Secondo me, l'equivoco discende dal fatto che non vedi la consequenzialità fra le due cose. Cioè, non vedi che Dio è il suo stesso essere (la sua stessa esistenza) perché è l'Essere stesso sussistente (l'esistenza stessa). Questo mi conferma che facevo bene ad essere reticente nel darti conferma di quanto mi chiedevi.
Gli enti contingenti c'entrano perché essi sono (cioè esistono) nella misura in cui c'è qualcuno che dà loro l'essere (l'esistenza) e alla conclusione che è necessaria l'esistenza di Dio (cioè, che Dio "sia") si giunge proprio ragionando sul fatto che, se non ci fosse qualcosa che è l'Essere stesso sussistente (o, per dirla in altri termini, l'esistenza stessa), non sarebbe possibile l'esistenza degli enti contingenti (ossia: l'esserci degli enti contingenti). Gli enti contingenti sono sempre realizzazioni di un'essenza, che è divenuta in atto, mentre Dio è solo in atto, è solo essere, è solo esistere. Se Dio è l'Essere per essenza, l'Essere stesso sussistente, ne consegue che è il suo stesso essere.
Dal fatto che l'esistenza di Dio c'è in se stessa, non è frutto di un passaggio dalla potenza all'atto che ha implicato la realizzazione di un'essenza che, così, è divenuta in atto.
Non penso, ma vediamo.





Rispondi Citando
