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Discussione: Fede o scienza?

  1. #3431
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Narel Jarvi Visualizza Messaggio
    Perché la possibilità che esca il nulla è l'unica che prevede 52 carte.

    Senza creatio ex nihilo la carta è Una, non c'è il molteplice.
    In che modo il nulla, che non esiste, "prevede" le 52 carte? Non è affatto chiaro.
    - Non esiste in Germania una cricca più spudorata e stupida di questi antisemiti.

    Nietzsche, 1887

  2. #3432
    sonnecchiante...
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    In che modo il nulla, che non esiste, "prevede" le 52 carte? Non è affatto chiaro.
    Oltre a ciò, va detto ai teisti che credono alla necessità della creazione ex nihilo che essa non è affatto necessaria, in quanto non solo non è l'unica spiegazione possibile per l'origine dell'universo ma è anche quella con i maggiori problemi. Esistono alternative filosofiche più solide e tesi scientifiche che non richiedono un creatore, quindi un ente aggiuntivo messo li per giustificare il modello, e che mettono in discussione la premessa del regresso infinito come impossibilità logica. In definitiva, la tesi secondo cui la creazione ex nihilo è una verità logica indiscutibile richiede un atto di fede.
    mediante la meccanica quantistica viene stabilita definitivamente la non validità del principio di causalità
    Heisenberg,Sul contenuto intuitivo della cinematica e della meccanica nella teoria quantistica,Zeitschrift für Physik,vol.43,n.4,1927,p.172

  3. #3433
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Aladar Visualizza Messaggio
    Oltre a ciò, va detto ai teisti che credono alla necessità della creazione ex nihilo che essa non è affatto necessaria, in quanto non solo non è l'unica spiegazione possibile per l'origine dell'universo ma è anche quella con i maggiori problemi. Esistono alternative filosofiche più solide e tesi scientifiche che non richiedono un creatore, quindi un ente aggiuntivo messo li per giustificare il modello, e che mettono in discussione la premessa del regresso infinito come impossibilità logica. In definitiva, la tesi secondo cui la creazione ex nihilo è una verità logica indiscutibile richiede un atto di fede.
    Sì, richiede un atto di fede come fondamento.
    - Non esiste in Germania una cricca più spudorata e stupida di questi antisemiti.

    Nietzsche, 1887

  4. #3434
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da emv Visualizza Messaggio
    Diciamo che un sistema filosofico che vuole essere universale, come è la Metafisica classica secondo il Tomismo, se è corretto ha in mezzi per elaborare, aggiungere nozioni e correggersi.
    Fai bene a dire che vuole essere universale, perché questa universalità è solo presupposta (lo stesso si può dire di altri sistemi che abbiano la stessa pretesa). Il fondamento di questa universalità quindi non è logico o ontologico, ma solo psicologico.
    Allo stesso modo quando dici che voi volete che Dio esista e in un certo senso lo fate esistere, mostri che il fondamento autentico è di tipo psicologico, tutto il resto è una conseguenza, che può solo confermare la volontà che questo Dio esista.
    - Non esiste in Germania una cricca più spudorata e stupida di questi antisemiti.

    Nietzsche, 1887

  5. #3435
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Narel Jarvi Visualizza Messaggio
    EMANUELE SEVERINO CHIARISCE L'ARGOMENTAZIONE DI PARMENIDE
    (tratto dall intervista nell'Enciclopedia Multimediale delle scienze filosofiche - qui il testo integrale)

    Come si sviluppa l'argomentazione di Parmenide?

    Secondo una prima articolazione esso suona così: se l'essere è assolutamente opposto al niente, allora la prima conseguenza è che esso è immutabile, eterno, incorruttibile, ingenerabile. Perché? Anche in questo caso, Parmenide non si limita ad affermarlo, poiché egli dice - e qui l'attenzione deve diventare massima - che se si generasse o si corrompesse, esso sarebbe stato niente e tornerebbe ad essere niente. Ma l'essere non è il niente, dunque è impossibile che sia stato niente, che torni ad essere niente; questo vuol dire che è impossibile che non sia, e dunque deve essere eterno, ingenerabile, immutabile. Si può dire che questo discorso che abbiamo esposto così alla svelta, è uno dei discorsi che devono essere messi nei tabernacoli della filosofia.


    L'altra articolazione si riferisce alla negazione del molteplice.


    Che il molteplice non "è" vuol dire che il mondo così come ci sta davanti nella sua straordinaria ricchezza, differenza di forme, colori, di luci, di situazioni, non "è". Anche in questo caso si arriva a questa conclusione perché è in gioco la tautologia. Vediamo come. Noi possiamo chiamare le differenze per nome: la lampada, la telecamera, gli arredamenti della stanza, poi le stelle, il cielo; possiamo semplificare e dire A, B, C, D chiamando con tali lettere le varie cose del mondo. Ci dobbiamo chiedere: "A", come poi "B" e "C", significa "essere"? Supponiamo che "A" sia il brillare delle stelle; Tentiamo di lasciar parlare Parmenide: "Luce significa essere?". "No!". Questo "no" lo dice Parmenide per la prima volta, ma poi lo diranno tutti gli altri e se noi chiedessimo ad un linguista se "essere" significa luce, anche il linguista, con tutta la sua correttezza scientifica, ci direbbe che "essere" non significa "luce". Ma allora luce non è "essere"; ma "non essere" vuol dire "ni-ente" che vuole dire "non-ente" - io amo sostenere questa etimologia della nostra lingua - e allora "luce" è "non essere". Ma lo stesso discorso lo possiamo dire di tutte le cose che ci stanno attorno che costituiscono il punto di riferimento della nostra vita. Ognuna di queste determinazioni della vita non significa essere e quindi è niente.

