



Direi che si possono mettere in pratica di modi di concepire l'etica che nei diversi individui si sommano con diverse proporzioni di volta in volta.
1) agisco perché ritengo che sia giusto
2) agisco per timore di ritorsioni
A loro volta i punti 1 e 2 si declinano nei seguenti modi
1a) riconosco una giustizia divina e assoluta
1b) riconosco l'utilità personale o sociale (o la combinazione delle due) di ciò che chiamo "giusto"
2a) ciò che è giusto in assoluto "merita" assolutamente un premio o una punizione divina in caso di violazione
2b) ciò che reputo/reputiamo dannoso necessità di un deterrente al fine di contenere i fisiologici cedimenti individuali.
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- Solo gli imbecilli non hanno dubbi!
- Ne sei sicuro ?
- Non ho alcun dubbio !




Il concetto Narel è semplice
Se io scelgo di non voler più vedere davanti agli occhi quello che scrivi e utilizzo uno strumento del forum all uopo, tu devi rispettare la mia scelta.
Non puoi truffarmi per costringermi a continuare a vedere le singole lettere che compongono i tuoi post e che il a mio insindacabile giudizio ho scelto di non vedere.
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Come te con la questione del clone di Placido. Forse meno di pubblico interesse, però.
Francamente ha del puerile, proprio perché l'hai fatto anche tu! Lo scopo goliardico può sembrare un'attenuante (dando per ammesso, e non concesso, che tu conosca le vere intenzioni del tuo rivale) ma in realtà qualcuno potrebbe esserci cascato per un breve lasso di tempo e poi non aver più letto la discussione, in quel caso l'inganno non sarebbe stato sanato nonostante le tue buone intenzioni.
Inoltre una sensazione sbagliata potrebbe aver tolto interesse alla discussione in quel lettore che si sarebbe perso l'occasione di proseguire nella lettura di uno dei 3D più belli, democratici e liberi che esistano sul web nella nostra lingua, e a cui hai dato il tuo contributo. Una discussione filosofica, benché più importante, ha una ricaduta assai minore sulla società di quella sui noti fatti della II Guerra Mondiale.
Quindi tu hai fatto peggio di ciò che imputi a Placido.
NO UE, NO EURO, NO NATO, NO NUCLEARE, NO GREEN, NO TAV, NO PONTE, NO IA AD AZIENDE PRIVATE, SOLO DI STATO
Giustizia per Rosa e Olindo. Giustizia per la Palestina
“Sorgi, Dio, difendi la tua causa.”
"Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli…"




Facendo riferimento alla ricostruzione di emv, ci sono 2 (due) cose da notare:
1) ho chiesto scusa a Topquark che è l'unico che c'è cascato per un breve periodo;
2) dopo quell'episodio, ho avuto sempre un singolo utente attivo, quindi tecnicamente non è nemmeno un caso di clonazione.


Ma poi soprattutto, a parte quel singolo auto-quote, non ho mai creato un personaggio fittizio, ero sempre io, riconoscibile a chiunque, anche per un utente di passaggio non c'è mai stato niente di non autentico nel mio esprimermi, praticamente l'equivalente di un cambio di nick come ha fatto Spike.


