



Le particelle subatomiche esistono e non sono divisibili. Se anche sono un parto della nostra mente esistono come pensieri e quindi esistono.
Al momento non ci sono evidenze di ulteriore divisibilita. Quando ci saranno ne riparleremo
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- Solo gli imbecilli non hanno dubbi!
- Ne sei sicuro ?
- Non ho alcun dubbio !








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- Ne sei sicuro ?
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@TheMeroving
Perché non l'hai detto a lui? Perché sei in malafede.
Quello su cui Platone ed Hegel hanno autorità certa è che la questione è aperta, oppure le ipotesi valgono solo quando le fai tu?


O non ti rendi conto di quello che hai scritto o stai facendo il finto tonto. Quando Aristotele dice che ogni scienza verte su un genere determinato, si sta riferendo alle scienze particolari. Non alla scienza in senso assoluto. La metafisica, infatti, è scienza del particolare per Aristotele? No: è scienza dell'universale. Quindi scrivere la frase "Ogni scienza verte su un genere determinato", senza un minimo di contestualizzazione, è a tutti gli effetti una falsificazione del pensiero dello Stagirita. Una falsificazione a cui s'aggiunge l'omissione del fatto che per Aristotele superiore alla conoscenza scientifica era l'intuizione, che era/è il punto di partenza della metafisica. In merito, ti cito un testo che ormai dovresti conoscere bene, cioè un ampio estratto dell'introduzione fatta da Giovanni Reale all'edizione Bompiani della "Metafisica" di Aristotele, stampata nel 2000 (il testo della citazione è rinvenibile alle pagine XXXII-XXXIII):
«Si è giustamente rilevato che Aristotele, il quale ha teorizzato la deduzione sillogistica negli Analitici, presentando il sillogismo scientifico come il processo dimostrativo per eccellenza, nella Metafisica, curiosamente, non lo applica o lo applica in misura assai scarsa. Tuttavia, a ben vedere, il fatto non è per nulla abnorme. Infatti, il sillogismo parte da principi e da questi deduce delle conseguenze. Ma il sillogismo non può dedurre i principi primi, che, anzi, deve presupporre come necessario punto di partenza. Ora, la Metafisica riguarda quasi per intero proprio i principi primi, e dunque non li può, per la ragione ora detta, sillogisticamente dedurre. Già negli Analitici Secondi Aristotele aveva posto l'accento sull'intuizione come imprescindibile punto di partenza della deduzione, in una pagina assai poco nota e invece assa importante, e che, pertanto, è opportuno leggere per intero: "Poiché degli abiti razionali con i quali cogliamo la verità alcuni sono sempre veri, mentre altri ammettono il falso, come l'opinione e il calcolo, mentre la conoscenza scientifica e l'intuizione sono sempre veri, e poiché nessun altro genere di conoscenza è più esatto di quella scientifica tranne che l'intuizione, e d'altra parte i principi sono più noti delle dimostrazioni, e poiché ogni conoscenza scientifica si costituisce argomentativamente, non vi può essere conoscenza scientifica dei principi, e poiché non vi può essere nulla di più vero della conoscenza scientifica tranne che l'intuizione, l'intuizione deve avere per oggetto i principi. Ciò risulta nell'indagine non solo a chi fa queste considerazioni, ma anche dal fatto che principio della dimostrazione non è una dimostrazione; di conseguenza principio della conoscenza scientifica non è la conoscenza scientifica. Allora, se non abbiamo alcun altro genere di conoscenza vera oltre alla scienza, l'intuizione sarà principio della scienza. L'intuizione allora può essere considerata principio del principio, mentre la scienza nel suo complesso sta nello stesso rapporto con la totalità delle cose che ha per oggetto". Larghissimo posto ha poi, nella Metafisica, l'analisi fenomenologica e l'induzione che da questa analisi fenomenologica dei particolari cerca di risalire agli universali, soprattutto nella trattazione delle sostanze sensibili. Ma il procedimento metodologico più tipico della Metafisica è quello del cosiddetto élenchos, che consiste in un particolare tipo di confutazione, che Aristotele illustra soprattutto nel libro IV, a proposito del principio di non contraddizione. Il principio di non contraddizione (di cui dovremo occuparci nel libro IV), in quanto principio primo, non può dimostrarsi. Il principio di non contraddizione, che cogliamo perché immediatamente evidente, può tuttavia essere dimostrato (in un certo senso) tramite la confutazione (élenchos) appunto di chi pretende negarlo. Il celebre "procedimento elenchico" consiste, dunque, nella mostrazione della contraddittorietà in cui cade chi nega il principio stesso. Vedremo, infatti, che chi nega il principio di non contraddizione si contraddice, perché proprio nel momento in cui lo nega, ne fa uso. Dal punto di vista del "metodo" metafisico è questa, probabilmente la più cospicua scoperta aristotelica (peraltro largamente preparata dagli Eleati e da Platone): le supreme verità irrinunciabili sono quelle che, nel momento stesso in cui uno le nega, è costretto a farne surrettizio uso, proprio per negarle, e, dunque, le riafferma negandole. È questo l'"agguato" che tendono le verità metafisiche cui l'uomo non può sfuggire: esse si riaffermano con prepotenza, nel momento stesso in cui si cerca di calpestarle».
Siccome la base di partenza necessaria della conoscenza scientifica - il presupposto o la premessa, se vuoi - è proprio quanto è oggetto di intuizione, capirai che è privo di senso da parte tua ricorrere alla nozione aristotelica di "scienza" o "conoscenza scientifica", senz'accettare l'intuizione come atto della cognizione umana immediata ed irriflessa in grado di fornirci conoscenze indiscutibilmente vere.
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).




@Giò
Perfetto, però l'intuizione di cosa? Dell'essere negli enti, che forse in questo senso può essere detto un genere, ma non dell'essere in Dio (che in quest'altro senso non è un genere).
Non vorrei farla semplice e generare ulteriore confusione, ma le tesi dei vari capoccioni mi fanno pensare a qualcosa del "genere", d'altronde anche Porfirio e soci parlavano di genere misto etc.