
Originariamente Scritto da
Giò
Ti riporto la citazione più per esteso (S. Vanni Rovighi, Ivi, pp. 110-112):
"In primo luogo, poiché non nasciamo già con tutto il patrimonio conoscitivo che avremo prima di morire, poiché conosciamo
facendo esperienza, progressivamente, ossia passando dalla potenza all'atto, passando dalla semplice capacità di conoscere alla conoscenza attuale di questo e di quello, è necessario che qualcosa ci solleciti a conoscere, ci muova a conoscere. (...) [Sono] le cose stesse che conosciamo, e più precisamente i corpi che ci circondano (che sono le prime cose da noi conosciute) quelli che ci determinano a conoscere (...). Ma le cose che ci circondano non potrebbero determinarci a conoscere se non agissero su di noi, se non ci impressionassero, come si dice anche comunemente, e se questa loro azione su di noi non ci modificasse in qualche modo. Gli scolastici chiamavano
species impressa tale modificazione data a noi dalle cose che conosciamo. Forse sarebbe più esatto dire: dalle cose che
conosceremo, poiché la
species impressa è una condizione, un presupposto dell'atto conoscitivo. Condizione di ordine fisico o intenzionale? L'una e l'altra cosa insieme, rispondiamo. Di ordine fisico, poiché il conoscere è una nostra attività, un fatto reale che avviene in noi: bisogna dunque che il raggio luminoso che ci colpisce, ci modifichi fisicamente. E questa del resto è la modificazione più facile da rilevare: si può vedere l'immaginetta rovesciata sul fondo dell'occhio che funziona come camera oscura, e il fisiologo può misurare, credo, le modificazioni suscitate nella retina e nel cervello da quel raggio luminoso. Ma questo non basta. Infatti a quella impressione luminosa noi reagiamo non solo in quei modi che possono essere osservati e misurati dal fisiologo, ma reagiamo con un atto
conoscitivo; reagiamo
vedendo l'oggetto dal quale viene il raggio luminoso, ossia reagiamo con un atto
intenzionale. Dobbiamo dunque ammettere che, con la modificazione fisica degli organi di senso, ci sia anche una modificazione o impressione di ordine intenzionale. O piuttosto, poiché non si tratta di due realtà, dobbiamo ammettere che quella modificazione fisica abbia anche un aspetto, una valenza intenzionale. Poiché la
species impressa è, come abbiamo detto, previa all'atto conoscitivo, essa non può certo essere intesa come rappresentazione, immagine dell'oggetto, non è, per usare la terminologia scolastica, un
medium quod, ossia un intermediario che, conosciuto, farebbe poi, mediatamente, conoscere l'oggetto, così come il ritratto fa conoscere l'uomo di cui è ritratto; è invece una condizione della conoscenza:
medium quo o
id quod cognoscitur".
Ora è più chiaro? Era un argomento a cui avevamo fatto cenno già
qui.