Nessuno s'è inventato il "determinismo metafisico". Con quest'espressione s'è inteso indicare la tradizionale semantizzazione del principio di causalità: ogni ente che non ha in se stesso la propria ragion d'essere la riceve da un altro. Quest'espressione è stata usata poco frequentemente proprio per rimarcare ulteriormente il fatto che il pdc non è interamente sovrapponibile al principio di determinazione della fisica classica, ma è stata formulata perché dal principio d'identità (che già di per sé costituisce la formalizzazione rigorosa di una verità autoevidente di senso comune) si evince quest'elementare verità: il singolo ente è sempre uno e, perciò, determinato. Quindi, dal momento che ogni ente che non ha ragion d'essere in se stesso la riceve da un altro, significa che questo altro ente è, per l'appunto, determinato (altrimenti non esisterebbe). L'aggettivo "determinato" (da cui "determinismo metafisico"), a scanso di equivoci, in tal senso non vuol dire che si possa sapere con certezza scientifica quale esso sia in ogni circostanza, ma esprime soltanto il fatto che ogni ente sia uguale a se stesso.
La fisica classica dice che i fenomeni naturali sono retti da equazioni differenziali e che, conoscendo posizione e velocità iniziali di un oggetto, sarà possibile conoscerne con precisione il movimento futuro. Secondo il principio di indeterminazione di Heisenberg, invece, ci sono fenomeni che, pur ricorrendo le medesime condizioni, non si possono prevedere, se non in termini probabilistici, a motivo di una legge fondamentale della natura. La domanda però è sempre la stessa: perché questo dovrebbe inficiare il fatto che un ente che non ha ragion d'essere in se stesso la riceva da un altro o da un insieme di altri enti? Come già dicevo, o la scienza moderna arriva a dimostrare che ci sono enti la cui esistenza dipende letteralmente dal nulla - e questo, scusa la logorrea, è impossibile sotto ogni profilo perché il nulla "non esiste e non può esistere" - o i negazionisti della causalità dovranno arrendersi al fatto che non esiste alcuna esperienza né immediata né mediata di enti la cui esistenza non dipenda almeno da un altro ente, se non da più enti - e che questi enti in quanto tali o questo ente come tale sono e saranno sempre determinati.
Chi volesse ipotizzare enti che, pur essendo contingenti, sono simultaneamente causa ed effetto (causa ed effetto sono termini che si autoescludono in questo caso, dato che ricorrerebbero simultaneamente in riferimento allo stesso aspetto) di sé medesimi scadrebbe platealmente (ma anche questo è già stato detto) in una contraddizione. Perciò, è del tutto evidente che la strada da percorrere è un'altra.





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