Forse t'illudi di aver fornito una risposta, ma non è così. Come già detto nell'intervento precedente, affermare che noi "attribuiamo" ai nostri "umani strumenti (...) il carattere dell'universalità" implica sostenere che le nozioni ed i principi primi potrebbero non valere universalmente, ma un'ipotesi del genere è formulabile solo se si ha un termine di paragone che consente di individuare ciò che è effettivamente universale, distinguendolo da ciò che non lo è (o lo è solo, per l'appunto, ipoteticamente). In quale post hai fornito questo termine di paragone? Nessuno. Quindi, non ci sono basi di alcun genere per poter relativizzare l'universalità di nozioni e principi primi.
La contraddittorietà della tua ipotesi è già stata esposta ampiamente: la nozione di ipotesi suppone quella di possibilità ed il requisito assolutamente necessario della possibilità è l'incontraddittorietà. Non serve ripetere, perché già evidente, che ipotizzare una realtà in cui il pdi e il pdnc non trovano riscontro significa sostenere la possibilità della contraddizione. Ma perché una possibilità sia considerabile tale dev'essere incontraddittoria, come appena ribadito. Quindi, la tua ipotesi contempla un'ossimorica possibilità impossibile.
Dire che la nostra conoscenza non può essere totale ed onnicomprensiva non c'entra niente con l'affermare che non abbiamo alcun genere di conoscenze certamente universali e necessarie. Il tuo errore è pensare che "universale", in questo contesto, significhi - cioè sia sinonimo - di "totale ed onnicomprensivo". Ma non è così. Per questo pensi che io usi due pesi e due misure: non ti avvedi del fatto che una conoscenza di carattere universale e necessario non è affatto detto che sia esaustiva. Ed al tempo stesso non t'avvedi che una conoscenza che non è esaustiva non significa che sia necessariamente relativa o relativizzabile nella sua veridicità.
Contraddire un dogma non implica una contraddizione? Non necessariamente in effetti - ma, stricto sensu, nozioni e principi primi (oggetto del contendere in questa nostra discussione) non sono dogmi (né, tanto meno, sono proposti come tali), cioè verità rivelate da Dio.
Non è uno strawman argument perché lo hai scritto davvero, @Gunthr. Devo nuovamente citare il tuo post? Oppure non ti rendi conto che affermare di non poter escludere che esistano realtà contraddittorie (ti sto citando testualmente) significa proprio ammettere la possibilità che ci siano enti che possono insieme esistere e non esistere, pur esistendo?
Dire che io "postulo" il carattere necessario ed universale delle formalizzazioni operate dalla filosofia aristotelico-tomista dei dati del senso comune non giustifica minimamente il tuo atteggiamento perché il problema del mio postulare risiederebbe in una sua eventuale arbitrarietà, non nel postulare in quanto tale, se con "postulare" intendiamo il mero uso di una determinata nozione o proposizione come premessa necessaria di una dimostrazione.
E quanto all'asserita (da te) inverificabilità, vale la pena ripetere nuovamente quanto già ho detto nell'intervento precedente: l'ineludibilità di quanto espresso in queste formalizzazioni è, a tutti gli effetti, una prova o conferma sufficiente del suddetto carattere universale e necessario.
A parte il fatto che io ho detto una cosa lievemente diversa che tu riporti solo parzialmente, se c'è una cosa su cui gli studiosi sono concordi è che Aristotele non solo ritenesse possibile attingere alla verità in termini oggettivi, necessari ed universali ma anche che considerasse la sua filosofia proprio nei termini di una formalizzazione rigorosa di quanto materialmente contenuto nell'esperienza (alcuni addirittura eccedono considerando Aristotele una sorta di proto-empirista, che invece non fu).
E qui emerge nuovamente che il tuo ulteriore problema è la fissazione anti-religiosa e, in particolare, anti-cristiana, che ti porta a scrivere gli spropositi di cui sopra.
Se è vero, peraltro, che il concetto di "dogma" era estraneo all'aristotelismo per ovvi motivi, è falsissimo, invece, che la filosofia aristotelica non avesse per lo Stagirita stesso una ricaduta sul piano religioso, dato che della metafisica è parte integrante la teologia (non solo: c'è chi afferma, sulla base dello stesso testo aristotelico della "Metafisica", che quest'ultima è soprattutto una teologia).
Anche questa volta confondi la formalizzazione rigorosa con la materia della formalizzazione rigorosa.
Invece lo è - e che lo stesso possano affermarlo tutti i metafisici va argomentato, non soltanto asserito.
E come puoi distinguere una cosa dall'altra senza il pdi?
Dimentichi però che lo strumento di cui si parla è il pensiero. O, per meglio dire, l'intelletto. E l'intelletto è ciò che enuncia mentalmente la contraddizione. Se la mente produce tanto il pensiero della contraddizione quanto quello dell'incontraddittorietà, perché l'impronta che dà è proprio quella dell'incontraddittorietà?
L'ho già scritto nell'intervento precedente:
E che cosa renderebbe una valutazione veramente oggettiva, a tuo parere? Questo fantomatico osservatore esterno? Se sì, secondo quali criteri?
Vale il discorso che facevo sopra. Se il pdi fosse "relativo" - cioè, non necessario, universale, certo, oggettivo..., se non per nostra "attribuzione" arbitraria -, vorrebbe dire che non è detto che ogni cosa sia uguale a se stessa e vorrebbe pure dire che una stessa cosa possa essere e non essere simultaneamente e sotto il medesimo aspetto. Chiunque dovrebbe riuscire a capire che se non valesse universalmente il pdi cadrebbe qualsiasi distinzione, inclusa quella fra intelletto e realtà extramentale perché l'intelletto potrebbe insieme essere e non essere l'intelletto e la realtà extramentale potrebbe insieme essere e non essere la realtà extramentale.
Non vedo affatto ciò che dici tu.
Innanzitutto, dire che quella che ho espresso sia "una certa interpretazione del nulla", sembra supporre che si potrebbe intendere ragionevolmente il nulla come qualcosa di diverso da una semantizzazione del "non essere", che noi formuliamo sulla base dell'esperienza dell'opposizione tra un certo modo di essere di un ente e quegli altri (modi d'essere) che esso non è. Ora, questo non è possibile perché l'alternativa a ciò sarebbe - per l'appunto - la reificazione del nulla. Errore nel quale, piaccia o meno, scivola Severino, no di certo il tomismo.
In secondo luogo, si allontana completamente dal senso comune proprio chi vede l'opposizione fra "essere" e "non essere", di fatto, come opposizione fra due termini positivi. Anche in tal caso, va rimarcato che il tomismo sfugge all'accusa, mentre invece la filosofia di Severino no.
Parlare di un "prima della creazione" se è, in un certo senso, inevitabile a causa della limitatezza della nostra capacità di espressione, non è del tutto appropriato perché il tempo stesso (misura del divenire secondo il prima e il poi) è parte integrante della creazione. Dio è l'unico, se così vogliamo (inadeguatamente) dire, presupposto necessario della creazione. Ma non v'è (né vi può essere) altro. Ed ecco perché si parla di creazione dal nulla.
Non si dice, ovviamente, che questo sia immediatamente evidente. Ma che questo si allontani o addirittura contraddica il senso comune è altro paio di maniche.
I fisici considerano valide fino a prova contraria le conclusioni che hanno tratto da determinati esperimenti, ma se - ad es. - il pdi ed il pdnc non avessero portata universale e necessaria come potrebbero distinguere un risultato da un altro o capire se effettivamente una nuova prova smentisce le conclusioni precedenti?
Futile è rifugiarsi nella retorica per eludere la risposta ad una domanda.
Vuoi che ci inventiamo un nuovo termine per esprimere lo stesso identico significato?
Tu, che sei così "in fissa" sulla questione del linguaggio, dovresti sapere che i traduttori arabi di Aristotele coniarono il neologismo al-huwiyya per tradurre le parole τὸ ὄν e τὸ εἶναι. Nonostante gli arabi, originariamente, non avessero una parola specifica per indicare le nozioni di "essere" e di "ente", riuscirono a capire Aristotele. Come sarebbe mai stato possibile se la parola non seguisse il concetto tratto dalla realtà?
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


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"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).