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  1. #2651
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    Predefinito Re: Grande tristezza: il tradimento.

    Citazione Originariamente Scritto da ciano.scuro Visualizza Messaggio
    È abituato ai fascisti di oggi, che sono dei social nazionalisti più che altro, venuti fuori da Terza Posizione, ed assolutamente non in linea con la Destra che c'è stata fino agli anni 70-80.
    sì però permetti che c'entra poco con la destra classica rammollire la gioventù (anzi spiega in che modo il Sessantotto "libertario" sia stato funzionale alle esigenze del tardo capitalismo)

  2. #2652
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    Predefinito Re: Grande tristezza: il tradimento.

    Gente venuta fuori dal cappello insomma.
    In realtà poi si tratta di gente che sta ritrattando e vota a Destra vista la magra situazione su descritta, solo che immagina una Destra più fiorente per loro quando in realtà si tratta di forze politiche che hanno come primo e più importante obiettivo la respinta dei liquami. Trump, Bolsonaro, Salvini, tutta gente che colpirà e vuole colpire il "sociale guadagnato" (assistenza sociale, costo del lavoro etc...). Vederli più rossi serve solo a trangugiare il tutto.
    L'antifascismo è terrorismo! Mettilo anche tu in firma!Il Presidente degli Stati Uniti d'America ha ragione!

  3. #2653
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    Predefinito Re: Grande tristezza: il tradimento.

    Nella prima parte degli anni sessanta c’erano dei cambiamenti sociali che hanno contribuito molto al movimento studentesco del 1968. L’economia ha cambiato fuoco, dalla produzione agricola alla produzione industrializzata, durante il secondo dopoguerra. Questo cambiamento ha iniziato la migrazione tra la campagna, prevalentemente nel sud, alle grande città del nord (ad esempio, a Milano e Torino) dove c’era molta industria. Con questo movimento, il gap tra la ricchezza e la povertà era accentuato; c’era più ricchezza nelle città che nelle zone dove non c’era tanto lavoro, specialmente nel sud Italia. Però, dopo il boom economico, c’era più affluenza nelle famiglie e perciò più genitori potevano mandare i loro figli all’università.[1]

    L’università ha cominciato a diventare un’istituzione per tutta la gente, invece di un’istituzione soltanto per i ricchi. Anche se questo realizzazione era una buona cosa in Italia, la crescita degli iscritti era così significato che le università non potevano far fronte. Si vede l’estensione di questa crescita nel caso dell’Università di Roma, che era progettato per 10.000 studenti, ma nel 1968 c’erano più di 63.000 studenti iscritti.[2] Questo era un grande fonte dei contestazioni perché le facoltà hanno rifiuto ad espandere le dimensioni delle università e il programma scolastico. La risoluzione che hanno proposto nel 1965, “Il Gui Bill,” era fondata perché era la risoluzione più facile e meno costoso. Il Gui Bill diceva semplicemente che, per risolvere il problema d’affollamento, le università dovevano sbassare le loro prese di studenti.[2] Gli studenti non erano d’accordo con questo; credevano che non era giusto che soltanto la minorità poteva avere l’opportunità di avere un'educazione.

    https://sessantotto68.wordpress.com/indra/#1


    Ti pubblico questo testo perché é più facile così spiegare il 68 che si accompagnava al 69 operaio che ebbe come risultato lo Statuto dei Lavoratori.
    Diciamo che la globalizzazione é funzionale al Capitale perché permette di passare oltre il lavoratore italiano, di scavalcarlo. Ma anche di impedire che da quel che c'è stato (68-69 e le precedenti "liberazioni" che hanno portato appunto al 68-69) nasca una società di coscienziosi lavoratori, guadagnatori e spenditori che renderebbero fruttuosa questa ribellione. Di contro con la globalizzazione si offre degrado che vale poco e che costa molto così perdono quello che papà e nonno hanno racimolato in quei pochi anni. L'ultima annata è perfettamente ritardata.
    L'antifascismo è terrorismo! Mettilo anche tu in firma!Il Presidente degli Stati Uniti d'America ha ragione!

