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"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


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L’esistenza di Dio potrà essere considerata dimostrata il giorno in cui sarà scientificamente dimostrata.
Il resto sono chiacchiere, partite dagli assunti che volete, per giungere alla conclusione che volete.
Chi ha stabilito che l’Universo si riduce ad essere la somma delle sue parti?
Chi ha stabilito che la mutevolezza sia imperfezione e l’immutabilità perfezione?
Se Dio è un essere pensante, allora è mutevole, almeno nel suo pensiero: e non tirate fuori la storia dell’atto puro: per cristiani, musulmani ed ebrei, Dio è uno spirito, una persona (in care ed ossa, addirittura, per i cristiani) che prova emozioni (come l'amore) e con la quale si può comunicare ed i cui processi spirituali/mentali, pertanto, sono in divenire, non già compiuti da sempre, oltre al fatto che non ha alcun senso logico dire che un pensiero è atto puro perché è come dire che una cosa è stata pensata senza essere mai stata pensata.


Innanzitutto, parlare di atemporalità della potenza e di temporalità dell'atto può essere fuorviante. Non ripugna alla ragione, infatti, che Dio crei degli enti immateriali, spirituali e totalmente incorporei, limitati nella loro creaturalità ma non dallo spazio e dal tempo (ricordo, en passant, che tempo e divenire non s'identificano, pur essendo in relazione fra loro: il tempo si definisce, in termini filosofici, come misura del divenire secondo il prima e il poi). Questi enti sarebbero privi di materia, ma non di forma sostanziale. Se esistono però, vuol dire che sono in atto. E se sono in atto, senza essere essi stessi Atto puro, significa che hanno ricevuto l'essere da qualcos'altro. Ed il loro essere in atto, a tutti gli effetti, non risulta necessariamente vincolato dal tempo. Se volessimo tornare all'ipotesi della creatio ab aeterno, ne avremmo un'ulteriore conferma: la creazione dell'universo - universo inteso come insieme di tutto l'esistente - non sarebbe avvenuta nel tempo. Quindi anche il divenire in atto dell'universo sarebbe avvenuto senza vincoli temporali. Pertanto, il legame fra temporalità ed attualità che tu sembri postulare non è strettamente necessario. Tutt'al più è ciò che noi osserviamo ordinariamente negli enti di cui abbiamo esperienza.
Veniamo ora alle singole obiezioni:
1) Che la potenza sia indeterminata è la scoperta dell'acqua calda. Per fare un esempio caro a voi fisici, prendiamo l'esperimento mentale del gatto di Schrödinger. Finché la scatola è chiusa, il gatto è potenzialmente tanto vivo quanto morto. Aprendola, si realizzerà una delle due possibilità. Avverrà quindi un passaggio dalla potenza all'atto (non importa quale delle due possibilità troverà realizzazione). La scatola resterà chiusa per sempre e nessuno l'aprirà mai? Allora nessuna delle due potenzialità troverà realizzazione, cioè diverrà in atto. Ciò non toglie che quelle possibilità continueranno ad esserci, pur non trovando realizzazione. Non sapere se e quando una potenza, eventualmente, trovi realizzazione non inficia il concetto di potenza, di cui peraltro noi abbiamo evidenza immediata nella vita di tutti i giorni.
2) Indimostrabile non significa che possa non esistere. Anche il principio d'identità e di non contraddizione - per parlare di qualcosa su cui, forse, riusciamo ad essere d'accordo - è, in termini rigorosi, indimostrabile. Eppure, non se ne può fare a meno perché è la formalizzazione di una verità autoevidente, la cui negazione porta alla sua riaffermazione implicita o esplicita. Anche atto e potenza sono indimostrabili in quanto nozioni prime ed autoevidenti. Fatta questa precisazione, ti poni un problema che è superato dalla realtà stessa, in cui osservi costantemente enti che hanno capacità di divenire qualcos'altro ed effettivamente, da un dato momento in poi, lo divengono. La tua domanda si potrebbe tradurre così: avremmo mai percezione del divenire se non ci fosse il divenire?
3) E qui mi ricollego subito al punto 2. Se la potenza non avesse corrispettivo nel mondo reale, vorrebbe dire che avremmo un mondo privo di divenire. Ora, spero che uno scienziato che indaga i fenomeni non arrivi a sostenere che l'uomo non abbia esperienza del mutamento, visto che ha dedicato la propria vita al suo studio sotto il profilo quantitativo.
Quindi, per concludere:
