
Originariamente Scritto da
Giò
Merovingio, un'essenza infinita non attuata è un'assurdità. Il fatto che un'essenza sia potenziale e non puramente (in) atto è già segno della limitatezza dell'ente che, in caso di attuazione di quella essenza/potenza, assurgerebbe all'esistenza. Ma anche volendo ammettere, senza concederla, la possibilità di tale assurdità, come minimo servirebbe una causa proporzionata per rendere attuale quell'essenza/potenza. E questa causa proporzionata non potrebbe che essere infinita in atto.
Se il distinguo fra essenza ed esistenza in Dio è meramente logico e non reale, nel senso che ho spiegato un po' di messaggi fa, Dio non ha limiti. L'essenza non limita la sua esistenza perché l'essenza di Dio è l'Essere stesso sussistente. Non è un'essenza che necessita di attuazione da parte di una causa per assurgere all'esistenza. Esiste di per sé, per l'appunto. Visto che Dio non è attuato da alcunché, ma esiste di per sé, da cosa dipenderebbe il suo limite? Non dall'essenza: l'essenza esercita, per così dire, una funzione limitante nel momento in cui c'è una potenza passiva, che le corrisponde, da attuare. Qua non c'è alcuna "potenza dell'esistenza" da attuare perché siamo di fronte a qualcosa che è Atto puro ed esiste in modo assolutamente necessario.