  4. #2654
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    Predefinito Re: Grande tristezza: il tradimento.

    Citazione Originariamente Scritto da ciano.scuro Visualizza Messaggio
    Nella prima parte degli anni sessanta c’erano dei cambiamenti sociali che hanno contribuito molto al movimento studentesco del 1968. L’economia ha cambiato fuoco, dalla produzione agricola alla produzione industrializzata, durante il secondo dopoguerra. Questo cambiamento ha iniziato la migrazione tra la campagna, prevalentemente nel sud, alle grande città del nord (ad esempio, a Milano e Torino) dove c’era molta industria. Con questo movimento, il gap tra la ricchezza e la povertà era accentuato; c’era più ricchezza nelle città che nelle zone dove non c’era tanto lavoro, specialmente nel sud Italia. Però, dopo il boom economico, c’era più affluenza nelle famiglie e perciò più genitori potevano mandare i loro figli all’università.[1]

    L’università ha cominciato a diventare un’istituzione per tutta la gente, invece di un’istituzione soltanto per i ricchi. Anche se questo realizzazione era una buona cosa in Italia, la crescita degli iscritti era così significato che le università non potevano far fronte. Si vede l’estensione di questa crescita nel caso dell’Università di Roma, che era progettato per 10.000 studenti, ma nel 1968 c’erano più di 63.000 studenti iscritti.[2] Questo era un grande fonte dei contestazioni perché le facoltà hanno rifiuto ad espandere le dimensioni delle università e il programma scolastico. La risoluzione che hanno proposto nel 1965, “Il Gui Bill,” era fondata perché era la risoluzione più facile e meno costoso. Il Gui Bill diceva semplicemente che, per risolvere il problema d’affollamento, le università dovevano sbassare le loro prese di studenti.[2] Gli studenti non erano d’accordo con questo; credevano che non era giusto che soltanto la minorità poteva avere l’opportunità di avere un'educazione.

    https://sessantotto68.wordpress.com/indra/#1
    è tradotto malamente dall'inglese, hanno lasciato "bill" e minority lo hanno reso minorità anziché minoranza

  5. #2655
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    Predefinito Re: Grande tristezza: il tradimento.

    Citazione Originariamente Scritto da ciano.scuro Visualizza Messaggio
    Ti pubblico questo testo perché é più facile così spiegare il 68 che si accompagnava al 69 operaio che ebbe come risultato lo Statuto dei Lavoratori.
    Diciamo che la globalizzazione é funzionale al Capitale perché permette di passare oltre il lavoratore italiano, di scavalcarlo. Ma anche di impedire che da quel che c'è stato (68-69 e le precedenti "liberazioni" che hanno portato appunto al 68-69) nasca una società di coscienziosi lavoratori, guadagnatori e spenditori che renderebbero fruttuosa questa ribellione. Di contro con la globalizzazione si offre degrado che vale poco e che costa molto così perdono quello che papà e nonno hanno racimolato in quei pochi anni. L'ultima annata è perfettamente ritardata.
    tutto giusto solo che TheMeroving lo vedrebbe poco nazionalista

  6. #2656
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    Predefinito Re: Grande tristezza: il tradimento.

    Citazione Originariamente Scritto da Troll Visualizza Messaggio
    tutto giusto solo che TheMeroving lo vedrebbe poco nazionalista
    La nazione é nascita é appartenenza, io dico anche é razza. Se il potere é mio, io dico tizio non é di questa razza perché non mi obbedisce. Hai rinnegato la tua razza disobbedendo. Ecco come Terza Posizione ha infettato le persone. Praticamente anche a sinistra credono che la destra sia questo. Va detto che é facile dire: la destra sono loro (quelli di Terza Posizione) perché si tratta di persone a cui si può rispondere (avete perso, la destra non era per il sociale etc...).
    L'antifascismo è terrorismo! Mettilo anche tu in firma!Il Presidente degli Stati Uniti d'America ha ragione!

  7. #2657
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    Predefinito Re: Grande tristezza: il tradimento.