- la nozione di atto non è necessariamente legata alla temporalità, essendo possibile che un ente divenga in atto senza vincoli dettati dallo spazio-tempo;
- sapere individuare in modo preciso se e quando può trovare realizzazione una determinata potenza insita in un determinato ente o meno di per sé non è una questione che rende innecessarie le nozioni di potenza ed atto per semantizzare il divenire. Potrebbe non essere minimamente possibile effettuare quest'individuazione precisa: ciò non sarebbe comunque sufficiente a cambiare i termini della questione.
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@Marietto
Con scientificamente che intendi?
La fisica moderna si occupa di materia senza nemmeno aver dimostrato la sua esistenza, dubito che sia concepibile che possa dimostrare l'esistenza di un Dio materiale.
Quali sarebbero le alternative?
Intanto chiediamoci se la mutevolezza può essere originaria.
Si tratta di una cosa pensata una volta per tutte, non che Dio un giorno ama e l'altro no.
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Che confusione tremenda.
1) Le cinque vie di S. Tommaso d'Aquino sono già una dimostrazione scientifica dell'esistenza di Dio, se per scienza s'intende un sapere rigoroso e dimostrativo. Se invece per dimostrazione scientifica intendi una dimostrazione fatta ricorrendo al metodo matematico-sperimentale, sappi che nemmeno volendo si potrebbe mai avere una simile dimostrazione, che oltre tutto ridurrebbe Dio ad un mero fenomeno naturale tra tanti.
2) Se, riguardo all'universo, ti viene in mente una descrizione più precisa, realistica ed esaustiva di "insieme di tutti gli enti sostanziali esistenti", siamo qui a leggerti.
3) Lo ha "stabilito" il fatto che ciò che muta manca di qualcosa, mentre ciò che non muta mai perché non abbisogna di alcunché s'identifica esattamente con la nozione di perfezione.
4) Il pensiero di Dio s'identifica in Dio stesso e Dio, essendo Atto puro, è sempre pensiero in atto. Ciò vuol dire che non ha una successione mutevole e distinta di pensieri, come invece accade nell'essere umano.
5) Il fatto che Dio sia spirito e persona non significa che sia mutevole.
6) In Dio l'amore non è un'emozione (e nell'uomo dovrebbe essere anche e soprattutto virtù).
7) Il fatto che l'uomo possa comunicare con Dio non significa che Dio sia in divenire, se si tiene debitamente conto che Dio vede e vuole tutto nell'unico istante dell'eternità immobile, mentre noi siamo 'immersi' nel divenire e nel tempo.
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La risposta nel dettaglio te l'ho fornita, vedi un po' tu.
Se volessi fare uno studio scientifico sulla composizione fisico-chimica del materiale di un gabinetto, indubbiamente starei parlando di fisica o di chimica.
Ma noi stiamo trattando della materia in termini metafisici: ciò di cui è fatto un ente composto.
Senza nemmeno rendertene conto, tu usi costantemente quella che chiami - sbagliando - la "dicotomia" forma-materia.
Quell'ente che chiami "gatto" o "cane" o "topo", lo chiami così perché individui in quel corpo che hai osservato una caratteristica determinata (o un insieme di caratteristiche determinate) che te lo fanno riconoscere come quell'ente anziché come quell'altro.
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Visto che "ogni cosa" materiale è composta di particelle (questo al tempo di Aristotele non si sapeva) e visto che nel la mia ipotesi non esiste un solo motore di particelle, ma un motore per ogbi particella la "ragione di ogni cosa" è dovuta al fatto che i motori delle particelle sono quel che sono.
Ti prego di non chiedermi chi ha determinato il fatto che siano quel sono. Ti rispondero chiedendoti chi ha determinato che dio sia quello che è.
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- Solo gli imbecilli non hanno dubbi!
- Ne sei sicuro ?
- Non ho alcun dubbio !


No, non ce la fanno, non riescono a capire che come loro hanno inventato dio come necessario per il loro castello, noi possiamo inventarci qualsiasi altra cosa..... inoltre, come ho dimostrato con la logica formale, che chi non comprende chiama, come la volpe con l'uva, "formulette", il loro stesso modello è contraddittorio.
mediante la meccanica quantistica viene stabilita definitivamente la non validità del principio di causalità
Heisenberg,Sul contenuto intuitivo della cinematica e della meccanica nella teoria quantistica,Zeitschrift für Physik,vol.43,n.4,1927,p.172