



ma in pratica l'ho detto
Praticamente lo 'formalizzi' (scusa mi scappa un sorriso nello scrivere) aggiungendo una necessità non provata e che la fisica moderna mostra che non sia una necessità?Ciò che tutta la nostra esperienza testimonia è che, effettivamente, ogni effetto abbia una causa, ma capiamo che questa è una legge necessaria della realtà nel momento in cui ci domandiamo se è possibile che un ente esista senza che questa sua esistenza dipenda da quella di un altro o di altri. Cioè nel momento in cui formalizziamo in termini rigorosi i dati fornitici dal senso comune.
La scienza moderna è stato un continuo superamento del senso comune e quindi anche dei propri 'apriori'.Ammettiamo, senza concederlo, che la tua ipotesi sia corretta. Vorrebbe dire che la medesima mente aprioristica vede aprioristicamente il mondo in termini di causa-effetto ed allo stesso tempo rileva che quello è un apriorismo della mente, risultando essere quest'ultimo un suo ulteriore apriorismo, a meno che non si voglia sostenere che le strutture del pensiero, della nostra mente, siano aprioristiche solo in certi casi e non in altri. È sensato tutto questo?
Io stimo più il trovar un vero, benché di cosa leggiera, che 'l disputar lungamente delle massime questioni senza conseguir verità nissuna


Smentiamo l'ennesima insinuazione di @Aladar:
"Dato che tra i trascendentali e l'essere si dà soltanto distinzione logica e non una distinzione reale, ne consegue che, per quanto concerne la realtà, tutti i trascendentali coincidono, pur restando logicamente e necessariamente distinti tra di loro. Per questo motivo, grazie alla convertibilità, nell'essere e negli enti tanto c'è di vero altrettanto c'è di buono, tanto c'è di buono altrettanto c'è di bello, e tanto c'è di buono, di vero e di bello, altrettanto c'è di uno" (Battista Mondin, La metafisica di Tommaso d'Aquino e i suoi interpreti, ESD, 2013, pp. 451-452).
Lo vedi che l'orgoglio, l'arroganza e la presunzione giocano brutti scherzi?
Sarebbe questa qui sotto?
La risposta dovrebbe essere affermativa. L'infinito matematico è ciò che gli scolastici chiamavano "l'infinito in potenza", ossia ciò che è sempre suscettibile di ulteriori attuazioni o divisioni. Quindi, a logica, dovrebbe essere così.
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).




Questo non implica che tutti gli eventi siano necessari derivati da una causa, il cervello umano semplicemente si è adattato a ricercare le causalità presenti nella realtà ed ad adattarvi.
Possiamo dire che nella realtà c'è la causalità necessaria per far evolvere un cervello umano non che la causalità sia necessaria per una descrizione di tutti gli eventi.
Peccato che non ce ne frega una beneamata minchia se sia 'fondata' o meno , finchè funziona la utilizziamo , poi ci sono gli altri che stanno ad adorare i loro idoli religiosi e filosofici che siano.Peccato che la tabula rasa di Locke renda impossibile la fondazione della scienza moderna.
Io stimo più il trovar un vero, benché di cosa leggiera, che 'l disputar lungamente delle massime questioni senza conseguir verità nissuna


No, non l'ho detto e se lo pensi sul serio temo che anche tu rientri nel novero di quelli che pretendono di capire e sapere, senza veramente né capire né sapere.
Mi sapresti dire come faccia un ente contingente ad esistere senza alcunché che lo tragga dalla potenza all'atto?
Secondo il ragionamento di Gunthr, la nostra mente potrebbe essere fatta da strutture aprioristiche e quindi chissà se i continui superamenti dei supposti "a priori" del senso comune, che tu attribuisci alla scienza moderna, non sono anch'essi solo apriorismi della nostra mente...
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).




Ma qui stiamo facendo filosofia, quindi dei dogmi della tua fede mi interessa poco.
Quello che pare a me (con ampia letteratura filosofica a corredo) è che a parte del pensiero umano non possiamo essere certi di altro, indi per cui quella è l'unica causalità che può essere fondata.
Ai filosofi interessa la fondazione, il fatto che non interessi a te è irrilevante, non stiamo costruendo un GPS.


"Con un tale innatismo virtuale, Leibniz non solo si oppone all’empirismo di Locke, ma per
certi versi prefigura il trascendentalismo di Immanuel Kant (v. vol. 2B, unità 7), affermando
che l’anima dispone per proprio conto di “categorie” («l’essere, la sostanza, l’uno» ecc.)
che i sensi non potrebbero fornirle: «Mi si opporrà forse quel celebre assioma molto diffu-
so tra i filosofi: nulla si trova nell’anima che non derivi dai sensi. Ma bisogna escludervi
l’anima stessa e le sue attività: nihil est in intellectu, quod non fuerit in sensu, excipe: nisi
ipse intellectus. Ora l’anima contiene l’essere, la sostanza, l’uno, l’identico, la causa, la
percezione, il raziocinio, o una quantità di altre nozioni che i sensi non possono fornire»
(Nuovi saggi, II, 1, par. 2).
In maniera assai efficace (excipe: nisi ipse intellectus), Leibniz corregge dunque l’«assioma»
della tradizione empirista (nihil est in intellectu, quod non fuerit in sensu). Con questa for-
mula, o con quella altrettanto famosa secondo cui «l’anima è innata a se stessa», Leibniz
ribadisce quindi l’idea secondo cui la monade esce dalle mani di Dio compiuta nella sua
natura e determinata (sebbene non necessariamente) in tutti i suoi pensieri e in tutte le
sue azioni. Per questo, con una suggestiva espressione, Leibniz chiama le monadi «fulgura-
zioni continue» della divinità, sottolineando come le monadi, limitate dalla ricettività che
caratterizza le creature, dipendano di momento in momento da una sorta di “illuminazio-
ne” divina."


A priori della ragione non significa “arbitrario”, significa al contrario che la ragione funziona secondo le sue strutture, fra cui causa ed effetto, e le usa per decifrare la realtà. A priori della ragione non vuol dire cioè che queste strutture siano state “aprioristicamente” stabilite da qualcuno, e di conseguenza i suoi risultati siano altrettanto “aprioristici”. Significa solo che la ragione funziona in quel modo, e quindi è lecito, e non contraddittorio, dubitare che le strutture secondo cui essa funziona siano anche strutture universali della realtà.
Se noi osserviamo nella realtà numerosi nessi di causa-effetto, e siamo portati a concludere che tutto ciò che esiste deve essere causato da altro, cioè che la causalità è una legge necessaria della realtà, stiamo appunto facendo questo passaggio:
Osservo nella realtà numerosi nessi di causa-effetto > la causalità è una legge della realtà.
Non sequitur.
Severino non ha mai negato il divenire, semmai ha negato che il divenire sia ciò che intendevano Aristotele, Tommaso e altri. Non dimentichiamo che una cosa è la realtà, un’altra la descrizione della realtà: pertanto interpretare diversamente il divenire non significa negarlo. La realtà, come non ci presenta “l’essere”, non ci presenta il divenire: ci presenta mutamenti, trasformazioni, crescita, morte eccetera: il divenire è un modo di interpretare tutto questo, e il valore ontologico del divenire è parte dell’interpretazione.
- Non esiste in Germania una cricca più spudorata e stupida di questi antisemiti.
Nietzsche, 1887