

- Solo gli imbecilli non hanno dubbi!
- Ne sei sicuro ?
- Non ho alcun dubbio !


Quando di dice che Dio è "atto puro" si dice che è atto privo di potenza. In quel senso è "puro"
Se è atto puro è perfezione pura.
Questa è la condizione necessaria e sufficiente per un principio primo. Essere di per sé in atto. Altrimenti non potrebbe essere un principio primo e un principio primo è necessario se vogliamo evitare il regresso all infinito.
Quello su cui possiamo solo formulare ipotesi è il suo grado di perfezione. Non possiamo assumere a priori che sia di grado infinito. @Giò
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È rilevante invece capire come mai ritieni che la parola "esistenza" (a cui non corrisponde ciò che, in termini rigorosi, sarebbe una definizione) esprima qualcosa di effettivamente aderente alla realtà, mentre la parola "essere" o "ente" no. Se la motivazione è solo quella di cui sopra, non è una motivazione fondata. È solo una motivazione polemica che dall'indefinibilità dell'"essere" e dell'"ente" trae la conclusione arbitraria che non se ne possa parlare dicendo qualcosa di valido che trovi riscontro nella realtà. Indefinibile non significa non semantizzabile e ciò che è semantizzabile ma non definibile non significa che sia solo linguaggio.
Per il motivo che ho già detto: perché il significato precede il significante. Il segno s'impara in virtù della cosa conosciuta. Non il contrario. Perciò, il segno segue la cosa conosciuta. Non viceversa. È solo negando questo legame nel caso delle nozioni di "essere" e di "ente" che puoi tentare di dimostrare che la filosofia dell'essere si riduca a speculazione autoreferenziale sulla parola "essere" e sulla parola "ente". Ed è solo ignorando o negando che al carattere trascendentale della nozione di "essere", nella filosofia tomista, si giunga attraverso i ragionamenti che, previo processo astrattivo, partono dai dati offertici dal senso comune che puoi cercare di corroborare ulteriormente questa tua opinione, sempre supponendo senza motivo che guarda caso proprio i ragionamenti fatti sull'"essere" e sull'"ente" perdano qualsiasi ancoramento alla realtà. Quindi, l'operazione che "manca completamente" di "fondamento" è la tua.
Notare bene come tu inizialmente ammetta che la parola ousía sia un derivato della parola "essere" per poi concludere che il suo utilizzo da parte della metafisica sia completamente arbitrario. Quest'ammissione iniziale avrebbe dovuto indurti a riflettere: non è che a questa derivazione linguistica corrisponde un'antecedenza concettuale fondata sulla realtà? Non manca la capacità di distinguere fra grammatica e realtà delle cose: ciò che non si condivide è che si spacci una legittima (ed ampiamente riconosciuta dallo stesso tomismo) distinzione dei piani per una loro necessaria scissione che, peraltro, viene applicata unilateralmente al caso di sole due parole - "essere" ed "ente" -.
Tu, alle cose (o ad aspetti delle cose), dai dei nomi in modo da poterle indicare oppure no? E per quale motivo i ragionamenti fatti su queste cose, concettualizzate tramite l'astrazione universalizzatrice ed indicate dalle corrispondenti parole, non potrebbero giungere a conclusioni certe, universali e necessarie? Sempre e solo nella supposizione indimostrata che si verifichi una discrepanza fra parola e concetto o tra concetto e realtà (o supponendo che tale discrepanza anziché coinvolgere le singolare parole, a cui corrispondono i concetti, riguardi i giudizi e le argomentazioni).
Non è propriamente così, ma è inutile proseguire su questo specifico punto, visto quanto sopra.
Riconosco senza problemi che ci possano essere conoscenze provvisorie o probabili. Ma per riconoscerle come tali bisogna avere inevitabilmente un riferimento a conoscenze certe e, quindi, ti piaccia o meno, universali, necessarie ed oggettive.
Quindi, secondo te, la relatività di Einstein confermerebbe l'illusorietà del divenire e l'eternità incausata degli enti?
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


Per sostenere che non ammetti mai che il tuo interlocutore abbia ragione, basta leggere i tuoi messaggi eh, è oggettivo, non dipende dalla mindset del lettore.
Peccato che stiamo mettendo in discussione un fondamento del credo cattolico, ovvero che la verità di dio sia raggiungibile per via della sola ragione. E' palese e chiaro che non potrai mai superare questo dogma altrimenti ti crolla il castello. Non c'entra nulla il positivismo (ti rendo noto che diversi correligionari e coevi di tommaso erano più positivisti dei positivisti ottocenteschi)A dispetto del titolo del 3d, qua stiamo parlando di argomenti eminentemente filosofici e non stiamo discutendo di argomenti che appartengono per se alla Divina Rivelazione
Capisco che stai tentando di mettermi sul tuo stesso piano della fede, ma purtroppo per te, siamo su piani molto diversi ed io cambio idea volentieri, se mi provano che la mia idea è errata.Lo vedi? Il tuo "fino a prova contraria" è solo un pro forma. Sei dominato psicologicamente dal tuo fideismo neo-positivista.
Vedi sopra.Tu sai come stanno le cose? Meno male che sono io quello che si dà arie di infallibilità. Ci sono stati e ci sono svariati autori che la pensano all'opposto di te e che scrivono testi in merito, argomentando di conseguenza. Avete sfottuto @Placido perché citava i filosofi, ma alla fine puoi solo invocare il fatto che, come te, la pensano altri filosofi.
Vedi perché poi uno inizia a parlare di titoli, studi, ecc... perché certe cose non si possono sentire nel 2024..Non esiste nessuna dimostrazione del pdnc, a meno che non si voglia sostenere che l'elenchos sia una dimostrazione (in senso improprio, possiamo anche considerarlo una dimostrazione ma in termini rigorosi non è così).
E' dimostrato che se in un sistema formale si ammette la validità di una contraddizione, allora in esso è possibile dedurre logicamente qualsiasi affermazione; ciò corrisponde al principio secondo cui ex falso quodlibet, ossia da una affermazione falsa si può dedurre qualsiasi conclusione.
mediante la meccanica quantistica viene stabilita definitivamente la non validità del principio di causalità
Heisenberg,Sul contenuto intuitivo della cinematica e della meccanica nella teoria quantistica,Zeitschrift für Physik,vol.43,n.4,1927,p.172


