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Discussione: Fede o scienza?

  1. #7051
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Ancora non hai capito la differenza fra ipotesi logicamente contraddittorie e non contradditrorie

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  2. #7052
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    1) Nemmeno di infinitezza. Quindi come la risolviamo?

    2) il tuo mignolo non può essere dio perché è un ente contingente
    1) Perché tu riesci a concepire un limite alle cose diverse che puoi pensare?

    2) L'ente necessario non solo è uno, ma è l'uno, come si evince anche dagli assiomi di Peano.

  3. #7053
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    Ancora non hai capito la differenza fra ipotesi logicamente contraddittorie e non contradditrorie
    Tu invece non hai ancora capito qual è la differenza fra ipotesi logicamente contraddittoria secondo te e di per sé.

  4. #7054
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Placido Visualizza Messaggio
    1) Perché tu riesci a concepire un limite alle cose diverse che puoi pensare?

    2) L'ente necessario non solo è uno, ma è l'uno, come si evince anche dagli assiomi di Peano.
    Citazione Originariamente Scritto da Placido Visualizza Messaggio
    1) Perché tu riesci a concepire un limite alle cose diverse che puoi pensare?

    2) L'ente necessario non solo è uno, ma è l'uno, come si evince anche dagli assiomi di Peano.
    1) quello che penso non equivale a ciò che esiste fuori dal pensiero per il quale il tuo assunto decade

    2) Dio non è un numero naturale e quindi a lui l assioma di Peano non si applica.

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  5. #7055
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    1) quello che penso non equivale a ciò che esiste fuori dal pensiero per il quale il tuo assunto decade

    2) Dio non è un numero naturale e quindi a lui l assioma di Peano non si applica.
    1) Ma esiste, qualcuno l'ha creato, altrimenti non potresti pensarlo (come al solito).

    2) Una distinzione che di per sé non spiega perché non si applica.

  6. #7056
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Placido Visualizza Messaggio
    1) Ma esiste, qualcuno l'ha creato, altrimenti non potresti pensarlo (come al solito).

    2) Una distinzione che di per sé non spiega perché non si applica.
    1) No narel. Se penso l'unicorno rosa questo esiste certamente come pensiero ma non necessariamente fuori dai pensieri
    2) secondo te il teorema di Pitagora si applica a Dio??

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  7. #7057
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    Dio è di per se perfetto ma non sappiamo quanto è perfetto perche essere di per se perfetti non ci dice niente circa il grado di quella perfezione. Nemmeno ti salva la solita trita suggestione dell "essere la perfezione". Abbiamo già chiarito cosa significa. Evitiamo per favore di ripetere inutilmente sempre gli stessi concetti.
    Secondo me, invece, non ti è chiaro cosa significhi "di per sé perfetto", perché altrimenti non continueresti a ripetere l'assurdità che essere di per sé perfetti "non dice niente circa il grado di quella perfezione". Leggiti o rileggiti la quarta delle cinque vie: una serie di perfezioni relative e limitate richiede necessariamente una perfezione senza limiti ed assoluta, analogamente a come una serie di contenitori d'acqua richiedono necessariamente una fonte d'acqua per poter essere tali.

    Non c'è alcuna "suggestione" nel dire che Dio è la perfezione stessa, a meno che con "suggestione" tu non intenda qualcosa che ne suggerisca un'altra. In tal senso, l'espressione è suggestiva: perché ti suggerisce la soluzione del problema che poni.

    Se Dio s'identifica con la perfezione stessa (se il concetto non è chiaro, ripeto, leggersi o rileggersi la quarta via), chiedersi quant'è perfetto è come chiedersi quant'è perfetta la perfezione....non ti piace l'espressione? Va bene, allora chiediamoci: quant'è perfetto ciò che è di per sé perfetto? Anche mettendola, terminologicamente, in questo modo, resta l'assurdità di chiedersi qual è il limite di qualcosa che è perfetto non per partecipazione ma in se stesso.

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    L'essenza assume giocoforza un ruolo limitante perche nessuno nemmeno Dio può essere diverso da quello che è e quello che è dio è definito dalla sua essenza la quale non è un aspetto logico di Dio solo per caso. È li per uno scopo: definire Dio. Il fatto che ti ostini a non volerlo chiamare "limite" non ha importanza. Chiamalo Pino se ti piace. Quello che conta sono le conseguenze di Pino ovvero l'impossibilità per Dio di non essere e di divenire. Le conseguenze di Pino sono le medesime sia nell ipotesi in cui Dio sia finito sia nell ipotesi in cui sia infinito. Il fatto che Dio non sia limitato dalla Potenza diviene irrilevante perché c'è comunque Pino che lo vincola.
    Del resto se la Potenza è una privazione affermare che dio non abbia potenza equivale a dire che Dio non ha privazione, ma per parlare di privazione bisogna prima definire in relazione a cosa. Ipotizzare che Dio non abbia privazioni rispetto a ciò che deve essere rende la mia ipotesi del tutto non conttaddittoria.
    Ho già risposto a questo. Qual è l'alternativa ad essere l'Essere stesso sussistente? 1) Non essere; 2) essere...una particella, un atomo, una molecola, un minerale, una pianta, un animale, un uomo. Tutte cose (quest'ultime) che costituiscono un grado di essere - corrispondente alla propria natura in atto - ma non sono l'essere.

