
Originariamente Scritto da
Roberto il Guiscardo
In un Paese in difficoltà tutti devono dare il loro contributo; è assurdo che ci siano persone abili al lavoro che non siano impegnate in una qualsiasi attività che contribuisca a far crescere la ricchezza di questo Paese. La figura del parassita mantenuto dallo Stato deve sparire. Tutti devono lavorare.
Il grosso ostacolo è il pagamento di chi lavora: lo Stato, per soddisfare le richieste di moltissimi suoi cittadini, e mantenere le promesse fatte da molti suoi politici, si è indebitato fino ad una cifra piuttosto consistente, che adesso comincia a rappresentare una palla al piede per ulteriori spese.
La prima preoccupazione quindi, adesso, deve essere quella di non continuare ad aumentare questo debito già troppo alto. La seconda preoccupazione, è far sì che tutti coloro che lavorano abbiamo il loro giusto compenso. Ma per far questo non esiste solo lo strumento moneta (nel caso nostro l'euro) ma ci può essere anche un accordo, un "patto" diciamo, tra lo Stato e chi lavora per lui, tramite il quale lo Stato promette di fornire tute le garanzie affinché questa persona possa soddifare i propri bisogni dietro garanzia che lo Stato copra il costo di questi bisogni.
Per far questo ci sono molti modi, tra cui uno particolamente efficace è l'utilizzo di una moneta "complementare" all'euro, ma non inserita nel giro finanziario in cui l'euro è inserito. Una moneta "privata" basata sulla fiducia che alla fine lo Stato garantirà per tutti. E questo potrà succedere anche tra 100 anni o anche più. Una moneta il cui corso, ovviamente, resta valido unicamente all'interno di un circuito chiuso di tutti coloro che accettano questo "patto" e lo condividono.
Ad esempio, lo Stato potrebbe emettere dei buoni a scadenza secolare, che non pagano cedole, il cui valore è legato al valore dell'euro, ma che non siano scambiabili nei mercati finanziari. Con questa moneta vengono pagati i nuovi lavoratori, in pratica tutti coloro che oggi sono disoccupati, garantendo la libera circolazione al portatore di questi "buoni", spendibili all'interno del mercato economico chiuso rappresentato dai confini di questo Paese.
In tal modo, il surplus di lavoro apportato da quelli che una volta erano disoccupati e che costituivano solo un peso per la collettività, farà aumentare la ricchezza complessiva dell'intero Paese, generando anche indotto per altri lavoratori.