Ah, @Giò sto ancora attendendo come puoi uscire dall'aporia in cui sei finito sul discorso Anima, infatti scrivesti:
Ne consegue che se nulla è in intelletto se prima non è nei sensi, ovvero come dici la facoltà intellettiva dell'anima si serve dei dati forniti dagli organi di senso, allora senza organi di senso allora l'anima non ha facoltà intellettiva !"Quando si dice che nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu, s'intende il fatto che la facoltà intellettiva dell'anima si serve dei dati forniti dagli organi corporei, cervello incluso, per elaborare concetti, giudizi"
Ma al contempo sostenete che l'anima senza il corpo continua ad avere facoltà intellettive.
Come ne esci ? quali altri concetti vi inventerete per storpiare le parole e far quadrare il cerchio ?
mediante la meccanica quantistica viene stabilita definitivamente la non validità del principio di causalità
Heisenberg,Sul contenuto intuitivo della cinematica e della meccanica nella teoria quantistica,Zeitschrift für Physik,vol.43,n.4,1927,p.172


Se Dio fosse in atto in una data perfezione, sarebbe un ente come tutti gli altri, Merovingio. Non sarebbe l'Essere per essenza. Sarebbe un certo grado di perfezione...dell'essere. Non servono troppe spiegazioni per chiarire che non si può essere l'Essere stesso sussistente se si è un certo grado di perfezione dell'essere (anche se questo "certo grado di perfezione" diciamo che è il più alto). Sono due concetti che fanno a pugni. Si può dire che l'essenza definisce Dio solo nel senso che Dio non è qualcosa di informe, indefinito o indistinto. Però non significa che lo limita.
Merovingio, l'abbiamo capito che essenza ed esistenza sono due aspetti distinti di un'unica realtà. Il problema che ti/vi attanaglia è se la distinzione in Dio è reale o logica. Io ho detto che, essendo essenza ed esistenza realmente coincidenti nel caso di Dio, tale distinzione - a differenza di quel che accade negli enti - è meramente logica.
So che questo paragone non ti piace, ma mi tocca ripeterlo: qual è il grado di bianchezza...della bianchezza?
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"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


mediante la meccanica quantistica viene stabilita definitivamente la non validità del principio di causalità
Heisenberg,Sul contenuto intuitivo della cinematica e della meccanica nella teoria quantistica,Zeitschrift für Physik,vol.43,n.4,1927,p.172


Dipende anche da quello, in realtà. Se si hanno weltanschauung opposte, perlomeno su moltissimi aspetti, è più facile e normale lo scontro e l'impossibilità di una conciliazione dei punti di vista perché le premesse dalle quali si parte sono incompatibili. Io ne sono consapevole e lo accetto serenamente, voi invece ve la prendete ed accusate me di orgoglioso puntiglio solo perché non ho mai dato ragione a chi parte da premesse opposte alle mie.
Insistendo su questo punto non fai altro che confermare quello che penso. Sei soltanto mosso da un ateismo micragnoso e da un gretto anti-cattolicesimo. Quello che se la fa sotto alla sola idea che Dio esista - e, oltre tutto, il Dio cattolico - sei proprio tu. Il positivismo c'entra perché, alla fine, da tutti i tuoi discorsetti emerge - a volte sotto traccia, a volte no - quell'ingenua convinzione che la scienza moderna sia l'unica forma di conoscenza valida che, storicamente, ha caratterizzato proprio il positivismo.
Non ti metto sullo stesso piano della fede, ma decisamente molto più in basso: il tuo è fideismo. Chissà se sai qual è la differenza.
Anche se lo ripeti miriadi di volte, per me queste sono solo parole. Io non ne ho esperienza. Ma, a differenza tua, non faccio l'indignato perché so perfettamente che parti da presupposti incompatibili con i miei.
Ne vuoi sapere più tu di Giovanni Reale?
"Il principio di non contraddizione (...) in quanto principio primo, non può dimostrarsi. Il principio di non contraddizione, che cogliamo perché immediatamente evidente, può tuttavia essere dimostrato (in un certo senso) tramite la confutazione (elenchos) appunto di chi pretende negarlo. Il celebre procedimento elenchico consiste, dunque, nella mostrazione della contraddittorietà in cui cade chi nega il principio stesso" (G. Reale, Introduzione alla Metafisica di Aristotele, Bompiani, 2003, p. XXXIII).
Quindi le cose stanno come ho detto io: il pdnc - in termini rigorosi - non si dimostra (cosa vuol dire? Vuol dire che non è dimostrabile attraverso un'argomentazione di tipo sillogistico-deduttivo). Trova conferma nell'elenchos che è una forma di confutazione attraverso la quale si fa vedere che chi nega il pdnc è "condannato" a farne esplicitamente o implicitamente uso. Questa forma di confutazione può essere considerata una dimostrazione solo in senso lato ed improprio.
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Tanto per la cronaca, la questione delle anime separate è trattata in Somma teologica, I, 89.