    Prendiamo ora la grande tautologia che dice: "L'essere non è il niente", e a questo punto si fa innanzi la conclusione che ci riguarda - noi uomini della civiltà della tecnica - molto da vicino: dire che la luce, i colori, le cose, le case, gli uomini "sono", significa ammettere che il niente "è". Vorrei ripetere questa cosa. Le differenze del mondo hanno un significato che non coincide con il significato dell'essere; questa non coincidenza vuol dire la loro diversità dall'essere, e cioè che sono "non essere". Se allora l'amante o amico del mondo vuol dire: "il mondo è", egli deve anche dire: "Il niente è". La ragione dell'Occidente nasce qui, dall'esigenza di tener ferme le determinazioni - potremmo dire l'esigenza di non contraddirsi. Se si afferma che il mondo molteplice è, si afferma che il niente è. Allora abbiamo questa conclusione straordinaria: Parmenide, proprio per evitare che il niente sia, proprio per evitare di identificare l'essere al niente, afferma che le cose sono niente, che le differenze sono niente; se si afferma il mondo, se si è amici del mondo si sta nella pazzia che identifica l'essere e il niente.

    A questo punto abbiamo gli elementi per rispondere alla Sua domanda. Il lógos, che costituisce il pensiero incontrovertibile perché si appoggia sulla tautologia dice appunto che il divenire non è, e che non esiste molteplicità. Qual è il significato di questa negazione? Vuol forse dire che Parmenide non vedeva il divenire e non vedeva la molteplicità? Sarebbe strano, avremmo a che fare con un qualche cosa che non appartiene alla nostra esperienza; noi vediamo il mondo, vediamo il divenire e la molteplicità delle cose e ne godiamo, perché senza di esse la nostra vita non avrebbe significato. L'Oriente dice invece che la nostra vera vita è al di là del molteplice e del divenire.

    Parmenide invece dice che l'essere è immutabile e semplice - semplice vuol dire non molteplice e non differenziato; in questo caso l'apparire del mondo come diveniente è molteplice e non verità, cioè è illusione, è dóxa. Con una battuta direi che tutto il pensiero successivo, ma non solo filosofico, anche scientifico - e dico scientifico sapendo che questa affermazione può suonare paradossale - intende salvare il mondo da Parmenide, perché egli pone il mondo come non verità.

    https://www.scientificofoligno.edu.i...-parmenide.htm
    @Gunthr

    Il punto di partenza è quello sopra, in cui il mondo è nulla, non ci sono le 52 carte.

    Chiaro che il mondo che può essere nulla, non l'essere, ma non farmi credere che pensavi che Aladar si riferisse all'essere? Lui parla solo di fisica.
    Puoi rispondermi solo se mi tagghi, grazie.

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  6. #3436
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Sì, richiede un atto di fede come fondamento.
    La creazione ex nihilo richiede un atto di fede quanto le alternative di Aladar che con la solita superficialità fa un mischione fra la medesima e le prove dell'esistenza di Dio.
    Puoi rispondermi solo se mi tagghi, grazie.

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  7. #3437
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Fai bene a dire che vuole essere universale, perché questa universalità è solo presupposta (lo stesso si può dire di altri sistemi che abbiano la stessa pretesa). Il fondamento di questa universalità quindi non è logico o ontologico, ma solo psicologico.
    Allo stesso modo quando dici che voi volete che Dio esista e in un certo senso lo fate esistere, mostri che il fondamento autentico è di tipo psicologico, tutto il resto è una conseguenza, che può solo confermare la volontà che questo Dio esista.
    Tu come fai a dire che l'essere parmenideo non è intelligente? Conosci qualcos'altro oltre l'intelligenza?
    Puoi rispondermi solo se mi tagghi, grazie.

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  8. #3438
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Narel Jarvi Visualizza Messaggio
    @Gunthr

    Il punto di partenza è quello sopra, in cui il mondo è nulla, non ci sono le 52 carte.

    Chiaro che il mondo che può essere nulla, non l'essere, ma non farmi credere che pensavi che Aladar si riferisse all'essere? Lui parla solo di fisica.
    Se il punto di partenza è Parmenide, nella sua prospettiva non ha nessun senso chiedersi perché l'essere e non il nulla. E non c'è neanche margine per introdurre il concetto di creazione dal nulla, che per Parmenide sarebbe il colmo dell'assurdo.
    - Non esiste in Germania una cricca più spudorata e stupida di questi antisemiti.

    Nietzsche, 1887

  9. #3439
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Narel Jarvi Visualizza Messaggio
    La creazione ex nihilo richiede un atto di fede quanto le alternative di Aladar che con la solita superficialità fa un mischione fra la medesima e le prove dell'esistenza di Dio.
    Andando a ripercorrere il ragionamento che porta all'idea della creazione dal nulla, si trova che poggia su un atto di fede.
    - Non esiste in Germania una cricca più spudorata e stupida di questi antisemiti.

    Nietzsche, 1887

  10. #3440
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Se il punto di partenza è Parmenide, nella sua prospettiva non ha nessun senso chiedersi perché l'essere e non il nulla. E non c'è neanche margine per introdurre il concetto di creazione dal nulla, che per Parmenide sarebbe il colmo dell'assurdo.
    @Gunthr

    Ma da Parmenide sono partiti Platone e Aristotele per cercare di risolvere il problema.

    In ogni caso l'opzione che esista solo Dio e non il mondo fisico a me va bene, così il "fesso" resta sempre Aladar.
    Puoi rispondermi solo se mi tagghi, grazie.

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