









sì l'attuale diritto ciarla di responsabilità morale ma la deterrenza funziona benissimo lo stesso anche in una prospettiva deterministica, basta che ci sia lo spauracchio delle pene a paralizzarmi deterministicamente dal violare la legge
questo non vale del caso del calvinismo, dove elezione e dannazione sono predestinate e non dipendono dalle opere (mentre nel caso degli ordinamenti positivi le pene dipendono eccome dagli atti umani)


Non è una questione di antropomorfismo, il pensiero è una caratteristica fondamentale della struttura della realtà nella corrente idealista, i cerchi dell'apparire sono pensanti, altrimenti nulla gli potrebbe apparire.
Pure Hegel mica pensava di fare dell'antropomorfismo quando poneva un nesso fra pensiero umano e assoluto.
D'altronde se fosse antropomorfismo, pure dire che Dio esiste lo sarebbe, perché gli uomini esistono.
Essere e pensare sono alla base di tutto come nella citazione di Parmenide a prescindere dall'uomo di per sé.




Quindi è giusto che lo siano nell'economia del tutto, «Cristo è immolato, cioè crocifisso sin dalla fondazione, cioè della creazione del mondo» - «la Rivelazione ci dice che Gesù è immolato gloriosamente nello stesso atto creatore», come dice il severiniano Barzaghi, sebbene contestato dal Cavalcoli.
Ma i cerchi dell'apparire sono persone, che altro possono essere? Nel loro complesso sono il Tutto, quindi il Tutto è formato da persone, e qui la solita confusione fra Tutto e singolo tipica di tutti gli idealisti.
Però a prescindere da questo c'è una tendenza generale nella filosofia a mettere il pensiero a fondamento di tutto, quindi l'intelligenza.
Ma se l'intelligenza è onnisciente, come fai a dirgli che non è buona? Per definizione è in grado di giustificare i suoi decreti.


Per ordine di Pallade apparve Dodona con il tempio di Giove, e Sesto che ne usciva. Lo si udiva dire che avrebbe obbedito al dio. Ed eccolo recarsi in una città collocata tra due mari, simile a Corinto. Vi acquista un piccolo orto e, coltivandolo, trova un tesoro. Diventa un uomo ricco, amato, considerato. Muore in età molto tarda, amato da tutti i suoi concittadini. Teodoro vide l’intera vita di Sesto con uno sguardo, come in una rappresentazione teatrale. C’era un gran volume di scritti in quest’appartamento. Teodoro non poté fare a meno di chiedere cosa ciò volesse dire. È la storia di questo mondo che stiamo ora visitando, gli risponde la dea: è il libro dei suoi destini. Tu hai visto un numero sulla fronte di Sesto, cerca in questo libro il passo corrispondente. Teodoro lo cercò, e vi trovò la storia di Sesto più ampia di quella che aveva visto in sintesi. Metti il dito sulla riga che preferisci, gli dice Pallade, e vedrai rappresentato effettivamente, in tutti i suoi dettagli, ciò che la riga indica in modo sommario. Egli obbedisce, e vede apparire tutti i particolari di una parte della vita di quel Sesto. Si passò poi in un altro appartamento, ed ecco un altro mondo, un altro Sesto che esce dal tempio e, deciso a obbedire a Giove, si reca in Tracia. Lì sposa la figlia del re, e poiché questi non aveva altri figli, gli succede al trono. È adorato dai suoi sudditi. Dopo di che andarono in altre camere, e videro sempre nuove scene.
416. Gli appartamenti erano disposti a piramide. Essi diventavano via via più belli, a mano a mano che si procedeva verso il vertice, e rappresentavano mondi sempre più perfetti. Si arrivò finalmente al supremo che metteva fine alla piramide, e che era il migliore di tutti. La piramide, infatti, aveva un inizio, ma non era possibile vederne la fine; aveva un vertice, ma nessuna base: essa andava crescendo all’infinito. Ciò dipende dal fatto (spiegò la dea) che, tra un’infinità di mondi possibili, c’è il migliore di tutti, altrimenti dio non si sarebbe determinato a crearne alcuno; ma non ce n’è nessuno che al disotto di sé non ne abbia ancora di meno perfetti; ecco perché la piramide prosegue all’infinito. Teodoro, entrando in quest’appartamento supremo, si trovò rapito in estasi. Gli fu necessario l’aiuto della dea. Essa gli versò sulla lingua una goccia di un liquore divino, che lo rianimò. Non stava più in sé dalla gioia. Noi siamo nel vero mondo attuale (dice la dea) e tu sei alla fonte della felicità. Ecco ciò che Giove ti ha preparato, se continuerai a servirlo fedelmente. Ecco Sesto così com’è, e come sarà in atto. Egli esce dal tempio in gran collera e ignora il consiglio degli dèi. Lo vedi che va a Roma, provoca grandi disordini, viola la moglie del suo amico. Eccolo cacciato, con suo padre, sconfitto e infelice. Se Giove avesse preso qui un Sesto felice a Corinto, o re in Tracia, non sarebbe più questo mondo. E, tuttavia, Giove non poteva non scegliere questo mondo, che supera in perfezione tutti gli altri, e che costituisce il vertice della piramide: altrimenti egli avrebbe rinunciato alla sua saggezza, mi avrebbe cacciata, io che sono sua figlia. Tu vedi che mio padre non ha assolutamente fatto Sesto malvagio; egli era così da tutta l’eternità, e lo era sempre liberamente. Mio padre non ha fatto altro che accordargli l’esistenza, che la sua saggezza non poteva rifiutare al mondo nel quale Sesto era compreso; e lo ha fatto passare dalla regione dei possibili a quella degli esseri attuali. Il crimine di Sesto serve a grandi cose: rende libera Roma; da lì poi nascerà un grande impero, che offrirà grandi esempi. Ma questo non è nulla in confronto alla totalità di questo mondo, di cui tu ammirerai la bellezza, quando, dopo un felice passaggio da questo stato mortale a un altro migliore, gli dèi ti avranno reso capace di conoscerla.
417. In quell’istante Teodoro si sveglia, rende grazie alla dea, rende giustizia a Giove e, convinto da ciò che ha visto e udito, continua la funzione di gran sacerdote, con tutto lo zelo di un vero servitore del suo dio, e con tutta la gioia di cui un mortale può essere capace. Mi sembra che questa continuazione del racconto possa chiarire la difficoltà che Valla non volle affrontare. Se Apollo ha ben rappresentato la scienza divina di visione (che riguarda le esistenze), mi auguro che Pallade non abbia mal impersonato quella che si chiama scienza di semplice intelligenza (che riguarda tutti i possibili), nella quale, in conclusione, si deve cercare l’origine delle cose.


ma questo va benissimo nel quadro del Dio-persona "buono", dico solo che non ha senso applicarlo alle fredde tautologie severiniane
sapere non vuol dire amare (sto assumendo per un attimo che la vaga parola "buono" coincida col senso che intendi tu, io da non cognitivista etico potrei anche domandare "ma di cosa stiamo parlando esattamente"?)