
Originariamente Scritto da
Giò
Innanzitutto, parlare di atemporalità della potenza e di temporalità dell'atto può essere fuorviante. Non ripugna alla ragione, infatti, che Dio crei degli enti immateriali, spirituali e totalmente incorporei, limitati nella loro creaturalità ma non dallo spazio e dal tempo (ricordo, en passant, che tempo e divenire non s'identificano, pur essendo in relazione fra loro: il tempo si definisce, in termini filosofici, come misura del divenire secondo il prima e il poi). Questi enti sarebbero privi di materia, ma non di forma sostanziale. Se esistono però, vuol dire che sono in atto. E se sono in atto, senza essere essi stessi Atto puro, significa che hanno ricevuto l'essere da qualcos'altro. Ed il loro essere in atto, a tutti gli effetti, non risulta necessariamente vincolato dal tempo. Se volessimo tornare all'ipotesi della creatio ab aeterno, ne avremmo un'ulteriore conferma: la creazione dell'universo - universo inteso come insieme di tutto l'esistente - non sarebbe avvenuta nel tempo. Quindi anche il divenire in atto dell'universo sarebbe avvenuto senza vincoli temporali. Pertanto, il legame fra temporalità ed attualità che tu sembri postulare non è strettamente necessario. Tutt'al più è ciò che noi osserviamo ordinariamente negli enti di cui abbiamo esperienza.
Veniamo ora alle singole obiezioni:
1) Che la potenza sia indeterminata è la scoperta dell'acqua calda. Per fare un esempio caro a voi fisici, prendiamo l'esperimento mentale del gatto di Schrödinger. Finché la scatola è chiusa, il gatto è potenzialmente tanto vivo quanto morto. Aprendola, si realizzerà una delle due possibilità. Avverrà quindi un passaggio dalla potenza all'atto (non importa quale delle due possibilità troverà realizzazione). La scatola resterà chiusa per sempre e nessuno l'aprirà mai? Allora nessuna delle due potenzialità troverà realizzazione, cioè diverrà in atto. Ciò non toglie che quelle possibilità continueranno ad esserci, pur non trovando realizzazione. Non sapere se e quando una potenza, eventualmente, trovi realizzazione non inficia il concetto di potenza, di cui peraltro noi abbiamo evidenza immediata nella vita di tutti i giorni.
2) Indimostrabile non significa che possa non esistere. Anche il principio d'identità e di non contraddizione - per parlare di qualcosa su cui, forse, riusciamo ad essere d'accordo - è, in termini rigorosi, indimostrabile. Eppure, non se ne può fare a meno perché è la formalizzazione di una verità autoevidente, la cui negazione porta alla sua riaffermazione implicita o esplicita. Anche atto e potenza sono indimostrabili in quanto nozioni prime ed autoevidenti. Fatta questa precisazione, ti poni un problema che è superato dalla realtà stessa, in cui osservi costantemente enti che hanno capacità di divenire qualcos'altro ed effettivamente, da un dato momento in poi, lo divengono. La tua domanda si potrebbe tradurre così: avremmo mai percezione del divenire se non ci fosse il divenire?
3) E qui mi ricollego subito al punto 2. Se la potenza non avesse corrispettivo nel mondo reale, vorrebbe dire che avremmo un mondo privo di divenire. Ora, spero che uno scienziato che indaga i fenomeni non arrivi a sostenere che l'uomo non abbia esperienza del mutamento, visto che ha dedicato la propria vita al suo studio sotto il profilo quantitativo.
Quindi, per concludere:
- la nozione di atto non è necessariamente legata alla temporalità, essendo possibile che un ente divenga in atto senza vincoli dettati dallo spazio-tempo;
- sapere individuare in modo preciso se e quando può trovare realizzazione una determinata potenza insita in un determinato ente o meno di per sé non è una questione che rende innecessarie le nozioni di potenza ed atto per semantizzare il divenire. Potrebbe non essere minimamente possibile effettuare quest'individuazione precisa: ciò non sarebbe comunque sufficiente a cambiare i termini della questione.