@TheMeroving
Dalla volontà, l'ho scritto, però...


@TheMeroving
Dalla volontà, l'ho scritto, però...






- Solo gli imbecilli non hanno dubbi!
- Ne sei sicuro ?
- Non ho alcun dubbio !


1) Se io dico che Dio ha intelligenza e volontà infinite, posso avere come termini di paragone l'intelletto e la volontà degli uomini che, essendo facoltà dell'anima umana, sono immateriali (anzi, come ti dicevo, deduciamo l'esistenza di un'anima immateriale e spirituale nell'uomo proprio dalle operazioni dell'intelletto e della volontà). Se io dico che i motori M sono "automatismi" o "meccanismi" immateriali, non c'è alcun termine di paragone. L'esempio che hai fatto in precedenza dell'algoritmo non aiuta perché o si ricade nel Dio di S. Tommaso d'Aquino o si "materializza" indebitamente l'immateriale (rectius: quello che ipotizzi essere immateriale).
2) Per quel lato che ci è umanamente consentito, sì. Dio non gioca a nascondino.
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).




La conoscenza umana non si limita ai sensi. Quando noi parliamo di conoscenza sensibile e conoscenza intellettiva nell'uomo stiamo distinguendo (giustamente, sia chiaro) quelli che in realtà sono due aspetti diversi del medesimo atto di percezione unitario. Il nostro conoscere è sollecitato esternamente da ciò che gli scolastici chiamavano species impressa, che è quella modificazione che avviene in noi stessi - tanto a livello fisico quanto intenzionale/intellettivo - quando incontriamo un oggetto. Infatti, anche nel linguaggio comune si dice che siamo "impressionati" da qualcosa. A quel punto, il soggetto conoscente reagisce alla sollecitazione proveniente dalla species impressa e compie l'atto cognitivo nei termini sinteticamente descritti dal testo citato da @Placido. Questo è importante perché vuol dire che l'uomo ha percezione sin da subito della distinzione fra lui e le cose che costitutiscono la realtà esterna. Gli oggetti conosciuti sono in noi in qualche modo (presenza intenzionale), ma non sono noi, bensì esterni a noi e al nostro conoscere. Può sembrare una banalità, ma di fronte a certe obiezioni scettiche e soggettivistiche non è cosa da poco.
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"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


1) l'algoritmo è un automatismo immateriale che in quanto automatismo non ha intelligenza e non si può quindi ricadere nel Dio di S Tommaso. L'obiezione secondo la quale l'esempio non è ammissibile perché nella realtà che conosciamo gli algoritmi sono causati non è a sua volta ammissibile perché in quella realtà anche gli esseri pensanti sono causati. Quindi se posso ipotizzare un essere pensante incausato posso ipotizzare anche un algoritmo incausato.
2) Non è dato che ciò che "ci è umanamente consentito" sia sufficientemente a conoscere i pensieri di Dio su se stesso.
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Quindi al contrario di quanto dice @Placido è falso che conosciuto e conoscente sono la stessa cosa.
È più corretto dire che i pensieri che formuliamo sul conosciuto rimangono in noi come memoria ed essa influenza la formulazione di altri pensieri e azioni conseguenti.
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