    Citazione Originariamente Scritto da Troll Visualizza Messaggio
    è tradotto malamente dall'inglese, hanno lasciato "bill" e minority lo hanno reso minorità anziché minoranza
    Tutto vero però.
    L'antifascismo è terrorismo! Mettilo anche tu in firma!Il Presidente degli Stati Uniti d'America ha ragione!

  8. #2658
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    Predefinito Re: Grande tristezza: il tradimento.

    Citazione Originariamente Scritto da Troll Visualizza Messaggio
    è tradotto malamente dall'inglese, hanno lasciato "bill" e minority lo hanno reso minorità anziché minoranza
    Una versione, più lunga tutta in inglese. Più netto.
    Militant student activism was already emerging in Italy at the beginning of the 1960s. Its “material bases,” as Ginsborg shows, “are to be found in the education reforms of the 1960s.”14 Public school enrollment doubled between 1959 and 1969, mainly because compulsory secondary school education was introduced in 1962. But conditions in the schools were terrible: too few classrooms, a shortage of textbooks, inadequately trained teachers, old-fashioned curricula. By the late 60s many more students were going on to university. Students from technical schools were allowed to attend university for the first time in 1961, and after 1965 an entrance exam was no longer required for university admission. So by 1968 some 450,000 students were in the universities, compared to 268,000 in 1960. Conditions for most of these students were abominable. Nothing had been done to provide adequate faculty, library, or classroom resources for them. University campuses built to accommodate 5,000 students were, by 1968, jammed with 30,000 (Bari), 50,000 (Naples), and 60,000 (Rome). A substantial number of the new university students were working-class—and except for a few scholarships awarded to students of outstanding academic achievement, there was no government financial aid. “The decision to allow open access to such a grossly inadequate university system,” Ginsborg concludes, “amounted simply to planting a time bomb in it.” The government promised additional reforms, but few of them were effectively carried out.

    Serious student protests first erupted in 1967—interestingly, in private Catholic universities in Trento and Milan—and then spread to the big public universities. In November 1967 students occupied the Faculty of Letters building at the University of Turin.15 Soon universities in southern Italy were involved, as were secondary schools. In February 1968 the movement reached a critical moment with the occupation of the University of Rome. Roman students, like those all over Italy, were demanding rejection of the so-called “bill for university reform” (“Gui bill”) being discussed in parliament, which reintroduced limits on university admission and imposed mindless restrictions on diploma and degree programs.




    The difference between Italian politics today and the scene forty years ago could not be greater. In the course of 1969, millions of workers went on strike—primarily in the industrialized north of Italy but eventually in other areas, including the severely underdeveloped south.2 And the political character of many of these strikes was radical. New forms of working-class struggle emerged and were not only supported by, but in some cases integrally linked to, a militant student movement. In Turin that summer, workers at the giant Fiat Mirafiori plant, with the significant involvement of revolutionary Marxist organizations, formed a student-worker assembly that held meetings in a lecture hall at the University of Turin. On July 3, 1969, Fiat workers and their student allies defiantly intervened in a one-day national strike under the slogan “Che cosa vogliamo? Tutto!” (“What do we want? Everything!”). There were, not surprisingly, major battles with the police—in which the Turin protesters more than held their own.3

    What happened to the revolutionary political energy and potential released in those heady days of 1969? Why did the international explosion of radicalism traditionally associated with 1968 last so much longer in Italy than in other European countries and in the United States—and have such far-reaching consequences at all levels of Italian society? The current anniversary of Italy’s “Autunno Caldo” (“Hot Autumn”) offers an important opportunity for exploring these and a range of related questions. The contradictory context of this anniversary is itself significant: the Italian left may be devastated at the moment by the onslaught of Berlusconi’s corrupt right-wing populism, but the effects of the most serious economic crisis since the 1930s will inevitably provoke anger and resistance from many ordinary working people—including some of those either taken in by or resigned to Berlusconi’s oligarchic opportunism. Activists in Italy—and not only in Italy—may be increasingly ready to rethink the lessons of the entire period leading up to and following the struggles of 1969.
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  9. #2659
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    Predefinito Re: Grande tristezza: il tradimento.

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  10. #2660
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    Predefinito Re: Grande tristezza: il tradimento.

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