
Originariamente Scritto da
Aladar
Molto bene.
Partiamo dall'inizio, un ente immanente, in senso metafisico, è un essere che esiste e che non dipende da nulla al di fuori di sé per la propria esistenza.
L'universo è un ente immanente. Come ente va inteso qualcosa che esiste, non necessariamente qualcosa che esiste ed ha una causa, abbiamo infatti detto che l'incausato, di per se, non è contraddittorio.
Se consideriamo l'universo come tutto quanto esiste, poiché non c'è un ente esterno che ne determini l'esistenza, se esiste, deve necessariamente contenere in sé la propria ragione sufficiente per esistere (come nella prospettiva della metafisica moderna che estende il principio dell'autosufficienza).
Questo porta alla conclusione che l'universo, inteso come totalità, non abbia una causa esterna e debba essere considerato un ente che esiste per necessità ontologica.
L'obiezione a quanto sopra sembra essere: ma l'universo muta, pertanto non può essere incausato.
Ma il divenire riguarda il cambiamento all'interno dell'universo, non l'universo nella sua totalità. L'universo nella sua totalità non muta.
La nozione di divenire implica temporalità, mutamento e l'idea che qualcosa passi da uno stato all'altro. Tuttavia l'universo è un ente eterno ed immutabile nella sua essenza, pertanto non può "divenire" in senso ontologico.
in altre parole:
Il divenire interno all'universo: All'interno dell'universo, i fenomeni individuali mutano e si evolvono nel tempo. La materia cambia stato, gli eventi si susseguono, e la vita e la morte sono espressioni del divenire. Questo è il livello della contingenza e della temporalità.
L'universo come totalità: Se consideriamo l'universo nella sua interezza come un ente immanente, esso non partecipa a questo divenire. L'universo, nella sua totalità, è (per usare le vostre parole). Non passa da uno stato all'altro, poiché ciò implicherebbe che esista qualcosa "oltre" l'universo stesso, che non esiste, e quindi sarebbe incoerente con l'idea di immanenza.
Questa distinzione richiama il concetto di eternità come l'essere al di fuori del tempo, piuttosto che un'esistenza infinita nel tempo. Se l'universo è immanente e incausato, possiamo concepirlo come eterno in senso metafisico: esiste in modo atemporale, o meglio, il tempo è una proprietà interna alle sue parti, non della sua totalità.
Peraltro, è provato che la cosa non sia affatto contraddittoria, prioprio con Parmenide e Severino, i quali sostenevano che l'universo come ente immanente non è soggetto al divenire. Solo che non comprendevano che è la totalità dell'universo come "contenitore" che non muta, non diviene ed è incausato.
L' obiezione che osserviamo fenomeni che sembrano indicare un'origine (come il Big Bang) e un'evoluzione temporale, non può trovare accoglimento, giacché si può rispondere che il Big Bang e i processi cosmologici descrivono l'evoluzione all'interno dell'universo fenomenico e non l'origine dell'universo in quanto totalità. L'universo come ente immanente potrebbe non avere un inizio nel senso di una causa esterna o temporale, ma essere un’espressione di un ordine ontologico immanente e incausato.
Concludendo, l'universo può essere considerato logicamente un ente immanente incausato, poiché non ha bisogno di una causa esterna per la sua esistenza e contiene in sé la propria ragione sufficiente. Inoltre, l'universo nella sua totalità non "diviene" in senso ontologico, ma è eterno ed immutabile, mentre il divenire si applica solo ai fenomeni interni a esso. Il cambiamento riguarda gli eventi all'interno dell'universo, ma l'universo stesso, come ente assoluto, è.