    Non vedo nessun limite, quindi. Se tu chiami "limite" il fatto di non poter non essere o il fatto di non poter essere da meno di ciò che si è, vuol dire che hai una nozione oscura o distorta di ciò che significa avere un limite. Come ho già detto qui, sarebbe come dire che l'immortalità è un limite rispetto alla mortalità.

    Dio non diviene? Non diviene perché, se divenisse, vorrebbe dire che 1) può venir meno a ciò che è; 2) è ulteriormente determinabile, cioè può acquisire perfezioni che non ha. Ma se così fosse Dio non sarebbe di per sé perfetto.
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  8. #7058
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    1) No narel. Se penso l'unicorno rosa questo esiste certamente come pensiero ma non necessariamente fuori dai pensieri
    Forse non esiste nulla fuori dai pensieri, non importa un fico secco, quello che importa è che ciò che esiste DEVE essere creato, punto!

  9. #7059
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    2) secondo te il teorema di Pitagora si applica a Dio??
    Gli assiomi di Peano non si applicano a Dio ma al rapporto fra Dio e il mondo.

    Forse anche il teorema di Pitagora, ma dovrei pensarci meglio (in effetti Hegel dice qualcosa in proposito).

  10. #7060
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Nel paragrafo dal titolo "La Matematica", sempre nella Prefazione, in merito alla dimostrazione del teorema di Pitagora, dirà che

    «il triangolo viene smembrato; le sue parti sono volta in altre figure fattevi sorgere dalla dimostrazione. Dunque, il triangolo intorno al quale si deve operare, veniva perduto di vista durante il procedimento, ed era là soltanto in pezzi che appartenevano ad altri intieri»[25].

    «La necessità non scaturisce dal concetto del teorema, anzi viene imposta; e si deve ciecamente ubbidire alla prescrizione di tirare certe linee, mentre se ne potrebbero tirare infinite altre: tutto ciò con un'ignoranza pari solo alla fede che ciò andrà a buon fine per la condotta della dimostrazione. [...] così la dimostrazione percorre una via che si fa cominciare a un punto qualunque, senza sapere in che rapporto stia con il risultato che deve venir fuori».[26]

    Hegel critica il modo di procedere della matematica, per quanto concerne le finalità e l'identificazione dei momenti conoscitivi. Il modo matematico, pur sviluppando le interconnessioni tra le varie fasi dello sviluppo del concetto, non descrive accuratamente, e anzi per lo più tralascia lo sviluppo dialettico che dalle ipotesi arriva alla tesi. Per Hegel, la costruzione è un mezzo della conoscenza, ma non un momento dell'oggetto, poiché nella sua struttura non evidenzia chiaramente i momenti dell'evoluzione dialettica.

    La matematica produce sistemi chiusi nei quali la conclusione è la tesi che si intendeva dimostrare, ma proprio perché la fine è uguale al principio, dopo la dimostrazione lo spirito non si è annullato - ciò che è necessario al suo rivelarsi - ed è tornato in se stesso senza in realtà uscirne. Se si considera la tesi come primo momento della fenomenologia del sapere matematico, la dimostrazione si riduce a qualcosa che si può omettere saltando direttamente alla conclusione, è un passaggio che viene da un metodo scientifico per distinguere verità e opinione. In questo modo, si perde la dialettica, tutta la conoscenza che è manifestata durante i cambiamenti dell'oggetto.

    Un sapere compiuto deve mostrare come si struttura l'oggetto, l'esposizione segue il divenire dell'oggetto ed è necessaria. Ciò non è riscontrabile nel procedere matematico, quando la tesi sia posta come primo momento dello sviluppo del sapere.

    «Quel procedere è piuttosto un formalismo monocromatico che giunge alla differenza del contenuto soltanto perché è preparata e già nota. [..]. Il formalismo protesta che sentirsi inappagati dell'universalità da lui proposta è incapacità di impadronirsi di una posizione assoluta e a mantenervisi».[27]

    https://it.wikipedia.org/wiki/Fenome..._dello_spirito

 

 
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