grande flessibilità a livello internazionale? Appare difficile dare una risposta a questa domanda. Sta di fatto che il Presidente catalano con questa decisione conferma che i catalani continuano a perseguire la strada del dialogo, costantemente negato dal governo spagnolo, e punta ad una soluzione pacifica. A sostegno di questa tesi Carles Puigdemont ha accennato a tentativi di mediazione di personalità internazionali. Il Presidente si è poi appellato al Re Felipe affinché si adoperi in un’opera di mediazione e ciò nonostante il monarca all’indomani del referendum del primo ottobre avesse condannato severamente la consultazione, sostenendo che si trattava di un’iniziativa illegale.
Tutto ciò induce a ritenere che il passo di Puigdemont sia anche motivato dalle divisioni che sono emerse nella società catalana con l’imponente manifestazione degli anti indipendentisti e soprattutto con le apprensioni di parte del mondo dell’economia e soprattutto delle banche che hanno trasferito le loro sedi centrali in altre regioni della Spagna. Allo stato attuale appare inoltre difficile che il governo di Mariano Rajoy sia disposto al dialogo, poiché l’indipendentismo catalano ha provocato una reazione popolare di rigetto nelle altre regioni della Spagna. Anzi la linea dura di Rajoy verrebbe oggi plebiscitata dalla stragrande maggioranza degli spagnoli. In queste condizioni appare difficile qualsiasi mediazione. Il Re potrebbe essere considerato un traditore che mette a repentaglio l’unità del Paese. L’Europa, d’altro canto, ha intenzione di continuare a fare il Ponzio Pilato, ossia la politica che gli riesce meglio. L’unica possibilità di mediazione potrebbe essere quella del Vaticano, ma anche Papa Francesco si troverebbe di fronte a un compito pressoché impossibile. Dunque, molto probabilmente si è al punto di partenza e si sono guadagnati giorni e una maggiore simpatia a livello internazionale della causa della Catalogna. La crisi è però destinata ad acuirsi ben presto, poiché Carles Puigdemont non potrà rinviare a lungo la proclamazione formale dell’indipendenza della Catalogna che scatenerà la preannunciata reazione di Madrid.
Un dato di fatto emerge da questa crisi. Gli animi si sono surriscaldati sia in Catalogna sia nelle altre regioni della Spagna. In questa era in cui gli Stati sembrano destinati a sparire a causa dell’integrazione europea e della globalizzazione. Sia i catalani che lottano per l’indipendenza della loro regione sia i catalani contrari sia gli spagnoli dimostrano che l’identità dei popoli si raccoglie attorno alle bandiere. I popoli hanno bisogno di identità, di essere parte di un Paese e non di istituzioni burocratiche e lontano e ancora meno di multinazionali che considerano le persone delle merci. In questo senso ambedue le parti stanno lottando per promuovere o difendere la loro identità e la loro cultura. E questo è il dato saliente di quanto sta accadendo in Spagna.


Ho scrito "stato-nazione ottocentesco", che è una locuzione con cui si intendono i grandi stati europei come appunto Spagna, Francia, Germania, UK. A rafforzare le spinte autonomiste nei vari paesi è la globalizzazione. Che va governata spostando più vicino al cittadino le decisioni ed al contempo generando livelli aggreganti superiori. Non per niente i moderni movimenti indipendentisti ed autonomisti in Europa sono a favore di un'Europa come confederazione di stati regionali.
A conferma di questo basta guardare la piazza di Barcellona la sera dell'uno, c'era mezza Europa. Non è più l'era dei grandi stati con mire espansioniste.
Ridi perché non cogli il quadro d'insieme. Lo stallo europeo è dovuto alla presenza dei grandi stati che pensano di essere ancora auto-sufficienti. Per superarlo, a mio avviso, la strada corretta è spacchettarli in entità più omogenee. A quel punto queste piccole entità per forza di cose dovranno trovare vere forme di collaborazione per affrontare le sfide contemporanee.Mi ha sempre fatto ridere 'sto discorso sugli Stati-nazione alla fine della loro storia fatto invocando la nascita di nuovi Stati-nazione, semplicemente più piccoli di quelli attuali.












Svezia e Norvegia, Irlanda e GB, Scozia...
Un conto è il crollo del regime, un altro le secessioni, che non seguono necessariamenteil resto o sono state guerre o sono stati collassi (vedi URSS)
E' stata la spagna ad abrogare l'autonomia del 2005...se la Catalogna spera di forzare Madrid ad una trattativa per la secessione, ha sbagliato veramente tutto. ma tutto.
hanno solo radicalizzato lo scontro in primis tra catalani unionisti e catalani indipendentisti,
Addio Tomàs
siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle